L’ascesa di AFD e qualche riflessione

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Ieri col risultato delle elezioni qui in Deutschland é arrivato uno scossone mica da ridere. Per la prima volta dalla fine del terzo Reich una forza di estrema destra torna in parlamento, e non ci torna certo pacificamente ma come è lecito aspettarsi già si annuncia battaglia.

Frau Merkel rimane cancelliera (per ora, unico leader G7 a non esser stato silurato in un periodo mondiale assai politicamente turbolento) ma si tratta purtroppo per lei di una vittoria di Pirro. Lo scenario, rispetto al 2013, è cambiato notevolmente e avrà il suo bel da fare per costruirsi una maggioranza stabile. Il suo partito ha perso moltissimo consenso e ancora peggio è andata al suo diretto concorrente, il candidato di centrosinistra Martin Schulz.

In molti vedono la scalata del AFD come la “giusta punizione” per Angela Merkel a seguito della sua decisione, nel tutt’altro che lontano 2015, di aprire le porte ai rifugiati siriani, importando un milione di migranti in un solo anno, pur non disponendo probabilmente delle risorse necessarie ad accogliere una massa simile. È stata, probabilmente, la bicchierata (non la goccia) che ha fatto traboccare un vaso che era già discretamente pieno.

Ricordo ancora come nella notte di San Silvestro del 2015, mentre nella centralissima piazza del Duomo di Colonia succedeva quella che poi sarebbe risultata alle cronache come una molestia sessuale di massa ai danni di ragazze tedesche da parte di nordafricani arrapati, io mi trovavo sul non molto distante Deutzer Brücke a festeggiare e avendo modo di parlare con alcuni tedeschi percepivo la loro frustrazione e rabbia per questa situazione. “Benvenuti al capodanno arabo di Colonia” scherzava un signore tedesco di fianco a me. Un’altra giovane donna, invece, mi raccontava di come nella scuola frequentata dal figlio fossero state sospese da mesi le lezioni di educazione fisica, perché le palestre erano state riempite di migranti. Un altro signore invece spiegava che in una scuola davanti a casa sua erano stati sistemati più di 50 migranti, che alla sera uscivano e stazionavano in strada bevendo e facendo casino “abbiamo paura ad uscire”, mi diceva.

Nessuna sorpresa che per loro sia uno shock; parliamo di tedeschi, ovvero di gente che fino a qualche anno fa era abituata a prendere il tram o l’autobus a mezzanotte senza doversi minimamente preoccupare del fattore sicurezza.

Negli ultimi dieci anni la situazione è cambiata, lo dicono tutti. Non trovo un tedesco, che sia uno, che non mi dica la stessa cosa, ovvero che nell’ultimo decennio la sicurezza percepita è calata sensibilmente, con una accelerazione decisa negli ultimissimi anni. I fatti di cronaca e gli attentati, poi, non aiutano sicuramente.

Quindi, in Germania c’è una emergenza sicurezza?

No, non c’è. Almeno a quanto ho modo di vedere io, nella fetta di Germania che vivo quotidianamente. In Italia conviviamo da anni con situazioni ben peggiori.

Un esempio che mi viene automatico è confrontare la stazione di partenza e quella di arrivo nei miei spostamenti ferroviari tra la Germania e l’Italia.

Se mi chiedete di scegliere dove preferirei trovarmi a mezzanotte tra la stazione di Monza e Darmstadt Hbf, non ho dubbi: scelgo Darmstadt. Quando torno dall’Italia talvolta arrivo a Darmstadt ben dopo le 23, e devo ammetterlo, non mi sono mai sentito a disagio neanche a quell’ora, neppure prendendo il tram per tornare a casa a mezzanotte e 5. Ma quando arrivo a Monza con L’EC da Zurigo alle 22.21 mi sento a disagio eccome. Soprattutto se sono con Hanna. Sono sul chi va là e mi guardo sempre le spalle, mentre cerco di attraversare la stazione il più in fretta possibile per andare a incontrare mio papà che mi aspetta fuori in auto. Di andare a Desio in treno da Monza a quell’ora non se ne parla neppure, sarebbe proprio andarsela a cercare (soprattutto con valigie al seguito).

Però…

La situazione va deteriorando. Non si può negare che ci sia stato un peggioramento. Al di là di quello che racconta la gente (si sa, a casa propria si lamentano tutti, si stava sempre meglio prima, l’erba del vicino è sempre più verde, eccetera eccetera..) io stesso devo ammettere che, avendo viaggiato tanto in Germania anche negli anni scorsi, effettivamente si apprezza un sensibile deterioramento di quel senso di “sicurezza” che c’era una volta. Se nel 2005 una ragazza poteva tranquillamente prendere la metropolitana a Monaco alla 1 di notte da sola, oggi non sono più tanto sicuro che sia una cosa fattibile a cuor leggero.

