Ballad of the mighty (k)night

Questo lo pubblico in “senza categoria”, perché stasera sto accozzando un brain dump di pensieri accumulati negli ultimi giorni e non saprei bene come classificare.
Ho avuto poco, davvero pochissimo tempo ultimamente. Ci sono mille articoli iniziati e salvati come bozze in (vana) attesa di una mano benevola che torni ad armeggiare sulla tastiera per portarli a compimento, ma dovranno aspettare ancora.

Stasera era una occasione  buona per portare avanti qualcosa, ma come talvolta accade quando si parte in quarta con le migliori intenzioni… ho in realtà glissato e sono entrato un una di quelle fasi di “sciacquone mentale” (la si voglia vedere come una interpretazione alternativa del concetto di “brain dump”) che di tanto in tanto mi prendono nei periodi di stress. Stasera mi ritrovo con il laptop aperto nell’oscurità della cucina del mio appartamento di Desio, con la poca luce dei lampioni del cortile che filtra tra le tapparelle come unica illuminazione “concessa” al fine di non svegliare Lukas e Hanna nella camera da letto. Lo schermo in modalità total black non fa in realtà chissà quanta luce e la tastiera retroilluminata è un benedizione per scrivere in queste condizioni.

Ho rivisto tante persone in questi giorni. È stato molto bello ritrovarsi con gli amici e fare delle belle chiacchierate in compagnia come non se ne facevano da parecchio tempo. Non sempre in realtà si tratta di chiacchiere in compagnia ma talvolta si finisce per avere delle “one on one”. Sotto un certo aspetto benvenute, dopo tanto tempo.

Questi anni ci hanno provati, cambiati e imbruttiti, tutti quanti nessuno escluso. Rivedere la gente dopo tanto tempo to fa apprezzare tante cose, ma soprattutto fa riflettere.

Riflettere sul fatto che siamo esseri umani, con le nostre paure e le nostre debolezze, costretti però da questo mondo e da questa società ad apparire realizzati, inscalfibili, perfetti. E questo è un peccato, mi disorienta, e sotto un certo aspetto mi dispiace.

Perché rivedere le persone ti fa apprezzare come ogni persona di fronte a noi, ogni persona, combatta guerre di cui noi ignoriamo l’esistenza. Dietro alle foto impeccabili sui profili online, dietro alle vacanze da sogno sbandierate sui social, dietro ai sorrisi, ai saluti, agli outfit ricercati, alle emoticon, ai meme, dietro alle auto nuove fiammanti, ai vestiti di marca, alla goliardía e alle battutacce sui gruppi WhatsApp,  ci sono difficoltà, sofferenze, problemi, attriti, talvolta disgrazie.

Due mondi separati, uno finto e uno vero, quello “vero” troppo spesso chiuso nel silenzio di una debolezza che non si vuole minimamente condividere o confessare, perché ammettere di essere solo esseri umani oggi è diventato tabù.

E a volte mi chiedo se l’atteggiamento di tanti (quella buona volta che alla fine si aprono e ti raccontano) di commiserarsi e di considerare le proprie difficoltá  terribili e insormontabili, credendosi gli unici ad avere problemi in un mondo in cui tutti vivono felici, non sia figlio proprio di questo. Di tutte queste esistenze fittizie.
Artificiali, costruite, false, portatrici di un messaggio distorto. Un messaggio che si é amplificato a dismisura quando la pandemia ci ha tolto per mesi (in taluni casi anche anni) il contatto vis-a-vis, la conversazione faccia a faccia, la presenza, il contatto umano. Relegando tutta la nostra comunicazione a questo mondo finto che ci inganna tutti quanti.
E che puó portarci a credere di essere gli unici ad avere problemi in un mondo in cui a tutti quanti gira bene.
No, non é cosí, chi piú chi meno abbiamo tutti i nostri casini e i nostri dolori  e se a volte ci sembra che gli altri si lamentino per niente é perché ormai abbiamo deciso di vivere in un mondo finto e anche noi, come tutti, ci stiamo facendo abbindolare. E tutto questo in realtá non é nato con il dilagare del Covid ma ha iniziato a mettere radici assai prima.
Sí, perché anche io piú di una volta sono caduto nel costrutto di credermi l’unico a dover affrontare delle rogne e dei dispiaceri in una situazione in cui tutti quanti intorno a me sembravano spassarsela; pensare agli altri a dire “ma guarda te quelli: non hanno un problema al mondo”.
Sbagliato.
Ho sbagliato, e da un lato ne sono felice, non soltanto perché solo gli imbecilli non sbagliano mai, ma soprattutto perché ho capito che questo é un mondo che ci vede tutti quanti inesorabilmente immersi nei casini. E allora mal comune, mezzo gaudio.

Mi sento di essere sincero: tornando col pensiero alle battaglie che riempiono le nostre vite, mi ritengo fortunato perché sebbene io le “mie” battaglie le abbia sempre combattute bene, uscendone quasi sempre meglio di prima, devo pur ammettere che la vita mi ha sempre messo di fronte imprevisti e occorrenze che, per quanto complicate, spiacevoli o demoralizzanti, non si sono mai rivelate senza via di uscita.
È anche vero peró che le nostre battaglie il piú delle volte ci piace condividerle solo dopo che le abbiamo vinte.
Non tutti hanno la voglia o il coraggio per raccontarle mentre le stanno combattendo, soprattutto quando la battaglia sta andando male. È una decisione che non critico perché spesso l’ho fatto anche io.
Peró mi dispiace perché forse nel mio piccolo potrei dare una mano, fosse anche solo una pacca sulla spalla; in momenti in cui la vita sembra solo volerti dare sberle, una mano che non ti vuole tirare una pizza puó essere una piccola luce nel buio. Ma il rispetto per le persone innanzitutto: se non ti va di tirare fuori qualcosa, non saró io quello che ti costringerá a farlo.

È una di quelle sere, questa, in cui scrivere mi fa sentire meglio e mi fa apprezzare anche il semplice fatto di essere qui, nel buio, con la visuale su un cortile di lampioni e asfalto, a suonarmela e cantarmela da solo, nel silenzio piú assoluto. Una notte come tante, che apparentemente non ha nulla di speciale, anzi sarebbe solo una delle tante notti infrasettimanali in una semideserta cittá dormitorio di provincia, fatta di villette e palazzi, di insegne e di lampioni, con sottofondo di sgommate nelle rotonde e dello sferragliare lontano di treni merci. E cosí, mentre scrivo la mia ballad of the mighty night (titolo che mi é venuto cosí, senza un perché) ho deciso di metterci davanti una k, tra parentesi, dedicata a tutti noi, perché quando combattiamo le nostre battaglie siamo tutti un po’ cavalieri.

In definitiva, se devo proprio essere schietto fino in fondo, é stato bello rivedere le persone perché ho riscoperto che siamo tutti essere umani. Che a distanza tutto é finto. Faccia a faccia tutto cambia.
Ed é bello cosí. Il mondo “virtuale” e “social” lo lascio volentieri agli altri.
Il mio “social” é da sempre una tavola imbandita, il bancone di un bar, la panca di una birreria. Eh sí, sto diventando vecchio cazzo.

Pricing unbalance: che cosa costa di piú in Italia e cosa costa di piú in Germania?

Dopo qualche anno in Germania è inevitabile scontrarsi con sostanziali, e talvolta sorprendenti, differenze nel costo di beni e servizi rispetto all’Italia.
Ho spesso affermato, nei miei articoli su questo blog, che il confronto tra Italia e Germania a livello di costo della vita si chiude in sostanziale parità, quantomeno per me che provengo dell’hinterland nord di Milano (una zona d’Italia non propriamente economica).

All’interno di questa “sostanziale parità” vi sono però delle differenze molto marcate, con beni e servizi che possono essere talvolta molto più economici, sia dall’una che dall’altra parte. Ecco quindi un breve riassunto delle differenze più eclatanti che ho trovato.

Cosa costa decisamente meno in Germania rispetto all’Italia:

  • Bollo Auto (per auto a benzina)
  • Auto usate e km zero
  • Autostrade (non si pagano proprio)
  • Piscine al chiuso e all’aperto
  • Saune e spa
  • Shampoo, detergenti, dentifrici
  • Prodotti per bambini e neonati
  • Birra
  • Alcune varietà di carne (soprattutto insaccati)

Cosa costa decisamente di piú in Germania rispetto all’Italia:

  • Abbonamenti in palestre e fitness centers
  • Parrucchiere, pettinatrici e barber shops
  • Caffè e cappuccino
  • Pizza
  • Cinema
  • Canone TV statale
  • Internet e telefonia (sia casa che mobile)
  • Mezzi pubblici
  • Immobili (case e appartamenti)

Alcune differenze sono percentualmente elevatissime, altre invece più risibili: un taglio di capelli, per esempio, costa in Germania almeno il doppio che in Italia, mentre il “saving” su una birra media è mediamente di 2 euro (da 3,50 a 4 euro in Germania contro gli ormai universali 6 euro per una media in Lombardia). Tuttavia per concedervi un espresso al bar (il più delle volte di discutibile qualità) difficilmente in Germania spenderete meno di 2 euro.

La pizza, non poche volte di dubbia fattura e con influenze turco-orientali, in Germania difficilmente la pagherete meno di 10 euro. Talvolta sono disponibili diverse “size” (diametri) e l’unico modo per avere una pizza a meno di 10 euro è selezionare il taglio più piccolo (generalmente 24 cm di diametro).

Il canone TV in Germania è di 200 euro a fronte dei 100 euro del canone RAI italiano, e anche le tariffe di Sky e le offerte di pay Tv sono più care rispetto all’Italia.

I guidatori di auto a benzina, in Germania, hanno di che essere felici: per una autovettura da 200 cavalli il bollo si attesta sui 130 euro contro i circa 450 euro necessari in Italia. Il tutto senza considerare le autostrade, gratis in tutto il territorio nazionale.

Non ho voluto includere nella lista le assicurazioni auto in quanto, pur essendo queste effettivamente più economiche in Germania, la differenza andrebbe fatta a parità di polizze e qui si aprirebbe un discorso molto ampio e variegato. Volendo farla breve, si può dire che c’è effettivamente un apprezzabile risparmio, in Germania, sulle polizze di tipo kasko parziale e full kasko; essendo che tuttavia nella stragrande maggioranza dei casi in Italia si viaggia solo con RC auto o al massimo RC + furto/incendio, un confronto diventa difficile perchè questo tipo di polizze in Germania è molto poco diffuso e la differenza di prezzo difficile da determinare.

Una gradita sorpresa è riservata, in Germania, agli amanti di sauna, wellness e spa: in Germania infatti queste strutture sono diffusissime e dal costo molto accessibile, con tariffe dell’ordine dei 15-20 euro a persona si accede per una giornata, mentre per analoghe strutture in Italia va messo in conto almeno il doppio quando non il triplo.

Analoga soddisfazione per chi pratica sport acquatici: in Germania un abbonamento annuale flat in piscina può costare anche meno di 200 euro. E si tratta di impianti di tutto rispetto, non di sgangherate piscine comunali.

I mezzi pubblici, per quanto generalmente più capillari e meglio organizzati, sono decisamente più cari in Germania: un abbonamento mensile integrato a Francoforte o a Monaco costa più del doppio rispetto ad un analogo titolo di viaggio a Milano.

Non parliamo poi degli immobili, sui quali si trova materiale a volontà in questo blog; case e appartamenti in Germania sono rincarati a ritmo vertiginoso a partire dal 2010 a causa del boom migratorio, della crescita economica e dei tassi bassissimi, raggiungendo prezzi molto più elevati che in Italia.
La buona notizia è che tale vertiginosa crescita non si è verificata in modo analogo sugli affitti, che rimangono solo “leggermente” più cari che in Italia.

Germania 2022: é stagflazione. Le previsioni prospettano un anno nero (e potrebbe andare peggio)

Il Sachverständigenrat zur Begutachtung der gesamtwirtschaftlichen Entwicklung (tradotto alla buona: consiglio degli esperti economici), una delle piú autorevoli voci in Germania circa l’assessment e le prognosi per lo sviluppo economico, ha pubblicato oggi alle 10:30 la sua nota ufficiale circa gli sviluppi attesi per il 2022.
Nel giorno in cui il ministro per l’economia Habeck ha ufficializzato lo stato di emergenza per l’approvvigionamento del gas [1], la situazione che viene prospettata dallo studio é, purtroppo, tutt’altro che confortante.

