Frankfurt-Monza via ferrovia retica: il piú bel viaggio in treno di sempre

A fine Gennaio 2020, giusto in tempo prima che Covid-19 mettesse in pausa forzata a tempo indeterminato tutti noi appassionati viaggiatori, ho finalmente realizzato uno dei viaggi ferroviari che aspettavo da anni: Francoforte – Monza attraverso la Ferrovia Retica, passando per Basilea, Zurigo, Landquart, Sankt-Moritz e Tirano.

Si tratta di un percorso che richiede molto piú tempo (circa 12 ore, contro le 7 ore e mezza di un Eurocity diretto) ma dall’impareggiabile fascino paesaggistico. La Ferrovia Retica (in tedesco Rhätische Bahn, in Romancio Viafer Retica), che con i suoi treni a scartamento ridotto si snoda lungo i favolosi paesaggi alpini dei Grigioni, é diventata oggi una attrazione turistica di livello planetario, al punto che il famoso “trenino rosso” del Bernina é stato riconoscuito parte del Patrimonio dell’umanitá dell’Unesco.

Il viaggi ci vedrá percorrere il tratto Frankfurt-Landquart a bordo di un ICE delle ferrovie tedesche, per poi trasbordare su un treno Regio-Express della Ferrovia Retica che ci condurrá a Sankt Moritz. Qui cambieremo treno e prenderemo un treno regionale diretto a Tirano, con il quale viaggiano anche le carrozze panoramiche del famoso Bernina Express. Una volta a Tirano, raggiungeremo Monza con un Regio-Express di Trenord.

Si parte da Frankfurt Hbf di buon mattino con l’ICE 271 delle 5.50 per Chur. Un treno che ci vede come passeggeri abbastanza spesso, nei nostri viaggi verso la Brianza. Questa volta, tuttvia, invece di trasbordare a Basel SBB rimarremo a bordo fino quasi alla fine del tragitto del treno, scendendo a Landquart.

Nell’oscuritá del mattino, l’ICE corre a tutta velocitá attraverso le campagne del Rheinthal mentre noi dormicchiamo e ci rilassiamo. Nel torpore passano in fretta Mannheim, Karlsruhe, Offenburg, e le prime luci dell’alba arrivano quando viaggiamo ferso Freiburg in Briesgau. È ora di un caffé al Bordrestaurant.

Le soste con inversione di marcia a Basel SBB e a Zürich Hbf sono una buona occasione per sgranchirsi le gambe qualche minuto, nel frattempo si sonda il cielo per capire come sará il meteo. Sembra promettere bene.

Dopo Zürich il treno prosegue in direzione di Chur costeggiando il Lago di Zurigo, l’Obersee e infine il Walensee. Con il sole che fa capolino tra i monti e spazza via la foschia del mattino, é ora di cimentarsi con le prime foto della giornata.

Siamo ormai giunti in prossimitá di Sargans, a poca distanza dal principato del Lichtenstein. Ci siamo lasciati alle spalle il Walensee e il paesaggio é sempre piú montano.
Il ponte sul Reno, qui ancora ben lontano dall’essere il grande fiume che scorre Mainz e a Koblenz, annuncia che stiamo per arrivare a Landquart. È ora di prepararsi al trasbordo sulla Ferrovia Retica. Sono le 11.10.

La Stazione di Landquart é uno snodo importante delle Rhätische Bahn, con molti binari e un importante deposito locomotive. Qui alle 11.20 ci attende il Regio-Express 1335 per Sankt-Moritz; la coincidenza di 10 minuti é perfetta e lascia tutto il tempo necessario a cambiare binario senza affrettarsi.
Il numero di persone in discesa dall’ICE é notevole e quasi tutti si riversano al binario 4, dove é in partenza il nostro treno. Tra i viaggiatori vi sono tantissimi sciatori bardati di tutto punto, con scarponi e abbigliamento tecnico, oltre che trekkers armati di ciaspole e bastoni, tutti saliti di buon mattino a Basilea e a Zurigo. Gli Svizzeri amano davvero le loro montagne!

