Non fare per non fermare il declino

Viaggiamo sul viale del tramonto? Temo di sí.

Vivere all’estero e viaggiare spesso porta con sè un problema (che forse in fondo é un privilegio): non é così semplice tenersi informati sui fatti che avvengono in Italia. Molte volte vengo a sapere che é successo qualcosa solo attraverso i meme che ricevo su WhatsApp dai miei amici.
Così, quando sono partito per le ferie la sera del 10 Agosto (dopo essere atterrato da Atlanta poche ore prima) non ero al corrente del fatto che in Italia si stesse consumando l’ennesima crisi di Governo.
Ma poi, nelle varie tappe del mio viaggio, trovandomi a che fare con amici, parenti, congiunti e conoscenti, ne ho sentite di tutti i colori. Trovi chi idolatra Salvini, e dice “adesso va su il Capitano e ci pensa lui a mettere le cose a posto”. C’é chi spera nel PD, perché loro sono europeisti e vogliono la stabilitá. E poi chi vorrebbe vedere i 5 stelle al potere, perché sono gli unici a cui interessano i problemi della gente. Senza contare qualche irriducibile che ancora professa la sue fede in Silvio. E via discorrendo.

E tutte le volte che mi sento fare questi discorsi io sprofondo nello sconforto senza proferire parola o quasi.
Sono due le cose che non capisco e di cui ancora non mi capacito.

Primo, il fatto che gli Italiani siano ancora convinti che sará un politico o un partito a salvarli.
E in secondo luogo, questa radicata incontrovertibile mentalitá che vuole che sia sempre qualcun altro a dover arrivare a risolverti il problema.
Volendo aggiungere un terzo punto, c’è poi la perenne cultura della caccia alle streghe, della ricerca di un colpevole, di un nemico, di qualcuno a cui poter comodamente puntare il dito contro.

In Italia si continua imperterriti ad aspettare (ormai da non so quanti anni) un messia, un eroe, un salvatore.
Ma il problema vero secondo me é che il popolo Italiano lo richiede, lo esige, questo salvatore, come un sacrosanto diritto. Tutti pensano che gli spetti di diritto avere un salvatore, pensano di meritarselo. E così ognuno, in base alle proprie idee e al proprio credo politico, elegge il proprio eroe, convinto che quando arriverá il suo momento questi riporterá i bei tempi andati del boom economico e finiranno questi anni bui di recessione e di pessimismo.

È una mentalitá ricorrente, nello Stivale, quella del diritto acquisito. Radicata sia negli anziani che nei giovani.
Il diritto a lavorare poco, il diritto ad andare in pensione giovane, il diritto a non essere licenziato anche quando beccato a rubare in Azienda, il diritto a non essere lasciato a casa anche se assenteista, il diritto a passare 8 ore su Facebook in ufficio, il diritto a non pagare le tasse se si ritiene che siano troppo alte, il diritto a lasciare l’auto in divieto di sosta “tanto prendo solo un caffè”, il diritto a prendere il treno senza biglietto “tanto é sporco e sempre in ritardo”, il diritto a fregare, a imbrogliare, a eludere, perchè “tanto lo fanno tutti” e “se non lo faccio io lo fa qualcun altro”.

E ora a tutto questo si aggiunge anche il diritto ad avere un salvatore che sistemi tutti i danni combinati da generazioni di opportunisti.

Un salvatore che arriva, ma che poi regolarmente fallisce. Ce ne sono già stati diversi, di “salvatori”; abbiamo avuto diversi messia, di destra, di centro e di sinistra, e tutti hanno rovinosamente toppato.
Ma per fortuna c’é sempre il “colpevole” da additare. Qualcuno a cui dare la colpa di tutto, un avversario politico, un nemico. Che può essere l’Europa, la Germania, la Francia, Orban, le ONG, gli immigrati, i radical chic, i neoliberisti, i fascisti, i cattocomunisti, gli ecologisti. Ogni messia che fallisce può sempre attingere ad un vasto supermarket di alibi, di colpevoli e di nemici a cui addossare la colpa.

Forse posso sembrare scontato e minimalista, e magari lo sono anche. Ma prima della mia dipartita all’estero, anni di militanza in un burosaurico pachiderma parastatale italico mi hanno fatto conoscere molto bene queste due culture, quella del “diritto acquisito” e quella del “colpevole” e ho visto con i miei occhi quanti danni sono in grado di fare. Danni enormi.

E per come si stanno mettendo le cose, a mio avviso ormai non c’è salvatore che tenga.
L’unica soluzione, impossibile ed irrealizzabile allo stato attuale, perché per come è fatto il popolo Italiano non é assolutamente percorribile, sarebbe un cambio totale, a livello nazionale, di mentalitá e di coscienza civica unito ad una massiccia voglia di fare e di lavorare, da parte di tutti, rimboccandosi le maniche per cambiare tutto.
Sovvertire il sistema dei favori, delle raccomandazioni, della corruzione, delle spintarelle, delle creste e delle fregature, superare la cultura del diritto acquisito (“tutto mi é dovuto”) e del colpevole (“è sempre colpa di qualcun altro”) perché é stato tutto questo che ci ha ridotto in mutande. Perché quando l’economia é diventata globale questo sistema ha dimostrato tutta la sua piccolezza ed é stato schiacciato.
Sì lo so, sono tante belle parole, ma puramente utopistiche.

