Bicycle Shock. Perchè in Germania, in un modo o nell’altro, bisogna fare i conti con i ciclisti.

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È risaputo che più ci si spinge a Nord in Europa e più la bicicletta diventa un mezzo di trasporto popolare e usatissimo (mente in Italia, attualmente, è quasi esclusivamente uno sport praticato alla domenica mattina).

La ragione è semplice: le infrastrutture sono molto più biker-friendly che in Italia, soprattutto in città. Ma non solo: farsi una vacanza o un tour bici+treno, senza utilizzare l’auto, qui è vista come una cosa normale e non come una pazzia da eccentrici eco-radical-chic come sarebbe da noi. C’è una autentica cultura della bicletta come mezzo di trasporto e, sebbene non ci troviamo ai livelli di Danimarca, Olanda o Belgio, anche qui nei dintorni di Frankfurt è un mezzo davvero usatissimo. Un mio collega di Francoforte città, per esempio, non possiede automobile, possiede tuttavia 5 biciclette (nessuna delle quali sotto i 3000 € a listino). Costosette sì, ma la sua filosofia non fa una piega: visto che deve passare un sacco di tempo in bici, che sia almeno una bella bici. Ragionamento che condivido. È sempre stata la mia filosofia anche con le automobili, quando macinavo 30000 km all’anno in Italia.

Il fatto che le bici siano 5 è dovuto alle diverse destinazioni d’uso: qui in giro si vede di tutto, city-bike multiuso, bici da corsa, bici da viaggio, mountain bikes, bici-cargo per il trasporto della spesa (casse di birra incluse), bici con carrello appendice per il trasporto bambini piccoli (o di animali da compagnia), e poi le mostruose bici elettriche bimotore da 2 kW capaci di sorprendenti accelerazioni ai semafori e di raggiungere agevolmente i 50 km/h.

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Una tipica Cargo-Bike omologata per 6 casse di birra 😀

Questa abbondanza di ciclisti in giro per la città comporta, per un assoluto non-ciclista come me, l’adozione di alcuni necessari accorgimenti a cui, in Italia, non si è assolutamente abituati.

Per prima cosa, le svolte a destra (No, non si parla di politica tedesca stavolta, sto parlando di viabilità…). Quando si è in auto e si svolta a destra, bisogna sempre stare molto attenti ed assicurarsi che, nella pista ciclabile che abbiamo alla nostra destra (pechè quasi certamente ce ne sarà una), non arrivi da diatro di noi qualche ciclista a tutta velocità. È una cosa che in Italia non siamo abituati a fare, generalmente da noi quando bisogna girare a destra, tac, freccia (quando ci ricordiamo) e via si gira. Di guardare se arriva qualcuno alla nostra destra manco ci passa per l’anticamera del cervello. Magari giusto se ci sono le strisce pedonali, allora stiamo un po’ più accorti, ma non troppo. Beh, qui invece è necessario stare attenti. Dopo avere preso un paio di spaghetti importanti l’ho capita. L’investimento in caso di svolta a destra é l’incidente più comune che vede coinvolte automobili e bicicltte e, purtroppo, anche quello a cui é collegato il maggior numero di vittime.

Forse altrettanto importante è il comportamento da tenere come pedoni, sui marciapiedi. Se la pista ciclabile e il marciapiede non hanno sedi separate, è imperativo non occupare la parte ciclabile quando si cammina. Anche questa è una cosa a cui noi italiani non siamo per nulla abituati, ma qui la differenza diventa cruciale. Normalmente, la parte ciclabile è in rosso mentre la parte pedonale no ma in taluni casi, specie se la pavimentazione è in ciottolato e non è nuovissima, la differenza di colore è appena percettibile o quasi invisibile se è sera.

