L’appiattimento dell’istruzione: sempre piú ignoranti e impreparati

Questo é un libro di testo di tedesco del 1971.
Lo usava mia madre in terza superiore.

L’ho usato di tanto in tanto per studiare, per ripassare e per integrare la mia preparazione quando ero alle superiori e quando ho preparato il Zertifikat Deutsch a 17 anni. L’ho poi ritrovato e ripreso in mano anni fa, quando lavoravo al mio progetto di trasferirmi all’estero e mi ero rimesso attivamante a ristudiare con metodo il tedesco.

Presuppone di conoscere giá le basi e la grammatica della lingua, e si propone come un testo di “livello intermedio”.

In tutto il testo non c’é una sola parola in italiano. A pagina 18 giá ci si trova alle prese con antologie e testi di Goethe, a pagina 21 giá si legge di Thomas Mann. Altro che livello intermedio, per gli standard di oggi é stramaledettamente impegnativo. Io, che in tedesco ormai ho una “full professional proficiency”, devo mettermi di impegno per capire cosa c’è scritto ed è forse solo grazie agli appunti a matita di mia madre, ancora perfettamente leggibili, che riesco a afferrare le frasi più difficili. Un libro del genere oggi lo si userebbe (forse) all’universitá in una facoltá di lingue.
Invece negli anni 70 era un libro di terza superiore.

I libri su cui ho studiato tedesco io alle superiori al confronto fanno ridere. Se poi prendi in mano un libro di testo di adesso, il raffronto é disarmante: al confronto con questo, sembra un libro per bambini.

Non é un caso se mia madre fosse ancora fluente in tedesco pur dopo anni che non lo usava piú, mentre a me erano bastati pochi anni senza parlarlo per poi ritrovarmi a doverlo ristudiare quasi completamente.
E lí giá capivi che la qualitá dell’istruzione ricevuta da mia madre era completamente diversa da quella che ho ricevuto io. Il suo percorso era stato molto piú impegnativo e faticoso, e, senza dubbio alcuno, per molti versi superiore.

Nel mio percorso di studi, e anche successivamente nella mia esperienza lavorativa, ho trovato disseminate un po’ ovunque le prove inconfutabili di questo decadimento qualitativo che affligge tutti i livelli della nostra istruzione. E da molti anni continuo a chiedermi: perché?

Perché quando mi preparavo per il terribile scritto di Analisi I al primo anno di Ingegneria potevo apprezzare in modo inequivocabile una netta differenza di difficoltá tra i temi d’esame del vecchio ordinamento e quelli piú recenti?

Parliamoci chiaro: era una differenza tangibile. All’epoca il Nuovo ordinamento (il famoso 3+2) era ancora agli albori e dal sito del Dipartimento di Matematica si potevano ancora scaricare i temi di esame del Vecchio ordinamento, risalenti ad alcuni anni prima.
Erano terribili, con studi di funzione complicatissimi e integrali indefiniti che si potevano definire crudeli. Mi allenavo con quei temi di esame ed ero disperato: non solo non riuscivo quasi mai a finirli, ma rasentavo a malapena la sufficienza.
Quando poi ebbi a che fare con l’esame vero, ne uscii con un dignitoso 25. Ma una cosa era chiara: quell’esame che avevo superato non era paragonabile con gli esami del passato.

Passarono gli anni e la sensazione non si attenuò: Fisica I, Meccanica Razionale, Fisica Tecnica, ovunque riuscissi a trovare online i temi di esame “vecchi” potevo apprezzare questa differenza. Si stava abbassando il livello. Per me era assolutamente chiaro.

Per caritá, io ne ho giovato, come ne hanno giovato tanti altri. Mi sono laureato in tre anni e mezzo a e 22 anni ero giá in inserimento nel mondo del lavoro con una laurea in mano. Una laurea del PoLiMi, quindi non un pezzo di carta qualunque.

Con i “vecchi” standard, avrei sicuramente avuto vita ben piú difficile.
Ma era giusto?

C’era chi condivideva e chi non condivideva questa mia elucubrazione. Ne discussi con molte persone. Compagni di corso, amici , parenti. Ne parlai nche con interlocutori di assoluta autorevolezza.
Ne ebbi a parlare una volta, in una pausa fuori dall’aula, con Ferruccio Resta, oggi Rettore del Politecnico di Milano, al tempo professore di Dinamica dei Sistemi Aerospaziali (uno dei corsi piú belli che ricordi, anche se mi giocai i buoni risultati degli scritti con un orale penoso). Lui affermó che non trovava, nella preparazione dei suoi studenti del terzo anno, sostanziali differenze tra il Nuovo e il Vecchio ordinamento. Per lui il livello era rimasto invariato.

