Il boom immobiliare in Germania – Conviene oggi (2021) comprare casa in Germania?

A circa due anni dalla pubblicazione dell’articolo del 2019, voglio tornare sull’argomento in quanto alcune cose sono cambiate.

La Pandemia Covid-19 non solo ha scardinato (forse per sempre) alcuni importanti valori del mondo del lavoro moderno, ma ha anche cambiato radicalmente molti paradigmi riguardo all’abitare. E molti di questi cambiamenti sono strettamente collegati l’uno all’altro.

La rivoluzione dell’Homeoffice ha fortemente ridimensionato il valore aggiunto dato dalla flessibilitá e dalla possibilitá di essere agili e pronti agli spostamenti. Ora con il lavoro da casa la flessibilitá data dal vivere in affitto non é piú un asset come lo era prima della pandemia. Negli ultmi mesi si iniziano a vedere, anche per posizioni di rilievo relative a middle management e top management, assunzioni “Homeoffice-Based” in cui la persona non solo é molto distante, ma in alcuni casi addirittura vive in un altro Paese (non posso citare le Aziende per correttezza e riservatezza, ma vi assicuro che sta succedendo).

Inoltre il modello abitativo “urbano” fatto di appartamenti piccoli nelle grandi cittá andrá probabilmente incontro ad una battuta di arresto. Le cittá non offriranno piú la qualitá della vita di prima (a causa delle limitazioni e restrizioni alla libertá Covid-19) e non saranno piú il “Place to be” assoluto. Verranno meno gli eventi, gli affollamenti, i divertimenti, le manifestazioni, la cultura, tutto ció che rendeva la vita in cittá cool, mentre contemporaneamente avere il lavoro sotto casa non é piú un valore aggiunto come prima, perché ora il lavoro é a casa.

Ora quindi la casa deve essere piú grande. Deve essere lontana del caos e offirre una sana qualitá della vita. Deve essere l’hub completo delle nostre vite, deve essere anche palestra, ufficio, centro benessere. Stanza hobby, stanza ufficio e giardino sono ora diventati accessori pressoché onnipresenti nelle richieste di chi cerca casa a scopo abitativo. Questo non lo dico io: é un trend giá partito e giá sorvegliato dai principali intermediari immobiliari che hanno visto spostarsi la domanda negli ultimi mesi.

Lo so, sembrerá una bestemmia detto da un fan dell’affitto come me, ma a questo punto la domanda sorge spontanea… forse ora, a fronte di questo nuovo scenario, puó essere conveniente comprare casa in Germania?
(comprare casa inteso a scopo abitativo o, come dicono qui, Eigennutzung).

Io dico di . Ma ovviamente deve essere una scelta ragionata e consapevole. A mio avviso, in questo momento ha senso comprare casa se sono soddisfatti i seguenti requisiti:

  • L’immobile é in buona posizione, ben servito (mezzi pubblici, negozi, scuole, ecc..), si trova in una zona in cui c’é lavoro e ci sono Aziende. Questo mitiga il rischio di avere significative perdite nel caso i valori degli immobili inizino un domani a scendere.

Perché: comprare quando i prezzi sono alti é sempre un rischio, chi ha comprato casa in Italia nel periodo pre-2008 ne sa qualcosa. In questo momento la situazione della Germania potrebbe essere paragonabile all’Italia pre-2008, ovvero potremmo effettivamente avere raggiunto un picco. Tuttavia ci sono anche elementi che portano a pensare il contrario, cioé che la crescita delle quotazioni immobiliari in Germania non si fermerá, questo anche solo sulla base di considerazioni squisitamente demografiche (la popolazione residente in Germania aumenta senza sosta da 10 anni e nulla fa pensare che questo trend si possa fermare). In ogni caso, comprare in una zona appetibile rimane la miglior mitigazione.

