Quelle cose che diamo per scontate

Quella che si é appena conclusa é stata una settimana dura. Molto dura.

Lunedí scorso, all’improvviso, é mancato mio Zio Luca.
Lo Zio Luca era un personaggio unico nel suo genere, una presenza fissa alle cene di famiglia, una presenza carismatica e talvolta ingombrante ma anche cosí dannatamente piacevole e divertente.

Se ne é andato come probabilmente avrebbe voluto: uscendo di scena inspettatamente, di colpo, senza preamboli, senza sofferenze. Anche lui, come mia madre, troppo presto, prima del tempo. Aveva compiuto i 60 anni e complice questa maledetta epidemia e le frontiere chiuse avevamo rimandato i festeggiamenti per quando saremmo potuti tornare.
Non ci vedevamo da Natale, ma giá stavamo organizzandoci per venire in Italia per fine Giugno, quando spostarsi sarebbe stato possibile senza troppi problemi.
Per l’occasione volevo aprire la Magnum di Crespino alpi retiche che tenevo in cantina in Italia dall’anno scorso. Dopo sei mesi che non ti vedi, ci stava tutta. Sarebbe stata una bellissima reunion di famiglia e lui l’avrebbe apprezzata moltissimo, ne sono certo.

Invece non succederá nulla di tutto questo.

Invece ti tocca salire in macchina con la morte nel cuore e con una copia del certificato di morte, arrivato per email poche ora prima, insieme a svariati altri documenti per sperare che a Basilea ti lascino passare. Perché siamo ancora in fase Covid e la Svizzera é ancora sigillata, ti fanno passare solo per transito verso l’Italia e solo se hai ragioni valide.. previa valutazione della documentazione presentata da parte delle Guardie di Confine.

E parti con il dubbio di non farcela ad arrivare a casa per vederlo l’ultima volta. Che aggiunge dolore al dolore.

Dopo mia madre, ho imparato ad elaborare i lutti in fretta. La fase “dolore” passa abbastanza velocemente. La elaboro piú in fretta degli altri. La fase “incazzatura” invece é piú duratura e nel suo lento, lentissimo affievolirsi mi avvelena da dentro.
Anche perché, a differenza della fase “dolore”, questa me la tengo tutta dentro. Non ho ancora capito come affrontarla e come sfogarla. Una cosa che non mi é proprio mai andata é andare a rompere l’anima al prossimo con i miei casini, e di conseguenza faccio molta fatica a tirare fuori questa cose. Queste incazzature.

In un mondo in cui ti dicono che “si diventa sempre piú vecchi”, che la speranza di vita media é sopra gli 80 anni e che ormai si puó lavorare fino a 70 anni, ti senti veramente incazzato e preso per il culo, quando vedi la metá della tua famiglia andarsene a 60.
Incazzato per loro, perché non é quello che uno si merita dopo aver sgobbato per tutta la vita. Incazzato tu, perché un’altra persona che amavi se ne é andata, una persona che pensavi ti avrebbe tenuto compagnia ancora per anni, avrebbe giocato e riso insieme ai tuoi figli, avrebbe potuto spartire con te i momenti belli della vita. E ne restavano ancora tanti da dividere insieme.

Finora l’unica a cui é stato concesso il privilegio di raggiungere gli 80 anni é stata mia nonna. Che poi parlare di privilegio é davvero fuori luogo, perché ha pagato la sua longevitá con l’essere sopravvissuta al marito e ad entrambi i figli. E ti rendi conto che sotto un certo aspetto ha davvero ragione Thomas Mann quando dice che la morte di un uomo é molto meno affar suo rispetto a chi gli sopravvive.

Ci sono cose che diamo per scontate nella vita, salvo poi dover affrontare un brusco, doloroso risveglio quando scopriamo che nella vita di scontato non c’é proprio nulla.
Pensiamo che le persone che amiamo ci saranno per sempre, invece non é cosí.
Pensiamo che tutto quello che ci circonda lo avremo per sempre, invece non é cosí.
La vita puó decidere di portarci tutto via in un secondo, noi semplicemente viviamo facendo finta di niente. Facendo finta che quel momento non esista.
E il brutto in tutto questo é che non hai modo di impedirlo ma soprattutto non hai alcun modo di sapere quando accadrá.
Quando le persone e le cose che ami ti verranno portate via. Quando tu stesso te ne andrai via. Succederá, prima o poi, e non hai idea di come e quando sará.

