Lauterbach: dopo la pandemia, lockdown per fermare il cambiamento climatico

Dopo il Lockdown sanitario, arriverá quello ambientale? Secondo un illustre rappresentante della SPD, s’ha da fare.

Di nuovo chiusi in casa. Dopo il lockdown sanitario, arriverá quello contro il cambiamento climatico?

È dall’inizio dell’Epidemia che le posizioni estreme e drastiche di Karl Lauterbach, esperto di salute della SPD, accendono il dibattito nella politica e non solo.

Non solo la sua posizione riguardo l’attuale lockdown rimane molto estrema (secondo Lauterbach é necessario tenere tutto chiuso fino al raggiungimento di una incidenza inferiore a 25 infezioni per 100.000 abitanti in 7 giorni, in sostanza un valore che presumibilmente verrá raggiunto solo in estate) ma egli ritiene che l’esperienza attuale abbia mostrato come la societá sia fondamentalmente impreparata ad affrontare gravi urgenze, incluso il cambiamento climatico.

Secondo Lauterbach, la pandemia ha dimostrato come la popolazione abbia preso enormemente sotto gamba il pericolo e si sia comportata in modo individualista e irresponsabile, dimostrando egoismo e mancanza di altruismo. Questa mancanza di responsabilitá avrebbe generato la situazione di crisi sanitaria attuale.

Ma soprattutto, con questi presupposti, secondo Lauterbach, non si potrá mai sconfiggere il cambiamento climatico sperando solo nella responsabilitá delle persone.

Per questo Lauterbach considera necessario adottare “misure efficaci per affrontare il cambiamento climatico, che siano analoghe alle restrizioni alla libertà personale viste nella risposta alla pandemia“.

Io, onestamente, preferisco non argomentare. Vedo in queste affermazioni molta DDR e una pericolosissima ideologia che ci farebbe ripiombare in un passato molto buio.

Spero che queste esternazioni siano solo una opinione personale del Signor Lauterbach e non siano condivise all’interno del suo partito o della politica tedesca in generale.
Altrimenti beh mi dispiace ma, per quanto io ami la Germania, inizio a guardarmi intorno e faccio le valigie di nuovo.

Di sicuro le elezioni del prossimo autunno saranno – sotto ogni aspetto – decisive per il futuro della Germania, dell’Europa, e non solo. Ne vedremo delle belle.

Link all’articolo su Welt.

Questo Natale non s’ha da fare

quest’anno per le feste ognuno a casa sua. Se non saremo noi a farlo, ci costringeranno.

Lo ammetto, sono stato un po’ un idiota.
Facendomi trascinare dall’entusiasmo e dalla voglia di riscattare un anno di M, in cui non é successo quasi nulla di positivo, in estate ho prenotato con largo anticipo le ferie di Natale in un Wellness Hotel in Foresta Nera. Super pacchetto completo di Capodanno.

Ecco, sono stato un idiota perché non ho assolutamente pensato a cosa sarebbe accaduto questo inverno. Eppure era evidente, non ci voleva una laurea in virologia per capirlo.
Ma credo sia valso un po’ per tutti: la parentesi estiva ci ha fatto dimenticare che c’é in giro il Coronavirus e in una sorta di meccanismo di rifiuto e di autodifesa celebrale, abbiamo ignorato il fatto, naturale e prevedibilissimo, che il virus con l’inverno sarebbe tornato alla ribalta, incarognito quanto a Marzo scorso se non peggio.

Credo che sia stata una reazione naturale, anche se stupida.

Mi lascio andare ad una breve digressione socio-psico-filosofica: di cosa ha bisogno l’uomo per vivere?
Beh, non di molto in realtá: cibo, acqua, un tetto sopra la testa, possibilmente al caldo, e un cesso che funzioni.
Cose per noi assolutamente scontate, anche se spesso dimentichiamo che buona parte della popolazione mondiale non é cosí fortunata (e giá questo ci dovrebbe far riflettere un pochino).

Ma di cosa ha bisogno l’uomo per godersi la vita, e non meramente sopravvivere? Ha bisogno di compagnia. Di svago e convivialitá.
Non di soldi, magavacanze, lussi o macchinoni. Ma di buona compagnia.
Siamo animali sociali, ci piace stare insieme. Se ci beviamo una birretta, preferiamo farlo in compagnia. Se ci concediamo un bel pranzo, preferiamo essere in tanti. Se vogliamo festeggiare qualcosa, se vogliamo condividere dei bei momenti, invitiamo un bel po’ di amici. Vale anche per il sesso: molto meglio essere in due che essere da soli, no?

