Pricing unbalance: che cosa costa di piú in Italia e cosa costa di piú in Germania?

Dopo qualche anno in Germania è inevitabile scontrarsi con sostanziali, e talvolta sorprendenti, differenze nel costo di beni e servizi rispetto all’Italia.
Ho spesso affermato, nei miei articoli su questo blog, che il confronto tra Italia e Germania a livello di costo della vita si chiude in sostanziale parità, quantomeno per me che provengo dell’hinterland nord di Milano (una zona d’Italia non propriamente economica).

All’interno di questa “sostanziale parità” vi sono però delle differenze molto marcate, con beni e servizi che possono essere talvolta molto più economici, sia dall’una che dall’altra parte. Ecco quindi un breve riassunto delle differenze più eclatanti che ho trovato.

Cosa costa decisamente meno in Germania rispetto all’Italia:

  • Bollo Auto (per auto a benzina)
  • Auto usate e km zero
  • Autostrade (non si pagano proprio)
  • Piscine al chiuso e all’aperto
  • Saune e spa
  • Shampoo, detergenti, dentifrici
  • Prodotti per bambini e neonati
  • Birra
  • Alcune varietà di carne (soprattutto insaccati)

Cosa costa decisamente di piú in Germania rispetto all’Italia:

  • Abbonamenti in palestre e fitness centers
  • Parrucchiere, pettinatrici e barber shops
  • Caffè e cappuccino
  • Pizza
  • Cinema
  • Canone TV statale
  • Internet e telefonia (sia casa che mobile)
  • Mezzi pubblici
  • Immobili (case e appartamenti)

Alcune differenze sono percentualmente elevatissime, altre invece più risibili: un taglio di capelli, per esempio, costa in Germania almeno il doppio che in Italia, mentre il “saving” su una birra media è mediamente di 2 euro (da 3,50 a 4 euro in Germania contro gli ormai universali 6 euro per una media in Lombardia). Tuttavia per concedervi un espresso al bar (il più delle volte di discutibile qualità) difficilmente in Germania spenderete meno di 2 euro.

La pizza, non poche volte di dubbia fattura e con influenze turco-orientali, in Germania difficilmente la pagherete meno di 10 euro. Talvolta sono disponibili diverse “size” (diametri) e l’unico modo per avere una pizza a meno di 10 euro è selezionare il taglio più piccolo (generalmente 24 cm di diametro).

Il canone TV in Germania è di 200 euro a fronte dei 100 euro del canone RAI italiano, e anche le tariffe di Sky e le offerte di pay Tv sono più care rispetto all’Italia.

I guidatori di auto a benzina, in Germania, hanno di che essere felici: per una autovettura da 200 cavalli il bollo si attesta sui 130 euro contro i circa 450 euro necessari in Italia. Il tutto senza considerare le autostrade, gratis in tutto il territorio nazionale.

Non ho voluto includere nella lista le assicurazioni auto in quanto, pur essendo queste effettivamente più economiche in Germania, la differenza andrebbe fatta a parità di polizze e qui si aprirebbe un discorso molto ampio e variegato. Volendo farla breve, si può dire che c’è effettivamente un apprezzabile risparmio, in Germania, sulle polizze di tipo kasko parziale e full kasko; essendo che tuttavia nella stragrande maggioranza dei casi in Italia si viaggia solo con RC auto o al massimo RC + furto/incendio, un confronto diventa difficile perchè questo tipo di polizze in Germania è molto poco diffuso e la differenza di prezzo difficile da determinare.

Una gradita sorpresa è riservata, in Germania, agli amanti di sauna, wellness e spa: in Germania infatti queste strutture sono diffusissime e dal costo molto accessibile, con tariffe dell’ordine dei 15-20 euro a persona si accede per una giornata, mentre per analoghe strutture in Italia va messo in conto almeno il doppio quando non il triplo.

Analoga soddisfazione per chi pratica sport acquatici: in Germania un abbonamento annuale flat in piscina può costare anche meno di 200 euro. E si tratta di impianti di tutto rispetto, non di sgangherate piscine comunali.

I mezzi pubblici, per quanto generalmente più capillari e meglio organizzati, sono decisamente più cari in Germania: un abbonamento mensile integrato a Francoforte o a Monaco costa più del doppio rispetto ad un analogo titolo di viaggio a Milano.

Non parliamo poi degli immobili, sui quali si trova materiale a volontà in questo blog; case e appartamenti in Germania sono rincarati a ritmo vertiginoso a partire dal 2010 a causa del boom migratorio, della crescita economica e dei tassi bassissimi, raggiungendo prezzi molto più elevati che in Italia.
La buona notizia è che tale vertiginosa crescita non si è verificata in modo analogo sugli affitti, che rimangono solo “leggermente” più cari che in Italia.

“La Germania costa meno dell’Italia”: una affermazione che potrebbe avere… i mesi contati

Si discute molto del costo della vita in Germania e da sempre si trova online molto materiale che illustra (in modo piú o meno imparziale) come, effettivamente, molte cose in Germania costino meno che in Italia.