Il nostro biglietto di prima classe ci consente di salire e accomodarci con tranquillitá su due posti liberi, mentre in seconda classe la calca per accaparrarsi i posti liberi é ben piú combattuta (seppure nel consueto “ordine” svizzero) e molti viaggiatori rimangono in piedi. Anche nella nostra carrozza di prima i posti rimasti liberi, quando il treno riparte, sono pochi: la frequentazione é altissima, per essere un sabato mattina.
Si tratta quasi esclusivamente di gente del luogo e di svizzeri provenienti dalle cittá che vanno a sciare o a farsi una passeggiata in montagna: non vi sono molti turisti.
Ma a Sankt Moritz la situazione cambierá….

Ho scelto, per questo viaggio , di acquistare un normale biglietto di prima classe su Bahn.de anziché acquistare i titoli di viaggio del Bernina Express. Su Bahn.de é possibile acquistare un biglietto Francoforte-Tirano a prezzi molto convenienti, soprattutto se si possiede una Bahncard.
Il titolo di viaggio cosí acquistabile consente di viaggiare sui treni della Rhätische Bahn tuttavia, non avendo esso il supplemento Bernina Express, non permette di accedere alle carrozze panoramiche in coda al treno.
Uno sfizio per il quale, a mio avviso, la spesa non vale l’impresa. Piú avanti spiegheró il perché.

Salendo verso Klosters-Serneus si attraversano deliziosi Dorf di montagna e l’atmosfera si fa sempre piú tranquilla man mano che il treno va svuotandosi. Dopo il traforo del Vereinatunnel, nel quale incrociamo diversi Autozug, sbuchiamo in bassa Engadina e siamo ormai in discesa verso Sankt Moritz, dove arriviamo puntualmente alle 13.09.

La sosta a St. Moritz di circa 40 minuti permette di sgranchirsi le gambe ed eventualmente fare una breve passeggiata dei dintorni della stazione prima di salire sul regionale 4637 delle 13.48 per Tirano. Mentre ci avviciniamo al nostro treno, vengono agganciate due carrozze panoramiche Bernina Express di seconda classe.

Bernina Express é il nome commerciale di un servizio turistico lungo la tratta Tirano-St.Moritz; non si tratta di un treno vero e proprio, bensí di particolari carrozze panoramiche che vengono agganciate ai treni regionali normalmente circolanti. A seconda della stagione e della richiesta, possono essere agganciate piú o meno carrozze. Questi sono normalmente gli spazi che vengono venduti ai tour operator e, di conseguenza, consiglio di starci alla larga.
Perché a mio avviso la Ferrovia del Bernina, soprattutto in inverno, é una esperienza magica e affascinante che merita la giusta dose di tranquillitá e, possibilmente, silenzio. Cosa impossibile se vi trovate in una carrozza panoramica piena zeppa di americani casinari o di cinesi urlanti con bastoni da selfie.
Quindi il mio consiglio é: normale biglietto ferroviario, meglio se di prima classe.
Non avrete la carrozza panoramica, ma avrete la tranquillitá.
E qualora vi venisse voglia, all’ultimo momento, di sedervi nella carrozza panoramica, potete parlare con il capotreno che vi fará volentieri un upgrade del biglietto ad una cifra piú che onesta (10 CHF a persona).

La rete della Ferrovia retica e il nostro biglietto

La partenza da St.Moritz é puntualissima e nel nostro piccolo scompartimento di prima classe siamo praticamente soli, mentre le due carrozze panoramiche sono riempite quasi totalmente da una comitiva di turisti cinesi.

Mente il treno si arrampica verso Ospizio Bernina, il punto piú alto della linea, il paesaggio inizia a cambiare. Giunti in prossimitá del lago Bianco, diventa semplicemente favoloso e ti lascia senza fiato. La senzazione é quella di trovarsi su un treno che sta attraversando il paradiso.

È proprio per qesto che, secondo me, questa é una esperienza che merita silenzio.

Non é un caso se ho scattato “poche” foto. Molte meno di quanto non avrei fatto di solito. Avevo la sensazione di sprecare tempo e di buttare via secondi preziosi di quelle immagini stupende, immagini che poi sarebbero scemate non appena il treno avrebbe iniziato la discesa.

