Le cose più strane che ti senti dire da expat

Quando lasci il paese e ti trasferisci all’estero è normale suscitare curiosità e interesse tra amici/conoscenti e affini, soprattutto i primi tempi. Ma anche quando mi capita di ritrovarmi dalle mie parti, durante uno dei miei weekend da “turista” in Brianza non di rado incontro qualche faccia conosciuta e, complice il fatto che non ci si vede da un po’, il fatto che ora vivo in Germania diventa inevitabilmente argomento di discussione.

E qui davvero ti diverti, perchè le reazioni di fronte alla tua scelta di andartene sono incredibilmente variegate, interessanti, e anche talvolta.. strampalate.

Tra i più diffusi vi è il “disfattista”. Quello che inizia subito a dire che “hai fatto bene, qui sta andando tutto a p*****e, è una m***a, ci stanno massacrando, tra poco saremo tutti in mutande, non ci sono più soldi” eccetera eccetera eccetera. Più o meno la stessa cosa che sento dire da circa 20 anni, però di gente in giro in mutande per le strade ancora non ne vedo. Anzi a dirla tutta mi sembra che il tenore di vita medio in Lombardia non sia così lontano da quello tedesco…

Poi c’è il “curioso”. Quello che parte in quarta e ti massacra di domande a raffica come una mitragliatrice. “Come ti trovi?” “Com’è la città?” “Come si mangia lì?” “Ti manca casa?” “E’ buona la birra?” “Parli tedesco?” (no guarda mi esprimo a gesti) “Quanto costa la vita lì?” “E’vero che le autostrade sono senza limiti?” ” A quanti chilometri sei da Berlino?” e via così. In linea di principio, parlo sempre volentieri della mia vita qui. Ma per rispodere a 100 domande mirate serve una bella serata libera, un tavolo al bar e un paio di birre medie. Se invece  ci siamo incontrati passeggiando per starda, è dura soddisfare tutta questa voglia di sapere in 5 minuti..

Il “german enthusiast” è una variante del curioso con una sorta di religiosa devozione/adorazione verso la Germania e coltiva da sempre il sogno di trasferirsi lì. La sua raffica di domande è più mirata rispetto a quella del curioso standard: vuole sapere come hai trovato lavoro, come hai trovato casa, qual è il tuo livello di tedesco, quanto è lunga la burocrazia per il trasferimento, ecc..ecc.. e alla fine, ti chiede se conosci qualche azienda che cerca madrelingua italiani..

Poi ci sono quelli che “non capiscono”. Nell’immaginario collettivo, chi espatria è sempre il disoccupato cronico con la valigia di cartone che abbandona la madrepatria in cerca di un lavoro. Pertanto non è raro incorrere in facce stupite quando dici che il lavoro in Italia già l’avevi, ed era anche un bel posto di lavoro. E non sono pochi a dirti “Ma chi te l’ha fatto fare?” “Avevi il posto fisso.. cosa volevi di più” “Perchè sei andato via.. avevi un posto sicuro”… (beh, qui non mi sono mai impegnato nel rispondere. Non mi aspetto che chi pone questa domanda possa capire la risposta).

Passando ai casi (per fortuna) più rari, abbiamo il “nazionalista”. Quello che ti accusa di essere un “codardo” perchè sei scappato mentre lui è rimasto qui a “combattere” (a combattere per cosa? contro chi? boooh..).

Il “nazionalista” esiste anche in versione “german-hater”. Come sopra, ma in più odia a morte la Germania e i tedeschi. Li ritiene responsabili dell’impoverimento dell’Italia e vorrebbe vedere la Merkel arsa viva su una pira. Per lui sei un autentico traditore della patria che è andato ad arricchire il nemico, e rischi seriamente che ti tolga il saluto (pace amen..).

Forse me ne sono dimenticato qualcuno, ma penso che questi sono i casi più tipici e forse anche i più.. divertenti, probabilmente è per questo che ti rimangono in testa.

L’ho fatta grossa

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Stavolta l’ho fatta davvero grossa. L’ho cercata, è vero, l’ho tanto cercata questa svolta ma nonostante tutto alla fine quando è arrivata mi ha preso alla sprovvista e mi ha quasi tolto il fiato. Come un pugno alla bocca dello stomaco.
Ho dovuto prendere decisioni importantissime nell’arco di pochi giorni, dormendo poco e passando le mie giornate tra ufficio e casa consultando tonnellate di documenti, passando dai colloqui con il direttore di funzione a quelli con l’ufficio del personale, firmare le dimissioni, firmare un contratto nuovo.
Ho cercato di pensare con la mia testa senza badare troppo ai condizionamenti esterni, cercando di non sentire le varie voci che si accavallavano una sull’altra. Voci che parlavano di occasione, di salto nel buio, di opportunità, di pazzia, di coraggio.. alcune sincere, altre condizionate, in bene o in male, da chi ti vede contento di partire ma è scontento di vederti partire.

Alla fine, l’ho fatta grossa. E ne sono dannatamente contento.

Questi sono i miei ultimi due mesi da dipendante Finmeccanica, sono i miei ultimi due mesi in Italia. Ho deciso di lasciare, per mille motivi.. magari in futuro se ne avrò il tempo e la voglia li racconterò, tutti o in parte.
Molte cose cambieranno, questo è sicuro, ma altrattante rimarranno. Sarò lontano, è vero, ma non così tanto. Questa epoca ci regala strumenti di comunicazione fantastici e mezzi di trasporto sempre più veloci e alla portata di tutti, è impossibile dirsi davvero “lontani” al giorno d’oggi, si può essere molto più vicini di quanto si pensi.
E ho tanti assi nella manica, ho una grande fortuna, ma soprattutto non ho paura di affrontare sfide.. molto difficili. Per questo ho accettato. Se ce la farò, sarà indubbiamente uno dei grandi successi della mia vita. Ma onestamente non vedo perchè non dovrei farcela.

Pronto a fare le valigie. Destinazione Germania. A tempo indeterminato.
Mi sento strano. Sono euforico come un bambino, teso come un quandicenne al primo appuntamento, curioso come uno studente al primo anno. Tutto insieme. Ma dalla mia sento anche la grande tranquillità di avere Hanna che verrà con me e condividerà questa avventura (lei ci è più abituata di me, in fondo..) perché se avessi dovuto scegliere una sola persona al mondo da portare con me, sarebbe indubbiamente stata lei.