Quando a volte la nostra vera testa.. è la pancia

Dopo un anno e mezzo (anzi, qualcosina di più), ho il mio primo certificato di malattia tedesco! Proprio così, sono stato a casa dal lavoro qualche giorno, rimandando la partenza di un (importantissimo!) viaggio di lavoro in quel di Huntsville, Alabama a causa del mio stomaco che si è preso qualche giorno di vacanza. Prima digestione difficile, poi mal di stomaco, poi inappetenza totale per 3 giorni accompagnata da dolori e brontolii.. niente di drammatico, ma non era proprio il caso di fare 12 ore di aereo. Non so se è stata un’influenzina o se solo è stato il risultato di un periodo duro.. in effetti, sono un pochino teso. Il lavoro va a mille e non vedo l’ore di raggiungere Aprile per chiudere alcune milestones e tirare il respiro.

Ma quello forse è il meno. In più c’è il fattore emotivo che gioca sempre brutti scherzi. E’ passato ormai un anno da quando, al 2 Marzo per esattezza, era un giovedì, avvisando all’ultimo il buon Johannes (il mio capo) saltavo su un Ice alle 5 del mattino per arrivare a Milano alle 14 e andare a trovare mia mamma all’Istituto dei Tumori di Milano, nel giorno del suo sessantesimo compleanno. Nei miei piani dovevo partire il venerdì sera, ma alla fine non me la ero sentita di non esserci, volevo assolutamente andarci, volevo essere con lei per qual compleanno che avevo tanta paura potesse essere l’ultimo. Paura che poi si è trasformata in realtà un mese dopo.

Ripensando a tutte queste cose, mi vine, a tratti, un magone terribile, che scaccio, dimentico, poi torna, poi riscaccio, in una giostra maledetta. A volte rievoco immagini belle e riesco quasi a commuovermi ed essere felice, poi mi sento in colpa per quella felicità e mi assale la tristezza. Ma poi mi rendo conto che pensieri negativi non fanno altro che attrarre altri pensieri negativi, di paura, di preoccupazione, e allora, a costo di sentirmi quasi egoista, arrivo a gridare BASTA.

Voglio ricordare il bello, non il brutto. Voglio solo pensieri positivi. Voglio tenermi in testa i momenti felici, le cene insieme, i viaggi, e perché no, anche le litigate. In fondo mi hanno fatto crescere, tanto, e lei era un contendente formidabile.

In ogni caso, ora sto meglio e alla fine, ho deciso che parto per gli USA domani. Ora sto aspettando Hanna dal lavoro, appena mi scriverà che è salita sul tram infornerò il nostro flammkuchen al formaggio e funghi e poi passeremo una bella serata insieme. Perché il fatto è che bisogna andare avanti, pensare che non fa male, non fa male, e cercare, nel limite del possibile, di sostituire il dolore con ricordi belli e ringraziare che, tutto sommato, la vita continua e sta continuando bene, che ho tutto quello che voglio e che seppur con l’amaro in bocca, sono il felice risultato di tutto ciò che con la sua determinazione mia madre mi ha trasmesso.

Annunci

Piscine germaniche: vita da nuotatore in Germania

hallenbad

Chi mi conosce sa che dopo il rovinoso incontro con l’asfalto a 250 orari in quel di Monza ho definitivamente abbandonato lo sport motociclistico e ho quindi destinato tutte le mie (scarse) velleità sportive al nuoto.
Ecco, una delle cose un po’ strane con cui ho dovuto fare i conti qui sono le piscine. Qui in Germania, o perlomeno in questa zona, durante la stagione estiva le piscine al coperto chiudono. Tutte o quasi. Pochissime rimangono aperte. C’è una netta differenziazione tra le cosiddette “Hallenbad” ovvero le piscine coperte, e le “Freibad” ovvero gli impianti all’aperto. Normalmente, ai primi di maggio i primi chiudono i battenti, mentre le seconde aprono. Quindi se vuoi farti una nuotata, non hai altra scelta che gli impianti all’aperto. Questo per tutta la “Sommersaison” ovvero da Maggio a Settembre compresi. Ciò comporta almeno un paio di grossi, inevitabili, svantaggi.

Lati negativi: il tempo (atmosferico)

1) A Maggio e a Settembre in Germania il tempo (atmosferico) può giocare brutti scherzi, è assolutamente possibile avere temperature massime intorno ai 10 gradi… per i locali non è un problema, loro a nuotare (all’aperto) ci vanno lo stesso anche se nevica. Il problema invece per te c’è eccome, perché sei stato cresciuto dalla tua buona e protettiva mamma italiana che ti seppelliva sotto una coltre di maglioni e sciarpe non appena la temperatura esterna scendeva sotto i 20 gradi e sai bene che il tuo corpo non è assolutamente preparato a tutto ciò. Pertanto, onde evitare una sicura broncopolmonite, lasci perdere.

