Il vero problema é il fanatismo

Per la serie “riflessioni di fine anno”.

Per la verità, questo articolo è abbastanza sull’acido andante, me ne rendo perfettamente conto. Sarà che sto rientrando da uno di quei viaggi di lavoro in cui non ne è andata una giusta e ho fatto un pieno di stress che non smaltirei neanche in una settimana al QC Terme Resort di Prè (dico solo che ho passato le ultime 2 ore al telefono con l’agenzia viaggi perchè la mia prenotazione sul volo di ritorno è risultata inesistente e ho rischiato seriamente di restare bloccato qui a Madrid).

Fortunatamente, dopo varie peripezie, ho avuto la mia agognata carta d’imbarco. Sto leggendo qualche notizia approfittando della WiFi in aeroporto mentre aspetto la chiamata al gate. Leggo ed elaboro (non dimentichiamolo, mi trovo in modalità acido/nichilista), soprattutto i commenti alle notizie.
E in questa era social di comunicazione selvaggia ad altissima velocitá c’é un denominatore comune che noto, ovunque: la perdita, totale, della moderazione. Che sfocia sempre piú spesso in episodi che vanno davvero vicino al più cieco fanatismo.

È proprio questa la parte pericolosa e assai sottovalutata di questa comunicazione selvaggia e tastieristica che é diventata il must di oggi: lo schermo di un pc, la tastiera, o il display di uno smartphone, imbarbariscono la gente. Rendono le persone cattive.
Questo é un fatto. Se ne puó discutere, ma non si puó negarlo: lo sperimentavo personalmente, giá molti anni fa, quando ero moderatore nei forum di Staccata.com e spesso mi toccava placare discussioni che diventavano agitate per un nonnulla e non di rado venivo attaccato in prima persona con toni anche molto pesanti, senza una vera ragione scatenante. Attaccato da persone suscettibili e aggressivissime dietro i loro nickname, che si rivelavano poi pacifiche, affabili e tranquillissime quando le incontravi di persona per un giro in moto o per una birra. Irriconoscibili.
Tutto questo accadeva giá molti anni prima di Facebook e Instagram. E giá allora, mi rendevo conto di quanto tale situazione fosse assolutamente insensata.
Perché da dietro uno schermo la gente vuole sempre essere diversa da quello che é?
Perché tutto ció che facciamo, diciamo, pensiamo, quando siamo dietro ad una tastiera lo trasformiamo e lo estremizziamo?

Basta buttare un occhio in giro quando si naviga su siti di notizie, e guardare i commenti degli articoli. Soprattutto gi articoli che parlano di politica, Europa, immigrazione, economia. È tutto uno sproloquio di toni avvelenati e imbestialiti, con gente che minaccia e insulta pesantemente chiunque osi scrivere qualcosa che sia diverso dalla loro opinione.
È proprio qui che vedi che si é persa totalmente la moderazione: se scrivi che le politiche europee sull’immigrazione vanno riviste e bisogna distribuire meglio i migranti risolvendo il peso eccessivo presente sull’Italia ti becchi del fascista, del naziskin, del razzista xenofobo, ti viene detto che sei un ignorante, che fai schifo e ti devi vergognare. Se viceversa scrivi che é giusto accogliere chi é in difficoltá ti danno del comunista radical chic e ti scrivono “spero che un negro stupri tua figlia”.
Fondamentalmente, la cattiveria della rete ci sta lentamente togliendo il diritto ad esprimere una opinione e questa é una cosa che mi preoccupa molto per il futuro.

Magari sono io che frequento i siti sbagliati, magari sono io che sono eccessivamente psssimista, ma quando navigo nella rete e osservo il tenore di osservazioni, commenti, idee, ovunque vedo una situazione che è borderline tra la barbarie e il fanatismo. Un vero e proprio Bellum omnium contra omnes in cui i mezzi tecnologici invece che far evolvere l’uomo, lo stanno riportando alla barbarie e allo stato di bestia. Un controsenso moderno che ha quasi del tragicomico.

La barbarie chi vuole vederti morto perchè non la pensi come lui, perchè sei diverso, perchè sei straniero, oppure perchè sei andato a vivere all’estero. Il fanatismo di quelli che idolatrano personaggi di dubbia integrità, di quelli che vorrebbero tornare alle carrozze trainate dai cavalli per salvare l’ambiente, di quelli che hanno ragione loro punto e basta.

E’ vero anche che oggi ci sono molteplici ragioni economiche e politiche per giustificare il ritorno della rabbia in certe parti del tessuto sociale. Ma quello che mi fa paura è come il mezzo social stia veicolando questa rabbia e la stia facendo proliferare come un virus.

Non voglio farne un discorso politico. Io non sono nè di destra nè di sinistra, fondamentalmente perchè ho perso fiducia in entrambe molti anni fa. Questo è un problema sociale molto forte, che prende radici già da qualche anno addietro, e se nessuno se ne occuperà, le future generazioni potrebbero trovarsi in un contesto molto turbolento.

La scuola non educa più, perchè ai bambini di oggi è concesso tutto e guai se un maestro o un professore si azzarda a prendere provvedimenti nei confronti di qualcuno; arriva l’immediata rappresaglia dei genitori. Si acquisisce così in età infantile la convinzione di avere il diritto di dire/fare ciò che si vuole senza che nessuno abbia l’autorità di dirti alcunchè. Si acquisisce la convinzione di essere autorizzati a tutto. Si acquisisce la sicurezza di poter sostenere ogni propria idea, ogni convinzione, ogni pensiero, illimitatamente, prevaricando chiunque altro, senza alcun riguardo per i suoi diritti e le sue opinioni. In una parola, fanatismo.
E oggi, via social, ne apprezziamo i risultati.

La mia paura è che prima o poi questo non avverrà più solo via social.




Un pensiero su “Il vero problema é il fanatismo

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