Tarifrunden e spirale salari-prezzi: il caldo autunno delle rivendicazioni salariali in Germania sta per iniziare

Mentre gli Italiani si godono la campagna elettorale sotto l’ombrellone, facendo il tifo per i loro beniamini politici e fantasticando sui regalini elettorali (rigorosamente fatti a debito) che gli spetteranno una volta che il loro eroe sará salito al potere, i Tedeschi si rimboccano le maniche e si preparano ad un caldo autunno di rivendicazioni salariali per difendere il potere d’acquisto dei loro stipendi massacrati dall’inflazione.

È di una settimana fa la notizia che il personale di terra Lufthansa é riuscito a strappare un aumento senza precedenti (+18% !!) con un solo giorno di sciopero [1]. Va detto che tale impressionante vittoria é frutto di una situazione estrema, in quanto il settore aereo si trova letteralmente con le spalle al muro, totalmente impreparato al ritorno del traffico a volumi pre-pandemia dopo tutti i layoff effettuati nel 2020/2021, e in questo momento non puó fare altro che piegarsi alle richieste del (poco) personale rimastogli, pena il blocco totale delle operazioni di terra.
La situazione di Personalmangel, da sempre cronica in tanti settori in Germania, si é ulteriormente esacerbata nel dopo-pandemia in quanto tantissimi dei licenziati hanno poi deciso di cambiare settore e, trovando condizioni e trattamenti migliori rispetto a prima, ora sono decisi a non tornare indietro.
È il caso del personale di terra negli aeroporti, delle commesse nei negozi di abbigliamento, dei camerieri nei ristoranti, del personale negli alberghi, e tanti altri settori ancora. Ma non solo: c’é anche chi durante la pandemia aveva lavoro in abbondanza, ma ha deciso di cambiare di sua iniziativa; il pensiero va automaticamente al personale sanitario e ai 9000 infermieri che durante la pandemia si sono licenziati perché sfiancati dal superlavoro negli ospedali…
Queste figure professionali ora scarseggiano come non mai e i datori di lavoro stanno cercando in ogni modo di rendere questi lavori piú attrattivi, incluso naturalmente incrementare le retribuzioni.

La vertenza Lufthansa arriva in un momento in cui molte Gewerkschäfte si stanno preparando ai relativi Tarifrunde e si apprestano a dare battaglia per chiedere aumenti salariali in grado di compensare l’inflazione, con la IG Metall che chiede un aumento dell’8% per il settore Metall- & Elektroindustrie [2].
Richieste che sono state definite “fuori dal mondo” dal capo di Gesamtmetall Stefan Wolf, il quale invece chiede ai sindacati l’esatto opposto ovvero un Nullrunde come accaduto nel 2020 in occasione della crisi innescata dall’arrrivo della pandemia [3]. Se tuttavia nel 2020 le organizzazioni sindacali, in un atteggiamento di responsabilitá, erano state collaborative nel rinunciare all’aumento salariale per salvare i posti di lavoro dalla crisi Covid, possiamo stare certi che questa volta non sará cosí.
Il Tarifrunde dei metalmeccanici avrá inizio a Settembre e si preannuncia un muro contro muro durissimo, saranno sicuramente da mettere in conto diversi Warnstreik e intensissime negoziazioni, ma una cosa é pressoché certa: salvo che la situazione si faccia improvvisamente molto pesante (e.g. chiusura totale di forniture del gas, fabbriche costrette a chiudere a un giorno all’altro, recessione devastante) l’aumento ci sará.
Il precedente creato dalla vertenza Lufthansa é molto potente (il 18% é il doppio dell’inflazione!) e gli altri settori non staranno certo a guardare.

La questione tuttavia quest’anno é molto piú complicata e va ben oltre la sola concertazione tra imprenditoria e forza lavoro, in quanto coinvolge in modo diretto il quadro macroeconomico dell’area Euro. Aumenti salariali importanti potrebbero costituire l’innesco di una spirale salari-prezzi, ovvero l’ultima cosa che servirebbe in questo momento per fermare l’inflazione.
Dopo la vertenza Lufthansa, sono in molti ora a temere che la partenza della tanto temuta spirale sia ormai inevitabile.[4]

Del resto, l’inflazione c’é e sta mettendo in difficoltá tutti: imprese grandi e piccole, liberi professionisti, consumatori, famiglie, governi. Se peró alcuni soggetti possono proiettare i costi sui loro clienti, altri non sono in condizione di farlo e l’unico modo che hanno per difendersi sono le lotte salariali.
Le banche centrali vorrebbero naturalmente evitare la spirale salari-prezzi, ma l’unico modo per farlo sarebbe tenere i salari fermi e scaricare il fardello dell’inflazione sul lavoratori dipendenti. Che ovviamente non ci stanno neanche un po’.

È questo il problema dell’attuale situazione: se si vuole fermare l’inflazione, qualcuno deve perderci. Qualcuno deve impoverirsi e smettere di consumare. Come ben riassunto dal vecchio adagio “il miglior rimedio agli alti prezzi sono proprio gli alti prezzi”, l’inflazione si ferma solo quando i prezzi raggiungono un livello tale che nessuno puó permettersi piú niente e i consumi si fermano; solo a quel punto la corsa dei prezzi si ridimensiona.
Tuttavia, come é comprensibile, nessuno vuole essere l’agnello sacrificale della situazione.
E la probabilitá che gli industriali tedeschi ottengano il loro Nullrunde é, a mio avviso, remota. Soprattutto considerato che in questo momento, in quasi tutta l’area Euro, il mercato del lavoro vede una situazione a dir poco rosea per i lavoratori dipendenti: mai come in questi mesi é stato facile cambiare lavoro e migliorare il proprio trattamento economico. In Germania, in questo momento, il mercato del lavoro viene definito besonders arbeitnehmerfreundlich e i recruiters devono sudare sette camicie per trovare le figure richieste dalle Aziende.
Lo scenario possibile, a questo punto, é quello di una spirale salari-prezzi duratura, come prospettato anche da Focus Money che tempo fa ipotizzava, con una copertina molto provocatoria, che l’Euro possa in futuro diventare come la Lira Italiana. [5]

Per questo credo che i Tarifrunde salariali di questo autunno in Germania saranno importantissimi: non solo per i lavoratori dipendenti tedeschi, ma anche per la politica economica e monetaria Europea.
Se, come presumo, i lavoratori tedeschi riusciranno a ottenere incrementi salariali importanti, una nuova era di alta inflazione stabile e duratura in tutta l’area Euro diventerá, a questo punto, difficile da evitare.
E tutto cambierá.

[1] https://www.derstandard.de/story/2000138052524/lufthansa-und-gewerkschaft-einigen-sich-auf-tariferhoehung-fuer-bodenpersonal
[2] https://www.igmetall.de/tarif/tarifrunden/metall-und-elektro/metall-tarifkommissionen-fordern-8-prozent
[3] https://www.oldenburger-onlinezeitung.de/nachrichten/gesamtmetall-chef-fordert-nullrunde-89902.html
[4] https://www.welt.de/wirtschaft/article240308279/Lufthansa-Bis-zu-19-Prozent-mehr-dieser-Tarifabschluss-ist-ein-fatales-Signal.html
[5] https://www.focus.de/magazin/archiv/titel-wird-der-euro-die-neue-italienische-lira_id_121775962.html

Steuererklärung: perché conviene sempre fare la dichiarazione dei redditi in Germania

È stato uno dei primi consigli che ho ricevuto dal mio capo, durante le pause caffé nelle mie prime settimane di lavoro in Germania: fare sempre lo Steuererklärung.
In particolare, nel mio caso, sarebbe risultato molto conveniente in quanto essendomi trasferito in Germania a metá anno, ed essendo le mie trattenute in busta paga tuttavia calcolate considerando il reddito annuo, l’anno successivo avrei ottenuto un cospicuo rimborso.
Naturalmente ho dovuto poi tenere conto del reddito prodotto in Italia, che non é stato tassato in Germania (la mia residenza fiscale era l’Italia) ma ha tuttavia contribuito alla determinazione dell’aliquota per la tassazione del reddito prodotto in Germania (Progressionsvorbehalt). Pur con questo aggiustamento, il rimborso fu cospicuo (anche se assolutamente non sufficiente a compensare la mazzata che presi con la dichiarazione dei redditi in Italia).

Tuttavia, come ho poi avuto modo di scoprire negli anni successivi, fare lo Steuererklärung conviene sempre, anche quando non si ha “molto” da scaricare dalle imposte. Io infatti in Germania ho sempre abitato vicino al lavoro e quindi non ho mai potuto approfittare della Pendlerpauschale (una delle piú “ricche” deduzioni disponibili per i lavoratori dipendenti), in piú avendo ogni genere di attrezzatura professionale fornita dall’Azienda e una carta di credito corporate per le mie spese, non ho mai avuto chissá quante spese deducibili.
Tuttavia, ho sempre preso dei rimborsi interessanti.