Benzina, gasolio, carne, prodotti per l’igiene, auto usate, assicurazioni, per non parlare poi di alcune tasse come la tassa automobilistica: per diversi beni e servizi in Germania si spende effettivamente meno che in Italia e riempire un carrello della spesa costa piú o meno lo stesso, quando non qualcosa di meno. Ho approfindito l’argomento nel 2018 con un lungo post sul costo della vita in cui ho confrontato Monza con Darmstadt.

Ma questa situazione potrebbe a breve fare parte del passato.

L’assaggio é arrivato a gennaio 2021 con l’introduzione della nuova CO2-Steuer (tassa sull’anidride carbonica) che consiste in un balzello di 25 Euro per ogni tonnnellata di anidride carbonica emessa nell’atmosfera.
Il risultato di questa nuova tassa ecologica é stato un aumento a cascata di tutti i carburanti: benzina, gasolio e gas da riscaldamento.
La benzina, che costava circa 1,28 Euro al litro a Dicembre 2020, costa oggi mediamente 1,52 Euro al litro. Quasi come in Italia.
La stessa cosa é avvenuta per il gasolio da autotrazione e per il gas da riscaldamento, traducendosi in un aumento del 5-7% dei Nebenkosten legati al riscaldamento per tutte le case con impianto a gas (la maggioranza in Germania).

E questo non é che l’inizio: la tassa sull’anidride carbonica é destinata ad aumentare nei prossimi anni, passando da 25 Euro per tonnellata a 35 e poi a 45. Ma i Grünen, candidati ad essere primo partito alle elezioni di Settembre, si sono detti insoddisfatti di questo provvedimento e hanno giá promesso che la suddetta tassa sará rivista al rialzo.

È proprio lo scenario che vede i Verdi primo partito a settembre che porterá con sé, con ogni probabilitá, una valanga di aumenti su tantissimi beni e servizi molto cari ai tedeschi.
Il programma elettorale dei Verdi é chiarissimo: tutto ció che inquina deve essere disincentivato. E per disincentivarlo lo si fará diventare costoso. Molto costoso.

Ciononostante, i Verdi restano il primo partito nei sondaggi, in uno stretto testa a testa con una CDU in netto declino. Segno che a una buona parte dei Tedeschi, nonostante tutto, appoggia questo modo di vedere le cose.

Il consenso crescente dei Verdi ha costretto anche gli altri partiti a correre ai ripari: la SPD, in storica crisi di consensi, sposa a sua volta poszioni ecologiste e antiemissioniste nel tentativo di recuperare una fetta di elettorato “verde”: il segretario Olaf Scholz vuole tassare i biglietti aerei, mentre la deputata Svenja Schultze vuole costringere i tedeschi a “comprare auto piccole e risparmiose” attraverso una decisa tassazione basata su cilindrata, peso e cavalleria delle automobili.
I Verdi dal canto loro, sono ancora piú estremi: Annalena Baerbock, candidata alla cancelleria, promette di eliminare del tutto i voli interni e costringere a usare il treno, mentre per l’automobile il target é la fine dei motori a combustione interna entro il 2030.

Sarebbe la fine della Germania come “Autoparadies“. Possedere un’automobile un po’ “sopra le righe” (una bella grossa cilindrata o un bel turbo di cospicua cavalleria) in Germania diventerá costoso come in Italia se non forse di piú. Con le “tasse ecologiche” attualmente previste per i prossimi anni, benzina e gasolio sfonderanno con ogni probabilitá i 2 Euro al litro entro i prossimi 5 anni. Senza contare che le tasse collegate all’automobile, oggi abbastanza contenute in particolare per le auto a benzina, subiranno con ogni probabilitá una analoga impennata.

Vi sono inoltre poi vari altri provvedimenti allo studio, sempre targati Grünen, che potrebbero influenzare in modo molto pesante l’industria tedesca: requisiti di emissioni e di neutralitá climatica sempre piú stringenti cosringerebbero le industrie in Germania ad accollarsi notevoli costi aggiuntivi per rispettare i target ecologisti imposti dalle nuove leggi e questo non potrá che abbattersi sul consumatore sotto forma di incremento dei prezzi, con alcune industrie molto piú colpite di altre.
Ad esempio l‘industria chimica, il cui grande sviluppo in Germania é uno dei fattori principali alla base dei bassi prezzi di molti prodotti nel Paese, potrebbe essere una delle piú colpite da queste nuove leggi contro il cambiamento climatico. Con inevitabili aumenti per prodotti per l’igiene, detergenti, disinfettanti, ecc…

La veritá purtroppo é una sola, amara e preoccupante: per i prossimi anni è lecito attendersi una esplosione del costo della vita in Germania.
Viene ovviamente da domandarsi se gli stipendi saranno in grado di rimanere agganciati a questa impennata del costo della vita, tuttavia ora come ora nessuno puó dirlo. Generalmente finora gli adeguamenti periodici dei vari Tarifvertrag sono quasi sempre stati in grado di spuntare percentuali interessanti, in grado di stare dietro (ma anche davanti) all’inflazione reale. Cosa succederá nei prossimi anni, peró é difficile a dirsi.
Se infatti il manifatturiero tedesco verrá messo sotto eccessiva pressione dalle nuove leggi ecologiste, causando aggravi di costo, rallentamenti della produzione, e in ultima ratio magari delocalizzazioni, l’effetto potrebbe essere devastante: non ci sarebbe per le imprese margine per aumentare gli stipendi, e ci sarebbe meno lavoro, il tutto a fronte di un costo della vita notevolmente aumentato.