2) I tuoi allenamenti sono dipendenti dal meteo. Puoi provare a programmarli con l’ausilio delle previsioni del tempo ma il meteo nel Rheintal è estremamente variabile e cambia in fretta, pertanto la pianificazione spesso fallisce a causa dell’affidabilità delle previsioni – non molto elevata da queste parti. Pertanto è necessario passare dalla pianificazione ad una gestione “alla giornata” ovvero borsone da allenamento sempre con sè e all’uscita dall’ufficio previa valutazione di temperatura, situazione del vento e del cielo si decide se andare o no.
Purtroppo non è raro che capitino, anche in piena estate, periodi di tempo di M.. con pioggia e nuvole, in cui non riesci ad andare in piscina anche per 10 giorni consecutivi.

Va beh, ora che ho finito con i lati negativi, ne elenco qualcuno sicuramente positivo.

Lati positivi: Organizzazione e prezzi

1) In Germania le piscine sono molto piu´economiche che in Italia. L’impianto in cui nuoto abitualmente (vasca olimpionica + vasca ricreativa) costa 4,10 € durante la stagione invernale e 3,30 € durante la stagione estiva quando si nuota all’aperto. Prezzi che scendono ulteriormente se si passa agli abbonamenti. Un abbonamento annuale costa poco meno di 200 €.
È anche disponibile una tariffa scontata per chi entra nelle ultime ore di esercizio (normalmente dopo le 18 o le 19) in quel caso l’ingresso costa 2 €! Non ne vale la pena tuttavia, perchè le corsie diventano davvero affollatissime…

2) I tedeschi sono estremamente disciplinati in corsia, ad un livello generalmente superiore al nuotatore medio in Italia. Si dispongono con precisione rispettando la regola della corsia 4: i missili nuotano al centro, ai lati a scalare i più lenti. Ti danno sempre strada se vedono che arrivi più veloce. Se sono più veloci di te non sono assolutamente molesti nei sorpassi. Cercano quasi sempre di conciliare le tue pause e le tue ripartenze, nel limite del possibile. Non ho MAI, ripeto, MAI, dovuto inca**armi col solito cretino/a che ti parte davanti di proposito per darti fastidio (cosa che in Italia mi capita con regolaritá).

Velocità in corsia

Il livello del nuoto libero è mediamente più alto che in Italia – dove vado io non è così raro trovare gente che chiude ripetute da 100 metri a SL in meno di 1’20” e riparte dopo 10 secondi – cose che in Italia vedevo fare solo nelle corsie dell’agonistica. Se nel bel paese mi sentivo quasi sempre il re della corsia, qua ho subito una drastica ridimensionata.

Organizzazione corsie

Le piscine sono in genere così gestite: ci sono generalmente una, massimo due “Schnellschwimmbahn” ovvero le nostre corsie veloci. E ci entra solo chi nuota (per intenderci, chi in 30 min almeno 1500m li fa). Gli altri stanno nelle corsie laterali, generalmente non delimitate , riservate a chi vuole nuotare lentamente o in relax. Il resto delle corsie é riservato alle associazioni sportive e alle squadre (Vereine) oppure alle scuole. Le corsie a loro riservate (generalmente non meno di 4) sono conseguentemente chiamate “Vereinbahn” e “Schulbahn”. Se si nuota alla domenica, tuttavia, pressoché tutte le corsie sono disponibili al nuoto libero.

Spogliatoi

A differenza di quanto avviene generalmente nelle spa, gli spogliatoi sono separati tra uomini e donne, specie negli impianti più grossi. Può tuttavia capitare, nelle piscine più piccole, di avere lo spogliatoio in comune. In ogni caso, vi sono sempre cabine singole per cambiarsi e le docce sono sempre separate.
Il livello di pulizia in spogliatoi e ambienti comuni è circa equivalente alle piscine in italia – e anche qui, esattamente come in Italia, negli impianti comunali spogliatoi e docce sono messi un po’ peggio che negli impianti privati – eccetto per il fatto che le ciabatte sono, per molte persone, un optional. Almeno il 50% delle gente non le usa. Stesso dicasi per la cuffia (ma in questo caso, mi sono rapidamente adattato alle usanze locali ).

Il “Warmbadetag”

Alcune Hallenbad hanno, durante la stagione invernale, dei giorni in cui l’acqua è più calda (generalmente intorno ai 30 gradi). Questi giorni sono chiamati “Warmbadetag”. Di solito si tratta di impianti da 25 m. I tedeschi adorano l’effetto rilassamento dato dall’acqua tiepida, sfortunatamente non si tratta di una situazione ottimale per un allenamento. C’è un impianto vicino a casa mia in cui nei “Warmbadetag” l’acqua è a circa 28-29 gradi, per nuotare è abbastanza borderline ma si può fare. Certo non si possono fare lavori di velocità o di potenza, ma per fare 2500-3000 m in scioltezza va bene. Non per niente, è la mia nuotata relax del sabato.

E’ già Natale?