Per le strade, nelle piazze, nei parchi, si formano chiassosi crocicchi di stranieri dall’aria poco rassicurante che diventano stanziali e tendono a rimanere nella stessa zona permanentemente. Magari sono innocui, magari non fanno nulla, ma istintivamente cambi marciapiede o fai una leggera deviazione. Una cosa a cui in Italia ero ormai abituato, ma in Germania probabilmente non era così.

E questo i tedeschi lo stanno soffrendo. AFD ha dato la possibilità a tutte le persone che soffrono questa situazione di mostrare e sfogare il loro malcontento. Siamo di fronte ad un autentico voto di protesta, che però purtroppo vira nella direzione di quella Germania con la svastica che nessuno qui vuole più ricordare. Ma ora c’è una forza significativa che ha preso questa direzione, e non si può più fare finta di niente.

E con ciò..

C’è da chiedersi se sia davvero tutta colpa dell’immigrazione o se c’è davvero qualcosa che non va in questa Germania. In molti ora si chiedono se il germe del nazismo si stia risvegliando, se ci sia davvero da preoccuparsi. Io credo di no, anche se fa riflettere il crollo del centrosinistra rappresentato dal SPD di Martin Schulz. Se supponiamo che tutti i delusi della Merkel abbiano votato AFD (sarà un caso ma: Union -8%, AFD + 8%) allora i voti del SPD che fine hanno fatto? Mi riesce difficile pensare che una fetta così grande del popolo del centrosinistra abbia virato a destra verso liberali e AFD, ma a quanto pare così è stato.

C’è un altro dato da considerare: in Germania mancano giovani. Non per niente per riempire tutti i posti di lavoro richiesti dal mercato ogni anno vengono importati migliaia e migliaia di giovani laureati dall’estero. C’è quindi una buona fetta di elettorato che ha qualche annetto in più e si sa, i “non giovani” tendono sempre ad avere posizioni più chiuse e meno tolleranti (vedi Brexit) rispetto a chi ha qualche anno in meno.

A ciò va a collegarsi un fatto curioso: tra i giovani figli di immigrati di seconda o terza generazione, turchi in primis (ma anche Italiani), che al compimento dei 21 anni dovevano scegliere tra la cittadinanza dei genitori e quella tedesca, quasi nessuno sceglieva quest’ultima. Tanto che questa legge nel 2013 è stata anche cambiata, diventando più permissiva. Anche chi, dopo 8 anni di residenza, avrebbe diritto al doppio passaporto, non lo richiede quasi mai. Insomma, nessuno vuole diventare tedesco, neppure chi vive qui da decenni.

Quindi abbiamo migliaia, anzi probabilmente centinaia di migliaia, di “potenziali tedeschi” (che sicuramente non avrebbero votato AFD) ma a cui avere un ruolo (seppur minimo) nella vita politica del paese in cui vivono non interessa minimamente.

Insomma, manca un senso di attaccamento al paese, a quanto pare manca totalmente una “fidelizzazione” efficace tra coloro che vivono qui da moltissimo tempo. C’è da chiedersi se il tanto sbandierato e pluripremiato modello tedesco dell’integrazione funzioni davvero oppure se sia tutta solo un’illusione.

Basta, sto scrivendo troppo. È tardi, tagliamo corto…

Se non altro, l’effetto positivo dell’ascesa di AFD potrebbe essere quello di dare una decisa svegliata alle due grandi forze politiche moderate tedesche, facendogli capire che è ora di rinnovarsi, di adattarsi ai giorni nostri e di decristallizzarsi dalle posizioni anacronistiche tenute fino ad oggi.

Se Frau Merkel è davvero una politica tanto abile, ora ha l’occasione perfetta per dimostrarlo. Si ritrova una enorme gatta da pelare, con una maggioranza tutt’altro che facile da costruire e all’opposizione un partito populista xenofobo in fortissima ascesa di consensi. Se riuscirà a ricostruire i consensi e a governare bene, tanto di cappello.

La sfida, ora, sarà ridare ai tedeschi quella sicurezza e quel senso di tranquillità che sentono di aver perduto senza però scadere nell’estremismo e nell’intolleranza generalizzata. In Germania vivono milioni di stranieri, molti dei quali sono brave persone che lavorano sodo e rispettano le regole; la sfida vera sarà incentivare queste persone, farle sentire parte del paese e non degli stranieri, far sì che si sentano più “tedeschi”. E nel contempo essere duri e intransigenti con chi viene qui per godere dei sussidi a sbafo, o peggio, per delinquere o per fare male. Un inasprimento è necessario, e la gente lo dovrà percepire. Solo così si potrà invertire la tendenza attualmente in corso.

Sarà tutt’altro che facile, purtroppo.

Perché fare dei “distinguo” è sempre difficile, in ogni cosa. Lo status quo e la generalizzazione sono molto più veloci, facili e comodi. Ma storicamente, hanno sempre prodotto grandi disastri. La speranza è che ognuno faccia del proprio meglio per far sì che la storia non si ripeta.

