Di nuovo in treno – 8 ore di viaggio ai tempi del coronavirus

Darmstadt, ore 9:37 – l’ICE per Karlsruhe si muove in perfetto orario. Se tutto va secondo i piani, prima delle 18 saró a Desio.

Una delle cose “buone” di questa crisi é l’imposizione di periodi forzati di assenza (non retribuita) dal lavoro. Ció mi permette di godere di un discreto quantitativo di tempo libero che normalmente non avrei a disposizione.
La busta paga ne risente, ma cerco di prenderla con filosofia. C’é molto di peggio che puó capitarti nella vita.
Anzi, scambio volentieri un po’ di soldi con un po’ di tempo per me e per le persone che mi fanno stare bene.

Partendo oggi, giorno del mio compleanno, ho deciso di concedermi un viaggetto in Italia per stare un po’ con la famiglia e per dare una sistemata al mio appartamento a Desio che negli ultimi due anni ammetto di avere decisamente trascurato, utilizzandolo quale mero surrogato di camera d’albergo per i miei fugaci soggiorni in Lombardia. A dire il vero ci sono un paio di altre cose che ci terrei a fare nel caso mi avanzasse tempo, ma sull’argomento scriveró magari un’altra volta.

Oggi si viaggia in treno. Sono voluto tornare ai miei viaggi ferroviari Südhessen-Brianza per cercare un po’ di normalitá in questo periodo pazzo e indecifrabile. Secondariamente, per un viaggio in solitaria il Super Sparpreis delle DB risulta vincente anche sui (bassi) costi di viaggio della mia ct200h.
In treno da Darmstadt a Desio ci vogliono circa 8 ore: in aereo, ma anche in auto, ci si mette di meno. Ma a me il treno piace per tutta una serie di ragioni. Posso rilassarmi, bere qualcosa, lavorare al computer, scrivere. Scegliendo di viaggiare in treno posso uscire di casa a Darmstadt, andare in stazione con una camminata di pochi minuti, e poi una volta arivato a Desio raggiungere il mio appartamento in pochi minuti a piedi.
Ammetto che tenersi la mascherina addosso per 8 ore di viaggio rappresenta una assoluta e incommensurabile rottura di ***** pure per me, che sono uno che la tollera abbastanza bene. Ma il disagio puó essere temporaneamente rimosso con una visita al Bordrestaurant.

Inizialmente il servizio al tavolo era stato sospeso e sostituito con una triste offerta di cibo e bevande take away, anche se a dirla tutta in un paio di viaggi in ICE fatti in periodo di Pasqua avevo trovato il vagone ristorante chiuso. Ora peró nei Bordrestaurant e Bordbistró degli ICE e Intercity tedeschi si é tornati a mangiare e bere come di consueto, e un panino e una birretta sono un ottimo escamotage per prendersi qualche minuto di pausa dalla mascherina.

Servizio a bordo del Bordrestaurant DB in periodo Covid: attraverso scansione del codice QR si accede ad una pagina per lasciare i propri dati personali e successivamente al menu.

Nel Bordrestaurant mi trovo mio malgrado a dover sedare una accesissima discussione venutasi a creare tra una distinta signora tedesca e un tale in outfit elegante che da circa tre quarti d’ora discute animatamente al telefono in una non meglio identificata lingua dell’Est europeo (presumo fosse polacco, ma non posso esserne certo).
La signora fa giustamente notare al tizio che nel Bordrestaurant non é consentito telefonare (non sarebbe neppure permesso lavorare con un laptop, ma su questo divieto si chiude quasi sempre un occhio). Il tizio dal canto suo inizialmente chiede scusa, ma poi pretende di avere ragione perché “lui sta lavorando” (giustificazone che, a quanto ho modo di apprezzare, é universalmente diffusa quale scusa premium per non rispettare le regole: quando sta “lavorando” la gente comune si sente legittimata a fare il ***** che gli pare).
La discussione degenera quando il tizio, evidentemente straniero, chiama a sua difesa il razzismo, accusando la signora di averlo richiamato solo perché straniero “se fossi stato tedesco lei di sicuro non mi avrebbe detto nulla“.
Basta. Apocalisse. La discussione si trasforma in una diatriba Tedeschi vs Ausländer e come ben noto in questi casi, quando la si butta in politica (soprattutto sul tema immigrazione) ogni speranza di venirne fuori in maniera costruttiva e pacifica ormai é persa.

