Rot-Rot-Grün: ribaltone in arrivo in Germania?

Le elezioni per il Bundestag di quest’anno sono certamente tra le piú movimentate e incerte degli ultimi decenni: il 26 Settembre prossimo i Tedeschi saranno chiamati alle urne a decidere chi guiderá il Paese per i prossimi 4 anni, e dopo mesi di serrata campagna elettorale quello che si profila all’orizzonte ha tutto l’aspetto di un drastico ribaltone.
Con la dipartita di Angela Merkel si chiude una storica era di continuitá in Germania, una progressione durata 16 anni in cui la Cancelliera ha governato (piú o meno compatte) coalizioni di centro (Unione-SPD) e di centrodestra (Unione-FDP).

Opinione squisitamente personale: se fossi tedesco, sarei contento di questi 16 anni di Merkel. La disoccupazione é bassissima, il rapporto stipendi/costo della vita é tra i migliori al mondo, l’economia non ha mai smesso di andare bene dal 2009 in poi, il “Sistema Paese” Germania funziona bene, é competitivo, e continua a rivestire il suo ruolo nel mondo nonostante una globalizzazione imperante e la crescita rampante di nuove superpotenze economiche (Cina sopra a tutte) e si é dimostrato robusto e resiliente anche in occasione della pandemia.

La leadeship di Merkel é basata sull’autorevolezza e sull’esperienza: una leadership calma, ferma e decisa a sufficienza, ma mai autoritaria. Si é dimostrata, negli anni, capace di gestire situazioni anche molto pesanti. Il suo unico grosso neo é forse la crisi dei migranti del 2015, in cui la WiIlkommenpolitik ad ogni costo non é stata esente da pesanti conseguenze e diffuso malcontento (e crescita del consenso delle estreme destre).

Ora peró, é forte piú che mai la voglia di cambiamento. È comprensibile: 16 anni sono davvero tanti, un ipotetico 30enne tedesco di oggi ha praticamente sempre visto Merkel e CDU al governo da quando ha 14 anni; c’é tanto astio, soprattutto da parte delle nuove generazioni, nei confronti della Unione CDU+CSU, che da tanti giovani é ormai visto come il partito dell’establishment, dei ricchi, delle Elite finanziarie e dello status quo.
Le ragioni di questo astio sono diverse: l’aumento degli affitti e il boom immobiliare, l’aumento delle ricchezze e dei redditi che ha principalmente interessato il ceto medio e il ceto alto, la disparitá di trattamento pensionistico e previdenziale tra le generazioni silver age e le attuali generazioni di millenials, le politiche climatiche non abbastanza coraggiose e incisive. Un sentiment che é ben riassunto nei video del giovane e seguitissimo Youtuber tedesco Rezo, che piú volte nei suoi popolarissimi monologhi da milioni di vislualizzazioni ha “distrutto” l’Unione CDU/CSU con attacchi molto pesanti e precisi. [1]
A tutto si é poi aggiunto un cospicuo numero di scandali che ha interessato proprio il partito di Angela Merkel, i cui membri, anche in piena pandemia, sono stati al centro di inchieste riguardanti finanziamenti e favori. Scandali che non hanno risparmiato neppure il canditato cancellriere Laschet. [2]

