Il mondo dopo il Covid: verso le “tecnocrazie”

Come cambierá il mondo nei prossimi due decenni?
È una domanda cruciale per la nostra generazione.

Noi della classe degli anni ’80, gli ultimi nativi analogici, siamo forse destinati a vivere il maggior numero di rivoluzioni tecnologiche e lavorative di ogni altra generazione. Perché se ciò che é successo negli anni scorsi é stato dirompente, quello che verrá nei prossimi anni sará rivoluzionario.
L’ho detto giá in un paio di articoli precedenti: il Covid-19 é stato un importante acceleratore di trend che erano giá in essere prima della pandemia. Se vogliamo, oltre che acceleratore é anche un catalizzatore, ovvero potrebbe rendere certi trend, oltre che piú veloci, anche piú estremi.
I fastidiosi lockdown a cui siamo ormai costretti da settimane e che diventeranno la nostra nuova normalitá per buona parte dei prossimi mesi (o forse anni) hanno se non altro il vantaggio di poterci dare una preziosa anteprima “dietro le quinte” del mondo del futuro. Sotto moltissimi aspetti.

Una societá virtuale, dell’informazione, del Big Data e delle competenze specifiche

Tutto ció che é digitale e online sará il futuro. Qui si giocherá tutta la partita dell’economia, delle competenze e del lavoro nei prossimi anni.
Andiamo verso una societá trainata dall’informatizzazione, dai servizi digitali e della conoscenza. Il nuovo “oro nero” di questo secolo sará il big data e tutto quello che gli ruota intorno: la necessitá di raccogliere e rapidamente elaborare, catalogare, trasformare e redistribuire dati.
Dati, dati, dati e ancora dati. Su tutto e su tutti.

Le grandi imprese digitali della Silicon Valley diventeranno propabilmente qualcosa di piú che semplici multinazionali tecnologiche: saranno veri e propri centri di potere in grado di influenzare le decisioni dei governi e le mosse del potere finanziario planetario.
E purtroppo, in questo futuro gioco di potere, l’Europa (ad oggi priva di una sua grande potenza digitale) parte assai svantaggiata. E recuperare terreno potrebbe rivelarsi complicato.

Occorrerá una nuova generazione di personale specializzato ed altamente qualificato, eclettico, dotato di grandissima flessibilitá. Molte delle figure professionali di spicco di oggi, come il Data Scientist o lo Scrum Master, non esistevano 15 anni fa, e tra altri 15 anni molto probabilmente saranno giá state superate da qualcosa di nuovo.
Il capitale umano e le competenze diventeranno l’asset strategico che fará la differenza tra le nazioni ricche e quelle povere (e purtroppo l’Italia, con il suo sistema che sopprime le competenze e promuove la fuga di persone all’estero, vede il concreto rischio di finire dalla parte dei grandi perdenti) e l’intero mondo occidentale diventerá, a tutti gli effetti, fortemente tecnocratico. Molto piú di quando non lo sia oggi.

Il mondo del futuro sará sempre piú “virtuale”. Molti business dovranno essere possibili a distanza, in un modo molto piú efficace e efficiente di quanto non sia possibile fare oggi. Nel futuro dovremo avere la possibilitá di entrare virtualmente in un negozio o in un reparto produttivo, interagire con le persone e con gli oggetti, pur non essendo fisicamente lí.

L’infrastruttura digitale diventerá un asset strategico nazionale, al pari di autostrade, ferrovie e installazioni militari. Il suo potenziamento e la sua manutenzione saranno di fondamentale importanza per l’economia del futuro.

Si creeranno tante nuove professioni, per lo piú ad elevata specializzazione. Molti lavori spariranno, per lo piú quelli a bassa scolarizzazione. Questo porterá a cambiamenti profondissimi nella societá: ci sará chi salirá e chi scenderá, come sempre.
Vincitori e vinti.

