10 abitudini lavorative che probabilmente dovrai cambiare se ti trasferisci dall’Italia alla Germania

Immagine: Köln, vecchio porto

Oggi ho voglia di scrivere un po’ di lavoro, anche se in realtà sto tornando da un weekend di vacanza in Belgio (e quello sarà un altro post).

Trasferirsi dall’Italia alla Germania può essere un piccolo shock se si è lavorato per anni principalmente in Italia e si sono inevitabilmente assorbite molte usanze e abitudini tipiche del lavoro di casa nostra. Questa é una piccola guida, basata sulle mie personali esperienze professionali, che spero possa essere utile a chi si appresta a fare lo stesso passo che ho fatto io. Ecco quindi qui 10 abitudini lavorative che probabilmente dovrai cambiare se ti trasferisci dall’Italia alla Germania.

  • Il piano ferie.

Siete stati appena assunti in una nuova Azienda, oppure avete appena ottenuto il trasferimento in un importante gruppo di lavoro. Qual è la prima cosa che fate? Ovviamente giù a testa bassa a lavorare, inizia una nuova avventura ed è giusto buttarcisi con tutte le energie.
Il piano ferie? Chissenefrega, ora la priorità è lavorare, sono appena entrato nel team e devo fare bella figura.

Ecco, questo approccio può andare benissimo in Italia, in particolare al Nord, dove effettivamente presentare il piano ferie appena arrivato può fare una brutta impressione e farti passare per un simpatico pigrone la cui priorità è andare al mare.

In Germania invece, il fatto che partiate a testa bassa a lavorare senza prima avere condiviso col vostro responsabile la vostra pianificazione ferie e assenze per l’anno in corso è indice di inefficienza e scarsa attitudine alla pianificazione e, contrariamente a ciò che potreste pensare, probabilmente non farete affatto bella figura.

  • Puntualità nei meeting.

In Italia si è generalmente “autorizzati” ad arrivare in ritardo alle riunioni, e il livello di ritardo ammissibile cresce tanto più alta è la carica rivestita all’interno dell’Azienda o organizzazione. Arrivare in ritardo è quasi una attestazione della propria carica: un supermanager superimpegnato, non può mica essere puntuale, con tutto quello che ha da fare. Anzi, è già tanto che ti abbia fatto la gentile concessione di essere presente al tuo insignificante meeting.

In Germania 3 minuti dopo che il meeting è iniziato la porta viene chiusa e se arrivi in ritardo devi bussare. All’atto di entrare, sarai perforato dagli sdegnosi sguardi di disapprovazione di tutti i presenti ed è buona cosa che tu faccia le scuse all’organizzatore della riunione adducendo una giustificazione valida. La gerarchia o il carico di lavoro non costituiscono giustificativo per i ritardi.

  • Fare il “simpaticone” coi colleghi

In Italia il personaggio estroverso, compagnone e amico di tutti, può effettivamente essere apprezzato in molti ambienti di lavoro. Contribuisce a creare una atmosfera rilassata e non eccessivamente seriosa, e aiuta a rendere le giornate meno monotone e a ravvivare le pause caffè.

Con i tedeschi esiste un lasso di tempo fisiologico abbastanza lungo prima del quale si è “autorizzati” ad entrare in confidenza, in particolare sul lavoro. Quindi essere eccessivamente espansivi ed estroversi può metterli in forte disagio, se non spaventarli, e causare una loro chiusura totale. Se siete persone molto espansive ed estroverse, meglio tenersi un po’ a freno. I tedeschi apprezzano l’estro, la spensieratezza e la disinvoltura italiana, quando sono in ferie da noi. Ma in ufficio da loro è tutta un’altra cosa!

  • Adottare il “modello Oktoberfest”

Se siete stati all’Oktoberfest o in qualche Straßenfest teutonica saprete che i tedeschi quando hanno voglia di divertirsi ci danno dentro per davvero. Fiumi di birra, risate a squarciagola e goliardate varie sono la norma quando i tedeschi entrano in “modalità festa” o in “modalità vacanze” ma non aspettatevi di vedere il tedesco standard comportarsi così in ufficio. In ufficio si lavora in religioso silenzio e tranquillità (in particolare se siete nel settore sviluppatori / IT) lo spazio per divagazioni, discussioni, chiacchierate e 4 risate sta a zero. Accade molto raramente. Se proprio si ha voglia di fare quattro parole, si va nel Kaffeebereich o nel Frühstuckbereich e lì si può chiacchierare 5 minuti o 10 al massimo. Non aspettatevi gli ambienti movimentati, rumorosi e il chiacchiericcio onnipresente degli uffici italiani. Non aspettatevi i “momenti ca**eggio” tra colleghi in cui si sparano ca**ate per un quarto d’ora. Questo, in Germania, semplicemente non accade.

  • Mischiare lavoro e vita privata

In Italia è normale, soprattutto in quegli uffici in cui si lavora come matti, fare gruppo ed arrivare a situazioni in cui le persone con cui passi 8-10 ore al giorno in ufficio sono anche le stesse con cui vai a farti aperitivo o happy hour dopo l’ufficio prima di andare a casa. Se capita tuttavia uno screzio o uno scontro lavorativo, puoi stare certo che alla sera il collega interessato non ne vorrà sapere di sedersi allo stesso tavolo con te per un cocktail, e la cosa può andare avanti per un bel pezzo. Specialmente in certi uffici dove uno “sgarro” tra colleghi diventa un’onta da lavare col sangue che può scatenare selvagge faide aziendali con vendette e ripicche. In un paio di casi (molto estremi) ho addirittura visto gli interessati incontrarsi fuori dall’Azienda e risolvere la cosa “da uomini”.

I tedeschi, come dicevo, tendono a separare nettamente il lavoro dalla sfera del privato e del  relax e non c’è nulla di strano se un collega con cui hai avuto un aspro confronto durante una riunione molto combattuta in Azienda una volta finita la giornata lavorativa, seduti in birreria davanti ad una Pils, si comporta come se niente fosse. E tutto sommato, non posso dire che questo approccio mi dispiaccia. Per i tedeschi una cosa è il lavoro, una cosa è la vita fuori dal lavoro durante il Feierabend; i problemi di una non entrano nell’altra e viceversa.  Anche nel caso in cui vedono coinvolte le stesse persone.

