Il viaggio che non ti aspetti

Breve, complicato se vogliamo, intricato e non esente da imprevisti. Non ci sarebbe nulla di speciale, a prima vista: almeno una volta al mese torno a “casa” in Italia, ma normalmente si tratta di un’ora di aereo. Stavolta no. E’ stato qualcosa di molto, molto più bello. Un viaggio, come non ne facevo da tempo. Una “zingarata” ferro-automobilistica che riporta alla memoria quei tempi in cui ero ragazzino, quando non si volava ancora low-cost e per organizzare un viaggio studiavo combinazioni (oggi improponibili) di treni, bus, mezzi pubblici e quant’altro.

Tutto nasce giovedì sera con uno scambio di messaggi whatsapp tra me e Fabietto. Sapevo che lui per il weekend rientrava in Italia e tra una battuta e l’altra salta fuori che lui parte sabato mattina e se voglio mi da un passaggio.

Allora parte subito la ricerca dei biglietti su bahn.de con lo sparpreis finder. Trovo a 19 euro un ICE che mi permette di arrivare a Basel Badischer Bahnhof alle 8.34 di sabato mattina e per il ritorno un ICE con cambio a Mannheim a 29 euro. Fatto! C’è una levataccia da fare, ma la faccio volentieri.

Sabato mattina devo portarmi a Frankfurt Hauptbahnhof entro le 5.50, ora di partenza del mio ICE. Siccome sul sito della RMV informavano di lavori notturni in corso sui binari che potrebbero portare a ritardi delle S-Bahn, decido di non correre rischi e prenderla comoda.

Sveglia alle 4, colazione, zaino in spalla e via. Prima tappa: fermata del tram sotto casa, per arrivare in stazione a Darmstadt.

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Nonostante l’ora sia più… notturna che mattutina, circolano già parecchi mezzi.

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Alle 4.45 il 5 per Darmstadt HBF è puntualissimo. Nonostante l’orario, il tram non é del tutto deserto, ragazzi e ragazze di ritorno dai divertimenti del venerdì sera popolano la vettura. Anche la S3 per Frankfurt non è vuota ma solo “semivuota”, sono ben riconoscibili operai turnisti in tuta blu e scarpe antinfortunistiche e viaggiatori diretti alla stazione centrale con voluminose valigie.

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Difatti Frankfurt Hbf è discretamente frequentata, nonostante siano le 5.35 di un sabato mattina di metà settembre. Il traffico di treni a lunga percorrenza è già intenso, anche a quest’ora. In Germania si muovono parecchi treni di notte, anche gli ICE ad alta velocità. Ci sono alcuni ICE che partono in piena notte per essere a destinazione di prima mattina. A me, che sono un amante degli orari strani, questa cosa piace molto.

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Il mio ICE per Basel Bad è già pronto al binario 9. È diretto a Chur, nel cuore delle Alpi svizzere, con fermata a Basel e a Zurich. L’arrivo a Basel Badischer è previsto per le 8.34 . È ora di salire e di mettermi comodo…

Le carrozze dell’ICE offrono sia il normale ambiente a corridoio centrale…

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… che i “classici” scompartimenti da 6, ormai scomparsi da noi (ed è un peccato).

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Mi sistemo nella quarta carrozza, quasi deserta. Sul tavolino trovo la classica brochure presente su molti treni a lunga percorrenza tedeschi con tutte le fermate e le coincidenze. Con mia sopresa scopro che questo treno, solo alcuni giorni a settimana, non parte da qui, bensì ha origine da da Hamburg, da cui parte a mezzanotte e mezza circa, e arriva a Basel sempre alle 8.34, dopo aver attraversato nella notte praticamente tutta la Germania. Una pazzia che prima o poi voglio fare…

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Alle 5.50 precise il treno si muove e affondo nella poltrona godendomi il silenzio della carrozza quasi vuota. Rispetto ai treni di ultima generazione l’ICE 1 ha qualche annetto in più e il modulo dei sedili è un pochino più generoso. In sostanza: il treno AV più comodo che conosco, a pari merito col nostro caro vecchio ETR500 (noto ai più come “frecciarossa”, ma per me resterà sempre l’ETR500).

