“La Germania costa meno dell’Italia”: una affermazione che potrebbe avere… i mesi contati

Si discute molto del costo della vita in Germania e da sempre si trova online molto materiale che illustra (in modo piú o meno imparziale) come, effettivamente, molte cose in Germania costino meno che in Italia.

Benzina, gasolio, carne, prodotti per l’igiene, auto usate, assicurazioni, per non parlare poi di alcune tasse come la tassa automobilistica: per diversi beni e servizi in Germania si spende effettivamente meno che in Italia e riempire un carrello della spesa costa piú o meno lo stesso, quando non qualcosa di meno. Ho approfindito l’argomento nel 2018 con un lungo post sul costo della vita in cui ho confrontato Monza con Darmstadt.

Ma questa situazione potrebbe a breve fare parte del passato.

L’assaggio é arrivato a gennaio 2021 con l’introduzione della nuova CO2-Steuer (tassa sull’anidride carbonica) che consiste in un balzello di 25 Euro per ogni tonnnellata di anidride carbonica emessa nell’atmosfera.
Il risultato di questa nuova tassa ecologica é stato un aumento a cascata di tutti i carburanti: benzina, gasolio e gas da riscaldamento.
La benzina, che costava circa 1,28 Euro al litro a Dicembre 2020, costa oggi mediamente 1,52 Euro al litro. Quasi come in Italia.
La stessa cosa é avvenuta per il gasolio da autotrazione e per il gas da riscaldamento, traducendosi in un aumento del 5-7% dei Nebenkosten legati al riscaldamento per tutte le case con impianto a gas (la maggioranza in Germania).

E questo non é che l’inizio: la tassa sull’anidride carbonica é destinata ad aumentare nei prossimi anni, passando da 25 Euro per tonnellata a 35 e poi a 45. Ma i Grünen, candidati ad essere primo partito alle elezioni di Settembre, si sono detti insoddisfatti di questo provvedimento e hanno giá promesso che la suddetta tassa sará rivista al rialzo.

È proprio lo scenario che vede i Verdi primo partito a settembre che porterá con sé, con ogni probabilitá, una valanga di aumenti su tantissimi beni e servizi molto cari ai tedeschi.
Il programma elettorale dei Verdi é chiarissimo: tutto ció che inquina deve essere disincentivato. E per disincentivarlo lo si fará diventare costoso. Molto costoso.

Ciononostante, i Verdi restano il primo partito nei sondaggi, in uno stretto testa a testa con una CDU in netto declino. Segno che a una buona parte dei Tedeschi, nonostante tutto, appoggia questo modo di vedere le cose.

Il consenso crescente dei Verdi ha costretto anche gli altri partiti a correre ai ripari: la SPD, in storica crisi di consensi, sposa a sua volta poszioni ecologiste e antiemissioniste nel tentativo di recuperare una fetta di elettorato “verde”: il segretario Olaf Scholz vuole tassare i biglietti aerei, mentre la deputata Svenja Schultze vuole costringere i tedeschi a “comprare auto piccole e risparmiose” attraverso una decisa tassazione basata su cilindrata, peso e cavalleria delle automobili.
I Verdi dal canto loro, sono ancora piú estremi: Annalena Baerbock, candidata alla cancelleria, promette di eliminare del tutto i voli interni e costringere a usare il treno, mentre per l’automobile il target é la fine dei motori a combustione interna entro il 2030.

Sarebbe la fine della Germania come “Autoparadies“. Possedere un’automobile un po’ “sopra le righe” (una bella grossa cilindrata o un bel turbo di cospicua cavalleria) in Germania diventerá costoso come in Italia se non forse di piú. Con le “tasse ecologiche” attualmente previste per i prossimi anni, benzina e gasolio sfonderanno con ogni probabilitá i 2 Euro al litro entro i prossimi 5 anni. Senza contare che le tasse collegate all’automobile, oggi abbastanza contenute in particolare per le auto a benzina, subiranno con ogni probabilitá una analoga impennata.