P_20171222_155650[1]Accidenti, sì, è già Natale.

Quest’anno più che mai è arrivato di soppiatto, in sordina, mi ha preso alle spalle. Sarà perché io proprio non lo stavo aspettando. Ma anche quest’anno, è già Natale.

Non sono mai stato un grande fan di luminarie, addobbi, presepi e regali. Sì certo qui in Germania a partire da fine novembre ovunque iniziano i mercatini che talvolta sono davvero belli, ma io li vedo più come una occasione di ritrovo e una scusa per qualche buon bicchiere di Glühwein, piuttosto che qualcosa di legato al Natale e alle feste.

Ma ogni anno che passa, ogni volta che iniziano a comparire luminarie, addobbi e babbi Natale, ecco che c’è sempre una costante, crescente, inarrestabile malinconia che cresce e che mi porto dentro fino al fatidico giorno. Vedo intorno a me quell’atmosfera fatta di  felicità artefatta e di trambusto consumistico e non la amo, non mi ci riconosco, vorrei in qualche modo trovarmi altrove e scansarla. Perché mi rendo conto che forse è proprio quella che mi rende malinconico.

Ma sono cose ahimè impossibili da scansare, perché come ogni anno parte inesorabile la corsa ai regali, e allora ti trovi a scervellarti per capire cosa puoi fare, cosa puoi regalare, cosa manca… e poi sbatti contro un muro. Perché ti rendi conto che oramai non ci è rimasto praticamente più niente da regalare, ormai abbiamo già tutto, ogni genere di bene di consumo, ogni genere di comodità e di oggetto superfluo ormai lo possediamo già. Solo che sei schiavo di uno schema mentale spietato che ti costringe ogni anno a cercare qualcosa di nuovo, di più bello, di più chic, di più costoso. Perché altrimenti ti sembra di sminuire la persona a cui stai facendo il regalo, e ti senti in colpa, ti sembra di mancare di rispetto se quello che regali non è sufficientemente bello e costoso. E se non trovi nulla entri in un loop mentale disastroso. Alla fine del quale, ti fermi. E rifletti.

Rifletti pensando che tutto questo è assurdo. Che se c’è una cosa bella del Natale, forse, una sola, è tornare a casa e stare con la famiglia, magari approfittare di un paio di sere per vedere gli amici, godersi alcuni giorni tutti insieme in spensieratezza. Ed ecco, quello, quello è il regalo, il vero regalo, il più grande e il più bello. E a costo zero.

E probabilmente dovremmo finirla di farci questi stramaledetti regali, che sono solo una gran seccatura. Magari scambiarci solo pensierini simbolici, semplicissimi. E basta. Perché quando ami veramente una persona, chiunque sia, Fidanzata, Familiare, o Amico, non te ne frega niente di cosa c’è dietro a quella carta luccicante, sei solo contento che una persona cara ha pensato a te.

E ripensandoci, mi sono reso conto di come certe volte ho sviluppato una devozione o un attaccamento incredibile per gli oggetti più insensati e privi di valore, solo perché a darmeli era stato qualcuno a cui volevo davvero bene. Quindi che razza di bisogno c’è di diventare matti ogni volta? Serve? Davvero?

Non lo so, sarà che quest’anno sarà il primo Natale senza la Mamma e sarà di una tristezza infinita, proprio per quello credo che il più bel regalo che possiamo farci è stare insieme e cercare di essere felici. So già che sarà dura, so già che ci saranno dei momenti di silenzio a tavola che nessuno avrà il coraggio di interrompere se non forze lo Zio Luca col suo inarrestabile, granitico spirito anticonformista, pronto a versarmi un altro bicchiere di lambrusco. Ci sarà inevitabilmente qualche lacrima, che io non riuscirò a versare perché da sempre mi porto dentro questa maledizione di riuscire a piangere solo in privato quando invece dovrei proprio abbracciare tutti quanti e lasciarmi andare.

Domani alle 8 si parte da Francoforte destinazione Monza, con un carico di regali che sto cercando disperatamente di organizzare in valigie e sacchetti. Spero che l’aria di casa mi faccia bene a la malinconia passi.

Perché, in ogni caso, se penso a Desio, mi viene ancora da chiamarla “casa”, nonostante tutto.

 

 

Ma la Germania fa schifo!

Gerschif

Tempo fa avevo scritto un post “classificando” la reazioni più curiose della gente quando vengono a sapere che vivi in Germania (vedi “le cose più strane che ti senti dire da Expat”).
C’è tuttavia una categoria che non avevo menzionato, sarà perché inizialmente non ne incontrassi molti, ma ultimamente, facendoci caso, mi rendo conto che sono in un numero consistente. Sto parlando della categoria degli “schifati”.
Chi sono gli schifati? Beh, sono quelli che con la faccia stupita e gli occhi a palla ti dicono “In Germania? Ma perché? Cosa c’è di bello in Germania? La Germania fa schifo!”

