L’importante é che abbiamo vinto

Il caso vuole che questa sera, per ragioni varie e personali, io ed Hanna ci si trovi in Italia,nel nostro solito appartamento a Desio.
Si tratta in realtá di una tappa intermedia del nostro viaggio di rientro in Germania (che avverrá dopodomani) dopo una vacanza in varie parti d’Italia e Svizzera.
Vacanza che, al netto della penosa situazione delle autostrade Italiane, é andata abbastanza bene.

Sempre il caso vuole che la finale degli Europei cada proprio stasera.
Mentre scrivo, dalla finestra arrivano lontani echi di fuochi di artificio, botti, trombette, clacson, urla, auto rombanti e caroselli. L’Italia ha evidentemente vinto la finale degli Europei a Wembley.
Dico “evidentemente” perché non ho seguito la gara, ho approfittato di questa serata in quel della Brianza, dalla quale manco da tantissimo tempo, per vedere un amico di vecchia data e la sua famiglia; e a me del calcio da sempre fotte sega, soprattutto di fronte agli amici di una vita.
E poi a dirla tutta, io ho altre passioni, io sono uno che é capace di guardarsi la diretta integrale della 24 ore del Nürburgring, ma del calcio onestamente me ne fotto da sempre, nazionale compresa.

Tuttavia, non ho potuto fare a meno di osservare, in questi giorni di Europei e di festeggiamenti, un fenomeno curioso e al tempo stesso desolante.
Il “nazionalismo da Nazionale”.

Ho osservato come gli Italiani siano orgogliosi e fieri di essere Italiani solo di fronte ad una partita di Calcio. Come cantino l’inno di Mameli a squarciagola, versetto per versetto, con la mano sul petto, solo di fronte alla Nazionale di Calcio. E come siano pronti a scendere in piazza a festeggiare, ad abbracciarsi, ad essere tutti uniti, dopo una vittoria come quella di stasera.

Per poi tornare, domani mattina, a dimenticare tutto e ad essere gli Italiani di prima, gli italiani di sempre.

Quelli che “fanculo sto paese di emme”.
Campanilisti fino al midollo e divisi come nessun popolo al mondo, pronti ad odiare quelli del Paese accanto solo per “principio”.
Interessati solo a ció che é “loro” e disprezzanti al massimo di tutto ció che é “pubblico” e “comune” (perché tanto paga pantalone).
Quelli che si vantano di avere “santi in paradiso” e di avere il conto corrente a San Marino.
Cultori della furbizia e del “se non lo faccio io lo fará qualcun altro”.

Forse questa vittoria fará bene, perché per un po’ di tempo fará dimenticare a tutti come vanno le cose nel Paese.
Fará dimenticare all’uomo della strada che l’inesorabile processo di impoverimento che lo vede involontario protagonista sta andando avanti.
Distribuirá un poco di inebriante contentezza e di orgoglio nazionale, che andranno lentamente decadendo col passare dei giorni per poi diventare uno sbiadito ricordo di fine estate.

Certo che, se gli Italiani mettessero la stessa energia e lo stesso orgoglio e senso di appartenenza alla Nazione che sanno tirare fuori quando vince la Nazionale per protrestare contro la corruzione dilagante, contro l’inettitudine della nostra classe politica, contro il sistema del nepotismo e delle raccomandazioni, forse si potrebbe davvero sperare in un futuro.

Perché purtroppo ho diversi amici imprenditori, con cui ho parlato in questi giorni in cui ho girato diverse parti del Paese, e il quadro che mi hanno presentato é da incubo. Sono tristi, avviliti e disillusi, non hanno piú voglia di andare avanti.
Ho richieste di aiuto e di consigli sull’espatrio sul mio blog a cui non riesco a stare dietro (a tutti quelli che aspettano una mia risposta chiedo di avere pazienza: dopodomani torno dalle ferie poi prometto che mi rimetto in moto per farvi avere un riscontro!).

Forse, come dice mio padre, sono stroppo pessimista. Forse le cose non vanno poi cosí male.
Lo spero.

Ma a me i rombanti caroselli di questa sera ricordano tanto l’orchestra del Titanic.
Che suonava, come nulla fosse, mentre la nave andava a fondo.

Ma l’importante é che abbiamo vinto.
Va bene cosí.

Mi piacciono gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra…

Sir Winston Churchill

Il vero ammortizzatore sociale siamo noi (nostro malgrado)

Salvatore (nome di fantasia) é in Germania ormai da quasi 20 anni. È arrivato qui giovanissimo, ha fatto ogni genere di lavoro e si é sempre guadagnato da vivere dandosi da fare. Oggi é diventato il caposquadra di una impresa di pulizie ed é cosí che ci siamo conosciuti, in una delle tante sere in cui finisco tardi in ufficio: io ancora alla scrivania e lui in giro a dare direttive alla sue squadre mentre ripuliscono i piani dell’edificio. Un giorno, casualmente, mi ha sentito parlare Italiano al telefono ed é cosí che abbiamo scoperto di essere connazionali.

Salvo, pur vivendo all’estero da molti anni, é un grandissimo estimatore del Reddito di Cittadinanza ed é estremamente felice della sua introduzione.
Perché per Salvo il reddito di Cittadinanza é stato una mezza liberazione.

Salvo ha madre e tre fratelli in Sicilia, tutti disoccupati, senza lavoro praticamente da sempre. Uno dei fratelli ha anche piccoli precedenti, avendo cercato di guadagnarsi da vivere in modo un po’ “creativo”. Per evitare alla sua famiglia di finire in guai seri, Salvo ha sempre inviato aiuti economici.
1000 euro al mese, euro piú, euro meno. Ogni mese. Per anni.
Con l’arrivo del Reddito di Cittadinanza, la madre di Salvo ha fatto richiesta e ottenuto la card. E Salvo è stato finalmente “liberato” da questo fardello.
Perché in Germania gli stipendi saranno pur alti, ma una uscita fissa di 1000 euro al mese é comunque qualcosa di pesante.

A Salvatore ora é cambiata la vita. Finalmente puó concedersi qualche viaggio diverso dalla solita Siciilia, finalmente puó concedersi degli sfizi, finalmente puó risparmiare, finalmente puó pensare anche di avere una famiglia sua.
E ora, giustamente, Salvatore spera che il Reddito di Cittadinanza rimanga in vigore a lungo. Magari per sempre.

Salvo mi ha raccontato che in Sicilia un numero impressionante di famiglie campa grazie ai soldi inviati dai parenti che lavorano all’estero o al Nord Italia. Sono molti di piú di quanto non si pensi. Un immenso ammortizzatore sociale privato che ora é stato in parte rimpiazzato, o quantomeno integrato, dal Reddito di Cittadinanza.

Salvo fa parte di quei tantissimi Italiani che, molto piú dello Stato, stanno veramente facendo la differenza: gli Italiani che sostengono i loro parenti in difficoltá. Perché sono tantissimi, sono centinaia di migliaia, in tutto il paese, e tantissimi anche… fuori dal paese.
Il vero ammortizzatore sociale del Paese. Il piú autentico, il piú solido, il piú efficace. Siamo noi Italiani.
Basti pensare a tutti i trentenni della mia generazione condannati all’eterno precariato, peregrinando di contratto in contratto con stipendi miserrimi, che se non fosse per il risparmio dei loro genitori, farebbero una vita di stenti.
Pensiamo a tutti i disoccupati di lungo periodo, senza lavoro ormai da anni, che possono contare sull’aiuto di genitori, fratelli o sorelle.
Pensiamo a tutti i figli come Salvo, che inviano soldi ai genitori lontani, caduti in disgrazia economica.
Pensiamo a tutti i cinquantenni e sessantenni rimasti senza lavoro sotto i colpi inferti dalla crisi, troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per reinserirsi nel mercato del lavoro, costretti con enorme dispiacere a chiedere aiuto economico ai propri figli.

È uno scenario che, nella sua drammaticitá, ha un riflesso nobile di altruismo e solidarietá.

Peró… c’é un peró.

Ed inevitabilmente la mente corre ad alcune situazioni a me vicine che conosco bene.

È giusto aiutare sempre?
È giusto che in una famiglia si instaurino in modo permanente situazioni di questo tipo, in cui c’é chi si dá da fare per tutti e chi invece non fa assolutamente nulla?
Dove si trova la linea di confine tra altruismo/solidarietá e furbizia/fannulloneria? Come si puó cogliere questa demarcazione, ammesso che esista?
Come poter distinguere chi ha bisogno da chi se ne approfitta?

Sono domande che mi tormentano da tempo, piú ci penso e piú giungo alla conclusione che una risposta non c’é.
Soprattutto se sei dentro una situazione, soprattutto se ci sono di mezzo degli affetti. Non lo puoi capire, dove sta questa linea, perché non riuscirai mai a vederla.
Potrebbe riuscirci, forse, solo qualcuno che vede la cosa dall’esterno, da osservatore imparziale e indipendente.
Ma poi potrebbero uscirne veritá che fanno male e allora capisci che é meglio non chiedere o non ascoltare.

Non esiste risposta, si tratta solo di fare quello che ci sembra giusto. Anche se a volte proprio giusto fino in fondo, magari non lo é.

Perché va bene la solidarietá, va bene l’altruismo, ma forse qualcuno se ne sta approfittando davvero un po’ troppo.
A volte ho la sensazione che il vero ammortizzatore sociale… siamo noi che lavoriamo.

Noi Italiani e la maledizione di non poterci fidare di nessuno

Questa riflessione nasce da un articolo uscito ieri sulla stampa italiana, che mi ha fatto un po’ sorridere ma anche molto riflettere.

Sono iniziati i famosi test sierologici per lo screening dell’incidenza di Sars-Cov-2 sulla popolazione e la Croce Rossa Italiana ha iniziato a contattare cittadini a caso offrendo la possibilitá di sottoporsi a prelievo ematico per ricercare gli anticorpi del Coronavirus.
Il problema é che… quasi nessuno risponde al telefono, pensando ad un raggiro o ad una truffa! Il numero che chiama é un call center della Croce Rossa e le persone contattate, alla vista di questo “strano” numero che chiama da Roma, non rispondono oppure chiudono la chiamata, temendo il peggio.
È stato necessario pubblicare articoli su piú testate pregando la gente di rispondere al numero, perché non é una truffa ma si tratta della CRI.

Sulle prime l’ho trovata una notizia divertente, ma dopo qualche istante ho abbandonato l’ilaritá e mi sono rirovato a provare una disagevole sensazione di sconforto. Perché é vero, noi Italiani siamo cosí. Ma se siamo cosí é perché non abbiamo altra scelta.
Perché l’Italia é un posto per furbi, é un posto che ti frega, e se non sviluppi la dovuta malizia e furbizia tutti si approfitteranno sempre di te.
È un Paese che ti insegna rapidamente a diffidare di chiunque e a non fidarti di nessuno perché la fregatura é sempre dietro l’angolo.