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Tra razzi vettori e uragani

Ok, viaggiare mi piace, ma riconosco che certe volte diventa stressful. Sono in USA, per la precisione al Jackson di Atlanta, dove sto per prendere il settimo volo in sei giorni di viaggio  (sono partito lunedì). Tra Design reviews, visite a key accounts e visite per service engineering starò qui due settimane lavorative, per un totale di 11 voli in 12 giorni. E volare negli USA non è esattamente piacevolissimo, i controlli sono un vero “pain in the ass” specie negli aeroporti più piccoli dove complice la coda più contenuta si prendono la briga di essere molto più pignoli e controllare a fondo ogni cosa, e sei hai un passaporto non USA le cose peggiorano assai. Generalmente, è il rialzo della mia scarpa sinistra che attira sempre l’attenzione degli Officer della Homeland Security. E non dimentichiamo il mio campionario di viti e placche in titanio che fa impazzire i body scanner.

A complicare ulteriormente le cose ci è messo Irma (l’uragano), lunedì pomeriggio il mio volo per Atlanta è stato deviato a Newark, quindi coincidenze saltate e appuntamenti del martedì da cancellare e spostare.

In tutto questo, però, sono decisamente contento. Perchè al di là di tutti i disagi e lo stress, questa settimana ho tolto un’altra spunta dai miei sogni nel cassetto.  Welcome to Huntsville, AL, the Rocket city of America. Il nostro cliente è l’agenzia spaziale americana.

Alla faccia di tutti quelli che dicevano che ero un illuso, un pazzo, un sognatore, quando da ragazzino raccontavo che per me la massima realizzazione nella vita forse sarebbe stata lavorare per la NASA.

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Trasferirsi in Germania con la carta di soggiornante CE di lungo periodo

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Pur essendo ormai diventato il mio blog una piccola finestra sulla vita in Germania da “expat” italiano, volevo astenermi dallo scrivere la solita banlissima guida sull’Anmeldung, la Krankenkasse e i primi passi in questo paese. Internet ne è pieno e si trovano già ogni genere di tutorial e articoli, anche specifici per diverse città, per cui ho pensato che un articolo in più sarebbe stato assolutamente inutile. Tanto più che la procedura per noi cittadini comunitari è davvero semplicissima, si fa più fatica a scriverlo che a farlo.

Quello che manca davvero (e che mi ha causato non pochi mal di testa negli ultimi due mesi) è una guida per chi vuole trasferirsi in Germania ma non è cittadino Italiano e neppure UE e risiede in Italia con una Carta di Soggiornante di lungo Periodo CE. Questo è il caso della mia compagna, che è cittadina russa e che vive e lavora qui.

La procedura è più complicata e purtroppo dall’esito non scontato. Ora spiegherò qui che cosa serve fare.

Tutto quello che spiegherò qui presuppone che siate in grado di parlare almeno un minimo di tedesco. Se non sapete la lingua, la questione può complicarsi un poco. Negli uffici normalmente parlano anche inglese, ma non sempre lo fanno volentieri.

Il presupposto fondamentale è che dovete cercare un lavoro in Germania. Per giustificare il rilascio di un permesso di soggiorno, dovete dimostrare di essere in grado di badare a voi stessi e provvedere al vostro sostentamento. La Carta di Soggiornante di lungo Periodo CE vi permette il libero accesso sul territorio tedesco e una permanenza fino a tre mesi, durante i quali dovrete cercarvi un impiego.

Il mio consiglio, però, viste anche le lungaggini burocratiche qui in Germania, è di cercare un impiego dall’Italia, e arrivare qui con un contratto di lavoro già firmato.

Questo per due principali ragioni: primo, senza un contratto di lavoro con il vostro cognome straniero vi sarà difficilissimo, diciamo impossibile, riuscire ad affittare una casa/stanza, e un indirizzo in Germania è obbligatorio per poter lavorare. Secondo: i tre mesi di permanenza garantiti dalla carta di soggiorno italiana vi serviranno tutti per sbrigare la burocrazia.

Quindi supponiamo che avete trovato lavoro in Germania e vi è stato proposto un contratto (e vai!). Per prima cosa, non accettate una data di inizio del contratto troppo ravvicinata, perché non ce la farete a rispettarla. Per sistemare tutta la burocrazia mettete in conto almeno due mesi della data del vostro arrivo in Germania. Quindi avvisate il vostro datore di lavoro di questa cosa! Assicuratevi inoltre che il vostro datore di lavoro compili in ogni sua parte il modulo “Stellenbeschreibung” che trovate qui. Questo modulo vi servirà in originale quando sarete in Germania.

Una volta trovata una casa o una sistemazione, potete recarvi agli uffici comunali (Burgersamt) della vostra città e fare l’Anmeldung. Questa parte normalmente fila via liscia e veloce. E`sufficiente presentarsi all’ufficio con il proprio passaporto e un “Wohnungsgeberbestätigung” firmato dal vostro padrone di casa e si ottiene la conferma dell’Anmeldung.