Per carità, la Germania non è perfetta come non lo è nessun posto al mondo. Ed è assolutamente vero che, se parli coi tedeschi, sono tutti concordi nel dirti che la Germania sta peggiorando e “non è più quella di una volta”.
Ci sono anche molti expat italiani che vivono qui che si professano disfattisti e insoddisfatti, quasi volessero a tutti i costi scoraggiare l’arrivo di nuovi connazionali. Ma da qui a dire che fa tutto schifo..

In ogni caso, di fronte ad una reazione del genere, ti domandi quali siano le ragioni di una posizione così netta e allora, educatamente, chiedi. Anche perché spesso questa osservazione viene da persone il cui concetto di “viaggio” sono le due settimane a Varazze in estate e una settimana ad Aprica in inverno.
E quindi scopri che, il più delle volte, il loro perentorio “la Germania fa schifo” trova il suo fondamento in un viaggio di lavoro di tre giorni fatto un paio di anni fa in cui hanno visitato una fiera di componenti per l’edilizia nella periferia di qualche città di provincia soggiornando in un Best Western sperduto sull’autostrada in mezzo al nulla più totale. Uno squallore di viaggio, questo è poco ma sicuro. Lavorando, può succedere.
Quello che però fa specie, è che magari si tratta del loro unico viaggio in Germania. E sulla base di questo, hanno stabilito senza appello che “la Germania fa schifo”.

E vabbé, a quel punto realizzi che si tratta di uno di quei casi in cui il modo migliore per uscire vincente da una discussione è non intavolare tale discussione. E allora sorridi e dici… sì, hai ragione, la Germania fa schifo. E fai benissimo a restare in Italia.

L’ascesa di AFD e qualche riflessione

c3csqtgwqamh6wk

Ieri col risultato delle elezioni qui in Deutschland é arrivato uno scossone mica da ridere. Per la prima volta dalla fine del terzo Reich una forza di estrema destra torna in parlamento, e non ci torna certo pacificamente ma come è lecito aspettarsi già si annuncia battaglia.

Frau Merkel rimane cancelliera (per ora, unico leader G7 a non esser stato silurato in un periodo mondiale assai politicamente turbolento) ma si tratta purtroppo per lei di una vittoria di Pirro. Lo scenario, rispetto al 2013, è cambiato notevolmente e avrà il suo bel da fare per costruirsi una maggioranza stabile. Il suo partito ha perso moltissimo consenso e ancora peggio è andata al suo diretto concorrente, il candidato di centrosinistra Martin Schulz.

In molti vedono la scalata del AFD come la “giusta punizione” per Angela Merkel a seguito della sua decisione, nel tutt’altro che lontano 2015, di aprire le porte ai rifugiati siriani, importando un milione di migranti in un solo anno, pur non disponendo probabilmente delle risorse necessarie ad accogliere una massa simile. È stata, probabilmente, la bicchierata (non la goccia) che ha fatto traboccare un vaso che era già discretamente pieno.

Ricordo ancora come nella notte di San Silvestro del 2015, mentre nella centralissima piazza del Duomo di Colonia succedeva quella che poi sarebbe risultata alle cronache come una molestia sessuale di massa ai danni di ragazze tedesche da parte di nordafricani arrapati, io mi trovavo sul non molto distante Deutzer Brücke a festeggiare e avendo modo di parlare con alcuni tedeschi percepivo la loro frustrazione e rabbia per questa situazione. “Benvenuti al capodanno arabo di Colonia” scherzava un signore tedesco di fianco a me. Un’altra giovane donna, invece, mi raccontava di come nella scuola frequentata dal figlio fossero state sospese da mesi le lezioni di educazione fisica, perché le palestre erano state riempite di migranti. Un altro signore invece spiegava che in una scuola davanti a casa sua erano stati sistemati più di 50 migranti, che alla sera uscivano e stazionavano in strada bevendo e facendo casino “abbiamo paura ad uscire”, mi diceva.

Nessuna sorpresa che per loro sia uno shock; parliamo di tedeschi, ovvero di gente che fino a qualche anno fa era abituata a prendere il tram o l’autobus a mezzanotte senza doversi minimamente preoccupare del fattore sicurezza.

Negli ultimi dieci anni la situazione è cambiata, lo dicono tutti. Non trovo un tedesco, che sia uno, che non mi dica la stessa cosa, ovvero che nell’ultimo decennio la sicurezza percepita è calata sensibilmente, con una accelerazione decisa negli ultimissimi anni. I fatti di cronaca e gli attentati, poi, non aiutano sicuramente.

Quindi, in Germania c’è una emergenza sicurezza?

No, non c’è. Almeno a quanto ho modo di vedere io, nella fetta di Germania che vivo quotidianamente. In Italia conviviamo da anni con situazioni ben peggiori.

Un esempio che mi viene automatico è confrontare la stazione di partenza e quella di arrivo nei miei spostamenti ferroviari tra la Germania e l’Italia.