L’illusione del benessere per tutti e di un mondo piú equo

La generazione dei nostri genitori e quella dei nostri nonni hanno vissuto un periodo di boom economico e di profonda positivitá, durante il quale é stata creata molta nuova ricchezza che si é ben distribuita a livello sociale facendo nascere il ceto medio dei benestanti.
Innovazione tecnologica e crescita economica avrebbero creato, secondo certe visioni oniriche figlie degli anni del boom economico, un futuro di benessere e di uguaglianza in cui grazie all’automazione avremmo lavorato pochissime ore al giorno e tutti avrebbero goduto di una qualitá e di un tenore di vita elevatissimi.
Questa previsione era in realtá una pia illusione, come dimostrano i fatti. L’andamento dei partimoni delle Elìtes mondiali, cosí come quello dell’indice di Gini, mostrano chiaramente che tra gli anni ’50 e ’80 é stato toccato una sorta di “plateau” di uguaglianza sociale, che poi ha iniziato a dissolversi giá negli anni 90, tornando, ai giorni nostri, ad una situazione di disuguaglianza dei patrimoni simile a quella dei primi del ‘900. E sfortunatamente il trend é uno solo: quello in crescita.
Quella dell’uguaglianza e della ricchezza per tutti é stata una illusione, una parentesi durata pochi anni. Perché la tecnologia e la crescita economica, che dovevano essere i drivers di questo idilliaco futuro, stanno in realtá spingendo nella direzione opposta: un mondo di disuguaglianze crescenti.

Le classi sociali si modificheranno di conseguenza, e qui andremo incontro a cambiamenti rapidi e drastici. Piú che su classi sociali, il futuro sará basato su un sistema di caste, perché la mobilitá sociale diventerá sempre piú difficile in virtú dell’esplosione delle disuguaglianze.
Avremo una Elíte, la casta dei ricchi, detentrice di patrimoni immensi e che fonderá la sua ricchezza su speculazioni finanziarie e rendite patrimoniali; la casta media, costituita da quei professionisti in possesso delle skill e delle competenze stategiche descritte poc’anzi; e poi per ultima la casta dei “sussidiati”. Quest’ultima sará la piú numerosa e sará costituita da tutti coloro che non potranno piú lavorare perché sostituiti da macchine o da intelligenze artificiali (o semplicemente perché il settore in cui lavoravano non esisterá piú) e ai quali risulterá piú conveniente incassare un “reddito di esistenza” dallo Stato piuttosto che lavorare per pochissime lire.

Questo cambiamento verso caste profondamente diseguali favorirá tumulti sociali e la potenziale ascesa di formazioni estremiste e populiste. L’impoverimento generalizzato di una larga parte della popolazione, unito al dilagare delle teorie cospirazioniste e complottiste via social networking, innescheranno una rabbia sociale mai vista nella societá moderna. Possiamo aspettarci, nei prossimi due decenni, momenti di profonda crisi e decadenza delle democrazie occidentali, le quali dovranno necessariamente reagire con importanti cambiamenti per adeguarsi ai tempi.
Sará necessario istituire redditi di cittadinanza o comunque un reddito base per tutti su vasta scala, in modo da evitare che milioni di persone cadute in povertá assoluta organizzino massicce proteste con annesse escalation di violenza e criminalitá.
Assisteremo a profondi cambiamenti delle democrazie evolute e non necessariamente saranno tutti cambiamenti piacevoli. Una trasformazione che ci porterá verso delle “Tecnocrazie” basate su tecnologia evoluta e mondo digitale.
Ma non tutte le Nazioni sviluppate riusciranno ad affrontare con successo questa trasformazione.
Alcune delle ex potenze industriali del mondo non saranno all’altezza della situazione, non riusciranno a mettere in atto i cambiamenti necessari ed entreranno in una spirale irreversibile di impoverimento sociale e desertificazione economica. I Paesi del Sud Europa sono tra i candidati piú probabili a questo tipo di scenario.

