Salto nel buio

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Oggi finalmente riesco a portare sul Blog una foto che volevo caricare da tempo. È una foto che ho scattato ormai quasi tre anni fa, ma per molteplici ragioni é finita qui solo ora.
La ragione principale è che questa foto (purtroppo) è “truccata”. No, nessun ritocco di luce, colore o esposizione: quello è tutto originale. Semplicemente sulla strada a sinistra c’era un cantiere di riasfaltatura con cartelli, fettucciato e attrezzi abbandonati che rovinavano completamente l’immagine; indi per cui con un paziente lavoro di photo editing li ho fatti “sparire” (non sono molto pratico nel campo, sono serviti diversi tentativi per ottenere un risultato accettabile).
È una foto che amo, non solo perchè la trovo bellissima, ma perchè racconta molto di me.

È stata scattata un martedì sera di fine Giugno 2016 sopra Montevecchia, verso le 23. Quella sera evevo voglia di fare fotografie ed ero uscito apposta per quello, con reflex e cavalletto nel baule della Sedan.
Avevo dato le dimissioni dal mio vecchio lavoro a Marzo, avevo raccolto le mie cose e salutato definitivamente il mio ufficio tecnico a fine Maggio, e di lì a meno di un mese mi sarei trasferito in Germania. La casa era già a posto, così come i mobili e tutte le scartoffie per il trasferimento. Mi stavo godendo giornate di relax e dolce far niente cercando di svuotare la testa dai mille pensieri e dubbi che mi affliggevano in quel periodo.
Ma era difficile. Ormai il dado era tratto e non ero sicuro di quello che stavo fecendo. Soprattutto considerando che solo un mese prima mia madre aveva fatto gli esami ed era piombata dal cielo come un fulmine la recidiva. Di nuovo.

Questa foto racconta tanto di quei giorni, di quel momento della mia vita e del mio stato d’animo.
La Luna nascosta da una coltre fitta di nuvole che corrono, come i miei pensieri.
Sulla destra, la mia terra: la Brianza. Bellissima, luminosa, una distesa di luci senza fine. Sulla sinistra, una strada che mi porterà non so esattamente dove. Una strada che si perde nel buio, ma che è sovrastata da una grande, preponderante luce. Una scelta che avrebbe potuto rendermi molto felice, molto triste, o forse entrambe le cose.
Una scelta che avrà le sue luci e le sue ombre, come pressochè ogni cosa nella vita.
Il più delle volte le nostre scelte ci vedono consapevoli di quello che lasciamo e pieni di punti interrogativi su quello che troveremo. Ci fanno paura e ci fanno sentire in colpa. Ma molte delle più grandi storie di realizzazione personale, felicità e successo spesso poggiano le loro fondamenta su un salto nel buio. Se andassimo sempre e solo sul sicuro, non combineremmo mai nulla.

Quindi, se dovessi dare un titolo a questa foto, credo che sì, sarebbe sicuramente….. “Salto nel buio”.

La magia persa e ritrovata della fotografia

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Mi piace la reflex, mi piace fare fotografie. Soprattutto quando cala la sera, il cielo si fa scuro e tutte le luci si accendono; mi piace provare lunghe esposizioni e combinazioni diverse per vedere come mi esce il gioco di luci. Il mio piccolo sogno nel cassetto, fotograficamente parlando, era riuscire a fotografare l’aurora boreale e complice un po’ di fortuna ci sono riuscito.
Tuttavia devo ammettere che negli ultimi tempi la reflex é sempre meno mia compagna nei miei viaggi e nelle gite con Hanna.

La molla nella testa mi é scattata a Colonia, nella primavera del 2017. Sono nei pressi del ponte Hoenzollern e da un appostamento di un quarto d’ora circa col cavalletto ricavo qualche interessante scatto del ponte e del Duomo.

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È una bellisima serata e insieme a me ci sono, ovviamente, moltre altre persone che scattano fotografie.
Arriva una ragazzina, che dall’accento intuisco essere quasi sicuramente statunitense, con un Iphone; dalla borsetta tira fuori un GorillaPod, lo assicura saldamente alla ringhiera dopo di che vi monta il telefonino, aggiusta l’inquadratura poi ordina ad alta voce “long exposition, 20 seconds, white light” e il telefono automaticamente apre l’otturatore ed inizia ad acquisire l’immagine.
Ad essere onesto, non avevo neppure idea che uno smartphone/Iphone potesse fare lunghe esposizioni come una Reflex. Già lí sono rimasto abbastanza di sasso.
Dopo neanche 10 secondi dalla chiusura dell’otturatore la foto é già elaborata, la curiositá é troppo forte, devo dare un’occhiata: ed é bella quanto la mia, forse anche di piú, probabilmente anche perché opportunamente ottimizzata da qualche algoritmo interno all’apparecchio.
La ragazzina smonta il gorillapod, mette il telefono in tasca e se ne va.