Se mi chiedete di scegliere dove preferirei trovarmi a mezzanotte tra la stazione di Monza e Darmstadt Hbf, non ho dubbi: scelgo Darmstadt. Quando torno dall’Italia talvolta arrivo a Darmstadt ben dopo le 23, e devo ammetterlo, non mi sono mai sentito a disagio neanche a quell’ora, neppure prendendo il tram per tornare a casa a mezzanotte e 5. Ma quando arrivo a Monza con L’EC da Zurigo alle 22.21 mi sento a disagio eccome. Soprattutto se sono con Hanna. Sono sul chi va là e mi guardo sempre le spalle, mentre cerco di attraversare la stazione il più in fretta possibile per andare a incontrare mio papà che mi aspetta fuori in auto. Di andare a Desio in treno da Monza a quell’ora non se ne parla neppure, sarebbe proprio andarsela a cercare (soprattutto con valigie al seguito).

Però…

La situazione va deteriorando. Non si può negare che ci sia stato un peggioramento. Al di là di quello che racconta la gente (si sa, a casa propria si lamentano tutti, si stava sempre meglio prima, l’erba del vicino è sempre più verde, eccetera eccetera..) io stesso devo ammettere che, avendo viaggiato tanto in Germania anche negli anni scorsi, effettivamente si apprezza un sensibile deterioramento di quel senso di “sicurezza” che c’era una volta. Se nel 2005 una ragazza poteva tranquillamente prendere la metropolitana a Monaco alla 1 di notte da sola, oggi non sono più tanto sicuro che sia una cosa fattibile a cuor leggero.

Per le strade, nelle piazze, nei parchi, si formano chiassosi crocicchi di stranieri dall’aria poco rassicurante che diventano stanziali e tendono a rimanere nella stessa zona permanentemente. Magari sono innocui, magari non fanno nulla, ma istintivamente cambi marciapiede o fai una leggera deviazione. Una cosa a cui in Italia ero ormai abituato, ma in Germania probabilmente non era così.

E questo i tedeschi lo stanno soffrendo. AFD ha dato la possibilità a tutte le persone che soffrono questa situazione di mostrare e sfogare il loro malcontento. Siamo di fronte ad un autentico voto di protesta, che però purtroppo vira nella direzione di quella Germania con la svastica che nessuno qui vuole più ricordare. Ma ora c’è una forza significativa che ha preso questa direzione, e non si può più fare finta di niente.

E con ciò..

C’è da chiedersi se sia davvero tutta colpa dell’immigrazione o se c’è davvero qualcosa che non va in questa Germania. In molti ora si chiedono se il germe del nazismo si stia risvegliando, se ci sia davvero da preoccuparsi. Io credo di no, anche se fa riflettere il crollo del centrosinistra rappresentato dal SPD di Martin Schulz. Se supponiamo che tutti i delusi della Merkel abbiano votato AFD (sarà un caso ma: Union -8%, AFD + 8%) allora i voti del SPD che fine hanno fatto? Mi riesce difficile pensare che una fetta così grande del popolo del centrosinistra abbia virato a destra verso liberali e AFD, ma a quanto pare così è stato.

C’è un altro dato da considerare: in Germania mancano giovani. Non per niente per riempire tutti i posti di lavoro richiesti dal mercato ogni anno vengono importati migliaia e migliaia di giovani laureati dall’estero. C’è quindi una buona fetta di elettorato che ha qualche annetto in più e si sa, i “non giovani” tendono sempre ad avere posizioni più chiuse e meno tolleranti (vedi Brexit) rispetto a chi ha qualche anno in meno.

A ciò va a collegarsi un fatto curioso: tra i giovani figli di immigrati di seconda o terza generazione, turchi in primis (ma anche Italiani), che al compimento dei 21 anni dovevano scegliere tra la cittadinanza dei genitori e quella tedesca, quasi nessuno sceglieva quest’ultima. Tanto che questa legge nel 2013 è stata anche cambiata, diventando più permissiva. Anche chi, dopo 8 anni di residenza, avrebbe diritto al doppio passaporto, non lo richiede quasi mai. Insomma, nessuno vuole diventare tedesco, neppure chi vive qui da decenni.

Quindi abbiamo migliaia, anzi probabilmente centinaia di migliaia, di “potenziali tedeschi” (che sicuramente non avrebbero votato AFD) ma a cui avere un ruolo (seppur minimo) nella vita politica del paese in cui vivono non interessa minimamente.

Insomma, manca un senso di attaccamento al paese, a quanto pare manca totalmente una “fidelizzazione” efficace tra coloro che vivono qui da moltissimo tempo. C’è da chiedersi se il tanto sbandierato e pluripremiato modello tedesco dell’integrazione funzioni davvero oppure se sia tutta solo un’illusione.