Si tratta ovviamente di uno scenario estremo. Possiamo scommettere che l’industria tedesca lotterá con tutte le sue forze per far valere le sue ragioni, mentre un eccessivo incremento dell’inflazione potrebbe costare ai partiti “ecologisti” un rapido crollo di consensi, non appena l’elettore medio si renderá conto che le politiche climatiche e politically correct stanno erodendo pesantemente il suo potere di acquisto.

Tuttavia un cambiamento é a parere dello scrivente assolutamente inevitabile e sará sicuramente lento, mediato e combattuto, ma ci sará.
La Germania ne sará probabilmente capostipite e il cambiamento finirá poi lentamente per trasmettersi a tutta Europa. E sará necessario per traghettraci verso un futuro piú sostenibile che, sotto certi aspetti, potrebbe rappresentare un ritorno al passato.

Un futuro “Anni ’50”

Gli anni ’50: tutti in bicicletta o in tram, solo i ricchi in automobile. Il futuro sará un ritorno al passato? (Immagine del centro storico di Monza, presa da Delcampe.net)

Un quadro storico di lotta senza quartiere al cambiamento climatico combattuta attraverso tasse, rincari e divieti apre interessanti scenari futuri.

A mio avviso quello che ci aspetta nei prossimi decenni é un inevitabile ritorno al passato.
Perché forse abbiamo davvero vissuto sopra alle nostre possibilitá, abbiamo sperperato e scialaquato, abbiamo bruciato molte piú risorse di quanto dovevamo, e ora il conto sta arrivando.

Quando i motori a combustione verranno definitivamente banditi, l’automobile non sará piú un bene alla portata di tutti. Non tutti potranno permettersi l’auto elettrica e soprattutto non tutti potranno permettersi una infrastruttura di ricarica privata a casa propria (wallbox, celtralina, ec…). In un Paese come la Germania, in cui la maggioranza delle persone non ha neppure un posto auto, figuriamoci in quanti potranno permettersi una stazione di ricarica.
La stessa ricarica contemporanea di decine di milioni di auto elettriche, che idealmente dovrebbe avvenire durante la notte, pone problemi di approvvigionamento e di stabilitá di potenza elettrica che non saremmo in grado di risolvere, soprattutto se questa elettricitá dovrá essere prodotta in modo green, rinunciando ai combustibili fossili e al nucleare.
È una questione fisica, oltre che economica: l’auto elettrica non potrá essere per tutti.

L’auto elettrica si diffonderá largamente, ma non universalmente. Sará un prodotto esclusivo per le Elite e per la nuova borghesia medioalta degli specializzati e dei Professionals.
Sará la fine del concetto di “Volkswagen” e l’inizio di un radicale ritorno al passato, un ritorno agli anni ’50 in cui il popolo si muoveva quasi esclusivamente in bicicletta e in tram, mentre l’automobile era qualcosa per chi stava davvero piú che bene. Il parco auto circolante si ridurrá significativamente, e la grande industria tedesca dovrá saper rispondere ad una grande sfida di riconversione e, forse, anche ad un inevitabile ridimensionamento.

Il modo in cui ci muoveremo cambierá radicalmente ma per fortuna non sará un ritorno pari pari alle condizioni del passato, in quanto grazie ai passi avanti della tecnologia sará naturalmente tutto piú moderno, piú comfortevole e piú veloce: le biciclette saranno prestanti bici elettriche costruite con materiali avanzati, ergonomiche ed efficienti e non molto lontane da una moto (di piccola cilindrata) in termini di prestazioni; i tram saranno moderne metrotranvie a piano ribassato con frequenze elevate e alto livello di servizio. La Germania, che giá oggi dispone di molte infrastrutture dedicate ai ciclisti e di capillari metrotranvie diffuse in tutto il Paese, avrá sicuramente meno difficoltá in questa transizione. Diverso sará per I paesi come l’Italia, in cui le infrastrutture per ciclisti sono anni indietro e la grande rete di tranvie extraurbane che era presente negli anni ’50 (soprattutto al Nord) é stata interamente smantellata a favore della mobiitá privata.

Ci saranno sicuramente tanti, tantissimi cambiamenti e solo la sfera di cristallo portá dirci come evolverá la nostra mobilitá e il nostro stile di vita. Ma non é del tutto da escludere, secondo me, che gli anni ’50 di questo secolo finiscano per essere davvero molto somiglianti agli anni ’50 del secolo scorso… e le basi per questo cambiamento stanno nascendo adesso.

Ma questa fase di cambiamento purtroppo sará dolorosa, vedrá tantissime persone dover rinunciare definitivamente al loro tenore di vita, diventeremo tutti un po’ piú poveri e forse, davvero, é arrivato finalmente il momento che temevamo… quello in cui capisci che la festa sta finendo.
Prepariamoci a un decennio impegnativo (ma sicuramente molto interessante).