La buona notizia é che il ceto medio sopravviverá. Non potrá essere altrimenti, poiché sará di fatto l’unica casta produttiva, il cui lavoro produrrá sia la ricchezza per le Elítes (che incasseranno i dividendi delle azioni e i proventi delle speculazioni); sia sussidi per la casta dei poveri (ottenuti dalle tasse pagate dalla casta media). Quindi una casta media sará sempre e comunque “necessaria”, e costituirá l’impalcatura fondamentale e forse piú importante della futura societá.
Se da un lato questa casta media godrá dei benefici del mondo digitale, del lavoro da remoto e della flessibilitá, dal’altro sará condannata a lavorare a ritmi proibitivi per far girare l’economia e soddisfare la fame di profitto delle Elítes, nonché a studiare per tutta la vita per adeguarsi ai continui cambiamenti tecnologici e sociali in atto, pena una rapida obsolescenza delle propie skill. Il lifelong learning non sará piú una filosofia di vita da adottare liberamente bensí qualcosa di necessario, e la linea di demarcazione tra lavoro e vita privata/familiare cadrá definitivamente: queste persone pagheranno il loro tenore di vita superiore con il lavoro continuo, senza confini e senza orari. I membri della casta media saranno inoltre soggetti a pesantissimi prelievi fiscali, per poter mantenere in essere tutto l’apparato di sussidi necessari a “tenere buona” la casta dei poveri.
Con le Elítes che avranno accesso a paradisi fiscali e ad efficaci meccanismi di elusione fiscale, sará la casta media, con i suoi redditi da lavoro, a dover fornire il grosso delle entrate fiscali per tenere in piedi il sistema.

La casta media del futuro sará molto diversa dalla classe media che abbiamo conosciuto fino ad oggi, perché il requisito fondamentale per farvi parte saranno le skill, le conoscenze e la specializzazione. Molti rappresentanti dell’odierna classe media cadranno senza possibilitá di appello nella futura casta dei “sussidiati” perché non avranno le skill necessarie a conservare il proprio livello di reddito nella societá del futuro. Questo é un trend che in realtá era giá iniziato negli scorsi anni, ma la pandemia Covid gli ha di fatto… messo il turbo.


Della casta dei poveri “sussidiati” faranno parte tutti coloro che oggi svolgono lavori che nel giro di uno o massimo due decenni saranno completamente robotizzati o digitalizzati: pensiamo ad esempio ai magazzinieri (saranno sostituiti da muletti automatici senza pilota), postini, fattorini e furgonisti (saranno sostituiti da droni), molti commessi di attivitá commerciali (definitivamente soppiantate dal commercio online e dalla compravendia virtuale) ma anche le stesse cassiere dei supermercati, che in futuro potrebero essere del tutto soppiantate dall’automatizzazione della grande distribuzione (piccoli supermarket senza cassieri in carne e ossa esistono giá). Questa ondata di automazione non solo fará una strage di lavori manuali, ma non risparmierá neppure i colletti bianchi: ci si puó aspettare che in futuro sistemi come SAP e ORACLE si evolvano al punto da non richiedere piú quasi nessun operatore in carne e ossa a gestirli, mentre software di gestione e pianificazione automatica con intelligenza artificiale potrebbero soppiantare molte figure manageriali.
Se tuttavia i possessori di una formazione manageriale potranno pensare di “salvarsi” investendo in nuove skill e in formazione, per chi non é scolarizzato e sa fare solo lavori manuali ci sará ben poca scelta. I meno qualificati potranno lavorare solo a condizione di costare meno di una macchina, e a quel punto diventerá piú conveniente non fare nulla e campare di sussidi.
Ma non tutto é perduto: alcune figure piú specializzate, anche se prettamente operative, si potrebbero salvare; ad esempio, si puó prospettare un futuro interessante per gli operai specializzati in meccatronica, automazione e robotica. Infermieri e operatori della sanitá e dell’assistenza agli anziani avranno lavoro assicurato ancora per alcuni decenni (anche se poi, una volta andati al creatore tutti i boomers, la prospettive potrebbero ridursi di molto anche per loro).


L’odierna classe media imprenditoriale e commerciale, quella che oggi possiede ristoranti, negozi, piccole attivitá, subirá un consistente taglio durante le ondate pandemiche Covid-19 e i relativi lockdown e chiusure generalizzate. Moltissime attivitá di ristorazione e commercio saranno costrette a chiudere e verranno acquisite a prezzo di saldo dalle grandi catene.
Si consolierá cosí, con una decisa accelerazione, quello che era un processo giá in atto ovvero la moría delle piccole attivitá imprenditoriali e la loro sostituzione con filiali di grandi catene internazionali. Il “negozietto” o il “ristorantino” a conduzione familare non esisteranno praticamente piú, e la classe media imprenditoriale oggi collegata a queste attivitá subitá un consistente ridimensionamento.
Nel settore Leisure sopravviveranno solo le piccole e medie realtá di gran lusso, quelle collegate alle Elíte, che grazie alla elevata marginalitá riusciranno ad affrontare meglio le ondate pandemiche e le chiusure.

