Perché in Lombardia non si può importare il modello di trasporto nordeuropeo: il fallimento dell’operazione Trenord.

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Nelle due settimane finali di Ottobre sono stato di ritorno a Desio, vista la nascita imminente di mio nipote Alessandro (arrivato poi ben 11 giorni dopo il termine, quando lo zio era ormai già ripartito…), Per unire l’utile al dilettevole, ne ho approfittato per visitare il mio ex datore di lavoro (in veste di consulente) e per lavorare qualche giorno nel nostro ufficio di Milano, prima di godermi una settimana di ferie. Nei miei spostamenti milanesi ho dovuto mio malgrado tornare ad utilizzare S9 ed S11 tra Desio e Milano ed ho apprezzato la terribile, incredibile situazione del TPL Lombardo.

Se già qualche anno fa non era esattamente il servizio ferroviario migliore del mondo (vedasi il mio vecchio articolo sulla clamorosa catastrofica apertura della Saronno Seregno nel 2012) oggi il livello di servizio è caduto davvero sottozero. Treni sovraffollati, materiali vecchi, sporchi e malfunzionanti, ma soprattutto un tasso di soppressioni e di cancellazioni che ha dell’incredibile.

Anche quando il servizio funziona a regime, la situazione è comunque inaccettabile; sui convogli S9 ed S11 del mattino, espletati con vetture piano ribassato + E464, anche con la composizione standard di 8 carrozze a Lissone-Muggiò la gente rimane a terra e non riesce a salire sul treno. Questo problema esiste da anni, me lo ricordo già da ben prima che partissi per la Germania, eppure mai si è provveduto a mettere materiali più capienti su questa linea.

Ora però, a tutto questo sia aggiungono soppressioni sistematiche, anche in ora di punta, causate (così dice la società) dal duplice fattore mancanza di treni e mancanza di personale di condotta (macchinisti). Situazione che ho verificato di persona un paio di sere a Milano Lambrate, tornando dall’ufficio. Soppressioni annunciate in continuazione, gente avvelenata e imbestialita che correva a destra e a sinistra, pressoché tutti i treni regionali e suburbani con ritardi a doppia cifra. Situazione che ufficialmente, secondo Trenord, non potrà che… restare tale, o magari peggiorare, non sicuramente migliorare, perché mancano le risorse. La proposta per metterci una pezza è una serie di tagli al servizio, con soppressione di intere linee perché poco frequentate (ad esempio la Seregno-Carnate) e delle corse fuori orario di punta anche sulle Linee S. Ridurre treni insomma, mettendo magari qualche autobus. Questa linea di azione pare essere assai caldeggiata dalla parte “FNM” della società, secondo cui i treni, fuori ora di punta, non servono perché “trasportano aria” e alla sera, dopo una certa, non servono perché “trasportano delinquenti”.

Considerazioni che sarebbero da pazzi qui, se consideriamo che la S3 Darmstadt-Frankfurt (solo per citare la linea più vicina a me) viaggia cadenzata tutti i giorni fino alla 1 di notte e nel weekend viaggia tutta la notte, trasportando giovani e meno giovani in movimento nella movida notturna del Südhessen. Così come anche i “RegionalBahn” diretti, che viaggiano pienissimi nelle sere del weekend, anche dopo mezzanotte.

Difatti credo che qui in Germania una decisione del genere causerebbe una mezza rivolta popolare. In Lombardia invece i due principali Stakeholder del Servizio Ferroviario Regionale, ovvero o Pendolari e la Regione, non sembrano preoccuparsene più di tanto. Certo, c’è stata qualche lettera di protesta/indignazione da parte delle associazioni dei pendolari, mentre Regione Lombardia ha convocato una conferenza stampa, ma tutto fa presumere che il rospo verrà ingoiato senza troppi malumori e creerà un bel precedente per giustificare tagli futuri (Piemonte docet).