Basta, sto scrivendo troppo. È tardi, tagliamo corto…

Se non altro, l’effetto positivo dell’ascesa di AFD potrebbe essere quello di dare una decisa svegliata alle due grandi forze politiche moderate tedesche, facendogli capire che è ora di rinnovarsi, di adattarsi ai giorni nostri e di decristallizzarsi dalle posizioni anacronistiche tenute fino ad oggi.

Se Frau Merkel è davvero una politica tanto abile, ora ha l’occasione perfetta per dimostrarlo. Si ritrova una enorme gatta da pelare, con una maggioranza tutt’altro che facile da costruire e all’opposizione un partito populista xenofobo in fortissima ascesa di consensi. Se riuscirà a ricostruire i consensi e a governare bene, tanto di cappello.

La sfida, ora, sarà ridare ai tedeschi quella sicurezza e quel senso di tranquillità che sentono di aver perduto senza però scadere nell’estremismo e nell’intolleranza generalizzata. In Germania vivono milioni di stranieri, molti dei quali sono brave persone che lavorano sodo e rispettano le regole; la sfida vera sarà incentivare queste persone, farle sentire parte del paese e non degli stranieri, far sì che si sentano più “tedeschi”. E nel contempo essere duri e intransigenti con chi viene qui per godere dei sussidi a sbafo, o peggio, per delinquere o per fare male. Un inasprimento è necessario, e la gente lo dovrà percepire. Solo così si potrà invertire la tendenza attualmente in corso.

Sarà tutt’altro che facile, purtroppo.

Perché fare dei “distinguo” è sempre difficile, in ogni cosa. Lo status quo e la generalizzazione sono molto più veloci, facili e comodi. Ma storicamente, hanno sempre prodotto grandi disastri. La speranza è che ognuno faccia del proprio meglio per far sì che la storia non si ripeta.

Tra razzi vettori e uragani

Ok, viaggiare mi piace, ma riconosco che certe volte diventa stressful. Sono in USA, per la precisione al Jackson di Atlanta, dove sto per prendere il settimo volo in sei giorni di viaggio  (sono partito lunedì). Tra Design reviews, visite a key accounts e visite per service engineering starò qui due settimane lavorative, per un totale di 11 voli in 12 giorni. E volare negli USA non è esattamente piacevolissimo, i controlli sono un vero “pain in the ass” specie negli aeroporti più piccoli dove complice la coda più contenuta si prendono la briga di essere molto più pignoli e controllare a fondo ogni cosa, e sei hai un passaporto non USA le cose peggiorano assai. Generalmente, è il rialzo della mia scarpa sinistra che attira sempre l’attenzione degli Officer della Homeland Security. E non dimentichiamo il mio campionario di viti e placche in titanio che fa impazzire i body scanner.

A complicare ulteriormente le cose ci è messo Irma (l’uragano), lunedì pomeriggio il mio volo per Atlanta è stato deviato a Newark, quindi coincidenze saltate e appuntamenti del martedì da cancellare e spostare.

In tutto questo, però, sono decisamente contento. Perchè al di là di tutti i disagi e lo stress, questa settimana ho tolto un’altra spunta dai miei sogni nel cassetto.  Welcome to Huntsville, AL, the Rocket city of America. Il nostro cliente è l’agenzia spaziale americana.

Alla faccia di tutti quelli che dicevano che ero un illuso, un pazzo, un sognatore, quando da ragazzino raccontavo che per me la massima realizzazione nella vita forse sarebbe stata lavorare per la NASA.

20170912_143258(0)_resized

Trasferirsi in Germania con la carta di soggiornante CE di lungo periodo

Auslaenderbehoerde

Pur essendo ormai diventato il mio blog una piccola finestra sulla vita in Germania da “expat” italiano, volevo astenermi dallo scrivere la solita banlissima guida sull’Anmeldung, la Krankenkasse e i primi passi in questo paese. Internet ne è pieno e si trovano già ogni genere di tutorial e articoli, anche specifici per diverse città, per cui ho pensato che un articolo in più sarebbe stato assolutamente inutile. Tanto più che la procedura per noi cittadini comunitari è davvero semplicissima, si fa più fatica a scriverlo che a farlo.

Quello che manca davvero (e che mi ha causato non pochi mal di testa negli ultimi due mesi) è una guida per chi vuole trasferirsi in Germania ma non è cittadino Italiano e neppure UE e risiede in Italia con una Carta di Soggiornante di lungo Periodo CE. Questo è il caso della mia compagna, che è cittadina russa e che vive e lavora qui.

La procedura è più complicata e purtroppo dall’esito non scontato. Ora spiegherò qui che cosa serve fare.

Tutto quello che spiegherò qui presuppone che siate in grado di parlare almeno un minimo di tedesco. Se non sapete la lingua, la questione può complicarsi un poco. Negli uffici normalmente parlano anche inglese, ma non sempre lo fanno volentieri.