  • La somma di rata del mutuo piú i Nebenkosten mensili non supera un terzo dello stipendio netto piú alto in famiglia

Perché: questo é un parametro importante. Molte banche assumono a parametro le entrate totali dell’Haushalt, cioé la somma degli stipendi netti (se si é in due, come generalmente accade) sulla quale si va poi a parametrare una rata del mutuo sostenibile.
Io non sono d’accordo. In mia opinione, la rata va calcolata su un solo stipendio, in modo da risultare sostenibile a tempo indeterminato nel caso uno dei due stipendi venisse meno. Inoltre, come nota personale, ritengo che la rata del mutuo dovrebbe essere inferiore a quella dell’eventuale affitto che paghereste per quell’immobile. In questo modo potrete compensare il vostro debito con la banca con un maggior rispamio di liquiditá durante il pagamento delle rate.

  • Ad acquisto ultimato si ha a disposizione liquiditá sufficiente per fronteggiare almeno due anni di spese in caso di azzeramento totale delle entrate mensili familiari.

Perché: forse sono eccessivamente catastrofico, ma io penso sempre al worst-case scenario. Andiamo incontro ad un decennio di grande incertezza, il Coronavirus é tutt’altro che sconfitto, nessuno ha la piú pallida idea di quello che ci aspetta. A mio avviso, se non si ha la possibilitá di tenere da parte riserve liquide per tirare avanti almeno due anni senza reddito, non bisogna assolutamente indebitarsi per la casa. L’anticipo che mettete per comprare la casa, sommato a tutti i Kaufnebenkosten, ai costi accessori (cucina, mobilia, trasloco, ecc..) non deve prosciugare i vostri risparmi ma deve comunque lasciarvi una riserva di denaro sufficiente a tirare avanti almeno 24 mesi nel caso accada l’impensabile (il 2020 ci ha insegnato che l’impensabile a volte… accade).

Oltre a queste osservazioni valide a livello individuale, vi sono inoltre alcuni segnali macroeconomici che presto potrebbero far tornare l’acquisto di un immobile a scopo abitativo nel novero delle operazioni redditizie. Uno su tutti é il ritorno dell’inflazione. L’anno scorso si trattava solo di vocine isolate, ma ora iniziano a diventare piú voci in coro: sempre piú esperti ed economisti sono concordi nell’affermare che il ritorno dei tassi di interesse e il ritorno dell’inflazione dopo la pandemia potrebbero essere realtá. Anzi, forse sta giá accadendo ora.

Un eventuale innalzamento dei rendimenti dei titoli decennali (che si sta giá verificando) e un eventuale innalzamento dei prezzi al consumo (che per molti beni e materie prime si sta giá verificando) non lascerebbe alle banche centrali altra scelta se non quella di rivedere i tassi all’insú. Si tratterebbe di inflazione e tassi non elevatissimi, si parla di un qualche percento all’anno – che tuttavia, per come siamo stati abituati negli ultimi 20 anni, non é certamente poco.
Del resto, va anche messo in conto che l’elevatissimo indebitamento che sta interessando i bilanci di molti Paesi porrá nei prossimi anni una “sanguinosa” questione di risanamento delle finanze pubbliche. L’inflazione, come “tassa occulta”, potrebbe essere per molte Nazioni della UE una attraente alternativa alle politiche di austerity, soprattutto in chiave di accettazione popolare delle politiche economiche.
Mettere tasse e avviare programmi di austerity produce malcontento e abbatte i consensi; mentre invece una inflazione ben controllata abbatte il debito e abbelisce il bilancio dello stato dando la possibilitá di raccontare al popolo che é colpa dell’economia di mercato e della ripresa post-pandemia.