Questo si é tradotto in una altalena incredibile che ha visto le cifre dei sondaggi ballare come mai visto fino ad ora.
La buona gestione delle prima ondata delle pandemia e l’improvvisa popolaritá del ministro della Salute Jens Spahn avevano regalato, verso la metá dello scorso anno, una decisa e inaspettata risalita di gradimento nei confronti dell’Unione CDU/CSU. [3]
SItuazione che peró non é durata molto: la devastante seconda e terza ondata e il lunghissimo lockdown durato da ottobre 2020 fino alla fine di maggio 2021 hanno fatto rapidamente crollare i consensi dell’Unione, colta totalmente alla sprovvista dal violento ritorno del Covid-19 a fine 2020.
Cosí a inizio 2021 e in primavera i Verdi sono stati protagonisti di un hype incredibile: non appena annunciata la candidatura di Annalena Baerbock i consensi sono saliti alle stelle fino al clamoroso sorpasso alla Unione che li ha visti diventare primo partito in tarda primavera. [4]
I Grünen sono stati tuttavia incapaci di capitalizzare e consolidare questo successo: alcune gaffe ed errori di Annalena Baerbock hanno fatto rapidamente perdere al partito ecologista il terreno conquistato a inizio anno, con un ritorno dell’Unione in cima alle preferenze. [5]
Il ritorno dell’Unione come prima forza politica nei sondaggi é peró durato poche settimane: a sorpresa, é stato l’SPD di Olaf Scholz la verá novitá delle ultime settimane. Partendo da una situazione di crollo di consensi e di gradimento, i socialdemocratici hanno recuperato terreno a velocitá impressionante, complici probabilmente gli errori bipartisan di Verdi e Unione. In particolare l’incapacitá dei Verdi di mantenere il primato nei sondaggi é stata probabilmente la causa di questo improvviso ritorno di popolaritá dell’SPD, che aveva visto, negli ultimi mesi, molti dei propri elettori virare verso il partito ecologista. [6]

Abbiamo quindi una situazione dinamica e incerta piú che mai: nei sondaggi vi sono stati quattri cambi al vertice negli ultimi 6 mesi e ora, a tre settimane dal voto, sembra essere delineata questa situazione:

SPD – Circa 25%
Unione – Circa 20%
Grüne – Tra 16% e 19%
FDP – Tra 11% e 13%
Die Linke – Circa 7%
AfD – Circa 11%

Con i numeri attuali, la coalizione piú probabile per ottenere una maggioranza assoluta e stabile é una supercoalizione di centrosinistra formata da SDP, Grüne e la sinistra radicale di Die Linke: la cosiddetta coalizione rot-rot-grün (rosso-rosso-verde).
Uno scenario pressoché inedito nella Germania post-riunificazione (vi furono i due Governi Schröder, ma senza sinistra radicale) che aprirebbe prospettive del tutto nuove dando un taglio netto ai 16 anni di governi targati Merkel e CDU.
Una simile supercoalizione di sinistra comporterebbe con ogni probabilitá:

  • Aumento delle (giá elevatissime) imposte sul reddito per le fasce di reddito medie e alte
  • Vermögensteuer: tassa patrimoniale
  • Aumento del costo di carburanti e riscaldamento in conseguenza della tassazione della CO2: la benzina potrebbe facilmente superare i 2 euro al litro in pochi anni
  • Sensibile incremento dell’imposizione fiscale sulle automobili, sugli immobili, sulle rendite finanziarie; feroce tassazione e disincentivo di tutto ció che é “inquinante” (“Auto Fahren muss teuer werden“)
  • Imposizione di obiettivi di emissioni zero all’industria, con incremento dei costi di produzione
  • Imposizione di un calmiere sugli affitti (che potrebbe – forse – far scoppiare la bolla immobiliare tedesca)

Contemporaneamente, si potrebbe assistere a:

  • Incremento di sussidi e benefit per le fasce di reddito piú basse; estensione o totale riforma dell’Hartz IV
  • Riforma e ristrutturazione delle pensioni, con possibile incremento dei contributi pensionistici a carico dei redditi piú alti
  • Riforma del sistema sanitario con abolizione della distinzione tra GKV e PKV e introduzione della Bürgerversicherung, con contributi piú elevati a carico dei Gutverdiener
  • Incremento del salario minimo
  • Ulteriore apertura e facilitazione delle politiche di accoglienza e immigrazione
  • Importanti incentivi e vantaggi per la mobilitá elettrica (biciclette e auto elettriche) e per relative infrastrutture private di ricarica
  • Obbligo di pannelli solari (con incentivi) su tutte le case nuove e su tutte le ristrutturazioni
  • Importantissimi investimenti nelle infrastrutture ferroviarie
  • Importantissimi investimenti nell’eolico e nelle energie pulite

Non ultimo, rot-rot-grün potrebbe rappresentare anche un vantaggio per l’Italia. Draghi potrebbe infatti trovare in un governo a trazione socialdemocratica un partner piú flessibile e “solidale” con cui rinegoziare il patto di stabilitá europeo e ottenere piú facilmente aiuti economici.