L’impatto delle sanzioni conseguenti alla guerra in Ucraina sull’economia Tedesca é semplicemente devastante, e la paura é che gli effetti che si vedranno nei prossimi mesi andranno oltre ad ogni piú nera previsione. Prima che la situazione in Ucraina precipitasse, la ministra degli esteri Annalena Baerbock aveva dichiarato seza esitazione che “La Germania é pronta a pagare un prezzo economico molto alto per difendere l’Ucraina” [2].
È chiaro che la portata di questo “prezzo” non era in realtá molto chiara a Berlino, tanto che oggi la Germania resta, ancor piú dell’Italia, uno dei Paesi Nato con le prosizioni piú “morbide” circa le sanzioni alla Russia.
Un embargo totale degli idrocaruri dalla Russia significherebbe infatti per la Germania “Chiusura di impianti produttivi, blocchi nella logistica e nella grande distribuzione, disoccupazione di massa e povertá” cosí si era espresso, senza mezzi termini, il ministro dell’Economia Habeck non piú tardi di due settimane fa [3].
È chiaro quindi che, quando si parlava di “essere disposti a pagare un prezzo molto alto”, qualcuno aveva fatto i conti senza l’oste. Perché questo prezzo, la Germania, in realtá non é affatto pronta a pagarlo. Uno stop del gas Russo, avrebbe per la Germania le proporzioni di una catastrofe, con una recessione e una crisi economica mai viste prima (chissá non fosse propio a questo che si riferiva Putin con le sue minacce.. altro che bombe atomiche).

In caso di ancanza di gas, intere industrie altamente energivore sarebbero costrette a interrompere le attivitá. Enormi complessi come la BASF di Ludwigshafen, che da sola impiega 39.000 addetti, dovrebbero chiudere dall’oggi al domani, licenziando personale o mandando tutti in Kurzarbeit null. Solo nel settore chimico, si tratterebbe di mezzo milione di lavoratori in tutta la Germania.
Lo stop del settore chimico genererebbe un effetto domino che porterebbe a fermarsi metá delle industrie del Paese, con milioni di persone in Kurzarbeit o in ALG I. Il ministero dell’economia stima che l’ondata di Kurzarbeit sarebbe ancora peggiore di quella vista durante i mesi piú neri della pandemia, con un carico monumentale per le casse dello stato e il rischio di vedere il tessuto industriale tedesco permanentemente compromesso.[4]

Ma torniamo allo studio e ai numeri: secondo il rapporto il Consiglio Tedesco degli esperti economici ha ridotto drasticamente le sue previsioni economiche per il prossimo anno e per l’anno in corso.
Nell’attuale previsione si stima solo una crescita del prodotto interno lordo Tedesco dell’1,8 per cento nel 2022, rispetto al 4,6 per cento dell’ultima stima economica di novembre.
Per il 2023, la nuova previsione di crescita è del 3,6%.

La vera “bomba” tuttavia é l’elevatissima inflazione, causata dall’effetto combinato della supply chain crisis (ancora ben lontana dal vedere una soluzione) e dal forte aumento dei prezzi dell’energia, che vede una stima del 6,1 per cento per il 2022 e del 3,4 per cento per il 2023. In precedenza, gli esperti economici avevano stimato l’inflazione per il 2022 al 2,6%.

Per dire le cose come stanno: in tutte le crisi economiche, piú o meno gravi, esiste sempre qualche vincitore qualcuno che ci guadagna. Ma in un contesto di bassa crescita (se non addirittura recessione) unito ad alta inflazione, ecco verificarsi l’unica condizione in cui non ci sono vincitori: la tanto temuta stagflazione.
Che, dopo essere stata paventata per diversi anni, alla fine é arrivata tra noi.
E la situazione non é destinata a migliorare a breve, perché tanto la guerra in Ucraina quanto la crisi delle materie prime e delle catene di fornitura non sono destinate a risolversi presto.
È pressoché certo che la crescita vista nello scorso decennio non si ripeterá in questo decennio anzi sempre piú analisti sembrano ormai concordare che questo sará un decennio di bassa crescita se non a crescita zero.

Cosa vedremo nei prossimi anni? Difficile dirlo, anche perché le sorprese sono ormai all’ordine del giorno (dopo una pandemia e una guerra, mi chiedo quale sará il prossimo cigno nero); a mio avviso, quello che ci attende é una spietata selezione darwiniana, sotto il profilo economico, delle Aziende e delle persone.
Chi saprá adattarsi, potrá sopravvivere, limitare i danni e prepararsi alla ripartenza economica che un giorno (ma non presto) verrá, a scapito di quelli che non sapranno (o non potranno) adattarsi , e che da questa situazione perderanno tanto, tantissimo.
E la Germania, duole ammetterlo, rischia di stare dalla parte dei grandi perdenti.

Link al sito del Sachverständigenrat zur Begutachtung der gesamtwirtschaftlichen Entwicklung: https://www.sachverstaendigenrat-wirtschaft.de/

[1] https://www.welt.de/wirtschaft/article237871817/Gas-Bundesregierung-ruft-Fruehwarnstufe-des-Notfallplans-aus.html
[2] https://www.tagesspiegel.de/politik/baerbock-zur-ukraine-krise-deutschland-ist-bereit-einen-hohen-wirtschaftlichen-preis-zu-zahlen/28044558.html
[3] https://www.welt.de/vermischtes/article237519949/Habeck-bei-Anne-Will-Dann-wird-es-zu-Lieferengpaessen-Massenarbeitslosigkeit-und-Armut-kommen.html
[4] https://www.tagesspiegel.de/politik/putins-gas-erpressung-der-bund-aktiviert-den-notfallplan-zehn-fragen-und-antworten/28214544.html

Etwas Kleingeld? La povertà (che non ti aspetti) in Germania

Siamo tutti abituati, in ogni parte del mondo, ad avere a che fare con situazioni di povertà e sofferenza. Basta andare in qualunque grande cittá del mondo ed in prossimità di grandi stazioni ferroviarie, piazze o attrazioni turistiche,  la presenza di persone molto meno fortunate di noi, questuanti e clochard che non hanno praticamente nulla, è qualcosa che fa parte del quotidiano.

Devo dire onestamente che, nelle mie ultime visite a grandi città tedesche tra cui Frankfurt am Main, München e Köln, ho trovato una situazione molto peggiore rispetto al pre-pandemia, con molti più senzatetto e questuanti rispetto a quanto ricordassi. Con ogni probabilità un triste lascito della pandemia e della crisi economica da essa provocata.

Ci sono tuttavia anche situazioni intermedie, meno critiche ma comunque altrettanto tristi, con cui si ha a che fare tutti i giorni. In Germania infatti può capitare di incontrare persone normalissime, che all’apparenza mai si direbbe versare in condizione disagiata, che chiedono aiuto economico per qualche piccola cosa. Che può essere comprare un panino, un biglietto del tram, oppure, come mi è successo di recente,  un medicinale.

Mi trovavo a passare a piedi davanti ad una farmacia e sono stato avvicinato da un signore che mi ha chiesto “haben Sie etwas Kleingeld für ein Rezept?” Aveva bisogno di spiccioli per comprare un medicinale. Io disgraziatamente non ho quasi mai moneta in tasca, se non un euro che uso per l’armadietto della piscina e quindi teoricamente “intoccabile”… ma sentendomi un po’ moralmente obbligato vista la situazione, ho deciso di separarmene. 

È questa una cosa che in Italia non si vede, o quantomeno non ho mai toccato con mano in tre decenni di vita in Lombardia, non ho mai visto gente “normale” chiederti soldi fuori dal supermercato o fuori da un negozio. Forse in Italia la povertà c’è ma non si vede, nel senso che le differenze culturali tra noi e i Tedeschi fanno sì che un Italiano mai e poi mai chiederebbe aiuto in questo modo, essendo quella Italiana una società in cui si basa molto all’apparenza e si teme il giudizio degli altri.
Ma in Germania invece questa povertà c’è e si vede, perché “Etwas Kleingeld” te lo chiedono in tanti, soprattutto se vesti bene o se hai l’aria un po’ distinta, te lo chiedono nei posti e nelle situazioni più disparate, e non sono né clochard, né zingari, né senzatetto o barboni, e quasi mai sono stranieri. Sono persone come te, vestite normalmente, che non ti aspetteresti mai chiedere elemosina.
Cosí come sono tantissime le persone “normali” che, munite di torcia a LED, ispezionano con attenzione tutti i cestini dell’immondizia alla ricerca di lattine e di bottiglie di plastica da poter restutuire come Pfand ai supermercati, rimediando qualche euro per potersi comprare qualcosa.

Etwas Kleingeld é il simbolo della classe media decaduta, della povertá della porta accanto, quella che non immagini, che non sospetti, che non consideri. Uno brutto lascito dei nostri tempi e della polarizzazione in atto nel mondo del lavoro, sempre piú diviso tra professionals e working poors.

Etwas Kleingeld rappresenta la nuova povertá, quella di chi un lavoro ce l’ha, ma quel lavoro é ormai completamente svilito e svalutato, da essere pagato cosí poco da non bastare piú per una vita dignitosa. E questo nuovo ciclo economico di alta inflazione con tassi a zero, che risuterá in un micidiale carovita per tutti, non fará che peggiorare una situazione giá critica.

Etwas Kleingeld é l’amaro epilogo di chi probabilmente mai immaginava che la sua vita sarebbe finita cosí. Il conto, probabilmente troppo salato, da pagare per una scelta sbagliata, per un po’ di indolenza o di pigrizia, o per un po’ di sfortuna.
La punizione di un sistema spietato che non perdona chi non si sa adattare.

Etwas Kleingeld mi ricorda sempre, ogni volta che qualcuno mi si avvicina per chiedermelo, che la Germania offre sicuramente tanto, che ha uno dei migliori rapporti stipendi/costo della vita al mondo, che é un Paese che offre molto welfare e molti sussidi, eppure nonostante ció l’esplosione delle disuguaglianze sociali sembra lanciata su un piano inclinato.

E se qui va cosí, mi chiedo com’è nel resto del mondo.

L’inizio della fine

Il 24 Febbraio 2022 é un giorno che non dimenticheremo, il classico giorno di cui tutti ricordiamo dove eravamo e cosa stavamo facendo quando abbiamo saputo.
Un po’ come l’11 Settembre 2001 o il 21 Febbraio 2020, il giorno del Paziente 1 di Codogno.

Se sicuramente l’11 Settembre 2001 e il 21 Febbraio 2020 hanno avuto poi conseguenze molto pesanti per tutti noi, credo che questa volta siamo su un altro ordine di grandezza.
Perché la pandemia si sta finalmente affievolendo, e probabilmente presto sará un (brutto e per molti assai doloroso) ricordo; l’11 Settembre invece ci aveva fatto ripiombare in uno stato di paura che peró aveva contorni indefiniti ed era percepita come lontana e improbabile, ma quello che é successo il 24 Febbraio 2022 é completamente diverso.

Io sono nato nel 1983 e ho vissuto in una Europa sempre in pace che non ha mai conosciuto alcun tipo di minaccia. Il benessere, la tranquillitá, la sicurezza dei nostri confini, sono cose che non sono mai state messe in discussione e che sono sempre apparse come naturali e scontate. Una guerra per le nostre strade era qualcosa di inconcepibile, assurdo, relegabile soltanto ad un film catastrofico o ad un romanzo di Tom Clancy.
Per i nostri genitori e i nostri nonni le cose sono state un po’ diverse, per decenni le loro esistenze hanno convissuto con un nemico misterioso e immensamente potente che aleggiava poco al di lá dei nostri confini ad est. Non poche volte si é andati davvero vicini allo scontro totale tra Est e Ovest, con consegueze che sarebbero state molto vicine al ritorno all’etá della pietra per gran parte della civiltá umana. L’annientamento.

In pochi giorni siamo ripiombati lí. Esattamente lí dove credevamo non sarammo tornati mai piú.
Della mia prima visita a Fabietto in Svizzera, risalente ormai a molti anni fa, ricordo lo stupore che provai nel trovare, al piano interrato del complesso in cui viveva poco fuori Basel, un rifugio antiatomico. Ogni edificio in Svizzera, per disposizione di legge, ne ha uno. E ricordo come all’epoca trovai la cosa completamente assurda e irrazionale. Quasi da farci una risata.

Avevo torto. E credo che siamo stati in milioni, in centinaia di milioni, ad avere torto. Perché in appena cinque giorni di rapido precipitare di eventi, quei tempi sono tornati.

E devo essere sincero: sono molto molto preoccupato, come non lo sono mai stato in vita mia. E il fatto di essere diventato padre da pochi mesi rende la cosa ancora piú angosciosa.
Perché anche il coronavirus sembrava lontano, remoto, sembrava ua minaccia distante, qualcosa che avremmo potuto fermare. Finché un giorno non ci siamo accorti di averlo giá in casa.

E la mia grande paura é che anche con questa guerra sará cosí.
E un ICBM dalla Russia centrale ci mette meno di un quarto d’ora ad arrivare sulle nostre teste.
Decisamente piú veloce del coronavirus.