Certo, per ora siamo nel campo delle speculazioni: l’incertezza regna sovrana, nulla é certo e nessuno puó dire oggi quello che succederá domani.
Ma una cosa é sicura: in tempi recenti non vi erano mai stati cosí tanti argomenti a favore di un possibile ritorno dell’inflazione.
(non metto le fonti, perché ne ho guardata davvero troppe e non ho memorizzato tutti i link; ma ce ne sono tantissime: se fate qualche ricerca Google o su Youtube troverete un sacco di materiale)

Per chi ha acceso un mutuo e bloccato le rate per i prossimi 10, 15 o 20 anni, approfittando degli attuali tassi prossimi allo zero, il ritorno dell’inflazione e dei tassi di interesse sarebbe una autentica epic win, mentre per chi continua a pagare l’affitto sarebbe un affare tutt’altro che piacevole.

È chiaro che per pensare di comprare una casa o un appartamento in Germania, pur con uno stipendio medio/alto e qualche risparmio da parte, non possiamo avventurarci sulle grandi cittá come Frankfurt, München, Stuttgart a causa dei loro prezzi ormai irraggiungibili (per un trilocale da 80 mq nei sobborghi di München si parte da 700.000 Euro!) e anche cittá meno grandi come Darmstadt o Heidelberg sono ormai diventate troppo care. Questo non significa che non si possa comprare casa in queste cittá: l’acquisto é sempre possibile, tuttavia imporrebbe di accollarsi un mutuo piú gravoso (quindi una rata piú elevata) con la consapevolezza che si sta acquistando un immobile dal prezzo gonfiato. Cosa che per un immobile a scopo abitativo e non di investimento, a mio avviso, non ha senso.

Guardando alla mia zona, ad esempio, le cittá della Bergstraße come Bensheim, Heppenheim e Weinheim offrono prezzi decisamente piú accessibili e un ottimo livello di servizi e qualitá della vita. Una buona rete di trasporti, le colline dell’Odenwald dietro casa e un sacco di opportinutá per il tempo lbero; cittadine piacevoli e ideali per vivere in tranquillitá senza rinunciare alle comoditá. Queste cittá non hanno importanti universitá o grandi Aziende, tuttavia si trovano nel bel mezzo di una delle zone piú ricche e dinamiche della Germania (la Metropolregion Rhein-Neckar) con una miriade di opportunitá professionali e di crescita a portata di auto, di treno o … di tram.

È in zone simili a queste che si possono trovare opportunitá interessanti per vivere in casa di proprietá. I prezzi pur non essendo alti come in altre cittá sono comunque considerevoli, quindi occorre monitorare il mercato per le opportunitá piú convenienti. In virtú dell’elevatissima domanda e dei prezzi alti, tutte le offerte piú interessanti tendono a essere bloccate a pochissimo tempo dalla pubblicazione, quindi é necessario essere veloci.

Una volta analizzato il costo/opportunitá da un punto di vista meramente economico, rimane poi la questione dei rischi di tipo non economico connessi al comprare casa: ne ho parlato anni fa in un mio articolo dal titolo Comprare casa? No grazie in cui riassumevo alcune delle possibili disgrazie che possono capitare a chi decide di legarsi definitivamente ad un bene immobiliare. Tra queste ci sono i vicini: possono capitarne di rompipalle, problematici, o peggio ancora violenti e squilibrati. Non é il massimo quando ci si ritrova a convivere con una situazione sociale problematica proprio alla porta accanto, e quando si ha comprato casa diventa un grosso, grossissimo problema.

C’é un modo per mitigare o addirittura schivare questo rischio: scegliere con cura la proprietá.
Se conoscete la Germania e avete giá esplorato un po’ le cittá e i contesti abitativi, probabilmente giá sapete distinguere le zone residenziali. Il mio non vuole essere un discorso classista o razzista ma una pura descrizione della realtá e lo so che é poco bello come discorso ma la realtá purtroppo funziona cosí: come in ogni parte del mondo, esistono zone “brutte” e zone “belle” (all’interno di queste ultime poi ci sarebbe un sottoinsieme che io chiamo le zone “per Privatiers” ma questo é un altro discorso).

