BILD, RKI e lo strano caso dei pazienti Covid con “Migrationshintergrund” in terapia intensiva

C’é una notizia che ormai da un paio di mesi rimbalza qua e lá sui media tedeschi, viaggiando quasi sempre sotto quota radar. Inizialmente presentata da un articolo del Bild (quotidiano dal tono notoriamente scandalistico e provocatorio) e successivamente scomparsa senza innescare troppo clamore, viene tuttavia riproposta di tanto in tanto, per lo piú nei commenti agli articoli a tema Coronavirus. La notizia recitava testualmente che:

Il 90% dei pazienti Covid-19 in terapia intensiva nelle cliniche tedesche sarebbero persone con Migrationshintergrund. In particolare, i ricoverati risulterebbero essere per circa il 50% musulmani.

Alla base della notizia pare ci siano affermazioni orginanti dal direttore del RKI Lothar Wieler coadiuvato da Thomas Voshaar, primario dell’ospedale di Moers. Questi numeri sarebbero emersi durante una teleconferenza tra dirigenti medici tenutasi il 14 Gennaio scorso.

Una tale affermazione ovviamente é di natura estremamente delicata e si presta a moltissime interpretazioni, speculazioni e strumentalizzazioni.

I piú buonisti hanno ipotizzato che la scarsa conoscenza delle lingua tedesca impedisca a queste persone di comprendere appieno le regole di distanziamento sociale e di riduzione dei contatti attualmente in vigore. Da qui l’elevata incidenza di immigrati nelle terapie intensive.
Chi é un po’ meno buonista ci vede invece la presunta tendenza di una certa categoria di persone a non rispettare le regole e a fare quello che gli pare. Non rispettando distanziamento e mascherine, e organizzando feste e ritrovi casalinghi in barba alla regola del 2+1 attualmente in vigore, gli stranieri sarebbero quindi maggiormente proni a diffondere il virus all’interno delle loro comunitá.
I piú estremisti passano addirittura oltre, saltando direttamente alle accuse: la Germania é in lockdown per colpa degli immigrati.

Circa la veridicitá della notizia, purtroppo non é dato sapere. L’agenzia di informazione correctiv.org, che offre uno dei servizi di verifica di bufale piú affidabili in Germania, non ha saputo determinare se si tratti di una fake news o di una notizia reale, classificando l’articolo come “Unbelegt”. Si tratta quindi di una informazione di dubbia veridicitá, ma neppure confutabile con certezza.

Quello che non rappresenta un mistero é che tutte le informazioni “sconvenienti” che hanno a che fare con immigrati vengono spesso opportunamente “sgonfiate” dai media Tedeschi, al fine di non mettere in cattiva luce la Wilkommenspolitik e di non fomentare correnti di pensiero razziste.
Non é un mistero che giá dopo i fatti di Colonia del 2015, quando si palesarono le prime denunce, fu fatto tutto il possibile per non far trapelare la cosa a livello di media nazionali. Tentativo di arginamento che tuttavia si riveló inefficace (quando non controproducente) vista la portata dei fatti di quella notte.

Un approccio che puó essere condivisibile da un lato, ma risulta molto inquietante (e, secondo me, pericoloso) dall’altro.

Condivisibile perché non é giusto che un atto spregevole compiuto da una minoranza metta in cattiva luce un intero popolo (da Italiano all’estero, so bene cosa vuol dire trovarsi a pagare una pessima reputazione a causa di una minoranza di tuoi connazionali fannulloni delinquenti), ma anche inquietante e pericoloso perché nel momento in cui un Governo si mette a filtrare o comunque a “ammorbidire” certi tipi di notizie, vuol dire che qualcosa nella politica migratoria é andato per il verso sbagliato.

Ergo, non mi stupirei se la notizia avesse un fondo di veritá.