Siccome vi siete registrati con un passaporto non UE, dovreste ricevere entro pochi giorni una lettera dall’AusländerBehörde (Ufficio stranieri) che vi chiederà di presentarvi per chiarire le vostre intenzioni (in sostanza se intendete risiedere permanentemente in Germania oppure no).

In alternativa, potete decidere di recarvi spontaneamente all’Ausländerbehörde per iniziare la procedura di richiesta del permesso di soggiorno. Ogni volta che avrete a che fare con l’Ausländerbehörde armatevi di pazienza  e preparatevi a levatacce mattutine all’alba per andare a prendere un numero. A Darmstadt per prendere un numero per un colloquio era sufficiente essere sul posto alle 6.30, ma colleghi mi hanno raccontato che a Francoforte i numeri sono già esauriti alle 5.30 di mattina e molta gente per potersi assicurare un numero per un colloquio dorme sul posto.

Purtroppo l’afflusso di stranieri in Germania é massiccio e questi uffici sono oberati di richieste!

Così, una volta che siete riusciti ad avere il tanto agognato numero, potrete finalmente parlare con un impiegato dell’ufficio stranieri. All’impiegato dovrete spiegare che vi serve l’autorizzazione per esercitare una attività lavorativa (Zulassung einer Beschäftigung). Per avviare la pratica, dovrete lasciare all’impiegato:

Copia del passaporto

Copia della Carta di Soggiornante di lungo Periodo CE

Copia del vostro contratto di lavoro

Stellenbeschreibung in originale

E infine (Non obbligatorio, ma consigliatissimo) Copia di CV, diplomi scolastici/universitari, certificati, referenze, ecc.. e ogni altro documento che descriva le vostre competenze professionali e lavorative. Serviranno all’Agenzia del lavoro per esaminare la vostra richiesta!

Dopo di che l’ufficio stranieri invierà i dati del vostro contratto e del vostro lavoro all’Agenzia del lavoro (Bundesagentür für Arbeit). L’Agenzia ha 15 giorni per rispondere e decidere se rilasciarvi o meno il permesso di lavoro.

Quello che fa l’agenzia è verificare se per il lavoro che vi è stato offerto vi sono cittadini tedeschi o comunitari disoccupati (Arbeitslos) che possono rivestire quel ruolo. Faranno una ricerca considerando la posizione per cui verreste assunti, le vostre competenze, la vostra esperienza specifica e i titoli di studio, e consulteranno le liste di collocamento per verificare se ci sono disoccupati tedeschi o comunitari con le vostre stesse competenze ed esperienze.

Siccome loro hanno la precedenza sui cittadini non-EU, in quel caso il permesso di lavoro non vi sarà rilasciato, non avrete il permesso di soggiorno tedesco e dovrete lasciare la Germania entro 3 mesi.

Nella pratica, se non avete una laurea, oppure un diploma di scuola superiore e svariati anni di esperienza specifica, avere l’approvazione dell’agenzia del lavoro è molto difficile, perché per lavori generici hanno la precedenza i disoccupati locali. Nonostante il tasso di disoccupazione molto basso, la possibilità di vedersi negare il permesso è reale.

Quindi vale la regola: più siete specializzati, più esperienza avete, più possibilità avete di ottenere l’approvazione. In Germania è molto apprezzata la specializzazione e amano molto i certificati e i documenti quindi se avete fatto corsi, aggiornamenti, formazioni aziendali, ecc… allegate, allegate, allegate tutto e possibilmente allegate un foglio con una traduzione in tedesco. Fatevi fare lettre di referenze da colleghi e capi, se potete. Anche in inglese vanno bene.

La Bundesagentür für Arbeit verificherà anche che il vostro salario sia allineato con il tipo di lavoro e con la vostra formazione. Si tratta di una precauzione per evitare il dumping salariale con gli stranieri (che in Italia ha fatto danni devastanti). Alcuni datori di lavoro fanno i “furbetti” e offrono contratti con salari sotto mercato sperando che sfuggano al controllo dell’Agenzia del Lavoro. Difficilmente però questo sfugge all’Agenzia, e anche in quel caso il permesso di lavoro viene negato. Quindi controllate sempre che il vostro stipendio sia a mercato, potete farlo usando siti come Glassdoor o Kununu. In Germania esistono paghe minime stabilite per legge, che variano da regione a regione, informazioni si possono trovare sul sito della Bundeasgentür für Arbeit.

In virtù di questa “selezione all’ingresso” operata dall’agenzia del Lavoro, dovete tenere sempre a mente il fatto che avere un contratto di lavoro in mano non è assolutamente garanzia di avere trovato il lavoro in Germania; dovete superare lo scoglio dell’esame della Bundesagentür für Arbeit e, come già detto, se non siete molto specializzati e/o laureati, è difficile che vi venga approvato il permesso di lavoro.

