Da NY a Boston con l’Acela Express

Finalmente dopo anni ce l’ho fatta e ho messo piede sull’unico servizio ferroviario High Speed statunitense. Era nella mia to-do list già da qualche anno ma, nonostante io bazzichi la East Coast abbastanza spesso, per un motivo o per l’altro non ero mai riuscito a salire su questo treno. Usare l’Acela può diventare, in realtà, un interessante escamotage per risparmiare sui costi se si è disposti a spendere qualche ora in più per il viaggio. Nel mio caso, infatti, la destinazione iniziale del mio business tour statunitense dell’estate 2019 era Boston; tuttavia tutti i voli diretti o con scalo da Francoforte erano già costosissimi più di due mesi fa mentre il volo diretto FRA-JFK con Singapore Airlines costava un terzo.

Ho così deciso di volare fino a NY e da lì andare con l’Acela fino a Boston, prenotando un biglietto in classe Business a circa 140 dollari. Il costo era paragonabile a quello di un volo interno così l’agenzia viaggi non ha obbiettato.

Per prendere l’Acela dovrete recarvi alla Pennsylvania Station di New York (meglio nota come Penn Station) che si trova in pieno centro a Manhattan, vicino al Madison Square Garden.
Il miglior modo per raggiungerla, arrivando dall’aeroporto JFK, è utilizzando i treni dalla LIRR (Long Island RailRoad) che offrono collegamenti veloci e frequenti. Per utilizzare la LIRR è necessario salire sulla metropolitana leggera interna dell’aeroporto (seguite le indicazioni per l’ AirTrain) e prendere un treno con destinazione Jamaica Station. Si tratta dell’ultima stazione, quella terminale, in cui potete effettuare l’interscambio con i treni della LIRR.
L’AirTrain è gratuito fintantoché ci si muove all’interno dell’aeroporto, ma per raggiungere Jamaica Station dovrete pagare 6 dollari ai distributori automatici presenti prima dei tornelli di uscita. Ai distributori è possibile pagare cash oppure con carta VISA/Mastercard, selezionando sul display touch l’acquisto di “AirTrain fare + Metrocard” alla cifra di 5 dollari + 1 dollaro per la card. Il distributore vi restituirà una MetroCard valida non solo per l’uscita dal tornello, ma funzionante anche come carta ricaricabile per la metropolitana newyorkese (potrebbe quindi tornarvi utile).

Una volta usciti dai tornelli seguite le indicazioni per la LIRR. La stazione ferroviaria ha 8 binari; normalmente i treni per Penn partono dai binari 1 e 2. Prima però dovrete munirvi di biglietto ad uno dei distributori automatici. Sul display touchscreen dovrete selezionare “Single one way” e poi “Jamaica to other station”; la NY Penn Station sarà una delle prime stazioni che vi verrá proposta. Successivamente dovrete selezionare la tariffa tra “peak” e “off peak”; si tratta, fondamentalmente di una tariffazione basata sull’orario in cui vi muovete (se ora di punta o meno) tenete quindi conto che i treni verso NY dal lunedì al venerdì tra le 7:00 e le 10:00 sono considerati “peak” quindi dovrete pagare il 12 dollari, mentre in “off peak” servono 7 dollari e 50.

Treno LIRR per Penn Station in arrivo a Jamaica

Il servizio è molto frequente: qui convergono molte delle linee provenienti da Long Island e anche alle 12 di domenica sui tabelloni era presente un treno per Penn ogni 10 minuti.
A seconda delle fermate fatte dal vostro treno, il viaggio tra Jamaica Station e Penn Station dura dai 15 ai 25 minuti.

La Pennsylvania Station di New York é abbastanza diversa da quello che ci si aspetta, considerata la nostra concezione europea di “grande stazione ferroviaria”. Penn Station é la principale stazione del nordamerica con circa 650.000 passeggeri al giorno, tuttavia dal punto di vista architettonico non é… proprio nulla di speciale. Niente a che vedere con la magnificienza della NY Grand Central Terminal, di Milano Centrale o di Basel SBB: la Penn Station non ha neppure un vero e proprio fabbricato viaggiatori, visto che si trova interamente sottoterra, sotto i grattacieli tra la settima e l’ottava Avenue. Sfugge totalmente ad ogni tipo di “fascino” legato ad una grande stazione; sembra di trovarsi in una grande stazione di di snodo di una metropolitana.