La convivialitá, la compagnia delle persone che ti fanno stare bene, é una cosa bellissima, forse una delle migliori cose della vita.

Sfortunatamente in questo momento é anche una cosa pericolosissima. E a breve sará anche vietatissima, si tratta solo di aspettare qualche settimana.

Il periodo natalizio e prenatalizio rappresenta, per tutti noi, una parentesi di estrema convivialitá.
Si parte intorno a metá Dicembre (ma talvolta anche prima) con tutte le varie megacene di fine anno dai 20 invitati in su. La cena con gli amici storici di sempre, la cena con gli amici della palestra, la cena con gli amici della piscina, la cena con i colleghi dell’ufficio, a cena con il gruppo di fotografia, senza contare le innumerevoli pizzate di Natale delle scuole, ecc…
Poi al 22 o al massimo al 23 Dicembre in centinaia di migliaia affolliamo treni, aerei, autostrade per rientrare in famiglia, dove iniziano i cenoni e i pranzi da 20 o piú persone.
E si va avanti cosí fino a Capodanno.
Badordi, bagordi, e ancora bagordi. Il tutto, ovviamente, al chiuso e senza distanze.

Ecco, non credo serva essere un epidemiologo per capire che quest’anno (ma probabilmente anche il prossimo) tutte queste cose non ce le potremo assolutamente permettere.
Non é un caso se generalmente il picco dell’influenza arriva a Gennaio inoltrato: é la conseguenza di tutti gli eventi festaioli che, avvicinando e mescolando persone, hanno fatto da “booster” per il virus.

Credo che per tutte le persone dotate di un minimo di raziocinio sia oramai chiaro: questo Natale non s’ha da fare.

Dobbiamo metterci nell’ottica che questa é, a tutti gli effetti, una guerra mondiale. Siamo sotto attacco da parte di un nemico microscopico ma molto potente contro il quale – ci piaccia o no – non abbiamo nessuna arma per difenderci se non restare lontani l’uno dall’altro e diventare maniaci dell’igiene.

E, come i nostri nonni durante la guerra, non possiamo certo pensare ad un Natale come tutti gli altri. Perché in tempo di guerra certe cose non si possono fare.

Quest’anno Natale semplicemente non ci sará. Questo é un anno eccezionale, sono saltate persino le Olimpiadi – per quale motivo non dovrebbe “saltare” anche il Natale?
In fondo cosa è diventato il Natale ormai? Soltanto un tripudio di consumismo e una scusa per trovarsi e divertirsi. Chi é credente e vuole celebrare il Natale religioso potrá comunque raccogliersi in preghiera anche in casa propria. Ma tutto il resto andrá messo da parte, necessariamente.

Il 2020 sará probabilmente ricordato come l’anno senza il Natale. E credo anche il 2021 non sará molto diverso.
Ovviamente quando dico “l’anno senza il Natale” mi riferisco a come é considerato oggi il Natale moderno, ovvero un guazzabuglio di bagordi, cibo, alcool ed esborso di soldi.
È chiaro che, da un punto di vista meramente calendariale, il Natale ci sará.

Ma tutto sommato potrebbe non essere cosí male: prenderci una pausa di un paio di anni dai nostri deliri consumistici natalizi puó aiutarci a focalizzare meglio l’attenzione su cosa conta davvero.
E magari arrivare a capire che in realtá non serva aspettare il Natale per organizzare ritrovi, per vedersi, per ridere e scherzare.
Che forse non ha molto senso non vedersi e non sentirsi per 11 mesi e poi aspettare gli ultimi 15 giorni dell’anno per vedere tutti, compattando 7 cenoni e 5 apericena in 2 settimane.
In fondo, non dovremo definitivamente rinunciare a quello che questo Dicembre non ci sará concesso di fare: lo potremo semplicemente rimandare alla prossima estate.