Per cui se avete già un lavoro in Italia, se potete, non lasciatelo; prendete ferie o una aspettativa, perché non c’è sicurezza che in Germania verrete assunti.

Esistono fortunatamente alcune professioni per le quali in Germania c’è carenza di personale e in quel caso la possibilità di avere l’approvazione è molto più elevata: la lista di queste professioni si chiama “Positivliste” ed è consultabile qui.

Esistono anche delle eccezioni, in cui l’Agenzia del Lavoro non può mettere il veto (ovvero: il permesso di lavoro viene consesso in automatico) . Si applicano ad esempio a ricercatori, scienziati, dottori. Purtroppo non ricordo tutti i dettagli, ma si possono consultare qui.

In ogni caso, nonostante l’approvazione della Bundesagentür für Arbeit richieda, in teoria, solo 15 giorni, in realtà la procedura può essere molto più lunga perché tutto dipende da quando l’Ausländerbehörde invia i documenti all’Agenzia. Nel nostro caso, i documenti sono rimasti all’Ausländerbehörde per un mese prima di essere spediti, per via delle migliaia di pratiche da sbrigare che avevano. Per cui il mio consiglio è: sollecitate.

Presentatevi in Ausländerbehörde almeno 2 o 3 volte a settimana e chiedete lo stato della vostra pratica. Se non è ancora stata presa in carico, sollecitate. E così via.

Purtroppo è una operazione faticosa e irritante perchè richiede ogni volta una levataccia al mattino ma credetemi, se non sollecitate rischiate di dover aspettare molto a lungo.

Se va tutto bene e l’Agenzia del lavoro approva, vi contatterano dall’Auländerbehörde e vi daranno un appuntamento per avviare la pratica di Permesso di Lavoro / Permesso di soggiorno.

A questo punto, la vostra permanenza in Germania è garantita. Dovete subito iscrivervi ad una Krankenkasse, in cui indicherete l’inizio del vostro contratto di lavoro come data di inizio della copertura. L’iscrizione alla Krankenkasse è facilissima, si fa tutto su internet tramite modulo di adesione elettronico (Miglied werden) e per email vi arriva la conferma di iscrizione (Mitgliedbescheinigung). Le più popolari sono: TK e AOK. Noi abbiamo TK e ci troviamo bene.

Il giorno prestabilito per l’appuntamento dovrete nuovamente portare con voi tutti i documenti personali, il contratto, e la conferma di iscrizione alla Krankenkasse. In un breve colloquio con l’impiegato dell’ufficio stranieri vi verrà chiesto se volete partecipare a corsi di lingua o corsi di integrazione. Vi verranno dati dei moduli da compilare per la partecipazione a questi corsi.

Terminato il colloquio, vi verrà rilasciato un documento provvisorio (Vorläufige Beschieinigung) che attesta la vostra autorizzatione a risiedere e lavorare in Germania (e vai!). Con questo foglio, potete iniziare subito a lavorare, in attesa che arrivi il permesso di soggiorno definitivo (tessera elettronica).

Questo è quanto. Mi auguro che questa guida possa essere di aiuto a persone di buona volontà che vogliono iniziare (di nuovo) una vita lavorativa in un paese straniero.

Thirty-four years old

34Il titolo scimmiotta volutamente un mio post da adolescente depresso di ben 10 anni fa. Il tempo vola davvero.

Incredibile in questo decennio quanto è cambiata la mia vita e quante cose sono successe. Pazzesco. Ma questo non è un post nostalgico, è un post di aggiornamento. Eh già, non scrivo da un bel po’; purtroppo il periodo è dannatamente intenso e per quanto possa sembrare incredibile, il tempo è davvero poco, anche per sedersi al tavolo a scrivere.

Ieri l’altro ho compiuto gli anni, i festeggiamenti sono stati un po’ sotto tono siccome sia io che Hanna siamo impestati di influenza (influenza a Luglio?? Ebbene sì…) quindi un bel gelatino (per lenire il mal di gola) davanti al televisore, un film e via. Non ho la più pallida idea di dove e come siamo riusciti a beccarci (in sincrono, per di più) un virus influenzale in piena estate, ma del resto i sintomi parlano chiaro: febbre alta, dolori assortiti, mal di gola, tosse e ghiandole del collo gonfie come palloni non vengono certo con un semplice colpo d’aria. Mi dispiace perché vado a interrompere un record di imbattibilità di un anno e mezzo – era da dicembre 2015 che non beccavo neanche un raffreddore – tutto sommato però, con un po’ di aspirina crucca e qualche pastiglia assortita me la sono cavata abbastanza bene, sono riuscito anche a non stare a casa dal lavoro (vuoi mica dare buca ad una riunione col CEO? Eh già.. nella mia testa sono ancora schiavo della distanza di potere all’italiana..) ma ad Hanna è andata decisamente peggio, febbrone da cavallo e due giorni totalmente KO.