Le zone “brutte” sono riconoscibili per via delle edilizie popolari; si tratta di MHF (Mehrfamilienhäuser) in alcuni casi di dimensioni enormi. Alle periferie delle grandi cittá é facile trovare questi giganteschi condomini, spesso chiamati in modo dispregiativo “Mietkaserne”, si tratta di agglomerati popolari abitati quesi interemante da immigrati e in cui purtroppo non di rado si verificano situazioni sociali poco piacevoli. In tedesco queste zone sono denominate “Soziale Brennpunkte” e non sono esattamente l’ideale se cercate un contesto tranquillo e rilassato.

Le zone “belle” sono riconoscibili dalle EFH (Einfamilienhäuser, ovvero le villette unifamiliari) e da edilizie piú piccole e curate (non piú di una mezza dozzina di appartamenti per edificio). Generalmente al loro interno la viabilitá é del tipo Schrittgeschwindigkeit 7 km/h, riconoscibile dall’apposita segnaletica. Si tratta di zone fatte su misura per le famiglie della classe media tedesca e rappresentano probabilmente i Wohngebiet piú ambiti e ricercati.

Per comprare casa in queste zone non é sufficiente disporre delle risorse economiche ma talvolta serve anche dimostrare un certa dose di “creanza e garbo” sociale. Uno dei compiti dei Makler immobiliari e degli intermediari addetti alla vendita di immobili infatti é quello di assicurare il mantenimento del “decoro” del condominio e del vicinato. Pertanto, se vi presentate come una persona istruita, elegante, posata, tranquilla, con una ottima conoscenza del tedesco, molto probabilmente verrete preferiti rispetto a qualcuno magari anche con migliori credenziali finanziarie delle vostre, ma potenzialmente piú chiassoso, ingombrante e “vivace”. Pertanto é molto importante fare una buona impressione e illustrare all’intermediario il proprio background pe fare piú “bella figura” possibile.

Esistono anche casi in cui a vendere gli appartamenti sono direttamente le societá che possiedono e amministrano lo stabile. Anche in questa situazione l’amministrazione spesso ha cura di “selezionare” tra i possibili acquirenti chi appare piú “promettente” in termini di buon vicinato.
Comprare casa in un immobile cosí amministrato riduce, e di parecchio, il rischio di trovarsi a che fare con situazioni spiacevoli.

Nelle zone “belle”, in ogni caso, non troverete solo Tedeschi ma anche una discreta percentuale di stranieri. La classe media con background migratorio in Germania sta aumentando sempre di piú, costituita sia da Tedeschi con “Migrationshintergrund” di seconda o terza generazione, sia dai nuovi expats ad elevata qualificazione/istruzione arrivati negli ultimi anni. Quindi no, non si tratta di zone invalicabili abitate da membri di caste chiuse.

Ovviamente, comprare casa in Germania significa entrare nella cerchia privilegiata degli Eigentümer (temine tdesco che indica i proprietari immobiliari) e come ogni privilegio, ha un suo costo. La Grundsteuer (equivalente della IMU Italiana) non é esosissima, ma sfortunatamente il calcolo non é semplice. Un calcolatore per stimare la sua entitá si trova qui. Digitando il prezzo di acquisto e selezionando il tipo di immobile avrete una stima (piú o meno affidabile) della Grundsteuer.
Tenete presente che la Grundsteuer é basata su valori catastali ormai antiquati, completamente scollegati dalle valutazioni odierne, pertanto é difficile da calcolare a priori. Inoltre questa imposta verrá profondamente riformata e dal 2025 in Germania si pagherá la nuova Grundsteuer: maggiori informazioni in questo articolo.
Vi sono poi altri costi e informazioni da considerare in dettaglio, ma questo sará un altro articolo.