Del resto giá dopo la prima ondata della scorsa primavera (dalla quale la Germania é uscita brillantemente, forse anche con un po’ di fortuna) si era parlato, di tanto in tanto, di focolai estivi di Covid-19 scoppiati a seguito di matrimoni. Matrimoni che per lo piú erano.. matrimoni Turchi.
Chi ha visto un matrimonio Turco in Germania puó capire: si tratta di festeggiamenti fragorosi e sfrenati che riuniscono centinaia di persone; al confronto, anche il piú monumentale matrimonio del Sud Italia diventa una pacata festicciola. Indi per cui non é irragionevole pensare che qualche contagio probabilmente ci é scappato.

Tuttavia i numeri sono davvero… enormi. La popolazione con backround migratorio (Migrationshintergrund) residente in Germania é pari ad un quarto abbondante (26%) . I musulmani sono piú o meno il 6%.
Possibile che solo il 26% della popolazione sia responsabile del 90% dei ricoveri Covid-19 in Intensiva? Per di piú non un 26% a caso, ma proprio gli stranieri?
Sembrerebbe una applicazione quasi perfetta del Principio di Pareto, se non fosse che impatta proprio su una precisa categoria.

Sarebbe come dire che l’attuale intasamento delle terapie intensive tedesche sia quasi esclusivamente “colpa” degli immigrati.

Non scherziamo dai, non ci voglio credere. O i dati sono gonfiati, o ci deve essere un’altra spiegazione.

Che il Sars-CoV-2 sia forse… un virus di estrema destra?

Schwimmautobahn: in Germania ai tempi del Coronavirus é… vietato nuotare

Cari nuotatori che leggete dall’Italia, potete considerarvi fortunati: la riapertura delle piscine vi ha riconsegnato lo stesso ambiente che conoscevate, benché con qualche limitazione.
Le corsie del nuoto libero sono tornate ad essere quelle di prima, seppur con qualche prescrizione in merito alla numerositá dei nuotatori (che forse, un po’ egoisticamente parlando, é anche una buona cosa). Ma si puó ancora nuotare e allenarsi praticamente come in precedenza.

Al di lá delle Alpi le cose vanno decisamente peggio.

In Germania purtroppo si é deciso, anche alla luce del ritorno dei contagi giornalieri a quattro cifre, che il distanziamento sociale minimo di 1,5 metri debba essere rispettato anche in acqua. Questo comporta, per lo sport in piscina, enormi limitazioni.
In tutte le piscine coperte della Nazione, che stanno aprendo in questi giorni, é in corso di introduzione il concetto di Schwimmautobahn (Autostrada natatoria), che era giá stato sperimentato in alcune piscine all’aperto durante l’estate.

Benché il nome “Autostrada” possa far pensare a “velocitá”, si tratta putroppo dell’esatto opposto.

►Per garantire il rispetto del distanziamento sociale, le corsie sono a senso unico.
►Per andare avanti e indietro si nuota quindi usando due corsie.
►È obbligatorio nuotare al centro della corsia, e rimanere a minimo 1,5 metri dagli altri nuotatori.
►In virtú di ció, il sorpasso di nuotatori piú lenti é severamente vietato.
►Alla fine della vasca bisogna passare sotto la corsia e rientrare nuotando nell’altra corsia.
►Se nell’altra corsia c’é un nuotatore fermo in attesa di partire, bisogna aspettare finché questi non parte.
►Le virate sono vietate.

Per chi viola queste regole, c’é prima un ammonimento verbale, poi l’Hausverbot (praticamente un DASPO dall’impianto, della durata di uno o due anni, con tanto di segnalazione alla Polizia!)

In queste condizioni é diventato impossibile riuscire a rispettare qualunque scheda di allenamento. Il nuoto sportivo, all’interno delle corsie del nuoto libero, non é piu praticabile.

Se entra in corsia (con tutto il rispetto) un anziano che vuole fare le sue 20 vaschette a rana con la testa fuori, si deve andare tutti alla sua velocitá. Con buona pace di chi si vuole allenare.

