Die Corona-Lage: come é completamente sfuggita di mano l’epidemia in Germania (29.11.2021)

Se l’epidemia di Covid-19 fosse una guerra, la quarta ondata dell’autunno 2021 sarebbe probabilmente la Caporetto della Germania. Mai il sistema sanitario tedesco é stato cosí messo a dura prova e giá in questi giorni nelle zone piú colpite é necessario trasferire i malati intubati su voli Medevac militari verso altri Bundesländer, mentre l’associazione nazionale dei medici, preparandosi al peggio, sta iniziando a mettere a punto il protocollo per il triage negli ospedali che, con i letti che stanno per finire, é a quanto pare ormai questione di giorni.

Il triage applicato nelle cliniche é un concetto squisitamente medico e non etico o moralista: non sará infatti deciso chi curare in base allo stato vaccinale o al tipo di malattia, ma esclusivamente in base ad una valutazione delle probabilitá di sopravvivenza: chi ha piú chance di farcela, si prenderá il letto in rianimazione. Gli altri saranno lasciati senza cure. [1]

È una situazione terribile, se si pensa che un malato di tumore, un infartuato, o una vittima di incidente stradale, potrebbero vedersi condannati a morte perché il letto di terapia intensiva che potrebbe salvare loro la vita é occupato da un malato Covid-19, magari non vaccinato. Le impicazioni etiche e morali di questa situazione sono a mio avviso molto impegnative e di non facile trattazione, e forse é proprio per questo che nessuno o quasi se ne interessa. In pochi si pongono e il problema e i piú se ne fregano altamente; nonostante gli articoli di giornale e i resoconti drammatici che arrivano dagli ospedali di tutto il Paese, sembra che il problema non interessi ormai a nessuno.

Il mio modesto parere personale é che la pandemia Covid-19 ha dimostrato senza dubbio alcuno che quella Tedesca non é in fondo una Solidarische Gesellschaft (societá basata sulla solidarietá) ma é una societá dove ognuno guarda al suo fregandosene degli altri, piú o meno come in Italia.
E questa é stata per me una grande delusione. Perché dei Tedeschi mi aspettavo di meglio.

Quarta ondata Covid-19 in Germania: i perché di una disfatta su tutta la linea

Come si é arrivati a questa situazione disperata? A mio avviso ci sono principalmente 4 perché:

  1. Una situazione di transizione politica in cui non é ben chiaro chi é in carica di cosa, e con troppe promesse avventate fatte in campagna elettorale
  2. Il livello di attenzione e di rispetto delle regole anticontagio ormai calati a livelli pressoché nulli
  3. L’enorme ondata di dimissioni tra gli infermieri e gli operatori sanitari nelle terapie intensive che ha lasciato scoperti gli ospedali
  4. Una deludente adesione alla campagna vaccinale riconducibile, soprattutto in certe aree del Paese, di una radicata diffidenza nei confronti del governo e dei vaccini

Tuttavia, prima di espandere brevemente questi quattro punti, vorrei fare un passo indietro e tornare a Marzo 2020. La prima ondata vide la Germania lodata da tutto il mondo per la gestione della situazione e io stesso, sul blog, fui trascinato da questo “successo” elogiando l’operato della classe dirigente del Paese. [2]
Il successo nella gestione della prima ondata fu dovuto principalmente a:
– Una situazione di pochi grossi focolai, che con il tracciamento e le restrizioni sono stati piú facili da gestire rispetto ai focolai in Italia che erano piú numerosi, piú piccoli e piú distribuiti sul territorio
– Immediata e diligente collaborazione da parte della popolazione: tutti accettarono subito il lockdown e si attennero alle restrizioni (peraltro non particolarmente gravose) in modo esemplare
– Il sistema sanitario tedesco si trovava, al momento dell’inizio della pandemia, al suo Fitness Peak con quasi 27.000 letti in terapia intensiva e gli operatori pronti a dare il massimo per fronteggiare l’emergenza

La situazione ora, dopo oltre un anno e mezzo, é purtroppo molto cambiata.

C’è un primo importante fattore, ovviamente esogeno, che é la variante Delta: con un R0 triplicato rispetto al Virus di Marzo 2020, ha cambato, e di molto, le regole del gioco. Nonostante il fattore di replicazione reale sia poi calmierato dall’effetto dei vaccini, si ha comunque a che fare con un virus molto piú contagioso e pericoloso.
I rimanenti fattori rientrano peró a pieno titolo nella categoria degli human factors.

Mentre in Germania dilaga il virus, la politica si trova in una situazione di Trance in cui non si capisce chi é in carica delle decisioni: il governo Merkel, oramai uscente, adotta l’atteggiamento distaccato e attendista di chi ha ormai deciso di mettersi da parte, un po’ a voler dire “io sto per andarmene, non tocca piú a me decidere” mentre i partiti della coalizione Ampel ancora discutono il loro contratto di governo, in cui le prioritá dei dibattimenti sono il clima, l’immigrazione, le energie rinnovabili, le finanze, e idee per dare il colpo di grazia definitivo ai killer ambientali che ancora si permettono di guidare auto turbodiesel.
Medici, ospedali, scienziati e gli stessi politici a livello locale intanto lanciano messaggi di allarme sempre piú disperati chiedendo misure piú incisive ma la promessa fatta in campagna elettorale da tutti i candidati cancellieri, incluso Scholz “Ein Lockdown wird mit mir nie wieder geben” é una assai pesante palla al piede: venire meno alla più impegnativa promessa elettorale prima ancora di insediarsi alla Cancelleria sarebbe una debacle colossale. Per non parlare poi dell’altra promessa, forse ancor piú impegnativa e rischiosa, fatta ancor prima, e cioé che il vaccino in Germania non sará mai obbligatorio. A tutto ciò si aggiunge lo scaricabarile tra i singoli Bunsesländer e il governo centrale: pur avendo infatti i singoli Land l’autorità per poter dichiarare Lockdown locali, questi per non perdere la faccia con i propri elettori preferiscono non agire e chiedere al governo centrale di dichiarare un lockdown nazionale. Governo che finora ha sempre rimbalzato ai Land la responsabilità: avete l’autorità per chiudere tutto, quindi se serve fatelo. Ma di Lockdown (anzi, di L-Word, perché la politica vuole evitare persino di menzionare il termine) nessuno ne vuole sentir parlare, e tutti aspettano che arrivi qualcuno a metterci la faccia.
L’introduzione del sistema 3G (una sorta di equivalente del Green Pass italico) é arrivata in ritardo e con molte polemiche, cosí come l’istituzione di un modello di risposta al crescere dei casi (basato non piú sull’incidenza dei contagi, ma sulla cosiddetta “incidenza ospedaliera”) che tuttavia rimane blando e esclude quasi del tutto il ritorno dei Kontaktbeschränkungen su ampia scala(limitazioni ai contatti personali delle persone, aka Lockdown).
E cosí si aspetta, sperando forse in un miracolo, mentre i contagi salgono ormai da piú di un mese a ritmo del 30% in piú a settimana, con l’impressionante picco, registrato lo scorso mercoledí, di 76.000 casi giornalieri.

Numeri spaventosi, che tuttavia sembrano non impressionare piú di tanto.
I Tedeschi, a differenza degli Italiani, non hanno mai vissuto situazioni di paura e di disperazione come quelle di Bergamo di Marzo 2020 o della zone della Brianza a Novembre 2020, quando di notte si sentivano solo sirene di ambulanze senza interruzione e se chiamavi il 118 per far portare in ospedale tua nonna che stava soffocando sul letto ti sentivi rispondere “la prima ambulanza puó passare domani“.
Questo in Germania non é mai successo, sia grazie al sistema sanitario che ha sempre tenuto botta abbastanza bene, sia grazie al lockdown durato da fine Ottobre 2020 fino a Maggio 2021, che ha sempre calmierato i contagi in modo discretamente efficace.
In tutto questo, le gente si é progressivamente lasciata sempre piú andare e il rispetto delle regole di distanziamento e anti-contagio é venuto meno abbastanza rapidamente, proprio perché non é mai stata percepita una vera emergenza e questa situazione di pandemia é diventata, col passare delle settimane, solo una seccatura. È sufficiente andare qualche mese indietro negli articoli del blog per rendersene conto: giá la scorsa primavera scrivevo di come, anche in pieno lockdown, ormai nessuno rispettasse piú le prescrizioni di distanziamento (soprattutto nei supermercati) e le regole venissero sistematicamente ignorate con cene e festicciole abusive nelle abitazioni private che, in barba alle Kontaktbeschränkungen, erano diventate ormai la norma. [3]
Ora, a mesi di distanza, la situazione é ancora piú “rilassata” e la gente nonostante i continui richiami, continua a fregarsene del distanziamento e delle regole. Anche con gli ospedali pieni e quasi 80.000 casi al giorno. E sono pronto a scommettere che anche in caso di ritorno del lockdown generalizzato nazionale (che credo avverrá al piú tardi entro l’inizio della seconda settimana di Dicembre) l’atteggiamento non cambierá; anzi, peggiorerá.
Alla faccia della Solidarische Gesellschaft.