Per quanto riguarda il clima e la carbon neutrality, vero leit motiv di questa campagna elettorale e primo driver della grande crescita dei Verdi, mi si lasci dire che la scommessa é di quelle molto pesanti.
Potrebbe rivelarsi vincente, e rappresentare l’inizio di una nuova era mettendo la Germania in pole position come prima economia sviluppata decisa a raggiungere la neutralitá climatica. Se le altre economie sviluppate decidessero di seguire l’esempio, questa scelta renderebbe la Germania capofila del cambiamento e rafforzerebbe la sua posizione di leadership.
Se la scommessa peró si rivelasse perdente, e la Germania si ritrovasse da sola ad autoimporsi costosissimi target di neutralitá climatica, soffocando la propria industria e perdendo competitivitá, mentre il resto del mondo va avanti per la propria strada fregandosene dei target di emissioni zero, potrebbe rappresentare l’inizio di un devastante declino.
Parliamoci chiaro: sono convinto che il proposito sia nobile e vada perseguito, ma bisogna andarci cauti e cercare di non volere tutto subito o cercare di fare i “primi della classe”, perché potrebbe costare molto caro.

Tuttavia, prima di addentrarsi ulteriormente negli scenari possibili, meglio fare un passo indietro e lasciare questi discussioni per il “dopo”.

Prima di tutto, quanto é realistica una coalizione rosso-rosso-verde?
A mio avviso non moltissimo.
Die Linke, il partito di sinistra piú estremo in Germania, ha nel proprio programma di governo richieste che sono (sulla carta) irricevibili sia per Verdi che per SPD: Die Linke intende infatti lasciare la NATO, ridimensionare l’industria tedesca degli armamenti interrompendo l’export di armi, introdurre il Mietdeckel obbligatorio a livello nazionale (regolare i prezzi degli affitti per legge) nonché un tangibile incremento delle imposte per i redditi medi e alti.
Decisamente richieste troppo impegnative anche per due partiti “tifosi” del sociale come Verdi ed SPD.

Una alternativa piú equilibrata e bilanciata verso il centro sarebbe la cosiddetta coalizione Ampel (semaforo) ovvero rosso-giallo-verde, con i liberali del FDP al governo insieme a Verdi e Socialdemocratici.
Anche questa coalizione é peró a mio avviso estremamente improbabile: Verdi e FDP sono assai distanti su moltissimi temi (immigrazione in primis) e il fallimento di Angela Merkel nel formare la coalizione Jamaica nel 2017 lo dimostra. Forse Ampel é persino piú improbabile di rot-rot-grün.

Una alternativa potrebbe essere una grande coalizione di centro con SPD, Unione e Verdi. Uno scenario tuttavia anch’esso inedito e che pone diverse questioni di non poco conto: viene da chiedersi, infatti, se l’Unione accettebbe mai di entrare in una coalizione con un cancelliere dell’SPD e, soprattutto, con un “partner” abbastanza scomodo come i Verdi. Tuttavia, l’unione potrebbe, dopo le elezioni, trovarsi davvero alle strette ed essere costretta ad accontentarsi e raccattare ció che arriva, recuperando i cocci e cercando di ricostruirsi.

Quella che si prospetta infatti per l’Unione é una debacle elettorale senza precedenti, il peggiore risultato nella storia del partito. [7] Una disfatta simile a quella che nel 1992, dopo mani pulite, decretó la fine della Democrazia Cristiana in Italia.
Con conseguenze assolutamente imprevedibili. È davvero difficile immaginare una Germania senza CDU.

Quello che é sicuro é che formare un governo sará estremamente difficile, forse piú difficile che nel 2017. Chiunque uscirá come leader del primo partito dalle elezioni del 26 Settembre prossimo, avrá in mano una bella patata bollente.