Il costo della vita in Germania (e in Italia)

DAvsMB

Con il mio post di chiusura del 2018 affronto un tema “caldo” nel trasferimento in Germania, quello del costo della vita. Si tratta effettivamente di un “hot topic” perchè quasi sempre la seconda domanda che ti viene fatta dopo “Come ti trovi lì?” è: “Ma quanto costa vivere lì?”
La convinzione diffusa un po’ ovunque, in Italia, é che in Germania si percepiscano sí alti stipendi ma a fronte di un costo della vita molto alto che va quindi ad annullare, di fatto, il beneficio offerto dalla maggiore retribuzione. Ciò non é sempre vero, anzi a volte non lo é affatto; tuttavia é difficile, anti impossibile, trovare una regola generale con cui si possa descrivere il rapporto tra IT e DE nel costo della vita.
La Germania, esattamente come l’Italia, é un Paese con tante diverse situazioni economiche e sociali e al suo interno vi sono giá notevoli diferenze: a Francoforte il costo della vita é sensibilmente più alto rispetto a quello di Dresda cosí come a Milano il costo della vita é decisamente piú elevato che a Brindisi.
Quindi giá il fattore origine/destinazione é determinante: proveniendo da una cittá Italiana in cui il costo della vita é basso e trasferendosi in una cittá Tedesca in cui la vita costa molto, beh, la differenza percepita puó essere davvero moltissima! Per chi proviene da Milano invece anche le piú care cittá tedesche possono apparire tutto sommato … abbordabili!

Il confronto, per avere senso, va fatto tra cittá il più possibile “simili” quindi per cominciare andremo a confrontare Darmstadt e Monza, che di fatto sono due cittá medie nell’orbita di altrettante grandi cittá, per la precisione le capitali economiche dei relativi Paesi (Francoforte e Milano). E poi perché sono tutte cittá che conosco bene. Questo articolo non ha un inizio e una fine vera e propria, ma sará in costante aggiornamento. Anche perché il costo della vita non é un argomenti “statico” ma anzi si evolve e cambia nel tempo, quindi sará interessante magari vedere come cambiano alcuni prezzi di riferimento nel corso degli anni.
Monza e Darmstadt sono simili in dimensioni (Monza 120.000 abitanti, Darmstadt 160.000), sono localizzate in regioni molto ricche, a pochi chilometri da una grande città, hanno landmarks conosciuti (la Villa Reale e il Parco a Monza, la Matildenhöhe e lo Jugendstil a Darmstadt) e sono centri molto importanti nella loro regione.
Tuttavia va detto che sotto certi aspetti, tra Darmstadt e Monza c’è anche molta differenza. A Monza non c’è l’ESA o l’ESOC, non ci sono 20.000 studenti universitari, non ci sono migliaia di expats e non ci sono 100 km di tram e decine di linee di pullman. A Darmstadt si vive bene anche senza avere un’autovettura privata, a Monza proprio no. Tuttavia a completezza va detto che il traffico é soffocante anche a Darmstadt, nonostante l’abbondanza di mezzi pubblici. Quindi ritengo il paragone sotto certi aspetti non completamente azzeccato perché penso che come qualitá della vita e servizi Darmstadt offra abbastanza di piú. Tuttavia, se si inquadrano Darmstadt e Monza nei contesti dei rispettivi paesi, in particolare a livello di qualitá media della vita e dei servizi, allora il paragone diventa giá molto piú calzante.

Ecco un confronto tra alcuni articoli tipici nella “mia” spesa. I prezzi sono stati rilevati al Supermercato REWE di Eschollbrücker Straße a Darmstadt il 22/12/2018 e alla Unes U2 di Monza in via Marsala il 24/12/2018. Si possono considerare entrambi supermercati di fascia media, entrambi sono localizzati in cittá in zone residenziali non troppo lontano dal centro, e sono usati principalmente da chi vive in cittá.

Philadelphia Original Confezione Standard
Germania: 1,49 € (175g)
Italia: 1,79 € (160g)

Barilla spaghetti n.5 500g
Germania: 1,59 €
Italia: 0,85 €

Nutella 825 g
Germania: 3,59 €
Italia: 5,59 €

Colgate total maxwhite75ml
Germania: 1,99 €
Italia: 1,99 €

NIVEA MAn deo roller invisible
Germania: 1,59 €
Italia: 2,39 €

Gallette di mais bio 100g
Germania (REWE Bio): 0,79 €
Italia (Il viaggiator Goloso): 0,89 €

Coca cola 0,33 lattina
Germania: 0,59 €
Italia: 0,61 €

Red Bull 0,25 lattina
Germania: 1,29 €
Italia: 1,25 €

Confezione 2 petti di pollo, circa 340 g
Germania (Wilhelm Brandenburg): 2,38 €
Italia (Unes): 3,74 €

Insalata mista in busta 200g
Germania: 0,79 €
Italia: 1,39 €

Mozzarella Santa Lucia Galbani 125g
Germania: 1,99 €
Italia: 1,29 €

500 g Maccheroni de Cecco
Germania: 1,99 €
Italia: 1,85 €

Pantene Pro-V repair&care 300ml
Germania: 1,99 €
Italia: 2,99 €

Chiquita banana Costa Rica
Germania: 1,99 €/kg
Italia: 1,99 €/kg

Danone activia 4x115g vaniglia
Germania 1,99 €
Italia 1,99 €

Facendo la somma di tutti gli articoli abbiamo:
Germania: 24,05 €
Italia: 30,06 €

Sorpresa!
Proprio cosí: la “mia” spesa in Germania costa meno che in Italia. Questo é un esempio di come le cose non sempre sono proprio come ce le si aspetterebbe. La spesa in Germania é, su certi articoli, piú conveniente se confrontata all’Italia. Ci sono chiaramente articoli piú costosi in DE e altri piuù costosi in IT e il confronto in termini di convenienza si chiude generalmente in una sostanziale paritá, che peró non di rado tende leggermente a vantaggio della Germania.