A tutto questo si aggiunge una perdurante situazione di grande rabbia e frustrazione tra i sanitari impiegati nelle terapie intensive tedesche. Ridotti allo stremo dopo 20 mesi di pandemia, hanno iniziato a licenziarsi. In massa.
Si calcola che piú di 9.000 sanitari impiegati nei reparti di rianimazione e terapia intensiva delle cliniche Tedesche abbiano dato le dimissioni dall’inizio della pandemia. [4]
Purtroppo (come ho giá scritto in altri articoli) in Germania vige da sempre una situazione di Personalmangel: in pressoché ogni settore manca personale, soprattutto personale qualificato. Questo fa sí che trovare un nuovo impiego, per chi non ne puó piú di quello attuale, sia abbastanza facile: certi profili sono richiestissimi e cambiare lavoro diventa un gioco da ragazzi.
Ecco quindi che migliaia di Pflegekräfte, massacrate dal superlavoro, dai rischi, e dalle mancate promesse della politica, hanno mollato, ripiegando su impieghi meno gravosi in ambito sanitario.
Le terapie intensive Tedesche sono cosí rimaste gravemente scoperte di personale qualificato e formato, che diventa molto difficile da sostituire in tempi brevi, e il risultato é stato devastante: oggi in Germania ci sono poco piú di 22.000 letti di terapia intensiva attualmente operativi, quasi 5.000 in meno di un anno fa.
Le mancate promesse della politica nei confronti degli operatori sanitari, cosí lodati e applauditi all’inizio della pandemia e poi rapidamente dimenticati non appena i contagi sono calati con l’arrivo del caldo, hanno prodotto questo risultato vergognoso.
E ad oggi sono ancora onestamente stupefatto di come nessuno abbia ancora chiesto ai politici Tedeschi di rendere conto di questo disastro che costerá la vita a moltissime persone.
Perché qui i No-vax non c’entrano un bel fico secco. Qui la colpa é di chi ha promesso senza mantenere, lasciando migliaia di sanitari a combattare da soli, in condizioni massacranti.

Rimaniamo sul tema vaccini e analizziamo l’ultimo punto: la deludente adesione alla campagna vaccinale. La Germania ha vaccinato il 67% della platea, meno di quanto hanno fatto Paesi considerati normalmente meno “virtuosi” come Italia, Spagna o Portogallo. Come mai?
Due fattori sono a mio avviso determinanti: in primis, come giá scritto un paio di paragrafi piú su, il fatto che non sia mai stata percepita dalla popolazione una vera situazione di emergenza; e poi una radicata diffidenza nei confronti dei vaccini e della medicina, diffusa soprattutto tra i sostenitori del’estrema destra di AfD nella ex Germania dell’est e tra le popolazioni di molti Landkreis di montagna, nel sud del Paese. In particolare in queste regioni montane gli stessi medici sono visti con molte riserve dalla popolazione ed é molto piú diffusa e rispettata la figura dell’Heilpraktiker, una sorta di “guaritore” che applica medicina naturale e alternativa senza necessariamente possedere un titolo di studio nel campo della medicina tradizionale. Pur trattandosi di una figura rigidamente regolata per legge (è necessario superare un difficile esame di Stato per diventare Heilpraktiker) non é un mistero che chi pratica le cure naturali spesso veda con una certa avversione i vaccini.
In queste zone, i pulmini itineranti che offrivano la vaccinazione sono stati addirittura presi a sassate o attaccati con fumogeni e petardi dalla popolazione locale, ritrovandosi cosí costretti alla fuga.[5]
Questo “zoccolo duro” di popolazione ostile ai vaccini é forse meno rumoroso e casinaro rispetto ai “no green pass” italici, ma lo supera agevolmente in massa critica.
Ad oggi le terze dosi stanno prendendo velocitá abbastanza bene ma le prime e seconde dosi crescono ancora a ritmi molto lenti. E sono sempre di piú le istituzioni, sia politiche che scientifiche, a non escudere piú l’introduzione dell’obbligo vaccinale, come giá deciso dalla vicina Austria.
Secondo molte proiezioni infatti la percentuale difficilmente potrá salire molto oltre il 70%, visto che chi non intende vaccinarsi molto difficilmente cambierá idea.
I vaccini, si sa, non offrono protezione totale e hanno anche efficacia decrescente nel tempo; rimangono tuttavia un importante fattore di riduzione del rischio che puó fare la differenza tra un decorso Covid-19 molto grave e una malattia che puó essere curata a casa (che i vaccini proteggano da morte e forme gravi rimane assodato e dimostrato dai numeri). È chiaro che, in questo frangente, ogni percento di copertura in piú aiuta. Non ferma il virus, ma aiuta a non impestare gi ospedali.
Ma regioni come Sassonia o Baviera, con il 60% circa di vaccinati, rimangono molto esposte al rischio di sovraccarico degli ospedali (rischio che infatti si é verificato) e la situazione non é destinata a migliorare nelle prossime settimane.

E ora arriva pure la variante Omicron. Variante della quale si sa pochissimo, ma quel poco che si sa é piú che sufficiente per preoccuparsi ancora di piú.
Beh, che dire. Ci sono tutti i presupposti per un lungo e buio inverno Covid, in questa attendista e indecisa Germania. Magari converrá svernare in Italia?

[1] https://www.tagesschau.de/inland/coronavirus-pandemie-kliniken-101.html
[2] Emergenza Covid-19: il posto piú sicuro in Europa é la Germania
[3] Die Corona-Lage: come va l’epidemia in Germania (20.04.2021)
[4] https://www.tagesschau.de/wirtschaft/unternehmen/pflege-corona-loehne-101.html
[5] https://www.br.de/nachrichten/bayern/impfaktion-in-schule-gegner-attackieren-mobiles-impfteam,Sj5o1hO

Die Corona-Lage: come va l’epidemia in Germania (28.10.2021)

Ci risiamo: si ricomincia a parlare di terapie intensive piene, di ospedali a rischio collasso e, ovviamente, di lockdown. La giornata di ieri in Germania ha fatto segnare un nuovo picco di contagi con +28.000 test positivi nell’arco di una giornata con l’incidenza a 7 giorni che è balzata così a 130 contagi per 100.000 abitanti.

Guardando i grafici e i numeri delle ultime settimane sulla pagina di statistiche del Robert Koch Institut, si apprezza chiaramente che l’esponenziale è ormai partito. La domanda che tutti si fanno ora è quale sarà l’andamento delle vittime e delle ospedalizzazioni: sarà questa, grazie alla vaccinazione, una ondata diversa dalle precedenti? Tornerà il lockdown? Che Natale sarà quest’anno?

La politica, dal canto suo, ha già promesso che non ci saranno più chiusure: in campagna elettorale tutti e tre i candidati alla cancelleria hanno promesso a chiare lettere “Ein Lockdown wird mit mir nie wieder geben” (con me non ci sarà più nessun lockdown) una affermazione molto pesante, che rischia di diventare un tremendo boomerang nel caso la situazione sfugga di mano. [1]

Che la situazione possa sfuggire di mano, non è purtroppo del tutto da escludere. Alla data di scrittura di questo post 1700 pazienti Covid si trovano ricoverati nelle terapie intensive tedesche. Stante l’incremento esponenziale di questi giorni, gli Intensivmediziner si aspettano di raggiungere quota 3000 ricoverati in Novembre. Numeri ancora lontani dal picco di quasi 6000 ricoveri TI della scorsa primavera, ma sufficienti per impattare sulle attività dei nosocomi. Con 3000 ricoverati Covid nelle terapie intensive sarebbe infatti necessario iniziare a rinviare operazioni programmate e interventi non urgenti. [2]

Preoccupa infatti la Pensonalmangel nelle terapie intensive: alla cronica carenza di operatori qualificati negli ospedali tedeschi si è infatti aggiunta una ondata di “great resignation” tra i sanitari delle terapie intensive: stremati e frustrati dal super-lavoro e dai rischi corsi durante l’ultimo anno e mezzo, tantissimi operatori delle TI e dei reparti di rianimazione hanno dato le dimissioni negli ultimi mesi, ripiegando su altri impieghi meno gravosi in campo sanitario. [3]
Un problema di non poco conto, perché operatori qualificati a lavorare su respiratori polmonari, su apparecchiature di rianimazione e sul monitoraggio dei parametri vitali non sono affatti facili da trovare.
Le conseguenze di tale Personalmangel sono pesantissime: oggi in Germania sono fuzionanti 22.000 letti in terapia intensiva, mentre lo scorso autunno erano piú di 26.000.
La Germania sia avvia quindi ad affrontare questa nuova ondata con 4.000 posti TI in meno rispetto all’anno scorso. Una cifra tutt’altro che tranquillizzante. [4]