Vi sono inoltre poi vari altri provvedimenti allo studio, sempre targati Grünen, che potrebbero influenzare in modo molto pesante l’industria tedesca: requisiti di emissioni e di neutralitá climatica sempre piú stringenti cosringerebbero le industrie in Germania ad accollarsi notevoli costi aggiuntivi per rispettare i target ecologisti imposti dalle nuove leggi e questo non potrá che abbattersi sul consumatore sotto forma di incremento dei prezzi, con alcune industrie molto piú colpite di altre.
Ad esempio l‘industria chimica, il cui grande sviluppo in Germania é uno dei fattori principali alla base dei bassi prezzi di molti prodotti nel Paese, potrebbe essere una delle piú colpite da queste nuove leggi contro il cambiamento climatico. Con inevitabili aumenti per prodotti per l’igiene, detergenti, disinfettanti, ecc…

La veritá purtroppo é una sola, amara e preoccupante: per i prossimi anni è lecito attendersi una esplosione del costo della vita in Germania.
Viene ovviamente da domandarsi se gli stipendi saranno in grado di rimanere agganciati a questa impennata del costo della vita, tuttavia ora come ora nessuno puó dirlo. Generalmente finora gli adeguamenti periodici dei vari Tarifvertrag sono quasi sempre stati in grado di spuntare percentuali interessanti, in grado di stare dietro (ma anche davanti) all’inflazione reale. Cosa succederá nei prossimi anni, peró é difficile a dirsi.
Se infatti il manifatturiero tedesco verrá messo sotto eccessiva pressione dalle nuove leggi ecologiste, causando aggravi di costo, rallentamenti della produzione, e in ultima ratio magari delocalizzazioni, l’effetto potrebbe essere devastante: non ci sarebbe per le imprese margine per aumentare gli stipendi, e ci sarebbe meno lavoro, il tutto a fronte di un costo della vita notevolmente aumentato.

Si tratta ovviamente di uno scenario estremo. Possiamo scommettere che l’industria tedesca lotterá con tutte le sue forze per far valere le sue ragioni, mentre un eccessivo incremento dell’inflazione potrebbe costare ai partiti “ecologisti” un rapido crollo di consensi, non appena l’elettore medio si renderá conto che le politiche climatiche e politically correct stanno erodendo pesantemente il suo potere di acquisto.

Tuttavia un cambiamento é a parere dello scrivente assolutamente inevitabile e sará sicuramente lento, mediato e combattuto, ma ci sará.
La Germania ne sará probabilmente capostipite e il cambiamento finirá poi lentamente per trasmettersi a tutta Europa. E sará necessario per traghettraci verso un futuro piú sostenibile che, sotto certi aspetti, potrebbe rappresentare un ritorno al passato.

Un futuro “Anni ’50”

Gli anni ’50: tutti in bicicletta o in tram, solo i ricchi in automobile. Il futuro sará un ritorno al passato? (Immagine del centro storico di Monza, presa da Delcampe.net)

Un quadro storico di lotta senza quartiere al cambiamento climatico combattuta attraverso tasse, rincari e divieti apre interessanti scenari futuri.

A mio avviso quello che ci aspetta nei prossimi decenni é un inevitabile ritorno al passato.
Perché forse abbiamo davvero vissuto sopra alle nostre possibilitá, abbiamo sperperato e scialaquato, abbiamo bruciato molte piú risorse di quanto dovevamo, e ora il conto sta arrivando.

Quando i motori a combustione verranno definitivamente banditi, l’automobile non sará piú un bene alla portata di tutti. Non tutti potranno permettersi l’auto elettrica e soprattutto non tutti potranno permettersi una infrastruttura di ricarica privata a casa propria (wallbox, celtralina, ec…). In un Paese come la Germania, in cui la maggioranza delle persone non ha neppure un posto auto, figuriamoci in quanti potranno permettersi una stazione di ricarica.
La stessa ricarica contemporanea di decine di milioni di auto elettriche, che idealmente dovrebbe avvenire durante la notte, pone problemi di approvvigionamento e di stabilitá di potenza elettrica che non saremmo in grado di risolvere, soprattutto se questa elettricitá dovrá essere prodotta in modo green, rinunciando ai combustibili fossili e al nucleare.
È una questione fisica, oltre che economica: l’auto elettrica non potrá essere per tutti.