Ricordo ancora quando da bambino andavo con i miei genitori all’Euromercato (oggi Carrefour) di Paderno, sulla Milano-Meda, ogni volta all’uscita dal centro commerciale mio padre doveva fare lo slalom tra tizi armati di cartellina che cercavano di fermare le persone per fargli firmare qualcosa. Ogni volta che chiedevo a mia mamma “cosa vogliono quei signori da papá?” la risposta era “sono signori che ti vogliono imbrogliare, vendendoti cose che non vuoi” e poi seguiva sempre il ritornello “ricordati: non parlare mai con chi non conosci, vieni via subito e non fidarti.
E in effetti era cosí. Ci trovavamo a cavallo tra gli anni ’80 e 90, all’epoca le truffe non erano certo sofisticate come quelle di oggi, ma risultavano comunque efficaci: era il periodo in cui fuori dai grandi supermercati trovavi tutti questi tizi con cartellina e penna che ti chiedevano una firma per partecipare ad un concorso e poi ti arrrivava per posta a casa l’Enciclopedia Britannica e una fattura di un paio di milioni di lire da pagare. Un raggiro perfettamente legalizzato, perché alla fine scoprivi che, di fatto, avevi firmato un contratto.

Fin da piccoli ci viene instillata questa diffidenza verso tutto e verso tutti; non per cattiveria, anzi tutt’altro, é per il nostro bene.
Perché essere sempre sospettosi e all’erta é un asset necessario: un mio caro amico napoletano mi ha sempre detto che “l’Italia é un posto in cui o nasci sveglio, o lo diventi, o te ne vai” e tutti noi prima o poi finiamo per comportarci di conseguenza.
Altruismo e fiducia verso il prossimo sono doti positive ma sono anche leggerezze che si possono pagare a carissimo prezzo e che quindi, prima o poi, si impara a mettere da parte e a centellinare con cura.

Anche io, come tutti, ho pagato per le mie leggerezze.

Quando avevo circa 10 anni, i miei presero in affitto una stanza al piano terra del condominio in cui vivevamo. Era piú o meno 4 metri per 4, piú un piccolo bagno. Ci portammo un paio di scrivanie di recupero, il computer, la mia console (il mitico Sega Mega Drive) e un vecchio televisore. Un arredamento estremamente essenziale e minimalista al fine di diventare un piccolo ufficio per la contabilitá di mia madre e una “stanza dei giochi” per me.
Nel pomeriggio mia madre non lo usava, e io a volte invitavo tutti i miei amici del palazzo e facevamo lunghi tornei a FIFA 95. Tra questi vi era il mio migliore amico dell’epoca, un ragazzo alcuni anni piú grande di me.
Non sto a raccontare i dettagli della faccenda, ma durante uno di questi pomeriggi di gioco accadde che con uno stratagemma riuscirono di nascosto a sottrarre le chiavi della stanza e farne una copia in una vicina ferramenta, in modo da poter usare la “stanza dei giochi” quando io non c’ero. Ideatore dell’operazione fu proprio lui, il mio “migliore amico”.
La faccenda venna scoperta alcune settimane dopo a seguito di strani movimenti avvistati nella stanza in questione.
Fu una enorme lezione di vita per me. Non ho mai dimenticato.

Da un lato si potrebbe pensare che il mio “amico” in fondo non volesse fare nulla di male, e che dal suo punto di vista fosse semplicemente una bravata, un “reato senza vittime”.
D’altro lato si é trattato di una pugnalata nella schiena di portata spaventosa, probabilmente sproporzionata per il ragazzino della scuola media che ero allora.
Non é un caso se poi negli anni successivi ebbi problemi a fare amicizie, e diventai una specie di Edward Snowden paranoico e suscettibile.

Altri due episodi significativi accaddero circa un decennio dopo.

Avevo vent’anni, era periodo di esami all’universitá, non avevo lezione ed ero a casa a studiare. Una mattina mia madre mi chiese di andare a prendere il pane in una panetteria poco distante da casa nostra. Mentre ero a piedi lungo la strada, venni fermato da due bellissime ragazze circa della mia etá, in outfit sportivo e con una cartellina. Mi chiesero se facevo sport, dicendo che era per un sondaggio. Era il periodo in cui giravo in pista con la RS125SP quindi io affermai orgoglione “sí certo, io corro in moto” e le due tipe si illuminarono “Ah cavolo, ma allora tu potresti addirittura sponsorizzare il nostro progetto..” e inizió una discussione amichevole in cui le due belle figliole, con molti sorrisi e molto contatto fisico, mi spiegarono che lavoravano per conto di una Start-up di Milano che voleva unire tutto il mondo dello sport, offrendo una sorta di tesseramento gratuito per il primo anno, che offriva diversi vantaggi, sconti in moltissimi negozi tra cui Decathlon e Df-Sportspecialist, e via discorrendo. In piú mi avrebbero mandato i loro adesivi, e se li avessi messi sulla moto mi avrebbero fatto avere condizioni speciali, ecc… tutto quello che dovevo fare era dare nome, cognome, indirizzo e firmare.
D’un tratto mi fermai a pensare e feci due piú due: esco per andare a prendere il pane, sto passeggiando per una via morta di Desio in mezzo a caseggiati diroccati, e incontro come per magia due gnocche che mi propongono un vantaggiosissimo affare? Troppo bello per essere vero. Qualcosa non mi quadra.
Guardai bene il documento: vi era una tabella, con elencati alcuni prodotti dal nome incomprensibile, delle quantitá, ma nessun prezzo. Piú giú a destra compariva la voce “totale” e una cifra, circa 1200 Euro. Poi notai che la cartellina era una di quelle con il fermafogli a molla in alto, e proprio il fermafogli copriva una parte del documento. Aprii il fermafogli a molla, estrassi il documento, e nella parte alta, inizialmente non visibile, comparí la scitta CONFERMA D’ORDINE.
In sostanza stavo firmando una conferma d’ordine, per un non meglio precisato set di oggetti con uno strano nome in inglese, per un totale di 1200 Euro. Un raggiro discretamente congegnato, non c’é che dire: due belle stragnocche che ti fermano, ti distraggono, ti irretiscono con due chiacchiere e due carezze, ti propongono qualcosa che sembra assolutamente innocuo, ti fanno firmare e sbem!
Milleduecento Euro.
Molto probabilmente alla mia uscita “Io corro in moto” il loro pensiero fu “questo é un imbecille coi soldi” e probabilmente hanno pensato che avrebbero fatto giornata. Per fortuna mi fermai in tempo.
Mi limitai a dire “no grazie, ho cambiato idea”. Loro probabilmente capirono, e senza aggiungere nulla ripresero la cartellina e proseguirono per la loro strada.

A questo fece seguito un altro episodio, circa un anno dopo, che capitó mentre andavo all’universitá in auto causa sciopero ATM. In quel caso, purtroppo, non fui altrettanto accorto e ci cascai a pié pari.
Milano era in tilt e io mi trovavo in coda in zona Affori, vicino al vecchio capolinea della tranvia di Limbiate. La circolazione era completamente bloccata e io ero fermo nello stesso posto da parecchi minuti, stretto tra le altre auto in un imbuto di smog e clacson strombazzanti.
Ad un tratto bussa al mio finestrino una bella ragazza bionda con una cartellina (dopo quella esperienza ho imparato: bella gnocca piú cartellina uguale guai), abbasso il finestrino “Ciao, sono Donatella di AIUT-OSP 2000, raccogliamo donazioni per gli ospedali milanesi, vuoi fare una offerta?*
La ricerca sulle malattie e la salute in generale é un tema sul quale sono abbastanza vulnerabile, inoltre io stesso in passato avevo raccolto offerte per la Croce Verde Lissonese ai semafori insieme agli altri volontari, quindi non sospettavo proprio nulla. In piú la cartellina della tipa aveva il logo dell’associazione.
Il portafoglio era nello zaino, sul sedile del passeggero. Lo tirai fuori per vedere se avevo qualcosa di taglio piccolo da poter lasciare alla volontaria.
L’errore fu probabilmente quello di abbassare tutto il finestrino e di prendere il portafogli in mano e aprirlo.
Con una velocitá incredibile, la tipa allungó la mano e afferró tutte le banconote che avevo nel portafoglio, per poi dileguarsi di corsa tra le auto in coda, raggiungendo un complice in scooter che la aspettava dall’altra parte della strada. Partirono a tutto gas e ciao ciao.
Non provai a scendere, non gridai neppure, non dissi nulla. Rimasi in silenzio per i minuti successivi, autocommiserandomi e rendendomi conto di essere stato un povero idiota.
E tutto sommato era andata bene; se avesse voluto, si sarebbe potuta facilmente prendere il portafoglio intero. Si accontentó del contante (avevo sí e no 50 euro in tasca), probabilmente impietosita dal fatto che ci fossi cascato come un pollo allo spiedo.

Ecco, queste sono esperienze che ti segnano in modo abbastanza indelebile e ti condizionano per la vita. E in Italia da queste esperienze ci siamo passati, chi piú chi meno, praticamente tutti.
Sfido chiunque a non essere mai cascato in qualche fregatura. Del resto, sbagliando si impara.

E cosí impari. A non fidarti. Mai.

E quindi é normale che quando passeggi per Bessunger Platz e ti avvicinano due ragazze con dei libri e una cartellina, la tua reazione puó essere una sola: “nonvoglionientenonprendonienteandatevialasciatemistare” reazione a cui le due pacate ragazze tedesche non sono affatto abituate e che, unita al mio tedesco con accento lúmbard, le lascia perplesse e di sasso.
Qualche tempo dopo poi vado a scoprire che sono volontarie della Nachbarshaft (una sorta di associazione di buon vicinato) che stanno organizzando una offene Bibliotek e regalano libri usati ai passanti, ma il tuo istinto italiano le ha inevitabilmente percepite come una minaccia.

Identica situazione quando alla REWE Center i volontari delle associazioni giovanili alle casse si offrono di riempirti il sacchetto della spesa: alla vista di questi sportivi e forti ragazzotti che si offrono di “aiutarti” subito pensi ai portabagagli abusivi di Milano Centrale e pensi “ma col cavolo che mi freghi” cosí li cacci via, e quei ragazzi poveretti ci rimangono di stucco e non capiscono cosa hanno fatto di male per farti reagire cosí.

Ma penso di avere toccato il fondo quel giorno in cui alla fermata del tram in Rhein-Neckar Straße alcune ragazzine indiane ti mettevano al polso dei braccialetti colorati.
In Italia questo é noto essere un vecchio trucco dei venditori ambulanti africani: prima ti allacciavano il braccialetto al polso, poi ti circondavano e ti dicevano “adesso devi pagarlo”. Anche qui la mia reazione é stata “col cavolo che mi fregate” cosí quando si avvicinarono tolsi la mano, e dissi che non mi interessava e che da loro non volevo niente. La ragazzine, poverette, ci rimasero un po’ male e altre persone alla fermata mi guardarono con un certo stupore.
Dopo aver preso il tram ed essere sceso in Marktplatz, mi avviai verso l’ingresso del Festival della musica e vidi che per entrare la gente doveva esporre un un braccialetto.
Lo stesso braccialetto che le ragazze di uno stand di gastronomia indiana regalavano alla fermata del tram dove ero salito io…. lo stesso braccialetto che io non avevo voluto.
All’ingresso dovetti pagarlo 5 Euro.

