…finché non arriverá il vaccino

Il vaccino anti-Covid é il Santo Graal sanitario che promette di restituirci la vita di prima. Ma se dovesse fallire?

Covid é tornato.
I numeri crescono ovunque senza sosta. Anche Italia e Germania, che sembravano essere gli ultimi baluardi Europei resistenti all’avanzata del Sars-CoV-2, stanno ormai cedendo sotto l’accelerazione dei contagi.
Vorrei essere ottimista, ma in questo momento faccio davvero fatica.
Vorrei essere ottimista ma temo che nel giro di un mese saremo tutti quanti di nuovo in lockdown e, che ci piaccia o no, ci resteremo fino in primavera.
Natale quest’anno sará diverso, molto diverso dal solito.

Ovunque, in televisione, sui giornali, e su Internet, domina un unico mantra.
Una frase, una promessa. Una speranza.
“… finché non arriverá il vaccino”.

Questo sará l’ultimo anno di sofferenza, ci dicono. Dobbiamo sopportare e tenere duro.
Quando il vaccino arriverá, tornerá tutto a posto e torneremo alle nostre vite di prima (sempre che avremo ancora un lavoro, un reddito e/o di che vivere, ma questo non é l’oggetto dell’articolo).
In tutto il mondo, gli scienziati prima, e i politici poi, hanno venduto al popolo che il vaccino ci salverá.

Nessuno peró osa chiedere apertamente che cosa ci aspetta se il vaccino non arriverá. O se il vaccino non funzionerá.

La domanda é lì, nell’aria, aleggia sileziosa, tutti se la pongono ma tutti hanno paura a chiederselo. Soprattutto la politica.
Perché la politica sa benissimo che agli elettori la risposta non piacerá.

Alla fine, peró, qualcuno la domanda l’ha posta. E ha ottenuto una autorevole risposta.

A rispondere é stato Christian Drosten, il piú famoso virologo tedesco, in una intervista a Zeit Online. E la sua risposta, come ben si addice ad un tedesco doc, é stata diretta e lapidaria:
Se il vaccino non funzionerá, dovremo abituarci a vivere cosí per sempre.

Mascherina sempre addosso; lockdowns intermittenti e distanziamento sociale; scuole, palestre, piscine, ristoranti e bar chiusi; limitazioni alla libertá personale, limitazioni ai viaggi: sará la nuova normalitá se il vaccino non funzionerá.
Parola del virologo numero 1 del Charité di Berlino, nonché consulente scientifico piú influente del governo di Angela Merkel.
Dovremo abituarci a stare a casa, a poter viaggiare solo 4 mesi all’anno, ad avere molta meno libertá di prima” dice Dorsten “se il vaccino non funzionerá come previsto, e il virus continuerá ad avere manifestazioni cliniche importanti, l’unico modo per affrontarlo sará mettere limiti alla nostra capacitá di diffonderlo. Fino a quando sará necessario“.
Permettere al virus di diffondersi liberamente, in una societá con il nostro profilo demografico, non é sostenibile. Il nostro sistema sanitario verrebbe devastato. Sarebbe una catastrofe” dice Drosten “una societá con limitazioni alla libertá personale é invece sostenibile a tempo indeterminato“.
Per Drosten si tratta di una questione etica: “Di fronte ad una minaccia di questa portata la sospensione di alcune delle libertá fondamentali non é una possibilitá, ma un dovere. Un dovere nei confronti dei piú deboli, dei malati e delle persone a rischio a cui altrimenti verrebbe tolto il diritto alla salute“.
Ma come fare i conti con le (devastanti) conseguenze per l’economia, per i posti di lavoro, per i giovani, per le famiglie, per l’istruzione?
Saranno dolorose ma necessarie” prosegue il virologo ” e comunque meno dolorose di quello che accadrebbe se lasciassimo circolare il virus liberamente. Purtroppo bisogna scegliere il male minore“.
Per Drosten, tuttavia, non ci sono al momento evidenze scientifiche che facciano pensare che il vaccino possa non funzionare. La risposta anticorpale nei soggetti testati c’é ed é consistente, anche se permane la questione della durata della protezione.
Ma anche questo potrebbe non essere un grosso problema: se il vaccino dovesse avere efficacia limitata nel tempo, si tratterebbe di fare campagne di vaccinazione stagionali.