  • Fare escalation per futili motivi

In Italia da Nord a Sud si lavora in modo caotico, improvvisato e disorganizzato con mille priorità che si sovrappongono e nessuna chiara programmazione: ergo, per fare sì che qualcuno ti dia retta, è normale usanza spedire e-mail proiettile con in copia capi, dirigenti, responsabili e direttori in un batti e ribatti in cui si fa a gara a chi mette in Cc il megadirettore più altolocato per reclamare e ottenere priorità. Questa pratica è detta escalation ed in Italia è ad oggi abusatissima: ho visto di persona molteplici realtà in cui si fa escalation ai dirigenti o ai direttori di funzione praticamente per ogni idiozia.

Questo è un habit che va immediatamente abbandonato nel caso di un trasferimento in Germania: qui l’escalation è una cosa seria, si utilizza solo in casi estremi quando ci sono da sbloccare situazioni particolarmente pesanti e importanti. L’escalation viene annunciata già nell’oggetto della mail (proprio così: la mail inizia con “Eskalation: … anteposto all’oggetto”) e prima di inviarla ci si mette d’accordo con tutti i colleghi coinvolti. Fare una escalation di propria iniziativa, senza prima avvisare i colleghi, è vista come una gravissima scorrettezza quindi… occhio.

  • Ignorare il calendario Outlook

Lo ammetto, prima del mio trasferimento conoscevo Outlook solo come client di posta elettronica e non avevo idea di tutte le sue altre funzionalità e potenzialità, nonché la sua possibile integrazione con Project. In 10 anni in Italia in diverse Aziende, con molteplici clienti e fornitori, mai ho avuto a che fare con qualcuno che organizzasse sistematicamente meeting, riunioni, viaggi, gruppi di lavoro ecc… via Outlook Calendar. Tutto funzionava via Email o con accordi a voce, a parte un paio di “alieni”, evidentemente provenienti da un altro sistema solare, che di tanto in tanto tentavano di inviare inviti via Outlook che venivano sistematicamente ignorati da tutti…

Appena arrivato in Germania, ho subito dovuto imparare ad organizzare il mio calendario Outlook e ad utilizzarlo quale strumento principale della pianificazione del mio lavoro. Chiunque ti voglia coinvolgere in una riunione, attività, gruppo di lavoro, ecc… cercherà degli slot disponibili nel tuo calendario e invierà un invito in Outlook. Il fatto che ci siano spazi liberi nel tuo calendario attesta che sei disponibile: rifiutare un invito non è buona cosa e, se lo fai, devi addurre una motivazione che non sia “ho da fare” ma qualcosa di specifico, dimostrabile e valido. Sta a te riempire il calendario quando ritieni di essere impegnato, anche per eventuali impegni extra lavorativi. Se ad esempio vai a nuotare al mattino presto (come faccio io spesso) e arrivi in ufficio alle 9 anziché alle 8, meglio mettere un flag “assente” sul calendario, perché qualcuno vedendo la casella libera potrebbe infilarci una riunione (e addio allenamento). La programmazione è tutto!

  • Fare a gara a chi sta di più in ufficio

Questo habit tipicamente lombardo/norditalico non è ben visto in Germania. Ci può stare a volte di fermarsi a lungo per particolari necessità, ma deve rimanere l’eccezione e non la regola. A differenza di quanto accade in Italia, fermarsi fino a tardi non ti fa fare bella figura e la tua dedizione non è valutata in base alle timbrature. Se resti tutte le sere fino alle 19 o alle 20 (tardissimo per i tedeschi) il tuo capo inizierà a chiederti qual è il problema. Se la ragione è un carico troppo elevato, ok, se ne può parlare, ma dovrai dimostrare che lo sia davvero; perché altrimenti diventa difficile, anche per il tuo capo, giustificare quelle ore che fai in più degli altri. Sarai tu a dover dimostrare perché ti fermi di più e quale valore aggiunto c’è nelle ore di lavoro extra che fai. Perché se non ce n’è, allora vuol dire che per lavorare come gli altri hai bisogno di più tempo degli altri e allora bisogna lavorare sulla tua efficienza. Insomma, i “late guys” non sono molti ben visti in Germania e se resti regolarmente in ufficio più degli altri vuol dire che c’è un problema di staff o c’è un problema con la tua efficienza.

Proprio per questa ragione è meglio non azzardarsi, in sede di negoziazione di un aumento di stipendio, ad addurre “ma io mi fermo fino a tardi” tra le motivazioni. Pessima idea.

  • Addurre motivazioni sociali per chiedere un aumento di stipendio

Nella mia esperienza in Italia ho sempre visto moltissime persone negoziare i propri incrementi salariali adducendo ragioni personali. I figli, i costi che salgono, il mutuo, la spesa… ci sono mille motivi per cui i soldi non bastano mai. Questa è una strategia che in Italia può funzionare, soprattutto quando il proprio capo è una persona sensibile e che a sua volta ha una famiglia, e che conosce quanto sono limitate le detrazioni e i vantaggi fiscali in Italia. In Germania questo approccio non si usa e non penso possa essere molto ben visto. Incrementi retributivi sono assegnati esclusivamente sulla base della propria performance lavorativa e non in base a principi di solidarietà sociale. Anche perché in Germania chi ha figli/famiglia gode del Kindergeld e di altre interessanti forme di sussidio. Ergo io non userei mai e poi mai questa strategia per negoziare un incremento retributivo in Germania… ma mi concentrerei sui risultati del mio lavoro (cosa che peraltro ho sempre fatto anche in Italia, ma con risultati ahimé discutibili 😀 ).

  • Fare “gabole”, cercare “scorciatoie”, ignorare le norme di sicurezza, ecc…

In Italia come penso piú o meno in tutto il Sud Europa é normale adottare un approccio del tipo “il fine giustifica i mezzi” e quando c’è l’urgenza, si passa sopra a tutto: si fanno lavorare gli operai in barba alle norme di sicurezza, si inizia un processo anche se manca l’autorizzazione formale, si parte con gli approvvigionamenti di materiale anche se l’investimento non è stato approvato, ecc…

Questo in Germania semplicemente non accade. Non importa quanto é urgente una attività / progetto / programma, non si aggirano le norme in nome dell’urgenza. Quindi se vi viene qualche “geniale” idea per accorciare i tempi di una attivitá, che comporti l’aggiramento di qualche norma procedurale o di sicurezza, evitate di proporla, perché farete una pessima impressione. Queste cose sono poco tollerate, cosí come non é ben visto chi cerca “scorciatoie” procedurali, chi ha poco rispetto per le regole, e chi fa il furbetto.