Ma non é tanto per i 5 Euro. È che ti rendi conto che quelle ragazzine, come anche i volontari al supermercato, o le ragazze che regalavano i libri in Bessungen, erano genuine, benintenzionate e sicuramente l’ultima cosa che gli passerebbe per la testa é quella di raggirare una persona. E allora mi sento anche un po’ male, capisco che ho sbagliato e mi dispiace, ma non ci posso fare nulla, reagisco cosí d’istinto ed é un automatismo di cui sicuramente non mi libereró mai più. Anni di imprinting votato alla diffidenza verso il prossimo e all’autodifesa dalle furberie piú disparate non si possono cancellare cosí facilmente.
Mi piacerebbe poter incontrare di nuovo quelle ragazze e quei ragazzi e chiedergli scusa, spiegargli che non hanno fatto niente di male e che non ce l’ho con loro, é solo che…

… é che io sono cresciuto in Italia.

E a questo punto non so se dire “purtroppo” o “per fortuna”. Perché se da un lato pochi posti possono insegnarti meglio dell’Italia come fa a stare al mondo, dall’altro apprezzi come giá da tempo abbiamo iniziato a perdere punti rispetto alla parte “civilizzata” del pianeta Terra.





*AIUT-OSP 2000 é un nome di fantasia. Nella realtá, la stronzetta aveva usato il nome di una associazione realmente esistente, che qui ho omesso per non fare ingiusta cattiva pubblicitá.

Emergenza Covid-19: il posto piú sicuro in Europa é la Germania

Una ricerca pubblicata dal Deep Knowledge Group vede la Germania al primo posto un Europa per efficienza ed efficiacia nella protezione dei propri cittadini contro l’epidemia da SARS-CoV-2. L’Italia é tristmente penultima, secondo le analisi del DKG solo la Spagna starebbe facendo peggio.
Ecco il link al ranking europeo: https://www.dkv.global/eurozone-ranking
La Germania risulta anche prima in classifica a livello mondiale, nell’efficienza delle terapie farmcologiche contro la malattia Covid-19: https://www.dkv.global/treatment-efficiency

Il ranking é basato sull’elaborazione di informazioni statistiche pubblicate da istituti come la John Hopking University: qui la metodologia dettagliata https://www.dkv.global/methodology

La stampa Italiana ovviamente si guarda bene dal pubblicarlo, cosí come si guarda bene dal riportare che giá da tre giorni in Germania si registrano piú guariti che nuovi contagiati, con il totale dei positivi in discesa a circa 60.000 casi.
Evidentemente in Italia piace pubblicare titoloni sulla Germania solo quando i tedeschi fanno “peggio” degli Italiani, quando se la passano male, o quando sono “cattivi”. Ma in questi giorni la stampa Italiana sull’argomento “epidemia in Germania” é diventata stranamente silenziosa, sará perché i tedeschi stanno dimostrando di saper gestire bene tutto quello che in Italia (soprattutto in Lombardia) é stato gestito in modo clamorosamente inadeguato:

  • Test a ritmo di mezzo milione di tamponi a settimana, fatti a tutti, anche agli asintomatici
  • Test sierologici di massa per ricerca di anticorpi giá in corso nelle regioni piú colpite: i primi risultati sono giá stati pubblicati settimana scorsa (qui un link)
  • Sigillatura totale delle case di riposo: nessuno entra, nessuno esce
  • Niente chiusura in casa, ma libertá di uscita con precise misure di distanziamento sociale e fiducia nella capacitá delle persone di rispettare le regole

Con misure molto meno invasive di quelle Italiane, senza chiudere in casa le famiglie, la mortalitá in Germania é un sesto che in Italia e i guariti sono piú degli attuali positivi.

Sará forse anche perché il tanto vituperato, ingiusto, simil-privatizzato sistema sanitario tedesco, da molti reputato anni indietro all’eccellenza lombarda, offre ben 33 posti in terapia intensiva ogni 100.000 abitanti, contro i 9 posti per 100.000 abitanti dell’eccellenza lombarda.
In Germania non ci sono state scene da apocalisse negli ospedali, forse perché qui le tasse sono sí alte, ma perlomeno non si é tagliato tutto il tagliabile sulla sanitá e oggi la Germania offre 5 volte i posti letto per abitante del’Italia.

La curva dei casi totali in Germania va verso l’appiattimento (fonte: dashboard del Robert Koch-Institut )

Eppure per anni mi sono sentito dire da amici e parenti “sí, vabbé, in Germania si vive bene, ma la sanitá che abbiamo qui in Lombardia ve la sognate“.
Sì, per fortuna la sognamo e basta, perché sarebbe un incubo!

È una fede incrollabile, quella dei lombardi nel loro sistema sanitario. Alimentata da anni di propaganda politica incentrata sulla leva dell’orgoglio lombardo di essere i “numeri 1”, la locomotiva d’Italia. Anche quando ci vogliono sei mesi per fare una TAC. “Ah ma al Sud é molto peggio” é la risposta tipica “lí se va bene stai in ballo due anni” e poi “Quelli del Sud vengono tutti a farsi curare qua” perché effettivamente in Italia il benaltrismo é sempre un rifugio sicuro quando c’é da difendere situazioni poco difendibili.

Forse (e lo dico da Lombardo) bisognerebbe aprire gli occhi e smetterla di trincerarsi dietro ad un paio di eccellenze ospedaliere per dire che “siamo i migliori”. Quei tempi sono finiti. Covid-19 purtroppo, col suo tributo immenso di vittime, ha messo a nudo tutte la vulnerabilitá della Lombardia. E l’eccellenza sanitaria lombarda probabilmente era solo un’illusione, uccisa da anni di tagli e di sperperie.
E magari i Lombardi, dopo essersi svegliati dal torpore, farebbero bene ad andare a chiedere conto ai responsabili, a quei governanti senza scrupoli che per anni hanno fatto scempio della sanitá della Regione mentre facevano il lavaggio del cervello alle persone con “l’eccellenza Lombarda” “siamo come la Baviera” e altre baggianate simili.
Perché giá ben prima di Covid-19 posso assicurare per esperienza personale che coloro i quali, loro malgrado, si ritrovavano costretti a dover fare i conti con qualche brutto male, oltre che con la malattia in sé dovevano lottare anche con strutture sovraffollate, tempi di attesa biblici, esami rinviati decine di volte, personale ospedaliero stressato e in costante condizione di superlavoro, attese di 6 ore per parlare 2 minuti con un medico, tempi di attesa di settimane o mesi per avere un appuntamento (ma se vai privatamente, te lo danno per il giorno dopo).

Ma non mi dilungo, non voglio continuare e non voglio approfondire ulteriormente; tanto so giá quale sarebbe il commento del lombardo medio: “Ah ma la Germania non la racconta giusta, stanno barando come nel Dieselgate” oppure “ma il virus é mutato, il ceppo lombardo é piú mortale” e cosí via.
Oppure potrebbe fare come un mio contatto su WhatsApp che poco fa mi ha girato il video di uno dei tanti virologi-superstar che saturano la TV italiana in queste settimane, il quale commentando i dati della Germania ha affermato “La Germania é stata fortunata“.

Sí, la fortuna é che qui c’é un’altra classe dirigente.

Comunque… stop, chiudo la discussione qui, e a tutti i miei parenti e amici lombardi mando un grande abbraccio, augurandogli buona fortuna (ne avranno bisogno) sperando che il peggio sia passato e che da ora in poi vada tutto per il meglio, e magari di poterci rivedere prima della fine dell’anno, epidemia e frontiere permettendo.

Alla Germania conviene accettare gli Eurobond. Altrimenti la prossima ondata di rifugiati potrebbe arrivare dall’Italia.

La mia personalissima visione su Euro, Debito Pubblico, Crisi Economica, Eurobond e MES: cosa é successo in passato e cosa potrebbe succedere nel futuro….

Si fa un gran parlare degli Eurobond (o Coronabond, che dir si voglia) e degli stati “cattivi” che non vogliono aiutare le economie sud Europee in difficoltá. Si tratta in effetti di una questione spinosa e dalla quale potrebbe dipendere in modo serio e decisivo tutto il nostro futuro. E se l’egoismo prevarrá, le conseguenze temo saranno molto gravi per tutti noi.

Non voglio fare il Doctor Doom, anzi spero vivamente di essere presto smentito dai fatti nei prissimi mesi. Peró vorrei raccontare quello che (secondo me) succederá. Iniziando da ció che é giá successo.
Partiamo con la narrazione riiavvolgendo il nastro di qualche anno.

L’ingresso dell’Italia nell’Euro nel 1996 fu giá controverso e non indolore, per via della cosiddetta “Eurotassa” (ve la ricordate? Io sí! All’epoca ero un ragazzino delle medie e non capivo certo chissá che di politica, ma i bestemmioni di mio padre li ricordo benissimo) che servì, fondamentalmente, ad abbellire il nostro bilancio quanto basta per permettere l’ingresso nell’Euro.
Era giá chiaro allora, che qualcosa non andava. Per rimanere “dentro” il sistema, ci veniva chiesto di adottare una politica economica molto rigorosa, e diversa da ció che si era fatto per il mezzo secolo precedente.

Da sempre, in Italia, si utilizzava la svalutazione competitiva per ridurre il debito e rilanciare economia ed esportazioni. Ogni volta che il debito pubblico diventava eccesivo, si svalutava la lira, il debito cosí diventava piú “piccolo” e si poteva fare altro debito. Questo, per contro, generava inflazione. Per anni in Italia si é convissuto con inflazione a due cifre percentuali, che tra l’altro é una delle ragioni storiche del nostro attaccamento alla casa di proprietá; un concetto allora sensato (visto che il mattone era l’unica cosa che reggeva all’inflazione) ma oggi oramai superato.

Le economie mitteleuropee come Germania e Olanda invece hanno sempre diligentemente perseguito il pareggio di bilancio, per tenere stabile la loro moneta ed evitare l’inflazione. Non a caso, se vi ricordate, un marco Tedesco costava, a fine anni ’90, qualcosa piú di mille lire.

Il progetto della moneta unica Europea portava con sé il non indifferente onere di unire sistemi monetari completamente diversi: le virtuose economie mitteleuropee del pareggio di bilancio e le economie mediterranee del debito e della svalutazione competitiva. Era ovvio che sistemi cosí diversi non avrebbero potuto piú coesistere con una moneta unica e una unica banca centrale che decideva per tutti: qualcuno doveva necessariamente adeguarsi e cambiare “stile di vita”.
Chi era quel qualcuno? Ovviamente l’Italia.