Il presupposto fondamentale è che dovete cercare un lavoro in Germania. Per giustificare il rilascio di un permesso di soggiorno, dovete dimostrare di essere in grado di badare a voi stessi e provvedere al vostro sostentamento. La Carta di Soggiornante di lungo Periodo CE vi permette il libero accesso sul territorio tedesco e una permanenza fino a tre mesi, durante i quali dovrete cercarvi un impiego.

Il mio consiglio, però, viste anche le lungaggini burocratiche qui in Germania, è di cercare un impiego dall’Italia, e arrivare qui con un contratto di lavoro già firmato.

Questo per due principali ragioni: primo, senza un contratto di lavoro con il vostro cognome straniero vi sarà difficilissimo, diciamo impossibile, riuscire ad affittare una casa/stanza, e un indirizzo in Germania è obbligatorio per poter lavorare. Secondo: i tre mesi di permanenza garantiti dalla carta di soggiorno italiana vi serviranno tutti per sbrigare la burocrazia.

Quindi supponiamo che avete trovato lavoro in Germania e vi è stato proposto un contratto (e vai!). Per prima cosa, non accettate una data di inizio del contratto troppo ravvicinata, perché non ce la farete a rispettarla. Per sistemare tutta la burocrazia mettete in conto almeno due mesi della data del vostro arrivo in Germania. Quindi avvisate il vostro datore di lavoro di questa cosa! Assicuratevi inoltre che il vostro datore di lavoro compili in ogni sua parte il modulo “Stellenbeschreibung” che trovate qui. Questo modulo vi servirà in originale quando sarete in Germania.

Una volta trovata una casa o una sistemazione, potete recarvi agli uffici comunali (Burgersamt) della vostra città e fare l’Anmeldung. Questa parte normalmente fila via liscia e veloce. E`sufficiente presentarsi all’ufficio con il proprio passaporto e un “Wohnungsgeberbestätigung” firmato dal vostro padrone di casa e si ottiene la conferma dell’Anmeldung.

Siccome vi siete registrati con un passaporto non UE, dovreste ricevere entro pochi giorni una lettera dall’AusländerBehörde (Ufficio stranieri) che vi chiederà di presentarvi per chiarire le vostre intenzioni (in sostanza se intendete risiedere permanentemente in Germania oppure no).

In alternativa, potete decidere di recarvi spontaneamente all’Ausländerbehörde per iniziare la procedura di richiesta del permesso di soggiorno. Ogni volta che avrete a che fare con l’Ausländerbehörde armatevi di pazienza  e preparatevi a levatacce mattutine all’alba per andare a prendere un numero. A Darmstadt per prendere un numero per un colloquio era sufficiente essere sul posto alle 6.30, ma colleghi mi hanno raccontato che a Francoforte i numeri sono già esauriti alle 5.30 di mattina e molta gente per potersi assicurare un numero per un colloquio dorme sul posto.

Purtroppo l’afflusso di stranieri in Germania é massiccio e questi uffici sono oberati di richieste!

Così, una volta che siete riusciti ad avere il tanto agognato numero, potrete finalmente parlare con un impiegato dell’ufficio stranieri. All’impiegato dovrete spiegare che vi serve l’autorizzazione per esercitare una attività lavorativa (Zulassung einer Beschäftigung). Per avviare la pratica, dovrete lasciare all’impiegato:

Copia del passaporto

Copia della Carta di Soggiornante di lungo Periodo CE

Copia del vostro contratto di lavoro

Stellenbeschreibung in originale

E infine (Non obbligatorio, ma consigliatissimo) Copia di CV, diplomi scolastici/universitari, certificati, referenze, ecc.. e ogni altro documento che descriva le vostre competenze professionali e lavorative. Serviranno all’Agenzia del lavoro per esaminare la vostra richiesta!

Dopo di che l’ufficio stranieri invierà i dati del vostro contratto e del vostro lavoro all’Agenzia del lavoro (Bundesagentür für Arbeit). L’Agenzia ha 15 giorni per rispondere e decidere se rilasciarvi o meno il permesso di lavoro.

Quello che fa l’agenzia è verificare se per il lavoro che vi è stato offerto vi sono cittadini tedeschi o comunitari disoccupati (Arbeitslos) che possono rivestire quel ruolo. Faranno una ricerca considerando la posizione per cui verreste assunti, le vostre competenze, la vostra esperienza specifica e i titoli di studio, e consulteranno le liste di collocamento per verificare se ci sono disoccupati tedeschi o comunitari con le vostre stesse competenze ed esperienze.

Siccome loro hanno la precedenza sui cittadini non-EU, in quel caso il permesso di lavoro non vi sarà rilasciato, non avrete il permesso di soggiorno tedesco e dovrete lasciare la Germania entro 3 mesi.

Nella pratica, se non avete una laurea, oppure un diploma di scuola superiore e svariati anni di esperienza specifica, avere l’approvazione dell’agenzia del lavoro è molto difficile, perché per lavori generici hanno la precedenza i disoccupati locali. Nonostante il tasso di disoccupazione molto basso, la possibilità di vedersi negare il permesso è reale.