Il personale di bordo cerca blandamente di intervenire per placare gli animi ma é chiaro che oramai la situazione é fuori controllo e che la discussione é antrata in quella delicatissima fase di autoalimentazione in cui una diatriba non puó essere risolta perché si alimenterá all’infinito similmente ad un reattore nucleare in meldtown. L’unico modo per porvi fine é un ingresso deciso e aggressivo.
Con i cog***ni ormai smerigliati da questi due che litigano da dieci minuti, faccio appello al mio italienisches Temperament e mi butto in mezzo alla discussione a voce alta dicendo che agli altri passeggeri non fa certo piacere stare a sentire le loro discussioni e che se vogliono passare il viaggio a litigare sono pregati di andarsene altrove. Non prendo le parti di nessuno dei due: dico solo senza mezzi termini che non ho voglia di stare a sentire le loro questioni e che se vogliono continuare se ne devono andare altrove.

Entschuldigung bipartisan e per il resto del viaggio fino a Basel SBB non vola una mosca.
Quando ce vó, ce vó.

Dopo aver sedato una discussione socio-razziale in Bordrestaurant, posso finalmente godermi la mia Bitburger in santa pace mentre i vigneti di Brisgovia fanno da sfondo al paesaggio

Mentre posso finalmente gustarmi la mia Bitburger in santa pace, non posso fare a meno di ripensare alla discussione di cui sono appena stato involontariamente testimone, e la prima riflessione che mi viene in mente é quanto irritante e offensivo sia l’atteggiamento di certi stranieri che usano il razzismo quale solido baluardo di difesa quando sanno benissimo di essere in torto. Come immigrato che vive in un altro Paese, lo trovo schifosamente inaccettabile. Il razzismo é un problema serio, coloro che nella vita hanno la sfortuna di subirlo sulla loro pelle sanno quanto sia brutto.
Usare il razzismo come scusa per poter fare quel ***** che vuoi é semplicemente vergognoso, é qualcosa che fa davvero schifo.
Senza contare che é una pericolosa arma a doppio taglio la quale non fa altro che aumentare l’astio dei locali verso gli stranieri! Ai tedeschi (e non solo a loro) non piace per nulla sentirsi dare dei razzisti solo per avere invitato qualcuno a rispettare una regola.

Sí, quella discussione mi ha davvero infastidito. Se non fosse che abbiamo giá passato Freiburg, ordinerei volentieri un’altra birra. Sento il bisono di decomprimere e rilassarmi un po’.
Pazienza.

A Basel una gradita sorpresa: il treno verso Lugano oggi é espletato da un Giruno, il nuovo treno ad alta velocitá della Stadler, primo treno di questo tipo a produzione 100% svizzera. Un mezzo che sono davvero curioso di provare.
La seduta di seconda classe é abbastanza deludente, i tavolini sono minuscoli e gli interni assomigliano a quelli di un treno regionale: a mio avviso un passo indietro rispetto all’ICN. Se con questo treno le SBB contano di effettuare i colegamenti Francoforte-Milano, a mio modesto parere non ci siamo: questo non mi sembra proprio un treno adatto ad un viaggio di 7 ore. Come accaduto anche con l’ICE4 germanico, credo che dovremo abituarci all’idea che con i nuovi treni a lunga percorrenza si viagggerá sempre piú stretti e scomodi. Lucrum imperat.
Speriamo che almeno l’affidabilitá del mezzo meccanico faccia onore alla tradizione svizzera. Per il prossimo viaggio vedró se riusciró a rimediare uno Sparpreis 1. Klasse in modo da provare la prima classe.

Il Giruno fa il suo ingresso al binario 6 di Basel SBB come Intercity per Lugano. Il muso é aerodinamico e accattivante; il design, se non altro, é promosso.

In Germania come anche in Svizzera vige un totale Maskenpflicht a bordo di ogni mezzo pubblico: chiunque salga in treno, tram o metropolitana deve avere naso e bocca coperti. Se tuttavia in Germania a bordo treno tutti sono diligentemente in mascherina, altrettanto non puó dirsi a bordo del Giruno che da Basel SBB mi porta a Lugano. Mi ritrovo sorprendentemente circondato da persone senza mascherina o con mascherina abbassata, davvero strano per essere che siamo in Svizzera.