Nel frattempo, sentori di un possibile ritorno delle chiusure generalizzate di attivitá commerciali e leisure si fanno sempre piú largo tra la gente: nei negozi di giocattoli gli scaffali si stanno svuotando anzitempo e alcuni articoli sono giá introvabili (tra questi i famosi animaletti della Schleich, popolarissimi in Germania) visto che sempre piú persone stanno anticipando gli acquisti natalizi proprio temendo l’arrivo di un nuovo lockdown; mentre piscine e palestre lamentano numeri bassissimi nell’erogazione di nuovi abbonamenti: pochi vogliono azzardare un impegno per piú mesi con la stagione di massima circolazione virale ormai alle porte. [5]

Come andrá a finire? Credo che nessuno possa dirlo. Si naviga a vista.
Il prossimo mese sará sicuramente decisivo e da esso dipenderá non solo come passeremo il Natale e l’inverno, ma anche (secondo me) il futuro approccio politico ed economico alla pandemia.
Dopo avere puntato tutto sulla vaccinazione promettendo il ritorno alla normalitá, la politica avrá il coraggio, qualora messa alle strette dagli ospedali pieni, di imporre nuovi lockdown?
Come reagirebbe la popolazione a nuove chiusure? Quali conseguenze avrebbero nuove chiusure sul futuro della campagna vaccinale? Come reagirebbero l’economia e i mercati?
Come direbbero qui: ganz gespannt. Vediamo come va. Io personalmente non ho aspettative un granché positive e mi preparo ad un atro cenone di Natale su Microsoft Teams…

[1] https://www.focus.de/politik/deutschland/kanzlerkandidat-bei-bild-nie-wieder-lockdown-verspricht-laschet-im-tv_id_19283463.html
[2] https://www.spiegel.de/wissenschaft/medizin/corona-krise-krankenhaeuser-besorgt-wegen-belastung-von-intensivstationen-a-927ee9ca-7755-4252-b3f3-bc36e1555680
[3] https://www.welt.de/wissenschaft/article234693458/Coronavirus-Sorge-vor-Ueberlastung-der-Krankenhaeuser-waechst.html
[4] https://www.welt.de/politik/deutschland/plus234721852/Intensivmediziner-Praesident-Weniger-Intensivbetten-im-Corona-Winter-frei.html
[5] https://www.main-spitze.de/lokales/rhein-main/den-laden-in-darmstadt-dieburg-geht-das-spielzeug-aus_24700130

C come Covid – C come Cattiveria

La pandemia e la crisi economica che ne é conseguita hanno avuto spiacevoli conseguenze per tutti (o quantomeno: per quasi tutti) ma tra gli effetti collaterali meno noti e meno portati all’attenzione delle persone c’é l’esacerbazione e l’estremizzazione, a livelli mai visti prima, di un conflitto pluridecennale che – soprattutto in Italia – da generazioni vede contrapposti due grandi schieramenti.
Da un lato lo schieramento degli stipendiati garantiti ovvero i dipendenti statali, i pensionati, i dipendenti di aziende a partecipazione statale, contro lo schieramento della piccola imprenditoria e degli autonomi attivi nel commercio e nei servizi.
I primi da sempre “fancazzisti” e “parassiti” a detta dei secondi, i secondi da sempre “ladri del nero” ed “evasori” a detta dei primi.
Una guerra senza quartiere che si combatte dagli albori della Repubblica postbellica.

Ma con l’avvento improvviso della pandemia l’esito di questo scontro, da anni in costante bilico, volge ora decisamente in favore dei primi. È la categoria degli stipendiati garantiti che ora puó permettersi di gongolare in homeoffice a stipendio pieno oppure di riposare sul divano di casa incassando puntuali sussidi e godendo malignamente, in modo neppure troppo velato, dell’infausto trapasso che il destino ha riservato al nemico di classe.
Si é cosí creata una ulteriore e profonda spaccatura, che va ad aggiungersi al quadro di una societá occidentale che giá prima della pandemia era piú divisa che mai.

Nella nostra era tecnologica e dissennata dominata dai social networks e dalla socializzazione virtuale, ora piú che mai catalizzata dalle restrizioni pandemiche che impongono alle persone di incontrarsi solo digitalmente, é su Internet che si spostano ora il confronto e il campo di battaglia, prendendo forma in quella che si potrebbe considerare la piú autentica fonte di letteratura spontanea moderna, vero specchio della societá: i commenti sui social.
Ed é dai commenti sui social che si capisce la vera portata di questa guerra.

Ecco quindi da un lato gli stipendiati garantiti farsi promotori delle posizioni piú chiusuriste e restrizioniste, trincerandosi dietro all’inviolabile principio del “prima la salute, il resto si vedrá” per giustificare chiusure a oltranza e lockdown severissimi, dall’altro la piccola imprenditoria dei servizi e del commercio che sgomita e protesta, soffocando lentamente sotto i colpi inferti dalla crisi, chiedendo solo di poter lavorare. Ma gli appelli vanno a vuoto, anzi: chi protesta é bollato di negazionismo, riduzionismo, additato come reo di irresponsabili atteggiamenti di ribellione.

Di fronte alle proteste dei ristoratori e dei commercianti, ormai ridotti alla disperazione dopo 14 mesi di chiusure, i commenti sui social e sui siti di notizie piú battuti disegnano un quadro impietoso.
I piú spietati ovviamente godono malignamente e si dicono soddisfatti di quanto sta accadendo, vedendo questa crisi senza precedenti come la giusta punizione per chi da sempre fa nero e non paga le tasse. I piú “magnanimi” si limitano a far notare che esiste il rischio di impresa e che fa parte del gioco: chi si mette in proprio sceglie di rischiare quindi sono cavoli suoi. Non manca poi ovviamente chi si attacca alle nefaste statistiche dell’epidemia per fare la morale: “abbiamo XXX morti al giorno e questi pensano solo al loro orticello” “si devono vergognare”.
Si apprezza l’assenza piú totale di empatia. Nessuna parola di solidarietá, neanche il minimo compatimento per una categoria di persone che nella vita ha probabilmente come unica colpa quella di avere avuto una sfiga terribile.
Selezione naturale di mercato, senza alcuna forma di pietá o di comprensione: bellum omnium contra omnes.

Si é detto tante volte che é proprio nei momenti piú terribili che gli esseri umani tirano fuori il meglio di sé. Che quando sopraggiungono il terrore e la disperazione, quando siamo vicini al baratro, siamo capaci di atti di grande nobilltá.
Sará, ma io non vedo succedere nulla di tutto questo. La situazione é di quelle davvero brutte, ma non vedo nessun atto di nobiltá o di altruismo da parte di nessuno.
Forse tutto ció é figlio della grande disparitá insita nelle dinamiche di questa crisi, che colpisce alcuni molto piú di altri.

Sta di fatto peró, che quando leggo e vedo tutto questo, mi rendo conto che c’é un’altra epidemia in corso che mi spaventa molto di piú dell’epidemia di Covid. È silenziosa e striscia tra la gente, senza far troppa notizia ma diffondendosi con un Rt molto piú grande di 1.
È una epidemia di Cattiveria. E mi fa molta, molta paura.
Perché se sono quelli a cui sta andando tutto sommato “bene” a diventare cosí cattivi, mi domando che cosa succederá a quelli a cui sta andando male.

La nuova normalitá di cui avremmo bisogno (ma che nessuno ha il coraggio di proporre)

C’é un denominatore comune che sta caratterizzando la risposta alla pandemia da parte di quasi tutti i Governi del mondo occidentale: la concezione che la situazione attuale sia una condizione emergenziale, contingente, di carattere temporaneo.
Si adottano quindi provvedimenti duri e pesantissimi per l’economia e la societá (restrizioni, chiusure, limitazioni alle libertá fondamentali sancite dalle Costituzioni) nella pressoché totale certezza che questi provvedimenti avranno carattere temporaneo e potranno essere abbandonati di qui a fine anno.

Ecco, secondo me é qui che stanno tutti sbagliando. E le conseguenze che ne pagheremo potrebbero essere terribili.

Io non credo che ci libereremo dell’epidemia tanto facilmente e non credo che nel 2022 sará tutto finito. In questo preciso momento assistiamo a quello che alcuni studiosi avevano anticipato giá un anno fa: lockdown yo-yo e la distribuzione dei vaccini che procede a sighiozzo, rallentata da questioni logistiche e politiche [1]. La presunta immunitá di gregge non sará raggiunta prima del 2022 inoltrato. Da qui ad allora, c’é piú di un anno di tempo e non sappiamo quante altre mutazioni avrá il virus e come si evolverá la situazione.
La veritá, purtroppo é una e una soltanto: stiamo navigando a vista in una nebbia fittissima che non si diraderá a breve.

Io la butto lí: non ne verremo fuori prima del 2024-2025. E quindi ci serve urgentemente un altro piano. Un piano di convivenza/sopravvivenza a lungo termine, sostenibile a tempo indeterminato, di carattere non emergenziale, da introdurre per fasi e poi da mantenere per tutto il tempo necessario. Che potrebbe essere parecchio..

