Alti e bassi… digitali. Umori e comunicazione in un mondo che cambia troppo in fretta.

alba invernale a milano-stazione centrale

Questo post é nostalgico, é scritto di getto e non ha una motivazione particolare.

Era una gelida mattina di Febbraio del 2005 qualdo scattavo questa foto con il mio Sony Ericsson Z500, appena uscito dalla Stazione Centrale di Milano diretto a Repubblica per prendere il passante verso Bovisa. Era una delle mie ultime lezioni al Poli.
Fu, ne sono certo, una tra le primissime foto a finire sul mio blog.

Non so per quale precisa ragione, mi sono trovato a riflettere sul fatto che il mio blog tra poco meno di un anno e mezzo taglierá il traguardo dei 15 anni e vista la criptica sfuggevolezza del mondo digitale odierno, lo trovo un discreto traguardo.
Nel 2005 questo era un Windows Live Space, una sorta di surrogato mai decollato di MySpace che alcuni (non tutti) utilizzavano a corredo del loro account MSN con cui si chattava in Messenger (ve lo ricordate MSN messenger? E prima ancora di lui, ICQ? Che tempi… io ho ancora tutte le cronologie) ed era una sorta di spazio personalizzabile per caricare post, foto, files e via discorrendo… iniziava la fase embrionale del social networking, e la selezione darwiniana tra la varie piattaforme era già inesorabilmente in atto.

I Windows Live Space non sopravvissero alla selezione, nel 2010 vennero cancellati e tutto il contenuto migró sulla piattaforma WordPress che (grazie al cielo) ha comunque il suo buon numero di bloggers e utilizzatori, molti dei quali davvero di alto livello (ben al di sopra di me!), e non é stata “spazzata via” come accaduto a tante altre realtà.

Mi sono reso conto di come gli anni passino (e di come le cose cambino) in fretta da quando ho a che fare con una stagista diciottenne che é diventata la mia vicina di ufficio. Parla una lingua che fatico a comprendere (i teenager germanici dei giorni nostri parlano un tedesco incredibilmente fitto di inglesismi e di termini che sicuramente nel Langenscheidt non esistono), non ha Facebook perchè “é da vecchi”, ha migliaia di foto su Instagram, considera i Blog “archeologia” e in linea di principio non concepisce che le cose si “scrivano” perché se hai qualcosa da dire o un pensiero da esprimere oggi fai un video su YouTube. Semplice. E dannatamente efficace.

Due settimane fa uno Youtuber tedesco 26enne noto come Rezo ha pubblicato, un paio di giorni prima delle elezioni europee, un video-monologo fiume di ben 55 minuti in cui si scaglia in una feroce critica alla classe politica tedesca dipingendo un paese in cui i ricchi sono sempre piú ricchi, i poveri sono sempre più poveri e l’ascensore sociale non esiste più (perché mi sta venendo in mente l’Italia? mah..).
Rezo é uno Youtuber come tanti altri, uno di quelli che normalmente caricano movimentati e rumorosi video i cui temi principali sono la musica o i videogame, e questo suo monologo politicamente impegnato é arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il video é intitolato “la distruzione del CDU” (la CDU é il partito attualmente al governo in Germania, ndr) e il giovane influencer si lancia in particolare proprio contro il primo partito tedesco denunciando l’incompetenza e l’inettitudine dei suoi rappresentanti e l’unfairness della politica da loro attuata, che, a detta di Rezo, ha impoverito il ceto medio, arricchito i privilegiati e le lobbies ignorando le esigenze delle generazioni future. Si tratta di una densa e travolgente discussione in cui l’autore, citando innumerevoli articoli e statistiche (credo che alla fine del video ci sia una bibliografia con qualcosa come 300 voci, ndr) critica la politica tedesca degli ultimi anni in termini di distribuzione del reddito, politiche ambientali, politica internazionale, traffico di armi, missioni di pace e rappori con gli USA, e molto altro.
Il video ha avuto un seguito inaudito, totalizzando in pochi giorni milioni di visualizzazioni (qualcosa come 10 milioni in tre giorni) e ha scatenato discussioni furiose, finendo anche sulle prime pagine dei principali giornali nazionali e nei titoli dei telegiornali, tanto che il CDU é stato costretto a formulare un comunicato ufficiale di risposta. Nei giorni successivi, tutti i più famosi Youtuber/Influencer tedeschi si sono accodati a Rezo pubblicando video di sostegno e di solidarietá al giovane fino ad arrivare ad una sorta di “comunicato congiunto” in cui ben 70 giovani “influencer” tedeschi hanno fatto quadrato esprimendo il loro dissenso contro il primo partito tedesco e invitando tutti i loro coetanei a non votare CDU. Invito che a quanto pare é stato recepito. La CDU rimane il primo partito in Germania, ma perde sempe più consensi soprattutto tra i giovani, i cui voti vanno sempre più ai Verdi diventati ormai seconda forza politica del paese (c’è chi dice che siano già diventati il primo partito).