Rispetto ai Tedeschi, gli Svizzeri sembrano essere stati molto meno condizionati dalla pandemia Covid nel loro approccio alla vita di tutti i giorni. Se infatti in Germania i treni viaggiano semivuoti ormai da Marzo, il Giruno che oggi viaggia come intercity 21 da Basel a Lugano é partito da Basel SBB praticamente pieno, con pochissimi posti liberi. E a Olten si é riempito ulteriormente, al punto da avere viaggiatori in piedi.
E non siamo assolutamente in ora di punta.

Mi sento di spezzare una lancia a favore del Giruno circa il vagone ristorante: bello, sobrio, ordinato, con sedili comodi e senza posti “vista montante”. Solo perché é il mio compleanno, oggi mi concedo una buona Feldschlösschen e un’insalata. Normalmente evito i ristoranti di bordo elvetici per i prezzi abbastanza inaccessibili, ma oggi mi sono sentito di fare una piccola eccezione. E gustarsi il pranzo con vista sul lago di Zugo e poi sul lago dei quattro Cantoni ha pur sempre il suo perché.

In prossimitá di Altdorf una decisa accelerata del Giruno annuncia che siamo ormai in prossimitá del tunnel di base del San Gottardo. A 195 chilometri l’ora percorriamo i 57 chilometri del tunnel in circa 20 minuri, prima di sbucare sud delle Alpi. Siamo ormai in canton Ticino.

Siamo a Bellinzona.
Qui i piani di viaggio iniziali prevedevano una sosta per un brindisi di compleanno al volo con Fabietto, che sarebbe stato di passaggio nella sua impresa di scalata delle Alpi in bicicletta da Basel a Chiasso. Ma complice un eccesso prestazionale durante la prima tappa e il bel tempo ha preferito restarsene ad Andermatt a visitare le bellezze della Region Gotthard (come dargli torto) pertanto rimando a bordo del Giruno e proseguo fino a Lugano.

A Lugano la coincidenza con un S10 per Chiasso fila perfettamente liscia dopo qualche minuto di attesa alla banchina, e riesco a sedermi su uno dei pochi posti liberi rimasti. Il Flirt Tilo sfila silenzioso lungo l’estremitá sud del lago di Lugano e attraverso il mendrisiotto, andando progressivamente svuotandosi.

L’arrivo a Chiasso avviene in perfetto orario alle 17.04. Qui mi attende un S11 per Milano Porta Garibaldi, espletato dalle solite carrozze vicinali piano ribassato di circa mezzo secolo fa, piú volte ristrutturate e revampizzate. Il “salto di qualitá” (ironico) rispetto ai treni precedenti é… notevole.

Siamo ormai in territorio FS e mi imbarco sull’ultimo treno di oggi, una S11 per Milano P.Garibaldi.

Nei miei anni da pendolare S11 e S9 in Italia, penso che l’unico periodo di “gloria” della linea MIlano-Chiasso sia stata la breve parentesi Tilo dei primi anni 2000, quando i convogli E464 + carrozze piano ribassato erano revampizzati di fresco, ben puliti e ben curati (oltre che essere diversi dal solito con una livrea molto accattivante). Dimostrazione che se si vuole, anche con materiale non nuovissimo si puó fare un bel servizio, basta metterci la volontá. La volontá di dare un servizio valido al cliente.

Ci muoviamo in orario alle 17.13. A bordo del treno ci sono pochissimi passegeri, nella mia carrozza sono l’unico. Non posso fare a meno di notare i cartellini plastificati applicati sui sedili che invitano a lasciare libero un posto su due, a protezione del contagio da coronavirus.
Mi chiedo quanto una tale disposizione possa essere… rispettata sui treni delle 7 del mattino, quando giá a Lissone-Muggió la gente fatica a salire sul treno perché le carrozze sono troppo gremite di persone.

Certo, probabilmente smart working e pendemia hanno avuto un effetto sul volume di passeggeri, ma rimango onestamente un po’ dubbioso. Non ho idea di come sia la situazione S11-S9 nel post-Covid, magari se qualcuno ha esperienza diretta mi puó lasciare un commento (pura curiositá).

Mano mano che il treno prosegue verso Sud la carrozza va lentamente riempiendosi anche se all’arrivo a Desio ci saranno ancora posti a sedere disponibili. È pur vero che rispetto al flusso principale siamo controcorrente.