Quando é stato deciso di entrare nell’Euro, l’allora classe politica Italiana non fece altro che scaricare l’onere di “rigare dritto” sui governi successivi. Si sapeva che con l’Euro non si sarebbe piú potuto fare come prima ed era necessario un enorme cambio di mentalitá in termini di politica economica, ma… sarebbero stati ca**i di chi veniva dopo. L’importante era salire sul carretto insieme a tutti gli altri ed entrare nel club. E cosí fu.

Se non altro, l’ingresso nel club fece vedere i suoi frutti di lí a poco. Oggi in Italia in molti si lamentano dell’Euro; evidentemente hanno dimenticato quanto benessere arrivó nei primi anni dell’Euro, tra il 2002 e il 2007.
Io me lo ricordo bene.
Una volta smaltito il contraccolpo dell’11 settembre l’economia prese a correre a gonfie vele, in Brianza chi lavorava nell’edilizia e nell’indotto era sommerso dalle commesse e si faceva soldi a palate. Ricordo benissimo molti miei conoscenti attivi nel settore, passati dalla Fiat Bravo a SUV tedeschi di lusso nel giro di due o tre anni. Il mercato edilizio era in pieno boom, le case nuove avevano prezzi stratosferici, non appena si costruivano nuovi appartamenti era una corsa ad accendere mutui. Tutti cambiavano auto ogni 2 o 3 anni; appena finite le rate, correvano a comprarsene una nuova. La produzione industriale in Italia toccó nel 2007 un picco che non é mai stato piú raggiunto. Erano anni in cui sembrava che l’economia fosse lanciata come una montagna russa e nulla potesse fermarla (purtroppo non fu cosí).

In quegli anni ci fu una grande occasione persa: quella di ristrutturare e abbattere il debito pubblico Italiano. Come l’economia, anche le entrate tributarie andavano alla grande e si sarebbe potuto approfittare della situazione per mettere da parte un tesoretto che ci permettesse di mettere sul mercato meno titoli di stato.
Ma se noi Italiani siamo da sempre un popolo savio e di grandi risparmiatori, altrettanto non puó dirsi dei nostri politici e governanti. Purtroppo nessuno approfittó di quegli anni di vacche grasse per ristrutturare il debito pubblico e portarlo sotto al 100%, e di lí a qualche anno l’avremmo pagata cara.

La crisi dei mutui subprime del 2008 interruppe il momento magico dell’economia Italiana che sprofondó nella recessione insieme a tutte le altre economie d’Europa. Se peró le economie a basso debito come la Germania giá nel 2010 riportavano la loro produzione industriale e il loro PIL sui livelli pre-crisi, l’Italia stentava a ripartire. Troppo debito. Non si poteva dare stimoli all’industria per ripartire senza andare a sforare i parametri europei, e il Paese non ingranava. Questa situazione purtroppo rese l’Italia vulnerabilissima di fronte all’attacco speculativo che innescó la crisi dei debiti sovrani del 2011. Che cosa successe dopo, ve lo risparmio. Credo che tutti ricordiamo bene un certo signor Mario Monti (chiamato, suo malgrado, a metterci la faccia per fare quello che andava fatto).

Oggi ci troviamo sfortunatamente in una situazione molto piú grave del 2011, nella quale é necessario e doveroso mettere da parte le esigenze dell’economia e fermare il piú possibile le nostre vite per arrestare l’avanzata del coronavirus.
Questo peró purtroppo non potrá non avere conseguenze serie e importanti sull’economia reale e sulle nostre vite. E quando dopo l’epidemia sará il momento di ripartire, ci troveremo di fronte a un dramma.

Il dramma sará che l’Italia per dare sostegno a famiglie, lavoratori, imprese avrá dovuto indebitarsi ulteriormente e mostruosamente. È presto per fare stime ma verosimilmente dovremo aspettarci un deficit/PIL dell’ordine del 170%, dovuto da un lato al massiccio debito emesso per sostenere il Paese, e dall’altro dalla contrazione del PIL che per il 2020 si prospetta devastante.
Se da un lato l’Europa ci ha detto di stare tranquilli e che il Patto di Stabilitá sará sospeso per il tempo necessario, il dramma si presenterá nella sua totalitá quando la situazione di emergenza sará archiviata e il Patto di Stabilitá verrá ristabilito. Per le economie mitteleuropee, che hanno sospeso il pareggio di bilancio per il tempo necessario a sostenetre l’emergenza, il debito sará aumentato ma rimarrà con buone probabilitá sotto al 100% del PIL e gli interventi per rimettere le cose a posto saranno sicuramente gestibili. La Germania, per esempio, é indebitata per circa il 60% del PIL e con i 750 miliardi messi in campo contro la Corona-Krise, potrebbe uscirne nel peggiore dei casi col Deficit/PIL al 90%. Decisamente peggio di prima, ma risolvibile.
Ma quando all’Italia verrá chiesto di rientrare nei parametri di stabilitá, col il Deficit/PIL al 170% ci sará un solo modo per farlo: una severa e rigorosa austerity.

Una austerity da far sembrare il governo di Mario Monti una sciocchezza.
Il problema é che nel momento in cui ti ritrovi a dover far ripartire una economia devastata dopo una crisi come quella dovuta al Coronavirus ,dovesti fare esattamente l’opposto: dare sostegno alle imprese attraverso forti aiuti economici, che richiederebbero ulteriore indebitamento. Ma questo non sará verosimilmente possibile e l’effetto che ne conseguirá sará catastrofico.
Dopo l’epidemia moltissime Aziende saranno fallite mentre quelle sopravvissute avranno dovuto apportare consistenti tagli, avranno bisogno di anni per riprendersi e non saranno in grado di assumere nuovo personale per moltissimo tempo. I pochi settori usciti a testa alta dalla situazione (farmaceutico, medicale, grande distribuzione, servizi online) non potranno, da soli, riassorbire i licenziamenti di massa avvenuti negli altri settori. L’economia Italiana non si riprenderá, anzi, sprofonderá ulteriormente, e la fortissima contrazione delle entrate fiscali costringerá lo Stato Italiano a misure fortemente impopolari per la riduzione del debito.

Si tratterebbe di una austerity probabilmente peggiore di quella a cui fu costretta la Grecia nel 2012. Per darvi un’idea, durante l’austerity la Grecia fu ridotta ai minimi termini al punto che il governo non aveva i soldi per pagare i medicinali alle grandi case farmaceutiche. Gli ospedali greci rimasero senza medicine, inclusi i chemioterapici (che hanno costi elevatissimi) e moltissime persone morirono di cancro non avendo piú accesso alle cure. Le prestazioni della sanitá pubblica furono dimezzate, a mortaliá infantile triplicó, i diabetici morivano perché non si trovava l’insulina, ci fu una impenata di suicidi e di morti per fame.

Uno scenario di austerity simile in Italia porterebbe probabilmente a:
► Tasse sul patrimonio: prelievi forzosi sui conti correnti, incrementata tassazione sulle case
►Tagli alle pensioni, con riduzioni degli assegni per tutti
►Taglio di ogni sussidio, aiuto o sovvenzione; probabile fine del welfare come lo conosciamo oggi
► Massicci tagli e devastazione della sanitá e dei servizi
► Milioni di persone senza piú un reddito (disoccupati)
► Violenza e rabbia sociale mai viste prima, impennata della criminalitá

La differenza tra ricchi e poveri salirebbe a livelli senza precedenti e con il risparmio della classe media completamente eroso nel giro di pochi anni, si andrebbe incontro alla fine del benessere e della pace sociale.
A seguito dell’impoverimento rampante che non risparmierá praticamente nessuno saranno inevitabili rivolte, sollevazioni popolari, e proteste violente.
Limitazioni della libertá personale potrebbero essere introdotte in modo permanente per fronteggiare il caos sociale che si verrá a creare.

Insomma, un bel casino.

In questa situazione, l’Italia non potrá che essere costretta a lasciare l’Unione Europea e l’Euro (sia per la situazione economica e sociale disastrata, sia per l’opinione pubblica che lo chiederá ormai all’unisono) per poi avviare un processo di ricostruzione e ripresa della durata di moltissimi anni. Eventualitá che sarebbe devastante non solo per l’Italia, ma anche per Germania & co.

Tutto questo sarebbe (probabilmente) evitabile, con gli Eurobond. Si tratterebbe di titoli emessi dalla Banca centrale Europea in cui tutte le economie dell’Unione, all’unisono, garantiscono per questi titoli e per il debito di tutti.
Problema di fondo: ai “virtuosi” adepti del pareggio di bilancio non va di garantire per il debito degli “spendaccioni” del Sud. Gli Eurobond avrebbero infatti un tasso di interesse e una attrattivitá sul mercato mediata sui debiti di tutti, quindi gli stati meno solidi ne guadagnerebbero (pagando meno interessi di quanti ne pagherebbero se mettessero i loro titoli di stato sul mercato) ma gli stati piú solidi ci perderebbero, perché pagherebbero un interesse piú alto del normale.
E a Germania, Austria, Olanda & co. non va di pagare di piú per salvare il debito degli altri.

Io mi metto nei panni dei tedeschi (che conosco molto bene) e posso capire il loro punto di vista: loro hanno sempre rigato dritto con la politica economica e adesso non vedono perché dovrebbero perderci dei soldi per aiutare chi non è stato in grado di farlo. Ci indirizzano al MES, un fondo per emergenze e per le insolvenze che peró é di fatto una sorta di prestito di cui l’Italia deve rispondere come singolo Stato. Posso capire, per caritá. Ma anche loro dovrebbero capire che se preseguono dritti per la loro strada condanneranno una Nazione ( o più Nazioni) a grandi sofferenze. E non é che gli Italiani abbiamo deciso di proposito, di essere (per ora) la Nazione piú devastata dal Coronavirus. Non é piú una questione solo economica, é anche umanitaria.
È il momento giusto per mettere da parte questi interessi e darci una mano sul serio. Ora o mai piú.

Altrimenti il prossimo milione di profughi diretto in Germania potrebbe arrivare, anziché dalla lontana Siria, dalla vicina Italia.
Forse anche alla Germania conviene cedere agli Eurobond, dopotutto.

Non fare per non fermare il declino

Viaggiamo sul viale del tramonto? Temo di sí.

Vivere all’estero e viaggiare spesso porta con sè un problema (che forse in fondo é un privilegio): non é così semplice tenersi informati sui fatti che avvengono in Italia. Molte volte vengo a sapere che é successo qualcosa solo attraverso i meme che ricevo su WhatsApp dai miei amici.
Così, quando sono partito per le ferie la sera del 10 Agosto (dopo essere atterrato da Atlanta poche ore prima) non ero al corrente del fatto che in Italia si stesse consumando l’ennesima crisi di Governo.
Ma poi, nelle varie tappe del mio viaggio, trovandomi a che fare con amici, parenti, congiunti e conoscenti, ne ho sentite di tutti i colori. Trovi chi idolatra Salvini, e dice “adesso va su il Capitano e ci pensa lui a mettere le cose a posto”. C’é chi spera nel PD, perché loro sono europeisti e vogliono la stabilitá. E poi chi vorrebbe vedere i 5 stelle al potere, perché sono gli unici a cui interessano i problemi della gente. Senza contare qualche irriducibile che ancora professa la sue fede in Silvio. E via discorrendo.

