Non si torna indietro

comingbackEccomi, a scrivere per la prima volta dalla mia “nuova” casa a Darmstadt, in Germania. Tra una settimana esatta inizierò qui il mio nuovo lavoro di Project Engineer. Le ipotesi sono diventate realtà, i desideri si sono avverati.. ed ora? Confesso di sentirmi un po’ spaesato. E’ normale, mi dicono, è stata la prima cosa che mi ha detto anche Fabietto che questa esperienza l’ha vissuta ben prima di me.

E’ che forse lasciare i miei genitori in questo momento, dopo quello che è successo lo scorso mese, mi ha riempito di amarezza. E’ vero, non posso farci nulla, era un evento imprevedibile e non è colpa mia. Ma questo non cancella i sensi di colpa.

Sarà anche che la mia “expat fest” di sabato scorso mi ha fatto rendere conto di quanti amici ho e di quanto ci tengono a me e adesso tutti questi amici saranno inevitabilmente lontani.

Ecco, forse queste cose tutte insieme fanno sì che io viva questo periodo non proprio nel migliore dei modi. E’ vero che c’è stato di mezzo un grave imprevisto, è vero che adesso sono qui da solo, davanti al pc, di domenica, e trovandomi solo con i miei pensieri inevitabilmente mi faccio del male.

Lezione imparata: non si torna indietro.

Certe decisioni le prendi con la testa, facendo i calcoli, pensando agli scenari futuri e vedendo il tuo avvenire. Certe le prendi di pancia, in base a come te le senti dentro, senza una logica precisa e agendo d’istinto.

Ecco, questa era una decisione che mi sentivo bene sia di testa che di pancia; mi piaceva, ci credevo, la volevo. Ho pensato in positivo, come piace a me, ho visto un lavoro nuovo, sfide nuove, tante cose da fare e tante cose da imparare, ma soprattutto la possibilità di cambiare vita radicalmente, una cosa che non avevo mai fatto prima d’ora.

Questo forse mi ha portato a dire subito sì, con un filo di incoscienza nonostante i miei (quasi) 33 anni. Certo, penso che nessuno prima di espatriare si ponga problemi del tipo “ma se un giorno i miei familiari dovessero stare male, avere bisogno di me e io sarò lontano, cosa farò.. come mi sentirò..” non ci pensi. Ci pensi dopo, quando succede. E ti accorgi che non si torna indietro.

Non si torna indietro, è vero, ma si può sempre fare qualcosa. Ho sempre creduto che sono io a decidere il mio destino e non il contrario, che sono io a fare la differenza con le mie azioni, sono io che posso far stare bene le persone se lo voglio, che ogni pensiero, ogni gentilezza, ogni cosa positiva, anche piccola, che io posso fare, la devo fare.

Perchè, in fondo, quando martedì sera sono arrivato qui da Desio, il contachilometri dell’auto segnava 622 km. Non sono lontano, sono dietro l’angolo, è tutta una questione di mentalità. Cambia tutto, in base a come la vuoi vedere… è tutta una questione di testa, decidere se 622 km sono un problema. Tocca a me deciderlo. Sono sempre stato bravo a vedere le cose positivamente e devo continuare così, sono a un’ora di volo da casa mia, posso tornare ogni weekend se voglio. Potrò sempre esserci per chi mi vuole bene. Sarò sempre a casa quando ci sarà bisogno di me. Gli amici non mi dimenticheranno, perchè io non li dimenticherò. I sabati sera insieme al Pit, allo Zelig, in piazza a Cantù, al cinema o a Monzacabaret non sono certo finiti qui.
Ora devo darci sotto col mio nuovo lavoro e accogliere tutto il positivo che può darmi la mia nuova vita qui. E quando voglio, staccare la spina e tornare.

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