Arrivo a Desio puntuale alle 17.53. Pochi minuti a piedi e sono a casa.
Non mi sento per niente stanco e posso dire che la mascherina tutto sommato é una seccatura tollerabile, anche per un periodo cosí lungo.
La speranza é che questo viaggio non rimanga un episodio isolato, che i confini possano rimanere ancora aperti e che i treni possano continuare a viaggiare, anche nel futuro prossimo. Lockdowns permettendo.

8 ore dopo avere lasciato Darmstadt siamo ormai a Desio. Mentre il treno prosegue per Milano, mi avvio a piedi verso “casa”.

Frankfurt-Monza via ferrovia retica: il piú bel viaggio in treno di sempre

A fine Gennaio 2020, giusto in tempo prima che Covid-19 mettesse in pausa forzata a tempo indeterminato tutti noi appassionati viaggiatori, ho finalmente realizzato uno dei viaggi ferroviari che aspettavo da anni: Francoforte – Monza attraverso la Ferrovia Retica, passando per Basilea, Zurigo, Landquart, Sankt-Moritz e Tirano.

Si tratta di un percorso che richiede molto piú tempo (circa 12 ore, contro le 7 ore e mezza di un Eurocity diretto) ma dall’impareggiabile fascino paesaggistico. La Ferrovia Retica (in tedesco Rhätische Bahn, in Romancio Viafer Retica), che con i suoi treni a scartamento ridotto si snoda lungo i favolosi paesaggi alpini dei Grigioni, é diventata oggi una attrazione turistica di livello planetario, al punto che il famoso “trenino rosso” del Bernina é stato riconoscuito parte del Patrimonio dell’umanitá dell’Unesco.

Il viaggi ci vedrá percorrere il tratto Frankfurt-Landquart a bordo di un ICE delle ferrovie tedesche, per poi trasbordare su un treno Regio-Express della Ferrovia Retica che ci condurrá a Sankt Moritz. Qui cambieremo treno e prenderemo un treno regionale diretto a Tirano, con il quale viaggiano anche le carrozze panoramiche del famoso Bernina Express. Una volta a Tirano, raggiungeremo Monza con un Regio-Express di Trenord.

Si parte da Frankfurt Hbf di buon mattino con l’ICE 271 delle 5.50 per Chur. Un treno che ci vede come passeggeri abbastanza spesso, nei nostri viaggi verso la Brianza. Questa volta, tuttvia, invece di trasbordare a Basel SBB rimarremo a bordo fino quasi alla fine del tragitto del treno, scendendo a Landquart.

Nell’oscuritá del mattino, l’ICE corre a tutta velocitá attraverso le campagne del Rheinthal mentre noi dormicchiamo e ci rilassiamo. Nel torpore passano in fretta Mannheim, Karlsruhe, Offenburg, e le prime luci dell’alba arrivano quando viaggiamo ferso Freiburg in Briesgau. È ora di un caffé al Bordrestaurant.

Le soste con inversione di marcia a Basel SBB e a Zürich Hbf sono una buona occasione per sgranchirsi le gambe qualche minuto, nel frattempo si sonda il cielo per capire come sará il meteo. Sembra promettere bene.

Dopo Zürich il treno prosegue in direzione di Chur costeggiando il Lago di Zurigo, l’Obersee e infine il Walensee. Con il sole che fa capolino tra i monti e spazza via la foschia del mattino, é ora di cimentarsi con le prime foto della giornata.

Siamo ormai giunti in prossimitá di Sargans, a poca distanza dal principato del Lichtenstein. Ci siamo lasciati alle spalle il Walensee e il paesaggio é sempre piú montano.
Il ponte sul Reno, qui ancora ben lontano dall’essere il grande fiume che scorre Mainz e a Koblenz, annuncia che stiamo per arrivare a Landquart. È ora di prepararsi al trasbordo sulla Ferrovia Retica. Sono le 11.10.

La Stazione di Landquart é uno snodo importante delle Rhätische Bahn, con molti binari e un importante deposito locomotive. Qui alle 11.20 ci attende il Regio-Express 1335 per Sankt-Moritz; la coincidenza di 10 minuti é perfetta e lascia tutto il tempo necessario a cambiare binario senza affrettarsi.
Il numero di persone in discesa dall’ICE é notevole e quasi tutti si riversano al binario 4, dove é in partenza il nostro treno. Tra i viaggiatori vi sono tantissimi sciatori bardati di tutto punto, con scarponi e abbigliamento tecnico, oltre che trekkers armati di ciaspole e bastoni, tutti saliti di buon mattino a Basilea e a Zurigo. Gli Svizzeri amano davvero le loro montagne!