Il grande tabellone nella zona partenze gestita da Amtrack

I binari dal 16 al 21 sono utilizzati interamente dalla LIRR, mentre quelli da 1 a 12 ospitano i treni a lunga percorrenza della Amtrack e della New Jersey Transit. I binari 12-16 sono a uso promiscuo di tutti gli operatori.

La zona dei binari 1-12 é interamente gestita da Amtrack e ospita grandi sale di attesa, biglietterie e le aree di imbarco e check-in per i bagagli voluminosi. Non è possibile scendere al piano binari, se non quando é in corso l’imbarco del treno, e anche una volta scesi al marciapiede in prossimitá dei binari non é assolutamente possibile fermarsi per guardarsi intorno o scattare foto: si viene subito redarguiti dalla vigilanza Amtrack e invitati a salre al piú presto sul primo vagone utile. Si perde quindi totalmente la possibilitá di osservare i treni e il traffico ferroviario, e il servizio diventa davvero.. “aeroportuale”. Un vero peccato.

Il mio Acela é il Treno 2252 per Boston delle 14:03. Viene annunciato con qualche minuto di ritardo tato che veniamo chiamati per il “boarding” al binario 12 alle 14:10. Una lunga fila si forma ai “gate” posti prima delle scale mobili, dopo di che a poco a poco si scende e si sale sui vagoni. Lato positivo di questa operazione di inbarco é che essa ha inizio solo quando si é esaurito il flusso dei passeggeri in discesa. La salita sul treno é quindi agevole e numerosi sono i posti disponibili, siccome a New York sono comprensibilmente scesi molti passeggeri.

Mi accomodo sul mio sedile di classe Business, con modulo 4+4, molto simile ad una 2a classe nostrana. Da segnalare le cappelliere portabagagli richiudibili in stile aereo, a mio avviso scomodissime su un treno.

Interni dell’Acela, classe Business. Notare le cappelliere in stile aereo!

Avviandoci da Penn Station, percorriamo il tunnel sotterraneo che ci porterá fuori da Manhattan e inizio a intuire quella che potrebbe essere la ragione dietro alle cappelliere “aeronautiche”: nonostante siamo seduti abbastanza distanti dai carrelli, la qualitá di marcia é davvero scadente, in certi momenti sembra di stare seduti su un frullatore, senza contare che sono chiaramente percepibili grandi ondeggiamenti della cassa che non ho mai sperimentato su un elettrotreno europeo.

Del resto, basta dare un occhio all’infrastruttura, per rendersi conto che non siamo in Europa: durante tutto il viaggio lungo la parte settentrionale del Northeast Corridor si possono apprezzare, guardando dal finestrino nei (numerosi) momenti in cui il treno rallenta fino quasi a fermarsi, una palificazione datata e arrugginita oltre che una qualitá generale del binario e della posa che chiaramente non é al livello della ferrovia europea. Gli scossoni e ondeggiamenti, probabilmente, piú che al convoglio sono dovuti all’infrastruttura…

Non a caso tra NY e New Haven, Connecticut, procediamo a rilento per via di numerosissimi cantieri. Molti escavatori, macchne operatrici e rincalzatrici sono all’opera sui binari e il treno accumula circa mezz’ora di ritardo.

Va detto, a parziale compensazione, che alcuni colpi d’occhio dalla cabina meritano il viaggio. Lasciando NY e costeggiando Manhattan si possono fare delle foto magnifiche. Armatevi di reflex, se possibile, e sedetevi a sinistra (rispetto al senso di marcia).

Il resto del paesaggio é abbastaza uniforme, ma regala gradite sorprese man mano che si sale verso Nord. La ferrovia é spesso circondata da fitta e verde vegetazione con la Interstate 95 che la affianca di tanto in tanto. Dopo New Haven, salendo verso il Massachussets, a volte la ferrovia si ariavvicina alla costa e sulla destra sbuca di tanto in tanto l’Oceano Atlantico. Oggi è una assolata domenica di luglio e sono molti i bagnanti accorsi in spiaggia.