Prima di proseguire, tengo a precisare che io sono incompetente in materia medica e biologica, e queste mie considerazioni hanno una valenza paragonabile ai discorsi da bar sport davanti ad una birra. E infatti questo é il tipico esercizio mentale che farei davanti ad una birra al pub mentre discuto con gli amici. Ma visto che non si puó piú fare, e che i brindisi via WebEx e Teams mi mettono tristezza, condivideró questa mia elucubrazione qui sul blog. Se poi verró smentito e giá dall’estate 2022 potremo starcene tutti quanti ammassati ad un concerto degli AD/DC, ne saró piú che felice.
Sono tuttavia per inclinazione personale e professionale un fanatico delle pianificazione e dell’analisi dei rischi, quindi mi piace fare valutazioni basate su dati e informazioni. Ripeto, non avendo competenze in materia queste mie previsioni possono essere assai fallaci: sto interpretando al meglio possibile i dati disponibili ad oggi.

Detto ció, ecco come andrá secondo me: avremo ondate ricorrenti ad ogni inverno, di impatto decrescente man mano che il tempo passerá. È uno scenario realistico e giá teorizzato da molti, nel quadro di un lento processo di endemizzazione del virus. Abbiamo tuttavia un piccolo vantaggio, che ci viene regalato dalla scienza e della tecnologia: la vaccinazione. Normalmente l’endemizzazione di un virus richiederebbe almeno un decennio [2]; ma con la vaccinazione su larga scala, possiamo accelerarla e ridurre la tempistica complessiva (secondo me) almeno di un 50%. Ecco da dove nasce la mia stima al 2025.

La vaccinazione di ampie fasce della popolazione favorirá la selezione di ceppi mutati in grado di sfuggire alla risposta anticorpale [3]. I ceppi mutati potranno probabilmente infettare anche i vaccinati, tuttavia é verosimile pensare che le ondate epidemiche innescate da queste varianti non saranno severe come quelle a cui stiamo assitendo ora: gran parte della popolazione avrá una memoria immunitaria dell’infezione (grazie al vaccino) quindi nella battaglia contro il virus mutato il nostro sistema immunitario non dovrá piú ripartire da zero ma avrá quantomeno una “base” di partenza.
Sembra poco, ma non lo é: giá nei primi mesi dell’epidemia Christian Drosten (ed altri dopo di lui) ipotizzó che la memoria immunitaria delle infezioni da banali rinovirus (virus del raffreddore della stessa famiglia dei coronavirus) potesse essere un vantaggio nel combattere una infezione da Coronavirus Sars-Cov-2 [4].
Affermazione che trova ulteriori conferme nel fatto che gli anticorpi contro alcuni rinovirus sono talmente simili agli anticorpi anti-Sars-CoV-2 che in certi casi possono risultare come falsi positivi ai test sierologici [5].

Pertanto, é lecito supporre che chi eventualmente si reinfetterá (o si infetterá dopo avere sviluppato gli anticorpi da vaccinazione) sará meno soggetto a possibili gravi evoluzioni della malattia rispetto a chi si infetta per la prima volta.

Mutazioni o no, bisogna dire che ad oggi i casi conclamati di reinfezione da Sars-Cov-2 rimangono abbastanza rari. Si é calcolata per ora una percentuale inferiore al 1% [6] tuttavia essendo le “varianti” mutate un argomento relativamente recente, non ci é possibile stimare quanto questa percentuale possa cambiare nei prossimi mesi/anni.

Considerate queste premesse, in un quadro che ci vedrá a fine estate 2021 con le vaccinazioni all’incirca al 50% della popolazione (se saremo stati bravi) é inavitabile che a Ottobre/Novembre 2021 rivedremo i casi salire.
Con i casi in risalita inizieranno subito, fortissime, le pressioni della comunitá scientifica e medica per un nuovo lockdown. E la politica (ho ben pochi dubbi al riguardo) le accontenterá. Nessuno si prenderá il rischio di dover nuovamente rispondere di ospedali sovraffollati, personale medico al collasso e di centinaia di morti al giorno. Inoltre questo virus ci ha giá fatto vedere quanto sia subdolo nel suo agire, circolando sotto traccia per poi dilagare all’improvviso.
Ergo, nel dubbio si chiuderá tutto. Di nuovo.
Ci troveremo quindi daccapo. Un’altra volta. Alla faccia di tutte le promesse, di tutte le speranze, di tutte le favole che ci avevano raccontato, che Natale 2020 sarebbe stato l’ultimo Natale di sacrificio, che dopo la vaccinazione sarebbe tutto finito, eccetera, eccetera.

Temo proprio che, piaccia o non piaccia, le ondate autunnali/invernali di Covid-19 sono destinate a diventare una componente delle nostre vite per i prossimi anni.

È quindi chiaro che non possiamo andare avanti per diversi anni chiudendo tutto da fine Ottobre fino ai primi di Giugno. È chiaro che non possiamo far lavorare milioni di persone e di imprese solo per 5 mesi all’anno. Si andrebbe incontro alla catastrofe economica e al collasso sociale.

Serve un piano nuovo. Un sistema che permetta alla maggior parte delle attivitá economiche di convivere con le ondate epidemiche. Una “economia di guerra” sostenibile nel lungo periodo da mettere in atto per i prossimi anni, e da tenere in esercizio fino a quando il virus non sará, finalmente, endemizzato.
È chiaro che non é facile. Significa reinventare totalmente il nostro modo di vivere.
Ma l’alternativa delle chiusure é assai peggiore. Significa far schiantare la societá occidentale.

Un mondo dove tutto si programa e si prenota. Online.

La digitalizzazione può venirci in aiuto e diventare la “Wunderwaffe” attraverso la quale costruire una nuova normalitá.
Prendiamo ad esempio alcuni business per ora costretti alla chiusura:

  • Ristoranti
  • Palestre
  • Piscine
  • Teatri

Ristoranti, palestre e piscine, organizzandosi tramite servizi di prenotazione online, possono mettere a disposizione “slot” di tempo durante i quali usufruire dei propri servizi. È chiaro che questi slot devono essere molto rigidi (timeboxed) e prevedere tra uno slot e l’altro una sessione di pulizia e sanificazione.
L’ingresso nei locali dovrá essere organizzato in modo da impedire ogni tipo di contatto a persone estranee tra di loro. Sensi unici e percorsi pedonali obbligati all’interno degli spazi chiusi devono essere la norma.
Per le piscine, una organizzazione per sessioni prenotabili potrebbe significare slot di prenotazione individuali di una singola corsia (ad esempio di 45 minuti) con tempi di ingresso/uscita sfalsati per corsia, in modo da non avere mai piú di una (o due) persone all’interno degli spogliatoi contemporaneamente.
Le palestre potrebbero organizzarsi allestendo appositi “box” di allenamento, isolati l’uno dall’altro tramite paratie, in cui mettere a disposizione un assortimento di attrezzi e di macchine. Il tempo a disposizione all’interno dello slot e la quantitá e tipo di attrezzi/macchine presenti nel box determinerá il prezzo da pagare.
Le aree comuni e gli spogliatoi dovranno essere costantemente sanificati.

I ritoranti dovranno prevedere meno tavoli e paratie di separazione, sistemi di consegna dei piatti contactless, impianti di aspirazione, aerazione e filtrazione.
Il tutto deve essere rigidamente regolamentato e gli orari di ingresso/uscita devono essere rigidi e non modificabili.

Adeguarsi a queste misure richiederebbe, per gli esercenti, investimenti non indifferenti.
Qui dovrebbero entrare in gioco i Governi e la politica, elargendo contributi a fondo perduto o prestiti agevolati per sostenere le imprese in questa trasformazione.
Riflettiamo: gli Stati stanno giá elargendo “ristori” e casse integrazioni a ruota libera, denaro a fondo perduto che é anche quasi completamente improduttivo. Denaro che dovrá essere nuovamente elargito ad ogni ondata pandemica, creando un debito mastodontico che dovrá essere ripagato a caro prezzo da noi e dai nostro figli. Denaro che, ad un certo punto, potrebbe anche non esserci piú: se nel 2022/2023 alla quinta o sesta ondata Covid-19 ci ritroviamo con il PIL ormai in caduta libera e il debito pubblico al 200%, beh allora la festa é finita per sempre.
Se invece tali risorse venissero destinate al sostegno dell’adeguamento pandemico delle imprese del settore sport, tempo libero e ristorazione, tramite il finanziamento degli opportuni adeguamenti tecnologici (installazione di paratie, sistemi di aspirazione e filtraggio aria, sistemi di purificazione dell’aria, creazione di piattaforme digitali di prenotazione) si tratterebbe di elargire soldi una volta sola, per poi lasciare le imprese libere di lavorare e non avere piú bisogno dei ristori.
Inoltre cosí facendo questi contributi, invece di essere improduttivi, andrebbero a dare lavoro alle imprese del settore sanitario, di trattamento aria industriale, dei servizi digitali.

La prima difficoltá logistica é che tutto questo andrebbe fatto prima di Ottobre 2021, approfittando delle chiusure ora, e della “pausa” estiva dell’epidemia poi. Non é facile e molto probabilmente non ci sarebbero risorse a sufficienza per fare tutto in cosí poco tempo. Ma con un valido coordinamento nazionale e una “vera” voglia politica di fer ripartire la propria nazione, io credo che si potrebbe fare.
Tutto si puó fare quando c’é davvero la voglia.