Avrei voglia di dormire, del resto mi sono svegliato alle 4, ma in viaggio non riesco mai ad addormentarmi del tutto. Al massimo chiudo gli occhi, sprofondo in uno stato di rilassamento totale, in cui il tempo scorre in fretta ma ho l’impressione di essere sempre sveglio. Alle 6 e mezza circa inizia ad albeggiare e riconosco la Fernmeldeturm di Mannheim.. passiamo sopra il Neckar e poi costeggiamo il Reno alle prime luci dell’alba e rimpiango di non avere la reflex con me. Tento due scatti col telefono ma li cancello poco dopo. Del resto ho deciso di viaggiare leggero, senza macchina fotografica e obiettivi, anche se fino a ieri sera ero parecchio indeciso.. proprio pensando a momenti come questo.

Da Mannheim in poi il treno accelera e a 250 km/h viaggiamo verso Karlsruhe, Baden-Baden e Freiburg. Il paesaggio non è proprio dei più coinvolgenti, se si guarda verso destra è sostanzialmente pianeggiante, a sinistra va meglio con un paesaggio collinare molto dolce con qualche castello di tanto in tanto.

Viaggiamo in perfetto orario e alle 8 mi sento con Fabietto che è già in partenza verso Basel. Ma dopo Freiburg il treno si ferma in piena linea e annunciano che a causa di un intervento di soccorso sui binari dobbiamo fermarci a tempo indeterminato. Merda, per usare un francesismo. Avviso Fabietto e aspetto. Di lì a poco una impiegata delle Deutsche Bahn passa tra le carrozze spiegando che si tratta di un investimento sui binari e dovremmo accumulare più o meno un’ora di ritardo.

Non ci voleva, filava tutto bene.

Se non altro, la previsione dell’addetta DB si rivela esatta: poco meno di un’ora e ripartiamo. Meno male. L’ultima volta che mi era capitato un investimento sui binari, mi era toccato passare 4 ore fermo su un Frecciabianca. A ‘sto giro è andata decisamente meglio.

Alle 9.34, con un’ora esatta di ritardo, arrivo a Basel Bad. Appena esco dalla stazione trovo subito Nicole e la piccola (mentre Fabietto era in giro per la stazione alla ricerca di Pokemon col suo smartphone) saluti, baci, poche ciance si parte. Tanto c’è tempo a volontà per fare conversazione in auto.

Dopo un mese e mezzo in Hessen, devo ammettere che Nicole sfata totalmente il mito degli svizzeri incomprensibili: capisco meglio lei di certi miei colleghi tedeschi. Sarà che sul mio Deutsch ho ancora parecchio da lavorare …

Le autostrade in svizzera non sarebbero poi neppure male (sono ben tenute e il paesaggio è bello) se non fosse per i limiti lumaca e per il traforo del S.Gottardo. Difatti anche oggi ci sono 4 bei km di coda. Allora decidiamo di passare per il passo.

Il passo del S.Gottardo si trova a 2106 m sul livello del mare, quasi 1000 m in più rispetto al tunnel stradale, ed è sicuramente da annoverare trai più bei tratti stradali alpini.

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Di tanto in tanto qualche “intruso” fa capolino sull’asfalto.

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Il passo allunga la strada, ma almeno resti in movimento e non ti sorbisci la noia della coda. E poi, cosa non da poco in un viaggio “di piacere” come questo, il panorama è magnifico e puoi fermarti a bere un caffè in qualche bar.

Il piano era di essere a casa per le 12.30. Suonare da mia nonna e sorprendere nel bel mezzo del pranzo madre, padre, nonna e sorella che non sapevano assolutamente del mio arrivo. Purtroppo il ritardo dell’ICE e la coda al Gottardo hanno mandato a monte l’idea. Quando con Fabietto e Nicole arriviamo davanti a casa mia sono quasi le 14. E’ stato un viaggio piacevolissimo a parlare del più e del meno (in tedesco) e mi sono davvero divertito. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento al giorno dopo.

Entro in casa, apro le finestre, attacco la corrente e accendo il boiler. Voglio sdraiarmi un po’ e farmi una doccia, poi verso le 15 andare dai miei e mettere in atto la prima sorpresa della giornata.

Mi sdraio sul “mio” letto, convinto di crollare subito tant’è che punto una sveglia sul telefono, ma con mia sorpresa non dormo neppure qui. Accendo un po’ la radio e mi godo mezz’oretta di relax. Poi doccia. Il boiler elettrico alla massima potenza fa sempre il suo onesto lavoro, anche in mezz’ora.