E poi tutto sommato, “saltare” il Natale ha anche i suoi lati positivi:
– Quest’anno a milioni di uomini in tutto il mondo occidentale sará risparmiato il supplizio di essere trascinati contro la loro volontá in deliranti sessioni di shopping tutte le domeniche di Dicembre
– Questo Dicembre non ci inquarteremo di calorie, alcool e grassi insaturi come maiali; il portafoglio e la salute ringrazieranno
– Non ingrasseremo e non avremo bisogno di metterci a dieta a Gennaio
– Sará un trionfo per gli introversi e per tutti quelli che detestano il ritrovo forzato coi parenti-serpenti che vedi una volta all’anno e che ti rompono i cog…

Certo, per chi lavora nel retail, nella ristorazione e nel turismo sará una autentica tragedia, e a pensarci mi sento quasi male per loro. Questo é un grande dramma e sto male al pensiero tutti quelli che ci perderanno e che vedranno la loro vita rovinata da questa situazione.
Ma, come ho giá scritto mesi fa, da questa situazione usciranno dei vincenti e dei perdenti. E la storia ci insegna che ogni tanto arrivano rivoluzioni che portano al ridimensionamento, se non alla scoparsa, di determinate categorie professionali.

Ecco, forse non dovremmo rattristarci perché quest’anno non possiamo festeggiare al ristorante o fare festa con gli amici. Forse dovremmo rattristarci pensando al dramma sociale che ne conseguirá.

E magari cercare di fare qualcosa. Lo so,contro una pandemia globale ci si sente molto piccoli, ed é legittimo chiedersi: ma cosa mai potró fare io?
Beh, qualcosa si puó fare.

Io, per esempio, ho iniziato ad acquistare qualche pensierino per Natale adesso, fintanto che i negozi qui in Germania sono aperti. Poi manderó tutto per posta ai legittimi destinatari.
E inviterei tutti a fare altrettanto: non aspettiamo troppo, perché poi arriverá il lockdown, sará tutto chiuso e dovremo per forza comprare online.
Cerchiamo di comprare adesso, dai negozi nelle nostre cittá, e non dai grandi gruppi digitali che distruggono il mercato, ammazzano il commercio, fano dumping salariale ed eludono il fisco. Se questo Natale compreremo tutt i regali online, faremo una strage di piccole attivitá e saremo complici del nostro stesso impoverimento. Leggendo i commenti agli articoli su Internet vedo un quantitativo impressionante di gente che scrive “va bé, tanto quest’anno compro tutto online…” NO! cazzo NO! Cerchiamo per una fottuta volta di essere meno egoisti e piú solidali! Un piccolo sforzo maledizione!
È vero,sono tempi di magra per (quasi) tutti, quindi quest’anno di sicuro non sará un anno di regali importanti e/o costosi. Io credo che anche piccoli pensierini economici vanno bene, purché li si compri da qualche negoziante.
Se saremo in tanti a fare cosí, i nostri acquisti, pur piccoli, daranno un aiuto concreto a chi in questo momento rischia di andare in rovina.

E poi, per concludere, mi piacerebbe molto che le autoritá di tutti i Paesi, quando ordineranno il lockdown di Natale (perché ci arriveremo, non vedo altro epilogo per questa situazione) pensassero a tutte le persone sole. A tutte le persone come mio padre o mia nonna, chiusi in casa da soli anche per le feste. Che si pensi a un modo sicuro per permettere almeno a queste persone di poter vedere qualcuno.
Lo so che non é semplice, anche perché spesso queste persone sole coincidono, sfortunatamente, con quella categoria di persone piú a rischio che piú si dovrebbero isolare. Ma é doveroso almeno tentare di fare qualcosa. Perché se per me un Natale da solo tutto sommato non sarebbe un grosso problema, per loro sarebbe qualcosa di davvero devastante.

Io lo capisco che non si vuole che i nostri cari muioano di Covid. Ma cerchiamo di non farli morire di solitudine.


…finché non arriverá il vaccino

Il vaccino anti-Covid é il Santo Graal sanitario che promette di restituirci la vita di prima. Ma se dovesse fallire?

Covid é tornato.
I numeri crescono ovunque senza sosta. Anche Italia e Germania, che sembravano essere gli ultimi baluardi Europei resistenti all’avanzata del Sars-CoV-2, stanno ormai cedendo sotto l’accelerazione dei contagi.
Vorrei essere ottimista, ma in questo momento faccio davvero fatica.
Vorrei essere ottimista ma temo che nel giro di un mese saremo tutti quanti di nuovo in lockdown e, che ci piaccia o no, ci resteremo fino in primavera.
Natale quest’anno sará diverso, molto diverso dal solito.

Ovunque, in televisione, sui giornali, e su Internet, domina un unico mantra.
Una frase, una promessa. Una speranza.
“… finché non arriverá il vaccino”.