Ospizio Bernina, a 2256 metri sul livello del mare, é il punto piú alto della linea. Da qui, una volta costeggiato tutto il lago Bianco, il treno inizia una lunga discesa fatta di stretti tornanti verso la Val di Poschiavo. Lungo i tornanti, il treno disegna curva telmente strette che sembra quasi di stare dentro una ferrovia in miniatura.

Lungo la discesa verso la Val di Poschiavo incrociamo un treno regionale diretto a St. Moritz

La discesa verso Poschiavo porta presto la neve a scomparire e il paesaggio si fa rapidamente più “familiare”. Sono ormai molte ore che siamo in viaggio e la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la bellezza del paesaggio impone di rimanere svegli ad ogni costo.

Arrivati a Poschiavo, il treno effettua una fermata di alcuni minuti per poi ripartire e costeggiare l’omonimo lago. Il treno attraversa piccoli borghi di montagna, in cui la ferrovia é integrata perfettamente con l’abitato al punto di farne parte. Le rotaie passano sulla strada, come quelle di un tram, e il treno percorre le vie del paese a bassa velocitá passando accanto a case, alberghi, panetterie, bar, con la massima naturalezza.

Le ultime luci del pomeriggio sul lago di Poschiavo, qui visto dalla stazione di Miralago, ormai a pochi chilometri dall’Italia

Prima di varcare il confine e arrivare in Valtellina, la Ferrovia Retica ci regala l’ultima particolaritá di questo viaggio: il viadotto elicoidale di Brusio, in cui la ferrovia descrive uno stretto cerchio compiendo un giro su se stessa come in una grande scala a chiocciola. La sensazione di trovarsi dentro ad una ferrovia giocattolo qui é piú tangibile che mai.

L’elicoidale ci ricorda anche che manca poco al nostro arrivo a Tirano. La magia sta per concludersi.

E il treno arriva infatti puntuale alla stazione di Tirano alle 16.20, dopo avere attraversato l’abitato del comune valtellinese. Qui la stazione della Ferrovia Retica si trova a fianco della stazione FS, capolinea della linea che porta a Lecco e poi a Milano, assicurando un comodo interscambio per la prosecuzione del viaggio verso la Brianza.

Il primo Regio-Express per Milano Centrale parte alle 17.08, c’é tempo per una passeggiata e un caffé in centro a Tirano prima di tornare in stazione e salire sul treno.
Fuori ormai é buio e mentre il treno corre attraverso la Lombardia, percorrendo la Valtellina per poi costeggiare il lago di Como, ben poco si puó apprezzare del paesaggio al di lá dei finestrini.
Un paesaggio che conosco bene, il paesaggio della Lombardia in cui sono cresiuto e che per tanti anni ho vissuto. I paesaggi delle innumerevoli gite al lago, dei giri in moto con gli amici, della mangiate in Valtellina. Le colline della Brianza lecchese e la chiesa di Montevecchia, sempre visibilissima e luminosissima. Posti che resteranno sempre nel cuore, ma che non possono raggiungere il fascino e la bellezza assoluta di quanto ho visto oggi.

A Monza ci aspetta mio padre, e subito dopo una bella pizza al trancio alla Birreria Italiana di Vedano. La prima concessione culinaria del nostro Gennaio punitivo post feste natalizie.
E mentre il treno fa il suo ingresso alla stazione di Monza e ci prepariamo a scendere, un ultimo sguardo al finestrino da cui si vedono solo lampioni, insegne e palazzi, porta con sé quella nostalgia e senso di dispiacere tipico di quando il viaggio sta finendo.
Perché questo per me é stato forse il viaggio in treno piú bello di sempre. O quantomeno, sicuramente se la puó giocare con il mio primo, magico viaggio a Parigi in TGV a 8 anni con mamma e papá.
Ed é bello scoprire che a 36 anni ci si puó ancora sentire bambini.