Esiste infatti, per tutti i lavoratori dipendenti, una deduzione forfettaria di 1000 Euro (dall’anno prossimo saranno 1200), indipendente dalle spese sostenute. Quindi giá inoltrando un semplicissimo Steuererklärung come Arbeitnehmer, senza presentare alcuna spesa deducibile, é possibile portare a casa dei soldini. Quanto si porta a casa, dipende ovviamente da quanto si é tassati; se siete specializzati ed avete un alto stipendio, una deduzione di 1000 Euro significa giá portarsi a casa 500-600 Euro di rimborso. Niente male direi.

Tre opzioni per la dichiarazione dei redditi

Da anni in Germania la dichiarazione dei redditi é un processo in gran parte digitalizzato. I dati vengono inviati per via digitale ai Finanzamt competenti e solo su richiesta specifica di questi ultimi il contribuente deve integrare quanto giá inoltrato con documentazione cartacea (questo é normalmente necessario per gli Steuererklärung piú sostanziosi, in cui vi sono piú fonti di reddito e/o abbondanza di spese da dedurre).
Esistono fondamentalmente tre modi per presentare il proprio Steuererklärung:

  • Utilizzare il software gratuito ELSTER, messo a disposizione dal ministero delle Finanze Tedesco
  • Utilizzare una piattaforma internet a pagamento, come smartsteuer.de
  • Rivolgersi ad uno Steuerberater

Il software ELSTER (Elektronische Steuererklärung) rappresenta la via piú economica ma anche la piú complicata. ELSTER infatti é un tool molto esigente e ben poco user friendly. Presuppone che voi sappiate giá a perfezione (o quasi) dove vanno inserite tutte le voci e non é di grande aiuto in caso di incongruenze. Ma se conoscete molto bene il Tedesco, avete buona comprensione delle normative fiscali e la vostra dichiarazione dei redditi non é eccessivamente complicata, ELSTER rappresente una alternativa percorribile, ed… é gratis.

Il miglior compromesso qualitá/prezzo é sicuramente un portale internet. Con poche decine di Euro potete inoltrare digitalmente il vostro Steuererklärung e avrete a vostra disposizione una interfaccia che vi guiderá passo passo in modo chiaro, indicandovi dove andare a cercare le informazioni e dove inserirle, con esaustive spiegazioni riguardo ad ogni voce e diversi check per assicurarsi che ció che avete inserito sia congruente. È peró necessaria una buona conoscenza del Tedesco.
Qui di seguito alcuni dei principali portali per lo Steuererklärung:
smartsteuer.de (con cui mi sono sempre trovato bene)
taxfix.de
steuererklaerung.de
lohnsteuer-kompakt.de
WISO Steuer

Il vostro Tedesco non é all’altezza? Potete virare su un portale in lingua inglese, come ad esempio: steuergo.de.

Una interessante caratteristica di questi portali é quella di calcolare il rimborso (o il conguaglio) passo passo durante il processo. Avrete quindi una stima del rimborso che vi spetta giá dalle prime fasi della compilazione.

L’ultima opzone, piú costosa, é rivolgersi ad uno Steuerberater, che puó essere considerato l’equivalente tedesco di un commercialista. Rappresenta il piú delle volte la soluzione ottimale se avete uno Steuererlärung complicato, con piú fonti di reddito e un sacco di documentazione per i rimborsi. Lo Steuerberater si fará carico di tutto, voi dovrete solo occuparvi di fargli avere tutti i documenti che lui vi chiederá.
Un ulteriore e non indifferente vantaggio é che lo Steuerberater puó fare un quadro dettagliato della vostra situazione e, conoscendo la normativa a menadito, farvi accedere a deduzioni e detrazioni di cui neppure sospettavate l’esistenza.
Questo servizio tuttavia ha un suo prezzo, che non é indifferente: gli Steuerberater in Germania sono costosi, generalmente di piú rispetto ad un commercialista per fare un Modello Unico in Italia. Pertanto lo Steuerbarater “covinene” solo se la vostra situazione personale vi mette in condizione di ricevere sostanziosi rimborsi.

Cosa serve per lo Steuererklärung e come si procede

Per iniziare il vostro primo Steuererklärung da lavoratore dipendente, vi serve innanzitutto documentazione del vostro reddito e delle imposte e contributi che vi sono già stati trattenuti in busta paga: a tal scopo vi servirà il Lohnsteuerbescheinigung. Si tratta di un documento semplice e sintetico (generalmente una pagina) che riporta tutte i dettagli del vostro reddito lordo e delle trattenute che vi sono già state applicate dal datore di lavoro.
Il Lohnsteuerbescheinigung arriva generalmente con la busta paga di gennaio e se nell’arco dell’anno avere avuto più lavori, riceverete un Lohnsteuerbescheinigung da ciascuno dei vostri datori di lavoro.

Partendo da questo documento, l’inserimento dei dati é cosa tutt’altro che complicata: se utilizzerete un portale online, dopo avere inserito tutti i vostri dati personali (generalitá, indirizzo, professione, Steuerklasse, ecc…) vi verrá chiesto di inserire in una tabella le cifre presenti nelle voci del vostro Lohnsteuerbescheinigung. Le voci all’interno della tabella sono numerate e sarete guidati nel procedimento in maniera dettagliata; é pressoché impossibile sbagliare!
Una volta completato l’inserimento dei dati, l’algoritmo potrá giá calcolare il rimborso spettante.

Se compare una cifra di qualche centinaio di euro a vostro credito (Erstattung) allora significa che il vostro datore di lavoro non ha considerato i 1000 Euro di detrazione nel computo delle buste paga, quindi avete diritto al rimborso. Questo avviene nella maggioranza dei casi.
Se tuttavia non compare alcun rimborso, o se la cifra si aggira nelle vicinanze dello zero, significa che la deduzione é giá stata considerata e quindi non vi spetta nessun rimborso. È una eventualitá abbastanza rara, ma puó capitare. In questo caso, proseguire nello Steuererklärung ha senso solo se avete spese da dedurre superiori a 1000 Euro.

Difatti, la deduzione di 1000 Euro rappresenta una sorta di forfait di spese che lo Stato tedesco riconosce ad ogni lavoratore dipendente. Volendo andare a dedurre spese ulteriori, esse andranno effettivamente ad abbattere la vostra base imponibile solo per la quota che supera i 1000 Euro.
Ergo, se le vostre spese deducibili non superano i 1000 Euro, nel vostro Steuererklärung (dal punto di vista del rimborso) di fatto non cambierá nulla.

Werbungkosten

I Werbungkosten coprono una moltitudine di spese che il lavoratore dipendente sostiene di tasca propria nell’ambito del proprio lavoro. La piú popolare é sicuramente la Pendlerpauschale, il “forfait del pendolare”, che permette di dedurre dalla base imponibile i costi dei trasferimenti casa-lavoro.
Vi é poi la Homeofficepauschale, 5 Euro al giorno di deduzione per chi lavora da casa (introdotta dopo la pandemia).
Sussiste la possibiltá di dedurre tantissime spese, ad esempio abbigliamento da lavoro, spese per allestire una stanza ufficio, spese per la doppia residenza per i pendolari del weekend, spese per internet (se usato principalmente per lavoro), spese per assicurazioni, e tantissimo altro.
Come anticipato un paragrafo piú su, i Werbungkosten iniziano ad avere effetto sulla base imponibile solo quando superano i 1000 Euro.

Pendlerpauschale

La Pendlerpauschale é il rimborso per le spese di trasporto dalla propria abitazione alla sede di lavoro, ed é valida qualunque sia il mezzo di trasporto utilizzato. Si tratta probabilmente della piú “ricca” deduzione riservata ai lavoratori dipendenti tedeschi, e ogni volta che penso che in Italia ho fatto 50 km a/r al giorno per 10 anni senza avere avuto indietro una lira, mi sento un po’ un imbecille (a non essermene andato prima!).

Il lavoratore dipendente in Germania ha diritto ad una deduzione di 30 cent a chilometro, che incrementa a 38 cent/km dopo i 20 chilometri di distanza casa-lavoro.
In teoria, é la via piú breve che dovrebbe far testo per il calcolo della deduzione, tuttavia spesso i Finanzamt accettano anche percorsi piú lunghi, quando la via piú breve é sconveniente. In generale, la prima soluzione di Google Maps é considerata un buon benchmark.
Successivamente, devono essere calcolati i giorni effettivi di lavoro effettuati durante l’anno, considerando anche ferie e malattia.
Il calcolo dell’importo deducibile é quindi:

distanza casa-lavoro (sola andata) in km * giorni di lavoro nell’anno solare * 0,30 cent

per la distanza da 0 a 20 km.
Per i chilometri successivi:

distanza casa-lavoro (sola andata) in km * giorni di lavoro nell’anno solare * 0,38 cent

Si tratta di una deduzione fiscale notevole, che, insieme alle autostrade gratuite, basta a spiegare come mai in Germania é normale trovare gente che ha il lavoro a 70 km da casa (giá da prima del Covid).

Nei portali online, il calcolo della Pendlerpauschale é veloce e semplicissimo.

