Irreale

L’abbiamo scampata per un pelo. Per il momento.

Eravamo a Vienna quando il “Paziente Uno” é salito alla ribalta nelle cronache Italiane una settimana fa. Avevamo in programma qualche giorno di vacanza nella capitale austriaca e poi un breve soggiorno in Lombardia per vedere famiglia e amici, piano che abbiamo poi annullato nella giornata di martedí, quando abbiamo visto che la situazione contagi si aggravava e sia io che Hanna eravamo giá stati raggiunti telefonicamente dai rispettivi datori di lavori che chiedevano chiarimenti sui nostri piani di viaggio.
Siamo cosí rientrati a casa a Darmstadt, non senza un filo di rammarico e di preoccupazione per i nostri familiari e amici in Brianza.

Il Covid-2019, fino a ieri cosí lontano, fino a ieri confinato all’estremo Oriente e a piccoli focolai europei perfettamente contenuti, ha fatto irruzione a gamba tesa da un giorno all’altro, proprio cosí vicino alla mia terra d’origine, a pochi chilometri dai miei amici e familiari. E vivere questa cosa da lontano é semplicemente… irreale. Come se qualcuno avesse messo una patina opaca, una “fog of war” tra te e la tua famiglia, mentre i siti internet delle principali testate giornalistiche italiane pubblicano titoloni catastrofici a tutta pagina.

C’é stata un poco di esagerazione, questo é sicuro. Tuttavia la questione non va presa alla leggera, questo virus é un nemico sconosciuto per il nostro sistema immunitario ed é giá ampiamente documentato che anche persone giovani e sane, in alcuni rari casi, possono morire per l’infezione. Senza dimenticare le categorie piú deboli come anziani, malati, pazienti oncologici: sono loro a rischiare tantissimo. È giusto e doveroso aiutarli.
Quindi, a mio parare, uno shutdown parziale della nostra vita di tutti i giorni, professionale e non, é necessario. Contenere il contagio aiuterá a superare questa situazione senza sovraccaricare il sistema.
Sará una botta da KO per l’economia, ma pazienza. Tanto prima o poi sarebbe successo ugualmente: guardando i listini negli ultimi mesi, chiunque ne capisca un po’ di numeri non poteva che arrivare alla medesima conclusione, ovvero che un altro sberlone in stile 2008 era imminente. Serviva solo l’innesco.

Come sempre, la moderazione é totalmente assente e la gente si é divisa in due grandi fazioni: i catastrofisti disperandi, che stanno scavando bunker sotterranei con provviste per tre anni, e i faciloni che con la massima sufficienza hanno sentenziato che “è appena poco piú che un’influenza” e che “tanto muoiono solo gli anziani”, assolutamente contrari ad ogni misura contenitiva in quanto per loro assolutamente inutile. È in quest’ultima categoria che ho trovato le uscite piú ignoranti e odiose, culminate con un tale che, rispondendo ad un post di una ragazza malata di leucemia che cercave di spiegare come le disposizioni di isolamento e quarantena servissero proprio a proteggere le persone come lei, scriveva “ma i malati oncologici non potrebbero semplicemente starsene a casa loro?”
Certo, perché la chemioterapia te la fanno comodamante a domicilio.

Lasciando stare la bassezza e l’ignoranza dell’homo sapiens medio, cosa alla quale oramai dovrei essermi abituato e invece continuo a tollerare faticosamente, ora si tratta di vedere cosa succederá e come le nostre vite saranno affette da questo problema. I contagi iniziano ad aumentare anche qui in Germania (oggi siamo a 150) e il ministro della salute giá venerdí sera ha detto chiaramente che siamo all’inizio di una epidemia.