Perché in Lombardia non si può importare il modello di trasporto nordeuropeo: il fallimento dell’operazione Trenord.

trenrd

Nelle due settimane finali di Ottobre sono stato di ritorno a Desio, vista la nascita imminente di mio nipote Alessandro (arrivato poi ben 11 giorni dopo il termine, quando lo zio era ormai già ripartito…), Per unire l’utile al dilettevole, ne ho approfittato per visitare il mio ex datore di lavoro (in veste di consulente) e per lavorare qualche giorno nel nostro ufficio di Milano, prima di godermi una settimana di ferie. Nei miei spostamenti milanesi ho dovuto mio malgrado tornare ad utilizzare S9 ed S11 tra Desio e Milano ed ho apprezzato la terribile, incredibile situazione del TPL Lombardo.

Se già qualche anno fa non era esattamente il servizio ferroviario migliore del mondo (vedasi il mio vecchio articolo sulla clamorosa catastrofica apertura della Saronno Seregno nel 2012) oggi il livello di servizio è caduto davvero sottozero. Treni sovraffollati, materiali vecchi, sporchi e malfunzionanti, ma soprattutto un tasso di soppressioni e di cancellazioni che ha dell’incredibile.

Anche quando il servizio funziona a regime, la situazione è comunque inaccettabile; sui convogli S9 ed S11 del mattino, espletati con vetture piano ribassato + E464, anche con la composizione standard di 8 carrozze a Lissone-Muggiò la gente rimane a terra e non riesce a salire sul treno. Questo problema esiste da anni, me lo ricordo già da ben prima che partissi per la Germania, eppure mai si è provveduto a mettere materiali più capienti su questa linea.

Ora però, a tutto questo sia aggiungono soppressioni sistematiche, anche in ora di punta, causate (così dice la società) dal duplice fattore mancanza di treni e mancanza di personale di condotta (macchinisti). Situazione che ho verificato di persona un paio di sere a Milano Lambrate, tornando dall’ufficio. Soppressioni annunciate in continuazione, gente avvelenata e imbestialita che correva a destra e a sinistra, pressoché tutti i treni regionali e suburbani con ritardi a doppia cifra. Situazione che ufficialmente, secondo Trenord, non potrà che… restare tale, o magari peggiorare, non sicuramente migliorare, perché mancano le risorse. La proposta per metterci una pezza è una serie di tagli al servizio, con soppressione di intere linee perché poco frequentate (ad esempio la Seregno-Carnate) e delle corse fuori orario di punta anche sulle Linee S. Ridurre treni insomma, mettendo magari qualche autobus. Questa linea di azione pare essere assai caldeggiata dalla parte “FNM” della società, secondo cui i treni, fuori ora di punta, non servono perché “trasportano aria” e alla sera, dopo una certa, non servono perché “trasportano delinquenti”.

Considerazioni che sarebbero da pazzi qui, se consideriamo che la S3 Darmstadt-Frankfurt (solo per citare la linea più vicina a me) viaggia cadenzata tutti i giorni fino alla 1 di notte e nel weekend viaggia tutta la notte, trasportando giovani e meno giovani in movimento nella movida notturna del Südhessen. Così come anche i “RegionalBahn” diretti, che viaggiano pienissimi nelle sere del weekend, anche dopo mezzanotte.

Difatti credo che qui in Germania una decisione del genere causerebbe una mezza rivolta popolare. In Lombardia invece i due principali Stakeholder del Servizio Ferroviario Regionale, ovvero o Pendolari e la Regione, non sembrano preoccuparsene più di tanto. Certo, c’è stata qualche lettera di protesta/indignazione da parte delle associazioni dei pendolari, mentre Regione Lombardia ha convocato una conferenza stampa, ma tutto fa presumere che il rospo verrà ingoiato senza troppi malumori e creerà un bel precedente per giustificare tagli futuri (Piemonte docet).

Ed è un peccato. Ho visto nascere il Passante e il progetto Linee S nei primi anni 2000, quando ancora studiavo al Politecnico in Bovisa. Era il primo vero tentativo di importare in Italia il modello centro-nordeuropeo di sistema di trasporto suburbano con funzione connettiva estesa, orari cadenzati e un passante ferroviario cittadino, e l’idea mi piaceva molto. Ricordo anche tuttavia che già allora la cosa fu accolta con molte resistenze e i commenti delle associazioni dei pendolari erano del calibro “Il Passante ci ha rovinato la vita” “Le linee S hanno rovinato la vita di migliaia di pendolari” e così via.