La fine del Welfare per tutti

Anche il welfare come lo conosciamo oggi subirá inevitabili cambiamenti nei prossimi due decenni.
In Europa, ad oggi, si concentra piú della metá della spesa mondiale per welfare pubblico, a fronte di una popolazione che rappresenta solo il 7% degli abitanti totali del pianeta. Un autentico paradiso, che peró stanti le condizioni economiche attuali e il profilo demografico della popolazione… non potrá durare molto a lungo. È una semplice questione di conti.
Le principali economie europee stanno affrontando in questo momento spese monumentali per sostenere il proprio sistema sanitario ed elargire nel contempo aiuti a tutti i settori e ai lavoratori che si sono dovuti fermare. Una montagna di debito pubblico che non ha precedenti nell’ultimo secolo.
A crisi finita, si dovranno fare i conti e per forza di cose bisognerá rientrare del debito fatto. Per forza.

Sistemi sanitari pubblici universali e gratuiti come quello Italiano diventeranno un lusso che nessuna nazione potrá piú permettersi: Elítes e casta media avranno accesso alla sanitá privata, che diventerá la nuova spina dorsale del sistema sanitario in tutto il mondo occidentale. Per la casta dei sussidiati saranno disponibili cure sommarie ed essenziali all’interno di ospedali pubblici e di ambulatori popolari che saranno gestiti da associazioni di caritá e di volontariato, con posti limitati e liste di attesa di mesi o anni. L’accesso a cure evolute e immediate, soprattutto per le malattie piú gravi, diventerá una esclusiva delle Elítes e della casta media.
Se pensate che quest’ultimo sia uno scenario eccessivamente catastrofico e pessimista, sappiate che é esattamente ció che é successo in Grecia negli anni della violentissima austerity imposta dopo la crisi dei debiti sovrani del 2011. Quindi no, non é fantascienza distopica, ma triste realtá (e neppure troppo lontana da noi).

Le pensioni pubbliche subiranno una annessa, consistente sforbiciata. In Germania la Gesetzliche Rentenverscherung é stata negi anni giá fortemente ridimensionata e si va verso un sistema multipilastro simile a quello svizzero, in cui la pensione privata rappresenta il grosso del proprio portafoglio previdenziale.
La politica tedesca giá oggi sta lanciando un chiaro messaggio ai giovani adulti: fatevi una (o piú) pensioni integrative. Se conterete solo sulla pensione di stato state pur certi che finirete in Altersarmut (povertá in terza etá) e lo Stato non sgancerá un centesimo in piú.
Una affermazione forte, ma rispondente a veritá. Una affermazione che bisognerebbe avere il coraggio di fare anche in Italia.

Il futuro previdenziale (per chi potrá permetterselo) sará basato sulla capacitá personale di ciascuno di noi gestire le proprie finanze: il sistema che ci aspetta sará molto piú simile a quello statunitense, in cui ognuno deve sapersi organizzare e fare i suoi conti sul capitale da mettere da parte durante la propria vita lavorativa per poter andare in pensione (decidendo anche quando andare in pensione).

Insomma, il riassunto della situazione futura é, in breve, il seguente: non ci sará piú lo Stato a pensare a tutto. Lo Stato ci abbandonerá. Perché non si potrá piú permettere di farci da balia per tutto, non sará piú sostenibile. Tutto ciò che lo Stato si limiterà a fare in futuro sarà elargire un reddito di esistenza alla casta più povera. Fine della storia.
Per tutto il resto, ci si dovrà arrangiare; chi non sará in grado di farlo ( o non vorrá farlo) non potrà più contare su nessun aiuto al di fuori di una minima elemosina.

Conclusione

Se vogliamo bene a noi stessi e alle nostre famiglie, la nostra prioritá nei prossimi anni deve essere una sola: rimanere nella casta media e non precipitare in quella dei sussidiati.
Sará possibile solo con impegno e studio. Iniziando giá da ora.

Perché la lotta per non diventare poveri sará la vera guerra che ci vedrá tutti uno contro l’altro nei prossimi 10-20 anni.
E la concorrenza sará agguerrita e ben preparata…
Perché diventare povero non piace a nessuno.

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