La veritá, purtroppo, secondo me, é che nessuno sa esattamente cosa fare perché questa é una situazione totalmente nuova, per tutti. Per ogni persona, per ogni regione, per ogni Nazione del mondo. Dall’ultima grande epidemia (la Spagnola) sono passati ormai 100 anni e si é persa ogni memoria sociale di eventi del genere. La salute e il benessere pressoché totali che fanno parte della quotidianitá del nostro mondo occidentale sono cose che diamo da sempre per scontate e avevamo, fino a ieri, l’illusione di essere diventati pressoché invincibili. Sì é vero, c’é sempre un grande male che ci fa paura che é il cancro, ma rimane sempre qualcosa che, anche nella sua totale crudeltá, rientra per certi versi nel nostro quotidiano. Chi di noi non ha dovuto (purtroppo) avere a che fare con un caso di cancro in famiglia? Quasi tutti. Una persona su due, in Europa, é toccata da vicino almeno una volta nella vita da una diagnosi di cancro (ovvero riguardo a sé stessa o a un parente di primo grado). Quindi il cancro é sí un nemico terribile e spietato, ma é qualcosa che dolorosamente conosciamo e che siamo preparati ad affrontare.
Ma questo virus é qualcos’altro.

È una cosa nuova, che nessuno di noi ha mai affrontato prima. È un nemico minuscolo e invisibile che pensavamo di poter controllare e invece ce l’ha fatta sotto il naso. È arrivato fin qui dribblando agevolmente tutti gli scaner termici, i controlli aeroportuali, le misure di contenimento e i blocchi del trasposto aereo. Tutta la nostra tecnologia e prevenzione é stata inutile, ha circolato in Italia e nel resto d’Europa per almeno un mese senza essere individuato (ma c’é chi, come il Prof. Galli del Sacco di Milano, pensa che sia in giro da ancora piú tempo) e adesso é arrivato, sta giá intesando i reparti di terapia intensiva e le prossime settimane sono un grandissimo punto di domanda.

Quello che credo succederá, é che dovremo prepararci ad alcuni mesi molto diversi dal solito. Vedremo introdotte alcune limitazioni alla nostra libertá personale e alla nostra mobilitá. Dovremo convivere con una situazione strana e per certi versi disagevole, cambiare drasticamente molte nostre abitudini.
Ma non credo sia tutto. Secondo me, siamo appena all’inizio. All’inizio di uno scossone che cambierá il mondo sotto tantissimi aspetti.

A partire dall’economia, che subirá probabilmente il crash piú pesante dopo il 2008 (o magari anche peggio). Molti di noi, lavorativamente parlando, ne pagheranno le conseguenze. Seguiranno un paio di anni di vacche magrissime.

Andrá rivisto molto profondamente il concetto di globalizzazione. Il mondo intero non puó dipendere dall’Asia per la produzione di ogni cosa. Giá ben prima che il virus raggiungesse l’Europa, si iniziava a annusare che tantissime Aziende avrebbero pagato a caro prezzo la delocalizzazione selvaggia. Credo che l’epidemia da Covid-19 sará un potente acceleratore del processo di de-globalizzazione in atto.

E probabilmente é finita, magari solo per qualche tempo, o magari per sempre, l’era della mobilitá free per tutti, dei voli low cost, dei viaggi, del poter andare dove vuoi quando vuoi, senza che nessuno possa farti storie alla dogana.

Eh si, il coronavirus sta tirando fuori tutte le debolezze del nostro mondo e credo che in questi giorni si stia scrivendo una pagina di storia.

Staremo a vedere. Per ora, laviamoci le mani per benino.
Una cosa é sicura: che solo un paio di mesi fa una situazione del genere l’avrei data per … irreale.


4 pensieri su “Irreale

  1. L hai scritto e la penso come te: l economia traballante (globale) subirà una botta da KO senza precedenti…perchè anch io son stato una vittima della crisi 2008…poi mi è andata bene anche con la voglia di fare e rimboccarmi le maniche tipica del mio carattere…ma la cosa mi spaventa…e non poco!
    Vediamo (e speriamo) l evolversi degli eventi

    • …e dimenticavo….anno bisesto…perchè quest anno è iniziato proprio male male…
      È stato anche il titolo di un tuo post di gennaio 2008…

  2. Hai dimenticato la categoria “pianisti”…che non ha niente a che fare con i pianoforti, ma son persone come noi due, provvisti di un piano e preparati al meglio e al peggio dell evolversi della situazione

    • È vero, hai Ragione. Quello che mi fa girare le scatole é che questa situazione quasi sicuramente mi costringe a posporre un paio cose importanti che erano proprio programmate per quest’anno, per vedere con prudenza come evolve la situazione. Il lato positivo é che.. se non altro, ho fatto in tempo a fermarmi.

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