Piuttosto che stare rinchiusi meglio spendere di piú ma vivere

Molti obietteranno: cosí facendo si potrá forse tenere aperto, ma costerá tutto di piú.
Sí, purtroppo é cosí, é inevitabile. Costerá tutto molto di piú.

Se prendiamo l’esempio della piscina (che conosco bene, avendo frequentato questo ambiente per buona parte della mia vita) é chiaro che per un impianto natatorio non é remunerativo far nuotare una sola persona per corsia. Se un biglietto del nuoto libero costa 5 euro, avere una corsia tutta per sé per un’ora dovrá costare come minimo il doppio, ma piú probabilmente il triplo. Altrimenti per l’esercente non ha senso tenere aperto.

Peró cosí facendo, l’impianto puó rimanere in vita. Puó restare aperto e evitare di fallire, e la clientela non mancherá. Perché io in questo momento pagherei anche il doppio o il triplo di prima per poter tornare fare le mie due/tre nuotate a settimana. E non credo di essere il solo.

Stare a casa ci sta lentamente togliendo vitalitá, voglia, e salute. La voglia di uscire e di tornare alla vita di prima diventa sempre piú forte. Pur di farlo, la gente sará disposta a pagare. Per fare quello a cui tiene davvero, quello che piú la appassiona, la gente pagherá, rinunciando a qualcos’altro.

Chi ha come grande passione il fitness, il teatro, i centri benessere, i viaggi, o qualunque altra cosa, troverá il modo di fare sacrifici e di potersi permettere la propria passione anche in tempi di “economia di guerra” pandemica. Si tratterá magari di fare delle scelte e stabilire delle prioritá.
Io ad esempio non avrei dubbi: dovendo scegliere, punterei subito sulla piscina. Il nuoto non é solo una mia grande passione, ma influisce pesantemente anche sulla mia salute e con le piscine di nuovo chiuse ormai da Ottobre, soffro sempre di piú la mancanza di esercizio fisico e non so cosa darei pur di poter tornare a nuotare e iniziare a sentirmi di nuovo meglio.

Chi ci governa ha giá deciso quale rischio prendersi

Io non penso proprio di essere l’unico ad avere avuto una idea del genere: sicuramente ci hanno pensato anche molti altri.
Il problema dell’idea in sé é che é basata su una previsione (la pandemia va avanti con numeri importanti ancora per 4 o 5 anni) che si potrebbe verificare come invece si potrebbe assolutamente non verificare.
Che cosa succederebbe se, dopo aver costretto milioni di imprese a riconvertirsi per una “era pandemica”, nel 2022 tornasse invece tutto alla normalitá, e ci si ritrovasse con miliardi di Euro spesi inutilmente? È un rischio non indifferente.

D’altro canto, il rischio intrinseco della strategia delle chiusure é, come ho giá anticipato, quello di portare al collasso la nostra economia e societá qualora la pandemia continuasse per i prossimi 4 o 5 anni.
Questo é il rischio che i nostri governanti hanno deciso di prendersi. E, se devo essere sincero, non mi piace per nulla.
Io avrei preferito rischiarmi una riconversione di massa rivelatasi poi inutile. Un sacco di soldi buttati, ma almeno economia e societá dovrebbero rimanere in piedi.
Ma forse il background di project manager non é quello ottimale per governare un Paese.

[1] https://www.lescienze.it/news/2020/08/11/news/covid-19_coronavirus_scenari_futuro_2021_numero_contagi_casi_mondo-4778345/
[2] https://www.lescienze.it/news/2021/01/15/news/coronavirus_sars-cov-2_evoluzione-4869285/
[3] https://www.welt.de/politik/deutschland/article225259255/Corona-Immer-mehr-Faelle-und-Ausbrueche-RKI-in-Sorge-wegen-Mutation.html
[4] https://www.zdf.de/nachrichten/panorama/coronavirus-drosten-hintergrundimmunitaet-100.html
[5] https://www.internazionale.it/notizie/laura-tonon/2020/09/24/quali-sono-come-funzionano-test-covid
[6] https://www.the-scientist.com/news-opinion/more-sars-cov-2-reinfections-reported-but-still-a-rare-event-68089

Finitela di trattarci come bambini!

A Marzo la promessa era stata “torneremo a riabbracciarci”.
Ora, che si torna in lockdown tutti insieme appassionatamente (Germania, Francia, Italia, e gli altri a seguire) la promessa é che questo secondo Lockdown é per permettere “un sereno Natale con le nostre famiglie”.
Il tutto condito dalla ben nota cantilena che “andrá tutto bene”.

Io qui, davvero, divento feroce, perché mi sento trattato come un infante.
Io non sono un bambino, c@xxo. Posso benissimo immaginare e capire cosa ci aspetta da qui al 2022 inoltrato: lockdowns intermittenti alternati a periodi di libertá vigilata, i quali saranno per lo piú coincidenti con la stagione calda. Questa sará la nostra “normalitá” per i prossimi due anni almeno.
Non servono un QI spropositato o chissá quale conoscenza scientifica per arrivarci. Basta osservare cosa é successo e cosa sta sucedendo e fare 2 + 2.

Davvero, vorrei che i governanti di questa Europa la smettessero di trattarci come bambini, dicendoci di stare buoni con la promessa dei balocchi a Natale. È chiaro fin da ora che quest’anno non ci sará nessun Natale come abitualmente lo intendiamo (vedi mio post precedente), é chiaro che dovremo convivere con i lockdown intermittenti ancora a lungo, é chiaro che ciò che ci aspetta non sará né breve né facile.
È chiaro che purtroppo molte persone, soprattutto anziane, non ce la faranno, é chiaro che a livello sociale ed economico andremo incontro ad una crisi senza precedenti, é chiaro che ci saranno pochi vincitori, molti perdenti e che le diseguaglianze sociali aumenteranno, é chiaro che una volta riconquistata una parvenza di normalitá (2022? 2023? 2024?) ripartire sará un dramma, anzi, per alcuni non ci sará proprio nessuna ripartenza.

Mi piacerebbe che qualcuno la smettesse di trattarci come bambini e avesse il coraggio di trattarci da adulti, dicendo le cose come stanno e preparandoci a quello che ci aspetta.

Si badi bene, non sto dicendo di fare terrorismo mediatico, di spargere disperazione o di diffondere disfattismo. Sto dicendo di dare spiegazioni e previsioni razionali basate su fatti, dire chiaramente alla popolazione qual è il problema, qual é l’evoluzione attesa, come la si affronterá e cosa ci si aspetta da tutti.
Dire senza indorare la pillola quali sono i problemi e le difficoltá che inevitabilmente ci aspettano, dando aiuti e consigli razionali per preparare le persone ad affrontarli. Sia praticamente che psicologicamente.

Invece la leadership dell’Europa d’oggi si dimostra, ahimé, assolutamente inetta e inadeguata allo scopo. Come quei genitori privi di polso che, per tenere a bada figli indisciplinati, non hanno altra strategia se non quella di promettere loro i balocchi a Natale, sperando che questo basti a tenerli buonini per un paio di mesi senza che rompano eccessivamente le scatole.

Strategia misera e controproducente, perché si limita a procastinare.

Vedremo come andrá a finire, quando a Natale i balocchi non arriveranno.

…finché non arriverá il vaccino

Il vaccino anti-Covid é il Santo Graal sanitario che promette di restituirci la vita di prima. Ma se dovesse fallire?

Covid é tornato.
I numeri crescono ovunque senza sosta. Anche Italia e Germania, che sembravano essere gli ultimi baluardi Europei resistenti all’avanzata del Sars-CoV-2, stanno ormai cedendo sotto l’accelerazione dei contagi.
Vorrei essere ottimista, ma in questo momento faccio davvero fatica.
Vorrei essere ottimista ma temo che nel giro di un mese saremo tutti quanti di nuovo in lockdown e, che ci piaccia o no, ci resteremo fino in primavera.
Natale quest’anno sará diverso, molto diverso dal solito.

Ovunque, in televisione, sui giornali, e su Internet, domina un unico mantra.
Una frase, una promessa. Una speranza.
“… finché non arriverá il vaccino”.

Questo sará l’ultimo anno di sofferenza, ci dicono. Dobbiamo sopportare e tenere duro.
Quando il vaccino arriverá, tornerá tutto a posto e torneremo alle nostre vite di prima (sempre che avremo ancora un lavoro, un reddito e/o di che vivere, ma questo non é l’oggetto dell’articolo).
In tutto il mondo, gli scienziati prima, e i politici poi, hanno venduto al popolo che il vaccino ci salverá.

Nessuno peró osa chiedere apertamente che cosa ci aspetta se il vaccino non arriverá. O se il vaccino non funzionerá.

La domanda é lì, nell’aria, aleggia sileziosa, tutti se la pongono ma tutti hanno paura a chiederselo. Soprattutto la politica.
Perché la politica sa benissimo che agli elettori la risposta non piacerá.

Alla fine, peró, qualcuno la domanda l’ha posta. E ha ottenuto una autorevole risposta.