Alle 15 suono a casa dei miei. Non se lo aspettavano, eh no. La loro sorpresa vale davvero il viaggio.

Passo il pomeriggio da loro. Racconto del lavoro, di Darmstadt, di come vanno le cose in Germania. Guardiamo insieme una gara paraolimpica di Triathlon e beviamo un caffè. Guardando i triatleti paraolimpici mi viene in mente Alessandro Zanardi, e ripenso ad un passaggio del suo libro che avevo letto in ospedale, 7 anni fa, mentre mi riprendevo dall’incidente a Monza con la RSV. Diceva che dopo l’incidente all’eurospeedway in cui aveva perso le gambe, dopo tutte le fatiche fatte per tornare ad una vita normale e dopo le sofferenze patite, quando si trovava in compagnia di persone care a bere un bicchiere di vino, il sapore di quel bicchiere gli restava in bocca per una settimana.

Ecco, credo di avere provato la stessa cosa mentre bevevo quel caffè coi miei. Per ragioni diverse, poco ma sicuro. E non c’entra nulla il mio incidente.

Però l’ho capito.

Davvero un magnifico pomeriggio.

E non è finita qui. Devo mettere in atto la prossima parte del mio piano.

Hanna finisce alle 19.30 oggi. E’ in via Dante, vicino al Castello. Dopo il lavoro ha in programma di andare in palestra ma io ho intenzione di fare irruzione proprio in quel momento. Prendo l’S9 della 18.39 per Albairate alla stazione di Desio, per arrivare a Sesto S. Giovanni e da lì prendere la linea rossa della metropolitana fino a Cairoli.

Il treno è puntuale, un classico convoglio di carrozze piano ribassato di svariati decenni fa con aria condizionata guasta… devo attraversare tre carrozze prima di trovarne una con un clima accettabile per un essere umano. Le S-Bahn di Frankfurt sono care è vero, ma almeno non rischi di viaggiare tra lamiere roventi. A Sesto salto sul primo treno utile della M1 che di lì a poco parte. La frequentazione è discreta, e mentre il convoglio percorre viale Monza sottoterra si riempie sempre di più. Ci sono tanti ragazzi che stanno andando in città a fare serata, ma si riconosce anche chi sta rientrando da una giornata di lavoro.

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Uscito dalla metro ho qualche minuto per fare due passi. È una bella giornata e Milano è piena di turisti. Da un certo punto di vista, ormai anch’io sono uno di loro. Eh sì, come cambia in fretta la vita. Mi fermo un attimo davanti a piazzale Cairoli a guardare un po’ la gente, il traffico, i tram che sferragliano al centro del piazzale. Voglio entrare in negozio proprio nel momento in cui sta staccando e vedere che faccia fa.

Fortuna vuole che il “colpaccio” riesce a dir poco perfettamente. Alle 19.30 spaccate arrivo davanti al negozio, ma lei non c’è. Chiedo ad una sua collega se lei sia già andata via (spiegandole la situazione) e lei mi dice che è nel camerino a cambiarsi. Perfetto. Non c’è modo migliore per dare enfasi alla sorpresa. Entro di soppiatto e.. Bú!

Anche questo è un momento da ricordare. Anche se non ho in mano una fotocamera pronta allo scatto, la faccia di Hanna quando si è girata e ha visto che ero io non me la dimenticherò facilmente.

Usciamo dal negozio insieme e torniamo verso casa con la metro. Andremo a mangiare qualcosa al Pit e poi magari ci vediamo con Davide e Fra per bere una cosa. Anche Fabietto nel frattempo si fa vivo via whatsapp e gli comunico la nostra posizione per la prima parte della serata che sarà come di consueto il Pit stop a Vedano.

Da Sesto prendiamo l’auto di Hanna e arriviamo a Vedano poco dopo le 8.30. Il Pit è ancora tranquillo a quest’ora, ordiniamo due pizze e due birrette, nel frattempo si fa due chiacchiere con Emiliano. Sono reduci dal weekend del Gran Premio in cui hanno avuto il loro bel da fare e adesso si godono un po’ di tranquillità.

La pizza ci voleva proprio. Ogni volta che rientro, devo assolutamente mangiarne una. Resisto e mi tengo la voglia mentre sono in Germania, ma poi appena rimetto piede in Italia do libero sfogo alle mie voglie culinarie tricolori.