Poco male, la resistenza al cambiamento è sempre stata una caratteristica della società Italiana. Ma contavo, anzi, speravo, che col passare degli anni questo modello potesse piacere, avere successo, e cambiare qualcosa nella mobilità lombarda. E per un po’, è andata davvero così. E mentre tutto il resto d’Italia tagliava, in Lombardia si aggiungevano corse e si aprivano linee.
Ma poi qualcosa si è rotto.

A mio avviso, il vero fallimento è stato il non-cambiamento nella mentalità della gente. E in quello siamo tutti responsabili.
In Germania, è normale prendere la S-Bahn per andare a lavorare o all’università, così come è normale prenderla per andare in palestra, in piscina, a fare compere, a fare commissioni, a bersi una birra, o per andare in discoteca. Anche grazie al supporto di un sistema di bus e tram frequenti ed efficienti, nelle città come nei piccoli centri. Ma anche grazie a una differente mentalità dove il mezzo pubblico non è visto come qualcosa di brutto, sudicio e degradante.

In Lombardia, il treno invece è sempre stato “un male necessario”, per andare al lavoro o all’università a Milano, scelto dalle persone unicamente perché il corrispondente percorso in automobile comporterebbe un’ora di coda e poi una tempesta di parolacce per trovare un parcheggio, e una coda ancora peggiore al ritorno. Ma per andare in piscina, in palestra, a fare commissioni o a fare compere, per andare al bar a bere qualcosa, un lombardo non se lo sogna neppure di usare il treno o il bus. Il lombardo tira fuori il suo SUV dal garage e ci va con quello.
Nonostante l’incremento di corse e di servizi, il treno (e il mezzo pubblico in generale) non è stato accolto come vera alternativa all’automobile. È rimasto solo l’alternativa di chi non ha proprio altra scelta.

Pertanto, non si può dare troppo torto a quella fetta di persone che nei palazzi di Piazzale Cadorna (ex sede delle Ferrovie Nord Milano, ndr) reclamano i tagli delle corde in morbida, la soppressione delle linee poco frequentate e la fine dell’orario cadenzato, perché purtroppo, il treno al di fuori delle ora di punta effettivamente i lombardi non lo prendono. I lombardi il treno lo usano solo per andare al lavoro a Milano, punto. Per il resto hanno il loro SUV turbodiesel.

Ergo, io credo che l’import del modello di trasporti “Germania” in Lombardia si può considerare ormai miseramente fallito. Ma non per colpa di Trenord. Per colpa di tutti.

TRENORD, la Saronno-Seregno e il mistero della S9 fantasma

Halloween è passato da un pezzo, ma il “mistero del treno fantasma” secondo me è il modo migliore per introdurre questa mia (dis)avventura. Tutto parte da un’immagine.

Da giorni sul sito Trenord campeggia trionfale questa locandina che annuncia la riapertura della tratta Saronno-Seregno.

Una manna dal cielo, all’apparenza, per chi come me abita a Desio e lavora a Malpensa. Per di più, ho la stazione a pochi minuti a piedi da casa. L’invito è allettante: “PROVA ANCHE TU IL NUOVO SERVIZIO”. E così, dopo anni di pendolarismo automobilistico, ieri per la prima volta mi sono recato al lavoro in treno.

Al mattino tutto ok. Forse perchè erano le 6.22 quando salivo sul treno S9 per Saronno, e a quell’ora la rete ferroviaria, ancora abbastanza sgombra, non dava ancora i segni di squilibrio che sarebbero poi esplosi a partire dalla serata.

Il veri problemi iniziano alla sera. Alle 18.20 arrivo in stazione a Malpensa , il tabellone mostra regolarmente tutti i treni come da orario, senza nessun ritardo o problema di alcun genere. Mi avvio al binario 3 dove alle 18.26 dovrebbe partire il mio treno ma.. sorpresa: nessun treno. La scena è desolante: quattro binari vuoti e due banchine stracolme di persone che discutono e armeggiano con i propri smartphone nel vano tentativo di capire cosa stia succedendo. Anche io provo a collegarmi al sito Trenord ma non c’è nulla se non un nebuloso annuncio in cui si riporta che a causa di “difficoltà informatiche” potrebbero esserci “cancellazioni o ritardi”.