Ed è un peccato. Ho visto nascere il Passante e il progetto Linee S nei primi anni 2000, quando ancora studiavo al Politecnico in Bovisa. Era il primo vero tentativo di importare in Italia il modello centro-nordeuropeo di sistema di trasporto suburbano con funzione connettiva estesa, orari cadenzati e un passante ferroviario cittadino, e l’idea mi piaceva molto. Ricordo anche tuttavia che già allora la cosa fu accolta con molte resistenze e i commenti delle associazioni dei pendolari erano del calibro “Il Passante ci ha rovinato la vita” “Le linee S hanno rovinato la vita di migliaia di pendolari” e così via.

Poco male, la resistenza al cambiamento è sempre stata una caratteristica della società Italiana. Ma contavo, anzi, speravo, che col passare degli anni questo modello potesse piacere, avere successo, e cambiare qualcosa nella mobilità lombarda. E per un po’, è andata davvero così. E mentre tutto il resto d’Italia tagliava, in Lombardia si aggiungevano corse e si aprivano linee.
Ma poi qualcosa si è rotto.

A mio avviso, il vero fallimento è stato il non-cambiamento nella mentalità della gente. E in quello siamo tutti responsabili.
In Germania, è normale prendere la S-Bahn per andare a lavorare o all’università, così come è normale prenderla per andare in palestra, in piscina, a fare compere, a fare commissioni, a bersi una birra, o per andare in discoteca. Anche grazie al supporto di un sistema di bus e tram frequenti ed efficienti, nelle città come nei piccoli centri. Ma anche grazie a una differente mentalità dove il mezzo pubblico non è visto come qualcosa di brutto, sudicio e degradante.

In Lombardia, il treno invece è sempre stato “un male necessario”, per andare al lavoro o all’università a Milano, scelto dalle persone unicamente perché il corrispondente percorso in automobile comporterebbe un’ora di coda e poi una tempesta di parolacce per trovare un parcheggio, e una coda ancora peggiore al ritorno. Ma per andare in piscina, in palestra, a fare commissioni o a fare compere, per andare al bar a bere qualcosa, un lombardo non se lo sogna neppure di usare il treno o il bus. Il lombardo tira fuori il suo SUV dal garage e ci va con quello.
Nonostante l’incremento di corse e di servizi, il treno (e il mezzo pubblico in generale) non è stato accolto come vera alternativa all’automobile. È rimasto solo l’alternativa di chi non ha proprio altra scelta.

Pertanto, non si può dare troppo torto a quella fetta di persone che nei palazzi di Piazzale Cadorna (ex sede delle Ferrovie Nord Milano, ndr) reclamano i tagli delle corde in morbida, la soppressione delle linee poco frequentate e la fine dell’orario cadenzato, perché purtroppo, il treno al di fuori delle ora di punta effettivamente i lombardi non lo prendono. I lombardi il treno lo usano solo per andare al lavoro a Milano, punto. Per il resto hanno il loro SUV turbodiesel.

Ergo, io credo che l’import del modello di trasporti “Germania” in Lombardia si può considerare ormai miseramente fallito. Ma non per colpa di Trenord. Per colpa di tutti.

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Köln, in Italiano Colonia, la capitale del Nordreno Westfalia (in Germania e non solo universalmente noto come NRW) un articolo sul mio blog se lo meritava proprio. Ne è passato di tempo (neanche troppo) dalla notte 31 Dicembre del 2015, nota alle cronache dell’epoca coma la nottata del “fattaccio di Colonia” in cui centinaia tra nordafricani e mediorientali combinarono un casino in piazza durante i festeggiamenti (evento che si può considerare coincidente con l’inizio del declino inesorabile della popolarità di Angela Merkel), fortunatamente per me ed Hanna vivo ricordo di una serata bellissima e divertentissima (noi per fortuna ci trovavamo da tutt’altra parte, mentre tra piazza principale e stazione centrale si verificavano i ben noti fatti).