Il nostro biglietto di prima classe ci consente di salire e accomodarci con tranquillitá su due posti liberi, mentre in seconda classe la calca per accaparrarsi i posti liberi é ben piú combattuta (seppure nel consueto “ordine” svizzero) e molti viaggiatori rimangono in piedi. Anche nella nostra carrozza di prima i posti rimasti liberi, quando il treno riparte, sono pochi: la frequentazione é altissima, per essere un sabato mattina.
Si tratta quasi esclusivamente di gente del luogo e di svizzeri provenienti dalle cittá che vanno a sciare o a farsi una passeggiata in montagna: non vi sono molti turisti.
Ma a Sankt Moritz la situazione cambierá….

Ho scelto, per questo viaggio , di acquistare un normale biglietto di prima classe su Bahn.de anziché acquistare i titoli di viaggio del Bernina Express. Su Bahn.de é possibile acquistare un biglietto Francoforte-Tirano a prezzi molto convenienti, soprattutto se si possiede una Bahncard.
Il titolo di viaggio cosí acquistabile consente di viaggiare sui treni della Rhätische Bahn tuttavia, non avendo esso il supplemento Bernina Express, non permette di accedere alle carrozze panoramiche in coda al treno.
Uno sfizio per il quale, a mio avviso, la spesa non vale l’impresa. Piú avanti spiegheró il perché.

Salendo verso Klosters-Serneus si attraversano deliziosi Dorf di montagna e l’atmosfera si fa sempre piú tranquilla man mano che il treno va svuotandosi. Dopo il traforo del Vereinatunnel, nel quale incrociamo diversi Autozug, sbuchiamo in bassa Engadina e siamo ormai in discesa verso Sankt Moritz, dove arriviamo puntualmente alle 13.09.

La sosta a St. Moritz di circa 40 minuti permette di sgranchirsi le gambe ed eventualmente fare una breve passeggiata dei dintorni della stazione prima di salire sul regionale 4637 delle 13.48 per Tirano. Mentre ci avviciniamo al nostro treno, vengono agganciate due carrozze panoramiche Bernina Express di seconda classe.

Bernina Express é il nome commerciale di un servizio turistico lungo la tratta Tirano-St.Moritz; non si tratta di un treno vero e proprio, bensí di particolari carrozze panoramiche che vengono agganciate ai treni regionali normalmente circolanti. A seconda della stagione e della richiesta, possono essere agganciate piú o meno carrozze. Questi sono normalmente gli spazi che vengono venduti ai tour operator e, di conseguenza, consiglio di starci alla larga.
Perché a mio avviso la Ferrovia del Bernina, soprattutto in inverno, é una esperienza magica e affascinante che merita la giusta dose di tranquillitá e, possibilmente, silenzio. Cosa impossibile se vi trovate in una carrozza panoramica piena zeppa di americani casinari o di cinesi urlanti con bastoni da selfie.
Quindi il mio consiglio é: normale biglietto ferroviario, meglio se di prima classe.
Non avrete la carrozza panoramica, ma avrete la tranquillitá.
E qualora vi venisse voglia, all’ultimo momento, di sedervi nella carrozza panoramica, potete parlare con il capotreno che vi fará volentieri un upgrade del biglietto ad una cifra piú che onesta (10 CHF a persona).

La rete della Ferrovia retica e il nostro biglietto

La partenza da St.Moritz é puntualissima e nel nostro piccolo scompartimento di prima classe siamo praticamente soli, mentre le due carrozze panoramiche sono riempite quasi totalmente da una comitiva di turisti cinesi.

Mente il treno si arrampica verso Ospizio Bernina, il punto piú alto della linea, il paesaggio inizia a cambiare. Giunti in prossimitá del lago Bianco, diventa semplicemente favoloso e ti lascia senza fiato. La senzazione é quella di trovarsi su un treno che sta attraversando il paradiso.

È proprio per qesto che, secondo me, questa é una esperienza che merita silenzio.