A pensarci bene, é pazzesco. Un ragazzo qualunque, con un account Youtube e una webcam, é riuscito a mettere all’angolo il primo partito tedesco e a influenzare il risultato delle elezioni. E molto probabilmente ha ancor più fortificato un trend che sembra ormai irreversibile: quello della digitalizzazione totale e “green-izzazione” delle generazioni tedesche più giovani, in forte contrasto con la generazione che ha guidato il Paese negli ultimi anni.
Credo che vedremo tantissimi cambiamenti nei prossimi anni, sarà interessante ma sarà anche un po’ triste, sotto certi aspetti.

MySpace, i Windows Live Space e altre piattaforme come quella che oggi è WordPress nascevano dalla necessità di una generazione di sfogarsi, la mia generazione, e lo facevamo scrivendo. Certo, a corredo c’erano immagini, audio, links e metacontenuti vari (non per niente non si parlava più di testo ma di “ipertesto”, e chi come me aveva conosciuto all’epoca la programmazione html se lo ricorda bene…)  poi arrivò Facebook, e dopo ancora è scoppiato Instagram: il trionfo della fotografia e dell’immagine. Adesso entra a gamba tesa, prepotentemente, l’era video: se oggi vuoi fare il tuo o dire la tua, é con i video che ti devi misurare. E in pochi mesi puoi diventare qualcuno, influenzare decine di migliaia di persone, mettere in crisi l’establishment, cambiare addirittura il corso di una Nazione.

Pazzesco.

Mi é sorta una domanda, però.

Mi sono chiesto cosa avrebbe fatto un ipotetico Rezo 10 anni fa. Arebbe scritto un post si Myspace, o su Windows Live Space? Avrebbe ottenuto lo stesso seguito? Quale effetto avrebbe avuto?

Non metto in dubbio la validità del suo operato. Ho visto tutto il video, e ha fatto un lavoro eccezionale raccogliendo il materiale, mettendolo insieme, e concentrando in meno di un’ora di monologo una quantità di informazioni (suffragate da fonti) così elevata. Per di più, da qual poco che so di dizione e di recitazione (che mi é stato trasmesso da qual mattacchione di mio Zio Luca) posso affermare che avventurarsi nel monologo rappresenti probabilmente una della sfide di maggior livello per chiunque si appresti a voler fare il “comunicatore”. Anche aiutandosi con registrazione, post-lavorazione e montaggio, il monologo rimane sempre un campo minato in cui anche un esperto può facilmente cadere in fallo.
Tuttavia, vi sono in Internet anche tantissimi Blogger e scrittori competenti, esperti, preparati, che scrivono da parecchio tempo e preparano articoli assolutamente pungenti, giusti, attuali, adeguati ai tempi, che però nonostante tutto non hanno mai sfondato al di fuori della stretta cerchia di seguiti che si sono creati. Gente di assoluta cultura, bravura e competenza, ma che 10 milioni di visualizzazioni non riesce a totalizzarle neanche in tre vite. Figuriamoci in tre giorni.

In tutto ciò, non posso fare a meno di chiedermi una cosa.

Sono i mezzi di oggi davvero così più potenti di quelli che avevamo a disposizione noi 10 anni fa, oppure siamo noi che non siamo stati in grado? Siamo noi che siamo stati una generazione di mezze calzette quando era il nostro turno di farci sentire, oppure no? Siamo noi che abbiamo sbagliato tutto?
Questi ventenni/venticinquenni di oggi, sono davvero così più in gamba di noi trentenni/trentacinquenni?

Come diceva il Manzoni: ai posteri l’ardua sentenza. Ma io ho uno spiacevole sospetto.

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