Siamo tornati più volte da allora, e sempre con grande piacere. Colonia è una città viva, vibrante, multietnica, dove storia e modernità si incontrano. Ridotta purtroppo ad un cumulo di macerie durante la Seconda Guerra Mondiale, non è rimasto molto della città storica da ammirare. Ma quel poco che è rimasto è sufficiente a giustificare una visita.

Come molte altre città tedesche, tra cui anche Frankfurt, Colonia non è grandissima. Il che significa che una visita di 2-3 giorni è sufficiente per apprezzare buona parte della città. Anche un viaggio andata e ritorno in giornata unito ad un giornaliero dei mezzi pubblici permette di vedere molto (giornaliero zona 1b, per girare in tutta la cerchia cittadina, un biglietto di gruppo costa 13 €). Io e Hanna lo facciamo spesso da Frankfurt, grazie al collegamento veloce tra le due città con i treni ICE che percorrono i 180 km di distanza in circa un’ora sulla linea “Neubaustrecke” ad alta velocità; ma anche un normale Intercity, che collega le due città in circa due ore sulla vecchia linea del Reno, è una scelta da tenere in considerazione vista la bellezza del tratto di linea che corre nella stretta gola del Reno tra Koblenz e Mainz (questo però, è un argomento che mi riprometto di sviluppare a parte in un’altra occasione).

Colonia ha due stazioni principali in cui fermano i treni a lunga percorrenza: Köln Hauptbahnhof e Köln Messe-Deutz; quasi tutti i treni fermano nella prima, tuttavia alcuni treni  talvolta fermano  solo nella seconda per poi proseguire verso sud/nord evitando il trafficatissimo ponte Hoenzollern, che collega le due stazioni passando sopra il Reno. Nel caso il vostro treno arrivi a Köln Messe-Deutz vi basterà aspettare il primo regionale verso Köln Hbf oppure, se non avete bagagli pesanti al seguito, potete raggiungere il centro con una passeggiata (15-20 min, con calma) passando sopra al ponte Hoenzollern che oltre ai 6 binari ferroviari comprende anche due passerelle pedonali, iniziando a godervi un assaggio di Colonia con la vista sul Reno e sul centro città (andando verso il centro, passate a sinistra del ponte, la vista è più interessante).

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La stazione centrale (Köln Hbf) è la più “centrale” cha abbia mai visto in vita mia, nel senso che appena scesi dal treno ci si trova già all’ombra del monumentale Duomo gotico. Appena usciti dall’atrio avrete sulla sinistra la scalinata che vi porta in piazza del Duomo. Salita la scalinata, vale la pena di fermarsi un paio di minuti a contemplare le foto di Colonia distrutta nel 1945, con il Duomo unico edificio rimasto in piedi circondato da macerie, ruderi e terra bruciata. Vi sono foto delle strade, delle persone, delle macerie. Vale la pena di fermarsi un attimo e riflettere sull’assurdità della guerra e su quanta sofferenza ha patito il popolo tedesco, da molti visto esclusivamente come popolo di carnefici, dimenticando quello che ha dovuto patire la popolazione civile. Solo a Dresda, visitando lo Stadtmuseum, ho provato una angoscia peggiore.

Il Duomo è, con le sue torri gemelle di 158 metri, la terza chiesa più alta del mondo e la seconda in Europa. La sua costruzione è durata secoli ed una parte di essa è minuziosamente descritta nel romanzo Il Diavolo nella Cattedrale di Shätzing (romanzo che in realtà avevo letto per tutt’altra ragione). A costruzione terminata è stato, seppur soltanto per pochi anni, l’edificio più alto del mondo. La pietra arenaria con cui è costruito tende a scurire e gli conferisce un aspetto dark e intimidatorio; a prima vista sembra, in effetti, che sia coperto di cenere. Sembra il classico duomo gotico da film dell’orrore, con guglie acuminate e gargoyles. Tuttavia alle prime luci della sera appena si accendono i fari che ne illuminano la facciata, assume un’aria meno minacciosa e più brillante; è bellissimo vederlo da lontano, magari passeggiando sulla riva opposta del Reno, svetta sulla città con le sue due torri illuminate che alla sera complice l’illuminazione perdono il loro colore grigio nerastro e sembrano quasi bianche. Una vista che da sola ripaga il viaggio. Ve lo garantisco.

