Tormenti, sfoghi, Sogni

Sono passati ormai più di quattro anni da quel maledetto 8 agosto del 2009. Tante cose sono cambiate da allora. Tre fidanzate. Amici persi e ritrovati. Io stesso sono cambiato, e non poco. Uscire vincente dalla più grande prova della mia vita è stata sicuramente una vera e grande soddisfazione, ma il lascito migliore di tanti mesi di sofferenza rimane quel senso di positività e tranquillità che ho saputo sviluppare e fare mio in barba alle piccole delusioni di tutti i giorni che, in fondo, fanno parte della vita. A volte ho tentennato, ed è vero che in qualche occasione sono stato a un passo dal farmi prendere dallo sconforto, ma non ho mai mollato. Il mattino, quando mi sveglio, il mio primo desiderio è guardarmi allo specchio e sorridermi. Perché sono felice, fortunato, realizzato, sono una bella persona, e mi piaccio. Mi piaccio un sacco.

Mi sono reso conto che questo mondo ipertecnologico, confortevole, agiato ormai ci ha disabituato ad avere a che fare con i veri problemi, al punto che ormai la maggior parte della gente pur di averne arriva a crearseli dal nulla, ingigantendo a sproposito delle autentiche cazzate. Ma guai se osi farglielo notare, perché ti si scagliano contro come iene accusandoti di menefreghismo, superficialità, insensibilità. Ti vengono a dire che sei un bambino, un sognatore che vede tutto positivo anche dove di positivo non c’è nulla. Beh, cazzi loro. Ho capito che se alle persone piace essere infelici non spetta certo a me correre in loro soccorso e improvvisarmi psicanalista e consulente filosofico degli inquieti, delle lunatiche, dei paranoidi e delle depresse. Anche perché l’esperienza mi ha insegnato che tentare di aiutare questo tipo di persone porta solo guai. Quando tenti di far apprezzare le cose positive (perché c’è sempre qualcosa nella vita per cui vale la pena di sorridere) a qualcuno che è incapace di vederle, finisci per diventare il bersaglio della sua ira e della sua frustrazione. Se la prendono proprio con te, l’unico che cerca di aiutarli e di strappargli un sorriso. Meglio lasciari da soli, perché è ciò che si meritano. E così ho fatto.

Forse negli ultimi anni sono più i rapporti che ho chiuso di quelli nuovi che ho intrecciato. Positivo? Negativo? Mah, nel complesso la mia qualità della vita è migliorata, per cui, probabilmente, la prima che ho detto.  

Egoista? Sì, può essere, ma la vita è una ed è troppo preziosa per mortificarla facendomi ottenebrare le giornate dalla negatività degli altri.

Tutti abbiamo un lato tormentato, ed io non faccio eccezione. Ma mi sono voluto imporre un principio, con tutta la mia forza di volontà, e cioè quello di non scagliare mai contro gli altri i miei tormenti e le mie frustrazioni. I panni sporchi dall’anima vanno lavati dentro la propria testa. Sfogarsi con chicchessia non servirà a niente se non ad allontanare da te le persone. Mi chiedo a volte la gente cosa si aspetti dagli altri quando sfogano la loro negatività. Conforto? Compassione? Il consiglio risolutore? Il Miracolo?

Mah, non lo so.

So che per mia fortuna i tormenti che aleggiano dentro di me sono troppo complessi da confidare. Le tengo per me e ci combatto io da solo, perché gli altri mi prenderebbero per pazzo. Vecchi segreti, pensieri e fantasie, voglie e desideri che reprimo ogni giorno perché.. è meglio così. Forse devo ringraziare il mio autocontrollo se riesco ad accettare queste cose così serenamente, senza impazzire. Ma ogni tanto, senza preavviso, il mio lato tormentato emerge, e mi ritrovo a vivere momenti di pura incoscienza, quasi irreali, autentiche pazzie. E’ un tormento che ha varie forme, espressioni, e rumori, qualcosa che non voglio più fare ma che allo stesso tempo mi manca terribilmente, e quando mi raccolgo in questa sorta di estasi ecco che mi sovviene il rimorso di un bacio mai dato, il rombo di due cilindri, il rumore del vento a 300 all’ora, la pelle d’oca per una carezza, la paura dolce mista a senso di colpa mentre sciolgo quei nodi che hanno legato lei a me… tutti gli sfoghi del mio lato tormentato che ora non ho più, e ora mi mancano terribilmente.

Non sono stato del tutto sincero, prima. Certe mattine mi guardo allo specchio e riflessa vedo l’immagine di me con indosso la mia Dainese e mi fa solo tristezza. Certe mattine mi sveglio e realizzo che mi sono spostato sul lato sinistro del letto, anche se lei non c’è più.

Quelle mattine imbocco l’autostrada e do tutto gas fino a quando non vedo un 2 seguito da due cifre e lascio salire, lascio salire.. fino all’ultimo momento, finché non mi attacco ai freni. Perché io lo so, come ho sempre sfogato il mio lato tormentato. Ed ora che sto bene, ora che riesco quasi a correre, devo prendere una decisione. Tornare o non tornare. Perché ormai ho smesso di avere gli incubi, non mi sveglio più di soprassalto rivivendo il mio incidente, adesso sono tornato a sognare. Sogno di correre. Voglio correre. Di nuovo. Da un tormento voglio far rinascere un sogno.

E io ho un brutto vizio con i sogni…. Li realizzo.

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3 pensieri su “Tormenti, sfoghi, Sogni

  1. ti capisco amico…anch io quando guardo le foto di me in pista col 250 o di me in garage sempre con la mia duemmezzo…porco dio…mi manca!!e tanto anche!ora che avrei i mezzi economici per poter correre senza pensieri purtroppo ho detto no…per mia figlia;e lei a cui voglio pensare e voglio ricordare quei piacevoli ricordi come bellissimi momenti indelebili…anche se mi manca la velocita,il ginocchio per terra con la visiera non tutta chiusa per godersi l aria che entra…e i dolori muscolari del giorno dopo…mi manca tutto questo ma di mia scelta ho deciso che tutto cio rimarra nei miei ricordi piu belli

  2. …anch io mi sfogo cosi:c e una golf,io a bordo e una strada tutta curve nel bel mezzo della foresta nera…di solito di notte…e il rombo del motore,del turbo e delle ruote che fischiano…

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