Non é un caso se ho scattato “poche” foto. Molte meno di quanto non avrei fatto di solito. Avevo la sensazione di sprecare tempo e di buttare via secondi preziosi di quelle immagini stupende, immagini che poi sarebbero scemate non appena il treno avrebbe iniziato la discesa.

Ospizio Bernina, a 2256 metri sul livello del mare, é il punto piú alto della linea. Da qui, una volta costeggiato tutto il lago Bianco, il treno inizia una lunga discesa fatta di stretti tornanti verso la Val di Poschiavo. Lungo i tornanti, il treno disegna curva telmente strette che sembra quasi di stare dentro una ferrovia in miniatura.

Lungo la discesa verso la Val di Poschiavo incrociamo un treno regionale diretto a St. Moritz

La discesa verso Poschiavo porta presto la neve a scomparire e il paesaggio si fa rapidamente più “familiare”. Sono ormai molte ore che siamo in viaggio e la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la bellezza del paesaggio impone di rimanere svegli ad ogni costo.

Arrivati a Poschiavo, il treno effettua una fermata di alcuni minuti per poi ripartire e costeggiare l’omonimo lago. Il treno attraversa piccoli borghi di montagna, in cui la ferrovia é integrata perfettamente con l’abitato al punto di farne parte. Le rotaie passano sulla strada, come quelle di un tram, e il treno percorre le vie del paese a bassa velocitá passando accanto a case, alberghi, panetterie, bar, con la massima naturalezza.

Le ultime luci del pomeriggio sul lago di Poschiavo, qui visto dalla stazione di Miralago, ormai a pochi chilometri dall’Italia

Prima di varcare il confine e arrivare in Valtellina, la Ferrovia Retica ci regala l’ultima particolaritá di questo viaggio: il viadotto elicoidale di Brusio, in cui la ferrovia descrive uno stretto cerchio compiendo un giro su se stessa come in una grande scala a chiocciola. La sensazione di trovarsi dentro ad una ferrovia giocattolo qui é piú tangibile che mai.

L’elicoidale ci ricorda anche che manca poco al nostro arrivo a Tirano. La magia sta per concludersi.

E il treno arriva infatti puntuale alla stazione di Tirano alle 16.20, dopo avere attraversato l’abitato del comune valtellinese. Qui la stazione della Ferrovia Retica si trova a fianco della stazione FS, capolinea della linea che porta a Lecco e poi a Milano, assicurando un comodo interscambio per la prosecuzione del viaggio verso la Brianza.

Il primo Regio-Express per Milano Centrale parte alle 17.08, c’é tempo per una passeggiata e un caffé in centro a Tirano prima di tornare in stazione e salire sul treno.
Fuori ormai é buio e mentre il treno corre attraverso la Lombardia, percorrendo la Valtellina per poi costeggiare il lago di Como, ben poco si puó apprezzare del paesaggio al di lá dei finestrini.
Un paesaggio che conosco bene, il paesaggio della Lombardia in cui sono cresiuto e che per tanti anni ho vissuto. I paesaggi delle innumerevoli gite al lago, dei giri in moto con gli amici, della mangiate in Valtellina. Le colline della Brianza lecchese e la chiesa di Montevecchia, sempre visibilissima e luminosissima. Posti che resteranno sempre nel cuore, ma che non possono raggiungere il fascino e la bellezza assoluta di quanto ho visto oggi.

A Monza ci aspetta mio padre, e subito dopo una bella pizza al trancio alla Birreria Italiana di Vedano. La prima concessione culinaria del nostro Gennaio punitivo post feste natalizie.
E mentre il treno fa il suo ingresso alla stazione di Monza e ci prepariamo a scendere, un ultimo sguardo al finestrino da cui si vedono solo lampioni, insegne e palazzi, porta con sé quella nostalgia e senso di dispiacere tipico di quando il viaggio sta finendo.
Perché questo per me é stato forse il viaggio in treno piú bello di sempre. O quantomeno, sicuramente se la puó giocare con il mio primo, magico viaggio a Parigi in TGV a 8 anni con mamma e papá.
Ed é bello scoprire che a 36 anni ci si puó ancora sentire bambini.