C’é giá stato ovviamente chi ha protestato (vedasi qui ad esempio) e ha definito le misure come assolutamente esagerate, ma la risposta delle autoritá é stata NEIN, facendo anche richiamo al principio di solidarietá: per la salute di tutti, qualcuno deve fare sacrifici.
La prioritá (come si puó leggere in questa intervista) é poter dare accesso al nuoto libero alle persone anziane, ammalate e con disabilitá, per le quali la piscina rappresenta spesso l’unico modo per fare movimento.
Ai nuotatori sportivi viene consigliato non frequentare il nuoto libero e di iscriversi ad una squadra di nuoto per potersi allenare.

Sfortunatamente la situazione attuale ha giá spinto moltissimi nuotatori a presentare domanda di iscrizione presso le Schwimmvereine, col risultato che la maggior parte di queste ha chiuso le iscrizioni perché non piú in grado di offrire posti (anche in virtú della di fatto dimezzata disponibilitá di corsie per nuotare).

Insomma, in Germania allo stadio a vedere la partita si puó andare, sui treni si possono occupare tutti i sedili, ma in piscina… é vietato nuotare. Paese che vai, controsensi che trovi.

Piccola nota positiva: i prezzi non sono aumentati. Anche se onestamente avrei preferito pagare il doppio e poter nuotare come si deve.

Vedró di farmene una ragione e mi iscriveró in palestra (anche se ho sempre odiato le palestre). Ma quando uno non ha altra scelta….

Certo che ‘sto 2020 é veramente un anno di emme. Mai e poi mai avrei pensato che un giorno avrei dovuto rinunciare alla mia passione per il nuoto…

La ripresa a “V” si allontana. Anche in Germania.

Nelle ultime settimane sono in molti tra amici e conoscenti a chiedermi come stia andando il post-lockdown in Germania, in modo particolare se l’economia si stia riprendendo – e la risposta piú appropriata alla domanda credo sia… luci e ombre.

La percezione, nel nostro piccolo, é che si sia ripartiti per bene. Da noi il lavoro c’é, eccome se c’é, tanto che la riduzione di orario che é stata imposta dall’Azienda come misura per tagliare i costi rende davvero difficile (diciamo pure impossibile) riuscire a occuparmi di tutto quello che finisce sulla mia scrivania.
Molti dei miei clienti, seppur in servizio a orario ridotto, continuano a mandare avanti i loro progetti e al momento ho diversi RFP (Request for Proposal) sulla scrivania da analizzare.
I due negozi gestiti da Hanna vanno a gonfie vele e (con mia sorpresa) il retail pare esserci ripreso alla grandissima, con incassi di tutto rispetto. Il volume di clienti é tornato normale e assolutamente paragonabile ai livelli pre-Covid, tanto che il Kurzarbeit é stato definitivamente abbandonato e dal primo Luglio é tornata a lavorare full time e a stipendio pieno.
Sicuramente la riduzione dell’aliquota ordinaria IVA dal 19% al 16% (una misura temporanea per sostenere i consumi, in vigore dal primo Luglio fino a fine anno) sta aiutando il settore; ma va detto che anche a Giugno, quando questa misura non era ancora in essere, gli incassi sono stati comunque intressanti.

Per contro, l’atmosfera generale che si respira a livello macroeconomico non é certamente di ottimismo.

Lo scenario in cui tutti speravano, la ripresa a “V”, pare ormai definitivamente cestinato.