Mentre siamo fuori dal locale a prendere un po’ d’aria ci raggiunge Fabietto, di rientro da una visita al dottor Bordoni, di lì a poco arrivano anche Davide e Fra, il fratello di Fabietto e Marco. È quasi una rimpatriata.

Ordino altre birre e in un lampo volano via due ore.

È passata la mezzanotte quando sono in auto con Hanna diretto verso casa. È stata una serata bellissima, è per fortuna non è ancora finita… accuso un po’ di stanchezza, ma non sono ancora k.o.

Non so di preciso a che ora ho chiuso gli occhi, ma so con precisione quando li ho riaperti. Alle 9 di domenica mattina ci siamo svegliati e abbiamo avuto un po’ di tempo per noi prima di accompagnare Hanna all’uscio per andare al lavoro. È già finito il nostro tempo insieme, e dentro di me ho già un po’ di magone. Cerco di non pensarci e guardare al futuro, è una situazione temporanea e tra qualche mese ci ricongiungeremo. Dobbiamo tenere duro.

Mentre sono sotto la doccia sento squillare il telefono, sono i miei che mi cercano. Di lì a poco li richiamo, mi chiedono se mi va di uscire per un caffè. Certo che sì. “I Delfini” a Desio non sono mai cambiati, in 30 anni. Ricordo quando ero bambino e mi ci portavano i miei genitori. Il giardino esterno è identico da allora. Che sia la sera per un gelato, o in giornata per un caffè, qui ci si sente sempre davvero “a casa”. Oggi più che mai.

Io non sono un abitudinario al 100%, mi piace esplorare, sperimentare, cambiare. Però ci sono alcuni posti a cui mi affeziono e sento il bisogno di tornare. Come il Pit, come qui, come Montevecchia o Lecco. Che sia un locale, una città, una piazza o un parco, a volte finisci per affezionarti a qualche posto. E’ più forte di te. Magari ti ricorda qualcosa di bello, o semplicemente è perché ti piace. Il fatto, però, è che è sempre bello tornarci.

Nel frattempo sento anche Fabietto e ci mettiamo d’accordo per partire subito dopo pranzo. Meglio muoversi sul presto, visto il traffico di ieri. Torno a casa con i miei giusto in tempo per un pranzo fantasmagorico preparato da mia nonna.

Figuriamoci, appena ha ricevuto notizia del mio arrivo inaspettato si è messa ai fornelli e ha cucinato tutto il cucinabile. Se sei a meno di 50 km da casa poi trovare scuse e giustificazioni per sottrarti a tutto.. ma non sfuggirai mai al pranzo dalla nonna. E vivendo in Germania tutto sommato il pranzo dalla nonna assume un valore aggiunto ancora superiore.. perché certe delizie in Hessen te scordi. Certo, puoi mangiarti dei Bratwurst eccezionali e stinchi di maiale divini… ma non puoi certo vivere solo di quello, a meno di esplodere in una nube di colesterolo.

La nonna mantiene sempre le promesse, e infatti alle 13.30 sono in stato catatonico pieno come un uovo. Abbiamo leggermente anticipato in previsione della mia partenza, e questo mi ha portato ad abbuffarmi un po’ troppo in fretta… adesso vorrei proprio un divano. Ma non c’è tempo , difatti alle 13.40 il citofono suona, è Nicole, che è arrivata sotto casa mia ed è pronta per partire.

Appena scendo trovo lei e Noemi ma di Fabietto non c’è traccia. Nicole dice che dobbiamo passare a prenderlo al Pit. Vecchio ubriacone. Mi apre il bagagliaio per mettere via lo zaino.. e Fabietto esce dal bagagliaio. Ok, a sto giro la sorpresa me la sono beccata io. Certo che di amici normali io ne ho davvero pochi… Sorriso

(meno male!)

Partenza! Inforchiamo la Valassina direzione Lecco, per uscire a Nibionno e da lì dirigerci verso Como ed entrare in A8. Fabietto suggerisce di fare il San Bernardino, perché la situazione al Gottardo rischia di essere molto pesante. Armeggio con lo smartphone e mi collego al sito del Gotthardtunnel per vedere com’è la situazione ed effettivamente non è delle migliori: 5 km di coda verso nord, uscita per il Gotthardpass chiusa perché anche il passo è intasato. Vada per il San Bernardino allora.