Dopo alcuni minuti, fa capolino al binario 4 un MXP Express che viene subito preso d’assalto dai presenti ma il personale di bordo del convoglio spegne subito gli entusiasmi “Questo treno si ferma qui, non sappiamo quando riparte” “Ci sono casini su tutta la rete”. Casini di cui però nessuno si prodiga di informarci, visto che gli altoparlanti sono silenziosi come tombe e i teleindicatori continuano a mostrare destinazioni e orari “teorici” senza alcun riferimento a ritardi o cancellazioni. il nervosismo dei presenti sale e la situazione rischia di farsi pesante, senonchè verso le 18.40 arriva finalmente un MXP Express al binario 3. A quanto pare, nel giro di una decina di minuti questo treno dovrebbe ripartire per Milano Cadorna.

Salgo a bordo e attendo. In effetti, il treno inverte la marcia e riparte dopo circa 10 minuti e arrivo a Saronno poco dopo le 19, in ritardo di una ventina di minuti. Ma è una breve parentesi positiva. Purtroppo il peggio non è ancora arrivato.

Al binario 6, accanto a me, c’è lui, il treno fantasma. Un convoglio bianco verde di otto carrozze che giace immobile, buio, all’apparenza “spento”. In teoria, quello è il mio S9 per rientrare a casa. Una presenza sinistra e inquietante, quasi abbandonata al margine della stazione. Inizio a fiutare guai.

Il tabellone delle partenze è un calvario di ritardi e soppressioni. La stazione è nel caos, gente che corre avanti e indietro con i cellulari all’orecchio, biglietteria presa d’assalto, banchine piene di gente e binari… vuoti. Eccetto il 6.
Il treno fantasma staziona lì, con la sua presenza inquietante, ma non compare nella videata del tabellone delle partenze. Anzi a dirla tutta non ci sono nè la S9 delle 19.07 nè quella delle 19.37. La sensazione di “guai in vista” aumenta. Mentre mi dirigo verso il fabbricato principale della stazione sperando di trovare un help desk o qualcosa di simile inizio ad avere la netta sensazione di essere stato un idiota ad aver lasciato l’auto in box. All’interno della stazione c’è un punto di assistenza alla clientela, che sta chiudendo, e un paio di sportelli attivi alla biglietteria. Chiedo in biglietteria se sanno qualcosa sui treni per Seregno, ma nessuno sa nulla di preciso, le risposte sono sempre le stesse “oggi è incasinata tuta la rete, oggi tutti i treni sono in ritardo” eccetera. A quel punto allora chiedo, un pò spazientito, come è possibile non sapere se un treno è in partenza oppure no e come dovrebbero fare quelli come me che si ritrovano a venti chilometri da casa senza un mezzo di trasporto per tornarci. Ma questi, per tutta risposta, hanno avuto pure il coraggio bieco di fare gli offesi e di rispondermi in malo modo “non sono io che faccio partire i treni, io non c’entro niente” bla bla bla

Sono ormai le 19.45 e non si ha ancora nessuna notizia sulle S9 in partenza. Insieme ad altri sfortunati diretti a Seregno staziono in banchina nelle vicinanze del treno fantasma. Qualcuno cerca di aprire le porte, qualcuno sbircia all’interno, qualcun altro chiede informazioni a tutti i passanti che incrocia sperando di avere qualche notizia. All’improvviso, finalmente, un annuncio all’altoparlante:
“A CAUSA DI ANORMALITA’ TECNICHE LA CIRCOLAZIONE SULLA TRATTA SARONNO-SEREGNO E’ RIDOTTA. PROSSIMO TRENO PER SEREGNO PRONTO ALLE 20.07”
Tiriamo un sospiro di sollievo. Se non altro, torneremo a casa. Non manca poi molto, solo una ventina di minuti. Si può fare.