Quindi vale la regola: più siete specializzati, più esperienza avete, più possibilità avete di ottenere l’approvazione. In Germania è molto apprezzata la specializzazione e amano molto i certificati e i documenti quindi se avete fatto corsi, aggiornamenti, formazioni aziendali, ecc… allegate, allegate, allegate tutto e possibilmente allegate un foglio con una traduzione in tedesco. Fatevi fare lettre di referenze da colleghi e capi, se potete. Anche in inglese vanno bene.

La Bundesagentür für Arbeit verificherà anche che il vostro salario sia allineato con il tipo di lavoro e con la vostra formazione. Si tratta di una precauzione per evitare il dumping salariale con gli stranieri (che in Italia ha fatto danni devastanti). Alcuni datori di lavoro fanno i “furbetti” e offrono contratti con salari sotto mercato sperando che sfuggano al controllo dell’Agenzia del Lavoro. Difficilmente però questo sfugge all’Agenzia, e anche in quel caso il permesso di lavoro viene negato. Quindi controllate sempre che il vostro stipendio sia a mercato, potete farlo usando siti come Glassdoor o Kununu. In Germania esistono paghe minime stabilite per legge, che variano da regione a regione, informazioni si possono trovare sul sito della Bundeasgentür für Arbeit.

In virtù di questa “selezione all’ingresso” operata dall’agenzia del Lavoro, dovete tenere sempre a mente il fatto che avere un contratto di lavoro in mano non è assolutamente garanzia di avere trovato il lavoro in Germania; dovete superare lo scoglio dell’esame della Bundesagentür für Arbeit e, come già detto, se non siete molto specializzati e/o laureati, è difficile che vi venga approvato il permesso di lavoro.

Per cui se avete già un lavoro in Italia, se potete, non lasciatelo; prendete ferie o una aspettativa, perché non c’è sicurezza che in Germania verrete assunti.

Esistono fortunatamente alcune professioni per le quali in Germania c’è carenza di personale e in quel caso la possibilità di avere l’approvazione è molto più elevata: la lista di queste professioni si chiama “Positivliste” ed è consultabile qui.

Esistono anche delle eccezioni, in cui l’Agenzia del Lavoro non può mettere il veto (ovvero: il permesso di lavoro viene consesso in automatico) . Si applicano ad esempio a ricercatori, scienziati, dottori. Purtroppo non ricordo tutti i dettagli, ma si possono consultare qui.

In ogni caso, nonostante l’approvazione della Bundesagentür für Arbeit richieda, in teoria, solo 15 giorni, in realtà la procedura può essere molto più lunga perché tutto dipende da quando l’Ausländerbehörde invia i documenti all’Agenzia. Nel nostro caso, i documenti sono rimasti all’Ausländerbehörde per un mese prima di essere spediti, per via delle migliaia di pratiche da sbrigare che avevano. Per cui il mio consiglio è: sollecitate.

Presentatevi in Ausländerbehörde almeno 2 o 3 volte a settimana e chiedete lo stato della vostra pratica. Se non è ancora stata presa in carico, sollecitate. E così via.

Purtroppo è una operazione faticosa e irritante perchè richiede ogni volta una levataccia al mattino ma credetemi, se non sollecitate rischiate di dover aspettare molto a lungo.

Se va tutto bene e l’Agenzia del lavoro approva, vi contatterano dall’Auländerbehörde e vi daranno un appuntamento per avviare la pratica di Permesso di Lavoro / Permesso di soggiorno.

A questo punto, la vostra permanenza in Germania è garantita. Dovete subito iscrivervi ad una Krankenkasse, in cui indicherete l’inizio del vostro contratto di lavoro come data di inizio della copertura. L’iscrizione alla Krankenkasse è facilissima, si fa tutto su internet tramite modulo di adesione elettronico (Miglied werden) e per email vi arriva la conferma di iscrizione (Mitgliedbescheinigung). Le più popolari sono: TK e AOK. Noi abbiamo TK e ci troviamo bene.

Il giorno prestabilito per l’appuntamento dovrete nuovamente portare con voi tutti i documenti personali, il contratto, e la conferma di iscrizione alla Krankenkasse. In un breve colloquio con l’impiegato dell’ufficio stranieri vi verrà chiesto se volete partecipare a corsi di lingua o corsi di integrazione. Vi verranno dati dei moduli da compilare per la partecipazione a questi corsi.

Terminato il colloquio, vi verrà rilasciato un documento provvisorio (Vorläufige Beschieinigung) che attesta la vostra autorizzatione a risiedere e lavorare in Germania (e vai!). Con questo foglio, potete iniziare subito a lavorare, in attesa che arrivi il permesso di soggiorno definitivo (tessera elettronica).

Questo è quanto. Mi auguro che questa guida possa essere di aiuto a persone di buona volontà che vogliono iniziare (di nuovo) una vita lavorativa in un paese straniero.