Sensibilità e affetto chiusi in gabbia. Un esercito di single “convinti”.. o quasi

Con cadenza almeno bisettimanale, mi tocca sciropparmi nottate pressochè insonni (o quasi); colpa della piscina probabilmente, farsi una nuotata dalle 22 alle 23 in effetti non è il massimo, e dopo rimani “sveglio” per tre ore. Stanco morto, sì, ma sonno neanche a parlarne.

Del resto non ho molta scelta, quello è l’unico orario in cui posso andare. Gli svantaggi sono evidenti, soprattutto considerato che mi alzo alle 6 meno 10. I vantaggi.. il mantenimento della forma fisica e un bel pò di tempo per riflettere. Sì perchè non sempre hai voglia di rimanere fuori e andare a berti qualcosa (anche se sai che non dormirai) e allora ti cacci a letto aspettando di chiudere gli occhi… e hai parecchio tempo per pensare. Gli argomenti sono i più disparati.

Ultimamente pensavo alle mille implicazioni e schemi mentali legati all’essere single. Intorno a me, da sempre, ho avuto molti più amici/amiche single che fidanzati. Riflettevo sulle loro parole, sui loro discorsi, non senza un cosciente senso di critica anche nei miei confronti visto che talvolta anch’io casco a piè pari in alcuni atteggiamenti o luoghi comuni.

Quello che ho notato è che sono in molti, uomini e donne, a cercare di dare di sè l’immagine del single “forte”. Quello/a che non ha bisogno di nessuno. Una figura sicura di sè stessa e sprezzante dell’affetto altrui. L’ho fatto anche io… sbagliando; e sbaglio e lo faccio ancora, di tanto in tanto. E’ uno schema mentale pericoloso, che all’inizio indossi per autodifesa, come una corazza, ma che poi rischia di dare assuefazione e può portarti all’autoconvincimento che le ragioni per le quali stai da solo siano DAVVERO quelle.

Difficile dire da dove abbia origine tutto ciò. Certo, provare affetto per qualcuno può essere incredibilmente bello ma può essere anche una fregatura sfacciata, e puoi trovarti a soffrire come un cane senza quasi capirne il perchè. Ed è davvero dura da mandare giù… è un genere di sofferenza subdola e appiccicosa, che non ti molla mai, è sempre nella tua testa e non ti lascia concentrare su nient’altro. Ti insegue ovunque, al lavoro, in piscina, in palestra, mentre studi, mentre cammini per la strada, mentre scrivi, mentre parli, mentre ti addormenti. Hai in mente solo lei, solo quella persona, con cui qualcosa non va e quel “qualcosa” non ti dà pace.

L’unica soluzione è far passare del tempo. Tanto tempo, a volte. E’ normale che poi si cerchi di difendersi dall’eventualità che questo accada di nuovo. E ti rendi conto di come provare affetto per qualcuno ti renda debole, anche fragile in certi frangenti. Quindi l’epilogo: decidi che per un pò è meglio mettere le affettività da parte. E allora ti concentri su altro, tutto quello che può tenerti impegnato e darti soddisfazioni: il lavoro e la carriera, uno sport, un hobby, l’automobile piuttosto che la moto, viaggi o gite fuori porta, amici e conoscenti, uscite, divertimenti… riempi la giornata di cose da fare e ti tieni sempre impegnato. Così, hai questa sensazione di “pienezza” che ti dà sicurezza e ti illude che nella tua vita non manchi niente.. ma è solo un’illusione purtroppo. Gratificazioni, carriera, soddisfazioni personali diventano lo scudo con cui ti proteggi dall’affetto che dentro di te ricomincia a uscire di nuovo allo scoperto ma che tu, violentemente, ricacci indietro per paura.

Perdi di vista il vero valore dell’affetto per un’altra persona e riesci a vederlo solo come una debolezza. Una debolezza da non mostrare e da non far trapelare. Questo è il momento di stallo.. quello in cui il “voglio stare da solo per un pò” si trasforma nel “me ne sto da solo perchè è meglio”.