Sempre rimanedndo in zona, spostiamoci ora in due cittá ben piú note per un confronto su un altro tema molto importante: il trasporto pubblico locale. Che sia  per lavoro o per diletto, i trasporti e gli spostamenti rappresentano una parte importante della nostra vita di tutti i giorni e i costi connessi sono certamente importanti. Qui confrontare Darmstadt e Monza é impossibile, in quanto Monza non dispone assolutamente di una rete di trasporti paragonabile a quella di Darmstadt. Confrontaremo quindi le capitali di regione: Fracoforte e Milano.

Entrambe dispongono di un ottimo sistema di trasporti pubblici. Se da un lato metropolitane e tram Milanesi non hanno nulla da invidiare agli omologhi di Francoforte, dall’altro il sistema di ferrovie suburbane e regionali é decisamente piú capillare, affidabile, ed esteso (anche come fasce orarie) a Francoforte. Tuttavia Milano rimane pur sempre la migliore realtá in Italia in fatto di trasporto pubblico locale, non troppo lontana dagli standard europei, quindi una assunzione di “equivalenza” tra le due realtá non é irragionevole.

Segue ora qualche esempio.

Trasporto pubblico locale (in città)

Biglietto corsa singola, cerchia urbana
Milano: 1,50 €
Francoforte: 2,75 €

Carte giornaliera, cerchia urbana
Milano: 4,5 €
Francoforte: 5,35 €

Abbonamento mensile, cerchia urbana
Milano: 35,0 €
Francoforte: 90,4 € (!)

Treni regionali (tutti i prezzi si riferiscono alla 2. classe)

Biglietto treno regionale Cantù-Milano (circa 30km): 3,6 €*
Biglietto treno regionale Darmstadt-Francoforte (circa 30km): 8,6 €*

Abbonamento mensile Cantú-Milano (Trenomilano): 90,0 €
Abbonamento mensile Darmstadt-Francoforte: 179,0 €

Treni a lunga percorrenza/Alta velocitá

Biglietto Frecciarossa Fast no-stop (treno 9627) Milano-Roma per il 15 Febbraio 2019 (circa un mese e mezzo da oggi) alle 11.00 in classe Standard
Super Economy: 55,90 €
Economy: 72,90 €
Base: 92,0 €
Biglietto ICE Sprinter Frankfurt-Berlin (treno 1537) per il 15 Febbraio 2019 (circa un mese e mezzo da oggi) alle 11.00 in 2. classe
Super Sparpreis: 29,90 €
Sparpreis: 37,90 €
Flexpreis: 132,0 €

*il biglietto in Germania comprende anche una tratta con i mezzi pubblici internamente a Francoforte, cosa che invece non é compresa nel biglietto Trenord in Lombardia. Quindi volendo affinare il confronto, al prezzo del biglietto ferroviario andrebbero aggiunti 1,50 € del biglietto ATM a Milano (necessario, ad esempio, per prendere la metropolitana).

Come si puó vedere, in Germania i mezzi pubblici e il trasporto pubblico locale costano decisamente di più. La differenza é notevole persino con Milano, notoriamente una delle cittá piú costose (se non la più costosa) d’Italia. La qualitá del servizio, per quanto riguarda treni regionali e suburbani, è sicuramente superiore, ma non (a mio parare) ad un livello tale da giustificare tariffe tanto  maggiori.
La stessa equazione non sempre si applica alla lunga percorrenza, come si puó vedere nell’ultimo esempio. Usando Super Sparpreis e Sparpreis si viaggia spesso con prezzi paragonabili a queli italiani, fermo restendo che il Flexpreis é quasi sempre, a paritá di chilometraggio, superiore alla tariffa Base di Trenitalia.

Pendolarismo automobilistico

Per paritá, facciamo ora l’esempio di un pendolare automobilistico. Nei miei anni di lavoro in Italia ho spesso dovuto affrontare chilometrici trasferimenti giornalieri, specialmente quando abitavo in provincia MB e lavoravo in provincia di Varese. Prendiamo proprio il mio caso: percorso Monza-Gallarate (circa 50 km), pendolarismo giornaliero.

Utilizzando Autostrada Pedemontana Lombarda, sono da calcolare 4,94€ di pedaggio (!) tra Lentate e Cassano Magnago, due volte al giorno. Sono quindi 49,4 € a settimana, che diventano 39,52 € settimanali con lo sconto pendolari del 20%.

Consideriamo una Golf 1.4 TSI 122 cv come quella di mio papà, che puó fare benissimo i 15 km/l alla pompa se guidata con un minimo di criterio. Prezzo benzina: 1,65 €/l (comunicatomi da mio papá al telefono poco fa 🙂 quindi per i 500 km di pendolarismo settimanali sono quindi necessari 33,3 litri di carburante pari ad un esborso di 54,94 €.