Una cosa é certa: questo é un inizio. L’inizio della fine.
La fine dei 30 anni di pace e tranquillitá post caduta del Muro, la fine di tutte le sicurezze e garanzie di pace e stabilitá che ci hanno accompagnato finora, l’inizio di una nuova era in cui le nostre vite saranno decisamente piú complicate e in cui torneremo a vivere con la paura latente di essere svegliati nella notte dalle sirene, la paura che quella atroce assurditá che risponde al nome di Mutual Assured Destruction possa, da un giorno all’altro, trasformarsi in realtá. Magari proprio tra pochi giorni.

Lo so, puó sembrare assurdo. Ma ieri sera, mentre finivo la mia Carlsberg Elephant doppio malto (vista la tensione, volevo qualcosa di un pochino strong) mi sono trovato ad elaborare un pensiero.
In tutte le situazioni che prevedono l’uso della forza, si tratti di una semplice rapina in un sottopassaggio oppure di una guerra su larga scala, esiste una regola universale: é in posizione di vantaggio chi ha meno da perdere. Ed é in posizione di forza assoluta colui che magari non ha proprio nulla da perdere.
È il motivo per cui un padre di famiglia non reagisce mai ad un rapinatore, ma gli consegna il portafoglio senza fiatare. Troppo da perdere.

In questa situazione, noi Europei siamo quelli che hanno tutto da perdere. La maggioranza dei Russi, che non conoscono il benessere occidentale e che vivono in un Paese da sempre autoritario e militarizzato, temono le privazioni e le conseguenze di una guerra nucleare decisamente meno di noi. Approvano la guerra e sono pronti a sopportare importanti sofferenze per la loro Patria (molto, molto piú di noi).
Ciononostante, la situazione impone di fare qualcosa, e tra sanzioni e aiuti militari agli aggrediti, come UE ci siamo esposti davvero parecchio.
Consci di essere quelli che hanno piú di tutti da perdere.
Speriamo che vada a finire bene.

Alcune particolaritá e stranezze del codice della strada tedesco che é bene conoscere

La Straßenverkehrs-Ordnung (spesso abbreviato StVO) é l’equivalente del nostro Codice della Strada e contiene l’intero set di leggi che regolano la circolazione in Germania.
Rispetto al nostro CdS vi sono tuttavia piccole differenze qua e lá, alcune delle quali potrebbero definirsi quasi… esilaranti. Ecco qualche perla selezionata.

Nelle rotatorie niente indicatore di direzione.

Le rotatorie in Germania sono oggetti abbastanza rari, se confrontata con l’Italia. Il loro numero é tuttavia in costante aumento.
In Germania è tassativamente vietato usare la “freccia” a sinistra durante la percorrenza della rotatoria (come invece mi è stato insegnato a scuola guida in Italia). La rotatoria in Germania va considerata come fosse un tratto di strada rettilineo con delle svolte a destra: solo all’atto di uscire dalla rotatoria va azionato l’indicatore di direzione. Mai prima.

Usare l’indicatore di direzione a sinistra all’interno della rotatoria è punito con 10 euro di multa.

Esiste un solo tipo di disco orario a norma di legge

Il disco orario in Germania (Parkscheibe) deve tassativamente essere di dimensione 150 x 110 mm con una P bianca su sfondo blu a tinta unita.
Dischi orario aventi colore o dimensioni diverse non sono autorizzati dal codice della strada Tedesco. L’uso di un Parkscheibe non autorizzato è punito con 20 Euro di multa.

È obbligatorio avere a bordo una cassetta di pronto soccorso

Non solo il classico triangolo: per le emergenze, in Germania a bordo di ogni auto deve esserci una cassetta di pronto soccorso (Verbandkasten). E si badi bene, non una cassetta qualunque, ma una omologata a norma DIN 13164.
Siccome la cassetta di pronto soccorso contiene prodotti medicali (cerotti, garze sterili, ecc..) essa ha una data di scadenza dopo la quale deve essere cambiata.
Viaggiare in auto in Germania sprovvisti della Verbandkasten (o con a bordo una scaduta) é punito con 5 Euro di multa.
Per esperienza personale vi assicuro che la Polizei in caso di controllo, oltre ai consueti check (documenti, gilet giallo, triangolo) chiede sempre la Verbandkasten e controlla la scadenza.

Per ogni auto serve un bollino ecologico

Sempre più città e circondari in Germania richiedono l’applicazione di un TÜV-Plakat (bollino verde del TÜV) su tutte le auto in transito nella zona. Si tratta di una misura volta a estromettere le auto più inquinanti dalla circolazione, impedendo a chi non è in possesso del bollino verde di accedere a determinate zone.

Se acquistate una auto in Germania, il “bollino verde” viene applicato automaticamente. Se invece provenite dall’estero, sappiate che dovrete andare al TÜV col libretto dell’auto per ottenerlo, al costo di 5 Euro. Essere pizzicati all’interno di una “Umweltzone” sprovvisti di bollino verde può costarvi fino a 100 euro!

Con un paio di birrette di troppo si va solo a piedi

Se avete in programma una serata di bagordi tra amici in cui è previsto il consumo di molteplici birrette, sappiate che esistono solo tre possibilità: a piedi, con i mezzi pubblici o in taxi. Se siete eco-animali da città e pensate di andarci con la vostra inseparabile citybike, sappiate che è una pessima idea.

In Germania la guida in stato di ebbrezza si applica infatti anche alla bicicletta con tutte le spiacevoli e costose conseguenze del caso, incluso un duraturo “ciao ciao” alla patente di guida e serie noie legali.

Tolleranza zero con chi fa troppo rumore

In Germania esistono molte zone in cui vige una ben precisa prescrizione di limitazione del rumore denominata “Lärmschutz“. Questa si accompagna generalmente a limiti di velocità più bassi (30 in città o 100 in autostrada) ma anche al divieto di sgommare, sgasare, fare rumore con lo stereo o similari tamarrate. I Tedeschi sono molto fissati con la lotta al rumore molesto e i rumori legati al traffico non fanno eccezione.

Limiti di velocitá diversi giorno e notte

Non sono rare le situazioni in cui vi sono specifici limiti di velocitá per la fascia notturna, soprattutto in prossimitá delle cittá. Spesso di notte il limite di velocitá viene abbassato nelle zone residenziali, proprio allo scopo di ridurre il rumore.
In taluni casi, tuttavia, accade il contrario: nelle ore diurne il limite di velocitá é piú basso che di notte. Questo generalmente accade su arterie molto trafficate negli orari pendolari, allo scopo di fluidificare il traffico negli orari a maggior afflusso di veicoli.

Niente moto con la patente B

In Italia la normale patente B per l’automobile abilita automaticamente alla guida di motocicli fino a 125 cc e 11 kW di potenza.
In Germania invece no! La patente B abiita esclusivamente alla guida dell’automobile ed é necessario ottenere una apposita abilitazione per estendere la patente B ai motocicli di 125 cc.

Le biciclette vanno superate come se fossero automobili

La modifica alla StVO del 2020 ha introdotto nuove e piú severe norme a tutela dei ciclisti. In particolare é ora obbligatorio tenere una distanza minima di 1,5 metri dalle biciclette in fase di sorpasso, distanza che sale a 2 metri nel caso sula bicicletta ci sia un bambino. Questo significa, il piú delle volte, dover invadere l’altra corsia.
Va da sé quindi che nel caso nell’altra corsia sopraggiungano automobili, bisogna rimanere dietro alla bicicletta e attendere di avere la corsia libera, esattamente come nel sorpasso di una automobile.
“Fare il pelo” ai ciclisti é punito molto severamente. La multa arriva fino a 100 Euro ma a discrezionalitá di chi commina la sanzione si puó arrivare anche al ritiro della patente, se l’incolumitá del ciclista é stata gravemente minacciata.

Esiste il limite di velocitá di 7 km/h

All’ingresso delle zone residenziali e delle zone pedonali (Fußgängerzone) potreste spesso imbattervi in questa curiosa segnaletica orizzontale e verticale.
Il cartello blu con i binbi che giocano, unito alla dicitura 7 km (tipica in Hessen) indica che si sta entrando in una strada a precedenza pedonale e che ogni mezzo motorizzato deve muoversi letteralmente a passo d’uomo (Schrittgeschwindigkeit o Schritttempo).
Siccome tuttavia la legge é legge, e non puó essere fissata in base a idicazioni ambigue come “passo d’uomo”, sono stati fissati dei limiti misurabili, che tuttavia sono soggetti a lievi differenze regionali. Il Land del Brandenburg ha cosí fissato la Schrittgeschwindigkeit in 6 km/h, in Thüringen essa é tra 5 e 7 km/h.
Come regola generale, 7 km/h é considerato il riferimento standard piú o meno in tuttta la Germania.

Grundsteuer 2025: la riforma del catasto in Germania

Da tempo se ne parla, anche qui in Germania: la riforma del catasto, o meglio la nuova Grundsteuer, é stata un tema caldo del dibattito politico per anni ma ora finalmente si é passati dalle discussioni ai fatti e si é dato il via ad un piano di riforma con un un orizzonte temporale ben preciso.
Sará infatti a partire dal 2025 che i proprietari di immobili e di terreni in Germania verranno tassati secondo la nuova Grundsteuer, ricalcolata secondo i nuovi parametri catastali.

A dare il la all’operazione dopo tanto disquisire é stata una sentenza della corte costituzionale di Karlsruhe la quale ha definitivamente stabilito che i valori delle rendite catastali, inalterati da decenni, non erano piú rispondenti alle attuali vautazioni immobiliari e alla situazione del mercato immobiliare tedesco.
Questa sentenza ha definitivamente chiuso ogni disputa e dato via libera alla Grundsteuerreform, che si propone di rendere piú equa e attuale la tassazione sugli immobili.

Come si calcola la Grundsteuer

Similmente a quanto accade in Italia per l’IMU, anche in Germania la base per il calcolo é un valore catastale, in Germania definito Einheitswert .
L’Einheitswert é noto solo al Finanzamt e non é di facile determinazione, in quanto si tratta di valori ancorati alle valutazioni immobiliari di diversi decenni fa (per la precisone, a disposizioni risalenti al 1964, per la Germania Ovest).

Il calcolo della tassa é semplice: l’importo annuale da versare al Finanzamt é pari allo 0,35% dell’Einheitswert, moltiplicato per una aliquota comunale, nota come Hebesatz. La formula é quindi:

Einheitswert x 0,35% x Hebesatz

Lo Steuermessbeitrag dello 0,35% é uguale in tutta la Germania. L’Hebesatz é invece variabile. In linea generale, l’Hebesatz é tanto piú alto quanto piú la cittá in cui si trova l’immobile é prestigiosa; gli Hebesatz piú alti si trovano in Nordrhein-Westfalen, i piú bassi in Germania dell’Est. L’Hebesatz piú alto di tutti il Paese é del 900%, quello piú basso del 200%.

Esempio di calcolo per un bilocale di 70 mq, a Darmstadt, 10 minuti a piedi dal centro:

Einheitswert: 15.500 €
Steuermessbeitrag: 0,35%
Hebesatz: 535%

Grundsteuer annuale: 15.500 € x 0,35% x 535% = 290,24 €

Come si puó notare, la Grundsteuer in sé é di facilissima determinazione, a patto di conoscere l’Einheitswert.
Proprio qui sta il problema: l’Einheitswert é generalmente noto solo al proprietario di casa e al Finanzamt; fare delle stime non é affatto facile in quanto gli Einheitswert sono completamente scollegati dai valori immobiliari di oggi, basta dare un’occhiata all’esempio qui sopra per rendersene conto (il bilocale in questione era in vendita a fine 2019 a 270.000 €).

La riforma della Grundsteuer

Proprio per risolvere il problema degli Einheitswert ormai completamente fuori dalla realtá, la necessitá di una riforma della Grundsteuer si é fatta di anno in anno piú pressante, soprattutto a seguito del grande Immobilienboom tedesco degli anni ’10 del nostro secolo.

L’operazione avverrá per fasi e porterá ad applicare la nuova tassazione per la prima volta nel 2025.

Durante il 2022 inizierá la raccolta della informazioni per la deteminazione, a livello nazionale, di tutte le nuove Einheitswert.
Tutti i proprietari di immobili in Germania saranno chiamati a collaborare: in questi mesi vengono infatti spedite dai vari Finanzamt milioni di raccomandate contenenti le istruzioni per compliare la dichiarazione obbligatoria delle informazioni e caratteristiche relative agli immobili di proprietá.
Tutti i proprietari di immobili saranno infatti obbligati, nel corso del 2022, a presentare uno Steuererklärung attraverso la piattaforma online ELSTER per la dichiarazione dei redditi, nel quale dovranno dichiarare tutti i dati aggiornati del proprio immobile.