E poi é chiaro, comprare casa in Germania oggi significa anche sperare che il boom immobiliare tedesco continui e che il valore del proprio immobile continui a crescere al ritmo di diversi percento all’anno, come hanno fatto gli immobili di mezza Germamia dal 2010 ad oggi, raddoppiando quasi di valore (in quasi assenza di inflazione!).
Questo trend potrá continuare? Difficile dirlo. Il boom immobiliare tedesco e la Wohnungsnot hanno le loro cause in diversi fattori, demografici ed economici (ne ho giá parlato in vari articoli) ed é verosimile ritenere che fintanto che questi fattori rimarranno in essere, le valutazioni degli immobili continueranno a salire. Secondo questo studio, nei prossimi 14 anni arriveranno in Germania più di 200.000 “ausländische Fachkräfte” (lavoratori stranieri qualificati) all’anno e questo porterà ad una domanda aggiuntiva di 3.000.000 di appartamenti. Questo senza contare i rifugiati e i ricongiungimenti familiari. Fintanto che in Germania ci sará lavoro e ci sará una forte immigrazione richiamata da questa offerta di lavoro, gli immobili potenzialmente non potranno che rincarare.
Questo in teoria.
In pratica, c’é da chiedersi quanto sostenibile sia un incremento di diversi percento all’anno a tempo indeterminato, in assenza di inflazione. La risposta é semplice: non lo é.
Senza l’inflazione a tenere gli stipendi agganciati al costo degli immobili, si arriverebbe ad un punto di stallo in cui nessuno, a parte Elite e grandi investitori, potrebbe piú permettersi di comprare casa in Germania.

Quindi secondo me, i prezzi saliranno ancora, massimo qualche anno, poi si devono per forza stabilizzare. Quindi chi deve comprare – meglio che compri ora.
Sempre che, ovviamente, non arrivi l’inflazione. In quel caso allora la risalita é pressoché garantita.

Insomma, puó essere che forse io abbia cambiato idea?
Seguite i prossimi articoli per scoprirlo…

Pillole di ottimismo e supposte di pessimismo per il 2021

E alla fine ci siamo: il 2020 si appresta a lasciarci.
Per quanto mi riguarda, sará un San Silverstro senza alcun festeggiamento, sia perché le attuali regole anti-tutto in vigore in Germania non permettono di fare praticamente nulla, sia perché non ne ho un cazzo di voglia.
Quest’anno disgraziato si é portato via mio Zio Luca, si é portato via Rodney, si é portato via il lavoro di Hanna, ci ha fatto conoscere per la prima volta nelle nostre vite cassa integrazione e indennitá di disoccupazione, ci ha tenuti per mesi a soffrire con il fiato sospeso per l’incidente stradale della mamma di Hanna e per la straziante infezione da Covid di mia nonna, insomma quest’anno non si merita di essere festeggiato neppure per la sua fine.

Mentre lotto con mal di schiena e mal d’anca sempre piú feroci dovuti all’ineluttabile decadimento della mia muscolatura legato alla totale impossibilitá di nuotare, che mi hanno costretto a investire in arredo ergonomico da homeoffice e in una scrivania “standing” (che ha mitigato solo in parte il problema), ecco che mi appresto a scrivere il mio post di fine anno.
Cosa ci aspetta per l’anno nuovo, é difficile dirlo. Onestamente, non sono molto ottimista. Ci sono sia ragioni per essere pessimisti e alcuni spiragli di ottimismo.
Quindi ecco un paio di supposte di pessimismo e di pillole di ottimismo per l’anno in arrivo.

Supposta di pessimismo numero 1 – La vaccinazione di massa potrebbe non arrivare mai a compimento