Secondo una indagine di della Deutschen Industrie- und Handelskammertags (DIHK) l’83% delle Aziende Tedesche si attende per quest’anno una significativa riduzione dei ricavi rispetto al 2019, dato in crescita rispetto a quello dell’analoga indagine tenutasi in Aprile in cui il dato era del 79% (fonte: Die Welt https://www.welt.de/wirtschaft/article211259673/Exportwirtschaft-V-Szenario-ist-vom-Tisch-Deutschland-in-der-Protektionismus-Falle.html) e sono soprattutto le imprese esportatrici a vedere grigio, in particolare quelle molto attive nelle Americhe.
Anche le limitazioni di viaggio stanno interferendo in modo molto pesante con gli affari delle imprese teutoniche, soprattutto nel settore costruzione di macchine e macchine utensili (in tedesco Machinenbau), che costituisce una delle principali industrie esportatrici del Paese. I blocchi e le limitazioni dei viaggi rendono impossibile effettuare Acceptance Tests in loco per consegnare grossi progetti ai clienti, di fatto congelando milestones e pagamenti per milioni e milioni di euro, con migliaia di consegne e progetti bloccati a tempo indeterminato.
Sempre secondo la stessa indagine, il 43% delle Aziende vede possibile un ritorno ai fatturati 2019 soltanto nel 2022.
La Germania é un Paese esportatore che ha costruito la sua fortuna economica grazie al successo dei propri prodotti in tutto il mondo. La sola Germania, benché possa essere un mercato sotto certi aspetti abbastanza ricco, non é assolutamente sufficiente a coprire la fame di ricavi delle proprie grandi Aziende. In Maggio l’export tedesco é crollato del 30% rispetto a Maggio 2019 (fonte: die Welt https://www.welt.de/wirtschaft/article211306203/Corona-Folgen-Exporte-brechen-um-30-Prozent-ein.html).
Il rallentamento delle grandi economie come USA e Cina, da sempre prioritari target commerciali dell’export tedesco, pesa notevolmente sui numeri dei grandi gruppi, ma é anche l’ascesa del protezionismo a preoccupare molto.
La crisi da Covid-19 ha messo in luce la totale fragilitá delle supply chain delocalizzate e interdipendenti basate sul just-in-time. Se da un lato si potrebbero vedere imprese tedesche riportarsi una parte del lavoro in casa, dall’altro si teme che anche all’estero possa massicciamente diffondersi un atteggiamento di prudente ridimensionamento della dipendenza dalle importazioni (come dimenticarsi i TIR di mascherine che venivano dirottati e sequestrati a Marzo?) e questo certamente non sará positivo per una economia esportatrice come quella tedesca.

E c’é anche un altro aspetto da considerare: la Germania sará sicuramente una eccellenza nell’ingegneria meccanica, ma al confronto con altre potenze industriali, prima tra tutte gli States, non ha ancora avviato un vero processo di digitalizzazione e tra le grandi imprese digitali che stanno dominando la scena mondiale nessuna é Made in Germany.
C’é del terreno da recuperare sotto questo aspetto, e benché si stia cercando di recuperare il tempo perduto, c’é chi si chiede se non sia ormai troppo tardi.

Volendo concludere posso dire che se al momento nel piccolo si vede dell’ottimismo, forse anche aiutato dalla spensieratezza e rilassatezza tipica dei mesi estivi, all’orizzonte qualche nube nera c’é.
Con la grossa incognita del non sapere cosa ci riserva il nostro amico Covid per il prossimo autunno / inverno.

Wohnungsnot ai tempi del Covid: trovare casa in Germania é ancora difficile

Die Welt ha pubblicato un articolo molto interessante in cui si é analizzata l’offerta di appartamenti in affitto a partire dall’inizio della Coronakrise e il quadro che ne esce é poco rassicurante per chi si ritrova alle prese con la Wohnungssuche in questo periodo.

In tutte le principali cittá tedesche a partire da Marzo 2020 l’offerta di Mietwohnungen é letteralmente crollata – parliamo di contrazioni comprese tra il 20% e il 40% in meno rispetto ad analogo periodo dello scorso anno – a fronte di prezzi al metro quadro ben saldi anzi in alcune cittá tendenti all’aumento.

Le ragioni di questo crollo sono diverse, ma principalmente si tratta di atteggiamenti di prudenza da parte dei proprietari e da progetti di trasferimento o trasloco annullati e rimandati a tempi migliori. C’é quindi una minore mobilitá di mercato dovuta al fattore “ricambio” che é venuto meno.