L’auto elettrica si diffonderá largamente, ma non universalmente. Sará un prodotto esclusivo per le Elite e per la nuova borghesia medioalta degli specializzati e dei Professionals.
Sará la fine del concetto di “Volkswagen” e l’inizio di un radicale ritorno al passato, un ritorno agli anni ’50 in cui il popolo si muoveva quasi esclusivamente in bicicletta e in tram, mentre l’automobile era qualcosa per chi stava davvero piú che bene. Il parco auto circolante si ridurrá significativamente, e la grande industria tedesca dovrá saper rispondere ad una grande sfida di riconversione e, forse, anche ad un inevitabile ridimensionamento.

Il modo in cui ci muoveremo cambierá radicalmente ma per fortuna non sará un ritorno pari pari alle condizioni del passato, in quanto grazie ai passi avanti della tecnologia sará naturalmente tutto piú moderno, piú comfortevole e piú veloce: le biciclette saranno prestanti bici elettriche costruite con materiali avanzati, ergonomiche ed efficienti e non molto lontane da una moto (di piccola cilindrata) in termini di prestazioni; i tram saranno moderne metrotranvie a piano ribassato con frequenze elevate e alto livello di servizio. La Germania, che giá oggi dispone di molte infrastrutture dedicate ai ciclisti e di capillari metrotranvie diffuse in tutto il Paese, avrá sicuramente meno difficoltá in questa transizione. Diverso sará per I paesi come l’Italia, in cui le infrastrutture per ciclisti sono anni indietro e la grande rete di tranvie extraurbane che era presente negli anni ’50 (soprattutto al Nord) é stata interamente smantellata a favore della mobiitá privata.

Ci saranno sicuramente tanti, tantissimi cambiamenti e solo la sfera di cristallo portá dirci come evolverá la nostra mobilitá e il nostro stile di vita. Ma non é del tutto da escludere, secondo me, che gli anni ’50 di questo secolo finiscano per essere davvero molto somiglianti agli anni ’50 del secolo scorso… e le basi per questo cambiamento stanno nascendo adesso.

Ma questa fase di cambiamento purtroppo sará dolorosa, vedrá tantissime persone dover rinunciare definitivamente al loro tenore di vita, diventeremo tutti un po’ piú poveri e forse, davvero, é arrivato finalmente il momento che temevamo… quello in cui capisci che la festa sta finendo.
Prepariamoci a un decennio impegnativo (ma sicuramente molto interessante).

La svolta “green” tedesca mette la quarta al carovita in Germania

La CO2-Steuer, che ho introdotto nel mio precedente articolo, si propone di essere il primo di una serie di tasselli volti a segnare la grande svolta “green” della Germania e rappresenta una piccola (ma significativa) dichiarazione di guerra ai combustibili fossili: una tassa di 25 Euro per ogni tonellata di CO2 emessa nell’atmosfera, per “punire” tutte le attivitá inquinanti e tutti gli hobby nemici dell’ambiente. Usare l’auto, viaggiare in aereo e riscaldare la propria abitazione a gas sará d’ora in poi piú caro, in quanto inquinante.

Le conseguenze sono giá sotto gli occhi di tutti: allo scoccare del primo gennaio la benzina é aumentata di quasi 10 cent al litro (ieri sera stava a 1,34€ quando prima di Natale la facevo sempre intorno a 1,22€ / 1,24€), il gasolio di circa 8 centesimi, ed é in arrivo una super stangata sui riscaldamenti e sull’energia elettrica.
Stando ai calcoli di Die Welt, i tedeschi pagano, ad oggi, le tariffe piú alte del mondo per l’energia elettrica. Il perché é presto detto: chi opta per le tariffe piú economiche, legate alle classiche centrali a gas o a carbone, dovrá ora pagare la CO2-Steuer; mentre chi non vuole pagare suddetta tassa puó optare per le tariffe “Ökostrom“, le tariffe speciali con 100% di energie rinnovabili, che peró sono sensibilmente piú care.