Una mia opinione finale, tanto per chiudere: il consenso crescente delle sinistre in Germania é basato sulla divisione crescente che si sta venendo a creare nella societá, tra le fasce piú deboli, povere e meno istruite e quelle piú benestanti e piú specializzate, senza contare poi, ancora piú su, le Elite privilegiate come i Privatiers.
Ma questo, in realtá, non é un problema della Germania, é un problema del mondo intero. La globalizzazione sfrenata e il neoliberismo hanno non solo estremizzato la competizione tra Nazioni per contendersi investimenti e Aziende, ma anche la competizione tra persone. Per trovare lavori ben retribuiti servono sempre piú skill e competenze, mentre per i lavori in cui non servono skill e competenze vale la regola del ribasso: trova lavoro chi “si offre” a meno. E a breve, per poter fare certi lavori, la concorrenza non sará piú con altri esseri umani, ma con i droni e con le macchine.
In questo contesto ipercompetitivo ne esce con le ossa rotte chi purtroppo giá sta nella parte bassa della societá, e questo processo é sfortunatamente irreversibile (ho scritto un articolo su come personalmente vedo la societá del futuro, chi é incusiosito puó andarselo a leggere).
Pensare che una singola Nazione, per quanto forte, possa andare contro a queste meccaniche e contro al resto del mondo, é a mio avviso utopico e rappresenta un grosso rischio. Se per andare a creare uno stato sociale in cui stanno tutti bene (compresi coloro che se ne vogliono solo approfittare) perseguendo obiettivi di decarbonizzazione drastici che vanno a castrare eccessivamente l’industria, i datori di lavoro, le Elíte finanziarie e i detentori di capitali/immobili, si rischia di causare una fuga di capitali e di industrie/attivitá fuori dal Paese, con conseguente drammatica perdita di competitivitá della Germania.
E all’estero, in ogni parte del mondo, c’é chi é pronto a fare carte false per prendersi le Aziende e le ricchezze della Germania.

Ergo, chiunque arriverá dopo Merkel, dovrá fare davvero molta molta attenzione: mai la posta in gioco é stata cosí alta.

[1] https://www.fr.de/politik/rezo-youtube-zerstoerung-cdu-klimawandel-video-bundestagswahl-spd-news-90961418.html
[2] https://www.welt.de/politik/deutschland/article229344827/CDU-CSU-Die-immer-laenger-werdende-Liste-der-Maskenskandale.html
[3] https://www.zeit.de/politik/deutschland/2020-05/cdu-csu-union-corona-krise-umfrageaufstieg
[4] https://www.bazonline.ch/wie-lange-haelt-der-baerbock-hype-831878005055
[5] https://www.zeit.de/politik/deutschland/2021-05/annalena-baerbock-gruene-kanzlerkandidatin-bundestagswahl-umfragewerte-beliebtheit
[6] https://www.capital.de/wirtschaft-politik/die-wundersame-wiedergeburt-der-spd
[7] https://www.welt.de/politik/deutschland/article233540366/Deutschlandtrend-SPD-zieht-davon-Union-versinkt-in-historischem-Tief.html

Wohnungsnot: presto vietate le villette in Germania?

Si chiama Einfamilienhaus (abbreviazione EFH) ed é il sogno proibito di ogni tedesco: una bella e spaziosa casa unifamiliare, su piú piani e con giardino, in cui rilassarsi, passare piacevolmente il proprio tempo libero, fare grigliate con gli amici e crescere nella tranquillitá e nel benessere i propri figli.
Per il tipico tedesco appartenente alla classe media, diventare un Bauherr (ovvero possedere, o meglio ancora costruire da zero, la propria casa unifamiliare) rappresenta il sogno di una vita e il piú vero e unico traguardo per potersi orgogliosamente considerare socialmente arrivato.

Un privilegio per pochi e dai costi ormai proibitivi, che tuttavia i tedeschi continuano a inseguire con tutte le forze. La Einfamilienhaus é ancora oggi la piú amata forma abitativa del Paese.