E tutte le volte che mi sento fare questi discorsi io sprofondo nello sconforto senza proferire parola o quasi.
Sono due le cose che non capisco e di cui ancora non mi capacito.

Primo, il fatto che gli Italiani siano ancora convinti che sará un politico o un partito a salvarli.
E in secondo luogo, questa radicata incontrovertibile mentalitá che vuole che sia sempre qualcun altro a dover arrivare a risolverti il problema.
Volendo aggiungere un terzo punto, c’è poi la perenne cultura della caccia alle streghe, della ricerca di un colpevole, di un nemico, di qualcuno a cui poter comodamente puntare il dito contro.

In Italia si continua imperterriti ad aspettare (ormai da non so quanti anni) un messia, un eroe, un salvatore.
Ma il problema vero secondo me é che il popolo Italiano lo richiede, lo esige, questo salvatore, come un sacrosanto diritto. Tutti pensano che gli spetti di diritto avere un salvatore, pensano di meritarselo. E così ognuno, in base alle proprie idee e al proprio credo politico, elegge il proprio eroe, convinto che quando arriverá il suo momento questi riporterá i bei tempi andati del boom economico e finiranno questi anni bui di recessione e di pessimismo.

È una mentalitá ricorrente, nello Stivale, quella del diritto acquisito. Radicata sia negli anziani che nei giovani.
Il diritto a lavorare poco, il diritto ad andare in pensione giovane, il diritto a non essere licenziato anche quando beccato a rubare in Azienda, il diritto a non essere lasciato a casa anche se assenteista, il diritto a passare 8 ore su Facebook in ufficio, il diritto a non pagare le tasse se si ritiene che siano troppo alte, il diritto a lasciare l’auto in divieto di sosta “tanto prendo solo un caffè”, il diritto a prendere il treno senza biglietto “tanto é sporco e sempre in ritardo”, il diritto a fregare, a imbrogliare, a eludere, perchè “tanto lo fanno tutti” e “se non lo faccio io lo fa qualcun altro”.

E ora a tutto questo si aggiunge anche il diritto ad avere un salvatore che sistemi tutti i danni combinati da generazioni di opportunisti.

Un salvatore che arriva, ma che poi regolarmente fallisce. Ce ne sono già stati diversi, di “salvatori”; abbiamo avuto diversi messia, di destra, di centro e di sinistra, e tutti hanno rovinosamente toppato.
Ma per fortuna c’é sempre il “colpevole” da additare. Qualcuno a cui dare la colpa di tutto, un avversario politico, un nemico. Che può essere l’Europa, la Germania, la Francia, Orban, le ONG, gli immigrati, i radical chic, i neoliberisti, i fascisti, i cattocomunisti, gli ecologisti. Ogni messia che fallisce può sempre attingere ad un vasto supermarket di alibi, di colpevoli e di nemici a cui addossare la colpa.

Forse posso sembrare scontato e minimalista, e magari lo sono anche. Ma prima della mia dipartita all’estero, anni di militanza in un burosaurico pachiderma parastatale italico mi hanno fatto conoscere molto bene queste due culture, quella del “diritto acquisito” e quella del “colpevole” e ho visto con i miei occhi quanti danni sono in grado di fare. Danni enormi.

E per come si stanno mettendo le cose, a mio avviso ormai non c’è salvatore che tenga.
L’unica soluzione, impossibile ed irrealizzabile allo stato attuale, perché per come è fatto il popolo Italiano non é assolutamente percorribile, sarebbe un cambio totale, a livello nazionale, di mentalitá e di coscienza civica unito ad una massiccia voglia di fare e di lavorare, da parte di tutti, rimboccandosi le maniche per cambiare tutto.
Sovvertire il sistema dei favori, delle raccomandazioni, della corruzione, delle spintarelle, delle creste e delle fregature, superare la cultura del diritto acquisito (“tutto mi é dovuto”) e del colpevole (“è sempre colpa di qualcun altro”) perché é stato tutto questo che ci ha ridotto in mutande. Perché quando l’economia é diventata globale questo sistema ha dimostrato tutta la sua piccolezza ed é stato schiacciato.
Sì lo so, sono tante belle parole, ma puramente utopistiche.

Io credo che in Italia non cambierá niente finché si sta seduti a polemizzare e a litigare facendo ciascuno il tifo per il proprio messia/salvatore aspettando che questi arrivi e risolva tutto con la bacchetta magica. È necessario rimoboccarsi le maniche e fare, e soprattutto cambiare. Cambiare partendo dalla mentalitá; cambiare la crapa, come dice qualcuno.
Smetterla di puntare il dito contro chi non c’entra niente e avere il coraggio di affrontare i veri problemi, cambiare il nostro sistema malato e fermare cosí la fuga di Aziende, la fuga di capitali, la fuga di cervelli. Perché é questo che sta trasformando l’Italia in un deserto economico.

Ma c’è un problema di fondo: il sistema Italia fa ancora comodo a parecchi, probabilmente a troppi. Sono ancora in tanti a trarne un proficuo giovamento. E quindi la resistenza al cambiamento é sempre elevata. Troppo elevata per i pochi che ci provano davvero.

Io lo ammetto candidamente: ho rinunciato a fare la mia parte molto tempo fa, quando ho avuto la possibilità ho fatto le valigie e me ne sono andato all’estero. Il sistema Italia mi ha sfinito e demotivato in pochi anni. Ammiro davvero chi non si fa svilire e resiste nonostante tutto. Io non ho avuto quella voglia; ho alzato le braccia e ho abbandonato il tavolo.
Temevo, anzi ero certo, che vivere da persona corretta in un paese di opportunisti mi avrebbe fatto diventare un frustrato e la mia vita sarebbe stata uno schifo, soprattutto professionalmente parlando.
E se l’Italia va così male, é anche un po’ colpa mia, perchè ho rinunciato.

La cosa sorpendente, contraddittoria e se vogliamo anche un po’ triste, é che quando giri il mondo e hai a che fare con gli Italiani all’estero (che si tratti di medici, scienziati, ricercatori, imprenditori, o solo di semplici persone con voglia di lavorare), vedi come sono tenuti in considerazione, stimati, rispettati. Apprezzi, spesso, con quanta “facilitá” noi Italiani riusciamo a emergere in contesti altamente competitivi, a diventare qualcuno e a fare carriera lontano da casa emergendo tra i migliori professionisti del mondo. E ti rendi conto che siamo davvero persone fantastiche e dal grandissimo potenziale, se prese singolarmente.
Ma come popolo, come gruppo, siamo sempre stati un disastro, e questa é una contraddizione tutta nostra, tanto assurda quanto inspiegabile.
C’é una bellissima intervista televisiva al grande Indro Montanelli, risalente credo ad almeno due decenni fa (la trovate facilmente su Youtube). Quando gli viene chiesto quale futuro vede per l’Italia, le sue parole sono una vera profezia:
Per l’Italia, nessuno. Per gli Italiani (all’estero) ne vedo uno brillante.

Io credo che ci abbia preso, e alla grandissima.

Ma sto decisamente divagando, quindi torno all’incipit dell’articolo e chiudo.

Nella scorsa settimana mi sono quindi trovato invischiato mio malgrado in innumerevoli discussioni politiche nelle quali mi sono limitato a ascoltare e ad esprimere il mio modesto parere, condensandolo in poche parole, solo se intrpellato a riguardo: ovvero che folle é sperare che la politica salverá l’Italia, solo il popolo Italiano può davvero salvare l’Italia, ma questo non accadrá mai.
Sono in pochi, peró, ad accettare questa argomentazione. La maggioranza dei miei interlocutori continua imperterrita a credere nel proprio messia.
O forse si continua a credere in un salvatore perché in fondo nessuno vuole accettare la veritá. Che l’Italia é destinata a un declino lento ma irreversibile, diventerá un paese povero e arretrato, non tornerá mai piú quel Paese in cui siamo cresciuti, in cui la middle class era forse la piú benestante del mondo.

Una bellisima frase del filosofo irlandese Edmund Burke recita “Purché il male vinca é sufficiente che i buoni rinuncino all’azione“.
Ecco, io credo che la parte buona dell’Italia abbia ormai rinunciato, e da molto tempo, ad agire.

Me compreso.

Globalizzazione, delocalizzazione, e … desertificazione (economica)

WP_20181122_08_29_41_Rich

Ieri sono stato contattato da una agenzia di recruitment Italiana che mi ha offerto un “rientro”. Non é la prima volta che mi capita, in realtá. La posizione non era male, anche la location era interessante, ma la retribuzione (non negoziabile in quanto già “molto alta” secondo il recruiter) era esattamente la metà della mia attuale RAL.  La metá.
Non sono scoppiato a ridere per rispetto della persona all’altro capo del telefono, che era pur sempre una professionista che cercava di svolgere al meglio il suo lavoro con cifre che non aveva deciso lei. Tuttavia il mio interlocutore insisteva nell’invitarmi a considerare seriamente la proposta in quanto era un trattamento economico “che si vede di rado” per una figura tecnica.
Ho gentilmente declinato.

Ora, io non credo che una agenzia di recruitment sia tanto sprovveduta da non sapere quanto guadagni in Germania un Ingegnere con esperienza. Anche perchè è il committente che decide quanto é disposto a sborsare. Sicuramente erano ben consci del fatto che le possibilitá che io potessi accettare erano praticamente inesistenti.
Se sono arrivati fino a me, c’é quindi una sola spiegazione logica: in Italia non si trova nessuno, ma proprio nessuno, idoneo a rivestire il ruolo ricercato.

È un piagnisteo che si legge spessissimo sui giornali, quello dell’imprenditore che cerca personale ma non trova nessuno, ma io mi chiedo: come mai?
In genere si parte subito in quarta con la polemica, accusando i giovani Italiani di essere choosy, di esigere stipendi troppo alti, di non avere voglia di lavorare e di voler fare tutti i Fashion Blogger. Ma siamo sicuri che sia cosí?

Io credo che la risposta sia un’altra.
In una parola… Globalizzazione.

Mi spiego meglio. Da un lato, grazie alla recente ondata di globalizzazione molte imprese Italiane hanno potuto delocalizzare, diversificare, e approfittare del dumping salariale con il lavoro di manodopera proveniente da paesi più poveri: per chi ha saputo muoversi bene, questa strategia ha fruttato notevoli profitti.
Contemporaneamente, però, accade che in Italia ormai quasi tutti i laureati, soprattutto quelli in materie tecniche, parlino una seconda (e anche una terza) lingua, facciano esperienze all’estero giá durante gli studi, e finicano per apprendere molto presto che a meno di un’ora di volo dall’Italia ci sono un sacco di posti interessanti (Svizzera, Germania, Austria) dove si può essere pagati il doppio (o il triplo) e dove si trova lavoro con una facilitá disarmante: ergo, non appena si ha la pergamena di laurea in mano si fanno le valigie e si parte.
Se una Azienda può “delocalizzare” e trarne vantaggio… beh, similmente puó farlo anche una persona. Sono in molti a “delocalizzarsi” in questi anni, le statistiche dell’AIRE (e non solo quelle) parlano chiaro.