Volendo risparmiare qualche soldo, a patto di fare un paio di km (e molta coda) in piú si puó passare dalla Tangenziale Nord e poi dalla Rho-Monza, evitando di farsi salassare dalla Pedemontana e spendendo “solo” 1,80 € alla barriera di Milano Nord, quindi 3,60 € al giorno, 18 € a settimana (14,4 € con sconto pendolari). Per fare le cose per bene, andrebbero conteggiati consumi superiori (per via della coda onnipresente su questo percorso) ma trascureró questo aspetto.

Sommando abbiamo quindi

Spesa settimanale via Pedemontana: 94,46 €
Spesa settimanale via A8: 69,34 €

Ora consideriamo il percorso giornaliero di Hanna, da Darmstadt a Bad Soden am Taunus, quasi tutto via autostrada, poco meno di 50 km.

Il costo autostradale é zero, come per ogni autostrada in Germania. Il costo della Benzina, considerando, per la sua Ibiza 1.4 consumi simili a quelli del Golf 1.4 tsi, é di 44,9 € a settimana (prezzo della Super 95, rilevato da me poco fa, é di 1,35 €/l).

Approssimando brutalmente un mese a quattro settimane, possiamo fare due conticini.
Italia, pendolare Monza-Gallarate (50 km)
via Pedemontata: 377,84 €
via A8: 277,36 €
Germania, pendolare Darmstadt-Bad Soden (50 km)
via A5: 179,6 €

Fondamentalmente si puó dire che in Germania il pendolarismo ferroviario costa decisamente di piú che in Italia. Ma il pendolarismo automobilistico decisamente di meno.

Non ultimo, consideriamo l’aspetto bollo/assicurazione. Il bollo della mia A3 Tfsi da 150 cv in Lombardia era di 297,00 € (!!). In Germania era (prima che la vendessi) 56,00 €.

Il bollo della Ibiza 1.4 di Hanna era pari a 163 € in Lombardia, mentre qui ammonta a 86 €. La cifra superiore alla mia vecchia Audi é dovuta alla classe di emissioni (euro 4 contro Euro 6). Il calcolo del bollo qui funziona diversamente dall’Italia.

Consistenti risparmi si possono avere anche sull’assicurazione, a patto di vedersi riconosciuta la classe di merito (cosa che normalmente non è difficile): per la mia auto in Italia, visti i moltissimi km che facevo e le strade trafficate, ho sempre fatto furto/incendio + Kasko parziale, spendendo cifre variabili tra i 1400 e i 1700 €/anno.
In Germania una Fullkasko mi é costata circa 950 €/anno. Per il mio attuale TT 2.0 tfsi del 2006, che per via dell’etá é valutato abbastanza pochino, la polizza fullkasko viene 600 €/anno….

Il costo di tagliandi, gomme, ecc.. limitatamente a quanto ho potuto vedere, é circa equivalente tra Nord Italia e Germania. Non si sono palesate differenze degne di nota.
Per completezza, bisogna aggiungere un dettaglio: ogni due anni ogni auto in Germania deve superare l’Hauptuntersichung del TÜV. È una revisione (molto approfondita!) in cui l’auto viene controllata per filo e per segno e talvolta a seguito di qiuesto controllo é necessario mettere mano al protafoglio per rimettere l’auto in regola. In Italia le revisioni molto più permissive, o talvolta fasulle, permettono di posporre queste spese fino al momento in cui sono davvero necessarie.

Fondamentalmente, quello che emerge da questa breve digressione automobilistica é una realtá giá nota: in Italia l’automobilista é un limone da spremere, vessato e tartassato in continuazione. L’automobilista tedesco se la passa decisamente meglio.

Per chiudere l’argomento trasporti, una nota finale non da poco: in Germania ogni lavoratore dipendente può scaricare dalla dichiarazione dei redditi il percorso giornaliero casa/lavoro, indipendentemente dal mezzo utilizzato, per un ammontare forfettario di 30 centesimi al chilometro. Questo significa, per un pendolare che ha un tragitto casa-lavoro di 50 km per 220 giorni lavorativi all’anno, una deduzione fiscale di 3.300 Euro. Assumendo per comoditá una aliquota sul reddito del 20% (puó essere di piú o di meno, dipende dal reddito) significa recuperare, solo con questa vóce, un bel rimborso di 660 Euro. Non male no?

Immobili di prorietá

Veniamo al punto dolente: la casa di proprietá.
In Germania, dalla ripresa post-crisi 2008 ad oggi, a causa del boom di posti di lavoro e della enorme immigrazione (sia qualificata che non), si é verificato uno sgradito effetto collaterale: una massiccia speculazione immobiliare, soprattutto nelle grandi e medie cittá, in particolare nelle cittá dove c’é lavoro e dove ci sono universitá. Investitori tedeschi e stranieri continuano ad acquistare immobili in Germania per metterli a reddito considerata la loro efficacissima resa come investimento, che attualmente é seconda solo ai mercati azionari.
Questo ha fatto sí che, se nel 2010 in Germania i prezzi delle case erano piú o meno sovrapponibii con quelli Italiani (forse anche un pelo inferiori), oggi purtroppo non é piú cosí. Le case in Germania sono oggi molto piú costose che in Italia.
Sul boom Immoboliare in Germania ho scritto tanti articoli, i cui lik sono disponibili consultando la pagina Vita in Germania.

