C come Covid – C come Cattiveria

La pandemia e la crisi economica che ne é conseguita hanno avuto spiacevoli conseguenze per tutti (o quantomeno: per quasi tutti) ma tra gli effetti collaterali meno noti e meno portati all’attenzione delle persone c’é l’esacerbazione e l’estremizzazione, a livelli mai visti prima, di un conflitto pluridecennale che – soprattutto in Italia – da generazioni vede contrapposti due grandi schieramenti.
Da un lato lo schieramento degli stipendiati garantiti ovvero i dipendenti statali, i pensionati, i dipendenti di aziende a partecipazione statale, contro lo schieramento della piccola imprenditoria e degli autonomi attivi nel commercio e nei servizi.
I primi da sempre “fancazzisti” e “parassiti” a detta dei secondi, i secondi da sempre “ladri del nero” ed “evasori” a detta dei primi.
Una guerra senza quartiere che si combatte dagli albori della Repubblica postbellica.

Ma con l’avvento improvviso della pandemia l’esito di questo scontro, da anni in costante bilico, volge ora decisamente in favore dei primi. È la categoria degli stipendiati garantiti che ora puó permettersi di gongolare in homeoffice a stipendio pieno oppure di riposare sul divano di casa incassando puntuali sussidi e godendo malignamente, in modo neppure troppo velato, dell’infausto trapasso che il destino ha riservato al nemico di classe.
Si é cosí creata una ulteriore e profonda spaccatura, che va ad aggiungersi al quadro di una societá occidentale che giá prima della pandemia era piú divisa che mai.

Nella nostra era tecnologica e dissennata dominata dai social networks e dalla socializzazione virtuale, ora piú che mai catalizzata dalle restrizioni pandemiche che impongono alle persone di incontrarsi solo digitalmente, é su Internet che si spostano ora il confronto e il campo di battaglia, prendendo forma in quella che si potrebbe considerare la piú autentica fonte di letteratura spontanea moderna, vero specchio della societá: i commenti sui social.
Ed é dai commenti sui social che si capisce la vera portata di questa guerra.

Ecco quindi da un lato gli stipendiati garantiti farsi promotori delle posizioni piú chiusuriste e restrizioniste, trincerandosi dietro all’inviolabile principio del “prima la salute, il resto si vedrá” per giustificare chiusure a oltranza e lockdown severissimi, dall’altro la piccola imprenditoria dei servizi e del commercio che sgomita e protesta, soffocando lentamente sotto i colpi inferti dalla crisi, chiedendo solo di poter lavorare. Ma gli appelli vanno a vuoto, anzi: chi protesta é bollato di negazionismo, riduzionismo, additato come reo di irresponsabili atteggiamenti di ribellione.

Di fronte alle proteste dei ristoratori e dei commercianti, ormai ridotti alla disperazione dopo 14 mesi di chiusure, i commenti sui social e sui siti di notizie piú battuti disegnano un quadro impietoso.
I piú spietati ovviamente godono malignamente e si dicono soddisfatti di quanto sta accadendo, vedendo questa crisi senza precedenti come la giusta punizione per chi da sempre fa nero e non paga le tasse. I piú “magnanimi” si limitano a far notare che esiste il rischio di impresa e che fa parte del gioco: chi si mette in proprio sceglie di rischiare quindi sono cavoli suoi. Non manca poi ovviamente chi si attacca alle nefaste statistiche dell’epidemia per fare la morale: “abbiamo XXX morti al giorno e questi pensano solo al loro orticello” “si devono vergognare”.
Si apprezza l’assenza piú totale di empatia. Nessuna parola di solidarietá, neanche il minimo compatimento per una categoria di persone che nella vita ha probabilmente come unica colpa quella di avere avuto una sfiga terribile.
Selezione naturale di mercato, senza alcuna forma di pietá o di comprensione: bellum omnium contra omnes.

Si é detto tante volte che é proprio nei momenti piú terribili che gli esseri umani tirano fuori il meglio di sé. Che quando sopraggiungono il terrore e la disperazione, quando siamo vicini al baratro, siamo capaci di atti di grande nobilltá.
Sará, ma io non vedo succedere nulla di tutto questo. La situazione é di quelle davvero brutte, ma non vedo nessun atto di nobiltá o di altruismo da parte di nessuno.
Forse tutto ció é figlio della grande disparitá insita nelle dinamiche di questa crisi, che colpisce alcuni molto piú di altri.

Sta di fatto peró, che quando leggo e vedo tutto questo, mi rendo conto che c’é un’altra epidemia in corso che mi spaventa molto di piú dell’epidemia di Covid. È silenziosa e striscia tra la gente, senza far troppa notizia ma diffondendosi con un Rt molto piú grande di 1.
È una epidemia di Cattiveria. E mi fa molta, molta paura.
Perché se sono quelli a cui sta andando tutto sommato “bene” a diventare cosí cattivi, mi domando che cosa succederá a quelli a cui sta andando male.

2 pensieri su “C come Covid – C come Cattiveria

  1. Semplice: arriverá un momento, più in lá nel tempo, in quelli a cui sta andando “male” alla fine capiranno che non ci sará nessun vero “ritorno alla normalitá”, se non forse tra un lustro., e che il loro settore é stato semplicemente sacrificato in favore di altri piú significativi ai fini del PIL.
    A quel punto, non avendo ormai piu nulla da perdere, scenderanno in strada a spaccare tutto oppure andranno a rubare nelle case di quelli a cui sta andando “bene”.

    • Scenario un po’ estremo ma non inverosimile. Unico modo per evitare il disastro: una nuova agenda fiscale che permetta di inglobare tutti i rappresentanti della ex-classe media di commercianti e autonomi in una nuova casta di “sussidiati”, mantenuta con apposite tasse pagate dai “garantiti” e da quelli che dalla pandemia non hanno perso nulla.
      Cosí si manterrebbe la pace sociale, nel quadro di una progressiva transizione verso una “tecnocrazia” post-Covid che sará basata sulla shut-in economy, sulla digitalizzazione mondiale e sul darwinismo sociale piú spietato.

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