Scattare una foto al volo diventa una discreta sfida perché é proprio avvicinandosi a Boston che finalmente l’Acela inizia a correre e in alcuni tratti raggiungiamo i 230 km/h (non senza altri vistosi ondeggiamenti!).

L’Acela ha due classi: la Business, assimilabile ad una nostra 2a classe, e la First. È presente anche una carrozza bar/bistró. I biglietti sono nominativi e legati al numero del treno ma non hanno assegnazione del posto: vengono venduti tanti biglietti quanti sono i posti a sedere, e sta al passeggero andare a cercarsi un sedile. Alla fermata in ogni stazione é il capotreno ad annunciare, se il treno é “sold out”, di non occupare i sedili con valigie, zaini o oggetti personali in quanto ogni posto a sedere é stato venduto.

Il treno in sé non sarebbe neanche malvagio, se non fosse per la qualitá di marcia. Le sedute sono comode (in Europa c’è di peggio) e il bar/bistró ha un caffé decente e sandwich niente male (no foto causa cellulare dimenticato al mio posto..).

È un peccato per la qualitá di marcia e per lo stato di evidente sofferenza dell’infrastruttura ferroviaria, che non si addice proprio ad un Paese della levatura degli Stati Uniti d’America. Posso dire senza dubbio alcuno che ogni impresa ferroviaria e gestore infrastrutturale d’Europa, compreso il tanto vituperato duo RFI/Trenitalia, sanno fare decisamente di meglio. Ma l’Acela ha il suo fascino, e ci risalirei ancora. E consiglio a chiunque di farlo. Per vivere un viaggio negli States in modo un po’ diverso.

https://www.amtrak.com/acela-train

Per la cronaca, alla fine a Boston avevamo più di 40 minuti di ritardo.

Paese che vai, ritardi che trovi.

Huntsville

Welcome to Huntsville

Non c’è una vera e propria ragione per essere ad Huntsville, se non per lavoro, o perché si é dei nerd aerospaziali  irrecuperabili. Non per niente, la chiamano la Rocket City of America. Non é esattamente un posto turistico, qui infatti si viene solo per lavoro, o per visitare lo US Space & Rocket Center, cosa che tempo permettendo faccio regolarmente ogni volta che sono qui.

La cittá é a vocazione prettamente industriale e tecnologica. Uscendo dal centro (che tanto male non é, dopotutto) é tutto un dedalo di larghi viali a corsie multiple che delimitano aree industriali e di uffici. Lucenti capannoni con pareti di cristallo racchiudono la créme dell’industria dell’aerospazio globale che non puó fare a meno di avere una rappresentanza qui, piccola o grande che sia. Nulla di strano, quindi, se muovendosi fuori cittá sugli edifici industriali troneggiano nomi ben noti (Lockheed Martin, BAE Systems, Aerojet Rocketdyne, Northrop Grumman, Boeing, anche qualche vecchia conoscenza del gruppo Leonardo…), qui ruota tutto intorno all’ aerospazio anzi, allo spazio. È qui che, dopo la II guerra mondiale, Werner von Braun e altri 200 ingegneri e tecnici tedeschi si stabilirono con le rispettive familgie per mettere le loro capacitá e conoscenze al servizio della NASA. Qui fu concepito e sviluppato il Saturn 5, ancora oggi il piú potente lanciatore mai realizzato dall’uomo, diventato il simbolo della cittá grazie a un bellissimo un mock up in display verticale all’esterno del US Space & Rocket Center. Ma all’interno del museo é possibile ammirare, diviso per stadi, un Saturn V autentico: trattasi infatti del numero di serie SA500D, utilizzato negli anni 60 per campagne di test di analisi modale e che non ha mai volato. È stato restaurato e si trova ancor oggi in uno stato di conservazione praticamente perfetto.

Quello che non immaginavo (e ringrazio i ragazzi di ULA per la dritta) é che saltuariamente, in questo periodo dell’anno, all’interno della struttura in cui é custodito il Saturn V viene allestito un Biergarten in stile tedesco. È cosí possibile bersi una birra e mangiare un Bratwurst all’ombra del primo stadio del Saturn V. Incredibile a dirsi, ma é cosí.