E chi si “delocalizza” per primo è, logicamente, chi é piú appetibile sul mercato del lavoro e puó massimizzarne il vantaggio. E di conseguenza il mercato va a svuotarsi laddove le occasioni sono meno interessanti, e i primi profili a mancare sono quelli piú strategici.
Insomma: se le Aziende delocalizzano a Est, e i laureati “si delocalizzano” a Nord, in Italia rimane meno expertise a disposizione e il rischio per il futuro potrebbe essere quello di assistere ad una vera desertificazione economica, oltre che di risorse e di competenze.

Per le imprese Italiane io vedo una sola soluzione (tutt’altro che facile): portare gli stipendi ad un livello europeo. Altrimenti in futuro in Italia di Italiani ne rimarranno (a lavorare) ben pochi.
Ma le Aziende non possono fare tutto da sole.
Se la politica tentasse, con opportune manovre, di mettere le Aziende in condizione di assumere e alzare gli stipendi, invece di concentrarsi su improbabili flat tax o su soldi gratuiti per i nullafacenti, sarebbe giá un inizio.
Ma probabilmente sto sognando.

Diario di viaggio sull’EC 52 all’Epifania – Il ritorno degli Expats

wp_20181201_12_09_45_rich

Eccoci all’epilogo della parentesi vacanziera in quel della Brianza, a bordo dell’Eurocity diretto a Francoforte. Treno stracolmo già a Milano, anche in prima classe; non c’è stato verso di trovare un posto in rastrelliera per la nostra megavaligia con tutti i regali e le cibarie e sono stato costretto a lasciarla nel vestibolo. A bordo, orde di turisti e tantissimi expats di rientro. La nostra carrozza e quelle accanto sono interamente prenotate, un rapido sondaggio statistico dei cartellini segnaposto (principalmente dovuto alla mia atavica curiosità di viaggiatore) ci dice che circa l’80 % dell’utenza è diretto in Svizzera (Spiez, Visp, Bern le più gettonate) e il resto in Germania (Karlsruhe e Freiburg su tutte). Poco male, magari più avanti si svuota un po’.

Il bello di oggi è che si cambia un pochino tragitto e paesaggi. Invece del solito Gottardo oggi saliamo dal Sempione passando per Domodossola, una giornata stupenda ci ha permesso di godere dello spettacolo del lago Maggiore e delle isole Borromee ed ora filiamo dritti nel Löchtberg Basistunnel verso Berna (niente foto purtroppo, eravamo controsole).

Ci sono cose invece che non cambieranno mai, e quando rientri in Italia per le feste te le ribecchi tutte in toto. Come ci ha ricordato la nuova pubblicità Conad targata Salvadores, quando vivi lontano dalla famiglia è inevitabile imbattersi in cliché noti e arcinoti. Con buona pace delle femministe e dei soliti benpensanti che hanno definito lo spot sessista, antimeridionale e qualunquista scatenando il solito putiferio social con commenti indignati e controcommenti infervorati. C’è stato anche chi ha definito lo spot offensivo per gli expats e le loro famiglie. C’è poco da fare i superiori e da incavolarsi perché quanto presentato dallo spot non si discosta poi così tanto dalla verità; la gente dovrebbe imparare a farsi una risata e star serena invece di polemizzare e trasformare tutto in uno scontro a fuoco.

È risaputo che le donne Italiane (e non solo Italiane) tendono a dimostrare il loro affetto attraverso le kilocalorie, generalmente sotto forma di concentrati di grassi saturi e carboidrati. Ciò vale tanto per le calorie “da asporto” (quelle che finiscono in valigia) quanto per quelle destinate al consumo in loco, nelle cene e pranzi in famiglia. Il fenomeno assume proporzioni disastrose nel lasso di tempo 24 Dicembre – 1° Gennaio, durante il quale si incamerano generalmente le calorie equivalenti di un trimestre. Per non parlare poi dei summenzionati articoli “da asporto”: impossibile non portarseli via, pena i parenti offesi a morte; dai, alzi la mano chi non è mai rientrato dopo Natale con la valigia piena di cibi e bevande. Certo, non con il caciocavallo direttamente sulle camicie come si vede nella pubblicità (ma chi è quel cretino che lo farebbe?) ma accuratamente imbustato, sigillato e opportunamente imballato contro gli scossoni. Quando si vive da expat si impara anche questo: le tecniche di trasporto dei cibi in valigia. E non è una cosa meridionale, ve lo assicuro. Ve lo dice un brianzolo.

Ma sono pronto a scommettere che se Salvadores avesse ambientato lo spot a Monza, con il figlio del cumenda Lümbard che si appresta a trasferirsi in Nordeuropa e la mamma che gli mette la polenta (liofilizzata) in valigia, qualcuno si sarebbe indignato dicendo che lo spot snaturava e offendeva la cultura dell’emigrazione in quanto fenomeno storicamente meridionale…

Comunque, tralasciando le delizie culinarie familiari, ci sono anche quelle extrafamiliari sotto forma di aperitivi, feste, ritrovi, bevute e varie. Gli amici (quelli con un po’ di senso organizzativo) iniziano già a metà Novembre a chiederti quando rientri e nel giro di pochi giorni la tua agenda per il periodo di vacanze di Natale inizia ad assomigliare al calendario Outlook del CEO della Microsoft. Tra cene, rimpatriate, aperitivi, caffè, le caselline promemoria iniziano a saturare tutto lo spazio lasciato libero dagli impegni familiari. Gli altri amici (quelli con un po’ meno senso organizzativo) si limitano a dirti “una volta che sei in Italia sentiamoci, poi ci organizziamo” ignorando che quando arrivi in Italia hai praticamente l’agenda già piena, di conseguenza cerchi di fissare anche con loro appuntamenti il prima possibile; ma con alcune persone, atavicamente “allergiche” alla programmazione, questo approccio risulta infattibile. Finisce quindi che ti chiamano il giovedì pomeriggio chiedendoti “ti va di bere una cosa stasera al Beer House?” e tu per la settima volta cerchi di spiegargli che sei fully booked fino all’Epifania e che se si voleva vedersi bisognava organizzarsi prima.

A volte, purtroppo, qualcuno si offende.

Pazienza.

A Berna la prima classe dell’Eurocity come previsto si svuota e possiamo tornare ad allungare le gambe. Per tutto il resto del tragitto la carrozza rimarrà semivuota, nonostante mi fossi aspettato più movimento in Germania. Sarà perché in Assia oggi non è festa…

Tornando a noi… tornare in Italia per un po’ è anche l’occasione per vedere altri amici expat che stanno ben più lontani di noi e che conseguentemente puoi vedere solo in angoli lontani del pianeta oppure a casa durante il rientro generale per le feste. Organizzare con loro diventa una impresa titanica proprio perché sono soggetti alla tua stessa situazione di incasinamento del calendario, anzi peggio perché loro magari stanno in Canada e hanno molte meno occasioni di tornare di quante non ne abbia tu.

La figata, in tutto questo, é ritrovarsi davanti ad una (o più) birre scambiandosi le relative esperienze degli ultimi giorni e capire, tra una risata e l’altra, che no, non siamo noi quelli strani, è proprio così che funziona, quando sei un expat. Anche in Brianza.

E per fortuna che noi rientriamo in treno, dove il bagaglio oversize non esiste (anche se le rastrelliere dell’ETR610 fanno pena). Perché in aereo diventa una bella rottura di scatole, basti pensare allo svantaggio psicologico di non avere il bagaglio sotto il proprio controllo, rimanendo in ansia tutto il volo sperando che l’imballaggio per cibi e bevande tenga…

In ogni caso voglio dire grazie. Grazie alle mamme, nonne, zie e tutti i parenti che si prodigano di trasformare la nostra permanenza natalizia in Italia in una settimana di cuccagne. Ora peró, come ogni anno, è tempo di tornare in piscina e di mettersi a dieta.

Il costo della vita in Germania (e in Italia)

DAvsMB

Con il mio post di chiusura del 2018 affronto un tema “caldo” nel trasferimento in Germania, quello del costo della vita. Si tratta effettivamente di un “hot topic” perchè quasi sempre la seconda domanda che ti viene fatta dopo “Come ti trovi lì?” è: “Ma quanto costa vivere lì?”
La convinzione diffusa un po’ ovunque, in Italia, é che in Germania si percepiscano sí alti stipendi ma a fronte di un costo della vita molto alto che va quindi ad annullare, di fatto, il beneficio offerto dalla maggiore retribuzione. Ciò non é sempre vero, anzi a volte non lo é affatto; tuttavia é difficile, anti impossibile, trovare una regola generale con cui si possa descrivere il rapporto tra IT e DE nel costo della vita.
La Germania, esattamente come l’Italia, é un Paese con tante diverse situazioni economiche e sociali e al suo interno vi sono giá notevoli diferenze: a Francoforte il costo della vita é sensibilmente più alto rispetto a quello di Dresda cosí come a Milano il costo della vita é decisamente piú elevato che a Brindisi.
Quindi giá il fattore origine/destinazione é determinante: proveniendo da una cittá Italiana in cui il costo della vita é basso e trasferendosi in una cittá Tedesca in cui la vita costa molto, beh, la differenza percepita puó essere davvero moltissima! Per chi proviene da Milano invece anche le piú care cittá tedesche possono apparire tutto sommato … abbordabili!

Il confronto, per avere senso, va fatto tra cittá il più possibile “simili” quindi per cominciare andremo a confrontare Darmstadt e Monza, che di fatto sono due cittá medie nell’orbita di altrettante grandi cittá, per la precisione le capitali economiche dei relativi Paesi (Francoforte e Milano). E poi perché sono tutte cittá che conosco bene. Questo articolo non ha un inizio e una fine vera e propria, ma sará in costante aggiornamento. Anche perché il costo della vita non é un argomenti “statico” ma anzi si evolve e cambia nel tempo, quindi sará interessante magari vedere come cambiano alcuni prezzi di riferimento nel corso degli anni.
Monza e Darmstadt sono simili in dimensioni (Monza 120.000 abitanti, Darmstadt 160.000), sono localizzate in regioni molto ricche, a pochi chilometri da una grande città, hanno landmarks conosciuti (la Villa Reale e il Parco a Monza, la Matildenhöhe e lo Jugendstil a Darmstadt) e sono centri molto importanti nella loro regione.
Tuttavia va detto che sotto certi aspetti, tra Darmstadt e Monza c’è anche molta differenza. A Monza non c’è l’ESA o l’ESOC, non ci sono 20.000 studenti universitari, non ci sono migliaia di expats e non ci sono 100 km di tram e decine di linee di pullman. A Darmstadt si vive bene anche senza avere un’autovettura privata, a Monza proprio no. Tuttavia a completezza va detto che il traffico é soffocante anche a Darmstadt, nonostante l’abbondanza di mezzi pubblici. Quindi ritengo il paragone sotto certi aspetti non completamente azzeccato perché penso che come qualitá della vita e servizi Darmstadt offra abbastanza di piú. Tuttavia, se si inquadrano Darmstadt e Monza nei contesti dei rispettivi paesi, in particolare a livello di qualitá media della vita e dei servizi, allora il paragone diventa giá molto piú calzante.