I dati saranno utilizzati, a livello locale e nazionale, per stabilire le nuove Einheitswert. Queste saranno ricalcolate tenendo in considerazione:

Posizione dell’immobile
Meratura e vani
Valore del terreno
Tipo di immobile, anno di costruzione, efficienza energetica

Siccome ci si aspetta che le Einheitswert cresceranno di almeno un fattore 10 (ma probabilmente anche molto di piú) rispetto a quelle attuali, lo Seuermesszahl sará ridimensionato dall’attuale 0,35% allo 0,031%.
I comuni saranno poi invitati ad aggiustare le loro Hebesatz in modo da mantenere un gettito allineato con quello precedente alla riforma.

Chi ci guadagna e chi ci perde?

In teoria, stando alle dichiarazioni ufficiali del Ministero delle Finanze, la riforma della Grundsteuer non punta a incrementare il gettito fiscale complessivo dell’imposta, bensí a redistribuirlo in modo da renderlo piú equo.
Questo significa che ci sará chi si troverá a pagare piú di prima, e chi pagherá meno.
Fare previsioni dettagliate é, ad oggi, impossibile, in quanto non si conosce ancora, neppure a grandi linee, quali saranno le nuove Einheitswert per la Grundsteuer 2025.

È tuttavia logico aspettarsi che i proprietari di case unifamiliari e case di lusso vedranno lievitare la tassa in maniera significativa.
Aumenti anche piú elevati potrebebro concretizzarsi per gli immobili localizzati nelle cittá a rendita immobiliare top come München, Stuttgart, Frankfurt e gli immediati dintorni, qui l’imposta potrebbe davvero moltiplicarsi di parecchio per via delle quotazioni immobiliari incandescenti.
Va detto tuttavia che in questo caso ci si aspetta che i comuni correggano le Hebesatz per compensare, evitando una tassazione eccessivamente gravosa, che potrebbe avere effetti collaterali poco piacevoli sul mercato immobiliare.

I proprietari di immobili in quartieri disagiati e in zone malfamate dovrebbero ricevere al contrario un signifcativo sollievo fiscale.

Per evitare di tassare nuovamente gli immobili sulla base di informazioni datate, la nuova Grundsteuer prevede anche che ogni 7 anni vengano riaggiornati gli Einheitswert.

Bene ma non benissimo

In linea di principio credo che questa riforma vada nella direzione giusta: non dimentichiamoci che negli ultimi 10 anni milioni di Tedeschi hanno visto incrementare favolosamente i loro patrimoni grazie al boom immobiliare e all’incredibile impennata della richiesta di abitazioni nel Paese. Ad oggi trovare casa in Germania nelle cittá ad elevata attrattivitá rimane ancora impresa tutt’altro che facile e la rendita degli immobili come Kapitalanlage é ancora lontana dall’essere messa in discussione.
È giusto quindi che si vada a battere cassa da tutti coloro che negli ultimi 10 e piú anni hanno gongolato e approfittato di una congiuntura assolutamente favolosa.

Quello che ancora manca, secondo me, é una differenziazione tra chi possiede un unico immobile, magari ad uso abitativo personale, e tra chi invece colleziona appartamenti per metterli in affitto: non é giusto che ad entrambi (a paritá di cittá e di immobile) si applichi la stessa tassazione e le stesse aliquote.
Come c’é una progressivitá per le imposte sul reddito, dovrebbe esserci anche per le imposte patrimoniali.
In questo, bisogna ammetterlo, l’Italia é un pochino piú avanti (anche se poi l’esenzione per la prima casa diventa il mezzo di elusione fiscale di molti furbetti, ma quello é un altro discorso…).


Andata e ritorno col Nightjet – Tra Milano e München in vagone letto

C’è stato un momento in cui il treno notturno era stato dato per morto, o quantomeno aveva ricevuto da piú parti una sorta di estrema unzione.
Con gli anni 2000, l’esplosione dei viaggi low cost e il successo delle varie Ryanair, Easyjet e Flixbus sembrava avere tolto di mezzo per sempre questa forma di trasporto che, un tempo, costituiva di fatto la prima e forse unica opzione di spostamento su lunghe distanze per tutte le classi sociali non facenti parte di quella Elíte che poteva permettersi di volare.

Ma oggi le cose sono cambiate, ed ecco che il treno notturno torna ad essere una opzione di tutto rispetto. Ci sono alcuni vantaggi di non poco conto nel considerare un treno notturno:
– Innanzitutto si risparmiano tutte le lungaggini aeroportuali, oggi diventate ancora piú odiose con il Covid. Anche per voli interni o per voli intraeuropei su brevi distanze, ora é necessario presentarsi  almeno tre ore prima in aeroporto, anche se si ha solo il bagaglio a mano.
Si viaggia senza mascherina: basta prenotare uno scompartimento privato in cuccetta o in vagone letto, da soli o con dei congiunti, e una volta chiusa la porta dello scompartimento decade l’obbligo di indossare la mascherina.
Non é una cosa da poco, si pensi ad esempio a un viaggio Milano-Francoforte o Milano-Parigi: in treno sono 7 ore, e 7 ore indossando una mascherina FF2 (oggi ovunque obbligatoria su ogni mezzo pubblico) non sono piacevoli per nessuno. Anzi, per alcune persone si tratta di una vera sofferenza.
E possiamo stare certi che l’obbligo di mascherina al chiuso e sui mezzi pubblici rimarrá con noi ancora per molti anni. Ergo poter beneficiare di questa esenzione diventa secondo me un plus non da poco, per godersi appieno un viaggio sereno e rilassante.
Si evitano levatacce e orari scomodi, perché se devo essere dal cliente alle 9:00 di lunedí mattina significa che devo spararmi una levataccia nel cuore della notte per essere in aeroporto alle 5:00 (quando va bene) mentre invece se devo stare dal cliente fino a fine giornata per poi fare il transfer in aeroporto e imbarcarmi verso casa, é raro varcare la porta di casa prima della mezzanotte.
Si ottimizzano costi e tempi se ci si vuole evitare le levatacce e gli orari scomodi, perché nel summenzionato caso delle 9:00 di mattina del lunedí, l’unica alternativa possibile alla levataccia mattutina diventa la partenza alla domenica pomeriggio con una notte in hotel sul posto. Sicuramente piú comodo, ma ci si gioca metá della domenica e inoltre si spende decisamente di piú.
Col treno notturno si prendono due piccioni con una fava e si ottiene un ottimale compromesso tra le due situazioni!

In questi anni in Europa c’é stata una sola impresa ferroviaria che, nonostante tutto, ha deciso di non smettere  mai di credere nei treni notturni internazionali e si tratta delle ferrovie Austriache ÖBB. Il loro prodotto dedicato ai servizi notturni si chiama Nightjet ed é chiaramente ispirato al Railjet, il servizio intercity Austriaco ad alta velocitá.

Quando anche le ferrovie Tedesche DB decisero di dismettere il loro servizio notturno CityNightLine (noto ai piú come CNL) nel 2013, ÖBB prese l’iniziativa di acquistare tutte le carozze notturne da DB e metterle in servizio sui propri treni, tenendo in vita una grossa parte di quella che fu la rete CNL.

La scelta ha pagato: oggi Nightjet é una realtá di successo con una rete in crescita, e dopo la pandemia il treno notturno si ripresenta come grande alternativa all’aereo, sia in ottica di riduzione di contagio (permettendo alla persone di viaggiare separate) sia in ottica di sostenibilitá e riduzione delle emissioni, tema ormai di grande attualitá.

Questa volta ho deciso quindi di tornare, dopo tanti anni, in vagone letto e di viaggiare tra Italia e Germania in Nightjet invece che con i consueti treni diurni.

Si parte quindi da Milano Porta Garibaldi con il Nightjet 40233 per München alle 21.10 del 9 Gennaio. Per il viaggio di andata ho prenotato un singolo in vagone letto con bagno e box doccia (single deluxe) a 189 Euro.
Giungo a Milano Porta Garibaldi alle 20.40 circa e il binario del treno non é ancora visibile a tabellone, tuttavia una rapida occhiata ai binari mi permette di riconoscere le inconfondibili carrozze blu del Nightjet al binario 6.

Il fatto che il treno origini da Milano P.Garibaldi e non da Milano Centrale é per me di una certa comoditá: si tratta infatti di una stazione che da Desio é agevolmente raggiungibile con la linea S11, mentre invece raggiungere Centrale é sempre piú complicato. Tuttavia questa sera, complice la presenza di bagagli voluminosissimi e la non proprio eccelsa sicurezza a bordo dei convogli Trenord quando cala il sole, ho approfittato di un passaggio di mio papá per farmi portare direttamente in stazione.
Fossi stato in Germania, dove alla sera sulle S-Bahn di Francoforte ci sono sempre nerboruti energumeni DB Sicherheit a fare controlleria, avrei preso il treno. Ma in Italia purtroppo non ho la stessa sensazione di sicurezza e non mi fido.

Le ultime tre carrozze del treno sono dirette a Wien, mentre le prime 4 vanno a München. Il treno viene separato a Villach, prima fermata in Austria dopo avere valicato il confine Italo-Austriaco a Tarvisio.
La mia carrozza é la numero 289, letto 52.

Non appena premuto il pulsante di apertura della porta della carrozza vengo accolto dal cuccettista, un giovane ragazzo austriaco che mi si rivolge in Hochdeutsch senza alcuna (almeno per me) apprezzabile inflessione austriaca. Dopo avergli mostrato il biglietto, mi fa presente che la mia cabina prenotata, quella con il letto numero 52, é Kaputt e che quindi ha preparato per me il letto 42.
Ok, benissimo, inconveniente subito risolto: ma cosa sarebbe stato di me se il vagone letto fosse stato interamente prenotato? Il sistema elettronico di prenotazione non dovrebbe permettere di prenotare uno scompartimento guasto….

La prenotazione, nel mio caso, é stata effettuata partendo dal sito Nightet.com, dal quale é possibile consultare tutti i collegamenti notturni attualmente prenotabili e avere una preview dei prezzi piú bassi  disponibili (una volta selezionate le stazioni di partenza/arrivo e la data del viaggio). Una volta definiti i parametri si viene indirizzati automaticamente al sito ÖBB dove vengono mostrate le diverse tipologie di accomodation disponibili sul treno selezionato con relativi prezzi.
Sono tre i livelli di servizio disponibili sul NIghtjet: posto a sedere, cuccetta e vagone letto. All’interno di quest’ultima categoria é poi possibile scegliere tra scompartimento “economy” e scompartimento “deluxe”.

Raggiunto il mio scompartimento, lo trovo in modalitá “giorno” ovvero con tre posti a sedere e tavolinetto. Il cuccettista verrá poi a convertire lo scompartimento in modalitá “notte” non appena lo chiederó. La temperatura dello scompartimento é tropicale, quindi provvedo subito a riportare il riscaldamento a piú miti consigli utilizzando l’apposito manettino di regolazione sito sopra la porta d’ingresso.
All’interno dello scompartimento si ha la possibilitá di regolare, oltre alla temperatura, anche il volume degli annunci. Vi sono poi molteplici pusanti per l’accensione e lo spegnimento della luce principale, della luce notturna, della luce del bagno e delle varie luci di lettura, che coprono sia i letti che le sedute in modalitá “giorno” e sono disseminate un po’ ovunque nello scompartimento.

Lo scompartimento in cui mi trovo rappresenta il massimo del comfort disponibile a bordo di questa carrozza: si tratta di una carroza “Comfortline” costruita da Siemens all’inizio degli anni 2000 per i servizi CityNightLine delle DB e poi acquistata da ÖBB per i treni Nightjet. Per aumentare il comfort a bordo, queste carozze sono dotate di doppia sospensione pneumatica e di una incrementata insonorizzazione rispetto alle normali carrozze ferroviarie. La loro velocitá massima omologata é di 200 km/h.
A bordo della carrozza si trovano tre scompartimenti “deluxe” come il mio, con bagno e doccia privata, e altri nove scompartimenti letto “economy” con un lavabo. Per questi scompartimenti sono comunque disponibili due bagni comuni alle estremitá della carrozza, di cui uno dotato di doccia.

Ogni scompartimento letti ospita fino a 3 persone e i letti sono ripiegabili alla parete, in modo da offrire la flessibilitá necessaria ad adattare lo scompartimento a ospitare 1, 2 o 3 persone. È il cuccettista, in base allle prenotazioni del vagone letto, a preparare ogni scompartimento. Voi non dovete fare nulla: salendo sulla carrozza troverete il vostro scompartimento giá aperto e pronto.
Osservando il letto sito piú in alto, quello che normalmente viene aperto solo con il vagone letto in configurazione da 3 persone, mi viene da pensare che forse risulterebbe troppo corto per un adulto e che sarebbe probabilmente piú indicato per un bambino o un ragazzino.