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Non manca ovviamente anche uno Space Shuttle. Si tratta peró anche in questo caso di un mock up, sebbene con una storia particolare. Il Pathfinder era un modello di prova in legno e accaio, che doveva riprodurre massa e ingombri dell’Orbiter originale per testare le strutture adibite al ricovero e al sollevamento della navicella. Dopo un periodo di esposizione in Giappone, é tornato negli USA dove é diventato proprietá dello US Space & Rocket Center. Qui é stato accoppiato con un serbatoio principale (un modello usato per prove di propulsione, mai utilizzato in volo) e con due SRB laterali (o perlomeno, con l’involucro esterno di essi…). Curiositá: il serbatoio centrale non é stato progettato per reggere il peso dell’Orbiter, essendo lo Shuttle lanciato in verticale. Per poter permettere questo display, é stato necessario rinforzarlo (e non di poco!).

Space Shuttle e Sceriffi on duty!

Lo US Space & Rocket center offre moltissimo per un appassionato del genere. Oltre a un vasto assortimento di razzi e veicoli spaziali, é anche possibile cimentarsi con simulatori e avventure interattive. Divertimento assicurato.

Huntsville non é solo spazio e razzi vettori, in ogni caso. Il centro cittadino é gradevole, con edifici in mattoni a vista, ristorantini, vie curate e pulitissime. Si respira, ancora oggi, un po’ di Germania qua e lá, sebbene i tempi di Werner von Braun siano finiti molti anni fa. Non per niente tra i vali locali del luogo, potete trovare la birreria Ol’ Heidelberd, oppure nelle birrerie locali, tra una IPA e una Stout, é possibile imbattersi nella “Werner von Brown Ale” o in altre birre artigianali locali a tema tedesco/spaziale.

Il centro cittadino meritava sicuramente qualche foto in piú. Purtroppo il cedimento della batteria del Lumia 950 dopo una delirante giornata di lavoro mi ha impedito di documentare meglio le vie centrali di Huntsville. Peccato, ma mi riprometto di rimpinguare l’articolo in futuro (non é certo l’ultima volta che vengo qui…).

Un ottimo posto per bere qualcosa é sicuramemte Straight to Ale, birreria locale a tema spaziale ricavata nella vecchia palestra di una scuola. Al suo interno esiste una “stanza segreta” dove bere qualcosa e ascoltare musica; se volete trovarla, meglio andarci con qualcuno del luogo… che saprá quale parete spostare.

Le birre, manco a dirlo, sono quasi tutte a tema. La mia preferita é la Monkeinaut IPA http://straighttoale.com/beers/monkeynaut/  Il nome é un chiaro riferimento ai primi scimpanzé inviati nello spazio a bordo di razzi, che a tutti gli effetti sono stati i primi veri astronauti. Immancabile un nutrito assortimento di sandwich e burgers per accompagnare gli amari e alcoolici nettari.  Arrivando da una giornata lavorativa ammazzante, mi sono concesso un sandwich con 400 g di pulled pork sommerso da formaggio cheddar fuso servito su doppia fetta di pane tostato fritto (ovviamente accompagnato con papatine fritte). E se pensate che sia malsano, sappiate che con 3 dollari é possibile avere in aggiunta bacon e calamari fritti… quindi sono anche stato bravo.

Washington D.C.

Washington DC

Per un weekend di pausa tra la mia settimana di servizio a Pax River e una serie di visite tecniche nella zona di Boston ho strategicamente scelto Washington DC, in quanto logisticamente e turisticamente perfetta per lo scopo.

È domenica e sono ormai quasi le 21. Pennsylvania Avenue si staglia davanti a me e so di avere ancora parecchio da camminare prima del prossimo punto fotografico interessante, meglio così penso tra me e me, avrò modo di bruciare un po’ degli eccessi culinari accumulati in settimana tra crab cakes e insalate piene di pesce fritto… fa caldo, non al punto da dare fastidio ma l’afa si fa comunque sentire nonostante il sole sia ormai calato. Oggi è l’ultimo giorno e l’ho dedicato a fotografie varie e allo Smithsonian National Air and Space Museum.