Rimborso

Una volta inviato lo Steuererklärung, in genere passano da 6 a 12 settimane prima che arrivi il rimborso. Arriva direttamente sul C/C da voi indicato nella procedura ed é generalmente preannunciato da una lettera del Finanzamt che vi arriverá per posta qualche giorno prima del’accredito.
Se é filato tutto liscio, l’accredito sará esattamente quello che vi é stato prospettato dal software o dal portale online.
A me é capitato un paio di volte che la cifra variasse (poche decine di Euro, nulla di che), in quel caso il Finamzamt si é limitato a rimborsare la cifra da loro ricalcolata (peraltro maggiore di quella preventivata) senza alcun commento o “rimprovero”.

Mazzate d’autunno: Gas-Umlage e rincari energetici mai visti mettono a dura prova il Wohlstand tedesco

Dal 1. Ottobre i consumatori Tedeschi allacciati alla rete del gas saranno chiamati a partecipare al salvataggio pubblico delle societá di energia e riscaldamento tramite il Gas-Umlage: un contributo obbligatorio (un tot a kWh) che andrá a confluire in un fondo destinato al supporto delle societá che rischiano il fallimento a causa dei prezzi del gas diventati ormai… incandescenti.

Perché si rischia una ondata di fallimenti

Da quando vige il mercato libero dell’energia in Europa la quasi totalitá delle societá di gas, energia e riscaldamento in Germania propongono contratti ai loro clienti sulla base di Festverträge con un costo per kWh, generalmente vantaggioso, che resta fisso per i primi 12 o 24 mesi di contratto. Uno stratagemma per accaparrarsi nuovi clienti, simile a quanto giá usato da anni nella telefonia, nei contratti Internet e in svariati altri ambiti.
Succede ora che tali societá si ritrovano a pagare il gas sulla borsa energetica europea a prezzi quadruplicati, ma trovandosi incastrati dai contratti giá chiusi, continuano a rivenderlo ai loro clienti a prezzi bassi. E i contratti non permettono loro di alzare i prezzi.
Si ritrovano cosí a lavorare in perdita ed é solo questione di tempo prima che una Pleitewelle travolga il settore.
Si tratta di una situazione contingente, venutasi a creare a seguito di sviluppi che fino a un anno e mezzo fa nessuno sarebbe stato in grado di prevedere. Per due decenni infatti i Tedeschi sono stati abituati a prezzi del gas e dell’energia bassi e molto stabili: il gas Russo era la scelta ideale, seppure discutibile, per alimentare la fame Tedesca di energia e rappresentava senza alcun dubbio la via piú facile e conveniente. Un potenziale cliente che avesse voluto stipulare un contratto poco piú di un anno fa si sarebbe visto proporre, mediamente, un prezzo intorno ai 7 centesimi di Euro per kWh.
Oggi per un contratto di nuova stipula il riscaldamento a gas viene prezzato mediamente 26 centesimi di Euro al kWh. Piú del triplo!
[fonte: Zeit.de]

In cosa consiste il Gas-Umlage

Nell’impossibilitá di intervenire direttamente sui contratti laddove il prezzo per kWh é stato fissato con una precisa scadenza, é stato il governo ad agire e a andare a mettere le mani nelle tasche dei Tedeschi per mettere una pezza alla situazione.
Dal 1.Ottobre in tutte le bollette del gas in Germania comparirá quindi una addizionale (che non é stata ancora determinata, si dice sará compresa tra i 1,5 e 5 centesimi a kWh) che andrá a riempire un fondo apposito destinato a supportare le societá di distribuzione in difficoltá.
Il Gas-Umlage é a termine (si parla, per ora, fino a fine 2023) in modo da coprire il periodo-ponte in cui scadrá la tariffazione fissa garantita dai contratti, e le societá potranno quindi adeguare i prezzi al consumatore finale.

Questione di fortuna

Il Gas-Umlage andrá a incidere in modo sensibile sui bilanci familiari dei Tedeschi, anche se ci sará a chi andrá meglio e a chi andrá molto peggio.
Chi infatti ha sottoscritto un contratto con prezzo fisso biennale a metá 2021, e ha quindi ancora davanti a sé almeno altri 12 mesi di gas a basso prezzo, sará colpito dal Gas-Umlage in maniera non troppo pesante. Chi invece ha il contratto in scadenza nei prossimi mesi e si vedrá adeguare il prezzo a breve, dovrá pagare, oltre al nuovo prezzo (piú che triplicato) anche il Gas-Umlage.
Vi saranno quindi situazioni in cui i piú “fortunati” si troveranno a pagare, male che vada, 7 cent + Gas-Umlage di 5 cent (caso peggiore) = 12 centesimi di Euro al kWh, mentre quelli a cui le societá sdegueranno i prezzi potrebbero trovarsi a pagare 26 cent + 5 cent = 31 centesimi di Euro al kWh.
Facendo qualche conto facile, nel primo caso si tratterebbe di un aggravio di costo, per una famiglia tipo in un appartamento non troppo grande (15.000 kWh/anno), di 750 Euro all’anno.
Nel secondo caso, l’aggravio di costo é di 3.600 Euro all’anno. Una cifra che metterá in difficoltá piú di una famiglia in Germania, questo é sicuro.

Perché le societá vanno salvate

Che le societá di ditribuzione del gas possano fallire in massa, in un momento storico come questo, é una eventualitá da evitare ad ogni costo: é infatti necessario che la rete sia attiva, ben sorvegliata e in piena efficienza quando l’inverno arriverá e bisognerá iniziare a fare i conti con la scarsitá di gas. Sará necessario minimizzare gli sprechi, gestire opportunamente i flussi di gas nelle tubazioni, sorvegliare attentamente tutta la distribuzione.
Se le societá fallissero, questa capacitá sarebbe compromessa, e la cosa verrebbe a verificarsi nel momento piú sbagliato possibile.
Il Gas-Umlage é quindi un… male necessario.

Sará un inverno duro

Non ci sará solo la scarsitá di gas con cui fare i conti. Quello che spetta ora ai Tedeschi (e ai loro governenti) é un inverno durissimo: questo incremento sensazionale dei prezzi per il riscaldamento, accompagnato all’inflazione generale che ha oramai raggiunto l’8% e alla possibilitá di nuove restrizioni invernali con l’arrivo della variante centaurus del coronavirus, potrebbe produrre un mix esplosivo.
Le istituzioni sono giá in allarme per la possibilitá di crisi della pace sociale, accompagnata da vibranti proteste di strada, sostenute dall’ incremento della radicalizzazione di molte persone colpite dall’impoverimento che arriverá.
E stavolta non si scappa: il ceto medio sará l’agnello scarificale della situazione. Che sia l’inizio della fine del Wohlstand Tedesco?

Se anche la Germania cade nella trappola dei regalini elettorali

È presto per dirlo con certezza, ma probabilmente sará polemica: il ministro delle finanze Lindner ha annunciato che non ci saranno risorse per il prolungamento dell’iniziativa 9-Euro-Ticket dopo Agosto 2022. Il severissimo leader dei liberali del FPD intende attenersi a una accorta politica di bilancio per non aumentare il debito pubblico (sul quale si é giá sforato abbondamtemente nei due anni di pandemia) e reintrodurre lo Schuldenbremse giá dal prossimo anno.
Lo Schuldenbremse (letteralmente: freno ai debiti) é un meccanismo automatico che attiva meccanismi di austeritá, riducendo o congelando le uscite pubbliche, ogni qualvolta si supera una certa percentuale di debito pubblico su PIL.

La decisione é destinata a generare malcontento, in quanto la maggioranza dei Tedeschi (l’80% circa, secondo alcuni quotidiani) é a favore di un prolungamento dell’iniziativa. Anche perché i Tedeschi, a differenza egli Italiani, non sono cosí abituati a ricevere regalini elettorali.

Quella dei regalini elettorali, in Italia, é una tradizione consolidata: la volatilitá e brevitá dei governi Italiani (mentre in Germania governava per 16 anni Angela Merkel, in Italia si sono alternati dieci governi di ogni possibile colore, centrodestra, centrosinistra, protopopulisti, tecnici…) intrinseca, se vogliamo, del sistema Italia, vista non solo la volubilitá del politico Italiano medio ma anche quella del suo elettore, rende impossibile ogni pianificazione di lungo respiro o programma a lungo termine. Ogni governo ha a disposizione poco tempo e questo ormai lo sanno tanto i governanti quanto il popolo: ecco quindi diventa inutile promettere programmi di riforme, misure di riassestamento delle finanze pubbliche, di modernizzazione, di digitalizzazione del Paese, perché é inutile: sono cose che richiedono anni e prima ancora di iniziare a pianificare seriamente, qualcuno in Parlamento avrá fatto qualche casino e fatto saltare il Governo.
È una caratteristica intrinseca del “sistema” (e della societá, aggiungerei io) in Italia, che si ripete ormai da decenni, e volenti o nolenti, non se ne esce: va cosí.

Ecco quindi che chi vuole governare ha solo un modo per accaparrarsi preferenze; promettere regalini elettorali al suo elettorato di riferimento. Che saranno sussidi e aiuti sociali per i partiti di centrosinistra, diminuzione delle tasse e sgravi all’imprenditoria per i partiti di centrodestra, senza poi dimenticare quello che é il piú ampio bacino di elettori in Italia ovvero i pensionati: c’é sempre qualche piccolo regalino anche per loro.
L’importante é che suddetti regalini siano attuabili in fretta, affinché siano credibili, e che vadano ad abbellire/arricchire l’orticello di qualcuno.