I tedeschi, con calma olimpica, semplicemente fermeranno tutto fino a quando le cose non saranno in regola per poter proseguire. Il cliente puó urlare quanto vuole, loro non muoveranno un dito.

A tal proposito chiudo con un aneddoto divertente. Uno dei miei primi progetti in DE fu per un importante cliente in USA. Di conseguenza, il trasformatore aveva un connettore di tipo A. Questi connettori non sono a norma in Germania, in quanto non rispondenti alle norme tedesche per la prevenzione delle fulminazione (e io ovviamente non lo sapevo). Si presentó quindi da me il Verantwortliche Elektrofachkraft del reparto (responsabile sicurezza elettrica) il quale mi disse che quegli apparati non potevano essere usati e che solo una persona qualificata come Elektrofachkraft  era autorizzata a lavorarci. Io ovviamente, da buon italiano, risposi che capivo il problema, ma il progetto era urgentissimo e io dovevo lavorare sul sistema per la messa a punto.

Visto che io non collaboravo, di tutta risposta il Verantwortliche Elektrofachkraft  si ripresentó armato di cesoie da elettricista e tagliò i cavi di alimentazione, risolvendo il problema alla radice (sí , i tedeschi sanno essere abbastanza drastici a volte).

Per continuare a lavorare sul sistema dovetti fare il corso di  Elektrofachkraft e assolvere il rispettivo esame. Con buona pace del cliente e della timeline di progetto. Safety first, always.

 

 

 

 

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Il giro di vite sulle targhe estere: come sempre, per colpa di qualcuno…

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Il nuovo Decreto Sicurezza colpisce i “furbetti della targa straniera” con una norma molto restrittiva: è fatto divieto, a chiunque risieda in Italia da piú di 60 giorni, di guidare un’autovettura non targata in Italia. Pena multe a partire da 718 euro piú l’immediata messa sotto sequestro del veicolo, fino alla sua esportazione o reimmatricolazione.

Ok, era ora che si facesse qualcosa, perché il fenomeno era ormai fuori controllo. Ogni volta che vado a Milano nelle vie del centro assisto a sfilate di grosse cilindrate bulgare, tedesche o rumene il cui guidatore peró, una volta parcheggiato il poderoso autoveicolo, si incammina per la strada con auricolare bluetooth all’orecchio, impegnato in una conversazione d’affari in perfetto lümbard. Senza contare casi ancor più eclatanti: ricordo, anni fa, come il figlio di una nota famiglia imprenditoriale brianzola amasse parcheggiare il suo 911 con targa tedesca proprio davanti al bar dove faceva aperitivo in centro, in pieno divieto di sosta. Quando arrivava la Polizia Locale per fargli la multa, e gli offriva la possibilitá di spostare la macchina per evitare la contravvenzione, lui rispondeva sghignazzando “lasciate pure la multa sul parabrezza, state freschi se sperate di vedere un euro!”.

Ora la nuova norma permette di dare uno stretto giro di vite alla questione. E questo ben venga.

Tuttavia, come sempre accade in Italia, si é lasciato proliferare il problema ignorandolo per anni, e poi da un giorno all’altro si è intervenuto con la mannaia andando a penalizzare anche chi non c’entra nulla.

Nello specifico accade che ora, chi ha un parente regolarmente residente all’estero (eventualitá assai comune, ad esempio, nelle zone di confine) non puó più utilizzare l’auto della madre, o del figlio, o dello zio.. ecc.. sul suolo italiano, pena la salatissima multa e il sequestro dell’autovettura.
L’unica eccezione possibile riguarda contratti di leasing o comodato d’uso gratuito fatti da Aziende con sede all’estero (sì esatto: fatta la legge, fatto l’inganno); ma non sono previste deroghe di alcun tipo se il veicolo é di proprietá di un parente di primo grado.
A mio parere, le intenzioni del legislatore erano sicuramente buone ma l’esecuzione é stata quantomeno maldestra. Ora, per chi ha parenti regolarmente residenti all’estero, questa norma é una seccatura non da poco.

Lo scorso Agosto si é guastata l’auto di mio papá. Un problema abbastanza serio che ha richiesto un po’ di tribolazioni e una lunga permanenza della vettura in officina.
Trovandomi in Italia per un weekend in famiglia, gli ho lasciato la mia auto (che é ovviamente targata in Germania) in prestito, visto che tanto a breve sarei partito per gli USA e poi per l’Olanda e per almeno un mese non mi sarebbe servita. Per fortuna é successo l’anno scorso, perché se fosse capitato quest’anno, con il decreto in vigore, non avrei potuto prestare l’auto a mio padre e lui sarebbe andato in giro a piedi per due mesi.

Ecco, se c’é una cosa che mi fa davvero venire il sangue acido é il dover subìre penalizzazioni solo perché qualcun altro ha voluto fare il furbo. Ma purtroppo é un qualcosa che ti tocca, se risiedi in Italia e decidi tuo malgrado vivere da persona onesta. Difatti non é certo la prima volta che mi succede, ma non sono mai riuscito a farci l’abitudine. E sinceramente, dopo essermene andato da furbettolandia, speravo almeno di avere chiuso con queste seccature; invece riescono a perseguitarmi anche oltreconfine.

Cambiano i governi, cambiano i colori, cambiano le facce, ma purtroppo certe cose non  cambiano mai. Pazienza.

 

Succede in Germania: Aziende pubbliche senza personale a causa degli alti stipendi nel privato

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A partire da domani 22 Gennaio 2019 fino presumibilmente a Pasqua l’Azienda dei trasporti pubblici di Darmstadt, la HEAG mobilo, taglierá alcune corse del servizio tram tra la stazione centrale e la cittá confinante di Eberstadt. Ragione del provvedimento é la difficoltá nella manutenzione dei rotabili, dovuta alla mancanza di personale qualificato nelle officine che impedisce la copertura dei turni e il corretto giro materiali.
Al riguardo il Presidente della HEAG Mobilo Matthias Kalbfuss ha dichiarato “A Darmstadt sfortunatamente il mercato del lavoro ci vede in concorrenza con imprese private che godono di una ottima siuazione economica, e possono permettersi di offrire a figure tecniche specializzate stipendi decisamente piú alti rispetto a quanto possiamo offrire noi” l’Azienda di trasporti pubblici si trova quindi a corto di Fachkräfte a causa dell’impossibilitá di competere con le ben piú alte paghe orarie del settore privato “Nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a trovare i tecnici di cui abbiamo bisogno”.