Alle 21.10 puntualmente ci muoviamo e lasciamo la stazione. Il treno attraversa Milano passando dapprima accanto al campus Bovisa e poi piegando verso est. Dall’ampio finestrino della mia cabina riconosco prima viale Fulvio Testi e poi viale Monza, prima di curvare verso Milano Lambrate, prima fermata del treno.
Osservando gli scompartimenti preparati dal nostro cucettista mi pare di capire che stasera il vagone letto viaggi abbastanza vuoto, mentre le cuccette mi sono parse decisamente piú frequentate.

Poco dopo la partenza il cuccettista viene a farmi visita per illustrarmi le caratteristiche del mio Abteilung: localizzazione di interruttori, luci, prese di corrente e funzionamento del bagno/WC con doccia.
Quest’ultimo é dotato di un lavabo che é possibile spostare per utilizzare il box in modalitá bagno/WC oppure in modalitá doccia: muovendolo verso destra si guadagna l’accesso al box doccia, che é comunque separato dal resto del bagno con una tenda cerata. Nel bagno sono inoltre disponibili docciaschiuma, un sapone, alcuni tubetti di balsamo e un asciugamano.
Le amenities in dotazione non sono finite qui: il nostro kit di cortesia prevede infatti anche due bottiglie di acqua naturale, un paio di snacks (uno dolce e uno salato), pantofole, maschera da notte, tappi per le orecchie, una piccola salvietta e non ultimo una bottiglia di vino bianco frizzante da 20 cl.
Vi é inoltre compresa nel prezzo la colazione (che vedremo in dettagio piú avanti).
Lo scompartimento é dotato di una porta con doppia serratura che ci viene consigliato di tenere sempre chiusa durante la notte. Qualora volessimo lasciare il nostro scompartimento e andare a spasso per il treno, ci viene consegnata la chiave per aprire e chiudere la serratura. Inutile a dirsi, quando lasciamo la nostra cabina é sempre buona cosa chiudere la porta!

La cabina viene lasciata in modalitá giorno fino a quando non chiediamo al nostro cuccettista di convertirla in modalitá notte, aprendo il letto. In questo modo si ha la possibilitá di utilizzare il tavolinetto, mangiare qualcosa e rilassarsi prima di mettersi a dormire.
il Nightjet non ha un vagone ristorante, ma é tuttavia disponibile un servizio di ristorazione all’interno del vagone letto. La scelta di prodotti é limitata ma interessante, e i prezzi a mio avviso abbastanza onesti considerato che siamo a bordo di un treno.
Avendo portato un paio di panini da casa, per questa volta non proveró il servizio, ma mi riservo la possibilitá di farlo magari al ritorno (non avevo idea se la ristorazione fosse stata sospesa per il Covid-19 quindi mi ero premunito).

L’ultima cosa importante da fare prima della conversione del nostro scompartimento in modalitá notte é consegnare al nostro cuccettista la carta della colazione. Apponendo le crocette possiamo scegliere tra diversi prodotti per comporre il vassoio della nostra colazione per il mattino successivo: sei scelte sono possibili senza sovrapprezzo, se vogliamo una colazione piú abbondante dobbiamo versare un piccolo obolo.
Non dimentichiamo infine di concordare con il cuccettista a che ora vogliamo che ci venga servita la colazione! (Idealmente, un’ora circa prima dell’arrivo)

Per una persona sola, nello scompartimento cè spazio a volontá: è possibile sistemare valigie ed effetti personali in uno spazio apposito al di sopra della cabina doccia, salvando cosí spazio sul pavimento (anche se puó risultare difficoltoso piazzare cosí in alto valigie grandi o pesanti) . Anche per due persone a mio avviso la sistemazione é di assoluta comoditá. C’é anche uno strapuntino dal lato opposto del tavolinetto che permette di sedersi vis-a-vis qualora lo si desiderasse. Per tre persone, peró la sistemazione inizia a diventare probabilmente risicata. Una importante discriminante é sicuramente la quantitá e il volume del bagaglio che si ha con sé.
Un dettaglio che mi ha molto deluso, invece, é la singola presa di corrente localizzata vicino alla porta di ingresso: una posizione decisamente non comoda e per una cebina “deluxe” che deve accogliere fino a tre persone una singola presa di corrente mi sembra decisamente insufficiente. Capisco che la carrozza non sia recentissima, ma un piccolo refurbishment con un paio di prese elettriche in piú e magari anche qualche porta USB non sarebbe male. E la posizione é davvero infelice: é una fortuna che io disponga di un alimentatore con un cavo di una certa lunghezza, altrimenti non potrei ricaricare il laptop mentre scrivo seduto vicino al finestrino.
Altro dettaglio assai deludente é la mancanza del Wifi. Mi pare assurdo che in una cabina “deluxe” pagata quasi 200 euro io debba avere il mio cellulare attivo in modalitá hotspot per scrivere questa bozza su WordPress.

Sono ormai le 22.30 e siamo da poco ripartiti da Brescia: é ora di chiamare il cuccettista per far convertire il mio scompartimento in modalitá “notte”. In pochi secondi la fila di tre sedili fa posto ad un letto pronto per la notte e il tavolinetto viene rimosso per rendere piú agevole il movimento all’interno della cabina.
Con la cabina pronta per la notte, é il momento di una doccia rinfrescante prima di sdraiarsi. A dire il vero secondo me il bello dello scompartimento “deluxe” non é tanto il box doccia in sé, quanto la comoditá di non lasciare mai la propria cabina, neppure per andare a fare pipí o per lavarsi. Sono piccole semplici comoditá in piú che peró quando ci si trova in vaggio, magari dopo una lunga giornata, fanno la differenza.
Svegliarsi nel cuore della notte e dover lasciare la propria cabina per andare fino in fondo alla carroza per andare in bagno non é niente di trascendentale ma é comunque un piccolo fastidio; per non parlare poi del vantaggio di avere una doccia tutta per sé anziché quella in comune che, diciamocela tutta, in tempi di emergenza sanitaria e di sanificazione/igienizzazione spinta di ogni superficie, diventa forse qualcosa in piú di un banale “nice to have”.

Il doccino dispone di un miscelatore per la temperatura davvero molto efficace, che risponde pressoché immediatamente alla regolazione. Interessante notare come il doccino diventi anche il rubinetto del lavabo, quando il bagno non si trova in modalitá doccia.
Il getto é copioso e l’acqua é subito calda, l’unica nota negativa secondo me é… la pressione, un po’ eccessiva per i miei gusti, e non vi é nessun modo di regolarla (ed é un vero peccato).
Essendo l’acqua disponibile ovviamente in quantitá contingentata, ridurre la pressione permetterebbe di docciarsi un po’ piú a lungo, pur mantenendo un getto piú che sufficiente per una doccia confertevole.
La quantitá di acqua disponibile é comunque piú che ragguardevole, io sono riuscito senza problemi a docciarmi sia alla sera che alla mattina. Per due persone sicuramente non vi sono problemi.

La cabina mista Doccia-WC é grande abbastanza per muoversi bene all’interno, perlomeno per me che non sono propriamente un gigante. Puó tuttavia risultare un po’ disagevole muovere il lavabo verso sinistra quando si esce dalla doccia: meglio a questo punto guadagnare un po’ di spazio aprendo la porta del bagno.

Una volta archiviata la fase doccia , lavati i denti e indossato l’outfit notturno, é finalmente tempo di straiarsi. Trattandosi di un vagone letto e non di una carrozza cuccette, abbiamo un vero letto con materasso, comodo e morbido quanto basta. La lunghezza è ok anche per i più alti, altrettanto forse non si può dire per il piumino in dotazione che risulta essere sufficiente per me ma potrebbe risultare un po’ corto per chi supera il metro e 80. I cuscini li ho ho trovati un po’ troppo “morbidi” per i miei gusti, fortunatamente trovandomi in singola ho potuto prenderne due e “compattarli” in modo da formare un tutt’uno più consistente (in totale i cuscini sono tre e si trovano di solito in alto vicino alla testiera del terzo letto).
Una volta spenta la luce e chiuso lo scuro del finestrino ci si ritrova pressoché totalmente al buio; per chi non dovesse essere a proprio agio in questa situazione é sempre possibile accendere la luce notturna, la quale con una flebile luce azzurra ilumina lo scompartimento quanto basta per intravedere le sagome degli oggetti, ma (almeno per me) non disturba assolutamente il sonno.

Ma ore veniamo al punto clou: si dorme bene?
Perché il vero plus promesso dal vagone letto, e in particolare da una cabina deluxe come questa, é quello di arrivare riposati a destinazione, come fossimo in una piccola camera di albergo su rotaia. È davvero cosí?

Beh, sí e no.
Se é certamente vero che la sistemazione é comodissima e provvista di ogni comfort, d’altro canto non bisogna dimenticare che ci troviamo su un treno. L’insonorizzazione della carrozza é davvero ottima, ma la percezione del classico “tu tum tu tum” del viaggio in treno dipende molto anche da un altro fattore che é la posa del binario. Su alcuni tratti piú “dissestati” o comunque in ingresso e uscita dalle stazioni quando si passa sugli scambi, é inevitabile che si percepiscano, anche abbastanza nettamente, i rumori generati dagli assali contro le irregolaritá dei binari.
Vi é inoltre, nel cuore della notte, tutta una serie di manovre che si svolge a Villach, in Austria: qui il Nightjet proveniente da Milano incontra il suo omologo proveniente da Roma, e i due treni vengono divisi per accoppiare tra di loro le due metá destinate a Vienna e quelle destinate a Monaco di Baviera. L’operazione comporta sganciamento e riagganciamento di carrozze cosí come inversioni di marcia e pasaggio sugli scambi: difficile non svegliarsi, soprattutto quando la locomotiva viene riagganciata al treno.

È proprio dalla “botta” secca dell’aggancio della locomotiva che vengo svegliato intorno alle 4:30. Una rapida occhiata a Google Maps conferma quello che immaginavo, ovvero che ci troviamo a Villlach. Il fatto che siano le 4:30 peró non mi quadra: dovavamo essere a Villach intorno alle 2. Deduco che abbiamo accumulato del ritardo durante la notte (scopriró poi che in realtá non eravamo noi ad essere in ritardo, ma il Nightjet da Roma). Questo significa forse dormire un po’ di piú al mattino essendo che probabilmente arriveremo a Monaco almeno un paio di orette dopo, ma decido comunque di non cambiare la sveglia che avevo impostato per le 7.

Normalmente io sono uno che non ha problemi a girarsi dall’altra parte e riaddormentarsi immediatamente, ma la manovra di composizione del treno, evidentamente non ancora conclusa, prosegue ancora per alcuni minuti e rende parecchio arduo il riaddormentamento. Riesco così a prendere sonno non so bene quando, e vengo svegliato alle 7 dall’allarme del mio smartphone.

Dopo una doccia veloce mi vesto in outfit “da ufficio” ed esco dalla cabina per sgranchirmi un po’ le gambe mentre aspetto la colazione alle 7.30. Mentre fuori dai finestrini il paesaggio innevato delle Alpi Austriache scorre placido e silenzioso sotto le prime flebili luci del mattino, apprendo da una veloce chiacchierata con l’accudiente che siamo in ritardo di un’ora e mezza abbondante sulla tabella di marcia e non siamo ancora arrivati a Salisburgo.  Non è un grosso problema per me, visto che il mio primo impegno di lavoro a Monaco è alle 11 e posso sempre avvisare che potrei fare tardi, ma per chi ha impegni più ravvicinati nel tempo significa una seccatura di non poco conto. Il tutto poi senza considerare i controlli di polizia a Freilassing.

Senza pensare troppo a impegni e ritardi, è il momento di godersi la colazione. Il vassoio, servito puntualmente nella mia cabina dopo che il cuccettista ha provveduto alla riconfigurazione in modalità giorno, è abbondante e composto da prodotti di buona qualità.  Non ha nulla da invidiare ad una classica colazione continentale a buffet in hotel: ce n’è a sufficienza per saziarsi e arrivare tranquillamente a pranzo.

Archiviata la colazione, è il momento di riconsegnare il vassoio e mettersi a lavorare. Siccome manca ancora un po’ all’arrivo, meglio utilizzare il tempo in maniera produttiva. La cabina singola da questo punto di vista è la sistemazione più comoda e funzionale che esista: videochiamate e call non costituiscono il minimo problema qui, nessun rischio di disturbare o indispettire altri passeggeri. Emerge però in questo frangente ancora di più,  in tutta la sua… assurdità, il grave difetto della mancanza del Wifi a bordo. Mi ritrovo infatti ancora a dover usare il mio smartphone in modalità hotspot e a soffrire di una connessione molto ballerina (stiamo ancora attraversando una zona di montagna e la ricezione 4G non è ottimale) inconveniente che probabilmente risulterebbe meno fastidioso con un ripetitore wi fi installato a bordo. Se da un lato capisco che non è così immediato assicurare connettività wireless lungo un percorso che attraversa tre Paesi diversi, dall’altro credo che per un prodotto “premium” e internazionale si dovrebbe provvedere a risolvere questo problema. 

