Buona Pasqua-Covid a tutti. È giá la seconda. Non sará l’ultima.

È giá passato piú di un anno ormai da quando le nostre vite sono diventate “casa e lavoro” (oppure “casa e sussidi” per chi é meno fortunato) e mi sto lentamente trasformando in un animale da scrivania con l’eccezione della passeggiata pomeridiana/serale (quando non c’è coprifuoco).
Niente piscina, niente viaggi, niete ritrovi con la famiglia, niente birrette al Linie 3, niente ritrovi con amici, niente sauna settimanale al Jugendstilbad, niente cinema, niente concerti, niente flammküchen al Flambee, niente visite alle Weinkeller, niente, Niente di niente.
E per il secondo anno consecutivo a Pasqua siamo io e Hanna, con i nostri genitori sullo schermo di un computer.
Questa vita “DDR style” ci accompagnerá ancora a lungo e mi sono rassegnato ad abituarmici e a cercare di pensare che la salute é in questo momento la cosa piú importante e il regalo piú grande, seguito in seconda posizione dalla compagnia di una persona che ti ami davvero e in terza da un lavoro che non risenta della pandemia. E fortunatamente in questo momento ho tutte e tre queste cose, quindi non mi sembra il caso di lamentarsi del resto.
Tutto il resto é stravizi e anche senza stravizi in fondo si puó vivere benissimo.
Ancora soffro, certo, come stanno soffrendo tutti, ma in qualche modo ci abitueremo. Non abbiamo alternative.

Del resto, qualche anno ancora ci vorrá. Chi pensa che con la vaccinazione sará tutto finito, secondo me, sbaglia.
Soprattutto continua a stupirmi come i nostri Governi non abbiano pensato a nessun piano B, nessun piano di lungo termine per una “economia di pandemia” che permetta di affrontare la situazione con qualcosa di diverso dal lockdown nel caso la vaccinazione non mantenga le promesse. Tutta la nostra strategia si basa sull’imposizione di chiusure e di restrizioni “temporanee” dando per scontato che con i vaccini, in un momento ben preciso, se ne uscirá. Momento che (se ci avete fatto caso) viene posticipato sempre piú in lá.
Prima ci avevano promesso che con i vaccini avremmo avuto la normalitá per l’estate 2021. Ora giá si inizia a mettere le mani avanti e parlare di Agosto/Settembre. C’é chi giá parla di autunno 2021, primavera 2022, estate 2022… e via cosí.
Ci spostano l’asticella sempre piú in lá.

Mah, io ho giá spiegato che secondo me non sará cosí e che a mio personale giudizio dovremo convivere con una situazione di lockdown Ottobre-Giugno per i prossimi 4 anni almeno. Ma forse anche di piú.

Sono pronto a scommettere (non tantissimo, ma un paio di centoni sí) che a Ottobre 2021 ritornerá il lockdown preventivo in tutta Europa. Ancora una volta ci diranno che é “per prudenza” e che si tratta dell’ “ultimo sacrificio”, che una volta che la vaccinazione sará “finita per davvero” riavremo la vita normale.
I piú temerari diranno che sará “per salvare il Natale 2021”, del resto in politica la faccia come il culo é una soft skill necessaria.
Tanto la gente oramai se ne fa una ragione e non dice nulla. L’andazzo é questo e prima o poi tutti, volenti o nolenti, devono rendersene conto e accettarlo.

Ogni volta che annunceranno una nuova chiusura, ci prometteranno che sará l’ultima. Andremo avanti cosí, tra promesse e chiusure, fino a quando il virus non avrá completato il suo ciclo naturale di adattamento a noi.

Se saremo fortunati, riavremo la libertá di muoverci e di ritrovarci a Pasqua 2025.

Ma forse anche no. Certi livelli di “libertá”, soprattutto quelli che implicano affollamenti al chiuso, secondo me non torneranno piú.
Perché c’é sfortunatamente un problema aggiuntivo, che va oltre il virus, oltre i contagi, oltre la pressione sul sistema sanitario.
Si tratta dello shock sistemico a cui é stata soggetta la nostra intera societá e il nostro modo di vivere. Uno shock che é paragonabile ad un infarto. E un infarto non é mai qualcosa da cui si esce indenni e uguali a prima.

Come un infartuato che, dopo essere sopravvissuto ad un attacco cardiaco ed essere uscito dalla cardioriabilitazione, passa il resto della vita a tastarsi il polso vivendo nel terrore che l’infarto possa tornare da un momento all’altro, cosí la nostra societá continuerá ancora per molti anni a guardare con apprensione i contagi covid, le statistiche delle terapie intensive, i ricoveri in ospedale e a sondare con terrore ogni persona che starnutisce come possibile portatore di un nuovo terribile virus respiratorio.
Correndo ai ripari e prendendo contromisure, che il piú delle volte saranno probabilmente sproporzionate ed inutili, ma che saranno ormai viste come “necessarie”.

Ed esattamente come un infartuato, che non ritorna mai davvero alla vita di prima, cosí sará per la nostra societá. Una nuova era salutista di restrizioni é, a mio avviso, assolutamente inevitabile, e ci verremo accompagnati piano piano, partendo giá da ora.
Del resto, l’uomo é “Un essere che s’adatta a tutto” secondo Fëdor Dostoevskij.

Quindi di cuore, buona Pasqua-Covid a tutti, e iniziamo a farci l’abitudine.

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