Certo, c’é sempre il rischio che qualcosa nell’approvazione vada storto, che i troppi effetti collaterali lo rendano inutilizzabile sui soggetti piú deboli o semplicemente si finisca per scoprire che anche i vaccinati si ammalano come tutti gli altri.
Questa eventualitá, improbabile ma pur sempre possibile, ci lascerebbe inermi alla mercé del nostro nuovo microscopico nemico. E quello che ci aspetta in questo caso non é esattamente uno scenario piacevole:
Per quanto mi riguarda, come virologo, se non si troverá vaccino o cura contro questo virus, sará lockdown per sempre. O quantomeno, fino a quando il virus non dovesse andarsene da solo“.

Morale della favola: dita incrociate per il vaccino, o son dolori per davvero.

L’intervista su Die Welt: https://www.welt.de/kultur/plus217317742/Christian-Drosten-Ausnahmezustand-fuer-immer.html
Il podcast: https://weltnewscheck.podigee.io/1015-neue-episode

Irreale

L’abbiamo scampata per un pelo. Per il momento.

Eravamo a Vienna quando il “Paziente Uno” é salito alla ribalta nelle cronache Italiane una settimana fa. Avevamo in programma qualche giorno di vacanza nella capitale austriaca e poi un breve soggiorno in Lombardia per vedere famiglia e amici, piano che abbiamo poi annullato nella giornata di martedí, quando abbiamo visto che la situazione contagi si aggravava e sia io che Hanna eravamo giá stati raggiunti telefonicamente dai rispettivi datori di lavori che chiedevano chiarimenti sui nostri piani di viaggio.
Siamo cosí rientrati a casa a Darmstadt, non senza un filo di rammarico e di preoccupazione per i nostri familiari e amici in Brianza.

Il Covid-2019, fino a ieri cosí lontano, fino a ieri confinato all’estremo Oriente e a piccoli focolai europei perfettamente contenuti, ha fatto irruzione a gamba tesa da un giorno all’altro, proprio cosí vicino alla mia terra d’origine, a pochi chilometri dai miei amici e familiari. E vivere questa cosa da lontano é semplicemente… irreale. Come se qualcuno avesse messo una patina opaca, una “fog of war” tra te e la tua famiglia, mentre i siti internet delle principali testate giornalistiche italiane pubblicano titoloni catastrofici a tutta pagina.

C’é stata un poco di esagerazione, questo é sicuro. Tuttavia la questione non va presa alla leggera, questo virus é un nemico sconosciuto per il nostro sistema immunitario ed é giá ampiamente documentato che anche persone giovani e sane, in alcuni rari casi, possono morire per l’infezione. Senza dimenticare le categorie piú deboli come anziani, malati, pazienti oncologici: sono loro a rischiare tantissimo. È giusto e doveroso aiutarli.
Quindi, a mio parare, uno shutdown parziale della nostra vita di tutti i giorni, professionale e non, é necessario. Contenere il contagio aiuterá a superare questa situazione senza sovraccaricare il sistema.
Sará una botta da KO per l’economia, ma pazienza. Tanto prima o poi sarebbe successo ugualmente: guardando i listini negli ultimi mesi, chiunque ne capisca un po’ di numeri non poteva che arrivare alla medesima conclusione, ovvero che un altro sberlone in stile 2008 era imminente. Serviva solo l’innesco.

Come sempre, la moderazione é totalmente assente e la gente si é divisa in due grandi fazioni: i catastrofisti disperandi, che stanno scavando bunker sotterranei con provviste per tre anni, e i faciloni che con la massima sufficienza hanno sentenziato che “è appena poco piú che un’influenza” e che “tanto muoiono solo gli anziani”, assolutamente contrari ad ogni misura contenitiva in quanto per loro assolutamente inutile. È in quest’ultima categoria che ho trovato le uscite piú ignoranti e odiose, culminate con un tale che, rispondendo ad un post di una ragazza malata di leucemia che cercave di spiegare come le disposizioni di isolamento e quarantena servissero proprio a proteggere le persone come lei, scriveva “ma i malati oncologici non potrebbero semplicemente starsene a casa loro?”
Certo, perché la chemioterapia te la fanno comodamante a domicilio.