Quest’anno, visto il periodo decisamente impegnativo che sto passando, ho voluto gratificarmi con un bel regalo, come ai vecchi tempi. Sì, parliamo sempre di un potente veicolo a motore (ma stavolta a 4 ruote). Sono entrato ufficialmente nel club del 2.0 turbo con una fantastica TT 8J grigia, che ho collaudato lo scorso weekend con un Darmstadt/Basilea andata e ritorno da Fabietto e famiglia. Collaudo perfettamente riuscito, la piccola va ancora come un treno nonostante qualche annetto sulle spalle, che però non dimostra affatto.

Ci vuole un po’ di distrazione, perché il periodo é davvero tosto.

Qualche spiraglio di tranquillità nella situazione lavorativa dovrebbe vedersi a fine Agosto. Speriamo. Perché ho bisogno di tirare un po’ il fiato. La cosa buona è che qui scoppiamo di lavoro. Mi ricorda i tempi d’oro in AW quando c’era talmente tanto lavoro che ogni mese arrivava gente nuova in reparto. Speriamo solo che qui la cosa sia più… duratura.

Ma la vera novità è che Hanna si è trasferita da me. É qui dal 21 di Giugno e per il momento, è ancora a casa in attesa del permesso di lavoro. In Maggio ha superato alla grande un colloquio e una prova in negozio presso la divisione tedesca di Luxottica a Francoforte, e le hanno proposto immediatamente un contratto. Archiviati festeggiamenti ed euforia, ci siamo dovuti subito armare di pazienza e spirito di indagine per navigare a vista nella complessa burocrazia tedesca e capire quali passaggi sono necessari per la sua assunzione in Germania. Sì perché lei, in quanto cittadina bolscevica, non fa parte della EU e purtroppo non gode del privilegio di poter accedere immediatamente al mercato del lavoro crucco e il suo permesso di soggiorno UE a tempo indeterminato le permette sì di vivere in Germania, ma non di lavorarci. Per cui siamo in ballo da quasi 2 mesi per ottenere l’approvazione dalla “Bundesagentür für Arbeit” (Agenzia del Lavoro) affinché il permesso di lavoro sia rilasciato e lei possa iniziare a lavorare. Sfortunatamente, sotto questo aspetto la Germania si rivela molto simile all’Italia: uffici pieni, code infinite e versioni che cambiano a seconda della persona con cui parli. Nessuno è in grado di dirti esattamente quali documenti servano e quali siano i tempi previsti. Così magari torni una settimana dopo per chiedere a che punto sono le tue pratiche e ti senti dire “Sono ferme perché manca il diploma di scuola superiore e i documenti relativi alla formazione” peccato che la settimana prima nessuno ci avesse detto di portarli, il diploma di scuola superiore e i documenti di formazione. Ci avevano detto: portate passaporto, permesso di soggiorno e contratto di lavoro firmato. E figurarsi se ti avvisano o ti telefonano, macché: lasciano la pratica lì a marcire finché non ti fai vivo personalmente. Per fortuna noi, abituati alla burocrazia made in Italy, sappiamo come comportarci: minimo due volte a settimana si va di persona a sollecitare. Altrimenti non si muove nulla. Insomma, ancora una volta a quanto pare tutto il mondo è paese: burocrazia a passo di lumaca e se vuoi ottenere qualcosa devi spaccare il c4#+0.
Quindi questi sono per il momento i miei due grandi poli di impegno: lavoro e il supporto ad Hanna per iniziare qui in Germania. Non lo nascondo: pensavo meglio. La lentezza e l’indolenza di questi uffici mi stanno abbastanza deludendo (oltre che costando un sacco di tempo). Capisco che la Germania è alle prese con una invasione di stranieri da ogni dove, capisco che siamo in pieno periodo di ferie, ma se la mia pratica si blocca perché devo portare altri documenti mi aspetto come minimo una telefonata. Nel frattempo il nuovo datore di lavoro di Hanna sta pazientando (la data originale di inizio del contratto era il 15 Luglio!) ma la domanda è per quanto tempo ancora sarà disposto a pazientare. Spero che si risolva tutto al più presto.

Lo stress del lavoro unito allo stress per questa situazione mi stanno un tantino mettendo alla prova. Il tutto senza contare che ho bruciato quasi tutte le mie ferie 2017 per stare vicino a mia mamma all’inizio di quest’anno, quindi per il secondo anno di fila non si va in vacanza.

Devo tener duro e aspettare di potermi concedere un weekend lungo a casa a Desio per vedere la famiglia e qualche amico. Forse ai primi di settembre. Pensavo di tornare per il weekend del gran premio di Monza. Vedremo.

Pensieri in viaggio (3)

Va bene, ammetto di essermi sbagliato.