In decenni di storia della Repubblica, svariati regalini elettorali hanno attinto a piene mani dalle casse dello Stato, gettando le basi per quella che é la (raccapricciante) situazione odierna del nostro debito pubblico. Come dimenticare la “riduzione delle tasse” del Berlusconi II, la riforma della tassa di successione, o la detassazione degli straordinari del Berlusconi IV, le riduzioni sui trapassi di proprietá del Prodi II, per non parlare dei piú recenti, eclatanti, regaloni elettorali quali il reddito di cittadinanza e quota 100.

Questi sono alcuni dei regalini elettorali di cui ho memoria io, ma in realtá questa tradizione nasce da molto prima. Da sempre, i regalini elettorali sono rigorosamente fatti a debito ovvero non si va a cercare coperture da qualche parte per finanziarli (o lo si fa solo a parole) ma ci si limita a fare piú debito. Anche perché andare a cercare delle coperture significherebbe dover toccare l’orticello di qualcun altro, quindi generalmente non lo si fa.
Va detto che, in una situazione di economia galoppante e di crescita sostenuta, come era prima del 2008, un approccio del genere potrebbe andare anche “bene”: l’indebitamento per i regalini elettorali sarebbe in questo caso sostenuto da una economia frizzante e da un PIL in crescita quindi si tratterebbe di qualche “strappo” alla regola che tutto sommato ci starebbe, vista la situazione di crescita del Paese. Non a caso negli anni del boom economico di regalini ne sono stati fatti tanti (vogliamo parlare delle pensioni retributive??) ma a quell’epoca ce lo si poteva permettere alla grande.

Sfortunatamente peró dal 2008 ad oggi l’economia in Italia non é piú andata un granché bene (diciamo una m***a) e ogni regalino elettorale fatto in questo periodo é stato una ulteriore mazzata da KO per le finanze nazionali.
Questo lo sanno benissimo tutti, sia chi viene eletto che (in parte) chi elegge, ma si fa finta di niente e si tira avanti, in una sorta di chicken game in cui si continua a riproporre la stessa ricetta, pur con la consapevolezza che questa non puó che portare verso un precipizio, perché nessuno vuole mollare e fare la figura del pollo.

Vi chiederete: perché questa divagazione?
Perché a me il 9-Euro-Ticket sa tanto di regalino elettorale (da parte dei Verdi verso il loro ellettorato biciclettaro a emissioni zero) e questa cosa mi fa paura, perché crea un brutto, bruttissimo precedente.
Si potrebbe obiettare: ma allora anche lo sconto benzina é un regalino elettorale. Ma io direi di no; innanzitutto perché non era inizialmente previsto nei programmi, e poi perché é una misura nata in contingenza, in risposta a aumenti mai visti prima, che per di piú é stata anche adottata da altri Stati prima ancora che dalla Germania.

Ma il 9-Euro-Ticket, per quanto interessante e utile (io stesso ne sto facendo ampiamente uso), é un regalino elettorale bello e buono, dal costo di miliardi di Euro per le finanze dei Bundesländer.
Con 9 Euro al mese si ha infatti in tasca l’equivalente di un AG (abbonamento generale) svizzero che, per fare un paragone, costa migliaia di franchi all’anno – su un territorio molto piú piccolo – e non serve essere un esperto di finanze per capire che, anche a fronte di decine di milioni di ticket venduti (si parla di 30 milioni finora), l’operazione 9-Euro-Ticket non puó che essere in (pesantissima) perdita. Una misura insostenibile!

C’é chi dice che si tratta di un esperimento, di un progetto pilota per valutare sviluppi futuri. Io mi auguro che sia cosí, ma gli “sviluppi futuri” devono essere ben ponderati e intelligentemente calcolati, perché la Germania non deve cadere nella trappola dei regalini elettorali, altrimenti si rischia di entrare in un turbine senza fine.

Certo é vero che il 9-Euro-Ticket ha messo in luce alcune carenze del sistema trasportistico tedesco che vanno assolutamente risolte – prima tra tutte, l’integrazione tariffaria: finché ci si muove all’interno della medesima Verkehersverbund (impresa di trasporti) va tutto bene e il titolo di viaggio permette di usufruire di qualunque mezzo di trasporto pubblico in modo seamless e perfettamente integrato; ma é sufficiente muoversi su una relazione che interessi piú imprese diverse (come accade, ad esempio, tra Bensheim e Darmstadt) ed ecco che fare un biglietto o un abbonamento diventa un problema.
Alcune delle Verkehersverbund hanno giá proposto di discutere un possibile successore del 9-Euro-Ticket, un abbonamento mensile nazionale integrato che sia valido in tutte le pertinenze tariffarie, ma con un prezzo piú adeguato – si parla di 59 o 69 Euro al mese – a coprire almeno in parte le spese del servizio.
Va detto che anche 59 / 69 Euro al mese sarebbero ottimi prezzi per un biglietto nazionale, considerato quanto costano allo stato attuale gli abbonamenti in Germania, quindi la speranza sarebbe quella di venderne a milioni, similmente a quanto accaduto per il 9-Euro-Ticket, rendendo cosí il trasporto pubblico meno costoso grazie all’ampliamento della clientela, ovvero spalmando i costi su piú clienti.

Indipendentemente dai prezzi, in questa estate 2022 sta emergendo in tutta la sua gravitá la precaria situazione delle ferrovie Tedesche, le quali, duole ammetterlo, stano offrendo al cliente un servizio ormai sempre piú scadente. Emergenza che é stata in parte esacerbata dal 9-Euro-Ticket, che ha attratto molti piú passeggeri del normale su certe tratte regionali prossime agli Ausflugsziele.
Parlando con chi viaggia in treno abitualmente, si tratta di una opinione pressoché unanime: questa estate muoversi in treno é una autentica lotteria, quanto viaggiare in aereo se non peggio. Anche io, nei miei ultimi spostamenti ferroviari tra Bensheim e Monza, ho vissuto giornate di auentico Bahnchaos con ICE e IC in ritardo, soppressi, deviati, sovraffollati, Bordrestaurants con offerta limitata perché c’é sempe qualcosa di guasto (una vota é il frigo, la volta dopo é la spillatrice, oppure il forno, oppure ancora manca proprio il cibo…) e spesso con POS fuori uso, coincidenze sistemativamente perse, treni con WC e porte fuori uso…
Ció é in parte dovuto ai molti grandi cantieri che interessano la rete: l’invecchiamento dell’infrastruttura é problema noto e si sta cercando di metterci una pezza, tuttavia l’impressione é quella di un servizio in drammatico calo di qualitá, che nella prima estate di ritorno a flussi viaggiatori normali pre-pandemia é completamente andato in crisi, e che necessiterebbe di investimenti massicci per tornare a livelli accettabili.

Pertanto l’opinione dello scrivente é che invece di fare debito per regalini elettorali che hanno poco senso (se non quello di dare un contentino ad alcuni) né alcuna sostenibilitá economica, probabilmente sarebbe il caso di fare debito per sistemare le cose che non vanno e portare il servizio al cittadino a livelli da Paese leader quale dovrebbe essere la Germania.

Perché mi si puó venire a dire tutto, ma non che il 9-Euro-Ticket sia una misura che abbia realmente aiutato le famiglie in difficoltá con il carovita. Piú probabile che abbia portato un (piccolo) incremento nella quotaparte di persone che preferisce i mezzi pubblici all’automobile.
Dico “piccolo” perché nei miei spostamenti dell’ultimo mese e mezzo, in tutta sinceritá, non ho apprezzato né un aumento di frequentazione dei Regioexoress e delle S-Bahn nella zona del Main-Neckar e di Francoforte negli orari battuti dai pendolari, né una tangibile diminuzione del traffico autostradale.
Entrare in Darmstadt e in Francoforte in auto é sempre una impresa che richiede pazienza e questa settimana, con l’inizio delle vacanze estive in Hessen, sulle autostrade sono esplosi intasamenti chilometrici esattamente come ogni anno (anzi di piú).
Quello che ho percepito in modo plateale invece é che al sabato e alla domenica la frequentazione é molto aumentata, fino ad arrivare al punto che in un paio di occasioni ho dovuto rinunciare a salire sul Regioexpress perché con passeggino al seguito si trattava di una impresa impossibile; e contare sulla solidarietá dei ciclisti per lasciarti un posto (anche se in teoria dovrebbero: passeggini e carrozzine hanno sempre la precedenza) non é cosa scontata, soprattutto se il treno successivo passa dopo 1 ora.
Ergo i Tedeschi hanno approfittato dell’offerta soprattutto per il tempo libero; ma chi andava al lavoro in macchina, ha continuato ad andarci in macchina. Segno che tutto sommato il carovita non sta colpendo (per ora) cosí duro da spingere le persone a lasciare l’auto in box.

Va bene, é vero che per chi spende 200 euro al mese di abbonamento, tre mesi a 9 euro sono un bel risparmio; ma non dimentichiamo che, proprio in virtú degli alti prezzi del trasporto pubblico in Germania, una significativa fetta dei pendolari Tedeschi dispone di Jobtickets sovvenzionati dai datori di lavoro, con tariffe molto piú vantaggiose di quelle standard (si arriva a risparmiare piú della metá) e inoltre il lavoratore dipendente Tedesco ha sempre la possibilitá di scaricare i chilometri del percorso casa-lavoro nella dichiarazione dei redditi.