Quello della mancanza di Fachkräfte (operai e tecnici specializzati) e di Ingegneri é un problema sofferto ovunque in Germania e nonostante i grandi flussi migratori, sia dall’Europa che dai paesi esterni alla EU, la fame di lavoro delle imprese per le figure tecniche e ingegneristiche non accenna a diminuire. Nella stessa situazione si trova anche il colosso nazionale dei trasporti Deutsche Bahn, che sempre a causa della mancanza di Fachkräfte nelle officine soffre grossi problemi di manutenzione della flotta ICE ad alta velocità, con la disponibilitá dei treni che si attesta da tempo ben al di sotto degli obiettivi prefissati. Ma non solo: mancano anche i macchinisti. Tutti profili che sul mercato del lavoro tedesco in questo momento sono una raritá, per via della situazione cosí positiva (per i lavoratori) del mercato del lavoro.
Altro problema per le imprese pubbliche è, a quanto pare, la grande difficoltá nell’attuare politiche di retain con i tecnici piú giovani i quali, una volta concluso l’Ausbildung obbligatorio, lasciano le aziende pubbliche per le ben più remunerative aziende e industrie private del settore meccatronico, automotive e automazione.

Il comunicato stampa della HEAG Mobilo é qui
L’articolo del Süddeutsche Zeitung sulle DB é qui

 

Nota personale a margine: se da un lato il problema é molto “Tedesco”, dall’altro la soluzione (dare un disservizio al cliente piuttosto che dare qualche aumento di stipendio) mi sembra molto “Italiana”. Soprattutto trovo sia un colpo basso annunciare una misura del genere a metá Gennaio, dopo aver incassato tutti gli abbonamenti annuali.
Mi ricorda molto l’attegiamento di un paio di Aziende con cui ho avuto a che fare in passato…

Il bollino verde del TÜV: perché tutti ce l’hanno in Germania, e perché é importante (anche se la vostra auto é targata in Italia)

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Nel mio blog mi piace trattare della Germania raccontando cose un po’ particolari ed evitando di scrivere articoli fotocopia di quelli giá esistenti in mille altri blog in rete. È per questo che eviteró di scrivere la solita banalissima guida su come ritargare la vostra auto Italiana in Germania (perché ne esistono già una marea, basta usare un motore di ricerca) mi limiteró a dedicare due righe a un tema molto meno noto, ma comunque importante: il bollino del TÜV, detto anche TÜV-Plakette o Umweltplakette, necessario per entrare nelle Umweltzone in Germania.

Il bollino verde non è necessario per entrare con l’auto in Germania, ma lo diventa nel momento in cui volete entrare in una Umweltzone, ovvero una zona ambientale controllata. Si tratta di aree in cui le emissioni sono tenute sotto controllo e l’accesso a certi veicoli inquinanti é proibito. La cosa è valida non solo se vi trasferite, ma anche se vi recate in Germania con la vostra auto in vacanza: all’interno di una Umwelttone tutte le auto, anche quelle con targa straniera, devono essere munite di TÜV-Plakette.

Se la vostra auto è Euro 4 o superiore, otterrà il bollino verde, che permette l’accesso a tutte le Umweltzone. Le auto piú inquinanti (Euro 3 e inferiori) otterranno un bollino giallo o rosso, che inibisce l’accesso a molte Umweltzone.

 

Come capire se siete in una Umweltzone? Se tutte le auto che vedete parcheggiate hanno il bollino verde incollato alla base del parabrezza, allora molto probabilmente siete all’interno di una di queste zone. Anche i cartelli sono generalmente molto chiari (vedi immagine qui sopra) e riportano anche l’indicazione di quali bollini sono ammessi e quali no. Oppure potete consultare l’elenco delle Umweltzone (unitamente alle istruzioni e a tutte le informazioni sui Plakette) a questo link.

Circolare senza bollino all’interno di una Umweltzone ( o semplicemente parcheggiarvi l’auto) vi rende passibili di una contravvenzione di 70 euro. Per evitare questa fastidiosa seccatura, vi basterá andare in un centro TÜV con il libretto di circolazione dell’auto e chiedere l’Umweltplakette. Costa 5 euro ed é pronto in pochi minuti.

Pratcamente tutti i grandi agglomerati urbani in Germania hanno istituito una propria Umweltzone! Per cui se organizzate un tour in Germania in auto, il bollino verde è un must. Potreste anche tenerlo sulla vostra auto come piccolo souvenir una volta rientrati a casa, e vi tornerà utile qualora vogliate tornare in Germania: il TÜV-Plakette, infatti, non ha scadenza.

Diario di viaggio sull’EC 52 all’Epifania – Il ritorno degli Expats

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Eccoci all’epilogo della parentesi vacanziera in quel della Brianza, a bordo dell’Eurocity diretto a Francoforte. Treno stracolmo già a Milano, anche in prima classe; non c’è stato verso di trovare un posto in rastrelliera per la nostra megavaligia con tutti i regali e le cibarie e sono stato costretto a lasciarla nel vestibolo. A bordo, orde di turisti e tantissimi expats di rientro. La nostra carrozza e quelle accanto sono interamente prenotate, un rapido sondaggio statistico dei cartellini segnaposto (principalmente dovuto alla mia atavica curiosità di viaggiatore) ci dice che circa l’80 % dell’utenza è diretto in Svizzera (Spiez, Visp, Bern le più gettonate) e il resto in Germania (Karlsruhe e Freiburg su tutte). Poco male, magari più avanti si svuota un po’.

Il bello di oggi è che si cambia un pochino tragitto e paesaggi. Invece del solito Gottardo oggi saliamo dal Sempione passando per Domodossola, una giornata stupenda ci ha permesso di godere dello spettacolo del lago Maggiore e delle isole Borromee ed ora filiamo dritti nel Löchtberg Basistunnel verso Berna (niente foto purtroppo, eravamo controsole).

Ci sono cose invece che non cambieranno mai, e quando rientri in Italia per le feste te le ribecchi tutte in toto. Come ci ha ricordato la nuova pubblicità Conad targata Salvadores, quando vivi lontano dalla famiglia è inevitabile imbattersi in cliché noti e arcinoti. Con buona pace delle femministe e dei soliti benpensanti che hanno definito lo spot sessista, antimeridionale e qualunquista scatenando il solito putiferio social con commenti indignati e controcommenti infervorati. C’è stato anche chi ha definito lo spot offensivo per gli expats e le loro famiglie. C’è poco da fare i superiori e da incavolarsi perché quanto presentato dallo spot non si discosta poi così tanto dalla verità; la gente dovrebbe imparare a farsi una risata e star serena invece di polemizzare e trasformare tutto in uno scontro a fuoco.