Con l’inizio delle vaccinazioni di massa in Gennaio si cercherá di immunizzare milioni di persone in pochi mesi. Una simile operazione non ha precedenti nella storia, soprattutto se fatta con un vaccino completamente nuovo.
È inevitabile, per la legge dei grandi numeri, che su tutti i milioni e milioni di persone a cui si andrá a somministrare questi nuovi vaccini, avverrá prima o poi una grave reazione avversa e qualcuno ci lascerá le penne o ci andrá molto vicino. Temo che presto o tardi succederá.
Di per sé, non é nulla di strano né di nuovo: ogni volta che facciamo una anestesia rischiamo di andare incontro a reazioni allergiche potenzialmente fatali (non a caso ci fanno firmare tonnellate di scartoffie), ogni volta che mangiamo frutti di mare rischiamo potenzialmente una lavanda gastrica, ogni volta che facciamo un TAC ci becchiamo una dose di radiazioni sufficiente a innescare mutazioni genetiche, anche solo la puntura di un calabrone ci potrebbe mandare all’altro mondo, e cosí via discorrendo.
Si tratta di rischi a probabilitá molto, molto bassa, ma comunque esistenti.
Quando peró hai milioni e milioni di vaccinati in cosí poco tempo, la legge dei grandi numeri é a tuo sfavore. E in un momento in cui tutta l’attenzione del mondo é puntata sulla vaccinazione, un singolo grave evento avverso puó significare il fallimento dell’intero progetto.
La notizia finirebbe in prima pagina sui giornali, l’opinione pubblica si spaventerebbe, é anche auspicabile che sotto forti pressioni politiche la somministrazione stessa dei vaccini possa essere interrotta.
La fiducia della popolazione nei confronti dei vaccini crollerebbe, i no-vax guadagnerebbero enormi consensi e l’intera operazione di vaccinazione di massa fallirebbe, con la maggioranza della popolazione pronta ad accettare anni di lockdown piuttosto che il vaccino.

Supposta di pessimismo numero 2 – E se il virus muta e ce lo mette in quel posto?

Prima erano i visoni, ora é la “mutazione inglese”: il Sars-Cov-2 muta continuamente e, benché i coronavirus siano considerati virus relativamente “stabili”, nulla puó escludere che una futura mutazione possa metterci nei guai. Sebbene scientificamente improbabile, é tuttavia possibile che un virus mutato possa:

  • Rendere i vaccini inefficaci – il virus é mutato, i vaccini non proteggono piú e bisogna ricominciare con sviluppo e sperimentazione, il che vuol dire aspettare altri mesi, o magari un anno, per avere un vaccino efficace contro la nuova variante del virus, dopo di che ripartire da zero con le somministrazioni. Nel frattempo, si rimane in lockdown e prosegue inesorabile la desertificazione economica della nostra realtá.
  • Aumentare di contagiositá – secondo stime dell’ISS il Sars-Cov-2, nelle prima fasi dell’epidemia in Italia la scorsa primavera aveva un Rt massimo stimato intorno a 3, in assenza di restrizioni e di misure restrittive; esistono tuttavia virus, quali ad esempio il morbillo, con uno spaventoso Rt di 18. Se il virus mutasse e portasse l’Rt a 4, 5 o 6, saremmo in guai seri. Saremmo costretti ad adottare lockdown ancora piú restrittivi e cancellare a tempo indeterminato molte libertá personali e molte attivitá commerciali.
  • Adattarsi al clima caldo – nell’estate 2020 il Sars-Cov-2 ci ha lasciato una finestra di tranquillitá di qualche mese, perdendo moltissima della sua forza e contagiositá. Se peró il virus mutasse in una versione capace di mantenere la sua capacitá infettiva e la gravitá della malattia anche nei mesi caldi e secchi, allora perderemmo anche la tranquillitá dei mesi estivi, piombando in una situazione di lockdown yo-yo senza soluzione di continuitá.