Quindi alla fine della fiera, per quanto mi abbia fatto piacere usare treni, tram e bus in lungo e in largo a 9 euro in questi ultimi due mesi (e anche il prossimo) io sto con Lindner: basta regali, é meglio spendere i soldi in altre cose. Ci sono un sacco di cose che non vanno in Germania per le quali bisogna investire, investire, investire.
I regalini elettorali non portano a nulla, soprattutto non portano a nulla quando sono fini a se stessi, non sono inseriti in un piano, e sono fatti solo per dare un contentino a chi ha messo la crocetta dove volevi tu. Esattamente come da decenni si fa in Italia.
E il risultato é lí da vedere.

Quindi, per favore, no. Non si cada nella trappola dei regalini elettorali.

Un po’ come quando ne L’Impero colpisce ancora il maestro Yoda parlava a Luke del lato oscuro della forza, spiegandogli che esso non era piú forte, bensí piú rapido, piú facile, piú seducente.
Ecco, anche i regalini elettorali sono piú rapidi, piú facili, piú seducenti. Ma non sono ció che rende un Paese forte.

Gli aiuti ai Tedeschi contro il caro energia: arrivano il 9-Euro Ticket e lo sconto carburante

L’inflazione e il caro energia si fanno sentire pesantemente da mesi anche in Germania e dallo scorso mese di Giugno sono partite ufficialmente le due piú importanti misure a sostegno dei Tedeschi per mitigare questa costosissima estate 2022.

Il 9-Euro Ticket

Fortemente voluto dai Verdi di Robert Habeck e Annalena Baerbock, questo biglietto sará disponibile in via eccezionale per i soli tre mesi di Giugno, Luglio e Agosto 2022 e costituisce di fatto un abbonamento generale, valido su tutti i treni regionali e suburbani, bus e tranvie, in tutta la Germania, al costo di 9 Euro al mese.
Dal 9-Euro Ticket sono esclusi i treni a lunga percorrenza come gli IC e gli ICE, e le autolinee bus a lunga percorrenza.

Lo sconto per benzina e diesel

Similmente a quanto giá avvenuto in Italia con lo sconto sulle accise carburanti, anche in Germania si vuole temporaneamente ridurre il peso sulle spalle degli automobilisti con uno sconto carburanti che interverrá sulla Mineralölsteuer (tassa sui combustibili fossili) permettendo un risparmio di 29 centesimi al litro sulla benzina e di 14 centesimi al litro per il gasolio. La misura intende essere in vigore per i tre mesi estivi, esattamente come per il 9-Euro-Ticket.

Le critiche

Non sono mancate ovviamente le critiche, soprattutto da parte del primo partito dell’opposizione (la CDU, grande sconfitta delle ultime elezioni), ma anche da piú parti nella politica Tedesca e non solo nell’opposizione.
Le critiche al 9-Euro Ticket vedono come principale constatazione che questo abbonamento cosí economico comporterá treni sovraffollati e pesanti disservizi, soprattutto nel periodo delle vacanze.
Le critiche allo sconto carburanti, invece, sono principalmente orientate al rischio speculazione potenzialmente indotto da questo sconto, con le compagnie petrolifere che potrebbero prontamente “riempire” il vuoto lasciato dallo sconto sulla Mineralölsteuer, e incrementare ulteriormente i loro margini.

Prezzi subito su

E infatti, come volevasi dimostrare, è proprio accaduto ciò che i pessimisti paventano ovvero le compagnie petrolifere si sono subito mosse a riempire il “buco” lasciato dallo sconto fiscale, incrementando così il loro margine alla faccia dello Stato e dei consumatori. Se infatti l’effetto previsto su un litro di benzina era di circa 30 centesimi di Euro in meno, in realtà a pochi giorni dall’introduzione dello sconto sulla Mineralölsteuer il risparmio effettivo rispetto a “prima” era di circa 10 centesimi al litro. Meglio di niente, ma sa tanto di presa per il culo.

Del resto, anche in Italia, già un paio di mesi prima, era accaduto più o meno lo stesso. Il prezzo non lo può fare lo Stato, il prezzo lo fa il mercato. E a opinione dello scrivente, oggi il mercato si sta approfittando della situazione per ridefinire alcuni benchmark, che rimarranno ben saldi per il futuro.
Oggi si sta testando la volontà dei consumatori per capire quanto la classe media occidentale è disposta a pagare per il proprio stile di vita. Non solo per la benzina e il diesel, ma anche per molte altre cose.

E il numero impressionante di grosse cilindrate, SUV e megaberline in circolazione, le terze corsie delle Autobahn sempre zeppe, nei tratti senza limiti di velocità, di veloci auto di lusso che sfanalano per chiedere strada, unita alle città sempre stracolme di auto in coda nonostante il 9-Euro-Ticket, suggeriscono che la soglia del dolore, per il tedesco medio, è ancora lontana. Che 2 euro e 30 al litro tutto sommato tutti sono disposti a pagarli, pur di andare in macchina. Che probabilmente la soglia del dolore , ovvero quella in cui la gente davvero inizierebbe a lasciare l’auto a casa , o ad andare più piano, sta tra i 3 e i 4 euro al litro, secondo me. E le compagnie petrolifere hanno di che gongolare, perlomeno ancora per un po’.

Mitfahrt nicht garantiert

Il 9-Euro-Ticket è stato accolto con grande entusiasmo, anche se forse l’effetto ottenuto non è stato quello sperato. È infatti risultato che i Tedeschi hanno approfittato dell’offerta per i propri spostamenti privati e del tempo libero, più che per quelli lavorativi e professionali.

Cosa di per sé non negativa, ma che ha comportato una serie di problemi.
Ci si è quindi ritrovati con i treni pendolari che non hanno visto un eccessivo incremento di passeggeri negli orari di punta, contrapposti ad autentici “assalti” ai treni regionali e suburbani durante i weekend, verso le più gettonate località di “gita fuori porta” del Paese. Orde di fan delle colline e della montagna, sportivi gitanti in bicicletta, famiglie con passeggini e carrozzine, tutti all’abbordaggio degli stessi treni, hanno creato non pochi disagi alla circolazione, con treni sovraffollati, feroci litigi tra famiglie con passeggini e gitanti in bicicletta per chi ha la precedenza nella apposita carrozza, e molta gente impossibilitata a salire e costretta a rimanere sulla banchina.

La stessa Deutsche Bahn, su molte linee regionali, è stata costretta a correre ai ripari e ad aggiungere ai quadri orario e alle indicazioni sulla propria App la dicitura “Mitfahrt nicht garantiert” ovvero: non è garantito che riuscirete a salire sul treno, perché siete in troppi. Ci scusiamo per il disagio.

È solo l’inizio

Tempi eccezionali richiedono misure eccezionali, e quello che sta succedendo in Germania (e non soltanto in Germania) in queste settimane segue alla lettera tale principio.

Temo però che queste sono solo le prime “misure eccezionali” che vedremo.

L’inverno arriverà , e la Germania è la Nazione industrializzata in assoluto più dipendente dal gas russo.

Andiamo incontro ad una recessione con inflazione prossima al 10% e banche centrali che alzano i tassi.

La situazione delle catene di fornitura e delle materie prime non vede soluzione. Non nei prossimi 12-18 mesi, a quanto dicono i principali analisti.

No, credo proprio che queste sono solo le prime di molte “misure eccezionali” che ci aspettano nei prossimi mesi. Di fronte a noi si apre una nuova era; un’era di scarsità di risorse, di ridefinizione dei mercati e degli assetti globali, di speculazione totale, di darwinismo sociale spietato.
Ma anche di opportunità, per chi avrà skill, competenze e fegato, e li userá nel modo giusto.

Hamsterkäufe: perché i Tedeschi ogni due per tre vanno in panico e svuotano i supermercati

Aprile 2020: in tutta la Germania la carta igienica é diventata un bene rifugio

Hamsterkäufe è stato uno degli hashtags piú popolari dal 2020 in poi: termine composto dal verbo hamstern (accaparrarsi, arraffare) e Käufe (acquisti), significa letteralmente acquisti di accaparramento, e ben di presenta a descrivere in una sola parola quelle situazioni in cui la gente, in preda ad un (per lo piú irrazionale e immotivato) panico, va al supermercato e svuota gli scaffali facendo scorta di tutto e di piú.
Curiosamente, in lingua Tedesca, il verbo hamstern deve la sua etimologia al criceto, che in Tedesco é infatti chiamato Hamster. Come il criceto fa scorta di montagne di semini e di cibo portandoseli nella tana, cosí i Tedeschi in paranoia assaltano i supermercati uscendo da essi con montagne di pasta, farina, lievito e di carta igienica nei carrelli.
Uno spettacolo ilare e desolante al tempo stesso.

Questi curiosi cartelli comparvero nei supermercati di mezza Germania durante i primi mesi della pandemia. La simpatica rima recita “Chi arraffa tutto all’ultimo momento nella notte e nel vento? Ma naturalmente é il TEDESCO, che é sbarellato un’altra volta!