Il suo, benché molto autorevole, rimaneva peró un parere fuori dal coro.
Un paio di anni dopo, mi ritrovai a discutere, durante un ricevimento di matrimonio, con una docente universitaria di materie umanistiche della Statale di Milano, una persona molto colta e piacevole. Mentre si discuteva proprio di Ingegneria, non dimenticheró mai le sua parole:
Il mito di Ingegneria é da ridimensionare. Mio figlio studia al Politecnico [di Milano], ha dato 12 esami in un anno e ha la media del 28, eppure non lo vedo mai studiare, è sempre in giro a divertirsi... voti altissimi e studia pochissimo
A pensarla allo stesso modo erano soprattutto gli studenti che avevano fatto il passaggio Vecchio / Nuovo ordinamento, a detta loro dal 2001 in poi Ingegneria era diventata decisamente piú facile.
Ma anche gli Ingegneri della generazione pecedente avevano la stessa impressione. Il padre di un mio compagno di corso, Ingegnere a sua volta, affermó piú volte che il livello di difficoltá che vedeva nei nostri testi e nei nostri esami era paragonabile a quello di un liceo duro degli anni ’70, ma asolutamente imparagonabile all’Ingegneria che ricordava lui.

Insomma, intorno a me ho sempre trovato molte piú voci a conferma della mia tesi che a confutazione.

Nella mia esperienza lavorativa poi , anni dopo, ebbi modo di avere a che fare con molti ragazzi neodiplomati delle ITIS, che venivano assunti come tecnici. Periti meccanici e periti elettrotecnici.
Io giuro che ho dovuto (mio malgrado) confrontarmi con periti elettrotecnici incapaci di calcolare due resistenze in parallelo e con periti meccanici che di fronte a una chiave dinamometrica storcevano il naso chiedendosi mai a cosa servisse. Semplicemente assurdo.
Come aveva fatto questa gente ad arrivare al diploma? Come era possibile che il nostro sistema scolastico avesse consegnato al mondo del lavoro una tale impreparazione?

Per anni mi sono chiesto il perché di tutto questo, e sono arrivato ad una sola conclusione: si é voluta “democratizzare” l’istruzione appiattendola in senso ugualitaristico.
Per dare a tutti quanti il pezzo di carta, per farci sentire tutti un po’ “Dottori”, per far trasformare le universitá in affollati supermarket che offrono di tutto un po’.
Per permettere a tutte le mamme e a tutti i papà di poter dire con orgoglio che hanno il figlio “Dottore”. Magari non a tutti, ma quasi. E per permettere a chiunque di arrivare quantomeno al diploma.

E così, attraverso la democratizzazione ugualitaristica dell’istruzione, si é messo in atto un appiattimento volto a darci l’illusione di avere uno status che invece non abbiamo.

Perché per fare il lavoro che una volta faceva chi aveva la terza media o chi aveva scelto una scuola professionale, oggi si assumono diplomati.
Per fare il lavoro che una volta faceva un perito, oggi si assume un Ingegnere triennale ( o magari anche magistrale). Cosí tu ti senti un Ingegnere, ma in realtá stai facendo il lavoro di un perito.

Perché se una volta con una Laurea in Ingegneria eri effettivamente qualcuno, se una volta quando arrivava “L’Ingegnere” in reparto gli operai si mettevano sull’attenti, oggi con la Laurea in Ingegneria sei un banale impiegato da 1200 Euro al mese, con prospettive di carriera a tinte fosche. Perché come te ce ne sono altri centomila, ma solo in pochi potranno salire la scala sociale… e quasi sempre sono tutti posti prenotati.
Ma tu sei felice perché sei Ingegnere, anche se poi in realtá fai solo le addizioni sui fogli Excel 8 ore al giorno.

Oggi per diventre qualcuno devi avere dei titoloni alla Fantozzi, diventare ad esempio BSc MSc PhD MBA PMP PMI-ACP (LinkedIn é pieno esempi interessantissimi) perché oramai la laurea effettivamente ce l’hanno tutti e per svettare bisogna fare di piú. Molto di più.

Si puó dire tranquillamente che oggi una Laurea equivalga al diploma di una volta. Tutte le Lauree, compresa la mia. Non ho nessun problema ad ammetterlo.

C’é un problema di fondo, peró, ed é la cosa che piú di tutte mi preoccupa.
Se superiori e universitá sono cosí calate di livello, che ne é stato delle scuole medie inferiori e delle elementari? Quelle scuole cosí importanti, dove si imparano non solo le basi per il proprio futuro di studente ma anche le regole di base della societá, il rispetto, il senso civico, l’educazione? Sono cadute anche loro cosí in basso?

Perché la superficialitá, l’ignoranza e l’impraparazione si combattono proprio da lì, dai primi anni di scuola. Anni che sono fondamentali e importantissimi, perché plasmano molto dei bambini e possono fare la differenza.

Perché l’ignoranza é devastante, l’ignoranza crea mostri terribili. È per colpa dell’ignoranza se abbiamo i buzzurri, i cafoni, i razzisti, i suprematisti, i negazionisti Covid, i terrapiattisti e i complottisti.

Se la scuola decide di abdicare dal suo ruolo (o magari lo ha giá fatto) beh allora sono cazzi.

Perché se cosí fosse, e se le prossime generazioni saranno cresciute da Instagram e TikTok anziché dalla scuola, allora il futuro della civiltá occidentale si prospetta davvero tetro e sono molto, molto preoccupato…

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