Il duomo è visitabile gratuitamente; la leggenda vuole che all’interno della cattedrale siano custodite le reliquie dei Re Magi. L’Arca dei Re Magi, di ragguardevoli dimensioni (è lunga più di 2 metri), si trova dietro all’altare. La camera del tesoro, visitabile a pagamento, custodiscono varie opere d’arte sacra medievale. Anche le alte torri sono visitabili, ma a pagamento.

Dalla piazza del Duomo parte la passeggiata dello shopping lungo Hohe Straße. Qui sono concentrati buona parte degli esercizi commerciali del centro. Da qui poi si può svoltare a destra e proseguire verso Neumar. Personalmente, trovo che non ci sia chissà che da vedere qui; le vie pedonali centrali dei negozi sono carine ma niente di più, e i negozi sono più o meno i soliti marchi che trovi ormai in ogni centro città del mondo.

Dal Duomo, molto meglio secondo me proseguire in direzione Reno; venendo dalla stazione, praticamente girate intorno alla cattedrale (oppure passate alle sue spalle) e troverete una scalinata alla destra del ponte Hoenzollern che scende sul Lungoreno. Qui potete iniziare una bella passeggiata che vi porterà dalla parte più vecchia della città fino a quella più nuova e moderna, seguendo il corso del grande fiume.  La prima parte è caratterizzata da edifici caratteristici e variopinti; vale la pena di fare una deviazione e intrufolarsi sulla nelle strette viuzze di ciottolato che troverete alla vostra destra per respirare un po’ di atmosfera da città vecchia o se volete andare alla ricerca di qualche posticino dove mangiare o bere qualcosa. Anche se i localini che si affacciano direttamente sul Lungoreno non sono affatto una cattiva scelta. Come accade quasi ovunque in Germania, anche qui si mangia spendendo cifre più che ragionevoli.

Rimanendo in tema gastronomico, a Colonia la birra dominante è la Kölsch: una birra chiara e leggera, tipo Pils, servita in boccali piccoli e stretti come da tradizione locale (no, qui non troverete i boccali da 0,4 o 0,5, qui massimo 0,3) e dovete essere voi ad avvisare il cameriere quando avete bevuto a sufficienza altrimenti ogni volta che sul vostro tavolo si trova un boccale vuoto sarà al più presto automaticamente rimpiazzato, con tedesca efficienza, da uno pieno. Talvolta è sufficiente girarsi dall’altra parte per un attimo e puff… magia. Ma non pensate di farla franca quando arriva il conto: il numero di birre consumate è stato segnalato con appositi codici (si dice che ogni locale abbia i propri) sul vostro sottobicchiere di cartone…

Tappa obbligata per i golosoni (ma anche per un fan del salato come me ha il suo perché) è il museo del cioccolato Lindt. Si trova sul Reno, circa 500 metri a sud del Deutzer Brücke, più o meno a metà tra la parte vecchia e la parte nuova della passeggiata. Al suo interno potrete intraprendere un viaggio che va dalla scoperta del cacao fino all’industrializzazione della produzione del cioccolato. Bellissima a mio avviso la riproduzione della foresta pluviale, la fontana di cioccolato e la fabbrica che mostra tutti gli stadi della produzione delle barrette di cioccolato. Una volta usciti dal museo, vi aspetta il Chocolate Café, dove potete bere un caffè e assaggiare una spettacolare fatta di torta dietro una ampia vetrata vista Reno (anche se, nota personale, l’ultima volta che ci siamo stati un paio di mesi fa abbiamo purtroppo constatato che le fette di torta siano state decisamente ridimensionate al ribasso, nel mosaico di foto qui sotto potete vedere due fette del 2016 e due fette del 2018… la differenza è imbarazzante).