Il picco delle Hamsterkäufe é stato sicuramente a Marzo/Aprile 2020, con ritorni di fiamma, piú o meno forti, ad ogni successiva ondata di contagi. Durante il primo lockdown tale assurda corsa all’assalto dei supermercati fu tanto intensa e reiterata da spingere Angela Merkel in persona, durante un suo messaggio televisivo, a pregare i Tedeschi di piantarla di svuotare gli scaffali, sia perché non aveva senso in quanto le catene di fornitura erano intatte, sia perché trattasi di una condotta estremamente contraria ai principi di solidarietá che dovrebbe avere una societá civile.
Appello caduto nel vuoto: mentre le catene della grande distribuzione introducevano limiti al quantivativo acquistabile pro capite per farina, lievito, carta igienica e pasta, i Tedeschi aggiravano la limitazione andando a fare la spesa con la famiglia al completo (nonni, moglie, figli, nipoti) riempiendo un carrello a testa, mentre nelle corsie dei supermercati si innescavano autentiche risse per le ultime confezioni di carta igienica.

Ma come mai tale spiccata propensione all’accaparramento? Se consultiamo il ben noto modello di Hofstede, scopriamo (con una certa sorpresa) che il punteggio di avversione all’incertezza dei Tedeschi é decisamente piú basso di quanto ci si potrebbe aspettare da un popolo (sulla carta) molto attento e pianificatore: la Germania infatti, con un punteggio di 65, é al di sotto non solo di Francia e Spagna (86), ma anche dell’Italia (75). I Tedeschi, quindi, non sono particlarmente avvezzi all’avere una soluzione pronta in caso di imprevisti ma perferiscono occuparsene al momento, quando il problema si presenta.
A questo si aggiunge un’altra particolaritá che ho da sempre osservato nel popolo Tedesco, ovvero una elevata tendenza alla FOMO (Fear Of Missing Out) la cosiddetta paura di perdere una opportunitá. Si tratta di un termine di conio (ovviamente) angloassone che ben si adatta a descrivere tutte quelle situazioni in cui si va in ansia per la paura di “perdersi” qualcosa.
Basta prendere un qualunque treno in Germania per rendersene conto: se c’é una fermata con interscambio per le coincidenze, il Tedesco standard inizierá, giá 10 o 15 minuti prima dell’arrivo, a vestirsi di tutto punto e a prendere le valigie per piazzarsi per primo davanti alla porta di uscita della carrozza. Gli altri passeggeri, vedendolo, vanno in apprensione e iniziano a fare altrettanto. Si forma cosí, magari a 10 minuti abbondanti dall’arrivo, una coda di viaggiatori pronti alla discesa che arriva a ocupare metá carrozza.
Questo é un perfetto esempio di “fear of missing out” e delle reazioni a catena da essa provocate: la FOMO é un piccolo ma significativo tallone di Achille del popolo Tedesco, che ne é mediamente terrorizzato.

Nell’era social, la FOMO purtroppo viaggia veloce, ed é sufficiente che inizino a circolare su Facebook o su WhatsApp le prime foto di scaffali vuoti per scatenare la reazione a catena a livello nazionale.
Cosí é accaduto per l’olio di semi all’inizio dell’ “Operazione speciale” Russa in Ucraina: non appena hanno iniziato a circolare su WhatsApp le prime foto di scaffali vuoti, é partito l’assalto al’olio di semi in tutto il Paese.
E la tiritera su ripete, puntualmente, ogni qualvolta iniziano a circolare voci circa la scarsitá di qualcosa.

Si scatenano cosí acquisti di massa, irrazionali e assolutamente senza senso, come poi dimostrato da certi video publicati su Youtube da parte di vlogger tedeschi che, trovandosi a casa in lockdown durante la primavera 2020, senza nulla da fare e con la cantina piena di carta igienica, si cimentavano nella costruzione di “castelli di carta igienica” utilizzando le centinaia di rotoli inutilmente acquistati.

Per mettere un freno alle Hamsterkäufe, il Governo tedesco ha difuso, tramite radio e TV e i consueti canali digitali, una serie di raccomandazioni:

  1. Non postare sui social le foto di scaffali vuoti nei supermercati. Come giá detto, tali post sono forieri di irrazionali corse all’accaparramento e non sono affatto significativi della situazione generale delle catene di fornitura:
  2. Comprare solo ció che serve. Il Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK) raccomanda di avere sempre a casa, in caso di calamitá naturali, viveri per due settimane (cibo e 2 litri di acqua a persone al giorno), torcia elettrica, radio portatile, e una scorta di batterie.
  3. Scegliere con attenzione il momento in cui fare la spesa. Quasi tutti fanno la spesa al venerdí pomeriggio/sera o al sabato, intasando i supermercati e svuotando gli scaffali in contemporanea. Chi puó, dovrebbe scegliere slot temporali infrasettimanali ed evitare il weekend.
  4. Pensare anche agli altri. Sembra scontato, ma (evidentemente) non lo é, soprattutto qualdo ansia e panico prendono il sopravvento. Quando si comprano 200 rotoli di carta igienica per sé, forse sarebbe il caso di pensare agli altri 10 cristiani che rimarranno senza.

Pricing unbalance: che cosa costa di piú in Italia e cosa costa di piú in Germania?

Dopo qualche anno in Germania è inevitabile scontrarsi con sostanziali, e talvolta sorprendenti, differenze nel costo di beni e servizi rispetto all’Italia.
Ho spesso affermato, nei miei articoli su questo blog, che il confronto tra Italia e Germania a livello di costo della vita si chiude in sostanziale parità, quantomeno per me che provengo dell’hinterland nord di Milano (una zona d’Italia non propriamente economica).

All’interno di questa “sostanziale parità” vi sono però delle differenze molto marcate, con beni e servizi che possono essere talvolta molto più economici, sia dall’una che dall’altra parte. Ecco quindi un breve riassunto delle differenze più eclatanti che ho trovato.

Cosa costa decisamente meno in Germania rispetto all’Italia:

  • Bollo Auto (per auto a benzina)
  • Auto usate e km zero
  • Autostrade (non si pagano proprio)
  • Piscine al chiuso e all’aperto
  • Saune e spa
  • Shampoo, detergenti, dentifrici
  • Prodotti per bambini e neonati
  • Birra
  • Alcune varietà di carne (soprattutto insaccati)

Cosa costa decisamente di piú in Germania rispetto all’Italia:

  • Abbonamenti in palestre e fitness centers
  • Parrucchiere, pettinatrici e barber shops
  • Caffè e cappuccino
  • Pizza
  • Cinema
  • Canone TV statale
  • Internet e telefonia (sia casa che mobile)
  • Mezzi pubblici
  • Immobili (case e appartamenti)

Alcune differenze sono percentualmente elevatissime, altre invece più risibili: un taglio di capelli, per esempio, costa in Germania almeno il doppio che in Italia, mentre il “saving” su una birra media è mediamente di 2 euro (da 3,50 a 4 euro in Germania contro gli ormai universali 6 euro per una media in Lombardia). Tuttavia per concedervi un espresso al bar (il più delle volte di discutibile qualità) difficilmente in Germania spenderete meno di 2 euro.

La pizza, non poche volte di dubbia fattura e con influenze turco-orientali, in Germania difficilmente la pagherete meno di 10 euro. Talvolta sono disponibili diverse “size” (diametri) e l’unico modo per avere una pizza a meno di 10 euro è selezionare il taglio più piccolo (generalmente 24 cm di diametro).

Il canone TV in Germania è di 200 euro a fronte dei 100 euro del canone RAI italiano, e anche le tariffe di Sky e le offerte di pay Tv sono più care rispetto all’Italia.

I guidatori di auto a benzina, in Germania, hanno di che essere felici: per una autovettura da 200 cavalli il bollo si attesta sui 130 euro contro i circa 450 euro necessari in Italia. Il tutto senza considerare le autostrade, gratis in tutto il territorio nazionale.

Non ho voluto includere nella lista le assicurazioni auto in quanto, pur essendo queste effettivamente più economiche in Germania, la differenza andrebbe fatta a parità di polizze e qui si aprirebbe un discorso molto ampio e variegato. Volendo farla breve, si può dire che c’è effettivamente un apprezzabile risparmio, in Germania, sulle polizze di tipo kasko parziale e full kasko; essendo che tuttavia nella stragrande maggioranza dei casi in Italia si viaggia solo con RC auto o al massimo RC + furto/incendio, un confronto diventa difficile perchè questo tipo di polizze in Germania è molto poco diffuso e la differenza di prezzo difficile da determinare.

Una gradita sorpresa è riservata, in Germania, agli amanti di sauna, wellness e spa: in Germania infatti queste strutture sono diffusissime e dal costo molto accessibile, con tariffe dell’ordine dei 15-20 euro a persona si accede per una giornata, mentre per analoghe strutture in Italia va messo in conto almeno il doppio quando non il triplo.

Analoga soddisfazione per chi pratica sport acquatici: in Germania un abbonamento annuale flat in piscina può costare anche meno di 200 euro. E si tratta di impianti di tutto rispetto, non di sgangherate piscine comunali.