La tassa sulle emissioni é progressiva e aumenterá nel tempo: se oggi il governo incassa 25 euro per ogni tonellata di anidride carbonica, tale cifrá aumenterá fino a 55 Euro nel 2026. Questo si tradurrá in ulteriori aumenti per riscaldamento e carburanti: tra pochi anni, benzina e gasolio potrebbero arrivare a costare piú che in Italia.

E questo potrebbe essere solo l’inizio.
I “Grüne“, il partito dei Verdi (che ha messo a segno un grande aumento di consensi negli ultimi 4 anni), si sono detti “delusi” da queste misure “assolutamente insufficienti” e chiedono a gran voce subito una super-tassa di almeno 60 Euro per tonnellata di CO2.
Facendo qualche conto delle serva, significherebbe avere la benzina a circa 1,6 euro al litro.
Ma non solo: tra le proposte dei Verdi si fanno largo anche misure piú nette e drastiche, quali un completo divieto di vendita di auto nuove con motore a combustione interna a partire dal 2025, un divieto di costruzione di case unifamiliari e il contingentamento dei viaggi aerei annuali per persona.
Misure in taluni casi estreme e invasive, ma che non hanno impedito al partito ambientalista di fare il pieno di preferenze nelle ultime regionali. I Verdi ad oggi viaggiano intorno ad un consenso stimato del 20% (in alcuni regioni anche piú del 30%) e una loro presenza nella futura coalizione di governo é data quasi per certa. Segno che il tema in Germania sta a cuore a una fetta importante dell’elettorato.
Tra i loro motti per la salvaguardia dell’ambiente, uno dei piú frequenti é “Auto fahren teuer und unattraktiv machen” (rendere l’automobile costosa e sconveniente) e delinea alla perfezione la loro strategia: combattere tutte le attivitá e le abitudini “inquinanti” a suon di divieti e tasse. Posizioni che trovano largo consenso nei giovani adulti e nelle nuove generazioni ecologiste e anti-establishment, senza contare i molti “insoddisfatti” di SPD (ma anche del CDU/CSU) che vedono nel partito dei Verdi il candidato perfetto per un voto di protesta.

Una ipotetica coalizione CDU/CSU/Verdi, da molti vista come il piú probabile outcome delle prossime elezioni in Germania, potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era economica e industriale, segnata dalla riconversione verso la mobilitá a impatto zero e le energie rinnovabili, nonché dal perseguimento di una vera crescita sostenibile nel dopo-pandemia.

Tuttavia, la nuova era della lotta al cambiamento climatico rischia anche di trasformarsi in un pesante macigno sulle tasche della gente comune, soprattutto per tutti coloro che non possono permettersi auto elettriche, impianti fotovoltaici, biciclette elettriche family performance, elettrodomestici e appartamenti in classe energetica A++ e tutte quelle varie amenitá a impatto zero accessibili solo per chi gode di un certo benessere.
Per chi non ha grandi disponibilitá finanziarie rimangono oggi solo le alternative “inquinanti” e queste avranno, in futuro, costi sempre piú proibitivi per le classi meno abbienti.

Se davvero il futuro ci riserva questa svolta green e sostenibile, I prossimi anni ci vedranno di fronte ad un problema etico (e se vogliamo anche filosofico) di portata epocale: scegliere tra ecologia e impoverimento dei ceti medio/bassi.
Se da un lato é giusto prendere provvedimenti per salvare il pianeta, dall’altro é chiaro che questi provvedimenti daranno un ulteriore boost alle diseguaglianze sociali.
Non é certamente una questione facile. Anche io, onestamente, faccio fatica a prendere una posizione a riguardo.

Ma ho come l’impressione che la scelta a riguardo sia in qualche modo giá stata fatta.