È risaputo che le donne Italiane (e non solo Italiane) tendono a dimostrare il loro affetto attraverso le kilocalorie, generalmente sotto forma di concentrati di grassi saturi e carboidrati. Ciò vale tanto per le calorie “da asporto” (quelle che finiscono in valigia) quanto per quelle destinate al consumo in loco, nelle cene e pranzi in famiglia. Il fenomeno assume proporzioni disastrose nel lasso di tempo 24 Dicembre – 1° Gennaio, durante il quale si incamerano generalmente le calorie equivalenti di un trimestre. Per non parlare poi dei summenzionati articoli “da asporto”: impossibile non portarseli via, pena i parenti offesi a morte; dai, alzi la mano chi non è mai rientrato dopo Natale con la valigia piena di cibi e bevande. Certo, non con il caciocavallo direttamente sulle camicie come si vede nella pubblicità (ma chi è quel cretino che lo farebbe?) ma accuratamente imbustato, sigillato e opportunamente imballato contro gli scossoni. Quando si vive da expat si impara anche questo: le tecniche di trasporto dei cibi in valigia. E non è una cosa meridionale, ve lo assicuro. Ve lo dice un brianzolo.

Ma sono pronto a scommettere che se Salvadores avesse ambientato lo spot a Monza, con il figlio del cumenda Lümbard che si appresta a trasferirsi in Nordeuropa e la mamma che gli mette la polenta (liofilizzata) in valigia, qualcuno si sarebbe indignato dicendo che lo spot snaturava e offendeva la cultura dell’emigrazione in quanto fenomeno storicamente meridionale…

Comunque, tralasciando le delizie culinarie familiari, ci sono anche quelle extrafamiliari sotto forma di aperitivi, feste, ritrovi, bevute e varie. Gli amici (quelli con un po’ di senso organizzativo) iniziano già a metà Novembre a chiederti quando rientri e nel giro di pochi giorni la tua agenda per il periodo di vacanze di Natale inizia ad assomigliare al calendario Outlook del CEO della Microsoft. Tra cene, rimpatriate, aperitivi, caffè, le caselline promemoria iniziano a saturare tutto lo spazio lasciato libero dagli impegni familiari. Gli altri amici (quelli con un po’ meno senso organizzativo) si limitano a dirti “una volta che sei in Italia sentiamoci, poi ci organizziamo” ignorando che quando arrivi in Italia hai praticamente l’agenda già piena, di conseguenza cerchi di fissare anche con loro appuntamenti il prima possibile; ma con alcune persone, atavicamente “allergiche” alla programmazione, questo approccio risulta infattibile. Finisce quindi che ti chiamano il giovedì pomeriggio chiedendoti “ti va di bere una cosa stasera al Beer House?” e tu per la settima volta cerchi di spiegargli che sei fully booked fino all’Epifania e che se si voleva vedersi bisognava organizzarsi prima.

A volte, purtroppo, qualcuno si offende.

Pazienza.

A Berna la prima classe dell’Eurocity come previsto si svuota e possiamo tornare ad allungare le gambe. Per tutto il resto del tragitto la carrozza rimarrà semivuota, nonostante mi fossi aspettato più movimento in Germania. Sarà perché in Assia oggi non è festa…

Tornando a noi… tornare in Italia per un po’ è anche l’occasione per vedere altri amici expat che stanno ben più lontani di noi e che conseguentemente puoi vedere solo in angoli lontani del pianeta oppure a casa durante il rientro generale per le feste. Organizzare con loro diventa una impresa titanica proprio perché sono soggetti alla tua stessa situazione di incasinamento del calendario, anzi peggio perché loro magari stanno in Canada e hanno molte meno occasioni di tornare di quante non ne abbia tu.

La figata, in tutto questo, é ritrovarsi davanti ad una (o più) birre scambiandosi le relative esperienze degli ultimi giorni e capire, tra una risata e l’altra, che no, non siamo noi quelli strani, è proprio così che funziona, quando sei un expat. Anche in Brianza.

E per fortuna che noi rientriamo in treno, dove il bagaglio oversize non esiste (anche se le rastrelliere dell’ETR610 fanno pena). Perché in aereo diventa una bella rottura di scatole, basti pensare allo svantaggio psicologico di non avere il bagaglio sotto il proprio controllo, rimanendo in ansia tutto il volo sperando che l’imballaggio per cibi e bevande tenga…

In ogni caso voglio dire grazie. Grazie alle mamme, nonne, zie e tutti i parenti che si prodigano di trasformare la nostra permanenza natalizia in Italia in una settimana di cuccagne. Ora peró, come ogni anno, è tempo di tornare in piscina e di mettersi a dieta.

Il costo della vita in Germania (e in Italia)

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Con il mio post di chiusura del 2018 affronto un tema “caldo” nel trasferimento in Germania, quello del costo della vita. Si tratta effettivamente di un “hot topic” perchè quasi sempre la seconda domanda che ti viene fatta dopo “Come ti trovi lì?” è: “Ma quanto costa vivere lì?”
La convinzione diffusa un po’ ovunque, in Italia, é che in Germania si percepiscano sí alti stipendi ma a fronte di un costo della vita molto alto che va quindi ad annullare, di fatto, il beneficio offerto dalla maggiore retribuzione. Ciò non é sempre vero, anzi a volte non lo é affatto; tuttavia é difficile, anti impossibile, trovare una regola generale con cui si possa descrivere il rapporto tra IT e DE nel costo della vita.
La Germania, esattamente come l’Italia, é un Paese con tante diverse situazioni economiche e sociali e al suo interno vi sono giá notevoli diferenze: a Francoforte il costo della vita é sensibilmente più alto rispetto a quello di Dresda cosí come a Milano il costo della vita é decisamente piú elevato che a Brindisi.
Quindi giá il fattore origine/destinazione é determinante: proveniendo da una cittá Italiana in cui il costo della vita é basso e trasferendosi in una cittá Tedesca in cui la vita costa molto, beh, la differenza percepita puó essere davvero moltissima! Per chi proviene da Milano invece anche le piú care cittá tedesche possono apparire tutto sommato … abbordabili!