I mezzi pubblici, per quanto generalmente più capillari e meglio organizzati, sono decisamente più cari in Germania: un abbonamento mensile integrato a Francoforte o a Monaco costa più del doppio rispetto ad un analogo titolo di viaggio a Milano.

Non parliamo poi degli immobili, sui quali si trova materiale a volontà in questo blog; case e appartamenti in Germania sono rincarati a ritmo vertiginoso a partire dal 2010 a causa del boom migratorio, della crescita economica e dei tassi bassissimi, raggiungendo prezzi molto più elevati che in Italia.
La buona notizia è che tale vertiginosa crescita non si è verificata in modo analogo sugli affitti, che rimangono solo “leggermente” più cari che in Italia.

Germania 2022: é stagflazione. Le previsioni prospettano un anno nero (e potrebbe andare peggio)

Il Sachverständigenrat zur Begutachtung der gesamtwirtschaftlichen Entwicklung (tradotto alla buona: consiglio degli esperti economici), una delle piú autorevoli voci in Germania circa l’assessment e le prognosi per lo sviluppo economico, ha pubblicato oggi alle 10:30 la sua nota ufficiale circa gli sviluppi attesi per il 2022.
Nel giorno in cui il ministro per l’economia Habeck ha ufficializzato lo stato di emergenza per l’approvvigionamento del gas [1], la situazione che viene prospettata dallo studio é, purtroppo, tutt’altro che confortante.

L’impatto delle sanzioni conseguenti alla guerra in Ucraina sull’economia Tedesca é semplicemente devastante, e la paura é che gli effetti che si vedranno nei prossimi mesi andranno oltre ad ogni piú nera previsione. Prima che la situazione in Ucraina precipitasse, la ministra degli esteri Annalena Baerbock aveva dichiarato seza esitazione che “La Germania é pronta a pagare un prezzo economico molto alto per difendere l’Ucraina” [2].
È chiaro che la portata di questo “prezzo” non era in realtá molto chiara a Berlino, tanto che oggi la Germania resta, ancor piú dell’Italia, uno dei Paesi Nato con le prosizioni piú “morbide” circa le sanzioni alla Russia.
Un embargo totale degli idrocaruri dalla Russia significherebbe infatti per la Germania “Chiusura di impianti produttivi, blocchi nella logistica e nella grande distribuzione, disoccupazione di massa e povertá” cosí si era espresso, senza mezzi termini, il ministro dell’Economia Habeck non piú tardi di due settimane fa [3].
È chiaro quindi che, quando si parlava di “essere disposti a pagare un prezzo molto alto”, qualcuno aveva fatto i conti senza l’oste. Perché questo prezzo, la Germania, in realtá non é affatto pronta a pagarlo. Uno stop del gas Russo, avrebbe per la Germania le proporzioni di una catastrofe, con una recessione e una crisi economica mai viste prima (chissá non fosse propio a questo che si riferiva Putin con le sue minacce.. altro che bombe atomiche).

In caso di ancanza di gas, intere industrie altamente energivore sarebbero costrette a interrompere le attivitá. Enormi complessi come la BASF di Ludwigshafen, che da sola impiega 39.000 addetti, dovrebbero chiudere dall’oggi al domani, licenziando personale o mandando tutti in Kurzarbeit null. Solo nel settore chimico, si tratterebbe di mezzo milione di lavoratori in tutta la Germania.
Lo stop del settore chimico genererebbe un effetto domino che porterebbe a fermarsi metá delle industrie del Paese, con milioni di persone in Kurzarbeit o in ALG I. Il ministero dell’economia stima che l’ondata di Kurzarbeit sarebbe ancora peggiore di quella vista durante i mesi piú neri della pandemia, con un carico monumentale per le casse dello stato e il rischio di vedere il tessuto industriale tedesco permanentemente compromesso.[4]

Ma torniamo allo studio e ai numeri: secondo il rapporto il Consiglio Tedesco degli esperti economici ha ridotto drasticamente le sue previsioni economiche per il prossimo anno e per l’anno in corso.
Nell’attuale previsione si stima solo una crescita del prodotto interno lordo Tedesco dell’1,8 per cento nel 2022, rispetto al 4,6 per cento dell’ultima stima economica di novembre.
Per il 2023, la nuova previsione di crescita è del 3,6%.

La vera “bomba” tuttavia é l’elevatissima inflazione, causata dall’effetto combinato della supply chain crisis (ancora ben lontana dal vedere una soluzione) e dal forte aumento dei prezzi dell’energia, che vede una stima del 6,1 per cento per il 2022 e del 3,4 per cento per il 2023. In precedenza, gli esperti economici avevano stimato l’inflazione per il 2022 al 2,6%.

Per dire le cose come stanno: in tutte le crisi economiche, piú o meno gravi, esiste sempre qualche vincitore qualcuno che ci guadagna. Ma in un contesto di bassa crescita (se non addirittura recessione) unito ad alta inflazione, ecco verificarsi l’unica condizione in cui non ci sono vincitori: la tanto temuta stagflazione.
Che, dopo essere stata paventata per diversi anni, alla fine é arrivata tra noi.
E la situazione non é destinata a migliorare a breve, perché tanto la guerra in Ucraina quanto la crisi delle materie prime e delle catene di fornitura non sono destinate a risolversi presto.
È pressoché certo che la crescita vista nello scorso decennio non si ripeterá in questo decennio anzi sempre piú analisti sembrano ormai concordare che questo sará un decennio di bassa crescita se non a crescita zero.

Cosa vedremo nei prossimi anni? Difficile dirlo, anche perché le sorprese sono ormai all’ordine del giorno (dopo una pandemia e una guerra, mi chiedo quale sará il prossimo cigno nero); a mio avviso, quello che ci attende é una spietata selezione darwiniana, sotto il profilo economico, delle Aziende e delle persone.
Chi saprá adattarsi, potrá sopravvivere, limitare i danni e prepararsi alla ripartenza economica che un giorno (ma non presto) verrá, a scapito di quelli che non sapranno (o non potranno) adattarsi , e che da questa situazione perderanno tanto, tantissimo.
E la Germania, duole ammetterlo, rischia di stare dalla parte dei grandi perdenti.

Link al sito del Sachverständigenrat zur Begutachtung der gesamtwirtschaftlichen Entwicklung: https://www.sachverstaendigenrat-wirtschaft.de/

[1] https://www.welt.de/wirtschaft/article237871817/Gas-Bundesregierung-ruft-Fruehwarnstufe-des-Notfallplans-aus.html
[2] https://www.tagesspiegel.de/politik/baerbock-zur-ukraine-krise-deutschland-ist-bereit-einen-hohen-wirtschaftlichen-preis-zu-zahlen/28044558.html
[3] https://www.welt.de/vermischtes/article237519949/Habeck-bei-Anne-Will-Dann-wird-es-zu-Lieferengpaessen-Massenarbeitslosigkeit-und-Armut-kommen.html
[4] https://www.tagesspiegel.de/politik/putins-gas-erpressung-der-bund-aktiviert-den-notfallplan-zehn-fragen-und-antworten/28214544.html

Etwas Kleingeld? La povertà (che non ti aspetti) in Germania

Siamo tutti abituati, in ogni parte del mondo, ad avere a che fare con situazioni di povertà e sofferenza. Basta andare in qualunque grande cittá del mondo ed in prossimità di grandi stazioni ferroviarie, piazze o attrazioni turistiche,  la presenza di persone molto meno fortunate di noi, questuanti e clochard che non hanno praticamente nulla, è qualcosa che fa parte del quotidiano.

Devo dire onestamente che, nelle mie ultime visite a grandi città tedesche tra cui Frankfurt am Main, München e Köln, ho trovato una situazione molto peggiore rispetto al pre-pandemia, con molti più senzatetto e questuanti rispetto a quanto ricordassi. Con ogni probabilità un triste lascito della pandemia e della crisi economica da essa provocata.

Ci sono tuttavia anche situazioni intermedie, meno critiche ma comunque altrettanto tristi, con cui si ha a che fare tutti i giorni. In Germania infatti può capitare di incontrare persone normalissime, che all’apparenza mai si direbbe versare in condizione disagiata, che chiedono aiuto economico per qualche piccola cosa. Che può essere comprare un panino, un biglietto del tram, oppure, come mi è successo di recente,  un medicinale.

Mi trovavo a passare a piedi davanti ad una farmacia e sono stato avvicinato da un signore che mi ha chiesto “haben Sie etwas Kleingeld für ein Rezept?” Aveva bisogno di spiccioli per comprare un medicinale. Io disgraziatamente non ho quasi mai moneta in tasca, se non un euro che uso per l’armadietto della piscina e quindi teoricamente “intoccabile”… ma sentendomi un po’ moralmente obbligato vista la situazione, ho deciso di separarmene. 