Nel frattempo, dopo avere superato Salisburgo, raggiungiamo Freilassing, prima stazione in territorio tedesco. Qui non è previsto servizio viaggiatori (la prima fermata del Nightjet in Germania è Rosenheim), tuttavia il treno esegue una lunga sosta per i controlli di polizia a bordo. Oggi in particolare la sosta si prospetta decisamente lunga, in quanto pochi minuti prima di noi è giunto a Freilassing un Eurocity partito da Salisburgo verso Francoforte, sul quale la polizia sta eseguendo i controlli in questo momento; soltanto una volta terminato con l’Eurocity toccherà a noi. Poco male, se non altro nel frattempo la connessione del mio hotspot è tornata ad essere veloce e sbrigare il backlog vacanziero delle email è un efficace passatempo per consumare l’attesa.

Tempo una decina di minuti e vedo l’Eurocity muoversi e partire, segno che ora la Polizei é con ogni probabilitá a bordo del nostro treno. Dopo pochi minuti, infatti, la Polizia bussa al mio scompartimento. Una volta consegnato passaporto e Einreiseformular che avevo preventivamente stampato (in Italia in questo momento dilaga Omicron, e il Robert Koch Institute ha da pochi giorni classificato l’intero Paese come Risikogebiet: è quindi necessario compilare l’apposito formulario di ingresso in Germania) i miei dati vengono inseriti in un tablet, verificati al momento e in pochi secondi ricevo indietro passaporto e formulario, mentre i due ufficiali si accommiatano con un Gute Fahrt e proseguono oltre.

La parte finale del viaggio la passo tra email, telefonate e un paio di chiacchierate veloci con il cuccettista mentre mi sgranchisco le gambe in corridoio tra una email e l’altra. Apprendo che stanotte sulla carrozza letto Milano-Monaco eravamo 3 passeggeri in altrettante singole (una Deluxe e due normali) e che, tralasciando una “fiammata” durante il periodo tra il 20 Dicembre e i primi di Gennaio, il riempimento delle carrozze letto da Novembre in poi, ovvero da quando la quarta ondata Covid ha iniziato a imperversare in Austria e Germania, si é sempre attestato su livelli abbastanza bassi.
In tempi normali, infatti, la Schlafwagen é giá ben prenotata almeno due/tre settimane prima, soprattutto al venerdí sera verso sud e alla domenica sera verso nord. Il sistema di prenotazione (questo non lo sapevo) permette la prenotazione della deluxe come singola solo se le cabine sono tutte e tre libere.

In breve passiamo Rosenheim e ci avviamo verso München, sono ormai le 10 passate e il mio primo appuntamente del mattino rischia di essere un po’ tirato, considerato che devo anche fermarmi a München Hbf a lasciare tempraneamente il bagaglio in deposito.

Sono le 10.30 quando passiamo da München Ost e l’altoparlante annuncia che in pochi minuti saremo a destinazione. Il laptop lo ho giá spento da qualche minuto, procedo quindi a fare lo zaino e a fare il giro della cabina assicurandomi di non avere dimenticato nulla. Raggiungiamo München Hbf con circa 81 minuti di ritardo e andiamo ad attesterci al binario 5, che fa parte dl fascio binari a sud della stazione, i piú lontani in assoluto dal fabbricato viaggiatori; per di piú, scendedo dal treno, realizzo che la mia carrozza, che a MIlano P.Garibaldi si trovava in testa al treno, per via delle manovre notturne é ora in fondo al convoglio: il tutto si traduce in una scarpinata di 15 minuti, con zaino e due pesanti valigie al seguito, per ragiungere il fabbricato viaggiatori e il deposito bagagli.
Forse e dico forse, per un treno noturno a lunga percorrenza, che verosimilmente puó essere usato da persone che viaggiano con pesanti bagagli al seguito, sarebe d’uopo un binario piú vicino… no?

Cosí si chiude il viaggio di andata.
Il ritardo di 81 minuti unito all’arrivo nei binari piú remoti della stazione mi ha creato non pochi casini, perché poi mi é toccata una autentica corsa verso la S-Bahn per poi comunque arrivare a Ottobrunn in ritardo per l’appuntamento. Peccato, perché il viaggio nel suo complesso non é stato male e sono arrivato a destinazione effattivamente riposato, dopo un congruo numero di ore di sonno; peccato che la sfacchinata di 800 metri per raggiungere il deposito bagagli unita al ritardo abbiano un po’ guastato il tutto.

Si rientra venerdí sera, 14 Gennaio ore 20.10 sempre da Monaco di Baviera con il Nightjet 40295 per Milano Porta Garibaldi. Identica sistemazione (singola deluxe con doccia) e identica cabina (letto 52 carrozza 289), ma stavolta ho pagato 174,90 € (a quanto ho avuto modo di capire simulando un po’ di prenotazioni sul sito, questo é il prezzo piú basso possibile per una singola deluxe).
Naturalmente esiste un “trucco” per risparmiare, anche se é a proprio rischio e pericolo: si tratta di prenotare un doppio o un triplo, sempre in cabina deluxe. In questo caso la cifra scende notevolmente e, se nessun altro dovesse prenotare il posto in doppia/tripla, avrete la cabina tutta per voi.
Ma se invece qualcun altro dovesse prenotare quel posto, avrete un estraneo in cabina. Al momento della prenotazione sul sito internet della ÖBB non avete modo di sapere se nello scompartimento con voi ci sará qualcun altro, salvo il caso in cui alcune scelte vi siano inibite dal sistema.

Io, lo ammetto, ormai non ho piú l’etá per certe “zingarate” in sistemazioni di viaggio promiscue e in epoca di Covid sono abbastanza schizzinoso sui contatti ravvicinati con sconosciuti. Non ho problemi a dividere una doppia o una tripla con qualcuno di mia conoscenza, ma con una persona qualunque sinceramente no.
Quindi, nel dubbio, investo volentieri qualche denaro in piú nella singola.

La mia giornata di lavoro a Monaco si é conclusa oggi intorno alle 16 (oggi é venerdí e il Feierabend é sacro: presso la sede del cliente quasi tutta la forza lavoro era scomparsa giá intorno alle 15) cosí ho qualche tempo per fare due passi in cittá e poi, in attesa dell’arrivo del Nightjet, sfruttare la comoditá della DB Lounge della stazione centrale, alla quale posso accedere grazie allo status “Bahncomfort” sulla mia Bahncard25.

Il tempo passa cosí abbastanza in fretta e alle 19.45 abbandono la Lounge per portarmi al binario 10 dove é dato in partenza il mio treno. Tempismo perfetto: le carrozze del Nightjet sono appena arrivate.

La carrozza letti 289 é la seconda in composizione al treno (ma com’é che quando sono arrivato venerdí ero in fondo? boh…) stavolta non trovo l’accudiente ma decido di salire ugualmente. Arrivato alla porta dello scompartimento letto 52 lo trovo chiuso e con un adesivo che lo contrassegna come guasto; un post-it scritto a mano attaccato poco piú sotto invita ad usare lo scompartimento 42.
Evidentemente trattasi della stassa carrozza dell’andata e il guasto non é stato ancora riparato: immagino che il problema non abbia grande prioritá e che verrá risolto con tranquillitá e senza fretta vista la scarsa affluenza del periodo…

Mi accomodo quindi nella 42 che trovo pronta in modalitá “giorno”, la temperatura stavolta é ottimale e comfortevole, il kit di cortesia come d’uopo é sul tavolinetto con tutti i componenti.

Poco dopo iniziano ad arrivare gli altri passeggeri e anche questa sera sono solo tre gli scompartimenti letto occupati: il mio deluxe piú due normali. Nello scompartimento contiguo al mio c’é una giovane coppia con un bambino piccolo: benissimo, penso tra me e me, stasera avremo modo di mettere davvero alla prova l’insonorizzazione delle carrozze comfortline.

L’accudiente passa poco prima della partenza a ritirare il biglietto e a lasciarmi il menú da crocettare per la colazione; non é lo stesso ragazzo dell’andata ma un suo collega un po’ piú avanti con gli anni, dai modi piú spigliati e sbrigativi ma comunque gentili e simpatici.
Una volta consegnato il menu della colazione, chiedo se devo lasciare a lui anche i miei documenti per gli eventuali controlli della polizia Italiana nella notte. Lui mi risponde che normalmente sono i poliziotti a passare scompartimento per sompartimento ma non sempre vengono effettuati i controlli; qualora in ogni caso dovessero passare, saranno loro a bussare. La cosa non mi entusiasmo visto che da orario dovremmo arrivara a Tarvisio Boscoverde (prima fermata in territorio Italiano) intorno alle 2 del mattino, ma non posso farci nulla.

Stasera decido di concedermi qualcosa da mangiare dal menu di bordo: purtroppo parte dell’offerta non é disponibile nel vagone letto, ma l’accudiente si prodiga di andare da un collega di un’altra carrozza per recuperare un tramezzino e una birra.
Certamente non una cena gourmet, ma la fame é fame. Il prezzo di 7 euro per i tramezzini e la birra da 0,5 l é allineato con i prezzi della ristorazione DB e assolutamente non esoso per essere su un treno.
Peró su un Nightjet io onestamente mi aspetterei un bel vagone ristorante. O quantomeno un vagone misto posti a sedere / Bistró come sugli intercity DB.

Il copione é simile a quello del viaggio di domenica scorsa: prima un po’ di relax al pc, srivendo qualcosa e guardando qualche travel report, poi conversione dello scompartimento in modalitá notte, doccia e nanna.

Prima di coricarmi mi assicuro di preparare passaporto, modulo PLF e certificato di tampone negativo vicino alla porta, nel caso la Polizia Italiana bussasse per i controlli.

Poco prima di mettermi a letto il bambino dello scompartimento a fianco inizia a piangere vigorosamente, si direbbe che probabilmente ha fame. È questo il primo “Test” per l’insonorizzazione della carrozza tra le diverse cabine e nel complesso non é male, il pianto arriva sí, ma molto attutito e non al punto da impedire di coricarsi e chiudere gli occhi per cercare di prendere sonno.
A piú riprese, nella notte, il pianto si é ripresentato ma non ha disturbato molto; in veritá per qualche ragione sono stato io, che, in questo viaggio di ritorno, ho dormito decisamente male. La giornata di lavoro non é stata delle piú proibitive, forse il mischione culinario della giornata, non proprio “gesund” (panini unti e bisunti presso la sala riunioni del cliente, un Käsebretzel in strada a München, tramezzino e birra sul Nightjet) non era l’ideale per un sonno placido e ristoratore.

Solo dopo il manovrone a Villach (ancora accompagnato da un paio di scossoni importanti) mi sono appisolato con una certa consistenza. A Tarvisio ho udito distintamente del movimento nel corridoio della carrozza e del vociare in Italiano, tuttavia non vi é stato alcun “toc toc” all’indirizzo della mia cabina. Meglio cosí.

Quando la mia sveglia suona, alle 6.30, abbiamo superato Brescia e stiamo giá correndo verso Milano. Una doccia veloce e il tempo di vestirmi, e arriva la colazione.
Me la gusto con calma, mentre fuori dal finestrino le campagne iniziano lentamente a far posto ai capannoni e ai condomini. Un’alba limpida e cristallina accompagna l’ingresso del Nightjet alle porte di una Milano insolita e deserta, complice il sabato mattina presto e il lockdown de facto che vede in questo momento migliaia e migliaia di positivi e di relatvi contatti stretti costretti in casa dall’imperversare della variante Omicron.

La fermata a Milano Lambrate avviene puntuale alle 7.36 e subito ci muoviamo verso Milano P.Garibaldi.
Complice il sabato mattina tranquillo e probabilmente una situazione di “traffico” molto contenuto sulla cintura ferroviaria milanse, arriviamo in prossimitá di Porta Garibaldi in soli 10 minuti. Giungiamo quindi a destinazione con quasi 20 minuti di anticipo rispetto alle 8.10 previste, e la cosa mi é particolarmente gradita visto che posso salire comodamente sul suburbano S11 delle 8.09 diretto a Como, che mi porterá a Desio.

Conclusioni

Il Nightjet é sicuramente un prodotto valido, pur con diverse aree di miglioramento sulle quali peró, a quanto mi pare di capire, non si interverrá. O quantomeno, non si interverrá sui treni attualmente in circolazione.
È stato tuttavia presentato, giá un anno fa, il Nightjet der Zukunft (Nightjet del futuro) che si propone di rivedere in chiave innovativa e attuale il concetto di treno notturno e di vagone letto, con piú connettivitá, piú tecnologia, e anche nuove accomodation tra cui le “Mini cabins” (che sinceramente non mi ispirano molto, ma le cose vanno provate prima di giudicare).
I render presentati sul sito promettono abbastanza bene, soprattutto per la cabina letti; la buona notizia é che i primi esemplari consegnati di questi treni (si parla del 2023) saranno destinati proprio al traffico con l’Italia.