Ecco un confronto tra alcuni articoli tipici nella “mia” spesa. I prezzi sono stati rilevati al Supermercato REWE di Eschollbrücker Straße a Darmstadt il 22/12/2018 e alla Unes U2 di Monza in via Marsala il 24/12/2018. Si possono considerare entrambi supermercati di fascia media, entrambi sono localizzati in cittá in zone residenziali non troppo lontano dal centro, e sono usati principalmente da chi vive in cittá.

Philadelphia Original Confezione Standard
Germania: 1,49 € (175g)
Italia: 1,79 € (160g)

Barilla spaghetti n.5 500g
Germania: 1,59 €
Italia: 0,85 €

Nutella 825 g
Germania: 3,59 €
Italia: 5,59 €

Colgate total maxwhite75ml
Germania: 1,99 €
Italia: 1,99 €

NIVEA MAn deo roller invisible
Germania: 1,59 €
Italia: 2,39 €

Gallette di mais bio 100g
Germania (REWE Bio): 0,79 €
Italia (Il viaggiator Goloso): 0,89 €

Coca cola 0,33 lattina
Germania: 0,59 €
Italia: 0,61 €

Red Bull 0,25 lattina
Germania: 1,29 €
Italia: 1,25 €

Confezione 2 petti di pollo, circa 340 g
Germania (Wilhelm Brandenburg): 2,38 €
Italia (Unes): 3,74 €

Insalata mista in busta 200g
Germania: 0,79 €
Italia: 1,39 €

Mozzarella Santa Lucia Galbani 125g
Germania: 1,99 €
Italia: 1,29 €

500 g Maccheroni de Cecco
Germania: 1,99 €
Italia: 1,85 €

Pantene Pro-V repair&care 300ml
Germania: 1,99 €
Italia: 2,99 €

Chiquita banana Costa Rica
Germania: 1,99 €/kg
Italia: 1,99 €/kg

Danone activia 4x115g vaniglia
Germania 1,99 €
Italia 1,99 €

Facendo la somma di tutti gli articoli abbiamo:
Germania: 24,05 €
Italia: 30,06 €

Sorpresa!
Proprio cosí: la “mia” spesa in Germania costa meno che in Italia. Questo é un esempio di come le cose non sempre sono proprio come ce le si aspetterebbe. La spesa in Germania é, su certi articoli, piú conveniente se confrontata all’Italia. Ci sono chiaramente articoli piú costosi in DE e altri piuù costosi in IT e il confronto in termini di convenienza si chiude generalmente in una sostanziale paritá, che peró non di rado tende leggermente a vantaggio della Germania.

Sempre rimanedndo in zona, spostiamoci ora in due cittá ben piú note per un confronto su un altro tema molto importante: il trasporto pubblico locale. Che sia  per lavoro o per diletto, i trasporti e gli spostamenti rappresentano una parte importante della nostra vita di tutti i giorni e i costi connessi sono certamente importanti. Qui confrontare Darmstadt e Monza é impossibile, in quanto Monza non dispone assolutamente di una rete di trasporti paragonabile a quella di Darmstadt. Confrontaremo quindi le capitali di regione: Fracoforte e Milano.

Entrambe dispongono di un ottimo sistema di trasporti pubblici. Se da un lato metropolitane e tram Milanesi non hanno nulla da invidiare agli omologhi di Francoforte, dall’altro il sistema di ferrovie suburbane e regionali é decisamente piú capillare, affidabile, ed esteso (anche come fasce orarie) a Francoforte. Tuttavia Milano rimane pur sempre la migliore realtá in Italia in fatto di trasporto pubblico locale, non troppo lontana dagli standard europei, quindi una assunzione di “equivalenza” tra le due realtá non é irragionevole.

Segue ora qualche esempio.

Trasporto pubblico locale (in città)

Biglietto corsa singola, cerchia urbana
Milano: 1,50 €
Francoforte: 2,75 €

Carte giornaliera, cerchia urbana
Milano: 4,5 €
Francoforte: 5,35 €

Abbonamento mensile, cerchia urbana
Milano: 35,0 €
Francoforte: 90,4 € (!)

Treni regionali (tutti i prezzi si riferiscono alla 2. classe)

Biglietto treno regionale Cantù-Milano (circa 30km): 3,6 €*
Biglietto treno regionale Darmstadt-Francoforte (circa 30km): 8,6 €*

Abbonamento mensile Cantú-Milano (Trenomilano): 90,0 €
Abbonamento mensile Darmstadt-Francoforte: 179,0 €

Treni a lunga percorrenza/Alta velocitá

Biglietto Frecciarossa Fast no-stop (treno 9627) Milano-Roma per il 15 Febbraio 2019 (circa un mese e mezzo da oggi) alle 11.00 in classe Standard
Super Economy: 55,90 €
Economy: 72,90 €
Base: 92,0 €
Biglietto ICE Sprinter Frankfurt-Berlin (treno 1537) per il 15 Febbraio 2019 (circa un mese e mezzo da oggi) alle 11.00 in 2. classe
Super Sparpreis: 29,90 €
Sparpreis: 37,90 €
Flexpreis: 132,0 €

*il biglietto in Germania comprende anche una tratta con i mezzi pubblici internamente a Francoforte, cosa che invece non é compresa nel biglietto Trenord in Lombardia. Quindi volendo affinare il confronto, al prezzo del biglietto ferroviario andrebbero aggiunti 1,50 € del biglietto ATM a Milano (necessario, ad esempio, per prendere la metropolitana).

Come si puó vedere, in Germania i mezzi pubblici e il trasporto pubblico locale costano decisamente di più. La differenza é notevole persino con Milano, notoriamente una delle cittá piú costose (se non la più costosa) d’Italia. La qualitá del servizio, per quanto riguarda treni regionali e suburbani, è sicuramente superiore, ma non (a mio parare) ad un livello tale da giustificare tariffe tanto  maggiori.
La stessa equazione non sempre si applica alla lunga percorrenza, come si puó vedere nell’ultimo esempio. Usando Super Sparpreis e Sparpreis si viaggia spesso con prezzi paragonabili a queli italiani, fermo restendo che il Flexpreis é quasi sempre, a paritá di chilometraggio, superiore alla tariffa Base di Trenitalia.

Pendolarismo automobilistico

Per paritá, facciamo ora l’esempio di un pendolare automobilistico. Nei miei anni di lavoro in Italia ho spesso dovuto affrontare chilometrici trasferimenti giornalieri, specialmente quando abitavo in provincia MB e lavoravo in provincia di Varese. Prendiamo proprio il mio caso: percorso Monza-Gallarate (circa 50 km), pendolarismo giornaliero.

Utilizzando Autostrada Pedemontana Lombarda, sono da calcolare 4,94€ di pedaggio (!) tra Lentate e Cassano Magnago, due volte al giorno. Sono quindi 49,4 € a settimana, che diventano 39,52 € settimanali con lo sconto pendolari del 20%.

Consideriamo una Golf 1.4 TSI 122 cv come quella di mio papà, che puó fare benissimo i 15 km/l alla pompa se guidata con un minimo di criterio. Prezzo benzina: 1,65 €/l (comunicatomi da mio papá al telefono poco fa 🙂 quindi per i 500 km di pendolarismo settimanali sono quindi necessari 33,3 litri di carburante pari ad un esborso di 54,94 €.

Volendo risparmiare qualche soldo, a patto di fare un paio di km (e molta coda) in piú si puó passare dalla Tangenziale Nord e poi dalla Rho-Monza, evitando di farsi salassare dalla Pedemontana e spendendo “solo” 1,80 € alla barriera di Milano Nord, quindi 3,60 € al giorno, 18 € a settimana (14,4 € con sconto pendolari). Per fare le cose per bene, andrebbero conteggiati consumi superiori (per via della coda onnipresente su questo percorso) ma trascureró questo aspetto.

Sommando abbiamo quindi

Spesa settimanale via Pedemontana: 94,46 €
Spesa settimanale via A8: 69,34 €

Ora consideriamo il percorso giornaliero di Hanna, da Darmstadt a Bad Soden am Taunus, quasi tutto via autostrada, poco meno di 50 km.

Il costo autostradale é zero, come per ogni autostrada in Germania. Il costo della Benzina, considerando, per la sua Ibiza 1.4 consumi simili a quelli del Golf 1.4 tsi, é di 44,9 € a settimana (prezzo della Super 95, rilevato da me poco fa, é di 1,35 €/l).

Approssimando brutalmente un mese a quattro settimane, possiamo fare due conticini.
Italia, pendolare Monza-Gallarate (50 km)
via Pedemontata: 377,84 €
via A8: 277,36 €
Germania, pendolare Darmstadt-Bad Soden (50 km)
via A5: 179,6 €

Fondamentalmente si puó dire che in Germania il pendolarismo ferroviario costa decisamente di piú che in Italia. Ma il pendolarismo automobilistico decisamente di meno.

Non ultimo, consideriamo l’aspetto bollo/assicurazione. Il bollo della mia A3 Tfsi da 150 cv in Lombardia era di 297,00 € (!!). In Germania era (prima che la vendessi) 56,00 €.

Il bollo della Ibiza 1.4 di Hanna era pari a 163 € in Lombardia, mentre qui ammonta a 86 €. La cifra superiore alla mia vecchia Audi é dovuta alla classe di emissioni (euro 4 contro Euro 6). Il calcolo del bollo qui funziona diversamente dall’Italia.

Consistenti risparmi si possono avere anche sull’assicurazione, a patto di vedersi riconosciuta la classe di merito (cosa che normalmente non è difficile): per la mia auto in Italia, visti i moltissimi km che facevo e le strade trafficate, ho sempre fatto furto/incendio + Kasko parziale, spendendo cifre variabili tra i 1400 e i 1700 €/anno.
In Germania una Fullkasko mi é costata circa 950 €/anno. Per il mio attuale TT 2.0 tfsi del 2006, che per via dell’etá é valutato abbastanza pochino, la polizza fullkasko viene 600 €/anno….

Il costo di tagliandi, gomme, ecc.. limitatamente a quanto ho potuto vedere, é circa equivalente tra Nord Italia e Germania. Non si sono palesate differenze degne di nota.
Per completezza, bisogna aggiungere un dettaglio: ogni due anni ogni auto in Germania deve superare l’Hauptuntersichung del TÜV. È una revisione (molto approfondita!) in cui l’auto viene controllata per filo e per segno e talvolta a seguito di qiuesto controllo é necessario mettere mano al protafoglio per rimettere l’auto in regola. In Italia le revisioni molto più permissive, o talvolta fasulle, permettono di posporre queste spese fino al momento in cui sono davvero necessarie.