A rispondere é stato Christian Drosten, il piú famoso virologo tedesco, in una intervista a Zeit Online. E la sua risposta, come ben si addice ad un tedesco doc, é stata diretta e lapidaria:
Se il vaccino non funzionerá, dovremo abituarci a vivere cosí per sempre.

Mascherina sempre addosso; lockdowns intermittenti e distanziamento sociale; scuole, palestre, piscine, ristoranti e bar chiusi; limitazioni alla libertá personale, limitazioni ai viaggi: sará la nuova normalitá se il vaccino non funzionerá.
Parola del virologo numero 1 del Charité di Berlino, nonché consulente scientifico piú influente del governo di Angela Merkel.
Dovremo abituarci a stare a casa, a poter viaggiare solo 4 mesi all’anno, ad avere molta meno libertá di prima” dice Dorsten “se il vaccino non funzionerá come previsto, e il virus continuerá ad avere manifestazioni cliniche importanti, l’unico modo per affrontarlo sará mettere limiti alla nostra capacitá di diffonderlo. Fino a quando sará necessario“.
Permettere al virus di diffondersi liberamente, in una societá con il nostro profilo demografico, non é sostenibile. Il nostro sistema sanitario verrebbe devastato. Sarebbe una catastrofe” dice Drosten “una societá con limitazioni alla libertá personale é invece sostenibile a tempo indeterminato“.
Per Drosten si tratta di una questione etica: “Di fronte ad una minaccia di questa portata la sospensione di alcune delle libertá fondamentali non é una possibilitá, ma un dovere. Un dovere nei confronti dei piú deboli, dei malati e delle persone a rischio a cui altrimenti verrebbe tolto il diritto alla salute“.
Ma come fare i conti con le (devastanti) conseguenze per l’economia, per i posti di lavoro, per i giovani, per le famiglie, per l’istruzione?
Saranno dolorose ma necessarie” prosegue il virologo ” e comunque meno dolorose di quello che accadrebbe se lasciassimo circolare il virus liberamente. Purtroppo bisogna scegliere il male minore“.
Per Drosten, tuttavia, non ci sono al momento evidenze scientifiche che facciano pensare che il vaccino possa non funzionare. La risposta anticorpale nei soggetti testati c’é ed é consistente, anche se permane la questione della durata della protezione.
Ma anche questo potrebbe non essere un grosso problema: se il vaccino dovesse avere efficacia limitata nel tempo, si tratterebbe di fare campagne di vaccinazione stagionali.

Certo, c’é sempre il rischio che qualcosa nell’approvazione vada storto, che i troppi effetti collaterali lo rendano inutilizzabile sui soggetti piú deboli o semplicemente si finisca per scoprire che anche i vaccinati si ammalano come tutti gli altri.
Questa eventualitá, improbabile ma pur sempre possibile, ci lascerebbe inermi alla mercé del nostro nuovo microscopico nemico. E quello che ci aspetta in questo caso non é esattamente uno scenario piacevole:
Per quanto mi riguarda, come virologo, se non si troverá vaccino o cura contro questo virus, sará lockdown per sempre. O quantomeno, fino a quando il virus non dovesse andarsene da solo“.

Morale della favola: dita incrociate per il vaccino, o son dolori per davvero.

L’intervista su Die Welt: https://www.welt.de/kultur/plus217317742/Christian-Drosten-Ausnahmezustand-fuer-immer.html
Il podcast: https://weltnewscheck.podigee.io/1015-neue-episode

Il boom immobiliare in Germania – Neanche Covid-19 ha fermato i prezzi (per ora)

I dati preliminari – seppur da prendere con le pinze – sembrano confermare che, dopo una leggerissima flessione in Marzo e Aprile a causa della Coronakrise, in Maggio i prezzi degli appartamenti in Germania abbiano subito ripreso a salire. Qui un articolo abbastanza dettagliato di Die Welt: https://www.welt.de/finanzen/immobilien/article208028853/Immobilien-Warum-Eigentuemer-noch-an-ihren-Angebotspreisen-festhalten.html

Chi sperava nella fine dell’Immobilienboom o in un calo/stabilizzazione dei prezzi é destinato, a quanto pare, a rimanere deluso, come prospetta anche Immobilienscout24: https://www.immobilienscout24.de/ratgeber/covid19/immobilienkauf.html
Il virus finora non ha avuto alcun impatto sui prezzi“.

Per di piú, alcuni analisti suppongono che il crash dei mercati finanziari, avendo scottato molti risparmiatori tedeschi, produrrá ora l’effetto collaterale di deviare ancora piú investitori sul Betongold (l’oro di cemento, ndt), ormai unica fonte di investimento sicura in una Germania in cui i libretti di risparmio viaggiano ormai dal 2016 cronicamente su tassi negativi.

Certo, il tutto é da prendere con le dovute precauzioni e credo sia avventato fare considerazioni a soli tre mesi dall’inizio di una crisi che durerá almeno due anni; secondo me vale la pena di aspettare ancora qualche mese, perché gli effetti veri di questa crisi li vedremo a partire da Ottobre / Novembre e probabilmente solo allora capiremo in che direzione stiamo andando.
Qualche mia considerazione:

► In Tutta Europa gli ammortizzatori sociali stanno assicurando un “effetto ponte” che va a coprire i redditi dei lavoratori in difficoltá fino a quando il lavoro tornerá, ma la domanda (per nulla scontata) é… il lavoro tornerá? I numeri di Maggio per la Germania sono senza precedenti: 10 milioni di lavoratori tedeschi in Kurzarbeit (su un totale di 33 milioni), disoccupazione salita al 6,1 % (l’anno scorso era al 4%). La vera portata di questa crisi é, secondo me, ancora da vedere.
Ai prossimi mesi l’ardua sentenza.

► I mercati azionari sono euforici, drogati dal boom delle grandi Aziende digitali che stanno traininando da sole indici in cui tutte le altre Aziende sono ampiamente negative, e pertanto non sono assolutamente rappresentativi dell’economia reale.

► L’epidemia Covid-19 ha cambiato anche il panorama immobilare, e mi aspetto di vedere degli effetti a lungo termine soprattutto nel malaugurato caso di una seconda ondata epidemica: chi ha investito nelle cittá universitarie per affittare agli studenti fuori sede potrebbe trovarsi in grosse grane se ora le Universitá si convertiranno massicciamente alla didattica online; chi ha investito in Hotels rischia di vedersela molto brutta, cosí come tutti coloro che facevano affidamento sugli affitti brevi (AirBnB & similari), chi dá in locazione spazi a ristoratori, parrucchieri e altre attivitá in forte sofferenza causa Covid-19 puó andare incontro a Mieteausfälle.

► Gli effetti delle crisi sui mercati immobiliari abitativi arrivano generalmente con uno o due anni di ritardo rispetto alla crisi economica vera e propria. In Europa, a differenza degli Stati Uniti d’America, gli ammortizzatori sociali coprono un periodo che, a seconda degli Stati, va dai 6 ai 24 mesi, dopo il quale chi non é riuscito a ricollocarsi nel mercato del lavoro inizia ad essere in difficoltá con gli affitti e i mutui. Pertanto gli effetti sono sempre abbastanza ritardati.

► Per contrastare la crisi da Covid-19 la Germania ha abbandonato il pareggio di bilancio e ha fatto debito a ruota libera. Nei prossimi anni bisognerá far rientrare il bilancio (su questo i Tedeschi sono intransigenti) e ciò sará possibile solo con Austerity e tasse. Le Austerity di Italia e Grecia durante la crisi dei debiti sovrani del 2011 insegnano: in momenti di austeritá gli immobili sono sempre un ottimo limone da spremere per fare cassa (seguiti dai carburanti). Dubito che si andrá a toccare i redditi, che in Germania sono giá tassatissimi. Mi aspetto pertanto una riforma della Grundsteuer che andrá a colpire i Kapitalanleger in maniera abbastanza importante, soprattutto nel caso arrivasse un governo rossoverde….

► In piú, ho il forte sospetto che buona parte di questi articoli che trovo online ad elogiare il Betongold come unico vero investimento in Germania, inscalfibile, resistente a tutto… siano scritti on purpose per rassicurare i proprietari ed evitare che la gente inizi a vendere. A pensar male si fa peccato, ma spesso…

Personalmente vedo comunque ancora bene gli immobili abitativi nelle grandi e medie cittá, e gli immobili destinati a grande distribuzione alimentare/prima necessitá. Secondo me questi immobili terranno bene anche nei prossimi anni, salvo autentici cataclismi.
Inoltre se le economie di Italia e Spagna dopo Covid-19 non riusciranno a riprendersi bisognerá mettere in conto una nuova ondata migratoria di giovani adulti verso la Germania, che andrá inevitabilmente ad alimentare la situazione di Wohnungsnot.

Staremo a vedere.