Ma é cosí difficile salire sul treno giusto? Delirio sull’EC 20

Il titolo originario doveva essere pensieri in Viaggio (4). Sono sull’EC 20 diretto a Zurigo e sulla mia carrozza sono in corso molteplici e accese discussioni tra il personale di controllo (che fino a Chiasso è di Trenitalia) e i passeggeri. Si scopre che, fondamentalmente, la metà della gente che si trova in questa carrozza non dovrebbe essere qui. Il che spiega come mai salendo a Monza ho trovato il treno gremito e gente in piedi nei vestiboli dell’ETR 610 (cosa che, per come è strutturata la bigliettazione in Italia, non dovrebbe essere possibile). Dopo essermi appropriato con la forza del mio posto prenotato facendo sloggiare un cinese, mi sto godendo lo spettacolo.

C’è un gruppetto di svizzeri tedeschi con biglietto valido per l’EC 24 (che parte tra due ore), che tuttavia essendo arrivati prima del previsto a Milano Centrale sono saliti su questo treno, convinti evidentemente di poterlo fare. Ma l’oscar va a un gruppo di ragazzi di colore saliti con titolo di viaggio Trenord (che non ha valore su un Eurocity), mentre davanti a me il controllore ha appena “pescato” una coppia di fidanzatini tedeschi con biglietto valido per l’EC 18 (quello precedente a questo). La situazione è tale che è stato necessario chiamare dei rinforzi richiedendo l’intervento del team di controlleria al completo, perché a quanto pare sono uno dei pochi su questa vettura con un titolo di viaggio valido.

L’inglese non proprio oxfordiano dei controllori (ma anche dei passeggeri) purtroppo non sta favorendo la comunicazione. Mentre per i giovincelli con biglietto Trenord si prospetta la discesa forzata dal treno a Como, i ragazzi di Trenitalia stanno cercando di far capire alle persone con biglietto valido per gli altri EC che devono pagare, ma non è cosa semplice. Avendo un titolo di viaggio in mano, costoro si dimostrano profondamente irritati alla notizia di dover sborsare altri 114 Euro per arrivare ad Arth-Goldau (o 136 per raggiungere Zurigo) e le proteste sono inevitabili. Dubito fortemente che la questione si possa risolvere prima di Chiasso. Spero che la cosa non porti a dei ritardi perché la mia coincidenza per Frankfurt è molto tirata (9 minuti).

Chiaro, il sistema italiano, quello svizzero e quello tedesco sono molto differenti. A nord delle Alpi non esiste prenotazione obbligatoria ed esiste inoltre una netta differenziazione tra biglietti risparmio, legati ad un singolo treno, e i biglietti flessibili, con cui puoi andare da A a B usando qualunque treno tu voglia nell’arco di una giornata o di una settimana. I biglietti Trenitalia invece assomigliano molto di più ad un biglietto risparmio, sono sempre legati ad un treno (con riservazione del posto annessa), sono stornabili o modificabili ma solo in alcuni casi. Ma il concetto di “biglietto flessibile” in teoria, non esiste. E non è la prima volta che noto come questa differenza generi equivoci e fraintendimenti nei viaggiatori stranieri.

Equivoci che non sono esattamente indolori, perché ora su questo treno viaggia più gente del previsto e quando da Lugano in poi inizierà a riempirsi per davvero, saranno cavoli. Mah, forse saranno poco chiare le indicazioni sul biglietto Trenitalia, forse è la gente che ha davvero poca voglia di leggere le condizioni quando acquista un bene/servizio, ma io personalmente credo che alcune persone manchino totalmente della flessibilità di concepire che possono esistere sistemi diversi dal “tuo” e che, se compri un biglietto di una impresa di trasporti straniera, forse ti dovresti un minimo interessare a come il suddetto biglietto funziona.

Insomma, sarà che io viaggio da una vita e mi sembra tutto facile, ma come si fa a non capire qual è il treno giusto su cui salire?

P.s.: Come previsto, a Como, Chiasso e Lugano la situazione é degenerata, con calca per salire sulle carrozze e successive accese discussioni a bordo treno per i posti prenotati (no, niente da fare, alcuni proprio non hanno afferrato il concetto che il loro biglietto è valido per un altro treno).

Questo ci ha fatto accumulare circa 10 minuti di ritardo che spero vivamente recupereremo nella tratta del tunnel, altrimenti la coincidenza è andata.

P.p.s.: ritardo recuperato agevolmente, tanto che ora posso pubblicare l’articolo dall’ICE 4 diretto a Francoforte. E ho quasi finito di scrivere anche l’articolo sul CCNL metalmeccanici in Germania.