Va detto tuttavia che il trend non é ovunque in salita: ci sono anche cittá che in questo momento vedono prezzi degli affitti in discesa a causa di una momentanea situazione di incertezza e sono in particolare le cittá universitarie.
Freiburg im Breisgau e Heidelberg vedono per la prima volta dopo anni gli affitti in apprezzabile discesa, a causa delle chiusura delle universitá e al massiccio passaggio alla didattica online, che hanno allentato notevolmente la pressione sul mercato degli affitti in queste cittá.

È una cosa che posso apprezzare anche nel mio piccolo: nel mio stabile ci sono due monolocali, affittati ad altrettanti studenti fuori sede della TU Darmstadt, ed entrambi sono scomparsi ormai da tre mesi. Casa chiusa, tapparelle sigillate, posto auto vuoto: spariti. Con ogni probabilitá, rientrati a casa.

Per contro, gli aumenti maggiori si apprezzano in cittá notoriamente “abitative” e tendenzialmente economiche come Offenbach, da molti preferita come alternativa alla ben piú costosa Frankfurt am Main, che guida la classifica con gli affitti mediamente incrementati del 10% nel primo semestre 2020.
È chiaro che lo stabile abitativo classico rimane estremamente richiesto e la contrazione dell’offerta spinge inevitabilmente i prezzi all’insú.

Ma quello che piú preoccupa al momento, prezzi a parte, é il crollo dell’offerta a causa della pandemia: sul mercato vengono immessi molti meno appartamenti rispetto all’anno scorso e per chi vuole trasferirsi in Germania o semplicemente cambiare casa si prospettano tempi davvero duri.
In cittá in cui giá ci si trovava a farsi la guerra in 800 per prendersi un bilocale, se l’offerta si dimezza la situazione rischia di diventare catastrofica.

Ma guardiamo il lato positivo: per chi vuole trasferirsi in una cittá universitaria questo potrebbe essere un buon momento.

Per chi vuole approfondire: https://www.welt.de/wirtschaft/article211345589/Mieten-Der-Irrtum-von-den-sinkenden-Preisen.html

Il boom immobiliare in Germania – Neanche Covid-19 ha fermato i prezzi (per ora)

I dati preliminari – seppur da prendere con le pinze – sembrano confermare che, dopo una leggerissima flessione in Marzo e Aprile a causa della Coronakrise, in Maggio i prezzi degli appartamenti in Germania abbiano subito ripreso a salire. Qui un articolo abbastanza dettagliato di Die Welt: https://www.welt.de/finanzen/immobilien/article208028853/Immobilien-Warum-Eigentuemer-noch-an-ihren-Angebotspreisen-festhalten.html

Chi sperava nella fine dell’Immobilienboom o in un calo/stabilizzazione dei prezzi é destinato, a quanto pare, a rimanere deluso, come prospetta anche Immobilienscout24: https://www.immobilienscout24.de/ratgeber/covid19/immobilienkauf.html
Il virus finora non ha avuto alcun impatto sui prezzi“.

Per di piú, alcuni analisti suppongono che il crash dei mercati finanziari, avendo scottato molti risparmiatori tedeschi, produrrá ora l’effetto collaterale di deviare ancora piú investitori sul Betongold (l’oro di cemento, ndt), ormai unica fonte di investimento sicura in una Germania in cui i libretti di risparmio viaggiano ormai dal 2016 cronicamente su tassi negativi.

Certo, il tutto é da prendere con le dovute precauzioni e credo sia avventato fare considerazioni a soli tre mesi dall’inizio di una crisi che durerá almeno due anni; secondo me vale la pena di aspettare ancora qualche mese, perché gli effetti veri di questa crisi li vedremo a partire da Ottobre / Novembre e probabilmente solo allora capiremo in che direzione stiamo andando.
Qualche mia considerazione:

► In Tutta Europa gli ammortizzatori sociali stanno assicurando un “effetto ponte” che va a coprire i redditi dei lavoratori in difficoltá fino a quando il lavoro tornerá, ma la domanda (per nulla scontata) é… il lavoro tornerá? I numeri di Maggio per la Germania sono senza precedenti: 10 milioni di lavoratori tedeschi in Kurzarbeit (su un totale di 33 milioni), disoccupazione salita al 6,1 % (l’anno scorso era al 4%). La vera portata di questa crisi é, secondo me, ancora da vedere.
Ai prossimi mesi l’ardua sentenza.