Lasciando stare la bassezza e l’ignoranza dell’homo sapiens medio, cosa alla quale oramai dovrei essermi abituato e invece continuo a tollerare faticosamente, ora si tratta di vedere cosa succederá e come le nostre vite saranno affette da questo problema. I contagi iniziano ad aumentare anche qui in Germania (oggi siamo a 150) e il ministro della salute giá venerdí sera ha detto chiaramente che siamo all’inizio di una epidemia.

La veritá, purtroppo, secondo me, é che nessuno sa esattamente cosa fare perché questa é una situazione totalmente nuova, per tutti. Per ogni persona, per ogni regione, per ogni Nazione del mondo. Dall’ultima grande epidemia (la Spagnola) sono passati ormai 100 anni e si é persa ogni memoria sociale di eventi del genere. La salute e il benessere pressoché totali che fanno parte della quotidianitá del nostro mondo occidentale sono cose che diamo da sempre per scontate e avevamo, fino a ieri, l’illusione di essere diventati pressoché invincibili. Sì é vero, c’é sempre un grande male che ci fa paura che é il cancro, ma rimane sempre qualcosa che, anche nella sua totale crudeltá, rientra per certi versi nel nostro quotidiano. Chi di noi non ha dovuto (purtroppo) avere a che fare con un caso di cancro in famiglia? Quasi tutti. Una persona su due, in Europa, é toccata da vicino almeno una volta nella vita da una diagnosi di cancro (ovvero riguardo a sé stessa o a un parente di primo grado). Quindi il cancro é sí un nemico terribile e spietato, ma é qualcosa che dolorosamente conosciamo e che siamo preparati ad affrontare.
Ma questo virus é qualcos’altro.

È una cosa nuova, che nessuno di noi ha mai affrontato prima. È un nemico minuscolo e invisibile che pensavamo di poter controllare e invece ce l’ha fatta sotto il naso. È arrivato fin qui dribblando agevolmente tutti gli scaner termici, i controlli aeroportuali, le misure di contenimento e i blocchi del trasposto aereo. Tutta la nostra tecnologia e prevenzione é stata inutile, ha circolato in Italia e nel resto d’Europa per almeno un mese senza essere individuato (ma c’é chi, come il Prof. Galli del Sacco di Milano, pensa che sia in giro da ancora piú tempo) e adesso é arrivato, sta giá intesando i reparti di terapia intensiva e le prossime settimane sono un grandissimo punto di domanda.

Quello che credo succederá, é che dovremo prepararci ad alcuni mesi molto diversi dal solito. Vedremo introdotte alcune limitazioni alla nostra libertá personale e alla nostra mobilitá. Dovremo convivere con una situazione strana e per certi versi disagevole, cambiare drasticamente molte nostre abitudini.
Ma non credo sia tutto. Secondo me, siamo appena all’inizio. All’inizio di uno scossone che cambierá il mondo sotto tantissimi aspetti.

A partire dall’economia, che subirá probabilmente il crash piú pesante dopo il 2008 (o magari anche peggio). Molti di noi, lavorativamente parlando, ne pagheranno le conseguenze. Seguiranno un paio di anni di vacche magrissime.

Andrá rivisto molto profondamente il concetto di globalizzazione. Il mondo intero non puó dipendere dall’Asia per la produzione di ogni cosa. Giá ben prima che il virus raggiungesse l’Europa, si iniziava a annusare che tantissime Aziende avrebbero pagato a caro prezzo la delocalizzazione selvaggia. Credo che l’epidemia da Covid-19 sará un potente acceleratore del processo di de-globalizzazione in atto.

E probabilmente é finita, magari solo per qualche tempo, o magari per sempre, l’era della mobilitá free per tutti, dei voli low cost, dei viaggi, del poter andare dove vuoi quando vuoi, senza che nessuno possa farti storie alla dogana.

Eh si, il coronavirus sta tirando fuori tutte le debolezze del nostro mondo e credo che in questi giorni si stia scrivendo una pagina di storia.

Staremo a vedere. Per ora, laviamoci le mani per benino.
Una cosa é sicura: che solo un paio di mesi fa una situazione del genere l’avrei data per … irreale.