Lo Zio Luca questo in fondo lo sapeva e io credo proprio che si sia goduto ogni singolo giorno. Lo Zio Luca non era il tipo da fare piani e non era il tipo che pensava alla pensione. Ha vissuto come voleva lui, come piaceva a lui, coerentemente con quello che pensava e anche a costo di andare contro al sistema, pagandone volentieri tutte le conseguenze e gli svantaggi. Ma la forza delle sue idee era praticamente impossibile da scalfire.

Lo Zio Luca lascia un vuoto che non si portá riempire. Non solo per la presenza ingombrante, la parlantina inarrestabile e la compagnia cosí bella e piacevole, ma anche perché era il fratello di mia madre. E vedevo in lui tante cose di mia madre, in quella sua testardaggine, nella determinazione nel sostenere le sue idee, nel fatto che non fosse affatto facile contraddirlo.
Erano tanto uguali e anche tanto diversi, ma nella loro diversitá perfettamente complementari.
Mia mamma cosí razionale e calcolatrice, e lui invece con quello spirito da artista, la passione per la recitazione e il teatro, gli anni di militanza in una compagnia di recitazione e il suo lavoro di falegname in cui faceva la cosa che piú gli dava soddisfazione: creare.
C’è tanto, tantissimo dello zio in tutte le nostre case. Ogni suo mobile era unico e ci metteva sempre qualcosa di particolare e di suo anche quando non glielo chiedevi.

Entrare in camera mia quando rientreró a Desio d’ora in poi sará piú dura, perché quel piccolo appartamento é un’altra delle tue creazioni. E quanto é stato bello lavorarci insieme.
Le nostre chiacchierate mi mancheranno moltissimo. Alla fine parlavi molto di piú tu, anche perché era un piacere ascoltarti. Magari avrei dovuto raccontare qualcosa di piú io, ma in fondo non credo che sarebbe servito, perché mi conoscevi fin troppo bene. Mi conoscevi fin da quando ero piccolo e salivo a casa tua al quinto piano a giocare.

Addio Zio Luca. Salutami la mamma e il nonno.
E comunque non doveva finire cosí.

2 pensieri su “Quelle cose che diamo per scontate

  1. Mi spiace amico
    Come ti ho gia scritto in privato dopo la morte di mio papà ho cominciato a dar più importanza al tempo libero e come dici tu che tutto può succedere
    Vedi persone che si intasano di vita abitudini e alimentazione malsana e stanno benissimo ed altre che con una vita sana gli succede di tutto…e sa il [bestemmione rimosso] che le persone che ti stanno sul cazzo non crepano mai!!!!nemmeno il corona virus manco mezza l ha accoppata….[sfilza di bestemmioni rimossa] !!!
    Il tempo libero….arrivare ad un età per dire basta (quando uno se lo sente) e smettere di lavorare…perchè a 65 anni come vuole tutto il mondo è troppo tardi per andare in pensione…penso a 55/60 anni è giusto godersela…e fanculo i soldi che se uno ha un po di testa e senso del risparmio qualcosa lo mette da parte…perchè titto anche l impensabile può accadere

  2. Amico mio,
    L’insegnamento che credo prenderó da mia madre e da mio zio é che nella vita non vale la pena fare piani a lungo termine ma é meglio tenersi “short” come fanno gli speculatori in borsa. Faró i miei piani poco alla volta man mano che vedo come evolve il mondo, adattandomi a quello che succede. E quando ne avró voglia e riterró che la situazione finanziaria lo permetterá, smetteró di lavorare e mi ritireró da qualche parte dove si vive bene con poco. Che potrá essere un borgo in Valsassina, una masseria in Puglia o una piccola cittá di mare in Sicilia… lo decideró quando sará il momento.
    Quello che é certo é che non ho alcuna intenzione di crepare lavorando dopo avere pagato le pensioni agli altri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...