Andiamo con ordine: siamo arrivati venerdì sera, dopo un rapido cambio di abito all’Hilton ci siamo subito fiondati nella zona del mercato del pesce, sul fiume Potomac non molto lontano da Washington Monument e Smithsonian. È una zona con edifici di recente costruzione in cui si concentrano molti locali e ristoranti, ideale per mangiare e bere qualcosa. Consiglio il La Vie, un ristorante con specialità di pesce al quinto piano di un moderno palazzo. Non visibilissima dall’ingresso, c’è una zona lounge bar all’aperto che dà proprio sul fiume, perfetta per un aperitivo al volo prima di andare a cena. Un bicchiere di vino (bianco o rosso) va benone, anche i cocktail locali sono OK, ma consiglio di evitare lo Spritz. Non hanno assolutamente idea di cosa sia e soprattutto di quale vino serva per prepararlo…

Per cena la scelta è caduta sul Kaliwa, dove abbiamo ordinato di tutto un po’, sempre ovviamente in chiave asiatica. Non è una cucina che amo, ma ho trovato davvero molto buono il pollo. Solo proprio non ricordo quale fosse il nome originale del piatto… per accompagnare, vasta scelta di cocktails. Ravi ovviamente ha spifferato al personale del ristorante che era il mio compleanno quindi ho ricevuto il tortino di rito.

Per un altro aperitivo con vista o giusto per bere qualcosa ammirando il Washington Monument, degno di nota è il POV Rooftop. Lo trovare all’angolo tra Pennsylvania Avenue NW e la quindicesima. Per accedervi dovete entrare all’Hotel Washington e salire con l’ascensore all’ultimo piano. Se per una sera volete assaggiare il glamour del District of Columbia e sentirvi un po’ parte della borghesia di classe americana, questo è il posto ideale. Ah beh, è ovvio, qui come anche al La Vie, ci lasciate qualche dollaro. Prezzi alti ma non eccessivi, comunque. È necessario un minimo di dresscode, evitare quindi gli outfit da turista tedesco.

Sabato e domenica sono giornate di foto e di chilometri a piedi tra un monumento e l’altro, ma si cerca, nel contempo, di non esagerare e di rilassarsi un poco. Sono già stato qui, ma ogni volta apprezzo la semplicità geometrica e la distribuzione regolare e ravvicinata di monumenti e musei. In realtà, in America il concetto di “ravvicinato” è sempre relativo, sia nel piccolo che nel grande si ha a che fare con distanze a cui noi non siamo abituati. È pur vero che il Lincoln Memorial, il Washington Monument, Il Capitol e la Casa Bianca sono ordinatamente disposti e raggiungibili seguendo comodi percorsi pedonali attraverso piacevoli giardini, ma… senza accorgersene, muovendosi tra uno e l’altro si fa presto a macinare chilometri. Se poi a questo aggiungiamo la visita a qualche Smithsonian…

Il National Air and Space Museum é stato, ovviamente, una tappa obbligata. L’ingresso, previa fila per controlli e metal detector, è completamente gratuito e permette di ammirare una delle più belle collezioni di storia aerospaziale esistenti al mondo. Ero già stato qui anni, fa ma ho trovato molte collezioni nuove e un sacco di pezzi interessantissimi in esposizione che non avevo visto nel 1998.

Per la sessione di foto serali ho scelto di piazzarmi vicino al Capitol, che si raggiunge agevolmente a piedi dal nostro albergo. Purtroppo, in direzione del Washington Monument, l’andirivieni continuo di bus turistici ha reso la realizzazione di un buon scatto con lunga posa una impresa ardua…

È quasi ora di chiudere il laptop e fare la valigia. Domani si va a Boston, con volo Amercan Airlines in mattinata. Lì incontreró Jonathan e proseguiró in direzione New Hampshire, poi Connecticut. La parte tecnica del mio viaggio si è conclusa, ora inizia quella tecnico/comemrciale. Volevo provare l’Acela Express, l’unico servizio ferroviario (parzialmente) ad alta velocitá esistente in USA per il viaggio di domani, ma non c’era modo di convincere l’agenzia viaggi aziendale a sganciare 184 bigliettoni per il treno quando il volo ne costava 80… giustamente. Sará per la prossima.