Ecco qui un confronto su Immobili in acquisto (appartamenti)  a Darmstadt e a Monza, con i seguenti parametri di ricerca: dai tre locali in su, da 75 fino a 100 metri quadri. I siti di riferimento sono Immobilienscout24.de per Darmstadt e Immobiliare.it per Monza. La ricerca é aggiornata a Dicembre 2020 e la forbice di prezzi qui indicata é influenzata principalmente dal tipo di abitazione (nuova costruzione o preesistente, etá, ecc..) e dalla localizzazione all’interno della zona indicata. La forbice di prezzi comprende circa il 90% del mercato analizzato al momento della ricerca, quindi l’eccezione puó sempre capitare!

Darmstadt
Centro e zone “belle”: da 350.000 a 600.000 Euro
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 250.000 a 450.000 Euro
Periferia esterna e “palazzoni”: da 180.000 a 250.000 Euro

Monza
Centro e zone “belle”: da 200.000 a 450.000 Euro
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 175.000 a 350.000 Euro
Periferia esterna e “palazzoni”: da 100.000 a 180.000 Euro

Va detta tuttavia una cosa: i prezzi in centro a Monza sono viziati dalla situazione della stazione ferroviaria FS, un triste spettacolo di degrado e di abbandono da parte delle istituzioni che ha abbassato il valore di molti immobili della zona centro. Pertanto immobili in semicentro e periferia hanno quotazioni simili, in quanto situati in contesti piú “tranquilli” del centro. Probabilmente, senza questa situazione, gli immobili in centro a Monza potrebbero avvicinarsi un po’ di piú ai prezzi di Darmstadt.

In ogni caso: tra i prezzi delle case in Germania e in Italia, piú o meno a “paritá” di cittá (nel senso di attrattivitá, lavoro, vivibilitá, ecc…)  va messo in conto un fattore minimo di 1,5. Che é destinato ad aumentare nei prossimi anni, a causa dell’inarrestabile incremento demografico della Germania, e al corrispondente decremento demografico dell’Italia.

Immobili in affitto

Se sceglierete di vivere in Germania, con ogni probabilitá sarete in affitto, visto che si tratta della forma abitativa in assoluto piú diffusa nel Paese, oltre che essere di fatto l’unica che la maggior parte della popolazione possa permettersi.

La buona notizia é che per gli affitti non c’e una differenza cosí marcata come per i prezzi di acquisto. In linea di principio, ho sempre trovato prezzi abbastanza paragonabili tra Südhessen e Brianza sud.

Ecco qui un confronto su Immobili in affitto (appartamenti) a Darmstadt e a Monza, con i seguenti parametri di ricerca: dai tre locali in su, da 75 fino a 100 metri quadri. I siti di riferimento sono Immobilienscout24.de per Darmstadt e Immobiliare.it per Monza. La ricerca é aggiornata a Dicembre 2020 e per le forbice dei prezzi valgono le stesse indicazioni viste poco fa.

Darmstadt
Centro e zone “belle”: da 800 a 1.400 Euro/mese
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 800 a 1.200 Euro/mese
Periferia esterna e “palazzoni”: da 600 a 950 Euro/mese

Monza
Centro e zone “belle”: da 750 a 1.200 Euro/mese
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 600 a 1.100 Euro/mese
Periferia esterna e “palazzoni”: da 550 a 850 Euro/mese

To be continued….

Per completare l’articolo, mi piacerebbe fare un confronto tra moooolte altre cose. Mi rendo conto che questa è solo una piccola parte della situazione generale, pertanto questo articolo si evolverà. Quindi..  se siete curiosi, vi invito a tornare per gli aggiornamenti del caso. Anzi, magari scrivete quali articoli vorreste che io confrontassi.

Per il momento faccio a tutti i miei lettori i migliori auguri per un 2019 ricco di soddisfazioni e di felicità… buon Anno a tutti!

Trasferirsi in Germania – I costi iniziali

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Notavo che in rete manca un articoletto che faccia presente quali sono tutti i costi da mettere in conto nei primissimi mesi di permanenza in Germania. Non è una cosa da poco, perché, come ho avuto modo di vedere nel caso di Hanna, i costi possono essere significativi (soprattutto se ci si mette qualche imprevisto) e se il vostro datore di lavoro non vi è venuto incontro con una indennità di relocation, la situazione non va sottovalutata.

Qui, in breve, un elenco dei principali costi iniziali.

Affitto e cauzione. Appena trasferiti, dovrete pagare al vostro padrone di casa il primo affitto con Nebenkosten  più la cauzione, pari  solitamente a due affitti. Considerato un affitto “Medio” , da 450 a 800 euro, e Nebenkosten “medi”, circa 150 euro, al vostro arrivo in Germania dovrete mettere in conto un esborso di 1500 – 2500 euro.

