GRAZIE DI TUTTO

Ci sono molti modi di raccontare una storia. Ma stavolta è più difficile. Ci
vorrà un pò di tempo. Fatemi fare un bel respiro, ho bisogno di un attimo
prima di cominciare.
Potrei raccontare di quando, a 16 anni, per poterlo far correre gli
dovettero falsificare i documenti. Raccontare del suo terzo posto finale nel
campionato del mondo 125 del ’52. Raccontare la sua vittoria a Monza nel
’58, con 10 secondi di vantaggio sul primo degli inseguitori.
Ma non c’ero. Non ho potuto vivere quei momenti, anche se avrei tanto
voluto. Eroi, uomini con un coraggio incredibile che rischiavano la vita a
velocità folli.. con standard di sicurezza lontani anni luce da quelli di
oggi. E lui era uno di loro.
Sarebbe bello tornare indietro, rivivere quei momenti e raccontarli. Sedermi
alla tribuna Ascari e potermi godere da spettatore quel Gran Premio delle
Nazioni del ’58. Ma non si può. Tutto quello che posso fare è raccontare
un’altra storia, un pò più recente. Ma per me, è sempre qualcosa di
bellissimo. Anche se non ci sono di mezzo vittorie o trionfi.
Ricordo una notte d’estate, a Milano. C’erano moto dappertutto, rombavano
avanti e indietro in continuazione.. moto d’epoca. Ero piccolo, avevo sì e
no quattro anni, e non capivo bene cosa stesse succedendo intorno a me, la
presenza di tutti quei centauri in tuta nera sulle loro lucenti e romurose
moto di un tempo mi galvanizzava… ma io ero lì solo per uno di loro.
Sorridente, tranquillo, imperturbabile come al solito, si sistemava la
pettorina bianca con il numero, sentivo che stava per succedere qualcosa ma
non realizzavo bene.. ero lì di fianco a lui e lo osservavo, senza dire una
parola, il "nonno che correva in moto", lui per me era un idolo, ogni sua
mossa, espressione, gesto.. meritavano attenzione. Nel trambusto generale,
mentre era intento a prepararsi, trovò un pò di tempo anche per me… lo
trovava sempre. Con quel sorriso che mi affascinava, calcmo, tranquillo e
sicuro di sè, mi abbracciò forte e mi sollevò fino ad appoggiarmi sul
serbatoio della sua moto. Ricordo che un giornalista ci fece una foto. Ero
contentissimo, ma lui doveva andare. Di lì a poco, insieme ad altre decine e
decine di piloti, sparì rombando a tutto gas nell’oscurità. Era la prima
rievocazione della milano Taranto e, come allora, le moto partivano
dall’Idroscalo di Milano a mezzanotte in punto, per poi avventurarsi a tutta
velocità nel buio.
Gli anni passavano e io crescevo, lui non si fermava mai, sempre impegnato
tra raduni, rievocazioni storiche e viaggi.  Ricordo una giornata passata al
seguito di altre decine di moto d’epoca sul circuito del Lario, dietro di
lui sulla Morini Corsaro 125. Ricordo il divertimento, le emozioni e un pò
di paura quando scendendo dai tornanti del ghisallo sentivo le pedane della
moto grattare fragorosamente a terra… ma in fondo non c’era molto da avere
paura.. si stava solo divertendo, anzi, probabilmente io lì dietro gli stavo
solo facendo da zavorra. Ricordo quando arrivai ai fatidici 14 anni e
dovetti fare i conti con la sua scuola precisa e intransigente mentre mi
insegnava i primi rudimenti di guida con il Corsarino 50… un piccolo,
rumorosissimo, singolare oggetto a due ruote con motore 50 cc a quattro
tempi ad aste e bilancieri, che mi rendeva oggetto di derisione da parte di
tutti i miei coetanei con i loro fiammanti scooter dell’ultima generazione..
ma non mi importava, guidavo una moto a marce e già quello mi bastava. E poi
lui mi aveva sempre insegnato che non fa la differenza cosa guidi ma come lo
guidi.
Erano gli anni delle superiori, dei primi amori, delle avventure in sella al
mio singolare 50ino… ma anche gli anni in cui la mia passione cresceva a
dismisura. Con le sue conoscenze, per lui non era un problema trovare
biglietti d’ingresso per ogni manifestazione che volessimo andare a vedere.
Anzi, era lui il primo a volerci andare. Come dimenticare quei giorni
passati insieme in tribuna Ascari a goderci i virtuosismi di Fogarty,
Slight, Chili, Corser, Haga, a parlere di moto, di velocità, e di quanto gli
piacessero ancora le corse di oggi, anche se rimaneva sempre innamorato dei
suoi tempi. Ma stare lì gli piaceva da morire, così come il rumore delle
Ducati, la grinta di Chili, lo spettacolo delle supersport "ammucchiate del
genere ai miei tempi se ne vedevano di rado" poi scoppiava a ridere "per
fortuna!" .
Ricordo che era stato lui a scovare su secondamano l’annuncio di vendita di