Proseguendo nella nostra passeggiata sul Reno abbandoniamo man mano la parte storica della città e ci avviciniamo a quello che una volta era il porto fluviale. Tre grandi edifici in metallo a vista e cristallo, dalla curiosa forma a L rovesciata, preannunciano il nostro arrivo nella zona “nuova” del Lungoreno. Questa zona, corrispondente al vecchio porto fluviale della città, è stata profondamente rinnovata e valorizzata negli ultimi anni. Accanto ad alcuni edifici storici del porto, opportunamente ristrutturati (sono riconoscibili per i mattoni a vista), si accompagnano architetture moderne e (personalissimo parere) molto piacevoli. Anche i tre grandi edifici a L (di cui uno residenziale e due commerciali), che da lontano mi erano sempre parsi così sgraziati e fuori luogo, visti da “dentro” la zona nuova acquistano una rilevanza completamente diversa. Sulla passeggiata sono ancora visibili i binari dei carriponte e sono rimaste alcune delle vecchie gru con cui si scaricavano le navi.

Alcuni totem con foto d’epoca mostrano il porto come era una volta, e sia guardando quelle immagini, che volgendo lo sguardo al fiume con il suo intensissimo traffico di imbarcazioni che trasportano ogni genere di merce (dai container al grano, dal carbone agli idrocarburi) si può immaginare quanto dovesse essere congestionato e operoso quel porto molti decenni fa.

Rientrando verso la città vecchia, potete arrivare fino al ponte Deutzer (Deutzer Brücke, si chiama così perché conduce a Deutz, il quartiere sul lato opposto del fiume) e attraversare. Sul lato opposto del fiume è stata costruita una bella passerella panoramica che permette di passeggiare guardando la riva opposta con la città vecchia. La prima volta che siamo venuti qui, nel 2015/2016, era ancora in costruzione, ma ora è completa ed è molto carina. E’ anche possibile sedersi e fare una pausa. Poi si può attraversare il ponte Hoenzollern e rientrare ai piedi del Duomo. All’imbocco del ponte Hoenzollern lato Deutz si trova uno dei miei punti fotografici preferiti, da cui ho scattato la foto all’inizio dell’articolo.

Se invece arriviamo al Deutzer Brücke proveniendo dal Duomo, allora girando a destra raggiungeremo Heumarkt. Qui nel periodo post-natalizio (quindi anche a Capodanno) si trova l’unico mercatino di Natale che resta aperto anche dopo il 24 Dicembre, con tanto di pista da pattinaggio, campo per giocare a Curling, e gli immancabili stand con Glühwein e birra. Lo stesso Deutzer Brücke è, probabilmente, il miglior posto in cui trovarsi alla Mezzanotte di San Silvestro. Per l’occasione il ponte viene chiuso al traffico di auto e tram e si popola di innumerevoli persone. Già ben prima della mezzanotte petardi, razzi e mortai sono in azione per poi esplodere alla mezzanotte, fino alla 1 passata. Non per niente, una volta un mio amico mi ha detto che Colonia “è una città turco-napoletana”

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Se volete fermarvi qualche giorno, avrete bisogno di un hotel. Noi a Capodanno 2015 siamo stati all’hotel Drei Kronen, vicino al Reno e alla Filarmonica, a pochi passi dal Duomo. Ci siamo trovati bene. Se riuscite, fatevi dare una camera al terzo/quarto piano vista Reno. Merita. I periodi caldi sono i mercatini di Natale (prima della Vigilia di Natale) e il Carnevale; in questi weekend è davvero durissima trovare posto, è necessario muoversi almeno 4/5 mesi prima ma potrebbe anche non essere sufficiente. A Capodanno, in realtà, la domanda per gli hotel non è così estrema, ma almeno un paio di mesi di anticipo ci vogliono.

Al Carnevale, sfortunatamente, non siamo ancora stati. Pressoché tutti i nostri conoscenti tedeschi dicono che sia bellissimo. Per alcuni, addirittura, è “esagerato”, nel senso che il livello alcoolico, a quanto pare, non teme il confronto con l’Oktoberfest bavarese.