Il confronto, per avere senso, va fatto tra cittá il più possibile “simili” quindi per cominciare andremo a confrontare Darmstadt e Monza, che di fatto sono due cittá medie nell’orbita di altrettante grandi cittá, per la precisione le capitali economiche dei relativi Paesi (Francoforte e Milano). E poi perché sono tutte cittá che conosco bene. Questo articolo non ha un inizio e una fine vera e propria, ma sará in costante aggiornamento. Anche perché il costo della vita non é un argomenti “statico” ma anzi si evolve e cambia nel tempo, quindi sará interessante magari vedere come cambiano alcuni prezzi di riferimento nel corso degli anni.
Monza e Darmstadt sono simili in dimensioni (Monza 120.000 abitanti, Darmstadt 160.000), sono localizzate in regioni molto ricche, a pochi chilometri da una grande città, hanno landmarks conosciuti (la Villa Reale e il Parco a Monza, la Matildenhöhe e lo Jugendstil a Darmstadt) e sono centri molto importanti nella loro regione.
Tuttavia va detto che sotto certi aspetti, tra Darmstadt e Monza c’è anche molta differenza. A Monza non c’è l’ESA o l’ESOC, non ci sono 20.000 studenti universitari, non ci sono migliaia di expats e non ci sono 100 km di tram e decine di linee di pullman. A Darmstadt si vive bene anche senza avere un’autovettura privata, a Monza proprio no. Tuttavia a completezza va detto che il traffico é soffocante anche a Darmstadt, nonostante l’abbondanza di mezzi pubblici. Quindi ritengo il paragone sotto certi aspetti non completamente azzeccato perché penso che come qualitá della vita e servizi Darmstadt offra abbastanza di piú. Tuttavia, se si inquadrano Darmstadt e Monza nei contesti dei rispettivi paesi, in particolare a livello di qualitá media della vita e dei servizi, allora il paragone diventa giá molto piú calzante.

Ecco un confronto tra alcuni articoli tipici nella “mia” spesa. I prezzi sono stati rilevati al Supermercato REWE di Eschollbrücker Straße a Darmstadt il 22/12/2018 e alla Unes U2 di Monza in via Marsala il 24/12/2018. Si possono considerare entrambi supermercati di fascia media, entrambi sono localizzati in cittá in zone residenziali non troppo lontano dal centro, e sono usati principalmente da chi vive in cittá.

Philadelphia Original Confezione Standard
Germania: 1,49 € (175g)
Italia: 1,79 € (160g)

Barilla spaghetti n.5 500g
Germania: 1,59 €
Italia: 0,85 €

Nutella 825 g
Germania: 3,59 €
Italia: 5,59 €

Colgate total maxwhite75ml
Germania: 1,99 €
Italia: 1,99 €

NIVEA MAn deo roller invisible
Germania: 1,59 €
Italia: 2,39 €

Gallette di mais bio 100g
Germania (REWE Bio): 0,79 €
Italia (Il viaggiator Goloso): 0,89 €

Coca cola 0,33 lattina
Germania: 0,59 €
Italia: 0,61 €

Red Bull 0,25 lattina
Germania: 1,29 €
Italia: 1,25 €

Confezione 2 petti di pollo, circa 340 g
Germania (Wilhelm Brandenburg): 2,38 €
Italia (Unes): 3,74 €

Insalata mista in busta 200g
Germania: 0,79 €
Italia: 1,39 €

Mozzarella Santa Lucia Galbani 125g
Germania: 1,99 €
Italia: 1,29 €

500 g Maccheroni de Cecco
Germania: 1,99 €
Italia: 1,85 €

Pantene Pro-V repair&care 300ml
Germania: 1,99 €
Italia: 2,99 €

Chiquita banana Costa Rica
Germania: 1,99 €/kg
Italia: 1,99 €/kg

Danone activia 4x115g vaniglia
Germania 1,99 €
Italia 1,99 €

Facendo la somma di tutti gli articoli abbiamo:
Germania: 24,05 €
Italia: 30,06 €

Sorpresa!
Proprio cosí: la “mia” spesa in Germania costa meno che in Italia. Questo é un esempio di come le cose non sempre sono proprio come ce le si aspetterebbe. La spesa in Germania é, su certi articoli, piú conveniente se confrontata all’Italia. Ci sono chiaramente articoli piú costosi in DE e altri piuù costosi in IT e il confronto in termini di convenienza si chiude generalmente in una sostanziale paritá, che peró non di rado tende leggermente a vantaggio della Germania.

Sempre rimanedndo in zona, spostiamoci ora in due cittá ben piú note per un confronto su un altro tema molto importante: il trasporto pubblico locale. Che sia  per lavoro o per diletto, i trasporti e gli spostamenti rappresentano una parte importante della nostra vita di tutti i giorni e i costi connessi sono certamente importanti. Qui confrontare Darmstadt e Monza é impossibile, in quanto Monza non dispone assolutamente di una rete di trasporti paragonabile a quella di Darmstadt. Confrontaremo quindi le capitali di regione: Fracoforte e Milano.

Entrambe dispongono di un ottimo sistema di trasporti pubblici. Se da un lato metropolitane e tram Milanesi non hanno nulla da invidiare agli omologhi di Francoforte, dall’altro il sistema di ferrovie suburbane e regionali é decisamente piú capillare, affidabile, ed esteso (anche come fasce orarie) a Francoforte. Tuttavia Milano rimane pur sempre la migliore realtá in Italia in fatto di trasporto pubblico locale, non troppo lontana dagli standard europei, quindi una assunzione di “equivalenza” tra le due realtá non é irragionevole.

Segue ora qualche esempio.

Trasporto pubblico locale (in città)

Biglietto corsa singola, cerchia urbana
Milano: 1,50 €
Francoforte: 2,75 €

Carte giornaliera, cerchia urbana
Milano: 4,5 €
Francoforte: 5,35 €

Abbonamento mensile, cerchia urbana
Milano: 35,0 €
Francoforte: 90,4 € (!)