Supposta di pessimismo numero 3 – Siamo (in larga parte) dei maledetti egoisti

Potranno venirci in soccorso vaccini superefficaci e medicinali miracolosi, ma finora ciò che é davvero mancato a tutto il mondo occidentale nella battaglia contro questo virus sono la solidarietá e lo spirito di altruismo.
Abbiamo dimostrato di essere dei fottuti egoisti, pronti a pensare solo e soltanto a noi stessi non appena ce ne viene data la possibilitá; sia a inizio pandemia (vedasi la grande fuga da Milano di Marzo) sia durante, che dopo.
Per quest’anno io e Hanna abbiamo deciso di non tornare per Natale, di non vedere le nostra famiglie. Seppure dolorosa, é stata una decisione volta a carcare di dare il nostro contributo, seppure piccolo, a limitare il piú possibile i rischi per i nostri familiari e a cercare di contenere la pandemia. Quindi abbiamo risposto all’appello delle autoritá tedesche che esortavano a evitare ogni viaggio non necessario, e ce ne siamo rimasti qui.
Lontani dai nostri cari, in un anno in cui é per noi abbastanza doloroso non vederli, visto che questo é stato un anno contrassegnato da lutti, sfighe e disgrazie per entrambe le nostre famiglie e quindi ritrovarsi insieme, almeno per fine anno, avrebbe alleviato un poco il dolore. Invece abbiamo deciso di stare alle regole.

E come spesso accade a chi sta alle regole, ci siamo resi conto che probabilmente siamo stati tra i pochi a farlo.
Nei giorni dal 18 al 21 Dicembre tutti gli aerei da Francoforte per l’Italia erano sold out. Un mio amico del Pfalz che al lavoro ha diversi colleghi “Sudeuropei” mi ha raccontato che al 18 dicembre hanno preso e se ne sono andati tutti in ferie per tornare in famiglia, progandosi poi di pubblicare sui social foto che li ritraevano impegnati in cene e aperitivi “ben affollati”.
Saró in malafede, ma ho i miei dubbi che tutta questa gente si sia sottoposta a tampone prima di partire o che appena arrivata a destinazione si sia autodenunciata all’ASL e messa in isolamento fiduciario per 14 giorni. Forse manco eccessivamente di fiducia verso il genere umano, ma ho i mei dubbi.

Poi non lamentiamoci peró se ci piazzeranno in lockdown fino all’estate, perché é quello che ci meritiamo, se andiamo avanti cosí. Perché non si puó esporre amici e parenti a rischi del genere solo perché vuoi mangiare il panettone con la mamma.

Supposta di pessimismo numero 4 – Molte cose di prima non torneranno (certamente non nel 2021)

La notizia sta pian pianino prendendo sempre piú piede: quest’anno la circolazione del virus influenzale stagionale appare assai limitata se non addirittura assente, il tutto grazie alle misure anti-Covid. Mascherine, distanziamento sociale e limitazioni alla libertá di movimento delle persone stanno riducendo, e di parecchio, l’epidemia di influenza stagionale.

C’é da scommettere che, una volta finita la buriana del Coronavirus, politica e autoritá sanitarie proporranno di tenere in vigore a tempo indeterminato una parte delle misure, in quanto permettono di risparmiare notevolme pressione sul sistema sanitario.
Si argomenterá che il virus influenzale causa migliaia di ricoveri e di morti ogni inverno, che con questa misura é possibile avere risparmi notevoli sul sistema sanitario e si permettono cure migliori in ospedale grazie alla minore severitá del picco epidemico, e cosí via.
Forse, entreremo in una nuova era salutista, dove il principio “la salute sopra ogni cosa” modificherá profondamente la societá e l’economia.

Magari chissá, misure sanitarie e di limitazione dei contagi diventeranno parte delle nostre vite a tempo indeterminato. Certo, avremo piú libertá rispetto al lockdown di adesso, ma dovremo abituarci a molte cose nuove.
Le mascherine in treno, in autobus e in aereo resteranno, magari per sempre. Probabilmente anche al cinema, a teatro e nei negozi.
Al ristorante le megatavolate da 50 cristiani non le potremo piú fare, a meno di non avere a disposizione lo spazio di un capannone industriale. I matrimoni da 300 invitati non si potranno piú fare, a meno di non avere a disposizione Versailles.
Forse anche la “movida” nelle cittá verrá regolamentata (tornelli, ingressi contingentati, controlli).
Per ogni evento conviviale in spazio aperto o chiuso verranno introdotti appositi limiti di persone per metro quadrato, molto piú restrittivi rispetto a quello che potevamo fare pre-pandemia.
Concerti, fiere, convegni, congressi, feste di paese, discoteche… andranno completamente reinventati. Piscine e palestre si dovranno adattare di conseguenza. Anche il turismo andrebbe ripensato, soprattutto quello di massa.

