Quella linea sottile tra buono e s…

Gli anni passano, ma ci sono cose di me che non cambiano mai. E una di queste è la cronica difficoltà nel riuscire ad essere risoluto e drastico quando c’è da prendere quel tipo di decisioni difficili che inevitabilmente faranno stare male qualcuno.

In senso assoluto, preoccuparsi per il prossimo non dovrebbe essere una cosa negativa. Sentirsi dispiaciuto e mortificato per aver fatto soffrire qualcuno dovrebbe essere un segno positivo, il sintomo che nonostante tutto sei rimasto una brava persona.

Ma questo non allevia la sofferenza. E soprattutto mi rendo conto di provare sensazioni estremamente contrastanti. Da una parte hai il dispiacere, la tristezza, il rimorso. Dall’altra, ti senti maledettamente stupido e vulnerabile, perchè ti rendi conto che, nonostante tutto quello che ti ha insegnato la vita, hai ancora la faccia tosta di ragionare e comportarti da buono.

E pensare che uno dovrebbe imparare. Quando ti rendi conto che il mondo è pieno di menefreghisti e opportunisti che non si fanno il minimo problema a passarti sopra come schiacciasassi se possono ricavarne un minimo vantaggio, dovresti cercare di farti un po’ più furbo e imparare qualcosa. Invece proprio non ce la faccio.

O forse no.

Se mi fermo e rifletto, capisco che non è poi così razionale che io sia rimasto l’unico buono in un mondo di stronzi. E se qualcuno in questo momento sta soffrendo per colpa mia, in fin dei conti tanto buono poi non sono. Forse un po’ sono cambiato, o forse non sono mai cambiato, sono sempre stato così, buono finchè vuoi ma sicuramente non un santo. Riflettendo a fondo ti rendi conto che quando tocca a te soffrire è facile attaccare agli altri l’etichetta di stronzi quando forse però anche loro, in quel momento, sapevano di farti soffrire e non ci stavano certo bene.

Forse. Non ne sono sicuro.

Sarei pronto a scommettere che certe persone non si sono fatte il minimo scrupolo. Ma sicuramente non tutte. O magari alcune hanno provato rimorso solo successivamente. O magari semplicemente.. non se ne sono accorte.

E’ proprio questo il problema, è che la linea di confine tra l’essere buoni e l’essere stronzi è talmente sottile e talmente soggettiva che neppure sospettiamo di attraversarla, più volte, ogni giorno. Ogni volta che scegli la compagnia di una persona, piuttosto che di un’altra, sei un po’ stronzo. Ogni volta che non riesci ad ascoltare un collaboratore perché non hai tempo, sei un po’ stronzo. Ogni volta che scegli di stare a casa perché sei stanco invece di portare fuori a cena la tua ragazza, se un po’ stronzo. Se abbandoni una riunione decisiva con un cliente perché proprio quella sera hai promesso alla tua compagna di portarla al cinema, sei un po’ stronzo (e inaffidabile). Non dal tuo punto di vista, è ovvio. Da quello dell’altra persona. Dal punto di vista di chi è parte lesa, sei stronzo, o, a seconda dei casi, molto stronzo. Dal tuo punto di vista, non ti sembra di aver fatto nulla di male. E’ dannatamente facile autoassolversi, fregarsene, non rendersi conto. Troppo facile. Anzi.. un automatismo.

Probabilmente questo è il motivo per più o meno tutti, spesso, ci lamentiamo e pensiamo di essere gli unici buoni in un monzo di stronzi

… ma purtroppo.. anzi no, per fortuna non è così.

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