Arrivano le 20.00, poi le 20.05, ma il treno fantasma non dà segni di vita. Sempre buio, fermo e sigillato.
Sul tabellone viene segnalato come S9 per Seregno-Albairate, regolarmente in partenza dal binario 6 alle 20.07.
La voce automatica annuncia “Il treno S9 per Seregno Albairate è in partenza dal binario 6”. Noi speranzosi attendiamo che dal marciapiede compaia un macchinista, un capotreno, qualcuno che apra il treno.
Invece nulla. Nessuno.

Passano i minuti. Sul tabellone compare anche il treno S9 delle 20.37 al binario 5. Nessuna comunicazione sul perchè il nostro treno sia ancora chiuso e fermo al binario 6. Di tanto in tanto qualcuno va e torna dalla biglietteria. Il responso è sempre il medesimo “non sanno niente”.
Passa altro tempo. Sono quasi le 20.30. Il gruppo dei “disperati” diretti a Seregno si sposta al binario 5 dove il teleindicatore segnala in arrivo l’S9 delle 20.37, ma io dentro di me ormai ho la netta sensazione che il sistema automatico che regola teleindicatori e annunci stia andando per i fatti suoi, ignorando che in realtà nessun treno per Seregno sta per arrivare. Quanto rimpiagno la mia bella Shiro chiusa in box…

Sono quasi le 21. La stazione è ormai semideserta. Rientro di nuovo nel fabbricato viaggiatori, deciso a chiedere ancora chiarimenti. Dò prima un’occhiata al televisore con gli orari e scorgo, in basso, una minuscola scritta in rosso che scorre al di sotto della tabella dei treni in partenza. La scritta recita:
LA CIRCOLAZIONE SULLA TRATTA SARONNO-SEREGNO E’ INTERROTTA – SI EFFETTUANO BUS SOSTITUTIVI
Mi fiondo allo sportello della biglietteria e chiedo conferma. Chiedo (stavolta abbastanza incacchiato) perchè non è stato fatto nessun annuncio all’altoparlante, siccome noi eravamo ancora ai binari 5 e 6 a brancolare nel buio. Mi rispondono che non ce n’era bisogno visto che era stato scritto sul tabellone. La tentazione di partire con insulti feroci è fortissima, ma mantengo la calma e torno ai binari per avvisare gli altri dell’interruzione della linea.
Intanto si fanno le 21 e ci spostiamo nel piazzale davanti alla stazione. Siamo confusi, infreddoliti, incacchiati neri e dei bus sostituvi neanche l’ombra. Poi, finalmente, arriva un pullman.Sul tabellone frontale dice “SEREGNO FS” evviva, siamo salvi. Ci apprestiamo a salire ma ecco l’ennesima doccia fredda: non è il nostro pullman, ma si tratta di un bus di linea. Non si sale senza l’apposito biglietto.
Aspetto ancora. 21.10, 21.15, 21.20 ..poi alzo bandiera bianca e chiamo a casa dei miei, che abitano poco distanti da me a Desio, e gli chiedo di venirmi a prendere. Li aspetto per una mezz’oretta e alla fine varco la porta di casa alle 22.30.

Con questo si chiude la mia (brevissima) parentesi di pendolare ferroviario. Da oggi sono tornato ad andare in automobile, e mai più in vita mia proverò ad andare a lavorare in treno, neanche se la benzina dovesse sfondare i 2 euro al litro. Con queste ferrovie patetiche da repubblica delle banane non si può andare da nessuna parte. Meglio il traffico, le code al rientro, gli intasamenti e gli 80 euro a settimana per il pieno. Saranno pur cose snervanti, ma almeno finchè guidi la tua automobile sei sicuro di arrivare a casa.

Per concludere, aggiungo una piccola postilla (ora che la rabbia è un pò sbollita): so benissimo che non è “politically correct” denigrare i mezzi pubblici; anzi, essi andrebbero incentivati e pubblicizzati. Ma per il momento proprio non ci siamo, con un livello di servizio così pietoso il treno non vincerà mai la sfida con l’automobile. Perchè se devo trovarmi solo, in una stazione ferroviaria lontana da casa, senza informazioni e senza supporto, con un treno fantasma fermo al binario 6…. beh, mi spiace, ma io vado in macchina.