Totale dell’operazione: meno di un minuto.
Ingombro e peso attrezzatura: un decimo della mia.
Risultato: identico o superiore.
Efficienza: +1000%.

Lo ammetto: mi sono sentito un dinosauro.

È inutile negarlo: i telefonini di oggi scattano foto bellissime e l’impegno richiesto é praticamente nullo. Lo vedo anche io col mio Lumia 950 usando la modalitá HDR adattiva: punti, tocchi, metti a fuoco, scatti. Pochissimi secondi e la foto é fatta, con colori bellissimi e definizione magnifica. Quando stai girando una cittá, magari con fidanzata e/o amici al seguito, questa é la soluzione vincente: rapida, pratica ed efficace. La Reflex non ha partita se si guarda al rapporto ingombro/praticitá/impegno vs risultato, il telefonino vince 10 a zero.
E poi non puoi chiedere a chi é con te di fermarsi un quarto d’ora solo perché tu hai trovato uno buon punto fotografico e vuoi piantare il cavalletto e provare un pó di inquadrature, diaframmi ed esposizioni. Vieni mandato istantaneamente a quel paese ed é comprensibile. E quando sei in vacanza o in gita di piacere l’ultima cosa che vorresti fare é andare a cercarti una litigata!

È chiaro, una reflex in mano a chi veramente la sa usare fino in fondo é in grado di produrre capolavori, che per un telefono sono ancora irraggiungibili. Ma per il fotografo della domenica come me, che é solo alla ricerca di una bella foto senza pretendere la perfezione, ormai quel divario esistente tra una “vera” macchina fotografica e un telefonino si é definitivamente ridotto a poco piú di zero.
Quindi alla fine ne sono venuto a capo concludendo che, quando visito una cittá nuova con Hanna o con gli amici, oppure quando sono in viaggio e voglio fare qualche scatto rapido e fugace, il telefonino basta e avanza. Portarsi lo zaino con obiettivi, cavalletto e tutto lo scibile fotografico non ha piú molto senso.

Questa é la ragione per cui la reflex ormai é con me solo quando esco appositamente per fare foto. Rigorosamente da solo. Perché cosí posso scegliere dove andare e cosa fare, in totale autonomia. Posso scegliere di prendermi i miei tempi, appostarmi dove voglio, stare quanto voglio. Magari portarmi anche una bottiglia di Radeberger e sorseggiarla lentamente (finché é fredda) durante le aperture dell’otturatore mentre aspetto.
La reflex rimane solo per quando davvero voglio fare foto. Solo per quando la foto é lo scopo unico dell’uscita, e non un suo accessorio a margine.
Questo ha fatto sì che il mio rapporto con lei sia diventato molto piú saltuario, e che ci incrociamo abbastanza di rado. Perché gli impegni sono tanti, il tempo é poco, e ritagliarsi gli spazi e le occasioni in cui possiamo essere io e lei é diventato piú difficile.

Sí, fortunatamente ci sono ancora delle occasioni in cui la reflex ha una marcia in piú. Se vado in Autodromo a Monza o a vedere un Airshow come Le Bourget non c’é dubbio che la reflex sará sempre con me, perché in quelle occasioni é ancora lei la numero 1.
Ma magari tra qualche anno i telefonini arriveranno anche lí.

No, pensandoci bene, quello che davvero un telefono non ti puó dare é… mettersi lí, da solo, a cercare lo scatto che vorresti, prendendoti tutto il tempo che ti serve. Sentire il “clic” dell’otturatore e aspettare, per vedere se il nuovo scatto é meglio di quello di quello prima. È un processo lento, riflessivo, tranquillo, quasi meditativo. L’opposto del mondo d’oggi che corre sempre piú in fretta. La Reflex probabilmente oggi significa questo, per me.
Una breve pausa di riflessione dal frenetico mondo delle foto fatte di corsa.

Sulla via di Montevecchia

Brezza e silenzio in una notte di estate. La mia ultima uscita fotografica “vera”.