Mi trovo su un ICN diretto a Basilea, abbiamo da poco abbandonato Bellinzona e ci stiamo dirigendo verso il tunnel di base del San Gottardo. Oggi, per via di due concomitanti importanti manifestazioni sportive a Lugano, l’affluenza è più elevata del solito. Questo ha fatto si che già a Bellinzona la doppia composizione di elettrotreni sia arrivata a scoppiare di gente.

Per fortuna per oggi ho deciso di concedermi uno Sparpreis 1. Classe e viaggio sparanzato su un comodo posto prenotato. Ma in molti sono rimasti in piedi.

Sorprendentemente, per ben tre volte (tre, accidenti) il capotreno ha dovuto rivolgersi all’altoparlante in italiano e in tedesco invitando i viaggiatori a liberare i sedili da borse e valigie per lasciar sedere le persone. Dico “sorprendentemente” perché ci troviamo nella civilissima Confederazione Elvetica.

Ho ritenuto opportuno riportare l’episodio perché non sono solo gli italiani ad essere maleducati, a quanto pare. E onestamente non so se dispiacermene o rallegrarmene…

Giorni di un passato che è ancora qui

Non so quanti anni sono passati dall’ultima volta che ho scritto un post di un blog qui. Ne ho scritti parecchi, nei miei primi anni da blogger. Qui, seduto alla scrivania della mia vecchia camera, magari a notte fonda, con solo la luce dello schermo a illuminare la stanza.

Sedersi qui è come ripercorrere a mente quegli anni. E rileggermi tutto il blog dàa una bella mano. Sono stati anni fantastici, certo costellati di alti e bassi, ma ripercorrendo tutto mi rendo conto che non mi è mancato nulla, sono sempre stato bene, ho goduto della compagnia di persone eccezionali e tutto quello che volevo dalla vita alla fine l’ho ottenuto ed è stato quasi sempre per merito mio.

Quello che mi sono lasciato alla spalle, in fondo, non è tanto importante quanto il come lo ho vissuto. E penso di aver vissuto tutto sempre al meglio. Positivamente, accettando sfide, vincendo e perdendo, come tutti noi del resto.

Ma ecco, se dobbiamo buttarla sul capitolo “ricordi”, credo che forse le cose che più mi fa piacere richiamare alla memoria sono quelle serate, quelle avventure, quelle “ragazzate da scappati di casa” che di tanto in tanto capitava di fare, nelle occasioni più disparate. Che fosse andare in discoteca e tornare a casa il giorno dopo dopo averne combinate di tutti i colori oppure caricare un furgone all’inverosimile con destinazione un qualche circuito a 500 km da casa per correre come pazzi in sella ad una moto elaborata.. sono davvero contento, contentissimo di tutto quello che ho fatto e se tornassi indietro, rifarei tutto palmo palmo dal primo all’ultimo giorno.

Da quando si andava in pista col 125, quando abbiamo iniziato a sognare di correre e di improvvisarci piloti almeno per una volta nella vita.. quando poi il 125 è diventato un 1000 e il gioco si è fatto davvero cazzuto e duro, quando i miei “meccanici”erano in realtà i miei migliori amici, quando ogni mercoledì sera il giro al Moto Club Desio era un rito prima di andare al Train e finire a discutere di gare, moto e velocità davanti al boccale ambrato di una Tennent’s… quando si usciva tutti al Fashion, e poi dopo qualche anno allo Sporting Club, quando si usava la “regola dello scontrino” per decidere chi guidava al ritorno, quando si facevano le baraccate in “Fattoria” o in “Campagna”… quegli anni in cui andavo a letto sempre tardissimo e mi alzavo sempre prestissimo, col mio vecchio lavoro che ero sicuro, sicurissimo non avrei mai molato nella vita perchè mi ci trovavo davvero bene, in quel mondo, così a contatto con l’aviazione..

Sì, la cosa comica è che se penso a quegli anni, probabilmente non avrei scommesso mezzo euro su dove sono adesso e cosa faccio adesso. Ma questo, probabilmente è il bello della vita. Anzi forse è il più bel regalo che la vita potrebbe farti… novità, sfida, avventura. La staticità, i giorni tutti uguali fatti di cose uguali, alla lunga diventano come la galera.

E poi pensando ad alcuni dei miei amici più cari, mi rendo conto che questo vale probabilmente anche per loro. 5 o magari 10 anni fa avremmo avuto una vaga idea di dove siamo oggi? Credo che la risposta sia la stessa per tutti… assolutamente no.

Oggi siamo un po’ dispersi, sparsi in giro.. per il mondo, è il caso di dirlo. Ma la cosa bella è che nonostante tutto, quando ci vediamo, è come se il cervello tornasse indietro di 10 anni. Perchè abbiamo vissuto giorni di un passato che è ancora qui. Perchè tutto quello che abbiamo fatto e vissuto insieme, dalle cose più stupide alle più impegnative, ci ha uniti. Restiamo vicini anche se lontani.