Trasloco. Può variare molto a seconda di quanto e cosa trasportate e su quale distanza. Nel mio caso, per portare “l’indispensabile” ovvero un divano, un letto matrimoniale, un armadio, un tavolo e qualche sedia, dal Nord Italia a Francoforte, sono stati necessari circa 1500 euro. In più ovviamente ci sono i costi del “vostro” viaggio (biglietto aereo/treno o benzina auto + autostrada ecc…).

Nota important(issima!): normalmente in Germania quasi tutti gli appartamenti in affitto hanno già cucina e bagno. Ma nel caso il vostro non li abbia, i costi ovviamente lievitano e non di poco.

Attrezzaggio casa: se non vi portate tutto da casa (piatti, pentole, posate, casalinghi, accessori per la casa, ecc..) dovrete fare il classico “spesone” per attrezzare la casa. Noi siamo andati in una REWE Center (simile ad un  Carrefour in Italia) e comprato tutto lí, con un carrello traboccante di merce, uno scontrino di 75 centimetri e circa 400 euro di spesa totale.

Se non ve li portate da casa, mettete in conto anche televisore e lavatrice (il prezzo varia molto a seconda di cosa decidete di comprare). I prezzi sono molto simili all’Italia.

Anmeldung/Registrazione: è gratuito. Se però siete cittadini extra-UE, vi servirà il permesso di soggiorno e di lavoro dall’Ausländerbehörde, e dovete mettere in conto un esborso di circa 100 euro ogni volta che dovere farvi rilasciare o aggiornare il documento.

Cambio targa dell’automobile: se avete un autoveicolo con targa italiana, entro 6 mesi dovrete ritargarlo in Germania. Vanno messi in conto almeno 160 euro per la revisione (approfondita) da parte di TÜV – Dekra, 40 euro per le targhe, da 50 a 100 euro per il certificato “CoC” e non ultimi i costi per mettere l’auto “in regola”. Difatti, se la vostra auto ha qualche annetto, è pressoché sicuro che il TÜV troverà qualcosa che non va (la revisione qui, che si chiama Hauptuntersuchung, non è uno scherzo; é veramente approfondita). Nel caso dell’Ibiza di Hanna, è stato necessario sostituire i dischi e le pastiglie freno anteriori, gli ugelli del liquido tergivetri, le parabole riflettenti dei fari, perché usurati e/o al di fuori dei parametri indicati dal TÜV, in più abbiamo dovuto acquistare il kit obbligatorio pronto soccorso + triangolo e cambiare l’antenna della radio perché storta. L’ esborso totale per mettere l’auto in regola (ricambi, meccanico, manodopera) è stato di circa 500 euro (se l’auto non passa la revisione, non può circolare). Faccio presente che soltanto pochi mesi prima l’auto aveva superato brillantemente la revisione in Italia…

Appena ritargata l’auto, vi arriverà il bollo tedesco da pagare. In più dovrete stipulare l’assicurazione.

Nel nostro caso, nel giro di una settimana sono “partiti” circa 1500 euro, solo per mettere in regola l’auto sul suolo tedesco. La voce automobile é quindi sicuramente una spesa da non sottovalutare.

Mezzi pubblici. Per il vostro primo abbonamento mensile potrete spendere, a seconda della dimensione della zona in cui vi dovete spostare, cifre molto differenti. Ad esempio qui un mensile per Darmstadt città costa 45 euro, un mensile Darmstadt-Francoforte ne costa 180.

Conto bancario: normalmente l’apertura é gratuita, i conti “premium” hanno di solito un canone mensile, ma esistono molti conti zero spese. In ogni caso, non dovreste avere esborsi all’apertura del conto.

SIM card: ovviamente dovrete procurarvene una. I costi per una ricaricabile, come in Italia, sono modesti: già a partire da 10 – 15 euro potare comprare una scheda.

Telefono/Internet/TV: nel giro di un mese dall’Anmeldung, arriverà da ARD ZDF la lettera con il canone da pagare, sono circa 200 euro all’anno ma può essere diviso in rate (es. ogni trimestre). Il canone si paga sempre, ogni appartamento o unità abitativa é considerato una utenza, indipendentemente dal numero e tipo di apparecchi presenti al suo interno.  Inoltre dovrete provvedere al collegamento internet e TV. Verificate se avete in casa la connessione via cavo, in quel caso potete comodamente collegare tutto (tv, internet, telefono) usando il via cavo. Potete trovare pacchetti “tutto compreso” con costi che vanno dai 30 agli 80 euro al mese, dipende cosa volete avere (internet più o meno veloce, pay tv, ecc…). In alternativa, dovrete fare affidamento sulla classica linea telefonica/ADSL, con costi simili o leggermente inferiori se il pacchetto non include TV.

Gas & Luce: Se non sono già compresi nei Nebenkosten dell’affitto, dovrete attivare una utenza. Costi dai 30 ai 50 euro al messe per la luce (30 da soli, 50 in due).

Animali domestici. Eh sì, anche questa voce non va sottovalutata. Se avete uno (o più) cani, dovrete registrarli e pagare la Hundesteuer, la tassa sui cani. Non avendo cani, non sono molto informato al riguardo. So che la tassa varia da regione a regione e che per certe razze canine considerate “pericolose” (e.g. Pitbull o simili) é molto salata ( si parla di centinaia di euro/anno).