Per il momento sicuramente il Nightjet é una interessante alternativa al treno diurno o al volo, pur con un prezzo importante (nel caso della singola) ma con un comfort e una privacy sconosciuti ad ogni altra forma di viaggio che non sia l’auto privata o una suite privata su un A380 di qualche compagnia aerea orientale (peró lí il biglietto vi costa quanto una utilitaria nuova).
Io personalmente ho apprezzato molto la comoditá, il fatto di poter stare senza mascherina per tutto il viaggio (ad eccezione di quando uscivo nel corridoio o di quando entrava l’accudiente) e la comodtá del letto, che mi ha permesso di dormire come un ghiro all’andata e arrivare lunedí mattina davvero riposato.
Sabato mattina a Milano non sono arrivato un granché riposato, ma ammetto che é stata colpa mia (non ho piú lo stomaco di una volta…).
Una meritata menzione positiva va personale a bordo della carrozza, sempre gentilissimo e pronto ad accogliere ogni richiesta. Come cliente mi sono sentito “coccolato” il giusto, con attenzione ma senza eccessive intrusioni.

A mio avviso il prodotto Nightjet dovrebbe evolversi verso un servizio attraente per la clientela business offrendo comoditá, connettivitá, privacy ed efficienza, andando a intercettare tutta quella clientela che viaggia per lavoro e che valorizza il comfort e il vantaggio di evitarsi la levataccia nel cuore della notte per andare in aeroporto. Il prezzo deve ovviamente essere competitivo quanto basta, per non invogliare le Aziende o i freelencer a preferire l’aereo e la levataccia…
Un simile livello di servizio é poi anche interessante per il viaggiatore privato e non solo per il business, in quanto (come dimostra il discreto successo della Executive di Trenitalia sui Frecciarossa) esiste una fetta non trascurabile di viaggiatori che é disposta a spendere pur di avere una esperienza di viaggio superiore, caratterizzata da maggiore comfort, maggiore privacy e da un servizio a bordo dedicato.

Prossime idee? Beh non nascondo che mi piacerebbe molto provare la cabina deluxe al piano superiore delle carrozze letti Doppelstock ex CNL, che peró secondo le mie informazioni viaggiano solo sul NIghtjet Zurigo-Amburgo/Berlino e pochissimi altri. Queste carrozze non sono omologate per circolare in Italia quindi possono essere “provate” solo su relazioni al di fuori.
Sfortunatamente é davvero difficile prenotare un posto (quel treno é devvero sempre full!) e, ancor piú sfortunatamente, non ho molte occasioni di andare ad Amburgo o a Berlino, se non organizzando un viaggio di piacere ad hoc.
Quindi la cosa dovrá aspettare ancora un po’. Ma spero che possa diventare, prima o poi, un altro dei miei trip report.


Germania sí, Germania no. Orientarsi e informarsi nella rete degli esaltati e dei detrattori.

Articolone di fine anno tra il filosofico e il polemico

Sulla Germania da sempre si discute moltissimo, soprattutto in questi ultimi anni contrassegnati da una fortissima emigrazione dall’Italia e dal successo di alcuni vloggers e bloggers che parlano di questo Paese.

Si distinguono, in questo frangente, due grandi schieramenti contrapposti.

I Germania-Esaltati

Sono quelli per cui la Germania é il top assoluto, un paradiso in terra con qualitá della vita a livello ultraterreno, stipendi da supermanager anche per chi é impiegato come operaio in fabbrica, cittá lastricate di puro benessere con servizi perfetti e zero criminalitá, Aziende pronte ad accoglierti col tappeto rosso offrendo trattamenti economici sconosciuti in Italia.
Si tratta anche generalmente di persone che disprezzano l’Italia in modo massivo, e impegnano tutte le loro energie quando si tratta di rimarcare tutto ció che in Italia va male e tutto ció che in Germania va bene.
E ovviamente, dicono a tutti “andate in Germania”.

I Germania-Detractors

Sono quelli che ti dicono che la Germania é finita, che é diventata uno schifo, che va tutto male. Generalmente é gente che vive in Germania da anni, magari anche da molti anni, e che utilizza tale “anzianitá” come rafforzativo della validitá delle proprie opinioni (lascia che ti dica io come stanno le cose, che io in Germania ci vivo da trent’anni) e che della Germania racconta dei prezzi delle case fuori controllo, del’immigrazione incontrollata, del degrado rampante nelle cittá, dei minijob, del Kurzarbeit, della sottoccupazione, del ridimensionamento dell’industria, dei licenziamenti nelle fabbriche, delle periferie degradate delle Mietkaserne, e cosí via.
E ovviamente, dicono a tutti “non venite in Germania”.

Proviamo a tornare sulla terra

Houston, abbiamo un problema! Immaginiamo di essere a bordo di una capsula Apollo (anzi Orion, per stare al passo coi tempi) e ci troviamo bloccati a cavallo tra due orbite: quella degli esaltati e quella dei detrattori. Muoversi tra le due orbite é molto facile, basta qualche spintarella dei razzi di controllo di assetto e possiamo vedere contenuti sia da un lato che dall’altro. Quello che é difficile é iniziare il rientro nell’atmosfera e la discesa sul pianeta Terra.

Perché finché rimaniamo nelle due orbite, vediamo il pianeta da molto in alto e possiamo farci la nostra idea di come sono le cose lá sotto… ma l’unico modo per capire davvero é avere la voglia e l’intraprendenza di approfondire piú da vicino.
E approfondire in modo dettagliato é molto piú impegnativo! È necessario avvicinarsi, rientrare nell’atmosfera e scendere sulla Terra. E per rientrare nell’atmosfera sono necessari calcoli complicatissimi e precisione millimetrica, pena finire arrostiti oppure essere imbalzati nel gelo del cosmo.

Questa metafora nerd-aerospaziale é per spiegare come tutto questo purtroppo abbia a che fare con i meccanismi perversi alla base di Internet. I contenuti, per massimizzare la generazione di click, devono essere estremi, sensazionalistici, portatori di notizie pesanti e che fanno colpo.
Veloci da consultare, impattanti e non troppo approfonditi. Perché il loro scopo non è fare vera informazione bensì soltanto quello di generare click e di innescare discussioni-vespaio nei commenti, che attraggono a loro volta altre visualizzazioni e altri click…
Contenuti obiettivi, ricchi in informazioni, ragionati e dettagliati, sono purtroppo svantaggiati dalla “selezione naturale” operata dagli algoritmi di Internet.

Io stesso, sul mio blog, propongo contenuti “vecchia maniera”, ovvero testi descrittivi e tecnici. Giá alcune volte mi é stato criticato questo approccio (sono stato contattato da sedicenti “esperti di comunicazione” che proponevano, ovviamente a pagamento, servizi di “revisione” dei miei contenuti per renderli piú adatti ai tempi e piú acchiappaclick).
Oggi infatti l’internet mainstream vuole contenuti brevi, di impatto, meglio se organizzati in bullet points oppure meglio ancora: niente testo, fare un bel video. Perché la soglia media di attenzione nell’era dell’internet moderno é di pochi minuti quindi (sempre secondo gli esperti) non ha senso preparare “muri di testo” perché oggi ormai non li legge piú nessuno.

Non dubito della buona fede degli “esperti” tuttavia la mia risposta che viene dal cuore é: benissimo, se non sei disposto a prenderti del tempo per leggere, studiare, preparati e imparare, allora i contenuti degli esaltati/detrattori mainstream sono perfetti per te.
Perché riflettono quella che é la tua voglia di approfondire e di imparare veramente: zero.
I miei contenuti sono di un altro livello, quindi non fanno per te. I miei contenuti sono approfonditi e richiedono attenzione, riflessione e magari anche una rilettura. Quindi a chi è pigro suggerisco di lasciar perdere.

Trasferirsi all’estero é una decisione che cambia la vita e non la si puó prendere a cuor leggero. I miei post sono volti a fornire elementi utili a chi vuole prendere una decisione circa un trasferimento in Germania offrendo informazioni prima di tutto utili, ma anche mirate, approfondite e il piú possibile imparziali.
Dico “il piú possibile” perché tutti quanti abbiamo dei bias e nessuno é perfetto: anche io certe volte, quando scrivo, mi rendo conto che devo rielaborare e riformulare alcune mie frasi perché ci metto troppo del mio personale, col rischio di mandare al lettore un messaggio parziale. Mentre invece, quando scrivo articoli informativi su come funzionano le cose qui, questo non andrebbe fatto.
Ma vi assicuro che, nel limite del possibile, questo é uno sforzo che faccio sempre.

Il fatto é che ogni storia di emigrazione é una storia a sé stante, é una delle piú grandi sfide che si possono affrontare nella vita, ed é qualcosa di strettamente personale. Ci sono storie di emigrazione di grande successo e di realizzazione cosí come ci sono storie di emigrazione di grande sofferenza costellate di cocenti delusioni.

Gli esaltati cercheranno di convincervi che se verrete qui sará sicuramente un successo, mentre i detrattori faranno di tutto per instillarvi nella testa di non venire qui perché la vostra esperienza sará sicuramente una schifezza.
Il piú delle volte dietro a queste prese di posizione nette e drastiche c’é solo brama di click e di visualizzazioni, senza contare una certa voglia di dare nutrimento ai propri confirmation bias. Magari perché loro si sono trasferiti qui a loro volta e a loro é andata bene (o male), quindi vogliono convincervi che andrá bene (o male) anche a voi. Per farlo faranno un accurato cherry picking, stando attenti a dare risalto solo a quelle notizie e informazioni che sostengono le loro opinioni.

Insomma, bisogna fare molta molta attenzione a chi si dá ascolto circa il tema “Germania”.
E non fatevi impressionare da quelli che si mettono su un piedistallo forti del fatto che “io in Germania ci vivo da trent’anni” perché non conta un fico secco da quanto tempo sei qui, conta quanto hai imparato. Un tronco non diventa un coccodrillo solo perché sta trent’anni in acqua.
Uno puó stare in Germania anche 50 anni e imparare poco o nulla, della Germania. Ho conosciuto gente che é qui da 30 anni e ha ancora un tedesco da terza elementare senza azzeccare mezza declinazione, tiene ancora il cellulare in Italiano, a casa guarda solo la TV Italiana, e per qualunque evenienza burocratica si rivolge ancora ai patronati che parlano Italiano.
Io sono qui da 5 anni e mi sono sempre sbrigato tutta la burcrazia da solo, tengo seminari tecnici in tedesco, gestisco clienti e fornitori in tedesco, e sempre in tedesco eseguo operazioni finanziarie appoggiadomi a Finanzberater indipendenti; e da poco ho anche iniziato a investire in immobili nella Metropolregion Rhein-Neckar. E nonostante ció, ho sempre ancora l’impressione di stare solo iniziando a scoprire questo Paese, e nel tempo libero cerco poco alla volta di imparare di più della sua storia e letteratura.
Perché da quando sono arrivato qui non ho mai spesso di studiare e di imparare tutto il possibile sulla Germania. Nel bene e nel male.

La verità alla fine è una sola, e cioè che se verrete qui, la vostra storia la costruirete voi. Cercate quindi di non farvi influenzare da messaggi eccessivamente antisonanti e impetuosi, e concentratevi su voi stessi.
Se deciderete di avventurarvi in Germania per una nuova esperienza di vita, sará una storia solo e soltanto vostra, unica e irripetibile.
Nessuno puó dire se andrá bene o andrá male, ma credetemi, voi potete fare molto per influenzare il risultato. Informandovi e preparandovi.

Internet é una autentica miniera d’oro per chi vuole informarsi e prepararsi, ma ha purtropo un grande difetto: é ottimizzato per chi ha bassissimi livelli di attenzione e per la promozione di contenuti estremi e antisonanti. Serve quindi uno sforzo extra per trovare informazioni di qualitá, possibilmente anche conoscenza della lingua tedesca per estrarre notizie e informazioni il piú precise possibili.

Per chi fosse capitato in questo Thread proprio a seguito di una ricerca sul tema Germania e volesse approfondire, consiglio di fare un salto sulle mie pagine Vita in Germania e Trasferirsi all’estero per consultare lo storico dei miei articoli, preselezionati per argomento.