Treni regionali (tutti i prezzi si riferiscono alla 2. classe)

Biglietto treno regionale Cantù-Milano (circa 30km): 3,6 €*
Biglietto treno regionale Darmstadt-Francoforte (circa 30km): 8,6 €*

Abbonamento mensile Cantú-Milano (Trenomilano): 90,0 €
Abbonamento mensile Darmstadt-Francoforte: 179,0 €

Treni a lunga percorrenza/Alta velocitá

Biglietto Frecciarossa Fast no-stop (treno 9627) Milano-Roma per il 15 Febbraio 2019 (circa un mese e mezzo da oggi) alle 11.00 in classe Standard
Super Economy: 55,90 €
Economy: 72,90 €
Base: 92,0 €
Biglietto ICE Sprinter Frankfurt-Berlin (treno 1537) per il 15 Febbraio 2019 (circa un mese e mezzo da oggi) alle 11.00 in 2. classe
Super Sparpreis: 29,90 €
Sparpreis: 37,90 €
Flexpreis: 132,0 €

*il biglietto in Germania comprende anche una tratta con i mezzi pubblici internamente a Francoforte, cosa che invece non é compresa nel biglietto Trenord in Lombardia. Quindi volendo affinare il confronto, al prezzo del biglietto ferroviario andrebbero aggiunti 1,50 € del biglietto ATM a Milano (necessario, ad esempio, per prendere la metropolitana).

Come si puó vedere, in Germania i mezzi pubblici e il trasporto pubblico locale costano decisamente di più. La differenza é notevole persino con Milano, notoriamente una delle cittá piú costose (se non la più costosa) d’Italia. La qualitá del servizio, per quanto riguarda treni regionali e suburbani, è sicuramente superiore, ma non (a mio parare) ad un livello tale da giustificare tariffe tanto  maggiori.
La stessa equazione non sempre si applica alla lunga percorrenza, come si puó vedere nell’ultimo esempio. Usando Super Sparpreis e Sparpreis si viaggia spesso con prezzi paragonabili a queli italiani, fermo restendo che il Flexpreis é quasi sempre, a paritá di chilometraggio, superiore alla tariffa Base di Trenitalia.

Pendolarismo automobilistico

Per paritá, facciamo ora l’esempio di un pendolare automobilistico. Nei miei anni di lavoro in Italia ho spesso dovuto affrontare chilometrici trasferimenti giornalieri, specialmente quando abitavo in provincia MB e lavoravo in provincia di Varese. Prendiamo proprio il mio caso: percorso Monza-Gallarate (circa 50 km), pendolarismo giornaliero.

Utilizzando Autostrada Pedemontana Lombarda, sono da calcolare 4,94€ di pedaggio (!) tra Lentate e Cassano Magnago, due volte al giorno. Sono quindi 49,4 € a settimana, che diventano 39,52 € settimanali con lo sconto pendolari del 20%.

Consideriamo una Golf 1.4 TSI 122 cv come quella di mio papà, che puó fare benissimo i 15 km/l alla pompa se guidata con un minimo di criterio. Prezzo benzina: 1,65 €/l (comunicatomi da mio papá al telefono poco fa 🙂 quindi per i 500 km di pendolarismo settimanali sono quindi necessari 33,3 litri di carburante pari ad un esborso di 54,94 €.

Volendo risparmiare qualche soldo, a patto di fare un paio di km (e molta coda) in piú si puó passare dalla Tangenziale Nord e poi dalla Rho-Monza, evitando di farsi salassare dalla Pedemontana e spendendo “solo” 1,80 € alla barriera di Milano Nord, quindi 3,60 € al giorno, 18 € a settimana (14,4 € con sconto pendolari). Per fare le cose per bene, andrebbero conteggiati consumi superiori (per via della coda onnipresente su questo percorso) ma trascureró questo aspetto.

Sommando abbiamo quindi

Spesa settimanale via Pedemontana: 94,46 €
Spesa settimanale via A8: 69,34 €

Ora consideriamo il percorso giornaliero di Hanna, da Darmstadt a Bad Soden am Taunus, quasi tutto via autostrada, poco meno di 50 km.

Il costo autostradale é zero, come per ogni autostrada in Germania. Il costo della Benzina, considerando, per la sua Ibiza 1.4 consumi simili a quelli del Golf 1.4 tsi, é di 44,9 € a settimana (prezzo della Super 95, rilevato da me poco fa, é di 1,35 €/l).

Approssimando brutalmente un mese a quattro settimane, possiamo fare due conticini.
Italia, pendolare Monza-Gallarate (50 km)
via Pedemontata: 377,84 €
via A8: 277,36 €
Germania, pendolare Darmstadt-Bad Soden (50 km)
via A5: 179,6 €

Fondamentalmente si puó dire che in Germania il pendolarismo ferroviario costa decisamente di piú che in Italia. Ma il pendolarismo automobilistico decisamente di meno.

Non ultimo, consideriamo l’aspetto bollo/assicurazione. Il bollo della mia A3 Tfsi da 150 cv in Lombardia era di 297,00 € (!!). In Germania era (prima che la vendessi) 56,00 €.

Il bollo della Ibiza 1.4 di Hanna era pari a 163 € in Lombardia, mentre qui ammonta a 86 €. La cifra superiore alla mia vecchia Audi é dovuta alla classe di emissioni (euro 4 contro Euro 6). Il calcolo del bollo qui funziona diversamente dall’Italia.

Consistenti risparmi si possono avere anche sull’assicurazione, a patto di vedersi riconosciuta la classe di merito (cosa che normalmente non è difficile): per la mia auto in Italia, visti i moltissimi km che facevo e le strade trafficate, ho sempre fatto furto/incendio + Kasko parziale, spendendo cifre variabili tra i 1400 e i 1700 €/anno.
In Germania una Fullkasko mi é costata circa 950 €/anno. Per il mio attuale TT 2.0 tfsi del 2006, che per via dell’etá é valutato abbastanza pochino, la polizza fullkasko viene 600 €/anno….

Il costo di tagliandi, gomme, ecc.. limitatamente a quanto ho potuto vedere, é circa equivalente tra Nord Italia e Germania. Non si sono palesate differenze degne di nota.
Per completezza, bisogna aggiungere un dettaglio: ogni due anni ogni auto in Germania deve superare l’Hauptuntersichung del TÜV. È una revisione (molto approfondita!) in cui l’auto viene controllata per filo e per segno e talvolta a seguito di qiuesto controllo é necessario mettere mano al protafoglio per rimettere l’auto in regola. In Italia le revisioni molto più permissive, o talvolta fasulle, permettono di posporre queste spese fino al momento in cui sono davvero necessarie.

Fondamentalmente, quello che emerge da questa breve digressione automobilistica é una realtá giá nota: in Italia l’automobilista é un limone da spremere, vessato e tartassato in continuazione. L’automobilista tedesco se la passa decisamente meglio.