Nel caso stiate indebitamente occupando la pista ciclabile e alle vostre spalle sopraggiunga un ciclista, dopo la perentoria scampanellata di avvertimento avrete circa 0,7 secondi per scansarvi e fare strada. E nel malaugurato caso in cui non siate abbastanza veloci a scansarvi, il ciclista vi travolgerà senza pietà. E dovete augurarvi di essere voi gli unici a farvi male. Perchè nello sciagurato caso in cui il ciclista, dopo avervi centrato, ruzzoli malamente a terra a 30 km/h rovinando il suo costosissimo abbigliamento tecnico e demolendo la sua citybike in carbonio da 3000 euro, nonchè l’Iphone 8 cha ha in tasca e l’Ipad che ha nello zaino terminando infine la sua corsa contro la fiancata di una Porsche Panamera GTS parcheggiata a borda strada, beh, in quel caso, per la rigorosa legge tedesca, VOI siete i responsabili di tutto quel casino e di tutti i danni alle cose e alle persone provocati, perchè VOI stavate camminando dove NON dovevate. Quindi si tratta di una disattenzione che può costare maledettamente cara.. c’è poco da scherzare.

Questa è una delle ragioni per cui in Germania pressochè chiunque ha una “Haptflichversicherung” (argomento assicurazioni su cui torneró un’altra volta).

Sì, perché qui i ciclisti sono anche molto aggressivi, se sbadatamente stai camminando sulla parte “ciclabile” del marciapiede puoi stare certo che, oltre alla scampanellata e al rischio di essere investito, ti beccherai facilmente qualche impropero teutonico urlato a squarciagola. Il ciclista qui é in guerra con tutti, soprattutto con gli automobilisti e i pedoni. Difatti tra le suddette categorie esiste un certo astio reciproco e i dispetti sono all’ordine del giorno. Se ad esempio la folla in discesa da un bus/tram si ritrova a dover passare, per un solo istante, sulla pista ciclabile (per il semplice fatto che la fermata si trova lí davanti) il ciclista in arrivo non solo si guarderá bene dal rallentare, ma dopo la perentoria scampanellata di avvertimento (non potendo togliersi, per ovvie ragioni, la soddisfazione di travolgere la folla) fará il pelo, radente, passando il piú possibile vicino alle persone a 30 km/h, quale giusta rappresaglia nei confronti della marmaglia pedonale che ha indebitamente occupato il “suo” spazio. L’aggressività e la cattiveria di certi ciclisti in Germania non è un argomento nuovo anzi, sul tema si é scritto molto e si continua a scrivere parecchio (leggasi ad esempio qui, qui, e qui). C’é chi ritiene che il ciclista, essendo quasi sempre la parte debole in caso di incidente, si senta intrinsecamente legittimato a prendersi la propria rivincita in questo modo. Io ho parecchi colleghi ciclisti, che usano la bicicletta come primario mezzo di trasporto. Molti di loro dicono che “alla lunga, dopo anni in sella, diventi per forza aggressivo”.

Il problema é molto sentito non solo qui in Germania ma anche nei paesi limitrofi come Belgio, Olanda, Danimarca ma anche in alcune parti dle regno unito (Londra in primis). Sono allo studio alcuni device appositi per avvisare gli automobilisti in svolta a destra della presenza di ciclisti, si tratta in sostanza di “torri” elettroniche provviste di avvisatori luminosi e acustici da installarsi in corrispondenza delle intersezioni. Alcuni sono giá in fase di sperimentazione/installazione a Londra.

Insomma, se vi trasferite in Germania per un certo periodo di tempo, sappiate che dovrete, volenti o nolenti, fare per forza i conti con i ciclisti. O magari, diventerete ciclisti anche voi.

Cosa invidi?

 

L’altro giorno mi hanno fatto una domanda strana: cosa invidi di più al prossimo?

Lì per lì non ho saputo rispondere. Non è facile, bisogna prima di tutto essere sinceri con sè stessi e interrogarsi a fondo: sono invidioso? Ho mai invidiato davvero qualcuno? Se sì, per cosa?

