Quello che mi manca di piú

Siamo a malapena a due settimane di “light lockdown” ed é chiaro che non sará facile come la prima volta.

Davanti a noi, ancora metá autunno e poi tutto l’inverno. Mesi lunghi, bui e freddi. Lo spettro della pandemia, inarrestabile e indomabile, verosimilente non si placherá finché madre natura non ci dará una mano con i primi caldi. Noi siamo impotenti e non possiamo far altro che aspettare. E l’attesa si prospetta molto lunga.

Lo ammetto, sono preoccupato. Non tanto per la stabilitá economica, per quello che succederá, per il nostro lavoro, o per la nostra salute.
Quelli sono aspetti sui quali mi sento più tranquillo o su cui comunque so di avere un minimo di controllo (soprattutto il lato economico, grazie alla mia filosofia di vita no-debt e alle competenze che sto preparando per affrontare il mondo del lavoro post-pandemia).

Sono preoccupato perché non so se e quando riavró la mia vita di prima.
Questa vita non mi piace. Stare in casa non mi piace, lavorare da casa non mi piace. Spiaggiarmi sul divano a rincoglionirmi di serie davanti a netflix é l’opposto esatto di quello che mi piace fare nella vita. Con le piscine chiuse non riesco a tenermi in forma. Essere costretto a non poter viaggiare è una frustrazione pesantissima per uno come me.

A me piace muovermi, viaggiare, andare in giro, vedere posti nuovi cosí come rivedere posti che giá conosco e che ho nel cuore. Ogni cosa che puó portarmi in giro per il mondo ha dentro di sé il potere di farmi stare bene.
Anche solo visitare un cliente per lavoro, sedermi in treno e guardare il paesaggio che corre mentre bevo una Birburger, staccare da tutto e da tutti in tre giorni con Hanna al QC Terme Monte Bianco, andare una mezza giornata a Freiburg per una pizza e una birretta con Fabietto, o semplicemente partire per un banale weekend a Desio a trovare la famiglia.

A monte, ho sempre pensato che una delle cose più belle della mia vita fosse il poter andare dove voglio quando voglio. Questo senso di libertà, di essere un po’ cittadino del mondo.

Ma l’epidemia si è portata via tutto questo. Insieme al nuoto. Si è presa entrambe le mie principali valvole di sfogo, le mie passioni, e lo ammetto, l’idea di rimanere senza viaggi e senza nuoto a tempo indeterminato (come minimo tutto autunno e tutto inverno, temo) mi riempie di sconforto.

Ciononostante, staró alle regole, faró quello che mi viene detto. Il bene di tutti deve sovrastare il bene del singolo, questo é un principio sacrosanto. L’egoismo in questo momento é qualcosa che non ci possiamo assolutamente permettere.

Sì é vero, c’è di peggio nella vita, sono piccoli problemi confrontati con quello che sta succedendo. Ma è anche vero che spesso sono le piccole cose a farci contenti e solo quando poi ci vengono tolte capiamo quanto sono importanti.
Perché anche rinunciare a piccole cose puó farci tanto male.

E al momento la cosa che mi fa più male è proprio questa. Chiedermi se e quando riavró la mia vita di prima, senza essere in grado di dare una risposta.
Perché la mia vita di prima mi piaceva maledettamente.

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