Una cosa é certa: avevo finalmente quasi completato l’articolo sui Kapitalanlage immobiliari in Germania quando é arrivata l’epidemia, e ora mi tocca riscriverlo quasi da capo.
Perché una rivoluzione improvvisa e distruttiva come quella da Covid-19 lascerá in qualche modo il segno anche negli investimenti immobiliari, andando magari a ridimensionarne alcuni che in passato erano molto redditizi, e rendendone altri ancora piú redditizi di prima. Nei prossimi mesi terró d’occhio la situazione e quando ne avró capito qualcosa in piú… scriveró. Sperando che non arrivi un altro cigno nero.

Ritorno agli anni ’70: ecco come Covid-19 porterá il nostro potere d’acquisto indietro di 50 anni

Addio aerei, treni, resort e sfizi: i tragici viaggi e le avventure “al risparmio” del Ragionier Ugo Fantozzi potrebbero diventare la nostra normalitá dei prossimi anni

Una interessante intervista al capo economista di Deutsche Bank, pubblicata dal quotidiano online Die Welt, illustra come Covid-19 rappresenterá un brusco punto di svolta per la nostra societá e spiega come il ventennio 2000-2020 sará probabilmente in futuro ricordato come una sorta di “belle epoque” di benessere generalizzato che per la maggior parte di noi rimarrá, giustappunto, solo un bel ricordo.
In un altro editoriale, sempre pubblicato su Die Welt, dal rassicurante titolo “Quando l’emergenza sará finita, ci risveglieremo in un incubo” si spiegano alcune delle conseguenze economiche che avremo a fine epidemia, e del perché la politica si guarda bene dal parlarne.
Per chi volesse consultarli, ecco i link agli articoli (in tedesco):
Il commenti di David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank
Die Welt: Quando l’emergenza sará finita, ci risveglieremo in un incubo.

Non ho voluto tradurre o riportare per intero gli articoli, anche perché il succo di entrambi é il medesimo: dopo l’epidemia saremo tutti molto piú poveri.

Questi articoli sono stati la base di alcune riflessioni che mi hanno accompagnato durante questo weekend in cui, lo ammetto, l’ottimismo sta venendo un po’ meno (i negozi iniziano a riaprire ma Hanna rimane in cassa integrazione a tempo indeterminato, e io ho appena subito una bella decurtazione del 20% dello stipendio fino a fine 2020) e pensavo a come sará il mondo durante e dopo questa epidemia.

La prima conclusione logica é lapalissiana: più lunga sará la fase di “convivenza”, piú devastanti saranno le conseguenze a lungo termine, perché l’economia ne uscirá massacrata. Dobbiamo sperare nella scienza e in una cura farmacologica/vaccino entro l’autunno, altrimenti sono dolori. Ma supponiamo che l’ipotesi giusta sia quella portata avanti da molti scienziati, ovvero che si debba convivere col virus per 18-24 mesi.

Innanzitutto, dobbiamo tenere conto di un crollo dei redditi. Tra licenziamenti, casse integrazioni, e moltissime Aziende che stanno chiedendo ai dipendenti di accettare riduzioni di stipendio per fare saving in preparazione a un anno di vacche magre, saranno moltissime (secondo alcune stime, almeno il 55% dei lavoratori totali in Europa) le persone che vedranno una riduzione o un annullamento totale del proprio reddito. Piú di una persona su due.

Contemporaneamente, avremo aumenti dei prezzi ovunque.
La mancanza dei lavoratori stagionali stranieri dell’agricoltura sta facendo impennare i prezzi di frutta e verdura, cosí come la domanda extra legata all’effetto quarantena (la gente é sempre a casa, non puó andare al ristorante, le mense delle Aziende sono chiuse) ha fatto raddoppiare o triplicare gli acquisti di generi alimentari nei supermercati. Nel contempo le difficoltá nei trasporti e le dogane chiuse fanno sí che risulti difficile stare dietro all’incrementata domanda. La legge della domanda e dell’offerta suggerisce una sola, semplice, naturale conseguenza al problema: i prezzi aumenteranno.

Un caso emblematico é quello del vino: se non si apriranno i confini entro settembre e si permetterá ai lavoratori stagionali di arrivare in Germania, in Francia o in Italia, la vendemmia 2020 sará compromessa. C’é giá chi suggerisce di fare scorta di vino adesso, fintanto che i prezzi sono accessibili. Dall’anno prossimo una bottiglia di vino potrebbe costare 5 volte quello che costa oggi.

Da nuotatore quale sono, non ho potuto fare a meno di cercare di informarmi su quale sia la situazione delle piscine e quando sia prevista una riapertura. Un articolo sul FAZ parlava di preparazione della stagione estiva 2020 con ingressi scaglionati nelle piscine all’aperto, accessi alla vasca con massimo un nuotatore per corsia con prenotazione anticipata delle corsie a intervalli di 30 minuti. Il tutto associato ad un inevitabile eumento dei prezzi. Si stima che mezz’ora di nuoto libero costerá da 10 a 20 euro.
Per migliaia di nuotatori in tutto il mondo si prospetta quindi la scelta obbigata di rinunciare alla propria passione, perché moltissimi non potranno piú permettersi di andare in piscina ad allenarsi. Si salverá propabilmente chi abita in prossimitá della costa, in zone di mare o di lago, potendo ripiegare sul nuoto in acque libere.

Lo stesso discorso vale per le palestre: gli ingressi dovranno essere scaglionati e verosimilmente bisognerá prenotare anche qui, con un incremento dei prezzi assolutamente certo. Se i prezzi non saranno alla portata della gente, molto probabilmente si assisterá ad un boom dell’acquisto di attrezzatura fitness da usare a casa, e le palestre, come business, potrebbero essere destinate a morire.

Il discorso potrebbe estendersi a tutti gli sport praticati in ambienti chiusi. Del resto, se le limitazioni di accesso anti-contagio permetteranno l’ingresso di un quarto o un quinto delle persone che entravano prima, c’é un solo modo, per il gestore della struttura, per far quadrare i conti: quadruplicare, o quintuplicare i prezzi. Purtroppo é cosí.

Lo stesso varrá per i ristoranti: se vorremo andare a pranzo o a cena fuori, dovremo essere pronti a spendere molto di piú di quello che spendiamo oggi. I ristoratori dovranno pur far quadrare i conti in qualche modo, altrimenti chiuderanno tutti.
E per molti di noi la pizza settimanale o l’uscita mensile al ristorante diventeranno molto probabilmente un ricordo.

Un discorso analogo é inevitabile per il settore trasporti e turismo. La limitazione degli accessi avrá effetto su Aerei, Treni, e su tutti i luoghi di grande assembramento (basti pensare, ad esempio, a Piazza San Marco a Venezia, alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano o a Potsdamer Platz a Berlino, e cosí via…). In tutte queste localitá bisognerá prevedere sistemi di diluizione degli accessi, con tornelli o polizia, per far sí che non vi siano piú di X persone contemporaneamente e permettere di rispettare il distanziamento anti-contagio.
Sui treni e sugli aerei sará verosimilmente consentito occupare un solo sedile di ogni fila e questo non potrá certo influenzare positivamente i prezzi. Se sará possibile utilizzare solo il 20% o il 30% della capacitá di un treno o di un aereo di linea, anche per i prezzi dei viaggi sará da tenere in considerazione un fattore moltiplicativo tra il 4 e il 5.
L’era dei viaggi low cost potrebbe essere finita per sempre, e probabilmente si tornerá ad una situazione anni ’80, quando a poter salire su un aereo o su un treno internazionale erano solo le Èlite.
Inoltre, in virtú delle limitazioni di accesso nelle grandi cittá turistiche, anche alberghi e strutture ricettive dovrano adeguarsi e aggiustare i prezzi adeguatamente. Se un weekend a Venezia in un albergo di classe in centro fino ad oggi costava 1.000 euro, nell’era Post-Covid-19 probabilmente costerá 10.000 euro.

I treni internazionali in Europa erano, negli anni ’80, esclusivo appannaggio dei ricchi e dei benestanti.

In molti potrebbero chiedersi: ma é un modello sostenibile? La gente pagherá questi prezzi?
Secondo me , sará un modello sostenibile,e non lo dico io ma le statistiche: negli ultimi 20 anni, a fronte di un impoverimento di tutte le altre classi sociali, i milionari e super-ricchi sono aumentati del 500%. Anche in Italia, per quanto sembri strano, nel periodo 2010-2019 nonostante la perdurante stagnazione economica i milionari sono triplicati (fonte: Credit Suisse). Anche in Germania i ricchi sono aumentati vertiginosamente, soprattutto la categoria privilegiata dei privatiers (ne parlo in questo articolo).
A molti puó sembrare che ci sia meno ricchezza di una volta, ma non é cosí: la ricchezza é la stessa se non di piú, semplicemente si é spostata.
I ricchi e i detentori di grandi patrimoni saranno probabilmente gli unici a uscire non troppo danneggiati da questa situazione; ad impoverirsi saranno tutti gli altri.
Quindi secondo me sí, ci saranno sufficienti membri dell’Èlite dei ricchi e benestanti per dare mercato a questa nuova forma di turismo e di svago che sará inaccessibile ai piú. Anzi, se il settore Turismo potrá sopravvivere e reggere a questi anni di epidemia sará solo grazie ai ricchi e ai benestanti. Altrimenti crollerá.
Per questo non é improbabile, per tutti noi, un ritorno agli anni ’70 e ’80 di Fantozzi, con i privilegiati e i megadirettori che potranno permettersi le vacanze al mare e in montagna mentre noi torneremo a caricare di valigie le nostre utilitarie per andare in campagna. Forse.
Perché la nostra prioritá sará riuscire a pagare il mutuo/affitto e mettere qualcosa nel frigorifero; fatto quello, tutto il resto molto probabilmente non ce lo potremo piú permettere.