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Il viaggio procede bene, la strada è sgombra ino al San Bernardino e la giornata è davvero bellissima. Mentre Fabio cerca di acchiappare Pokemon lungo l’autostrada io discuto del più e del meno con Nicole.

Purtroppo il traffico si intensifica proseguendo verso Chur, e ci troviamo più volte fermi in coda. E’ una coda che va e viene, a effetto “lombrico”, e va avanti per un bel pezzo. E’ un weekend di rientri dalle vacanze, si vedono tantissime auto con targa tedesca, belga , olandese. Per fortuna, il mio treno da Basel Badischer è dopo le 20. L’ho preso sul tardi proprio pensando a contrattempi come questo.

Non mi dispiace, in fondo. Normalmente odio stare in coda, ma oggi è diverso, siamo in compagnia e ci divertiamo. Tra due chiacchiere con Nicole, ridere e scherzare con la bambina, e Fabietto che mi spiega come funziona Pokemon Go, ci divertiamo alla grande. Non mi dispiace, che il viaggio si allunghi. Proprio no.

E’ che questi momenti te li godi davvero. Il viaggio, pochi amici, il paesaggio che cambia. A volte vorresti cha non ci fosse altro.

Quando arriviamo a Basel Bad sono già le 19.40. Per via del traffico, è stata davvero lunga. Normalmente è un tragitto di circa 4 ore.

Ma a me a dirla tutta il tempo è volato. Inizia già a imbrunire e non mi sembra vero.

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Atmosfera serale tranquilla a Basel Badischer. Fabietto, Nicole e Noemi mi accompagnano al binario mentre aspettiamo il treno. Prima abbiamo anche fatto un po’ di spesa al market della stazione ma io non ho preso nulla.. il pranzo dalla nonna mi ha dotato di una riserva di calorie con cui potrei andare avanti anche fino a dopodomani. Non ho proprio fame nonostante siano quasi le 20.

Il mio ICE arriva con qualche minuto di ritardo. Saluto tutta la famiglia  e salgo a bordo. E’ stato davvero un bel weekend e molto lo devo a loro. Chissà quando potremo ripetere un viaggio insieme.

Il treno per il ritorno è un ICE 1, stesso modello dell’andata. Stavolta è domenica sera e il treno è discretamente pieno. Di fianco a me due ragazzi parlano tra di loro in inglese e si raccontano le rispettive esperienze in Germania. Altri due expat, come me. Sono tentato di partecipare alla discussione, ma sprofondo in uno stato di simil-sonno, guardando il cielo che scurisce sempre di più al di fuori del finestrino, mentre corriamo verso Freiburg e Karlsruhe…

Devo cambiare a Mannheim, e da lì prendere un altro ICE per tornare a casa. Le due ore da Basel a Mannheim passano abbastanza in fretta, e in men che non si dica mi ritrovo a scendere per la coincidenza. Insieme a me scendono moltissimi passeggeri, si tratta di una coincidenza ad hoc per chi prosegue verso il centro/nord della Germania. Difatti l’ICE da Basel prosegue verso Frankfurt Hauptbahnhof dove termina la corsa, all’altro lato del marciapiede, quasi in sincrono, arriva un complesso di due ICE3 accoppiati, che proseguono verso Frankfurt Flughafen. Da lì si separano; il primo treno procede verso Colonia, il secondo per Wiesbaden. Per me, salire sull’uno o sull’altro non fa alcuna differenza…

Trovo a fatica un posto a sedere. Sono le 23, ma il treno è praticamente pieno.

Mentre osservo l’oscurità fuori dal finestrino, penso al weekend appena trascorso, ad Hanna, alla famiglia, agli amici che sono stati con me, a tutte le persone che hanno reso questo weekend davvero fantastico. Perché ad un viaggio già bellissimo di per sé si sono unite persone speciali e questa é la vera combinazione perfetta che mi permettere di chiudere questa domenica con il sorriso sulle labbra. Con quella contentezza e quell’amarezza che ti accompagnano, amalgamate insieme, quando un viaggio sta per concludersi. E non un viaggio qualunque, uno che… sai che ricorderai. A lungo.

E mentre ormai sono a pochi chilometri da casa, non riesco a togliermi dalla testa una canzone… com’è simpatica questa domenica… così lunatica. Questa vita.. così complicata..

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