► I mercati azionari sono euforici, drogati dal boom delle grandi Aziende digitali che stanno traininando da sole indici in cui tutte le altre Aziende sono ampiamente negative, e pertanto non sono assolutamente rappresentativi dell’economia reale.

► L’epidemia Covid-19 ha cambiato anche il panorama immobilare, e mi aspetto di vedere degli effetti a lungo termine soprattutto nel malaugurato caso di una seconda ondata epidemica: chi ha investito nelle cittá universitarie per affittare agli studenti fuori sede potrebbe trovarsi in grosse grane se ora le Universitá si convertiranno massicciamente alla didattica online; chi ha investito in Hotels rischia di vedersela molto brutta, cosí come tutti coloro che facevano affidamento sugli affitti brevi (AirBnB & similari), chi dá in locazione spazi a ristoratori, parrucchieri e altre attivitá in forte sofferenza causa Covid-19 puó andare incontro a Mieteausfälle.

► Gli effetti delle crisi sui mercati immobiliari abitativi arrivano generalmente con uno o due anni di ritardo rispetto alla crisi economica vera e propria. In Europa, a differenza degli Stati Uniti d’America, gli ammortizzatori sociali coprono un periodo che, a seconda degli Stati, va dai 6 ai 24 mesi, dopo il quale chi non é riuscito a ricollocarsi nel mercato del lavoro inizia ad essere in difficoltá con gli affitti e i mutui. Pertanto gli effetti sono sempre abbastanza ritardati.

► Per contrastare la crisi da Covid-19 la Germania ha abbandonato il pareggio di bilancio e ha fatto debito a ruota libera. Nei prossimi anni bisognerá far rientrare il bilancio (su questo i Tedeschi sono intransigenti) e ciò sará possibile solo con Austerity e tasse. Le Austerity di Italia e Grecia durante la crisi dei debiti sovrani del 2011 insegnano: in momenti di austeritá gli immobili sono sempre un ottimo limone da spremere per fare cassa (seguiti dai carburanti). Dubito che si andrá a toccare i redditi, che in Germania sono giá tassatissimi. Mi aspetto pertanto una riforma della Grundsteuer che andrá a colpire i Kapitalanleger in maniera abbastanza importante, soprattutto nel caso arrivasse un governo rossoverde….

► In piú, ho il forte sospetto che buona parte di questi articoli che trovo online ad elogiare il Betongold come unico vero investimento in Germania, inscalfibile, resistente a tutto… siano scritti on purpose per rassicurare i proprietari ed evitare che la gente inizi a vendere. A pensar male si fa peccato, ma spesso…

Personalmente vedo comunque ancora bene gli immobili abitativi nelle grandi e medie cittá, e gli immobili destinati a grande distribuzione alimentare/prima necessitá. Secondo me questi immobili terranno bene anche nei prossimi anni, salvo autentici cataclismi.
Inoltre se le economie di Italia e Spagna dopo Covid-19 non riusciranno a riprendersi bisognerá mettere in conto una nuova ondata migratoria di giovani adulti verso la Germania, che andrá inevitabilmente ad alimentare la situazione di Wohnungsnot.

Staremo a vedere.

Una cosa é certa: avevo finalmente quasi completato l’articolo sui Kapitalanlage immobiliari in Germania quando é arrivata l’epidemia, e ora mi tocca riscriverlo quasi da capo.
Perché una rivoluzione improvvisa e distruttiva come quella da Covid-19 lascerá in qualche modo il segno anche negli investimenti immobiliari, andando magari a ridimensionarne alcuni che in passato erano molto redditizi, e rendendone altri ancora piú redditizi di prima. Nei prossimi mesi terró d’occhio la situazione e quando ne avró capito qualcosa in piú… scriveró. Sperando che non arrivi un altro cigno nero.