Poi, sicuramente, c’é da chiedersi cosa succederá quando il virus sará definitivamente sconfitto e si potrá tornare a riempire le piazze, gli aerei, i treni, le piscine e gli stadi. Qui é difficile dirlo. In linea di massima, ritengo che piú lungo sará il periodo di convivenza col virus, e piú il ritorno ai prezzi e allo stile di vita di prima sará lento e graduale. Sará necessario che qualcuno prenda l’iniziativa per ricostuire da zero alcuni business azzerati dall’epidemia (come le linee aeree low-cost), e questo richiederá anni. La buona notizia è che qualcuno lo fará di sicuro, perché alle Èlite mondiali non mancheranno i soldi da investire. Ma richiederá tempo, ci vorranno anni. E nel fratempo i prezzi rimarranno inaccessibili.
La ricostruzione del tessuto sociale-economico che potrebbe permetterci di tornare al nostro tenore di vita pre-Covid potrebbe richiedere un decennio o anche due.

Il tutto supponendo che nel frattempo la maggior parte di noi sia stata in grado di mantenere un adeguato reddito. Cosa niente affatto sicura, purtroppo. Ritengo che, oltre che con i prezzi aumentati dovremo fare i conti anche con minori guadagni. Il nostro potere di acquisto fará dei passi indietro enormi, e purtroppo non potremo farci nulla.
Non credo che chi parla di nuova grande depressione stia esagerando. Temo anzi che abbia ragione.

Tutto questo, ripeto, é subordinato a quando troveremo una soluzione definitiva per fermare il Sars-CoV-2. Io spero con tutto il cuore di essere presto smentito nel mio pessimismo e che la scienza possa presto trionfare. Ma come dice un mio caro amico il pessimista é l’ottimista ben informato quindi credo che dobbiamo prepararci a tutta una serie di cambiamenti, che non saranno belli.
Certo, non saremo poveri in senso assoluto, non ci mancherá da mangiare, o almeno così spero. Quello che è certo è che tutti gli stravizi che ci siamo concessi fino ad oggi sono probabilmente finiti. Magari non per sempre, ma di sicuro per un bel pezzo.

Sará dura, soprattuto per chi si era abituato alla libertá, alla possibilitá di andare ovunque a basso costo, per chi come me ed Hanna aveva i viaggi come grande passione.
Quando si é diventati benestanti e ci si é abituati a un certo stile di vita, poi é difficile accettare che la festa sia finita.
Sará dura, ma dovremo accettarlo.

Emergenza Covid-19: il posto piú sicuro in Europa é la Germania

Una ricerca pubblicata dal Deep Knowledge Group vede la Germania al primo posto un Europa per efficienza ed efficiacia nella protezione dei propri cittadini contro l’epidemia da SARS-CoV-2. L’Italia é tristmente penultima, secondo le analisi del DKG solo la Spagna starebbe facendo peggio.
Ecco il link al ranking europeo: https://www.dkv.global/eurozone-ranking
La Germania risulta anche prima in classifica a livello mondiale, nell’efficienza delle terapie farmcologiche contro la malattia Covid-19: https://www.dkv.global/treatment-efficiency

Il ranking é basato sull’elaborazione di informazioni statistiche pubblicate da istituti come la John Hopking University: qui la metodologia dettagliata https://www.dkv.global/methodology

La stampa Italiana ovviamente si guarda bene dal pubblicarlo, cosí come si guarda bene dal riportare che giá da tre giorni in Germania si registrano piú guariti che nuovi contagiati, con il totale dei positivi in discesa a circa 60.000 casi.
Evidentemente in Italia piace pubblicare titoloni sulla Germania solo quando i tedeschi fanno “peggio” degli Italiani, quando se la passano male, o quando sono “cattivi”. Ma in questi giorni la stampa Italiana sull’argomento “epidemia in Germania” é diventata stranamente silenziosa, sará perché i tedeschi stanno dimostrando di saper gestire bene tutto quello che in Italia (soprattutto in Lombardia) é stato gestito in modo clamorosamente inadeguato:

  • Test a ritmo di mezzo milione di tamponi a settimana, fatti a tutti, anche agli asintomatici
  • Test sierologici di massa per ricerca di anticorpi giá in corso nelle regioni piú colpite: i primi risultati sono giá stati pubblicati settimana scorsa (qui un link)
  • Sigillatura totale delle case di riposo: nessuno entra, nessuno esce
  • Niente chiusura in casa, ma libertá di uscita con precise misure di distanziamento sociale e fiducia nella capacitá delle persone di rispettare le regole

Con misure molto meno invasive di quelle Italiane, senza chiudere in casa le famiglie, la mortalitá in Germania é un sesto che in Italia e i guariti sono piú degli attuali positivi.

Sará forse anche perché il tanto vituperato, ingiusto, simil-privatizzato sistema sanitario tedesco, da molti reputato anni indietro all’eccellenza lombarda, offre ben 33 posti in terapia intensiva ogni 100.000 abitanti, contro i 9 posti per 100.000 abitanti dell’eccellenza lombarda.
In Germania non ci sono state scene da apocalisse negli ospedali, forse perché qui le tasse sono sí alte, ma perlomeno non si é tagliato tutto il tagliabile sulla sanitá e oggi la Germania offre 5 volte i posti letto per abitante del’Italia.

La curva dei casi totali in Germania va verso l’appiattimento (fonte: dashboard del Robert Koch-Institut )

Eppure per anni mi sono sentito dire da amici e parenti “sí, vabbé, in Germania si vive bene, ma la sanitá che abbiamo qui in Lombardia ve la sognate“.
Sì, per fortuna la sognamo e basta, perché sarebbe un incubo!

È una fede incrollabile, quella dei lombardi nel loro sistema sanitario. Alimentata da anni di propaganda politica incentrata sulla leva dell’orgoglio lombardo di essere i “numeri 1”, la locomotiva d’Italia. Anche quando ci vogliono sei mesi per fare una TAC. “Ah ma al Sud é molto peggio” é la risposta tipica “lí se va bene stai in ballo due anni” e poi “Quelli del Sud vengono tutti a farsi curare qua” perché effettivamente in Italia il benaltrismo é sempre un rifugio sicuro quando c’é da difendere situazioni poco difendibili.

Forse (e lo dico da Lombardo) bisognerebbe aprire gli occhi e smetterla di trincerarsi dietro ad un paio di eccellenze ospedaliere per dire che “siamo i migliori”. Quei tempi sono finiti. Covid-19 purtroppo, col suo tributo immenso di vittime, ha messo a nudo tutte la vulnerabilitá della Lombardia. E l’eccellenza sanitaria lombarda probabilmente era solo un’illusione, uccisa da anni di tagli e di sperperie.
E magari i Lombardi, dopo essersi svegliati dal torpore, farebbero bene ad andare a chiedere conto ai responsabili, a quei governanti senza scrupoli che per anni hanno fatto scempio della sanitá della Regione mentre facevano il lavaggio del cervello alle persone con “l’eccellenza Lombarda” “siamo come la Baviera” e altre baggianate simili.
Perché giá ben prima di Covid-19 posso assicurare per esperienza personale che coloro i quali, loro malgrado, si ritrovavano costretti a dover fare i conti con qualche brutto male, oltre che con la malattia in sé dovevano lottare anche con strutture sovraffollate, tempi di attesa biblici, esami rinviati decine di volte, personale ospedaliero stressato e in costante condizione di superlavoro, attese di 6 ore per parlare 2 minuti con un medico, tempi di attesa di settimane o mesi per avere un appuntamento (ma se vai privatamente, te lo danno per il giorno dopo).

Ma non mi dilungo, non voglio continuare e non voglio approfondire ulteriormente; tanto so giá quale sarebbe il commento del lombardo medio: “Ah ma la Germania non la racconta giusta, stanno barando come nel Dieselgate” oppure “ma il virus é mutato, il ceppo lombardo é piú mortale” e cosí via.
Oppure potrebbe fare come un mio contatto su WhatsApp che poco fa mi ha girato il video di uno dei tanti virologi-superstar che saturano la TV italiana in queste settimane, il quale commentando i dati della Germania ha affermato “La Germania é stata fortunata“.

Sí, la fortuna é che qui c’é un’altra classe dirigente.

Comunque… stop, chiudo la discussione qui, e a tutti i miei parenti e amici lombardi mando un grande abbraccio, augurandogli buona fortuna (ne avranno bisogno) sperando che il peggio sia passato e che da ora in poi vada tutto per il meglio, e magari di poterci rivedere prima della fine dell’anno, epidemia e frontiere permettendo.