Il vero ammortizzatore sociale siamo noi (nostro malgrado)

Salvatore (nome di fantasia) é in Germania ormai da quasi 20 anni. È arrivato qui giovanissimo, ha fatto ogni genere di lavoro e si é sempre guadagnato da vivere dandosi da fare. Oggi é diventato il caposquadra di una impresa di pulizie ed é cosí che ci siamo conosciuti, in una delle tante sere in cui finisco tardi in ufficio: io ancora alla scrivania e lui in giro a dare direttive alla sue squadre mentre ripuliscono i piani dell’edificio. Un giorno, casualmente, mi ha sentito parlare Italiano al telefono ed é cosí che abbiamo scoperto di essere connazionali.

Salvo, pur vivendo all’estero da molti anni, é un grandissimo estimatore del Reddito di Cittadinanza ed é estremamente felice della sua introduzione.
Perché per Salvo il reddito di Cittadinanza é stato una mezza liberazione.

Salvo ha madre e tre fratelli in Sicilia, tutti disoccupati, senza lavoro praticamente da sempre. Uno dei fratelli ha anche piccoli precedenti, avendo cercato di guadagnarsi da vivere in modo un po’ “creativo”. Per evitare alla sua famiglia di finire in guai seri, Salvo ha sempre inviato aiuti economici.
1000 euro al mese, euro piú, euro meno. Ogni mese. Per anni.
Con l’arrivo del Reddito di Cittadinanza, la madre di Salvo ha fatto richiesta e ottenuto la card. E Salvo è stato finalmente “liberato” da questo fardello.
Perché in Germania gli stipendi saranno pur alti, ma una uscita fissa di 1000 euro al mese é comunque qualcosa di pesante.

A Salvatore ora é cambiata la vita. Finalmente puó concedersi qualche viaggio diverso dalla solita Siciilia, finalmente puó concedersi degli sfizi, finalmente puó risparmiare, finalmente puó pensare anche di avere una famiglia sua.
E ora, giustamente, Salvatore spera che il Reddito di Cittadinanza rimanga in vigore a lungo. Magari per sempre.

Salvo mi ha raccontato che in Sicilia un numero impressionante di famiglie campa grazie ai soldi inviati dai parenti che lavorano all’estero o al Nord Italia. Sono molti di piú di quanto non si pensi. Un immenso ammortizzatore sociale privato che ora é stato in parte rimpiazzato, o quantomeno integrato, dal Reddito di Cittadinanza.

Salvo fa parte di quei tantissimi Italiani che, molto piú dello Stato, stanno veramente facendo la differenza: gli Italiani che sostengono i loro parenti in difficoltá. Perché sono tantissimi, sono centinaia di migliaia, in tutto il paese, e tantissimi anche… fuori dal paese.
Il vero ammortizzatore sociale del Paese. Il piú autentico, il piú solido, il piú efficace. Siamo noi Italiani.
Basti pensare a tutti i trentenni della mia generazione condannati all’eterno precariato, peregrinando di contratto in contratto con stipendi miserrimi, che se non fosse per il risparmio dei loro genitori, farebbero una vita di stenti.
Pensiamo a tutti i disoccupati di lungo periodo, senza lavoro ormai da anni, che possono contare sull’aiuto di genitori, fratelli o sorelle.
Pensiamo a tutti i figli come Salvo, che inviano soldi ai genitori lontani, caduti in disgrazia economica.
Pensiamo a tutti i cinquantenni e sessantenni rimasti senza lavoro sotto i colpi inferti dalla crisi, troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per reinserirsi nel mercato del lavoro, costretti con enorme dispiacere a chiedere aiuto economico ai propri figli.

È uno scenario che, nella sua drammaticitá, ha un riflesso nobile di altruismo e solidarietá.

Peró… c’é un peró.

Ed inevitabilmente la mente corre ad alcune situazioni a me vicine che conosco bene.

È giusto aiutare sempre?
È giusto che in una famiglia si instaurino in modo permanente situazioni di questo tipo, in cui c’é chi si dá da fare per tutti e chi invece non fa assolutamente nulla?
Dove si trova la linea di confine tra altruismo/solidarietá e furbizia/fannulloneria? Come si puó cogliere questa demarcazione, ammesso che esista?
Come poter distinguere chi ha bisogno da chi se ne approfitta?

Sono domande che mi tormentano da tempo, piú ci penso e piú giungo alla conclusione che una risposta non c’é.
Soprattutto se sei dentro una situazione, soprattutto se ci sono di mezzo degli affetti. Non lo puoi capire, dove sta questa linea, perché non riuscirai mai a vederla.
Potrebbe riuscirci, forse, solo qualcuno che vede la cosa dall’esterno, da osservatore imparziale e indipendente.
Ma poi potrebbero uscirne veritá che fanno male e allora capisci che é meglio non chiedere o non ascoltare.

Non esiste risposta, si tratta solo di fare quello che ci sembra giusto. Anche se a volte proprio giusto fino in fondo, magari non lo é.

Perché va bene la solidarietá, va bene l’altruismo, ma forse qualcuno se ne sta approfittando davvero un po’ troppo.
A volte ho la sensazione che il vero ammortizzatore sociale… siamo noi che lavoriamo.

2 pensieri su “Il vero ammortizzatore sociale siamo noi (nostro malgrado)

    • Eh sí. Poi c’é chi, come il poveo Salvatore, paga le tasse in un Paese e invia sussidi in un altro… se non altro, in Germania gli aiuti economici inviati a parenti in primo grado residenti all’estero sono scaricabili nella dichiarazione dei redditi… non é molto, ma é giá qualcosa.

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