È questa una cosa che in Italia non si vede, o quantomeno non ho mai toccato con mano in tre decenni di vita in Lombardia, non ho mai visto gente “normale” chiederti soldi fuori dal supermercato o fuori da un negozio. Forse in Italia la povertà c’è ma non si vede, nel senso che le differenze culturali tra noi e i Tedeschi fanno sì che un Italiano mai e poi mai chiederebbe aiuto in questo modo, essendo quella Italiana una società in cui si basa molto all’apparenza e si teme il giudizio degli altri.
Ma in Germania invece questa povertà c’è e si vede, perché “Etwas Kleingeld” te lo chiedono in tanti, soprattutto se vesti bene o se hai l’aria un po’ distinta, te lo chiedono nei posti e nelle situazioni più disparate, e non sono né clochard, né zingari, né senzatetto o barboni, e quasi mai sono stranieri. Sono persone come te, vestite normalmente, che non ti aspetteresti mai chiedere elemosina.
Cosí come sono tantissime le persone “normali” che, munite di torcia a LED, ispezionano con attenzione tutti i cestini dell’immondizia alla ricerca di lattine e di bottiglie di plastica da poter restutuire come Pfand ai supermercati, rimediando qualche euro per potersi comprare qualcosa.

Etwas Kleingeld é il simbolo della classe media decaduta, della povertá della porta accanto, quella che non immagini, che non sospetti, che non consideri. Uno brutto lascito dei nostri tempi e della polarizzazione in atto nel mondo del lavoro, sempre piú diviso tra professionals e working poors.

Etwas Kleingeld rappresenta la nuova povertá, quella di chi un lavoro ce l’ha, ma quel lavoro é ormai completamente svilito e svalutato, da essere pagato cosí poco da non bastare piú per una vita dignitosa. E questo nuovo ciclo economico di alta inflazione con tassi a zero, che risuterá in un micidiale carovita per tutti, non fará che peggiorare una situazione giá critica.

Etwas Kleingeld é l’amaro epilogo di chi probabilmente mai immaginava che la sua vita sarebbe finita cosí. Il conto, probabilmente troppo salato, da pagare per una scelta sbagliata, per un po’ di indolenza o di pigrizia, o per un po’ di sfortuna.
La punizione di un sistema spietato che non perdona chi non si sa adattare.

Etwas Kleingeld mi ricorda sempre, ogni volta che qualcuno mi si avvicina per chiedermelo, che la Germania offre sicuramente tanto, che ha uno dei migliori rapporti stipendi/costo della vita al mondo, che é un Paese che offre molto welfare e molti sussidi, eppure nonostante ció l’esplosione delle disuguaglianze sociali sembra lanciata su un piano inclinato.

E se qui va cosí, mi chiedo com’è nel resto del mondo.

Alcune particolaritá e stranezze del codice della strada tedesco che é bene conoscere

La Straßenverkehrs-Ordnung (spesso abbreviato StVO) é l’equivalente del nostro Codice della Strada e contiene l’intero set di leggi che regolano la circolazione in Germania.
Rispetto al nostro CdS vi sono tuttavia piccole differenze qua e lá, alcune delle quali potrebbero definirsi quasi… esilaranti. Ecco qualche perla selezionata.

Nelle rotatorie niente indicatore di direzione.

Le rotatorie in Germania sono oggetti abbastanza rari, se confrontata con l’Italia. Il loro numero é tuttavia in costante aumento.
In Germania è tassativamente vietato usare la “freccia” a sinistra durante la percorrenza della rotatoria (come invece mi è stato insegnato a scuola guida in Italia). La rotatoria in Germania va considerata come fosse un tratto di strada rettilineo con delle svolte a destra: solo all’atto di uscire dalla rotatoria va azionato l’indicatore di direzione. Mai prima.

Usare l’indicatore di direzione a sinistra all’interno della rotatoria è punito con 10 euro di multa.

Esiste un solo tipo di disco orario a norma di legge

Il disco orario in Germania (Parkscheibe) deve tassativamente essere di dimensione 150 x 110 mm con una P bianca su sfondo blu a tinta unita.
Dischi orario aventi colore o dimensioni diverse non sono autorizzati dal codice della strada Tedesco. L’uso di un Parkscheibe non autorizzato è punito con 20 Euro di multa.

È obbligatorio avere a bordo una cassetta di pronto soccorso

Non solo il classico triangolo: per le emergenze, in Germania a bordo di ogni auto deve esserci una cassetta di pronto soccorso (Verbandkasten). E si badi bene, non una cassetta qualunque, ma una omologata a norma DIN 13164.
Siccome la cassetta di pronto soccorso contiene prodotti medicali (cerotti, garze sterili, ecc..) essa ha una data di scadenza dopo la quale deve essere cambiata.
Viaggiare in auto in Germania sprovvisti della Verbandkasten (o con a bordo una scaduta) é punito con 5 Euro di multa.
Per esperienza personale vi assicuro che la Polizei in caso di controllo, oltre ai consueti check (documenti, gilet giallo, triangolo) chiede sempre la Verbandkasten e controlla la scadenza.

Per ogni auto serve un bollino ecologico

Sempre più città e circondari in Germania richiedono l’applicazione di un TÜV-Plakat (bollino verde del TÜV) su tutte le auto in transito nella zona. Si tratta di una misura volta a estromettere le auto più inquinanti dalla circolazione, impedendo a chi non è in possesso del bollino verde di accedere a determinate zone.

Se acquistate una auto in Germania, il “bollino verde” viene applicato automaticamente. Se invece provenite dall’estero, sappiate che dovrete andare al TÜV col libretto dell’auto per ottenerlo, al costo di 5 Euro. Essere pizzicati all’interno di una “Umweltzone” sprovvisti di bollino verde può costarvi fino a 100 euro!

Con un paio di birrette di troppo si va solo a piedi

Se avete in programma una serata di bagordi tra amici in cui è previsto il consumo di molteplici birrette, sappiate che esistono solo tre possibilità: a piedi, con i mezzi pubblici o in taxi. Se siete eco-animali da città e pensate di andarci con la vostra inseparabile citybike, sappiate che è una pessima idea.

In Germania la guida in stato di ebbrezza si applica infatti anche alla bicicletta con tutte le spiacevoli e costose conseguenze del caso, incluso un duraturo “ciao ciao” alla patente di guida e serie noie legali.

Tolleranza zero con chi fa troppo rumore

In Germania esistono molte zone in cui vige una ben precisa prescrizione di limitazione del rumore denominata “Lärmschutz“. Questa si accompagna generalmente a limiti di velocità più bassi (30 in città o 100 in autostrada) ma anche al divieto di sgommare, sgasare, fare rumore con lo stereo o similari tamarrate. I Tedeschi sono molto fissati con la lotta al rumore molesto e i rumori legati al traffico non fanno eccezione.

Limiti di velocitá diversi giorno e notte

Non sono rare le situazioni in cui vi sono specifici limiti di velocitá per la fascia notturna, soprattutto in prossimitá delle cittá. Spesso di notte il limite di velocitá viene abbassato nelle zone residenziali, proprio allo scopo di ridurre il rumore.
In taluni casi, tuttavia, accade il contrario: nelle ore diurne il limite di velocitá é piú basso che di notte. Questo generalmente accade su arterie molto trafficate negli orari pendolari, allo scopo di fluidificare il traffico negli orari a maggior afflusso di veicoli.

Niente moto con la patente B

In Italia la normale patente B per l’automobile abilita automaticamente alla guida di motocicli fino a 125 cc e 11 kW di potenza.
In Germania invece no! La patente B abiita esclusivamente alla guida dell’automobile ed é necessario ottenere una apposita abilitazione per estendere la patente B ai motocicli di 125 cc.

Le biciclette vanno superate come se fossero automobili

La modifica alla StVO del 2020 ha introdotto nuove e piú severe norme a tutela dei ciclisti. In particolare é ora obbligatorio tenere una distanza minima di 1,5 metri dalle biciclette in fase di sorpasso, distanza che sale a 2 metri nel caso sula bicicletta ci sia un bambino. Questo significa, il piú delle volte, dover invadere l’altra corsia.
Va da sé quindi che nel caso nell’altra corsia sopraggiungano automobili, bisogna rimanere dietro alla bicicletta e attendere di avere la corsia libera, esattamente come nel sorpasso di una automobile.
“Fare il pelo” ai ciclisti é punito molto severamente. La multa arriva fino a 100 Euro ma a discrezionalitá di chi commina la sanzione si puó arrivare anche al ritiro della patente, se l’incolumitá del ciclista é stata gravemente minacciata.

Esiste il limite di velocitá di 7 km/h

All’ingresso delle zone residenziali e delle zone pedonali (Fußgängerzone) potreste spesso imbattervi in questa curiosa segnaletica orizzontale e verticale.
Il cartello blu con i binbi che giocano, unito alla dicitura 7 km (tipica in Hessen) indica che si sta entrando in una strada a precedenza pedonale e che ogni mezzo motorizzato deve muoversi letteralmente a passo d’uomo (Schrittgeschwindigkeit o Schritttempo).
Siccome tuttavia la legge é legge, e non puó essere fissata in base a idicazioni ambigue come “passo d’uomo”, sono stati fissati dei limiti misurabili, che tuttavia sono soggetti a lievi differenze regionali. Il Land del Brandenburg ha cosí fissato la Schrittgeschwindigkeit in 6 km/h, in Thüringen essa é tra 5 e 7 km/h.
Come regola generale, 7 km/h é considerato il riferimento standard piú o meno in tuttta la Germania.