Idealmente, se mi venisse chiesta una ipotetica checklist delle informazioni da cercare e da analizzare, direi che per prima cosa andrebbe capito se la Germania puó fare per voi, se vivere qui vi potrebbe piacere oppure no. Ne ho parlato in un articolo di qualche tempo fa, in cui ho affrontato alcune delle domande da porsi per capire se siete tipi da Germania.
La Germania, poi, é molto grande, e le differenze regionali sono marcate, esattamente come in Italia. Se avete giá chiara la regione in cui volete trasferirvi, vi consiglio caldamente di concentrare i vostri sforzi sulla ricerca di informazioni attinenti alle regione che vi interessa. A cambiare infatti non é solo la gente, le tradizioni, gli usi e i costumi, ma anche la lingua (con cambi di inflessione molto pesanti e importanti differenze di vocabolario), i passatempi nel tempo libero, gli hobby, l’orientamento politco e l’atteggiamento verso i forestieri.
Vi é poi il discorso lavorativo: é importate cercare di capire quanto potete guadagnare realmente e quale riferimento stabilire per le negoziazioni. Sugli stipendi in Germania (e su come informarsi) ho scritto un articolo tempo fa che é ancora oggi attuale; ma in molti casi é adirittura possibie mettere le mani su cifre concrete come nel caso del contratto dei metalmeccanici IG Metall di cui ho parlato in un articolo apposito.
Sempre rimanendo in tema lavorativo, vi sono molte differenze di mentalità e di metodo tra l’Italia e la Germania, il modo in cui si lavora qui è sostanzialmente diverso rispetto all’Italia e la stessa vita di tutti i giorni in ufficio è “abbastanza” diversa. Ne ho parlato anni fa in un articolo: 10 abitudini lavorative che probabilmente dovrai abbandonare se ti trasferisci in Germania. Queste diversità potrebbero rendervi la vita in Germania molto gradita (o molto meno) rispetto all’Italia.
Molto importante e strettamente collegato al tema lavoro è l’aspetto assicurazioni e previdenza sociale: in Germania vi sono assicurazioni sanitarie pubbliche e private con vantaggi e svantaggi, le pensioni (statali) sono molto basse e organizzarsi il proprio retirement con strumenti integrativi è un must assoluto, senza contare altri tipi di assicurazioni che è assolutamente opportuno stipulare se vi trasferite qui.
Dovete inoltre mettere in conto uno Stato abbastanza esigente in termini di rispetto delle regole e una mentalità in generale molto “quadrata” di fronte ad errori anche piccoli. Leggerezze e “ragazzate” fatte nella vita o sul lavoro in Italia vengono quasi sempre perdonate e si chiude un occhio (anche due) mentre in Germania si verrà sempre puniti secondo le regole, senza eccezioni. Questo talvolta può portare a subire conseguenze molto gravi per errori anche piccoli ed è una cosa da tenere bene a mente perchè rappresenta una grossa differenza con l’Italia: in Germania sul rispetto delle regole non si scherza. Ne ho parlato in un articolo di qualche tempo fa.
Non voglio poi stressarvi sulla questione abitare, trovare casa o comprare casa, probabilmente saprete già che in Germania è decisamente più difficile che in Italia. Se vi interessa l’argomento consultate i vari articoli disponibili elencati sulla pagina Vita in Germania.
Anche l’argomento costo della vita è molto complesso. Ho provato ad affrontarlo qualche anno fa in un confronto tra Monza e Darmstadt, che tuttavia risulta abbastanza datato visto che riguarda il 2018, quando Covid-19 e inflazione ancora non erano arrivati. In linea di principio, posso dire che venendo dalla Lombardia, non ho notato grossi stravolgimenti nelle mie spese ordniarie e straordinarie e nel mio carrello della spesa. Ma siccome l’argomento varia molto anche da zona a zona, il mio consiglio è: documentatevi. Affitti, immobili, mezzi di trasporto, carburanti, ristoranti, automobili, mobilia, alimentari, sono tutte cose i cui prezzi si consultano facilmente su Internet. Fatevi un giro su rewe.de o kaufland.de e divertitevi.

Ora, in mezzo a tutto questo uno potrebbe legittimamente chiedersi, qual è la cosa più importante di cui tenere conto. Cosa fa davvero la differenza per un trasferimento all’estero che ti cambia la vita in meglio.
Secondo me il presupposto fondamentale è che sia soddisfatta la primissima condizione che ho elencato: la Germania deve essere un posto che vi piace, che vi fa sentire a vostro agio, che vi fa stare bene.
Altrimenti anche lo stipendio più alto del mondo, il lavoro più figo del pianeta o l’amore più appassionante dell’universo prima o poi vi staranno stretti e non vi sentirete bene.
Quindi secondo me vale la pena investire qualche energia sul capire se siete tipi da Germania. Se poi scoprirete che è così, avrete probabilmente ancora più motivazione a proseguire nel vostro intento.

Ma soprattutto, qualunque sia il vostro progetto (di espatrio o qualunque altra cosa) per il 2022, vi faccio i miei auguri affinchè sia un successo.

Pflexit: é la fine del sistema sanitario tedesco?

Pflexit: questo è il termine che è stato coniato per descrivere la “great resignation” che sta dilagando tra gli operatori delle terapie intensive tedesche. È formato dalla parola tedesca Pflege che potrebbe tradursi con cura, accudimento, prendersi cura di qualcuno (Pflegekräfte è il termine usato per riferirsi a infermieri e operatori sanitari) e dal ben noto inglesismo exit.
#Pflexit é diventato negli ultimi mesi uno degli hashtag piú ricorrenti su Twitter in Germania.

Le conseguenze devastanti di questa ondata di dimissioni che ha portato già 9000 infermieri a lasciare gli ospedali tedeschi sono già ben apprezzabili in questa quarta ondata Covid-19: 5000 letti in meno di terapia intensiva operativi rispetto allo scorso anno, migliaia di operazioni rinviate a data da destinarsi (comprese le rimozioni di masse tumorali), giovani coppie costrette a spostarsi centinaia di chilometri per trovare una clinica in cui ci sia posto per partorire (succede in questi giorni ad un mio collega di lavoro).

A tal proposito, ci tengo a postare qui la traduzione un lungo tweet, diventato ormai popolarissimo in Germania, che viene continuamente ritwittato da infermieri e operatori sanitari di tutto il Paese.
https://twitter.com/Lam3th/status/1464889818924691458

Quando é iniziata la pandemia ci siamo messi in prima linea, nonostante ce la stessimo letteralmente facendo sotto. Noi sanitari e infermieri delle terapie intensive eravamo terrorizzati, non sapevamo con che cosa avessimo a che fare. Ci veniva riferito dall’estero di parecchi colleghi che si erano infettati ed erano morti, mancavano tutti i dispositivi di protezione, a malapena ci riusciva ad ottenere un tampone, il disinfettante era diventato una raritá, non c’era nessuna nessuna certezza scientifica su quello che stava succedendo. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo messo a repentaglio le nostre vite per salvare le vostre. Voi avete applaudito mentre noi abbiamo sudato, dato l’anima. Tra una ondata Covid e l’altra vi abbiamo avvisato, implorato, spiegandovi che la pandemia non era finita, sperando che voi ci ascoltaste.

E voi – e con “voi” intendo giornalisti come @MatthiasMeisner, con “voi” intendo gli incompetenti politici di tutti i Partiti, con “voi” intendo anche gli spettatori ammassati ieri a Colonia (riferito all’inaugurazione del Carnavale, ndt), con “voi” intendo tutti gli scettici dei vaccini, con “voi” intendo tutti quelli che continuano a fare esattamente il contrario di quello che noi da mesi vi chiediamo – voi continuate a pugnalarci alle spalle. Quello che sembra vi dimentichiate é che anche noi siamo soggetti alle stesse restrizioni che colpiscono voi. Pensate che io trovi bello che la mia vita si divida ormai esclusivamente tra l’ospedale e casa mia? Credete che io non abbia voglia di concerti, di andare a teatro, al ristorante, ai mercatini di Natale, credete che io non abbia voglia di fare una bella festa con i miei amici? Credete che sia eccitante essere chiamato d’urgenza mentre riposo a casa tra un turno di 24 ore e l’altro, perché c’é l’ennesimo 30enne da attaccare alla ECMO? No, basta. Di questa pandemia io ormai ne ho abbastanza.

E ancor di piú ne ho abbastanza – e come me ne hanno avuto abbastanza anche @19insomnia82 e tutti gli altri operatori del sistema sanitario – non posso menzionarvi tutti qui ma mi limito a citare @nell871, @SrUnbequem, @Flying_Doc, @Chrissip81 – ne abbiamo abbastanza dei negazionisti, della stupiditá, degli stadi riempiti con 50.000 tifosi mentre nelle terapie intensive non sappiamo piú dove mettere i pazienti, ne abbiamo abbastanza di questo governo che ha fallito su tutta la linea e di questo nuovo governo che ancora prima di entrare in carica ha giá fallito su tutta la linea, ne abbiamo abbastanza delle palle di Söder (“nessuno poteva prevederlo”) e di Bouffier (“Non voglio avere nulla a che fare con gente che dice che tutto questo si sarebbe potuto prevedere”), di giornalisti che parlano di “dati della pandemia truccati”, della disinformazione, dei nasi fuori dalle mascherine.

Ne abbiamo abbastanza. Noi tutti. Noi operatori sanitari ci stiamo arrendendo, in massa. 30% operatori di terapia intensiva in meno rispetto all’inizio della pandemia. 30 maledetti punti percentuali. Non c’é giorno ormai in cui non dobbiamo annullare operazioni, perché OVUNQUE ci manca personale.
A questo ritmo, come credete che andrá a finire il nostro sistema sanitario nei prossimi anni? Chi vi curerá quando vi ammalerete? Chi vi salverá? Questa barca sta affondando e noi non abbiamo piú le forze di dirvelo: o salite sulle scialuppe e si salvi chi puó, oppure ci aiutate a impedire il disastro.

Che dire, un messaggio decisamente forte e chiaro. A questo tweet se ne aggiungono poi altre centinaia di operatori sanitari che annunciano la loro #Pflexit. Eccone uno di tanti:

Un tweet di un operatore sanitario tedesco che annuncia la sua #Pflexit

Lavoro da 13 anni come operatore sanitario, di cui la metá come operatore specializzato. Da 2 anni la mia vita privata é inesistente per non infettarmi e non mettere a rischio colleghi e pazienti.
Oggi ho dato le dimissioni. Tutto questo non ha senso.

(segue la foto di uno stadio stracolmo di tifosi)

Tirando le somme, si percepisce che la situazione é davvero grave e sta progressivamente peggiorando. Man mano che sempre piú infermieri e sanitari si licenziano, aumenta il carico di lavoro – giá estremamente logorante – su chi rimane.
Chi resta é cosi a sua volta ancora piú frustrato e incattivito – e ancor piú stimolato a lasciare, a sua volta. Una potenziale reazione a catena.

Pflexit rischia ditrasformarsi in un terremoto e le conseguenze a lungo termine potrebbero essere devastanti. La politica pare assolutamente insensibile alla questione – il nuovo governo in formazione discute ancora di rinnovabili, economia, cambiamento climatico, gasdotto North Stream 2, eccetera – quindi c’é da aspettarsi che le cose non cambieranno, perlomeno non a breve.
La percentuale di Pflegekräfte che decidono di lasciare il posto potrebbe essere facilmente destinata ad aumentare.

Le conseguenze di una Personalmangel cosí pronunciata all’interno del sistema sanitario tedesco potrebbero risultare in una drammatica riduzione delle prestazioni sanitarie ovvero, in sostanza, un sistema sanitario grandemente sottodimensionato, che non é piú in grado di curare tutti, anche in condizioni normali.
SI tratterebbe di una situazione dai riflessi potenzialmente catastrofici, che metterebbe la politica e la popolazione di fronte alla scelta tra due alternative:
– Vivere come se nulla fosse, consci del fatto che qualora ci si dovesse disgraziatamente ammalare, avere un incidente, o un qualsivoglia problema serio di salute, l’accesso alle cure non sará piú garantito
Introdurre restrizioni permanenti alla libertá delle persone, allo scopo di ridurre tutti i potenziali eventi che possono portare al ricovero in ospedale (contagio da coronavirus, incidenti stradali, incidenti sportivi, incidenti sul lavoro, eventi cardiocircolatori, ecc…) per non sovraccaricare il sistema sanitario

È chiaro, si tratta di un worst-case scenario, ma a mio avviso rischiamo di non andarci troppo lontano. Quello che vedo io per il momento é che la politica non ha nessuna intenzione di prendere provvedimenti, e la Pflexit potrebbe essere l’inizio di un sensibile decadimento della qualitá della vita in Germania, con tutte le serie conseguenze del caso (perdita di attrattivitá e competitivitá a livello internazionale, emigrazione all’estero dei piú facoltosi e dei piú qualificati, deciso declino economico).
Speriamo che prima o poi qualcuno ai piani alti si accorga che il problema é serio.