Eh, la cosa bella è che questo post non era premeditato. Mi sono seduto qui e ho ripensato a quando scrivevo i miei primi post del blog. E poi, è stato un attimo, ho iniziato a scrivere, tutto di getto e d’istinto. Sono contento perchè mi sono tirato parecchio su di umore. Ci voleva un po’, dopo gli ultimi periodi. E quasi quasi adesso pubblico le mie foto dell’aurora boreale dello scorso ottobre… e vorrei dedicarle alla mamma.

Malinconia e rabbia

Ne è già passato, di tempo. E’quasi un mese ormai. Sembra un’eternità, da quando te ne sei andata il tempo ha iniziato a scorrere molto, molto lentamente.

Il problema è che non ho mai saputo come regolarmi, come reagire, sia durante, che dopo, che ora. Trasportato dagli eventi, perfettamente conscio di quello che stava succedendo e di quello che a breve sarebbe accaduto, mi sono sentito spento, vuoto, incapace di provare emozioni. Forse di fronte a queste cose il nostro io cerca di proteggersi e si chiude a riccio per attutire il più possibile ogni sofferenza. Ma non esiste nulla che possa attutire tutto questo, e me ne sto rendendo conto a poco a poco. Quello che ho cercato di controllare, di reprimere, inevitabilmente alla fine è affiorato.

Passano i giorni e la disperazione lascia il posto ad una costante, onnipresente, fortissima malinconia. Che ti opprime, ti soffoca, ti rallenta, non hai voglia di fare nulla e ti senti sempre stanco e debole. Sto realizzando a poco a poco che non ci sei più, e tutto questo fa male. Fa terribilmente male, fa incazzare.

Io speravo almeno che quella malattia infame ti lasciasse il tempo di venirmi a trovare, di venire a vedere come mi ero sistemato qui. So quanto ci tenevi, lo volevi più di me. Speravo che potessi goderti la pensione insieme a papà. Andare in giro, spassarvela, e godervi i vostri meritati anni di svago. E fa incazzare tutto questo, perché il destino nella sua cattiveria ti ha portato via tutto questo proprio quando ci eri appena arrivata. Mi incazzo, perché tutto quello che verrà di buono nelle nostre vite non potrai vederlo, tutte le soddisfazioni che avremo in futuro saranno soddisfazioni a metà perché non potremo condividerle con te. Mi incazzo a pensare a papà che è rimasto solo proprio quando arrivava il momento di godersi la vita insieme a te.

Mi incazzo quando mi vengono a parlare di dio, di fede, quando in tutto questo vedo solo la crudele casualità di un destino infame e ammesso che davvero esista un disegno divino in tutto ciò, allora il  mio apprezzamento nei suoi confronti non andrebbe più in là di un dito medio rivolto al cielo.

Malinconia e rabbia. Ecco cosa. Vorrei tanto liberarmene, riuscire a non sentirli ma non ce la faccio. Non ci riesco. Forse è giusto così.

Non sai quanto è stata dura i primi giorni. Neanche il tempo di riprendersi dal carico di angoscia delle condoglianze e dei rituali funebri e già sei alle prese con tutte le pratiche burocratiche. Giorni e giorni rimbalzati da un ufficio all’altro per sistemare questo e quello e quell’altro, uno schifo. Non hai nessuna voglia ma lo devi fare.

Non che ora vada meglio. Ma almeno, qui a Darmstadt, riesco a mettere un po’ di distanza e a concentrarmi sul mio lavoro, e questo aiuta tanto. Per stare con te quando stavi male ho bruciato quasi tutte le mie ferie, adesso ho un sacco di lavoro da recuperare, e in fondo va bene così. Avere tanto da fare aiuta, in questo momento è quasi una benedizione. Sono contento di essere potuto stare a casa quasi un mese per starti vicino, sono felice che i miei colleghi qui in Germania abbiano capito. Ma anche se non avessero capito, lo avrei fatto lo stesso.

Malinconia e rabbia. Quando ogni mattina salgo sul tram, mi siedo e mando il messaggio del buongiorno a tutti.. ora ne mando uno di meno. Ma credo che la cosa che mi mancherà di più sarà non avere più il riferimento che sei sempre stata per me.

Di solito è abbastanza raro che mi capiti di non avere la risposta ad una situazione. Ma le poche volte che succedeva, che fosse un dubbio su un medicinale da prendere, sulla dichiarazione dei redditi o su un termine commerciale in tedesco, alla fine chiedevo sempre a te. Perché non so come facevi, ma una risposta ce l’avevi sempre, su qualunque argomento. E questo mi mancherà tantissimo. Insieme a tutto quello che tu eri. Non solo per me, ma per tutti noi. Per tutta la famiglia.

Mi dispiace mamma, mi dispiace così tanto. Non doveva finire così.

Nel cuore per sempre.

Mama and me