quella che sarebbe diventata la mia moto. Una RS125 Chesterfield del ’98,
proprio la moto cei miei sogni, quella che più di ogni altra avrei voluto. A
volte pensavo che mi leggesse nel pensiero. A lui il 2 tempi non piaceva, ma
alla fine finì per apprezzare quella piccola grande moto, quasi quanto me.
"E’ una moto da circuito, cosa te ne fai per strada" lo aveva detto quasi
subito, anticipando di più o meno 3 anni la mia decisione di usare la moto
solo in pista. E quando presi quella decisione, con tutta la famiglia
contro, lui fu il primo a dirmi che facevo la cosa giusta.
Intanto crescevo ancora, finite le superiori iniziava il mio lungo e
difficile percorso verso la laurea in ingegneria, durante il quale lui fu il
mio più grande fan. Mi aveva sempre spronato a studiare, più che a correre
in moto, forse perchè memore dei tempi difficili che aveva duvuto passare
quando smise di correre e si trovò disoccupato e senza un titolo di studio.
Ricordo ancora, serate passate insieme a Cascina Costa al raduno annuale
della MV Agusta, io lui e altre vecchie volpi dell’ambiente, persone
incredibili, capaci di divertirsi come ventenni pur avendo un’età anagrafica
tre o più volte superiore. Aveva lasciato il suo cuore nel passato, la MV
restava la moto che amava di più pur essendo stata solo una breve parentesi
rispetto alla sua lunga avventura in sella alla Morini. Ma le emozioni che
gli aveva regalato la 500 di Verghera probabilmente erano state le più forti
che avesse mai provato in sella ad una moto, forse per quello la conservava
così cara nel suo cuore. Solitude, Spa-francoshamps, Montmelo, più tutte le
piste italiane e le gare di durata su strada… ne aveva visto di asfalto,
in tutta Europa.. e il momento migliore che aspettavo, in occasione delle
nostre cene o pranzi a tema motociclistico, era quando iniziava a raccontare
qualcosa, qualunque cosa.. di quei tempi spettacolari che aveva vissuto lui.
Forse avrebbe voluto vedermi su una F4, lui che per la MV aveva sempre
stravisto e che era così contento quando nel 98 il marchio tornò a vivere..
Ma in fondo aveva capito che anche io, come lui, avevo ormai concesso il mio
cuore di appassionato ad un altro marchio, sempre italiano, sempre legato a
doppio filo alle corse.   
Ricordo, non più tardi di tre mesi fa, un tiepido pomeriggio di Novembre a
Monza, io che rientro in corsia box, finito il mio turno in sella alla RSV,
e lui poco più avanti che mi saluta facendo segno con il pollice verso
l’alto. Per me essere lì, in quella pista che lui tanto amava, ed averlo
come spettatore.. era bellissimo. Ricordo, poco dopo, quando mi aveva
accompagnato sul muretto a prendere la torretta del transponder, un discorso
bellissimo, sempre sulle moto e su Monza.. durato poco più di 5 minuti, io e
lui insieme a guardare sfrecciare le moto sul rettifilo mentre iniziava
lentamente a calare il sole sull’Autodromo.
Si può raccontare molto su chi era Emilio Mendogni, come pilota. Ma io credo
di avere avuto una fortuna.
Avere avuto al mio fianco, per questi 24 anni, Emilio Mendogni, l’uomo.
Una persona eccezionale sotto ogni punto di vista, un pilota gentiluomo, un
uomo limpido e solare che sì è fatto voler bene da tutti coloro che lo hanno
conosciuto. E se c’è atato chi gli voleva male, lo faceva solo perchè lo
invidiava a morte.
Per cui non posso fare a meno che dire… Nonno Emilio, grazie di tutto.
Siamo stati fan l’uno dell’altro per tanto tempo, ma ogni volta che
qualcuno, vedendo le mie foto in moto, oppure vedendomi andare in moto, dirà
"Sei come tuo nonno" io contunierò a declinare gentilmente il complimento…
perchè io non sono neanche la metà di mio nonno. Spero un giorno di poter
diventare un Grande come te.

2 pensieri su “GRAZIE DI TUTTO

  1. Che dire Jimmy… …mi spiace davvero tanto, ci lascia prematuramente una pagina di storia delle competizioni motociclistiche. So quanto fossi affezionato a lui e non vi è persona o testata che non ne parli più che bene. Fermo restando che nel tuo caso è anche un parente stretto… Ti porto le mie condoglianze Jimmy… 

  2. siamo stati fans l uno dell altro per molto tempo…una frase bellissima!ho avuto occasione di conoscere Emilo Mendogni ed era un uomo eccezionale..mi fa sempre piacere leggere e rileggere questo post…e davvero molto bello…anche a me sarebbe piaciuto sedermi in tribuna a guardare quegli spettacoli di altri tempi!lamps amico

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