Qui casca l’asino perchè la reazione spontanea è quella di mentirci spudoratamente (sì, ho scritto proprio “mentirci”.. mentire a noi stessi) e “fare i superiori”, autoconvincendoci che noi in realtà invidiosi non lo siamo, che abbiamo già tutto quello che ci serve, che i soldi non fanno la felicità, che a noi le cose materiali non interessano… ecc.. ecc.. 
PALLE! Palle colossali… perchè almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati a rosicare, per un motivo o per l’altro. Per il collega che ha preso la promozione e arriva a sovrastarci nell’organigramma, per il vicino che si è comprato il macchinone, per l’amico che si è fidanzato con la ragazza che ci piaceva fregandocela da sotto il naso… eccetera.
Anzi, dirò di più.. in genere noto nella gente un estremo accanimento nei confronti del prossimo quando ottiene qualcosa in più di loro. E da questo traggono origine molti dei luoghi comuni più diffusi, dettati proprio dall’invidia. E così, il collega che prende la promozione al posto nostro è un “raccomandato”. Il vicino che si è comprato il macchinone è un disonesto che sicuramente evade le tasse e froda il fisco. E la ragazza che ha preferito l’amico è una stronzetta superficiale che ha scelto lui solo perchè belloccio e fisicato…
Potremmo pensare che il collega si sia meritato la promozione più di noi, che il vicino abbia acquistato l’automobile dei suoi sogni onestamente e se la sia guadagnata, che il nostro amico sia stato effettivamente più solare e simpatico di noi con quella ragazza…. macchè.. queste idee non ci sfiorano nemmeno. Il nostro cervello non tenta nemmeno di formularle. Diamo sempre per scontato che il successo altrui sia ingiusto e immeritato e nel farlo perdiamo il contatto con la realtà e con ogni principio base di obbiettività… e così il mondo diventa un postaccio popolato da “raccomadati”, “stronzi”, “disonesti” a cui va sempre tutto meglio che a noi.
E’ vero o no? Dai, cerchiamo di essere onesti. Di tanto in tanto ci caschiamo ☻

Non posso nascondere che più di una volta sono stato un pò invidioso.
Non credo che l’invidia meriti l’accezione di sentimento esclusivamente negativo. Una punta di invidia per i risultati ottenuti da qualcun altro può spingerci ad avere più slancio nel cercare di raggiungere le nostre ambizioni e realizzare i nostri sogni. Può esistere una forma di “invidia positiva”, se dal sentimento riusciamo a trarre insegnamenti ragionevoli, e a tirare fuori un pò di palle per provare ad ottenere quello che vogliamo.
Credo anche che ciò che deve essere evitato ad ogni costo… e che va represso non appena ci rendiamo conto che inizia a prenderci…. è quell’invidia cattiva che consuma, inquina e distrugge. Travolge i rapporti umani come una valanga, genera rancore, incrina amicizie e rovina le persone. E’ un pò come “il lato oscuro della forza” è un sentimento facile, seducente, che ti ammalia e ti cattura. E da lì in poi è un attimo. Senza rendersene conto, si giunge a provare astio se non anche odio per il prossimo, solo perchè ha qualche cavolata in più di te. Ma non ne vale la pena, perchè ci si fa del male da soli e si fa del male agli altri. Questo è forse uno dei “mali nascosti” più brutti che si annidano nella nostra società, è diffusissimo seppur ben camuffato. E credo che sarà molto difficile debellarlo, perchè avremmo bisogno di un forte cambio di mentalità. Forse un giorno o l’altro ci arriveremo, ma vedo ancora ben lontana l’uscita del tunnel…
Non nascondo che dopo aver scritto questo mi sento un pochino sollevato, perchè mi rendo conto che sono stato sì invidioso qualche volta, ma per fortuna non sono mai arivato ad odiare nessuno. Purtroppo ho provato invece a subire l’invidia degli altri, e beh.. è stato davvero brutto.

OK, dopo questa digressione, sulla quale si può essere più o meno d’accordo, è ora di rispondere alla domanda iniziale: cosa invidi di più al prossimo? Dopo lunga e ponderata riflessione, sono giunto alla risposta.
Io invidio, ferocemente, quelli che hanno il metabolismo che va a duemila all’ora.
Per intenderci, quelli che fanno una vita sedentaria, non praticano alcuno sport e mangiano come dei leoni, ma nonostante ciò non mettono su neanche un chilo e rimangono magri come dei chiodi. Io nuoto 25 km al mese, faccio pesi 2 volte a settimana, mezz’ora di cyclette almeno 3 volte a settimana, sto attento a quanto e cosa mangio…..    ma la pancia non va giù….. accidenti a voi!! Vi odio! ☻

Questo è quello che invidio di più… lo so, è una stupidaggine. Per fortuna, aggiungerei. ☻