Ne sei convinto, ci credi, ma di tanto in tanto la convinzione vacilla. Quando sei in compagnia e si parla della vita di coppia non perdi occasione per sostenere la tua tesi che da solo è meglio e hai mille argomenti per giustificarla. Pensi alla tua carriera, ai tuoi successi e ai tuoi meriti e ti adoperi in tutti i modi possibili per ostentare agli altri il messaggio che sei completo anche senza avere nessuno al tuo fianco. Senza accorgerti che è una verità assurda e che c’è una parte di te, in fondo, che strepita e contesta a gran voce il messaggio e l’immagine di te che stai dando agli altri.

Sarò onesto.. mi riconosco in parte in quello che ho scritto. Così come riconosco questo atteggiamento in tante persone con cui mi relaziono. Il problema, forse, è che questa società che ti vuole sicuro di te stesso, forte, impeccabile, ha scavato nelle nostre teste questo schema mentale da cui facciamo fatica a sfuggire. Nessuno vuole più fare la parte del “debole”, di quello che può amare, può stare male, può soffrire. E’ un gioco in cui nessuno vuole perdere. E allora, piuttosto che giocare, ci ritiriamo, mascherando la paura di una sconfitta con la superiorità.

Ma così.. perdiamo tutti.

Penso che sia successo almeno una volta a parecchi di noi, che una persona che ci interessava ci abbia scoraggiato a tal punto che abbiamo abbandonato l’idea di provare ad avvicinarla. Personalmente a me qualche volta è capitato. Se in compagnia si parla di single e coppie, e la nostra “ragazza obiettivo” di colpo esordisce in una argomentazione in cui ostenta la sua avversità agli uomini e si definisce felice e realizzata così com’è senza bisogno di nessuno.. beh.. diciamo che ci passa la voglia. Anzi, magari, indispettiti dall’atteggiamento rispondiamo a tono, indossando una corazza ancora più spessa, per sembrare a nostra volta ancora più “forti” e irraggiungibili.

E invece, magari, chi lo sa, potevamo scoprire di essere interessati l’uno all’altra per davvero. Ma così non lo sapremo mai, e abbiamo perso l’occasione.. tutti e due.

Non ci accorgiamo di come questo voler apparire forti e sicuri di sè a tutti i costi non è una attrattiva per le altre persone, non ci rende più “fighi” o interessanti ma anzi diventa una barriera che porta inevitabilmente a scoraggiare chi potrebbe essere interessato a noi.

Anche io, in un paio di occasioni, credo di aver “sparato” un discorso simile quando invece avrei fatto meglio a starmene zitto.. e molto probabilmente mi sono giocato un paio di possibilità. Ma la tentazione è tiranna, e farsi scudo della nostra sicurezza “artificiale” è molto più semplice che affrontare quell’innesco di affetto dentro di noi che ormai abbiamo smesso di vivere come una cosa bella.. ma solo come un punto debole da reprimere.

Quante volte siamo stati in febbrile attesa di una chiamata o di un sms che non arrivava mai.. convinti che la controparte ci stesse mettendo alla prova, e abbiamo aspettato, aspettato, aspettato… stringendo i denti, con la voglia matta di prendere in mano il telefono e di chiamare noi, ma.. non l’abbiamo fatto, per non sentirci deboli? Quante volte abbiamo mollato tutto per fare la parte dei “forti” quando invece magari soltanto un semplice sms avrebbe potuto cambiare tutto? Quante volte abbiamo rinunciato a voler bene ad una persona per queste ca***te?

Quello che sono andato avanti a chiedermi, per alcune di queste notti in cui il sonno tardava ad arrivare, è chissà quante persone hanno perso l’occasione di essere felici per questo. Chissà in quanti siamo ad esserci tessuti intorno da soli questa ragnatela perversa. Quante storie non sono iniziate, quante occasioni di conoscere una persona giusta per noi sono andate perse? Credo che, se fossimo più sinceri e ci togliessimo di dosso le nostre armature di autoconvincimento/autocompiacimento, molte più persone sarebbero felici.

Sono sicuro che tra i single “convinti” solo una minima parte lo sia per davvero.

Così facendo, purtroppo, non si è single… si è soli. E pensare che basterebbe così poco per cambiare le cose.

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Un pensiero su “Sensibilità e affetto chiusi in gabbia. Un esercito di single “convinti”.. o quasi

  1. Sono arrivato su questo blog per caso, facendo una ricerca sulla singletudine; patetico vero? Ma mi ha colpito molto quello che hai scritto, perchè intriso di verità e amarezza. Purtroppo, mi ci ritrovo perfettamente in questa descrizione…

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