To be continued….

Per completare l’articolo, mi piacerebbe fare un confronto tra moooolte altre cose. Mi rendo conto che questa è solo una piccola parte della situazione generale, pertanto questo articolo si evolverà. Quindi..  se siete curiosi, vi invito a tornare per gli aggiornamenti del caso. Anzi, magari scrivete quali articoli vorreste che io confrontassi.

Per il momento faccio a tutti i miei lettori i migliori auguri per un 2019 ricco di soddisfazioni e di felicità… buon Anno a tutti!

 

 

 

La magia persa e ritrovata della fotografia

foto

Mi piace la reflex, mi piace fare fotografie. Soprattutto quando cala la sera, il cielo si fa scuro e tutte le luci si accendono; mi piace provare lunghe esposizioni e combinazioni diverse per vedere come mi esce il gioco di luci. Il mio piccolo sogno nel cassetto, fotograficamente parlando, era riuscire a fotografare l’aurora boreale e complice un po’ di fortuna ci sono riuscito.
Tuttavia devo ammettere che negli ultimi tempi la reflex é sempre meno mia compagna nei miei viaggi e nelle gite con Hanna.

La molla nella testa mi é scattata a Colonia, nella primavera del 2017. Sono nei pressi del ponte Hoenzollern e da un appostamento di un quarto d’ora circa col cavalletto ricavo qualche interessante scatto del ponte e del Duomo.

DSC_0297

È una bellisima serata e insieme a me ci sono, ovviamente, moltre altre persone che scattano fotografie.
Arriva una ragazzina, che dall’accento intuisco essere quasi sicuramente statunitense, con un Iphone; dalla borsetta tira fuori un GorillaPod, lo assicura saldamente alla ringhiera dopo di che vi monta il telefonino, aggiusta l’inquadratura poi ordina ad alta voce “long exposition, 20 seconds, white light” e il telefono automaticamente apre l’otturatore ed inizia ad acquisire l’immagine.
Ad essere onesto, non avevo neppure idea che uno smartphone/Iphone potesse fare lunghe esposizioni come una Reflex. Già lí sono rimasto abbastanza di sasso.
Dopo neanche 10 secondi dalla chiusura dell’otturatore la foto é già elaborata, la curiositá é troppo forte, devo dare un’occhiata: ed é bella quanto la mia, forse anche di piú, probabilmente anche perché opportunamente ottimizzata da qualche algoritmo interno all’apparecchio.
La ragazzina smonta il gorillapod, mette il telefono in tasca e se ne va.

Totale dell’operazione: meno di un minuto.
Ingombro e peso attrezzatura: un decimo della mia.
Risultato: identico o superiore.
Efficienza: +1000%.

Lo ammetto: mi sono sentito un dinosauro.

È inutile negarlo: i telefonini di oggi scattano foto bellissime e l’impegno richiesto é praticamente nullo. Lo vedo anche io col mio Lumia 950 usando la modalitá HDR adattiva: punti, tocchi, metti a fuoco, scatti. Pochissimi secondi e la foto é fatta, con colori bellissimi e definizione magnifica. Quando stai girando una cittá, magari con fidanzata e/o amici al seguito, questa é la soluzione vincente: rapida, pratica ed efficace. La Reflex non ha partita se si guarda al rapporto ingombro/praticitá/impegno vs risultato, il telefonino vince 10 a zero.
E poi non puoi chiedere a chi é con te di fermarsi un quarto d’ora solo perché tu hai trovato uno buon punto fotografico e vuoi piantare il cavalletto e provare un pó di inquadrature, diaframmi ed esposizioni. Vieni mandato istantaneamente a quel paese ed é comprensibile. E quando sei in vacanza o in gita di piacere l’ultima cosa che vorresti fare é andare a cercarti una litigata!

È chiaro, una reflex in mano a chi veramente la sa usare fino in fondo é in grado di produrre capolavori, che per un telefono sono ancora irraggiungibili. Ma per il fotografo della domenica come me, che é solo alla ricerca di una bella foto senza pretendere la perfezione, ormai quel divario esistente tra una “vera” macchina fotografica e un telefonino si é definitivamente ridotto a poco piú di zero.
Quindi alla fine ne sono venuto a capo concludendo che, quando visito una cittá nuova con Hanna o con gli amici, oppure quando sono in viaggio e voglio fare qualche scatto rapido e fugace, il telefonino basta e avanza. Portarsi lo zaino con obiettivi, cavalletto e tutto lo scibile fotografico non ha piú molto senso.

Questa é la ragione per cui la reflex ormai é con me solo quando esco appositamente per fare foto. Rigorosamente da solo. Perché cosí posso scegliere dove andare e cosa fare, in totale autonomia. Posso scegliere di prendermi i miei tempi, appostarmi dove voglio, stare quanto voglio. Magari portarmi anche una bottiglia di Radeberger e sorseggiarla lentamente (finché é fredda) durante le aperture dell’otturatore mentre aspetto.
La reflex rimane solo per quando davvero voglio fare foto. Solo per quando la foto é lo scopo unico dell’uscita, e non un suo accessorio a margine.
Questo ha fatto sì che il mio rapporto con lei sia diventato molto piú saltuario, e che ci incrociamo abbastanza di rado. Perché gli impegni sono tanti, il tempo é poco, e ritagliarsi gli spazi e le occasioni in cui possiamo essere io e lei é diventato piú difficile.

Sí, fortunatamente ci sono ancora delle occasioni in cui la reflex ha una marcia in piú. Se vado in Autodromo a Monza o a vedere un Airshow come Le Bourget non c’é dubbio che la reflex sará sempre con me, perché in quelle occasioni é ancora lei la numero 1.
Ma magari tra qualche anno i telefonini arriveranno anche lí.

No, pensandoci bene, quello che davvero un telefono non ti puó dare é… mettersi lí, da solo, a cercare lo scatto che vorresti, prendendoti tutto il tempo che ti serve. Sentire il “clic” dell’otturatore e aspettare, per vedere se il nuovo scatto é meglio di quello di quello prima. È un processo lento, riflessivo, tranquillo, quasi meditativo. L’opposto del mondo d’oggi che corre sempre piú in fretta. La Reflex probabilmente oggi significa questo, per me.
Una breve pausa di riflessione dal frenetico mondo delle foto fatte di corsa.

Sulla via di Montevecchia

Brezza e silenzio in una notte di estate. La mia ultima uscita fotografica “vera”.