Questo sará l’ultimo anno di sofferenza, ci dicono. Dobbiamo sopportare e tenere duro.
Quando il vaccino arriverá, tornerá tutto a posto e torneremo alle nostre vite di prima (sempre che avremo ancora un lavoro, un reddito e/o di che vivere, ma questo non é l’oggetto dell’articolo).
In tutto il mondo, gli scienziati prima, e i politici poi, hanno venduto al popolo che il vaccino ci salverá.

Nessuno peró osa chiedere apertamente che cosa ci aspetta se il vaccino non arriverá. O se il vaccino non funzionerá.

La domanda é lì, nell’aria, aleggia sileziosa, tutti se la pongono ma tutti hanno paura a chiederselo. Soprattutto la politica.
Perché la politica sa benissimo che agli elettori la risposta non piacerá.

Alla fine, peró, qualcuno la domanda l’ha posta. E ha ottenuto una autorevole risposta.

A rispondere é stato Christian Drosten, il piú famoso virologo tedesco, in una intervista a Zeit Online. E la sua risposta, come ben si addice ad un tedesco doc, é stata diretta e lapidaria:
Se il vaccino non funzionerá, dovremo abituarci a vivere cosí per sempre.

Mascherina sempre addosso; lockdowns intermittenti e distanziamento sociale; scuole, palestre, piscine, ristoranti e bar chiusi; limitazioni alla libertá personale, limitazioni ai viaggi: sará la nuova normalitá se il vaccino non funzionerá.
Parola del virologo numero 1 del Charité di Berlino, nonché consulente scientifico piú influente del governo di Angela Merkel.
Dovremo abituarci a stare a casa, a poter viaggiare solo 4 mesi all’anno, ad avere molta meno libertá di prima” dice Dorsten “se il vaccino non funzionerá come previsto, e il virus continuerá ad avere manifestazioni cliniche importanti, l’unico modo per affrontarlo sará mettere limiti alla nostra capacitá di diffonderlo. Fino a quando sará necessario“.
Permettere al virus di diffondersi liberamente, in una societá con il nostro profilo demografico, non é sostenibile. Il nostro sistema sanitario verrebbe devastato. Sarebbe una catastrofe” dice Drosten “una societá con limitazioni alla libertá personale é invece sostenibile a tempo indeterminato“.
Per Drosten si tratta di una questione etica: “Di fronte ad una minaccia di questa portata la sospensione di alcune delle libertá fondamentali non é una possibilitá, ma un dovere. Un dovere nei confronti dei piú deboli, dei malati e delle persone a rischio a cui altrimenti verrebbe tolto il diritto alla salute“.
Ma come fare i conti con le (devastanti) conseguenze per l’economia, per i posti di lavoro, per i giovani, per le famiglie, per l’istruzione?
Saranno dolorose ma necessarie” prosegue il virologo ” e comunque meno dolorose di quello che accadrebbe se lasciassimo circolare il virus liberamente. Purtroppo bisogna scegliere il male minore“.
Per Drosten, tuttavia, non ci sono al momento evidenze scientifiche che facciano pensare che il vaccino possa non funzionare. La risposta anticorpale nei soggetti testati c’é ed é consistente, anche se permane la questione della durata della protezione.
Ma anche questo potrebbe non essere un grosso problema: se il vaccino dovesse avere efficacia limitata nel tempo, si tratterebbe di fare campagne di vaccinazione stagionali.

Certo, c’é sempre il rischio che qualcosa nell’approvazione vada storto, che i troppi effetti collaterali lo rendano inutilizzabile sui soggetti piú deboli o semplicemente si finisca per scoprire che anche i vaccinati si ammalano come tutti gli altri.
Questa eventualitá, improbabile ma pur sempre possibile, ci lascerebbe inermi alla mercé del nostro nuovo microscopico nemico. E quello che ci aspetta in questo caso non é esattamente uno scenario piacevole:
Per quanto mi riguarda, come virologo, se non si troverá vaccino o cura contro questo virus, sará lockdown per sempre. O quantomeno, fino a quando il virus non dovesse andarsene da solo“.

Morale della favola: dita incrociate per il vaccino, o son dolori per davvero.

L’intervista su Die Welt: https://www.welt.de/kultur/plus217317742/Christian-Drosten-Ausnahmezustand-fuer-immer.html
Il podcast: https://weltnewscheck.podigee.io/1015-neue-episode