Alcuni business potrebbero diventare stagionali, ovvero possibili senza restrizioni da Maggio a Settembre, e chiusi/limitati nella stagione influenzale.

E tutto costerá, ovviamente, di piú.

Pillola di ottimismo numero 1 – Si é dato un impulso senza precedenti alla ricerca medica

La tecnologia e la ricerca medica fanno passi da gigante: oggi siamo in grado di creare atificialmente RNA messaggero e far produrre direttamente alle nostre cellule ció che serve per attivare una risposta immunitaria; con la terapia CAR-T contro i linfomi possiamo creare super-linfociti geneticamemte modificati che attaccano ed eliminano linfomi altrimenti incurabili; gli anticorpi monoclonali sono la nuova frontiera nella lotta a molteplici malattie.

La pandemia ha fatto sí che il settore ricevesse una attenzione senza precedenti, dando un impulso enorme a tutte queste ricerche. I passi avanti fatti in questi ultimi mesi potrebbero essere determinanti nell’assicurarci in un prossimo futuro accesso a cure nuove e piú efficaci per tanti brutti mali che continuano a mietere vittime senza pietá.

Pillola di ottimismo numero 2 – I vaccini sono efficaci per davvero

Io non sono un medico, non sono un ricercatore, peró so leggere i grafici. E i grafici relativi all’efficacia dei sieri Moderna e Pfizer parlano da soli: la curva di contagio in funzione del tempo cresce con legge approssimativamente lineare per il gruppo che ha ricevuto il placebo, mentre invece a esattamente due settimane dalla somministrazione si appiattisce per poi diventare quasi asintotica per il gruppo dei vaccinati.

La matematica non é un’opinione: i vaccini funzionano. E pure molto bene.
Sugli effetti collaterali, solo il tempo potrá dire come stanno veramente le cose. Ma l’efficacia non é in discussione.

Pillola di ottimismo numero 3 – Le pandemie del passato insegnano

La Spagnola, dopo avere spadroneggiato in tutto il pianeta mietendo innumerevoli vittime, é scomparsa nel giro di un paio di anni. Pandemie influenzali violente come la “Hong Kong” e la “Asiatica” si sono tutte risolte nel giro di un anno o poco piú.
Questa pandemia probabilmente potrá durare di piú, ma una cosa é certa: finirá.
Il passato ci insegna una cosa: che questo calvario finirá. Dobbiamo tenere duro e fare del nostro meglio per reggere questi mesi/anni molto difficili che ancora ci aspettano.
Ma ne verremo fuori.

Pillola di ottimismo numero 4 – Avremo tutti voglia di ricominciare

Il mondo non puó rimanere in lockdown per sempre. Man mano che la situazione migliorerá, le pressioni lobbystiche e politiche per far ripartire certi settori diventeranno molto forti. La gente avrá voglia di rifarsi e di potersi finalmente rilassare, svagare, viaggiare, tornare almeno in parte alla vita di prima.
Sì, é vero, io credo che tante cose non torneranno come prima, o perlomeno, non torneranno subito come prima. Ma le pressioni saranno forti e, alla fine, si troverá un nuovo equilibrio in grado di accontentare piú o meno tutti.
In parte accontentandoci un po’, in parte scoprendo cose nuove, in parte riscoprendo cose un po’ piú semplici e meno pretenziose.

Questa é, personalmente, la pillola che mi fa piú ben sperare.

Con questo chiudo questo 2020 e mando un saluto a tutti i miei lettori, sia a quelli affezionati che a quelli occasionali, ringraziandovi per le piú di 25000 visualizzazioni di quest’anno e con l’augurio che questo nuovo anno in arrivo porti davvero serenitá, stabilitá, tranquillitá e una boccata di aria fresca per tutti noi.

Jimmy