Io credo che in Italia non cambierá niente finché si sta seduti a polemizzare e a litigare facendo ciascuno il tifo per il proprio messia/salvatore aspettando che questi arrivi e risolva tutto con la bacchetta magica. È necessario rimoboccarsi le maniche e fare, e soprattutto cambiare. Cambiare partendo dalla mentalitá; cambiare la crapa, come dice qualcuno.
Smetterla di puntare il dito contro chi non c’entra niente e avere il coraggio di affrontare i veri problemi, cambiare il nostro sistema malato e fermare cosí la fuga di Aziende, la fuga di capitali, la fuga di cervelli. Perché é questo che sta trasformando l’Italia in un deserto economico.

Ma c’è un problema di fondo: il sistema Italia fa ancora comodo a parecchi, probabilmente a troppi. Sono ancora in tanti a trarne un proficuo giovamento. E quindi la resistenza al cambiamento é sempre elevata. Troppo elevata per i pochi che ci provano davvero.

Io lo ammetto candidamente: ho rinunciato a fare la mia parte molto tempo fa, quando ho avuto la possibilità ho fatto le valigie e me ne sono andato all’estero. Il sistema Italia mi ha sfinito e demotivato in pochi anni. Ammiro davvero chi non si fa svilire e resiste nonostante tutto. Io non ho avuto quella voglia; ho alzato le braccia e ho abbandonato il tavolo.
Temevo, anzi ero certo, che vivere da persona corretta in un paese di opportunisti mi avrebbe fatto diventare un frustrato e la mia vita sarebbe stata uno schifo, soprattutto professionalmente parlando.
E se l’Italia va così male, é anche un po’ colpa mia, perchè ho rinunciato.

La cosa sorpendente, contraddittoria e se vogliamo anche un po’ triste, é che quando giri il mondo e hai a che fare con gli Italiani all’estero (che si tratti di medici, scienziati, ricercatori, imprenditori, o solo di semplici persone con voglia di lavorare), vedi come sono tenuti in considerazione, stimati, rispettati. Apprezzi, spesso, con quanta “facilitá” noi Italiani riusciamo a emergere in contesti altamente competitivi, a diventare qualcuno e a fare carriera lontano da casa emergendo tra i migliori professionisti del mondo. E ti rendi conto che siamo davvero persone fantastiche e dal grandissimo potenziale, se prese singolarmente.
Ma come popolo, come gruppo, siamo sempre stati un disastro, e questa é una contraddizione tutta nostra, tanto assurda quanto inspiegabile.
C’é una bellissima intervista televisiva al grande Indro Montanelli, risalente credo ad almeno due decenni fa (la trovate facilmente su Youtube). Quando gli viene chiesto quale futuro vede per l’Italia, le sue parole sono una vera profezia:
Per l’Italia, nessuno. Per gli Italiani (all’estero) ne vedo uno brillante.

Io credo che ci abbia preso, e alla grandissima.

Ma sto decisamente divagando, quindi torno all’incipit dell’articolo e chiudo.

Nella scorsa settimana mi sono quindi trovato invischiato mio malgrado in innumerevoli discussioni politiche nelle quali mi sono limitato a ascoltare e ad esprimere il mio modesto parere, condensandolo in poche parole, solo se intrpellato a riguardo: ovvero che folle é sperare che la politica salverá l’Italia, solo il popolo Italiano può davvero salvare l’Italia, ma questo non accadrá mai.
Sono in pochi, peró, ad accettare questa argomentazione. La maggioranza dei miei interlocutori continua imperterrita a credere nel proprio messia.
O forse si continua a credere in un salvatore perché in fondo nessuno vuole accettare la veritá. Che l’Italia é destinata a un declino lento ma irreversibile, diventerá un paese povero e arretrato, non tornerá mai piú quel Paese in cui siamo cresciuti, in cui la middle class era forse la piú benestante del mondo.

Una bellisima frase del filosofo irlandese Edmund Burke recita “Purché il male vinca é sufficiente che i buoni rinuncino all’azione“.
Ecco, io credo che la parte buona dell’Italia abbia ormai rinunciato, e da molto tempo, ad agire.

Me compreso.

Un pensiero su “Non fare per non fermare il declino

  1. Ahahah…ti riferivi a me vero?
    L ho sempre detto e continuerò a dirlo :
    Inutile che alla tele dicano “facciamo questo come fa la Germania…facciamo quello come fa l Austria…prima BISOGNA CAMBIARE CRAPA che con questa testa non si arrivarà da nessuna parte!!!
    Dico solo un esempio il più comune : se in italia dici ad amici e conoscenti come riesci a eludere le tasse sei un figo…un grande…se lo fai in Svizzera o in Germania ti giardan male e dopo una decina di minuti ti ritrovi la polizia a casa mentre ti fa un ispezione rettale!!!
    Ok, come dappertutto ci saran anche le eccezioni, ma in linea di massa va così
    Dobbiam cambiar crapa perchè gli italiani quando possono vogliono…il più giovane cardiochirurgo in inghilterra è italiano…se ne è andato perchè in italia era senza lavoro…i più grandi inventori, artisti, cuochi e via elencando son italiani
    Penso anch io che l italia è destinata a sprofondar sempre di più nel baratro con la legge “incula il prossimo prima che il prossimo inculi te”
    E anch io anni orsono me ne son andato…e indietro non ritornerei neanche morto

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