Ora peró chi volesse costruire la propria EFH nella circoscrizione Hamburg-Nord dovrá abbandonare le proprie ambizioni: la costruzione di case unifamiliari é stata vietata dal locale rappresentante politico, il Verde Werner Boelz. Il provvedimento impedisce di edificare qualunque architettura unifamiliare, in virtú del loro elevato consumo di suolo e della cattiva efficienza energetica. [1]

Questo potrebbe essere solo l’inizio: la campagna elettrale per le elezioni del Bundestag del prossimo settembre é giá iniziata e i Verdi non fanno mistero che tra le loro proposte vi sia un divieto nazionale di costruzione di nuove EFH. Le ragioni di questa posizione decisa e drastica sono intuibili: per il partito dei Grüne le Einfamilienhäuser sono poco efficienti, occupano molto spazio e sono “socialmente inique” perché in un Paese che soffre di una disperata emergenza appartamenti non puó essere considerato etico costruire case unifamilari: tale spazio deve essere utiizzato per costruire case per piú famiglie, in un’ottica di downsizing abitativo. [2]

Una tale posizione non poteva non scatenare comprensibili polemiche: tra chi accusa i Verdi di populismo, chi argomenta che non si puó imporre alla gente il modo in cui deve abitare e chi accusa i Verdi di voler reintrodurre i palazzoni DDR di socialista memoria, la questione é tutt’altro che banale (anzi decisamente spinosa).
Un provvedimento del genere, se adottato a livello nazionale, avrebbe inoltre la conseguenza di trasformare le EFH preesistenti in isole di lusso ancora piú esclusive e costose, visto il divieto di costruirne di nuove. Il valore delle EFH preesistenti schizzerebbe alle stelle, con la conseguenza di andare quindi ad arricchire ancora di piú i proprietari di questi tipo di immobile, di fatto riservando la proprietá di villette unifamiliari ad una “casta” inaccessibile di privilegiati.

La Wohnungsnot anima da anni il dibattito politico in Germania e certamente continuerá a farlo nel prossimo futuro. Proposte sempre piú radicali e stravaganti diventeranno probabilmente la norma.
Soprattutto in virtú dell’atteso sorpasso dei Verdi nei confronti della SPD che, salvo sorprese dell’ultimo minuto, dovrebbe essere ormai certificato dalle elezioni del prossimo Settembre.

Una cosa é certa: finita l’era Merkel, ci si troverá di fronte ad un panorama politico completamente nuovo, sintomo di una Germania che oggi é piú Gespaltet (divisa) che mai. Socialmente, demograficamente ed economicamente.

[1] https://www.focus.de/immobilien/finanzieren/rot-gruener-senat-setzt-zeichen-werden-neue-einfamilienhaeuser-bald-verboten_id_12914796.html
[2]https://www.kyffhaeuser-nachrichten.de/news/news_lang.php?ArtNr=282838

La svolta “green” tedesca mette la quarta al carovita in Germania

La CO2-Steuer, che ho introdotto nel mio precedente articolo, si propone di essere il primo di una serie di tasselli volti a segnare la grande svolta “green” della Germania e rappresenta una piccola (ma significativa) dichiarazione di guerra ai combustibili fossili: una tassa di 25 Euro per ogni tonellata di CO2 emessa nell’atmosfera, per “punire” tutte le attivitá inquinanti e tutti gli hobby nemici dell’ambiente. Usare l’auto, viaggiare in aereo e riscaldare la propria abitazione a gas sará d’ora in poi piú caro, in quanto inquinante.

Le conseguenze sono giá sotto gli occhi di tutti: allo scoccare del primo gennaio la benzina é aumentata di quasi 10 cent al litro (ieri sera stava a 1,34€ quando prima di Natale la facevo sempre intorno a 1,22€ / 1,24€), il gasolio di circa 8 centesimi, ed é in arrivo una super stangata sui riscaldamenti e sull’energia elettrica.
Stando ai calcoli di Die Welt, i tedeschi pagano, ad oggi, le tariffe piú alte del mondo per l’energia elettrica. Il perché é presto detto: chi opta per le tariffe piú economiche, legate alle classiche centrali a gas o a carbone, dovrá ora pagare la CO2-Steuer; mentre chi non vuole pagare suddetta tassa puó optare per le tariffe “Ökostrom“, le tariffe speciali con 100% di energie rinnovabili, che peró sono sensibilmente piú care.