Fondamentalmente, quello che emerge da questa breve digressione automobilistica é una realtá giá nota: in Italia l’automobilista é un limone da spremere, vessato e tartassato in continuazione. L’automobilista tedesco se la passa decisamente meglio.

Per chiudere l’argomento trasporti, una nota finale non da poco: in Germania ogni lavoratore dipendente può scaricare dalla dichiarazione dei redditi il percorso giornaliero casa/lavoro, indipendentemente dal mezzo utilizzato, per un ammontare forfettario di 30 centesimi al chilometro. Questo significa, per un pendolare che ha un tragitto casa-lavoro di 50 km per 220 giorni lavorativi all’anno, una deduzione fiscale di 3.300 Euro. Assumendo per comoditá una aliquota sul reddito del 20% (puó essere di piú o di meno, dipende dal reddito) significa recuperare, solo con questa vóce, un bel rimborso di 660 Euro. Non male no?

Immobili di prorietá

Veniamo al punto dolente: la casa di proprietá.
In Germania, dalla ripresa post-crisi 2008 ad oggi, a causa del boom di posti di lavoro e della enorme immigrazione (sia qualificata che non), si é verificato uno sgradito effetto collaterale: una massiccia speculazione immobiliare, soprattutto nelle grandi e medie cittá, in particolare nelle cittá dove c’é lavoro e dove ci sono universitá. Investitori tedeschi e stranieri continuano ad acquistare immobili in Germania per metterli a reddito considerata la loro efficacissima resa come investimento, che attualmente é seconda solo ai mercati azionari.
Questo ha fatto sí che, se nel 2010 in Germania i prezzi delle case erano piú o meno sovrapponibii con quelli Italiani (forse anche un pelo inferiori), oggi purtroppo non é piú cosí. Le case in Germania sono oggi molto piú costose che in Italia.
Sul boom Immoboliare in Germania ho scritto tanti articoli, i cui lik sono disponibili consultando la pagina Vita in Germania.

Ecco qui un confronto su Immobili in acquisto (appartamenti)  a Darmstadt e a Monza, con i seguenti parametri di ricerca: dai tre locali in su, da 75 fino a 100 metri quadri. I siti di riferimento sono Immobilienscout24.de per Darmstadt e Immobiliare.it per Monza. La ricerca é aggiornata a Dicembre 2020 e la forbice di prezzi qui indicata é influenzata principalmente dal tipo di abitazione (nuova costruzione o preesistente, etá, ecc..) e dalla localizzazione all’interno della zona indicata. La forbice di prezzi comprende circa il 90% del mercato analizzato al momento della ricerca, quindi l’eccezione puó sempre capitare!

Darmstadt
Centro e zone “belle”: da 350.000 a 600.000 Euro
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 250.000 a 450.000 Euro
Periferia esterna e “palazzoni”: da 180.000 a 250.000 Euro

Monza
Centro e zone “belle”: da 200.000 a 450.000 Euro
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 175.000 a 350.000 Euro
Periferia esterna e “palazzoni”: da 100.000 a 180.000 Euro

Va detta tuttavia una cosa: i prezzi in centro a Monza sono viziati dalla situazione della stazione ferroviaria FS, un triste spettacolo di degrado e di abbandono da parte delle istituzioni che ha abbassato il valore di molti immobili della zona centro. Pertanto immobili in semicentro e periferia hanno quotazioni simili, in quanto situati in contesti piú “tranquilli” del centro. Probabilmente, senza questa situazione, gli immobili in centro a Monza potrebbero avvicinarsi un po’ di piú ai prezzi di Darmstadt.

In ogni caso: tra i prezzi delle case in Germania e in Italia, piú o meno a “paritá” di cittá (nel senso di attrattivitá, lavoro, vivibilitá, ecc…)  va messo in conto un fattore minimo di 1,5. Che é destinato ad aumentare nei prossimi anni, a causa dell’inarrestabile incremento demografico della Germania, e al corrispondente decremento demografico dell’Italia.

Immobili in affitto

Se sceglierete di vivere in Germania, con ogni probabilitá sarete in affitto, visto che si tratta della forma abitativa in assoluto piú diffusa nel Paese, oltre che essere di fatto l’unica che la maggior parte della popolazione possa permettersi.

La buona notizia é che per gli affitti non c’e una differenza cosí marcata come per i prezzi di acquisto. In linea di principio, ho sempre trovato prezzi abbastanza paragonabili tra Südhessen e Brianza sud.

Ecco qui un confronto su Immobili in affitto (appartamenti) a Darmstadt e a Monza, con i seguenti parametri di ricerca: dai tre locali in su, da 75 fino a 100 metri quadri. I siti di riferimento sono Immobilienscout24.de per Darmstadt e Immobiliare.it per Monza. La ricerca é aggiornata a Dicembre 2020 e per le forbice dei prezzi valgono le stesse indicazioni viste poco fa.

Darmstadt
Centro e zone “belle”: da 800 a 1.400 Euro/mese
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 800 a 1.200 Euro/mese
Periferia esterna e “palazzoni”: da 600 a 950 Euro/mese

Monza
Centro e zone “belle”: da 750 a 1.200 Euro/mese
Semicentro e zone periferiche “carine”: da 600 a 1.100 Euro/mese
Periferia esterna e “palazzoni”: da 550 a 850 Euro/mese

To be continued….

Per completare l’articolo, mi piacerebbe fare un confronto tra moooolte altre cose. Mi rendo conto che questa è solo una piccola parte della situazione generale, pertanto questo articolo si evolverà. Quindi..  se siete curiosi, vi invito a tornare per gli aggiornamenti del caso. Anzi, magari scrivete quali articoli vorreste che io confrontassi.

Per il momento faccio a tutti i miei lettori i migliori auguri per un 2019 ricco di soddisfazioni e di felicità… buon Anno a tutti!

E’ tutto sbagliato

board game business challenge chess

Photo by Pixabay on Pexels.com

Mi riferisco a quello che sta accadendo tra Italia e Germania in questi giorni. E’ tutto sbagliato, non c’è nessuno che ne sta facendo una giusta. Ma proprio nessuno.

L’ascesa di M5S e Lega in Italia è comprensibile. E’ assolutamente ragionevole, dopo 15 anni di governi da parte delle solite coalizioni di centrodestra e centrosinistra (che di buono hanno combinato ben poco), che buona parte degli Italiani non si fidi oramai più dei partiti tradizionali.

Abbiamo così un Governo la cui gestazione è diventata un parto trigemellare (in questo Italia e Germania si sono sicuramente fatte buona compagnia) fino al momento del “quasi fatta” in cui però poi in qualche modo emerge una castroneria assai infelice sul debito pubblico circa la cancellazione di 250 miliardi di EUR (che vuoi, una bazzeccola) di indebitamento italiano nei confronti dei propri creditori. Una misura che poi si andrà a scoprire, nel programma “ufficialmente” non c’è, quindi la possiamo considerare una pura sparata, un “ehi, mica dicevamo sul serio” oppure uno “scusate, abbiamo sbagliato” peccato che ci fosse chi non aspettava altro.

Gli speculatori, per esempio. Il momento era propizio per innescare una nuova crisi sui titoli di stato ed ecco che questa dichiarazione si presta perfettamente a scatenare l’effetto domino di vendite. O per esempio anche lo SPIEGEL, che è sempre alla ricerca di qualche ispirazione per i suoi editoriali al vetriolo, ed ecco quindi che gli Italiani sono un popolo di scrocconi aggressivi, evasori fiscali e fannulloni. Ed inevitabilmente in Italia si incazzano tutti e rispondono a tono. Poi ci si mette pure Oettinger. E siamo arrivati ad oggi..

Se qualcuno poteva sbagliare qualcosa in tutto questo, penso che hanno sbagliato proprio tutti. Se c’è un momento in cui l’Europa dovrebbe compattarsi e cercare di venire incontro ad un partner scontento e in difficoltà, il momento sarebbe proprio questo. Invece l’approccio al problema ha preso le apparenze di  una rissa da bar, in cui tutti urlano, si insultano, e nella bagarre a chi urla più forte per far valere le proprie ragioni si è ormai a un passo dal menare le mani, e i pochi che avrebbero l’autorevolezza per cercare di sedare gli animi se ne stanno in disparte su un tavolo in fondo a guardare.

Perché è questo quello che sta succedendo. Mentre si profila una nuova crisi dell’Euro, c’è chi si permette di metter in giro voci pericolosissime su temi delicatissimi (i famosi 250 miliardi) e chi si permette pure di insultare un intero popolo, fomentando odio tra nazioni che dovrebbero essere amiche. E’ in momenti come questo che penso che non esiste nessuna Europa, anzi probabilmente non è mai esistita, se basta qualche scintilla e iniziamo a sfancularci tra di noi così alacremente. Del resto, non è unita l’Italia (siamo campanilisti fino al midollo e a distanza di 10 km ci odiamo), dovrebbe essere unita l’Europa?

Solo che poi ti rendi conto che questa tanto bistrattata UE in fondo è una bella cosa, mi ha permesso di cambiare lavoro e cambiare Nazione come se niente fosse, viaggio in tutta Europa (o quasi) senza cambiare moneta, ma soprattutto vivo e lavoro qui senza visto né permesso di soggiorno… non devo alzarmi alle 6 del mattino per andare all’ufficio stranieri per mettermi in coda per le pratiche del mio titolo di soggiorno, non devo sentirmi straniero, non devo sorbirmi svilenti e pachidermiche trafile burocratiche legate al mio stato di “Ausländer “… insomma, i lati positivi ci sono. Indubbiamente. E non si limitano al mio piccolo.

LA EU è come un matrimonio. Uno di quei matrimoni in cui nessuna delle parti ha interesse a farlo saltare, perché le perdite per tutti sarebbero mostruose. Solo che il comportamento di Italiani e Tedeschi in questi giorni non sembra proprio conformarsi a questa situazione. Sembra che, se dovesse saltare tutto, alla fine non gliene freghi nulla a nessuno.

In un matrimonio può benissimo capitare che un partner abbia un problema o sia scontento. Si può decidere di mandare tutto all’aria oppure parlarne, e magari capire e cambiare qualcosa. L’impressione è che questa EU sia come certe coppie non molto ben assestate, che alla prima difficoltà, invece di essere costruttivi e venirne a capo, preferiscono rinunciare a mandare tutto a pallino.  Ed è un peccato perché io credevo sinceramente che questo Governo atipico e inedito avesse le carte in regola per fare qualcosa di buono. Per andare in Europa e portare concretamente lo scontento e le preoccupazioni degli Italiani, e chiedere, con la dovuta autorevolezza e fermezza, di cambiare qualcosa. E magari stavolta a Bruxelles ci avrebbero ascoltato un po’ di più. Invece sta davvero andando tutto storto.

Ed è un peccato.