La tassa sulle emissioni é progressiva e aumenterá nel tempo: se oggi il governo incassa 25 euro per ogni tonellata di anidride carbonica, tale cifrá aumenterá fino a 55 Euro nel 2026. Questo si tradurrá in ulteriori aumenti per riscaldamento e carburanti: tra pochi anni, benzina e gasolio potrebbero arrivare a costare piú che in Italia.

E questo potrebbe essere solo l’inizio.
I “Grüne“, il partito dei Verdi (che ha messo a segno un grande aumento di consensi negli ultimi 4 anni), si sono detti “delusi” da queste misure “assolutamente insufficienti” e chiedono a gran voce subito una super-tassa di almeno 60 Euro per tonnellata di CO2.
Facendo qualche conto delle serva, significherebbe avere la benzina a circa 1,6 euro al litro.
Ma non solo: tra le proposte dei Verdi si fanno largo anche misure piú nette e drastiche, quali un completo divieto di vendita di auto nuove con motore a combustione interna a partire dal 2025, un divieto di costruzione di case unifamiliari e il contingentamento dei viaggi aerei annuali per persona.
Misure in taluni casi estreme e invasive, ma che non hanno impedito al partito ambientalista di fare il pieno di preferenze nelle ultime regionali. I Verdi ad oggi viaggiano intorno ad un consenso stimato del 20% (in alcuni regioni anche piú del 30%) e una loro presenza nella futura coalizione di governo é data quasi per certa. Segno che il tema in Germania sta a cuore a una fetta importante dell’elettorato.
Tra i loro motti per la salvaguardia dell’ambiente, uno dei piú frequenti é “Auto fahren teuer und unattraktiv machen” (rendere l’automobile costosa e sconveniente) e delinea alla perfezione la loro strategia: combattere tutte le attivitá e le abitudini “inquinanti” a suon di divieti e tasse. Posizioni che trovano largo consenso nei giovani adulti e nelle nuove generazioni ecologiste e anti-establishment, senza contare i molti “insoddisfatti” di SPD (ma anche del CDU/CSU) che vedono nel partito dei Verdi il candidato perfetto per un voto di protesta.

Una ipotetica coalizione CDU/CSU/Verdi, da molti vista come il piú probabile outcome delle prossime elezioni in Germania, potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era economica e industriale, segnata dalla riconversione verso la mobilitá a impatto zero e le energie rinnovabili, nonché dal perseguimento di una vera crescita sostenibile nel dopo-pandemia.

Tuttavia, la nuova era della lotta al cambiamento climatico rischia anche di trasformarsi in un pesante macigno sulle tasche della gente comune, soprattutto per tutti coloro che non possono permettersi auto elettriche, impianti fotovoltaici, biciclette elettriche family performance, elettrodomestici e appartamenti in classe energetica A++ e tutte quelle varie amenitá a impatto zero accessibili solo per chi gode di un certo benessere.
Per chi non ha grandi disponibilitá finanziarie rimangono oggi solo le alternative “inquinanti” e queste avranno, in futuro, costi sempre piú proibitivi per le classi meno abbienti.

Se davvero il futuro ci riserva questa svolta green e sostenibile, I prossimi anni ci vedranno di fronte ad un problema etico (e se vogliamo anche filosofico) di portata epocale: scegliere tra ecologia e impoverimento dei ceti medio/bassi.
Se da un lato é giusto prendere provvedimenti per salvare il pianeta, dall’altro é chiaro che questi provvedimenti daranno un ulteriore boost alle diseguaglianze sociali.
Non é certamente una questione facile. Anche io, onestamente, faccio fatica a prendere una posizione a riguardo.

Ma ho come l’impressione che la scelta a riguardo sia in qualche modo giá stata fatta.